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Jacopo Giliberto

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novembre 2011

16 novembre 2011 - 16:28

ambiente. prestigiacomo: “clini scelta di qualità per ambiente e sviluppo”. un saluto alla ministra.

pubblico il commento appena arrivato della ministra uscente, stefania prestigiacomo.
e faccio i complimenti a prestigiacomo per queste poche righe di commento e di benvenuto al suo successore.
non è comune leggere note di questo genere scritte da una personalità politica, vista la qualità dei politici cui ci avevano abituati gli ultimi anni di sbraco.

ecco il commento di prestigiacomo.

ci auguriamo che la nascita del governo monti, con una squadra di alto profilo tecnico, possa rappresentare una opportunità di ripresa per l’italia sui mercati ed auspichiamo che l’esecutivo sia in grado di varare quelle misure che l’europa ci chiede.
la nomina di corrado clini a ministro dell’ambiente rappresenta una scelta di qualità, sia per la professionalità e le competenze indiscusse che per il senso di continuità che potrà esser dato al lavoro avviato in questi anni, proprio assieme al neo ministro.
l’impostazione data al ministero dell’ambiente, coniugando la tutela dell’ambiente alle esigenze di sviluppo, viene oggi pienamente confermata.
l’opportunità rappresentata dalla green economy ed in generale dall’investimento nelle tecnologie verdi, vede nel tandem clini-passera una ulteriore occasione di crescita, strategica per il nostro paese.
la scelta dello sviluppo sostenibile come driver essenziale per il paese trova in clini un interprete forte e convinto, capace di far valere e implementare le potenzialità italiane in un settore decisivo per il nostro futuro.
stefania prestigiacomo

mi associo ai complimenti per corrado clini.

al tempo stesso, come ho avuto più volte modo di dire in queste pagine virtuali, esprimo per iscritto un cenno di stima alla ministra che se ne va.
in questi anni abbiamo lavorato affiancati su fronti diversi - lei istituzione, io giornalista impegnato nella guerra corsara dell'informazione; lei di destra e io no; lei donna di bellezza rara e io uomo bruttarello - e con lei ho lavorato bene.
e ho provato stima.

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Categorie: ecologia e ambiente

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16 novembre 2011 - 15:46

esclusivo. il testo del decreto romani+fitto sulle gare per le concessioni comunali del gas.

ieri raccontavo in queste pagine la storia stravagante della gara per la concessione della rete del metano a roma.

ora ho un'esclusiva.

ecco il decreto firmato sabato dai ministri paolo romani (sviluppo economico) e raffaele fitto (rapporti con le regioni) che, tramite regolamento, detta i criteri delle gare per la distribuzione del gas.

dopo la registrazione alla corte dei conti, questo decreto sarà pubblicato sulla gazzetta ufficiale.

questo regolamento interessa tutti i comuni italiani, sindaci, assessori, segretari comunali; interessa centinaia di aziende del gas che hanno la concessione in scadenza.

 

visto l’articolo 87 della costituzione;

visto il decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, recante norme comuni per il mercato interno del gas, ed in particolare gli articoli 14 e 15 sull’attività di distribuzione e il regime di transizione;

vista la legge 23 agosto 2004, n. 239, recante riordino del settore energetico, la quale stabilisce disposizioni per il settore energetico atte a garantire la tutela della concorrenza e dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, ed in particolare l’articolo 1, comma 2, lettera c) secondo cui le attività di distribuzione di gas sono attribuite in concessione secondo le disposizioni di legge;

visto il decreto legge 1° ottobre 2007, n. 159 convertito, con modificazioni, in legge 29 novembre 2007, n. 222, recante interventi urgenti in materia economico - finanziaria, per lo sviluppo e l’equità sociale, ed in particolare l’articolo 46 - bis, comma 1, che nell’ambito delle disposizioni in materia di concorrenza e qualità dei servizi essenziali nel settore della distribuzione del gas, stabilisce che con decreto dei ministri dello sviluppo economico e per i rapporti con le regioni, sentita la conferenza unificata e su parere dell’autorità per l’energia elettrica e il gas, sono individuati i criteri di gara e di valutazione dell’offerta per l’affidamento del servizio di distribuzione del gas previsto dall’articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, tenendo conto in materia adeguata, oltre che delle condizioni economiche offerte, e in particolare di quelle a vantaggio dei consumatori, degli standard qualitativi e di sicurezza del servizio, dei piani di investimento e di sviluppo delle reti e degli impianti;

visto il decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria;

vista la legge 23 luglio 2009, n. 99, recante disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia;

vista la legge 4 giugno 2010, n. 96 concernente disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'italia alle comunità europee - legge comunitaria 2009 e in particolare l’articolo 17, comma 4, che prevede che, nella predisposizione del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2009/73/ce del parlamento europeo e del consiglio, relativa a norme comuni per il mercato interno del gas naturale, il governo è tenuto a seguire il criterio direttivo di prevedere che, nella situazione a regime, al termine della durata delle nuove concessioni di distribuzione del gas naturale affidate ai sensi dell’articolo 14 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, i meccanismi di valorizzazione delle reti siano coerenti con i criteri posti alla base della definizione delle rispettive tariffe;

visto il decreto legislativo 1 giugno 2011, n. 93, recante, fra l’altro, attuazione della direttiva 2009/73/ce concernente il mercato interno del gas naturale, ed in particolare l’art. 24 che, tra l’altro, modifica l’art. 14 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164 per rendere la determinazione del valore di rimborso a regime congruente con la valorizzazione delle reti in base alla regolazione tariffaria, prevede che l’autorità per l’energia elettrica e il gas riconosca in tariffa l’ammortamento della differenza fra il valore di rimborso nel primo periodo, come determinato dal presente regolamento, e il valore delle immobilizzazioni nette, al netto dei contributi, determinato dalla regolazione tariffaria;

visto il decreto 19 gennaio 2011 del ministro dello sviluppo economico di concerto con il ministro per i rapporti con le regioni e la coesione territoriale, pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 31 marzo 2011 n. 74, sulla determinazione

degli ambiti territoriali nel settore della distribuzione del gas naturale;

considerato che, il presente provvedimento, contribuendo ad accelerare il processo dell’ampliamento dell’area di gestione del servizio di distribuzione del gas naturale rispetto alle attuali concessioni, è volto a rimuovere le barriere che

ostacolano lo sviluppo della concorrenza nel settore della vendita e a favorire lo sviluppo efficiente del servizio di distribuzione del gas naturale, promuovendo contemporaneamente l’incremento dei livelli di sicurezza e degli investimenti e la riduzione dei costi del servizio, a beneficio dei clienti finali;

considerato che, ai fini di un efficace e efficiente processo di affidamento del servizio di distribuzione per ambito territoriale, si ritiene indispensabile che gli enti locali appartenenti ad un ambito individuino un’amministrazione o un’organizzazione già istituita cui delegare l’espletamento della procedura di gara e che un’amministrazione, quale il comune capoluogo o la provincia, favorisca il processo di aggregazione dei numerosi enti locali appartenenti all’ambito;

ritenuto che, come richiesto in sede di conferenza unificata, l’amministrazione con funzione di stazione appaltante possa essere il comune capoluogo di provincia, qualora presente nell’ambito; mentre negli altri casi possa essere un comune capofila o la provincia o altro soggetto, come una società patrimoniale delle reti costituita ai sensi dell’articolo 113, comma 13, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, dove presente, e che la sua scelta debba essere

effettuata dai comuni dell’ambito;

ritenuto che la funzione di indirizzo e di programmazione di cui all’articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 23  maggio 2000, n.164 possa essere svolta dai singoli enti locali, fornendo alla stazione appaltante le informazioni sullo

stato dell’impianto e sulle esigenze di sviluppo della distribuzione del gas naturale nel territorio di riferimento;

ritenuto che, per una più efficace e ordinata gestione del servizio, è indispensabile un unico canale di comunicazione tra il gestore dell’impianto e gli enti locali e che quindi, la stazione appaltante, o altro soggetto individuato dai comuni appartenenti all’ambito, debba gestire il rapporto con l’impresa di distribuzione durante l’esercizio dell’impianto per delega degli enti locali concedenti, coadiuvata da un comitato di monitoraggio, costituito dai rappresentanti degli altri enti locali medesimi, coordinando così la vigilanza e il controllo dei vari enti locali sul rispetto degli impegni assunti dal gestore nel contratto di esercizio, nonché le esigenze di nuovi investimenti che possano insorgere nel tempo;

ritenuto che sia necessario prevedere una preferenza per lo scaglionamento delle gare, in considerazione della loro complessità;

ritenuto che l’ordine di priorità per le date di scadenza debba seguire un criterio oggettivo quale la media ponderale di scadenza “ope legis” delle concessioni in vigore per gli impianti di distribuzione appartenenti a ciascun ambito, pesata sul numero dei clienti; insieme ad un criterio di scaglionamento territoriale che eviti che la maggior parte degli ambiti di una stessa regione vada in gara nello stesso anno;

considerato che il decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 si applica automaticamente alle concessioni del servizio di distribuzione del gas naturale solo per gli articoli 216 e 30 e per la parte iv sul contenzioso, per cui le altre disposizioni

del medesimo decreto troveranno applicazione alla materia qui disciplinata solo laddove espressamente richiamate dal presente regolamento;

considerato che l’articolo 15, comma 5, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164 prevede che per gli affidamenti e le concessioni in essere, per i quali non è previsto un termine di scadenza o è previsto un termine che supera il periodo transitorio, è riconosciuto un rimborso, a carico del nuovo gestore, calcolato nel rispetto di quanto stabilito nelle convenzioni o nei contratti e, per quanto non desumibile dalla volontà delle parti, con i criteri di cui alle lettere a) e b) dell'articolo 24 del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 2578, ma che, tuttavia, tale previsione necessita di una metodologia applicativa dettagliata, nei casi in cui non sia già prevista nelle convenzioni o nei contratti, per evitare contenziosi sulla sua applicazione;

ritenuto che sia indispensabile ai fini della definizione dei criteri di gara e di valutazione dell’offerta, l’identificazione degli elementi necessari per la determinazione del valore di rimborso al gestore uscente sia nel primo periodo

transitorio che in quelli successivi, a regime, in conformità rispettivamente con gli articoli 15 comma 5 e 14 comma 8 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, in quanto tali valori costituiscono importanti parametri da introdurre nel bando di gara sia ai fini della concorrenza, sia ai fini della tutela dei diritti del gestore uscente;

considerato che l’articolo 30, comma 21, della legge 23 luglio 2009, n. 99 prevede una validità dei bolli metrici sui misuratori di gas con portata massima di 10 metri cubi/h pari a 15 anni, che le tubazioni in ghisa con giunti in piombo e

canapa sono obsolete in quanto l’autorità per l’energia elettrica e il gas, nella regolazione della qualità, prevede l’ obbligo della loro sostituzione o risanamento, che le tubazioni in acciaio senza protezione catodica si degradano in maniera accelerata, tanto che la medesima regolazione ha previsto un calendario con l’obbligo di messa in protezione catodica efficace di tali tubazioni;

considerato che le tariffe determinate dall’autorità per l’energia elettrica e il gas a partire dal 1° ottobre 2004 hanno riconosciuto quote annuali di ammortamento in linea con le vite utili ai fini regolatori;

considerato che l’articolo 30 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, applicabile alle concessioni nel gas ai sensi dell’articolo 216 del medesimo decreto legislativo, prevede che nella concessione di servizi la controprestazione a favore del concessionario consiste unicamente nel diritto di gestire funzionalmente e di sfruttare economicamente il servizio, e che un premio debba essere corrisposto dall’ente concedente, qualora il concessionario debba applicare tariffe più basse di quelle determinate per mantenere l’equilibrio economico-finanziario della gestione;

ritenuto, quindi, che gli oneri dovuti dal distributore agli enti locali concedenti e ai soggetti da loro delegati debbano coprire i costi effettivamente sostenuti e la remunerazione del capitale investito, qualora la rete sia di proprietà del comune stesso, mentre il concessionario debba essere valutato soprattutto sulle condizioni economiche a favore dei clienti finali, sui livelli di sicurezza e qualità con cui gestisce gli impianti e sulla bontà del piano di sviluppo degli impianti, contenente sia gli investimenti per espansione e potenziamento sia quelli per il mantenimento in efficienza degli impianti;

acquisito il parere dell’autorità per l’energia elettrica e il gas ai sensi dell’articolo 46 - bis, comma 1, della legge 29 novembre 2007, n. 222, concernente la conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 1° ottobre 2007, n. 159, acquisito con deliberazione 5 agosto 2010 – pas 17/10;

sentita la conferenza unificata, di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, nella seduta del 16 dicembre 2010;

udito il parere del consiglio di stato espresso dalla sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 30 agosto 2011;

vista la comunicazione al presidente del consiglio dei ministri effettuata con nota del 7 novembre 2011, protocollo n. 21704;

visto l’articolo 17, commi 3 e 4, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

 

emanano
il seguente regolamento

 

art.1

(definizioni)

1. ai fini del presente decreto si applicano le definizioni che seguono.

a) “ambito” è l’ambito territoriale minimo ai sensi dell’articolo 46-bis, comma 2, del decreto legge 1 ottobre 2007, n. 159, convertito con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222 e dell’articolo 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99.

b) “allegato 1” è l’allegato 1 “data limite entro cui la provincia, in assenza del comune capoluogo di provincia, convoca i comuni d’ambito per l’individuazione della stazione appaltante e da cui decorre il tempo per un eventuale intervento

della regione di cui all’articolo 3 del regolamento”, facente parte integrante del presente regolamento.

c) “allegato 2” è l’allegato 2 “bando di gara tipo”, facente parte integrante del presente regolamento.

d) “allegato 3” è l’allegato 3 “disciplinare di gara tipo”, facente parte integrante del presente regolamento.

e) “allegato 4” è l’allegato 4 “dati significativi di aggiudicazione della gara per il monitoraggio degli effetti del decreto”, facente parte integrante del presente regolamento.

f) “autorità” è l’autorità per l’energia elettrica e il gas.

g) “impianto con scadenza ope legis della concessione successiva alla gara” è un impianto di distribuzione avente una scadenza ope legis della concessione almeno un anno dopo la data di affidamento del servizio del primo impianto  dell’ambito al gestore aggiudicatario della gara d’ambito.

h) “primo periodo” è la situazione transitoria, caratterizzata dalla scadenza anticipata ope legis della concessione, a cui si applica l’articolo 15 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, fino al subentro del gestore aggiudicatario della prima gara d’ambito effettuata ai sensi dell’articolo 14 del medesimo decreto legislativo.

i) “regime” è la situazione, caratterizzata dalla scadenza dell’affidamento come prevista negli atti concessori, comunque non superiore a 12 anni dall’affidamento, al termine della durata delle concessioni affidate per la prima volta ai sensi dell’articolo 14 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164.

j) “scadenza naturale” è la scadenza dell’affidamento prevista nell’atto di concessione originario o nei successivi atti aggiuntivi, purché stipulati antecedentemente l’entrata in vigore del decreto legislativo 23 maggio 2000, n.164.

k) “scadenza ope legis” è la scadenza della concessione, anticipata rispetto alla scadenza naturale, prevista dall’articolo 15 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, come modificato dall’articolo 69 della legge 23 agosto 2004, n.239 e

dall’articolo 23 della legge 23 febbraio 2006, n. 51, di conversione in legge del decreto legge 30 dicembre 2005, n. 273.

l) “stato di consistenza” è l’insieme di documenti comprendente la cartografia, come definita nell’allegato alla deliberazione arg/gas 120/08 dell’autorità, e la descrizione delle reti e degli impianti afferenti il servizio di distribuzione di gas naturale, con evidenza dell’anno di realizzazione e delle loro caratteristiche costruttive, funzionali e conservative; in particolare per ogni tratto di rete dovrà essere registrato almeno l’anno di posa, il materiale e il diametro.

m)“stazione appaltante” è il soggetto che, su delega degli enti locali concedenti appartenenti all’ambito, ha la responsabilità di bandire, gestire e aggiudicare la gara di affidamento del servizio di distribuzione in tutti i comuni dell’ambito.

n) “valore annuo del servizio” è la somma dei vincoli ai ricavi approvati dall’autorità attribuibili a tutti gli impianti di distribuzione dei singoli comuni dell’ambito, inclusi quelli con scadenza ope legis della concessione successiva alla data di affidamento del servizio del primo impianto.

o) per quanto non diversamente disposto dal presente regolamento si applicano le definizioni in materia di attività di distribuzione di cui alle pertinenti delibere dell’autorità per l’energia elettrica e il gas.

 

art. 2

(soggetto che gestisce la gara)

1. gli enti locali concedenti appartenenti a ciascun ambito demandano al comune capoluogo di provincia il ruolo di stazione appaltante per la gestione della gara per l’affidamento del servizio di distribuzione del gas naturale in forma associata secondo la normativa vigente in materia di enti locali, ferma restando la possibilità di demandare in alternativa tale ruolo a una società di patrimonio delle reti, costituita ai sensi dell’articolo 113, comma 13, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ove presente. nel caso in cui il comune capoluogo di provincia non appartenga all’ambito, i sopra citati enti locali individuano un comune capofila, o la provincia, o un altro soggetto già istituito, quale una società di patrimonio delle reti, al quale demandare il ruolo di stazione appaltante.

2. il comune capoluogo di provincia, qualora appartenente all’ambito, o la provincia, negli altri casi, convoca, entro la data di cui all’allegato 1 per il primo periodo di applicazione, gli enti locali concedenti appartenenti all’ambito per gli adempimenti di cui al comma 1.

3. nel primo periodo di applicazione, decorsi 6 mesi dalla data di cui all’allegato 1 senza che si sia proceduto all’individuazione del soggetto di cui al secondo periodo del comma 1, il comune con il maggior numero di abitanti o la provincia competente trasmette alla regione una relazione sulla situazione e sulle attività svolte, per l’eventuale intervento di cui all’articolo 3. negli altri casi, il ruolo di stazione appaltante è svolto dal comune capoluogo di provincia.

4. la stazione appaltante prepara e pubblica il bando di gara e il disciplinare di gara, svolge e aggiudica la gara per delega degli enti locali concedenti.

5. salvo l’individuazione, da parte degli enti locali concedenti, di un diverso soggetto, sempre con le modalità di cui al comma 1, la stazione appaltante cura anche ogni rapporto con il gestore, in particolare svolge la funzione di controparte del contratto di servizio, per delega espressa degli enti locali concedenti, ed è coadiuvata, nella funzione di vigilanza e controllo, da un comitato di monitoraggio costituito dai rappresentanti degli enti locali concedenti appartenenti all’ambito, per un massimo di 15 membri.

6. entro 6 mesi dall’individuazione della stazione appaltante, gli enti locali concedenti forniscono alla stazione appaltante medesima la documentazione necessaria alla preparazione del bando di gara. l’ente locale concedente può delegare la stazione appaltante per il reperimento diretto delle informazioni presso il gestore uscente.

7. in caso di gravi e reiterate inadempienze al contratto di servizio, il soggetto di cui al comma 5, previa determinazione che può essere assunta dalla maggioranza dei comuni appartenenti all’ambito, ponderata in funzione del numero delle utenze gas servite in ciascun comune, dispone la risoluzione del contratto di affidamento al gestore dell’ambito. inadempienze al contratto di servizio nel rispetto del piano di sviluppo degli impianti o inadempienze gestionali nel singolo comune sono oggetto di penalità, come previsto nell’articolo 15, comma 7.

 

art. 3

(intervento della regione)

1. nel primo periodo di applicazione, qualora, trascorsi 7 mesi dal termine fissato nell’allegato 1, gli enti locali concedenti non abbiano identificato la stazione appaltante, di cui all’articolo 2, comma 1, secondo periodo, o qualora, nel caso di presenza nell’ambito del comune capoluogo di provincia, trascorsi 15 mesi o, negli altri casi, 18 mesi dal termine fissato nell’allegato 1, la stazione appaltante non abbia pubblicato il bando di gara, la regione con competenza sull’ambito, previa diffida ai soggetti inadempienti contenente un termine perentorio a provvedere, avvia la procedura di gara ai sensi dell’articolo 14, comma 7, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164.

2. a regime valgono i termini e le modalità indicate nell’articolo 14 , comma 7, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, per l’intero ambito.

 

art. 4

(obblighi informativi dei gestori)

1. i gestori hanno l’obbligo di fornire all’ente locale concedente:

a. lo stato di consistenza dell’impianto di distribuzione del gas naturale con indicazione dei tratti di condotte in acciaio non protetti catodicamente e della proprietà dei singoli tratti di rete, ivi compresi i componenti situati nel territorio comunale in esame che hanno impatto su impianti di distribuzione appartenenti a diversi comuni;

b. il protocollo di comunicazione delle apparecchiature installate per lo svolgimento dell’attività di misura;

c. le informazioni sulle obbligazioni finanziarie in essere relative agli investimenti realizzati nel precedente periodo di affidamento e sui contratti pubblici e privati relativi allo svolgimento del servizio di distribuzione e connessi alla proprietà degli impianti, quali servitù e concessioni di attraversamento;

d. la relazione sullo stato dell’impianto di distribuzione, con indicazione delle zone con maggiore carenza strutturale e dei dati di ricerca fughe degli ultimi tre anni, evidenziati per tipologia di impianto e per modalità di individuazione della fuga;

e. il numero di punti di riconsegna e i volumi distribuiti riferiti ai tre anni precedenti, oltre che alle caratteristiche medie degli allacciamenti;

f. il costo riconosciuto di località e la tariffa di riferimento definiti dall’autorità, mettendo a disposizione su formato elettronico i dati delle schede contenenti tutti i dati rilevanti per il calcolo delle tariffe (schede località), in particolare i dati dei costi di capitale e ammortamenti segmentati per tipologia di cespite e località e ripartiti per soggetto proprietario e con indicazione se i dati sono approvati dall’autorità o meno, e i contributi pubblici in conto capitale e i contributi privati relativi ai cespiti di località;

g. le informazioni sul personale addetto alla gestione locale dell’impianto, in forma anonima, con riferimento, in particolare, all’anzianità di servizio, al livello di inquadramento, alla qualifica, allo retribuzione annua lorda, all’eventuale tfr maturato, oltre alla data in cui l’addetto è stato assegnato alla gestione locale dell’impianto di distribuzione; analoghe informazioni sulla quota parte del personale che svolge funzioni centrali con obbligo di assunzione da parte del gestore subentrante, sono fornite alla stazione appaltante, specificando anche la sede di lavoro, il numero dei punti di riconsegna gestiti dall’impresa nell’ambito oggetto di gara, il numero totale di punti di riconsegna gestiti dalla medesima impresa a livello nazionale e il numero totale di propri dipendenti che svolgono funzioni centrali.

2. i gestori degli impianti con scadenza ope legis della concessione successiva alla gara, oltre alle informazioni di cui al comma 1, sono tenuti a presentare il piano di sviluppo degli impianti gestiti, relativamente all’attuazione degli obblighi previsti in concessione, per l’intero periodo residuo di concessione. per i medesimi impianti, il gestore è tenuto a fornire annualmente all’ente locale concedente lo stato di attuazione del piano di sviluppo degli impianti con giustificazione degli scostamenti e con l’aggiornamento del medesimo piano per il periodo residuo di concessione.

3. i dati di cui al comma 1 sono forniti entro un termine di 60 giorni dalla richiesta dell’ente locale concedente, termine prorogabile di altri 30 giorni dall’ente locale medesimo in casi di particolare complessità.

4. l’ente locale concedente, entro 60 giorni dal ricevimento dello stato di consistenza, anche previo accesso all’impianto, o dal ricevimento di altre informazioni di cui ai commi 1 e 2 può comunicare al concessionario le eventuali osservazioni e proposte di rettifica a cui il gestore è tenuto a rispondere entro 30 giorni.

5. in caso di mancata fornitura dello stato di consistenza entro i termini di cui al comma 3 si applica l’art.10 del dpr 4 ottobre 1986, n. 902.

6. ferma restando la disciplina in tema di risarcimento del danno ingiusto, il rifiuto del gestore uscente a fornire i dati necessari per l’effettuazione della gara, di cui al comma 1, o il loro ritardo nel fornirli, trascorso il termine perentorio indicato tramite una procedura di messa in mora, può costituire motivo per la richiesta di risarcimento danni conseguenti al ritardo nella effettuazione della gara d’ambito.

7. i dati sullo stato di consistenza sono forniti in supporto informatico secondo un formato stabilito dall’autorità entro 180 giorni dall’entrata in vigore del presente regolamento. l’autorità nel proprio provvedimento stabilisce la data entro cui entra in vigore l’obbligo di utilizzare il formato individuato. fino alla data di utilizzo obbligatorio del formato unico il gestore uscente fornisce lo stato di consistenza in formato cartaceo, unitamente ad un foglio elettronico contenente i dati più significativi della rete e degli impianti necessari alla determinazione del valore di rimborso e alla compilazione delle informazioni dell’allegato b al bando di gara tipo di cui all’allegato 2 del presente decreto, secondo schede tecniche redatte dall’autorità, entro 90 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto.

8. il gestore uscente ha l’obbligo di permettere l’accesso al proprio impianto ai rappresentanti dell’ente locale concedente, o di un suo delegato, e ai concorrenti partecipanti alla gara di ambito per la verifica dello stato di conservazione dell’impianto medesimo.

9. il gestore uscente ha l’obbligo di rendere disponibile al gestore subentrante la banca dati dei punti di riconsegna, le fonti contabili obbligatorie e i dati relativi alla gestione in corso d’anno necessari per gli adempimenti previsti dalla regolazione a carico del gestore subentrante, quali la rendicontazione annuale dei dati delle qualità e della sicurezza.

 

art. 5

(rimborso al gestore uscente nel primo periodo)

1. il valore di rimborso ai titolari degli affidamenti e concessioni cessanti, per i quali è previsto un termine di scadenza naturale non posteriore alla data di cessazione del servizio prevista nel bando di gara del nuovo affidamento, viene calcolato in base a quanto stabilito dalle convenzioni o dai contratti alla scadenza naturale dell’affidamento.

2. il valore di rimborso ai titolari degli affidamenti e concessioni cessanti, per i quali non è previsto un termine di scadenza o è previsto un termine di scadenza naturale che supera la data di cessazione del servizio prevista nel bando di gara del nuovo affidamento, viene calcolato in base a quanto stabilito nelle convenzioni o nei contratti, conformemente a quanto previsto nell’articolo 15, comma 5, del decreto  legislativo 23 maggio 2000, n.164 e sue modificazioni, in particolare per i casi di cessazione anticipata del contratto rispetto alla scadenza naturale.

3. nel caso in cui la metodologia di calcolo del valore di rimborso ai titolari di cui al comma 2 non sia desumibile dai documenti contrattuali, incluso il caso in cui sia genericamente indicato che il valore di rimborso debba essere a prezzi di mercato, si applicano i criteri di cui alle lettere a) e b) dell’articolo 24, comma 4, del regio decreto 15 ottobre 1925 n. 2578, con le modalità specificate nei commi da 5 a 13, limitatamente alla porzione di impianto di proprietà del gestore, che, alla scadenza naturale dell’affidamento, non sia prevista essere trasferita in devoluzione gratuita all’ente locale concedente.

4. nel caso in cui le convenzioni o i contratti contengano la metodologia generale di calcolo, ma non prevedano uno o più dettagli applicativi, si applica il comma o i commi pertinenti tra quelli da 5 a 13 per la determinazione degli elementi applicativi mancanti, mentre per gli altri parametri si considerano i dati e le modalità desumibili dai documenti contrattuali. ciò vale anche nel caso di cui al comma 1, qualora la modalità di rimborso alla scadenza naturale dell’affidamento prevista nella convenzione o nel contratto faccia riferimento all’articolo 24, comma 4 del regio decreto 15 ottobre 1925 n. 2578.

5. il valore industriale della parte di impianto di proprietà del gestore uscente di cui alla lettera a) dell’articolo 24, comma 4, del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 2578 è pari al costo che dovrebbe essere sostenuto per la sua ricostruzione a nuovo, decurtato del valore del degrado fisico di cui al comma 10, includendo anche le immobilizzazioni in corso come risultano dai libri contabili.

6. il costo per la ricostruzione a nuovo di cui al comma 5 è calcolato partendo dallo stato di consistenza dell’impianto, applicando il prezzario contenuto nei documenti contrattuali, qualora esplicitamente previsto, unitamente ad un meccanismo di indicizzazione, per la valorizzazione dell’impianto in caso di cessazione anticipata del contratto, ed aggiungendo gli oneri generali di cui al comma 9, qualora non siano già contenuti nel prezzario utilizzato. per gli impianti oggetto di finanziamenti pubblici realizzati dopo l’anno 2000, il costo per la ricostruzione a nuovo è calcolato

sulla base dei costi effettivamente sostenuti, aggiornati con il deflatore degli investimenti fissi lordi, se le condizioni di posa e di accessibilità non si sono modificate.

7. qualora i documenti contrattuali non contengano il prezzario di cui al comma 6, si utilizzano i prezzari per lavori edili e per installazione di impianti tecnologici della camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura della provincia dell’ambito, o, in assenza di questi, gli analoghi prezzari regionali. per il valore di acquisto dei componenti specifici della distribuzione gas, come impianti principali e secondari di regolazione e misura, gruppi di misura gas, impianti di protezione catodica, qualora non desumibili dai prezzari indicati, si utilizza il prezzario emanato dall’autorità per la valutazione degli investimenti e, in sua mancanza, i valori di mercato come risultano dalle offerte più recenti.

8. nell’applicazione del prezzario di cui ai commi 6 e 7, in particolare per la rete, si considerano:

a. eventuali pezzi speciali o opere particolari, quali sovra e sottopassi in corrispondenza delle interferenze con altri sottoservizi;

b. le modalità di posa che tengano conto della tipologia delle condizioni morfologiche del suolo e sottosuolo, della loro accessibilità e di eventuali particolari prescrizioni realizzative;

c. la tipologia dei ripristini delle superfici interessate dalla posa, sempre considerando l’accessibilità dei luoghi di posa.

9. per tener conto degli oneri amministrativi per autorizzazioni, per la progettazione, per la direzione lavori e per i collaudi e delle spese generali, si incrementa il valore, ottenuto come previsto nei commi 6 e 7, di un fattore pari a 13%, valore minimo di cui all’articolo 34, comma 2.c, del dpr 21 dicembre 1999, n. 554, regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici, purché i costi effettivamente sostenuti o il prezzario utilizzato non tengano già conto di tali oneri.

10. il valore del degrado fisico è determinato considerando durate utili degli impianti come specificate nei documenti contrattuali o, in assenza di indicazioni, considerando fino al 30 settembre 2004 durate utili come riportate nella tabella 1 di cui all’allegato a, facente parte integrante del presente regolamento, e dal 1° ottobre 2004 le vite utili ai fini regolatori contenute nel testo unico della regolazione tariffaria allegato alla deliberazione arg/gas 159/08 dell’autorità, e tenendo conto dell’anno di installazione dei componenti e di realizzazione dei singoli tratti di rete come risulta dallo stato di consistenza. qualora lo stato di consistenza non riporti la data di realizzazione dei componenti o delle condotte e questa non sia desumibile da documenti amministrativi o altri riferimenti, la data da assumere per le valutazioni del valore residuo deve essere coerente con i dati presentati all’autorità ai fini della determinazione delle tariffe, o, in loro mancanza, è calcolata sulla base del rapporto tra fondo di ammortamento e valore del cespite riportato in bilancio, opportunamente rettificato da eventuali operazioni straordinarie, moltiplicato per la durata utile del cespite.

11. il valore di rimborso al gestore uscente è ottenuto deducendo dal valore industriale di cui al comma 5 le anticipazioni e sussidi concessi dai comuni e da altri finanziatori pubblici e aggiungendo eventuali premi pagati agli enti locali concedenti, valutati con le modalità di cui ai commi 12 e 13.

12. i valori da detrarre per le anticipazioni e sussidi concessi dai comuni e da altri finanziatori pubblici sono, al netto di eventuali imposte pagate direttamente connesse con tali anticipazioni e sussidi e quindi escludendo l’ires, rivalutati applicando il deflatore degli investimenti fissi lordi utilizzato nella regolazione tariffaria. i valori si calcolano applicando le formule dell’articolo 16, commi 16.3, 16.4 e 16.5, del testo unico della regolazione delle tariffe dei servizi di distribuzione e misura del gas per il periodo di regolazione 2009-2012, emanato con deliberazione arg/gas 159/08, limitatamente alla parte relativa ai contributi pubblici ed assumendo le durate utili dei cespiti a cui si riferiscono, di cui al comma 10. tutti i contributi in detrazione, a prescindere dall’anno in cui sono stati ricevuti, non sono comunque degradati dopo l’anno 2008, in coerenza col trattamento nella regolazione tariffaria.

13. nel caso in cui il gestore abbia versato, prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo 23 maggio 2000, n.164, un premio all’ente locale concedente per l’affidamento, la prosecuzione o il rinnovo della gestione con una scadenza naturale che supera la data di effettiva cessazione del servizio, il valore di rimborso include anche le quote residue del premio versato, calcolate rivalutando i premi con l’applicazione del deflatore degli investimenti fissi lordi utilizzato nella regolazione tariffaria e degradandoli considerando una durata utile pari alla differenza fra la data di scadenza naturale della concessione e l’anno di versamento del premio.

14. qualora la concessione preveda, alla sua scadenza naturale, la devoluzione gratuita all’ente locale concedente di una porzione di impianto e la data di scadenza naturale superi la data di effettiva cessazione del servizio, il valore di rimborso al gestore uscente di tale porzione di impianto è valutato:

a. secondo quanto desumibile dal contratto o concessione in caso di cessazione anticipata del contratto; in particolare, nel caso di riferimento al regio decreto 15 ottobre 1925, n. 2578, valgono i commi pertinenti tra quelli da 5 a 13, per gli elementi applicativi mancanti; resta sempre esclusa la valutazione del mancato profitto derivante dalla conclusione anticipata del rapporto di gestione;

b. nel caso in cui le modalità per la cessazione anticipata del contratto non siano desumibili nelle convenzioni o nei contratti, valgono i commi da 5 a 9 e da 11 a 13, considerando, per il calcolo del valore del degrado fisico, una durata utile convenzionale pari alla differenza fra la data di scadenza naturale della concessione e la data di realizzazione dell’investimento, qualora tale differenza sia inferiore alla presunta durata utile della tipologia di cespite di cui al comma 10.

il valore di rimborso relativo alla porzione di impianto per cui la concessione non prevede la devoluzione gratuita viene determinato seguendo i commi pertinenti da 1 a 13. qualora il valore di rimborso al gestore uscente supera di oltre il 25% il valore delle immobilizzazioni nette di località, al netto dei contributi pubblici in conto capitale e dei contributi privati relativi ai cespiti di località, riconosciuto dalla regolazione tariffaria, l’ente locale concedente trasmette le relative valutazioni di dettaglio all’autorità. eventuali osservazioni dell’autorità sull’applicazione delle previsioni contenute nel presente regolamento al valore di rimborso sono rese pubbliche.

15. il gestore subentrante acquisisce la disponibilità dell’impianto dalla data in cui esegue il pagamento, al gestore uscente, del valore di rimborso residuo dell’impianto e subentra in eventuali obbligazioni finanziarie, o ne paga il relativo valore residuo, in conformità con l’articolo 14, comma 9, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n.164, e, se applicabile, in cui l’ente locale concedente esegue il pagamento al gestore uscente del valore di rimborso per la porzione di impianto a cui è applicabile il comma 14.

16. qualora, trascorso il periodo di tempo disponibile per emettere il bando di gara d’ambito, si manifesti un disaccordo tra l’ente locale concedente e il gestore uscente con riferimento alla determinazione del valore di rimborso del gestore uscente, il bando di gara riporta, per l’impianto oggetto del disaccordo e soggetto a passaggio di proprietà al gestore subentrante, oltre alla stima dell’ente locale concedente e la stima del gestore uscente, un valore di riferimento da utilizzare ai fini della gara, in particolare per la verifica dei requisiti di partecipazione e della valutazione delle offerte, determinato come il più grande fra i seguenti valori:

a. la stima dell’ente locale concedente;

b. il valore delle immobilizzazioni nette di località, al netto dei contributi pubblici in conto capitale e dei contributi privati relativi ai cespiti di località, riconosciuto dal sistema tariffario.

il gestore subentrante versa al gestore uscente il valore di riferimento, previsto nel bando di gara all’atto del passaggio di proprietà dell’impianto. l’eventuale differenza tra il valore accertato in esito alla definitiva risoluzione del contenzioso e quello di riferimento versato dal gestore subentrante è regolata fra il gestore entrante e il gestore uscente.

 

art. 6

(rimborso al gestore uscente a regime)

1. nei periodi successivi al primo, il rimborso al gestore uscente è valutato come previsto nell’articolo 14, comma 8, del decreto legislativo 23 maggio, 2000, n. 164 e sue modificazioni.

 

art. 7

(proprietà degli impianti)

1. nel caso in cui la concessione preveda a fine affidamento la devoluzione gratuita di una porzione di impianto, l’ente  locale concedente acquisisce la proprietà di tale porzione di impianto se:

a. alla data di cessazione effettiva dell’affidamento si è raggiunta la scadenza naturale del contratto;

b. o si è nelle condizioni previste nell’articolo 5, comma 14, lettera b), previo pagamento, da parte dell’ente locale, del valore di rimborso al gestore uscente ivi determinato.

2. nei casi differenti da quelli del comma 1 e di quelli in cui la proprietà dell’impianto era già dell’ente locale concedente o di una società patrimoniale delle reti, il gestore uscente cede la proprietà della propria porzione di impianto al gestore subentrante, previo pagamento da parte di questo ultimo del valore di rimborso di cui all’articolo

5 o 6. il gestore subentrante mantiene la proprietà di tale porzione per la durata dell’affidamento, con il vincolo di farla rientrare nella piena disponibilità funzionale dell’ente locale concedente alla fine del periodo di affidamento, nel rispetto di quanto previsto dal presente regolamento e dal contratto di servizio.

 

art. 8

(oneri da riconoscere all’ente locale concedente e ai proprietari di impianti)

1. il gestore aggiudicatario della gara corrisponde alla stazione appaltante un corrispettivo una tantum per la copertura degli oneri della gara, ivi inclusi gli oneri di funzionamento della commissione di gara di cui all’articolo 11. i criteri per  la definizione del corrispettivo sono definiti dall’autorità entro 90 giorni dall’entrata in vigore del presente regolamento.

2. il gestore corrisponde annualmente al soggetto di cui all’articolo 2, comma 5, un corrispettivo pari all’1% della somma della remunerazione del capitale di località relativi ai servizi di distribuzione e misura e della relativa quota di ammortamento annuale, a titolo di rimborso forfettario degli oneri sostenuti dal soggetto medesimo e dagli enti locali concedenti per lo svolgimento delle attività di controllo e vigilanza sulla conduzione del servizio.

3. il gestore corrisponde annualmente agli enti locali e alle società patrimoniali delle reti che risultino proprietarie di una parte degli impianti dell’ambito la remunerazione del relativo capitale investito netto che l’autorità riconosce ai fini tariffari sulla base dei dati relativi alla parte di impianto di loro proprietà, che i proprietari stessi devono fornire al  gestore, da inserire nella proposta tariffaria all’autorità e a condizione che tale parte concorra quindi effettivamente all’ammontare del capitale investito netto di località riconosciuto dall’autorità.

4. il gestore corrisponde annualmente agli enti locali una quota parte della remunerazione del capitale di località relativo ai servizi di distribuzione e misura, relativa al proprio territorio comunale sia nel caso in cui la rete sia di proprietà dell’ente locale sia nel caso in cui sia di proprietà del gestore, nonché della relativa quota di ammortamento annuale di cui all’articolo 13, comma 1, lettera d), fino al 5%, come risultato dell’esito della gara.

5. il gestore è tenuto al pagamento della tassa e/o canone di occupazione del suolo e sottosuolo della porzione di impianto di sua proprietà, a meno che la concessione preveda la devoluzione gratuita all’ente locale alla sua scadenza.

6. il gestore è tenuto ad effettuare gli interventi di efficienza energetica di cui all’articolo 13, comma 1, lettera e), come risultato dell’esito di gara; il valore dei relativi titoli di efficienza energetica è corrisposto agli enti locali concedenti, in proporzione al gas distribuito in ciascun comune nell’anno precedente. ciascun anno il gestore anticipa agli enti locali concedenti una somma pari al valore dei titoli di efficienza degli interventi su cui si è impegnato in sede di gara per l’anno in corso, valutati secondo il prezzo unitario previsto dall’autorità nell’anno precedente. qualora l’anno successivo, quando i titoli diventano negoziabili, il prezzo unitario del titolo stabilito dall’autorità aumenti, il gestore versa il conguaglio agli enti locali concedenti; nessun  aggiustamento è dovuto nel caso in cui il prezzo unitario diminuisca. a fronte di tali versamenti, i titoli sono di proprietà del gestore.

 

art. 9

(bando di gara e disciplinare di gara)

1. la stazione appaltante predispone e pubblica il bando di gara e il disciplinare di gara attenendosi agli schemi e alle indicazioni del bando di gara tipo e il disciplinare di gara tipo di cui, rispettivamente, agli allegati 2 e 3. eventuali scostamenti dal bando di gara tipo e dal disciplinare di gara tipo, nonché la scelta dei punteggi utilizzati nei criteri di valutazione della gara, devono essere giustificati in una apposita nota.

2. la stazione appaltante invia il bando di gara e il disciplinare di gara all’autorità, insieme alla nota giustificativa di cui al comma 1. l’autorità può inviare entro 30 giorni proprie osservazioni alla stazione appaltante.

3. al fine di uniformare la preparazione dei documenti guida per gli interventi di estensione, manutenzione e potenziamento da allegare al bando di gara, la stazione appaltante prepara le linee guida programmatiche d’ambito con le condizioni minime di sviluppo, differenziate, se necessario, rispetto al grado di metanizzazione raggiunto nel comune, alla vetustà dell’impianto, all’espansione territoriale e alle caratteristiche territoriali, in particolare alla prevalenza orografica e alla densità abitativa. le condizioni minime di sviluppo e gli interventi contenuti nelle linee guida programmatiche d’ambito devono essere tali da consentire l’equilibrio economico e finanziario del gestore e devono essere giustificati da un’analisi dei benefici per i consumatori rispetto ai costi da sostenere. le condizioni minime di sviluppo possono comprendere:

a. la densità minima di nuovi punti di riconsegna per chilometro di rete, in nuove aree, che rendono obbligatorio lo sviluppo dell’impianto di distribuzione (estensione di rete e eventualmente potenziamento della rete esistente);

b. il volume di gas distribuito per chilometro di rete, che, in seguito a incrementi sulle reti esistenti, rende obbligatorio il potenziamento dell’impianto di distribuzione;

c. gli interventi per la sicurezza e per l’ammodernamento degli impianti come previsti dalla regolazione, quale la sostituzione o risanamento delle tubazioni in ghisa con giunti in piombo e canapa, la messa in protezione catodica efficace delle condotte in acciaio, la introduzione dei misuratori elettronici;

d. la vita residua media ponderata dell’impianto, al di sotto della quale, qualora si superi anche un valore limite del tasso di dispersione per km di rete, è obbligatoria la sostituzione di alcuni tratti di rete e/o impianti.

4. ciascun ente locale concedente fornisce gli elementi programmatici di sviluppo del proprio territorio nel periodo di durata dell’affidamento e lo stato del proprio impianto di distribuzione, in modo che la stazione appaltante, in collaborazione con gli enti locali concedenti interessati dal medesimo impianto, possa, in conformità con le linee guida programmatiche d’ambito, preparare il documento guida per gli interventi di estensione, manutenzione e potenziamento nei singoli comuni, in base a cui i concorrenti redigono il piano di sviluppo dell’impianto di cui all’articolo 15.

in particolare il documento guida contiene:

a. gli interventi di massima di estensione della rete ritenuti compatibili con lo sviluppo territoriale del comune e con il periodo di affidamento;

 b. le zone con eventuali problematiche di fornitura che necessitano di interventi di potenziamento della rete, anche in funzione della potenziale acquisizione di nuove utenze in base al grado di metanizzazione della zona e dei piani urbanistici comunali;

c. la relazione sullo stato dell’impianto, con indicazione delle zone con maggiore carenza strutturale, supportata dai dati di ricerca fughe degli ultimi tre anni per tipologia di impianti e per modalità di individuazione della fuga, necessari ad identificare eventuali priorità negli interventi di sostituzione.

5. il bando di gara è unico per ciascun ambito ed è costituito dalla parte generale, con le informazioni dettagliate per la partecipazione alla gara e informazioni di massima per la sua gestione, nonché gli oneri da riconoscere una tantum ed annualmente alla stazione appaltante, la cauzione provvisoria per i partecipanti alla gara e la cauzione definitiva da produrre in caso di aggiudicazione, all’atto della stipula del contratto di servizio, e da una serie di allegati contenente le informazioni specifiche per ogni comune appartenente all’ambito.

6. le informazioni specifiche per ogni comune, contenute negli allegati di cui al comma 5, sono le seguenti:

a. i dati dell’impianto di distribuzione, costituiti da un sommario dei dati più significativi della rete e degli impianti, e dallo stato di consistenza diviso per proprietario, dal numero dei punti di riconsegna articolato per tipologia di utenza e da una loro ipotesi di tasso di crescita annua sulla rete esistente e dai volumi distribuiti;

b. i valori delle immobilizzazioni lorde e nette, valutati con il metodo del costo storico rivalutato e utilizzati nel calcolo del vincolo dei ricavi in base alla regolazione tariffaria, articolati per tipologia di cespite e ripartiti per soggetto proprietario, e le corrispondenti vite utili ai fini tariffari, oltre i contributi pubblici in conto capitale e i contributi privati relativi ai cespiti di località. in particolare devono essere disponibili su formato elettronico le schede con tutti i dati rilevanti per il calcolo delle tariffe con riferimento all’ultimo anno tariffario, oltre i dati sugli investimenti realizzati successivamente;

c. il documento guida per gli interventi di estensione, manutenzione e potenziamento di cui al comma 4;

d. l’eventuale valore di rimborso da riconoscere al gestore uscente, le obbligazioni finanziarie in essere relative agli investimenti realizzati nel precedente periodo di affidamento e i contratti pubblici e privati dei gestori uscenti, relativi allo svolgimento del servizio di distribuzione e connessi con la proprietà degli impianti, quali servitù e concessioni di attraversamento;

e. in presenza di enti locali concedenti proprietari o di società patrimoniali delle reti, gli oneri annuali di cui all’articolo 8, comma 3;  

f. le informazioni sul personale di cui all’articolo 4 comma 1, lettera g);

g. per gli impianti con scadenza ope legis della concessione successiva alla gara:

i. la data di subentro;

ii. i contratti di concessione in vigore e i piani di sviluppo degli impianti gestiti, relativamente agli obblighi previsti in concessione, per l’intero periodo residuo di concessione;

iii. oltre alle informazioni di cui ai punti precedenti al momento della pubblicazione del bando, anche le informazioni prevedibili al momento di trasferimento di gestione;

h. il regolamento comunale e provinciale per l’esecuzione dei lavori stradali;

i. l’entità della tassa o canone di occupazione del suolo e sottosuolo (tosap o cosap) comunale e provinciale, nonché i relativi regolamenti.

7. il bando di gara esplicita l’obbligo per il gestore di provvedere alla costruzione della rete nei comuni dell’ambito non ancora metanizzati, qualora durante il periodo di affidamento si rendano disponibili finanziamenti pubblici in conto capitale di almeno il 50% del valore complessivo dell’opera e gli interventi siano programmabili tre anni prima del termine di scadenza  dell’affidamento, anche se l’intervento non è previsto nel piano di sviluppo iniziale. eventuali interventi in condizioni differenti possono essere oggetto di negoziazione tra le parti.

8. il bando di gara riporta in allegato la bozza di contratto di servizio, preparato dalla stazione appaltante sulla base del contratto di servizio tipo, predisposto dall’autorità ed approvato dal ministro dello sviluppo economico, di cui all’articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n.164. il contratto di servizio è finalizzato, successivamente alla aggiudicazione della gara, con il piano di sviluppo degli impianti di cui all’articolo 15 e gli altri impegni assunti dall’impresa aggiudicataria in sede di offerta. ll contratto di servizio deve prevedere il diritto da parte del gestore di alienare eventuali beni di proprietà degli enti locali concedenti o della società patrimoniale delle reti qualora il piano di sviluppo degli impianti preveda la loro sostituzione.

9. il disciplinare di gara è unico per ambito e riporta i criteri di valutazione della gara e le informazioni dettagliate per la presentazione delle offerte.

10. tutti i documenti presentati dalle imprese concorrenti per la gara sono trasmessi con dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante di ciascun concorrente o partecipante ai raggruppamenti temporanei di imprese o consorzi, come precisato negli allegati 2 e 3.

 

art. 10

(requisiti per la partecipazione alla gara)

1. i soggetti partecipanti alla gara devono soddisfare le disposizioni dell’articolo 14, comma 5, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n.164. per la prima gara, indetta dopo il periodo transitorio di cui all’articolo 15, comma 7, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n.164 e sue modificazioni, si applicano le disposizioni dell’articolo 15, comma 10, del sopracitato decreto legislativo e dell’articolo 46-bis, comma 4-bis, della legge 29 novembre 2007, n. 222, concernente la conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 1° ottobre 2007, n. 159.

2. sono esclusi dalla partecipazione alla gara i soggetti che sono incorsi in una delle cause di esclusione di cui all’articolo 38 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, come da ultimo modificato dall’art.4, comma 2, lettera b) del decreto legge 13 maggio 2011, n. 70. non rientra nelle cause di esclusione automatica la applicazione di sanzioni da parte dell’autorità dell’energia elettrica e il gas.

3. non possono partecipare alla medesima gara concorrenti che si trovino, rispetto ad un altro partecipante alla medesima procedura di affidamento, in una situazione di controllo di cui all'articolo 2359 del codice civile o in una qualsiasi relazione, anche di fatto, se la situazione di controllo o la relazione comporti che le offerte sono imputabili ad un unico centro decisionale. e’ fatto anche divieto ai concorrenti di partecipare alla gara in più di un raggruppamento temporaneo o consorzio ordinario di concorrenti, ovvero di partecipare alla gara anche in forma individuale qualora partecipino in un raggruppamento temporaneo o consorzio ordinario di concorrenti.

4. i partecipanti alla gara devono essere in regola con l’assolvimento degli obblighi previsti dalle norme che disciplinano il diritto al lavoro di disabili di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68, devono dichiarare che non si sono avvalsi dei piani individuali di emersione del lavoro sommerso di cui alla legge 18 ottobre 2001, n.383 e al decreto legislativo 25 settembre 2002, n. 210 o che, qualora se ne siano avvalsi, i piani si sono conclusi, e dimostrare il possesso da almeno un anno di un adeguato codice etico.

5. i soggetti partecipanti alla gara devono possedere i seguenti requisiti di capacità economica e finanziaria:

a. un fatturato medio annuo nel triennio precedente all’indizione della gara, almeno pari al 50% del valore annuo del servizio oggetto di gara, da dimostrare con i dati di bilancio della società partecipante alla gara o con i dati del bilancio consolidato della sua controllante, relativi agli ultimi tre anni;

b. in alternativa, possedere garanzie finanziarie da due primari istituti di credito attestanti che l’impresa negli ultimi tre anni ha fatto fronte ai propri impegni e che ha la possibilità di accedere al credito per un valore pari o superiore alla somma del 50% del valore annuo del servizio oggetto di gara e del valore di rimborso ai gestori uscenti nell’ambito di gara, inclusi quelli relativi agli impianti con scadenza ope legis successiva alla gara.

6. i soggetti partecipanti alla gara devono possedere i seguenti requisiti di capacità tecnica:

a. iscrizione al registro delle imprese della camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura con capacità di operare nell’ambito dei servizi di distribuzione gas; oppure, per i soggetti aventi sede in uno stato dell’unione europea diverso dall’italia, analoga iscrizione in registri professionali di organismi equivalenti;

b. esperienza gestionale da dimostrare in base a:

b1. titolarità di concessioni di impianti di distribuzione del gas naturale per un numero complessivo di clienti pari almeno al 50% del numero di clienti effettivi dell’ambito oggetto della gara, da possedere al momento della partecipazione alla gara o precedentemente, purché in data non anteriore a 18 mesi dalla scadenza della presentazione della domanda di partecipazione alla gara. nella prima gara di ciascun ambito le imprese di distribuzione di gas naturale che alla data di entrata in vigore del presente regolamento sono titolari di concessioni che servono il 50% del numero di clienti effettivi dell’ambito oggetto di gara soddisfano il presente requisito;

b2. in alternativa al punto b1. rispetto di tutti e tre i seguenti requisiti:

b.2.1. titolarità di concessioni di impianti di distribuzione di gas naturale, da possedere non anteriormente a 36 mesi dalla scadenza della presentazione della domanda di partecipazione alla gara, o, da almeno 18 mesi dalla scadenza della presentazione della domanda di partecipazione alla gara,

titolarità di concessioni di impianti di distribuzione di gpl, oppure di miscela aria-propano, di energia elettrica, o di acqua o di reti urbane di teleriscaldamento nella prima gara di ciascun ambito le imprese di distribuzione di gas naturale che alla data di entrata in vigore del presente  regolamento sono titolari di concessioni di gas naturale soddisfano il presente requisito;

b.2.2. dimostrazione di avere, dal momento dell’affidamento del primo impianto, la capacità di gestire gli impianti di distribuzione gas dell’ambito oggetto di gara, fornendo in particolare la dimostrazione di:

b.2.2.1. disponibilità di strutture, mezzi e personale a livello manageriale per la gestione delle situazioni di emergenze gas (pronto intervento e incidenti gas);

 b.2.2.2. disponibilità di personale a livello manageriale e di funzione centrale, di strutture, quali sale controllo, di mezzi tecnici e di sistemi informativi adeguati a garantire il monitoraggio, il controllo e lo sviluppo della rete gas dell’ambito di gara e a gestire le operazioni previste dal codice di rete tipo di distribuzione gas approvato dall’autorità, quali l’allacciamento e l’attivazione di nuove utenze, il cambio di fornitore, gli altri servizi richiesti dall’utenza, l’allocazione del gas alle società di vendita e alle singole utenze, per un numero di clienti pari a quello dell’ambito oggetto di gara;

b.2.3. esperienza di almeno cinque anni nel settore gas e nella funzione specifica per i responsabili delle funzioni di ingegneria, vettoriamento, qualità del servizio e gestione operativa dell’impresa, risultante dai curriculum vitae allegati all’offerta;

c. possesso di certificazione di qualità aziendale uni iso 9001 conseguita nella gestione di infrastrutture a rete energetiche o idriche;

d. esperienza di operare in conformità con la regolazione di sicurezza, da dimostrare mediante predisposizione di procedure di gestione delle operazioni di sicurezza nel rispetto delle norme tecniche vigenti, come previste nell’articolo 32, comma 32.2, della regolazione della qualità dei servizi di distribuzione e misura del gas allegata alla deliberazione dell'autorità arg/gas 120/08 e s.m.i.

7. per i raggruppamenti temporanei di impresa e per i consorzi ordinari si applicano le disposizioni di cui all’articolo 37 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. i singoli partecipanti al raggruppamento devono possedere individualmente i requisiti di cui ai commi 1, 2, 3, 4, alle lettere a), c) e d) del comma 6. i requisiti di cui al comma 5 e alla lettera b) del comma 6 devono essere posseduti cumulativamente dalle imprese partecipanti al raggruppamento temporaneo o al consorzio, con l’obbligo per l’impresa mandataria di possedere tali requisiti in misura minima del 40%. nel caso di partecipazione di una nuova società di capitali costituita dalla partecipazione di differenti imprese, questa può far valere i requisiti di cui al comma 5 e alla lettera b) del comma 6 posseduti cumulativamente dalle imprese partecipanti alla medesima società.

8. i rappresentanti legali di un raggruppamento temporaneo di imprese o di un consorzio ordinario si devono impegnare, in caso di aggiudicazione della gara, a costituire, entro un mese dall’aggiudicazione medesima, un soggetto giuridico unitario avente la forma di società di capitali e ad adempiere solidalmente a tutti gli obblighi assunti dal nuovo soggetto. il nuovo soggetto sottoscrive il contratto di servizio. la capogruppo deve anche impegnarsi a far parte del nuovo soggetto per tutta la durata dell’affidamento del servizio e le mandanti per almeno 5 anni dal primo affidamento. qualora una impresa mandante ceda la propria partecipazione nel soggetto giuridico unitario, l’acquirente della partecipazione deve sottoporre preventivamente, al soggetto di cui all’articolo 2, comma 5, la documentazione attestante il possesso di requisiti di capacità economica e finanziaria e di capacità tecnica in misura non inferiore a quella detenuta dall’impresa cedente la partecipazione, che è stata utilizzata ai fini del rispetto dei requisiti di partecipazione alla gara del raggruppamento di imprese, di cui al comma 7. il soggetto di cui all’articolo 2, comma 5, può fare osservazioni entro 30 giorni dalla ricezione della documentazione relativa.

9. la stazione appaltante ha la facoltà di verificare il possesso dei requisiti in accordo a quanto previsto all’articolo 48 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.

10. il gestore subentrante è tenuto al rispetto degli obblighi sulla tutela all’occupazione del personale dei gestori uscenti di cui al decreto di cui all’articolo 28, comma 6, decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164.

 

art. 11

(commissione di gara)

1. la commissione di gara è composta da cinque esperti di comprovata esperienza nel campo della distribuzione gas o dei servizi pubblici locali.

2. i commissari, incluso il presidente, sono nominati dalla stazione appaltante.

3. la nomina dei commissari e la costituzione della commissione devono avvenire dopo la scadenza del termine fissato per la presentazione dell’offerta.

4. i commissari di cui al comma 2, oltre a soddisfare i requisiti di cui ai commi 6, 7 e 8, nei cinque anni precedenti la scadenza della presentazione della domanda di partecipazione alla gara, non devono essere stati pubblici amministratori o dipendenti degli enti locali appartenenti all’ambito di gara né della relativa provincia o regione; inoltre, in tale periodo, non devono aver avuto alcun rapporto di collaborazione con le suddette istituzioni, ad eccezione di eventuali partecipazioni a commissioni di gara.

5. i commissari sono scelti tra professionisti iscritti da almeno dieci anni negli albi professionali o laureati con almeno dieci anni di esperienza nel settore gas presso imprese e/o istituzioni o professori universitari di ruolo.

6. i commissari non devono essere in potenziale conflitto di interesse, e in particolare, oltre a soddisfare i requisiti di cui al comma 4, non devono aver svolto nel biennio precedente ne' possono svolgere alcun'altra funzione o incarico tecnico o amministrativo relativamente allo specifico contratto di affidamento.

 7. sono esclusi dalla nomina a commissario coloro che, in qualità di membri delle commissioni giudicatrici, abbiano concorso, con dolo o colpa grave, accertati in sede giurisdizionale con sentenza non sospesa, all'approvazione di atti dichiarati illegittimi.

8. si applicano ai commissari le cause di astensione previste dall'articolo 51 del codice di procedura civile.

 

art. 12

(criteri di aggiudicazione delle offerte)

1. l’aggiudicazione è effettuata con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa in base ai seguenti criteri:

a. condizioni economiche di cui all’articolo 13;

b. criteri di sicurezza e di qualità di cui all’articolo 14;

c. piani di sviluppo degli impianti di cui all’articolo 15.

2. il disciplinare di gara specifica dettagliatamente per ciascun criterio di valutazione i sub-criteri e i relativi punteggi, che possono essere modificati in base alle specificità della rete e alle esigenze locali, purché giustificati nella nota di cui all’articolo 9, comma 1. il disciplinare di gara tipo in allegato 3 fornisce indicazioni più dettagliate sui sub-criteri.

 

art. 13

(condizioni economiche)

1. le condizioni economiche oggetto di gara sono:

a. entità dello sconto tariffario rispetto alle tariffe previste dall’autorità, espressa come percentuale del valore massimo dello sconto. il valore massimo dello sconto è pari in ciascun anno alla somma di:

i. la quota annua di ammortamento, nella misura riconosciuta in tariffa, della differenza fra il valore complessivo di rimborso ai gestori uscenti e la somma delle immobilizzazioni nette di località appartenenti all’ambito, al netto dei contributi pubblici capitalizzati e dei contributi privati relativi ai cespiti di località, da ammortizzare nei 12 anni di durata dell’affidamento ed includendo in entrambi i parametri gli impianti con scadenza ope legis successiva alla gara;

ii. gli oneri annuali versati al soggetto di cui all’articolo 2 comma 5, previsti nell’articolo 8 comma 2, nella misura riconosciuta in tariffa;

b. sconto sui corrispettivi di prestazioni di servizi rispetto a corrispettivi di riferimento;

c. metri di rete per cliente per cui il distributore si impegna a realizzare, in comuni già metanizzati, estensioni successive non previste nel piano di sviluppo degli impianti, anche eventualmente differenziati per i comuni in condizioni di disagio, quali alcuni comuni montani, qualora gli enti locali e la stazione appaltante, in conformità con le linee guida programmatiche d’ambito, ne ravvisano la necessità;

d. percentuale della remunerazione del capitale di località relativo ai servizi di distribuzione e misura e della relativa quota di ammortamento annuale, a favore degli enti locali concedenti, con un tetto del 5%;

e. investimenti di efficienza energetica da effettuare nell’ambito gestito, addizionali rispetto agli obiettivi annuali del distributore previsti dall’articolo 5, comma 1, del decreto ministeriale 21 dicembre 2007 e sue successive modificazioni e integrazioni, che danno luogo all’emissione di titoli di efficienza energetica il cui valore è riconosciuto agli enti locali concedenti con le modalità di cui all’articolo 8, comma 6. gli interventi di efficienza energetica addizionali sono quelli sugli usi finali di gas naturale ammissibili ai sensi del citato decreto e del decreto ministeriale 20 luglio 2004 per il settore gas. le relative modalità operative sono stabilite dall’autorità entro 120 giorni dall’entrata in vigore del presente regolamento.

2. il punteggio massimo per lo sconto tariffario di cui alla lettera a del comma 1 è 13 punti, per l’insieme delle condizioni economiche di cui alle lettere b e c del comma 1 è 5 punti, per la condizione di cui alla lettera d del comma 1 è di 5 punti e per gli investimenti di efficienza energetica di cui alla lettera e del comma 1 è di 5 punti.

3. la ripartizione dei punteggi fra le due condizioni di cui alle lettere b e c del comma 1 dipende dal livello di metanizzazione dell’ambito e dalla stima del valore economico, in corrispondenza del massimo punteggio, per ciascuna condizione. negli ambiti in cui si è già raggiunto un elevato livello di metanizzazione, la stazione appaltante attribuisce un basso valore al punteggio massimo per la condizione di cui al comma 1, lettera c.

4. qualora, per la condizione di cui alla lettera b del comma 1, lo sconto totale sui corrispettivi di prestazione dei servizi o, per la condizione di cui alla lettera c del comma 1, una lunghezza eccessiva dell’estensione di rete comporti un importo troppo grande da incidere significativamente sulla redditività economica finanziaria dell’impresa, a potenziale discapito della qualità del servizio e della sicurezza, o sia ritenuto tale da dar luogo a richieste di prestazioni inutili da parte dei clienti, la stazione appaltante stabilisce una soglia allo sconto o alla lunghezza dell’estensione di rete, al di sopra della quale il punteggio non aumenta.

5. nel caso di non raggiungimento del numero di titoli di efficienza energetica di cui alla lettera e del comma 1, il gestore versa comunque agli enti locali concedenti un ammontare pari al valore dei titoli di efficienza energetica per cui si è impegnato in sede di gara, valutati secondo il prezzo unitario previsto dall’autorità e con le modalità indicate all’articolo 8 comma 6, oltre ad una penale, per mancato rispetto del parametro di gara offerto, da prevedere nel contratto di servizio. e’ previsto un anno di tolleranza entro cui il gestore, senza oneri addizionali, può completare gli investimenti previsti nell’anno precedente.

 

art. 14

(criteri di sicurezza e qualità del servizio )

1. i criteri relativi alla sicurezza da considerare nella valutazione della gara sono i livelli incrementali, rispetto agli obblighi o al livello generale, per il tempo di pronto intervento, fissati dall’autorità, che l’impresa concorrente si impegna a rispettare nell’ambito oggetto di gara in ciascun anno del periodo di affidamento per i seguenti parametri di sicurezza:

i. percentuale annua di rete di media e alta pressione sottoposta ad ispezione, di cui all’articolo 4 della regolazione della qualità dei servizi di distribuzione e misura del gas, allegata alla  deliberazione dell'autorità arg/gas 120/08 e s.m.i.;

ii. percentuale annua di rete di bassa pressione sottoposta ad ispezione, di cui all’articolo 5 della regolazione della qualità dei servizi di distribuzione e misura del gas, allegata alla deliberazione dell'autorità arg/gas 120/08 e s.m.i.;

iii. percentuale di chiamate di pronto intervento con tempo di arrivo entro 60 minuti, di cui all’articolo 10 della regolazione della qualità dei servizi di distribuzione e misura del gas, allegata alla deliberazione dell'autorità arg/gas 120/08 e s.m.i.;

iv. numero annuo convenzionale di misure del grado di odorizzazione di gas per migliaio di clienti finali effettuate nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 8 e dall'articolo 32, comma 32.2, lettera a) della regolazione della qualità dei servizi di distribuzione e misura del gas, allegata alla deliberazione dell'autorità arg/gas 120/08 e s.m.i.

2. il criterio relativo alla qualità del servizio è il livello incrementale, rispetto all’obbligo fissato dall’autorità, che l’impresa concorrente si impegna a rispettare nell’ambito oggetto di gara per un parametro della qualità del servizio, scelto dalla stazione appaltante, tra quelli fissati nel testo integrato della regolazione della qualità dei servizi di distribuzione e misura del gas emanato dall’autorità, vigente al momento dell’emissione del bando di gara. per un ambito con un basso livello di metanizzazione può essere scelto il tempo di attivazione della fornitura, mentre per ambiti in cui è stato raggiunto un buon livello di maturità della metanizzazione può essere scelta la fascia di puntualità per gli appuntamenti o il tempo di risposta ai reclami od altri parametri più attinenti alle caratteristiche dell’ambito.

3. il punteggio massimo attribuibile ai criteri di sicurezza è di 22 punti e quello al criterio della qualità del servizio di 5 punti.

4. il disciplinare di gara tipo di cui all’allegato 3 riporta in dettaglio gli indicatori da considerare per ciascun parametro al fine dell’attribuzione del punteggio e della verifica annuale, anche in funzione di eventuali variazioni che l’autorità abbia deliberato, prima della lettera di invito a presentare l’offerta di gara, di apportare ai livelli obbligatori nei successivi periodi di regolazione, e la specificazione del livello utile per il massimo punteggio. ad offerte di livelli di sicurezza o di qualità al di sopra del livello utile per il massimo punteggio non viene attribuito alcun punteggio addizionale. il livello utile per il massimo punteggio può essere modificato dall’autorità in concomitanza di variazioni dei livelli obbligatori all’inizio dei successivi periodi regolatori, con impatto solo sulle gare successive alla modifica.

5. l’offerta deve essere corredata da una nota sull’organizzazione prevista dall’impresa che giustifichi il valore incrementale offerto per il parametro relativo al pronto intervento di cui al comma 1, punto iv e al parametro di qualità di cui al comma 2.

6. il contratto di servizio prevede le modalità per la verifica annuale degli impegni rispetto ai livelli di sicurezza e qualità offerti, le penali a favore degli enti locali in caso di non rispetto annuale di tali livelli, con un minimo di 2500 euro ed un massimo di 2,5 milioni di euro, e la previsione di decadenza del contratto in caso di mancato rispetto per tre anni dei livelli offerti al di sotto di un valore soglia, valutato con le modalità di cui al comma 7.

7. al fine della previsione di decadenza viene considerato, come indicatore complessivo di sicurezza e qualità, la somma dei punteggi corrispondenti ai livelli effettivi per i parametri di sicurezza e qualità raggiunti nell’anno, calcolati con le formule utilizzate nel disciplinare di gara, e come valore soglia, da inserire nel contratto di servizio, il valore più alto fra:

a. il punteggio relativo ai criteri di sicurezza e qualità in base ai livelli offerti dall’impresa aggiudicataria in sede di gara meno la differenza tra il punteggio complessivo di gara della medesima impresa e quello della seconda classificata;

b. il 90% del punteggio relativo ai criteri di sicurezza e qualità in base ai livelli offerti dall’ impresa aggiudicataria in sede di gara.

 

art. 15

(piano di sviluppo degli impianti)

1. ogni concorrente redige un piano di sviluppo degli impianti, partendo dai documenti guida sugli interventi di estensione e potenziamento della rete ed impianti, di cui all’articolo 9, comma 4, e dallo stato di consistenza di ciascun impianto.

2. il piano è costituito da una relazione tecnica, che contiene il programma dei lavori e illustra gli interventi, e da elaborati progettuali, in particolare planimetrie e schematiche illustrative degli interventi. il concorrente ottimizza quanto previsto nel documento guida e può prevedere anche interventi integrativi e scostamenti, giustificati evidenziando i benefici a fronte dei corrispondenti costi.

3. i criteri di valutazione del piano degli investimenti riguardano i seguenti aspetti:

a. adeguatezza dell’analisi di assetto di rete e degli impianti e della relativa documentazione;

b. valutazione degli interventi di estensione e potenziamento in termini di:

i. accuratezza e dettaglio del progetto e giustificazioni delle scelte anche con analisi di costi-benefici quantitative e, dove non è possibile, qualitative;

ii. miglioramento della continuità di servizio in caso di disfunzione, tramite la realizzazione di magliature della rete;

iii. quantità di rete complessivamente offerti per estensione e potenziamento, purché giustificata da analisi di costi-benefici, mettendo in evidenza gli investimenti in zone disagiate come nei comuni montani. investimenti non adeguatamente giustificati non verranno considerati agli effetti del punteggio;

c. valutazione degli interventi per mantenimento in efficienza della rete e degli impianti in termini di:

i. attendibilità delle proposte di sostituzione per rinnovo della rete e degli allacciamenti, in base alla vita utile e allo stato di conservazione;

ii. quantità di rete complessivamente offerta per rinnovo delle condotte e degli allacciamenti, purché giustificata da analisi di costi benefici. investimenti non adeguatamente giustificati non verranno considerati agli effetti del punteggio.

d. innovazione tecnologica, attuata in maniera accelerata o addizionale a quanto previsto dalla regolazione, subordinata alla dimostrazione di credibilità dell’offerta in impianti di distribuzione già gestiti dal distributore, in particolare sarà valutata l’offerta del numero dei seguenti componenti:

i. impianti telecontrollati;

ii. sistemi di dosaggio ad iniezione dell’odorizzante o equivalenti;

iii. sistemi di misura in continuo della protezione catodica;

iv. percentuale di tubazioni in acciaio messe in protezione catodica efficace in maniera anticipata rispetto al programma previsto dall’autorità nella regolazione della qualità del servizio;

v. contatori elettronici con un programma di messa in servizio accelerato rispetto a quello previsto dall’autorità.

4. il punteggio massimo attribuibile è di 45 punti. negli ambiti in cui la metanizzazione è in via di sviluppo, il punteggio maggiore è attribuito alla valutazione delle estensioni e dei potenziamenti, mentre negli ambiti con un grado di metanizzazione già maturo alla valutazione del mantenimento in efficienza degli impianti.

5. i criteri di valutazione del piano di sviluppo degli impianti sono prevalentemente qualitativi. il disciplinare di gara tipo in allegato 3 riporta la griglia dettagliata dei sub-criteri con il corrispondente punteggio indicativo. in base alle specificità degli ambiti, la stazione appaltante può modificare i punteggi, giustificando la modifica nella nota di cui all’articolo 9, comma 1.

6. le voci relative all’innovazione tecnologica possono cambiare con il tempo per tenere conto dell’evoluzione tecnologica e della standardizzazione di alcune soluzioni che, alla data di emanazione del presente regolamento, sono ritenute innovative o su cui non vige un obbligo di realizzazione.

7. il contratto di servizio riporta il piano dello sviluppo degli impianti, con le previsioni sia delle penalità economiche sia delle ipotesi di decadenza per i casi in cui il concessionario, per cause da lui dipendenti, non lo rispetti o lo realizzi con eccessivo ritardo. le penalità, con un minimo di 2500 euro ed un massimo di 2,5 milioni di euro, e le ipotesi di decadenza sono riportate anche nella bozza di contratto di servizio allegata al bando di gara.

8. l’offerta, al solo fine della giustificazione delle condizioni offerte e della verifica della sostenibilità economica degli investimenti proposti e delle condizioni offerte di cui ai commi 13 e 14 e, quindi, dell’identificazione di offerte anomali, è corredata dal piano industriale previsionale per gli anni di durata dell’affidamento redatto secondo lo schema contenuto nel disciplinare di gara tipo e da una nota illustrativa che riporta tra l’altro:

a. la metodologia utilizzata per la valutazione dei ricavi;

b. la composizione e la giustificazione dei costi di gestione e dei costi indiretti/generali allocati sulla concessione. in particolare è richiesta una descrizione dettagliata degli organici tecnici del distributore ed i servizi esterni di cui si avvarrà, nonché l’attrezzatura, il materiale e l’equipaggiamento di cui disporrà per l’esecuzione del servizio, oltre ai costi operativi unitari. inoltre devono essere evidenziati i costi e le modalità di calcolo correlati ai livelli di sicurezza e qualità offerti, di cui all’articolo 14;

c. la composizione e la giustificazione degli eventuali altri oneri derivanti dall’affidamento, quali gli oneri a favore dei proprietari degli impianti, se diversi dal gestore;

d. gli investimenti materiali, valutati secondo il prezzario allegato allo schema di contratto di servizio di cui all’articolo 9, comma 8, ed il loro piano di ammortamento. nel caso in cui vengano utilizzati valori diversi, devono essere giustificati;

e. la composizione e la giustificazione degli investimenti immateriali, incluse le spese di gara e la differenza fra il valore di rimborso ai gestori uscenti e le immobilizzazioni nette valutate ai fini regolatori;

f. il valore residuo risultante al termine dell’affidamento;

g. le forme di finanziamento che saranno utilizzate.

 

art. 16

(offerte anomale)

1. la commissione valuta la congruità delle offerte quando la somma dei punti relativi alle condizioni economiche e quelli del piano di investimento è pari o superiore ai quattro quinti del corrispondente punteggio massimo previsto nel bando di gara.

2. la commissione valuta la congruità delle offerte quando la somma dei punteggi dovuti ai criteri di sicurezza e di qualità è pari o superiore ai quattro quinti del corrispondente punteggio massimo previsto nel bando di gara.

3. la commissione valuta la congruità delle offerte quando il tasso interno di redditività degli investimenti nel piano industriale di cui all’articolo 15, comma 8, risulta inferiore al 5% in termini reali, al netto delle imposte.

4. la commissione verifica sistematicamente che il piano industriale sia in accordo con le istruzioni contenute nel bando di gara e i valori utilizzati siano consistenti con la prassi del settore e della regolazione in vigore.

5. qualora nel piano industriale i costi operativi, i ricavi o la valutazione degli investimenti siano differenti da quelli utilizzati dagli altri concorrenti, o comunque le istruzioni appaiono essere state disattese, e le motivazioni nella nota giustificativa non sembrano chiare o plausibili, la commissione richiede informazioni aggiuntive applicando il procedimento di verifica delle offerte anomale di cui al comma 7 e, se i valori utilizzati continuano a non essere giustificati, procede all’esclusione dell’offerta.

6. la commissione ha la facoltà di verificare la congruità dell’offerta quando un punteggio, anche parziale, appaia anormalmente elevato rispetto alle altre offerte.

7. il procedimento di verifica delle offerte anomale e della loro eventuale esclusione dalla gara avviene secondo le disposizioni degli articoli 87 e 88 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.

8. la commissione procede ad una verifica rigorosa delle giustificazioni dell’impresa che ha presentato l’offerta anomala, esprimendo un proprio giudizio sulla validità di tali giustificazioni.

 

art. 17

(monitoraggio degli effetti del decreto e supporto agli enti locali)

1. ai fini del monitoraggio degli effetti del presente regolamento, tutti i soggetti che agiscono da stazione appaltante, di cui all’articolo 2, comma 1, sono tenuti, entro 60 giorni dall’aggiudicazione della gara, a trasmettere al ministero dello sviluppo economico – dipartimento dell’energia i dati significativi con cui si sono aggiudicate le gare, come riportati nello schema in allegato 4. su richiesta, la stazione appaltante invia il verbale della gara al ministero dello sviluppo economico.

2. il ministro dello sviluppo economico e il ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale stipulano, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del presente regolamento, un apposito protocollo d’intesa con anci e l’autorità per l’energia elettrica e il gas per porre in essere, con le risorse umane, finanziarie e strumentali a legislazione vigente, specifiche iniziative di sensibilizzazione, informazione ed assistenza agli enti locali, nonché per istituire un comitato, che può essere allargato anche ad altri soggetti istituzionali, per monitorare lo svolgimento e gli esiti delle gare ed esaminare l’opportunità di eventuali chiarimenti e proposte di modifiche al presente regolamento.

 

art. 18

(prerogative delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di trento e bolzano)

1. sono fatte salve le prerogative statutarie delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di trento e bolzano.

 

art. 19

(entrata in vigore)

1. il presente regolamento sarà pubblicato nella gazzetta ufficiale della repubblica italiana e nei siti internet dei ministeri dello sviluppo economico e per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale, ed entra in vigore il quindicesimo giorno successivo alla data della pubblicazione nella gazzetta ufficiale della repubblica italiana.

il presente regolamento, munito del sigillo dello stato, sarà inserito nella raccolta ufficiale degli atti normativi della repubblica italiana. e’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

roma,
il ministro dello sviluppo economico
il ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale 

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15 novembre 2011 - 19:23

la nube radioattiva si aggira per l'europa. è una mezza bufala. dettagli, retroscena, segreti.

pare che sia una mezza bufala radioattiva.
la radioattività c'è, ma è in dosi irrilevabili e non viene da un incidente nucleare.

ieri raccontavo su queste pagine che sull'europa è stata rilevata una debole nube radioattiva di iodio 131:

dovrebbe venire da una fonte non individuata in europa sud-orientale, il che fa pensare alla zona tra romania, bulgaria e ucraina ma, visto che ogni radionuclide ha una "targa" involontaria che ne identifica la provenienza, si pensa anche che possa essere accaduto un guaio in qualche stabilimento di radiofarmaci in boemia o moravia (europa centrale, repubblica ceca).
tuttavia le quantità così basse, e appena rilevabili, non consentono un'analisi che determini con chiarezza la provenienza della radioattività.

i primi moderatissimi allarmi erano della settimana scorsa. ecco un passo di un dispaccio agi+reuters:

(agi/reuters) - vienna, 11 nov. - tracce di iodio-131 sono state rilevate nell'aria dell'europa. lo ha riferito l'agenzia internazionale per l'energia atomica, assicurando che «non vi sono rischi per la salute» e che il radioisotopo non arriva dalla centrale nucleare giapponese di fukushima, danneggiata dallo...

oggi è allarme.
non si tratta solamente dell'agenzia ansa, che rileva una notizia francese con un tono di sorpresa stupefatta come se fosse una novità dell'ultimora e rimpasta le notizie già scritte e riscritte (e parla di iodio 121 anziché iodio 131):

(ansa) - parigi , 15 nov - misteriose tracce di iodio 121, imputabili a delle fughe radioattive provenienti da un paese straniero ancora ignoto, sono state riscontrate nell'atmosfera della francia, senza tuttavia presentare rischi sanitari: è quanto ha annunciato oggi l'istituto francese per la radioprotezione e la sicurezza nucleare (irsn). l'origine e la data di queste fughe di iodio 131 sono «ad oggi sconosciute», ma non avrebbero alcun legame con l'incidente di fukushima, in giappone, ha aggiunto l'irsn. l'istituto francese è stato informato nei giorni scorsi da alcune reti scientifiche della presenza in diversi paesi d'europa centrale di iodio 131 nell'atmosfera e ha quindi lanciato una serie di analisi per cercare l'eventuale presenza di questo elemento radioattivo in francia. (ansa).
 Z04
15-nov-11 12:45

i blog e i social network sono intasati dall'allarme nucleare.
viene indicata come colpevole per esempio la centrale sloveno-croata di krško, che è vicina a trieste.
(in realtà, come leggerai più sotto, la centrale non c'entra nulla).

ecco per esempio un passo del bell'articolo di paolo della ventura:

da fonti non ufficiali si apprende che due centrali nucleari sarebbero state interessate dal rilascio di iodio-131: la centrale nucleare di krško (slovenia) e la centrale nucleare di pàks (ungheria). facendo una ricerca sul cesio, sul sito dell’eurdep, solo la centrale nucleare di krsko sarebbe interessata perché in europa, solo questo sito accumula iodio-131, cesio-134 e cesio-137

oppure scrive in francese wikistrike.
ecco qualche riga:

iode 131, césium 134 et césium 137 à la centrale de krško (slovénie) . d’après le site public european radiological data exchange platform , de l’iode-131 est détecté uniquement en slovénie et en croatie, à quatre endroits différents : à zagreb, à ljubljana, à krško, et à la limite des trois pays croatie-hongrie-serbie.

un articolo scritto molto bene è quello proposto da maria.
copincollo un passo:

che sia la centrale nucleare di krško, in slovenia, a 120 chilometri da trieste? ho provato a ricorrere al fai-da-te, visto che mancano informazioni decentemente complete sulla debole nuvoletta radioattiva nei cieli d’europa.
si sono individuate nell’aria piccole quantità di iodio 131 (è segno di incidente nucleare), ma la loro origine è ignota.
da qualche parte devono pur venire, no? e allora ho interrogato il database erdep (european radiological data exchange platform), che fa capo alla commissione europea e nel quale confluiscono i dati sulla radioattività provenienti da 4200 stazioni di rilevamento.
il risultato sembra indicare appunto krško (ho scritto: sembra indicare), un pezzo di antiquariato nucleare dal momento che la centrale è entrata in funzione nel 1981, esattamente...

ma anche io ho le mie fonti.
interne, dirette e informate.

 

 primo.

solamente pochi rilevatori della rete europea (su migliaia di contatori geiger sparsi per l'europa), solamente alcuni dei più sensibili, sono stati capaci di accorgersi di una leggerissima (leg-ge-ris-si-ma) variazione nella presenza di iodio 131 nell'aria.

la stra-maggior parte dei rilevatori  europei non ha rilevato proprio nulla.

e anche per gli strumenti di misura più sensibili, la variazione dello iodio 131 è al limite della sensibilità.

il numero?
eccolo.

l'aumento di iodio 131 è di un decimillesimo del fondo radioattivo naturale.
ripeto: rispetto al fondo naturale, cioè alla radioattività normale, l'aumento è stato pari a diecimila volte meno.

per capire del rischio zero che ciò rappresenta, la cantina di una casa tradizionale di tufo dell'italia centrale può avere un contenuto di radon (gas radioattivo) migliaia (ma anche decine di migliaia) di volte superiore al fondo naturale di radioattività da gas radon.

 

secondo.

un incidente nucleare legato a un'arma o a una centrale atomica di qualsiasi tipo rilascia molti isotopi insieme.

infatti ogni applicazione dell'energia nucleare (pacifica o bellica) è formata da una miscela ben precisa di materiali.
e ogni emissione radioattiva rispecchia il dosaggio della fonte.

lo sanno bene per esempio i "detective atomici" del joint research center dell'unione europea, i quali sanno riconoscere dal dosaggio degli elementi la fonte di qualsiasi emissione radioattiva. meglio, quasi qualsiasi emissione radioattiva: non questa di oggi, perché questa non dà elementi.
i "detective atomici" hanno individuato in questo modo operazioni segrete, hanno sbugiardato truffe nucleari, hanno scoperto la provenienza esatta di materiali trafugati.

se fosse la centrale di krško, ci sarebbe sì lo iodio, ma anche alcuni isotopi del cesio in proporzioni conosciute.
e come per la centrale al confine tra slovenia e croazia, tutte le altre centrali (e bombe atomiche) hanno questa carta d'identità precisissima.

qui, invece, solamente tracce di solo iodio 131.
e basta.

significa che non è un'applicazione nucleare, ma un'avaria o un errore in un utilizzo industriale di un solo, preciso elemento, lo iodio 131.
per questo motivo fin dall'inizio si era ipotizzata una fuga da un'industria che produce radiofarmaci, come scrivevo anche nell'articolo di ieri.
lo iodio 131 si usa infatti come radioterapico, soprattutto per ridurre il cancro alla tiroide.

ma lo iodio 131 si usa anche come ingrediente fondamentale dei dispositivi di rilevazione del fumo, quegli scatolotti con la lucina lampeggiante rossa che si vedono per esempio sul soffitto delle camere d'albergo o negli aeroplani per fare scattare l'allarme antincendio al primo accenno di fumo.

altre applicazioni dello iodio dovrebbero essere in alcuni passaggi del segmento dell'industria alimentare, mi pare per rendere asettici alcuni processi di lavorazione.
ma di quest'ultima applicazione non sono sicuro.

..................

aggiornamento del 18 novembre. scoperta la fonte della radioattività. è un laboratorio di budapest, in ungheria. leggi qui l'articolo.

 

 

puoi seguirmi anche su twitter @jacopogiliberto

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Categorie: ecologia e ambiente, energia, nimby, nucleare, salute, Scienza

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15 novembre 2011 - 17:18

roma. il comune si accorge di avere sbagliato il bando per i tubi del gas. retroscena.

premessa.
quest'estate, a sorpresa, il comune di roma (anzi, roma capitale, come si sono fatti aggiungere per legge nell'intestazione) ha emanato un bando per il rinnovo della concessione della rete cittadina del gas.

il servizio di distribuzione del metano – la gestione della rete di condutture, poiché dal 2000 la vendita di gas è libera – fin dai tempi del gas illuminante di 150 anni fa è su concessione comunale.
il ministero dello sviluppo economico in primavera aveva completato le linee guida sulle gare con cui affidare il servizio; la concessione passa ora dal singolo comune ai cosiddetti ambiti, che comprendono più comuni allacciati fra loro.
nel caso di roma, fanno parte dell'ambito anche fiumicino, ciampino, frascati e altri grandi comuni. 
queste linee guida, non ancora ratificate dall'entrata in vigore, sono state discusse ed esaminate dalle altre istituzioni e dalle associazioni industriali.

poi c'è il decreto di liberalizzazione del 2000: le concessioni sarebbero scadute nel 2005, ma stanno continuando in regime di proroga.

a roma il servizio di distribuzione del metano è dell'italgas (ex romanagas) gruppo snam rete gas.

nei primi giorni di un pigèrrimo agosto la giunta comunale di roma aveva approvato una delibera per varare la gara che avrebbe affidato in concessione il servizio gas.
per la sola città capoluogo.
ciampino, fiumicino e gli altri, affari loro.
alcuni consulenti pagati una parcella appetitosissima (svariate centinaia di migliaia di euri) hanno studiato e messo a punto il testo di un bando, emanato a fine settembre.

panico sul mercato dei possibili candidati.
l'italgas ha fatto ricorso.
quelle previste dal bando così lungamente elucubrato sembravano condizioni capestro insostenibili per quasi qualsiasi candidato. chiunque avesse vinto, avrebbe perso (perso) quattrini a palate.

come se...
come se il bando fosse stato fatto apposta dal comune di roma per far vincere l'acea (la società elettrica e dell'acquedotto controllata dal comune di roma)  in associazione con un partner industriale e finanziario espertissimo nel settore delle reti gas.

ho cercato con la memoria le più solide società che posseggono e gestiscono grandi reti urbane di tubi del gas.
me ne sono venute in mente diverse, ma una in particolare.
e non ti dirò chi è.

fatto sta che l'altro giorno il comune di roma ha cambiato il bando di gara.
ecco l'annuncio.

gas, comune: modificato bando e prorogata scadenza

la giunta capitolina, presieduta dal sindaco gianni alemanno, su proposta dell’assessore ai lavori pubblici e periferie, fabrizio ghera, ha approvato la delibera relativa all’affidamento del servizio pubblico di distribuzione del gas nel territorio di roma capitale

l’approvazione della delibera integra la precedente, approvata con deliberazione n. 286 del 4 agosto 2011, modifica i requisiti tecnico-economici al fine di ampliare il più possibile la platea dei partecipanti al bando di gara favorendo, pertanto, la massima concorrenzialità.

inoltre l’atto migliora la redditività complessiva dell’investimento per il vincitore della gara, anche alla luce dei forti deterioramenti degli scenari economici e finanziari registrati sui mercati italiani ed internazionali, e proroga i termini di presentazione dell’offerta al 23 marzo 2012.

lo comunica il dipartimento lavori pubblici di roma capitale.

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Categorie: acqua, energia, infrastrutture, reti energia

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15 novembre 2011 - 14:07

palermo. ignoti (dipendenti?) danneggiano per rabbia i camion rifiuti e i loro concittadini.

palermo.
un evento minimo che però spiega il clima.

succede che quasi tutti i dipendenti della "municipalizzata" di nettezza urbana amia (commissariata) abbiano accettato (controvoglia ma capendo il problema) la necessità di sopportare sacrifici.
rinunciano allo straordinario e si impegnano con maggiore sforzo nel lavoro per i concittadini e per aiutare l'amia a risanarsi senza dover fallire o licenziare.

questo vale per quasi tutti i dipendenti.

non per tutti.

stamattina nel deposito dei mezzi brancaccio qualcuno (quasi certamente alcuni dipendenti infidi) hanno rubato da dieci camion nuovissimi dell'immondizia i dispositivi di attivazione delle batterie.
quasi un atto di luddismo.

e quei dieci camion questa mattina non sono potuti uscire a raccogliere i rifiuti.
a danno dei cittadini.

di corsa, gli addetti dell'amia hanno comprato gli apparecchi nuovi, che sono stati istallati sui camion, i quali nel pomeriggio hanno potuto lavorare.
il furto è stato denunciato alla polizia e i commissari straordinari dell'amia hanno deciso di istallare nel deposito delle telecamere.

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Categorie: ecologia e ambiente, rifiuti, società

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14 novembre 2011 - 17:48

una nube radioattiva si aggira sull'europa. l'entità è appena misurabile, ignota la fonte.

da qualche giorno alcuni dei rilevatori più sensibili della rete di controllo rilevano un aumento appena accennato di radioattività dovuto a iodio 131.

dovrebbe venire da una fonte non individuata in europa sud-orientale, il che fa pensare alla zona tra romania, bulgaria e ucraina ma, visto che ogni radionuclide ha una "targa" involontaria che ne identifica la provenienza, si pensa anche che possa essere accaduto un guaio in qualche stabilimento di radiofarmaci in boemia o moravia (europa centrale, repubblica ceca).

tuttavia le quantità così basse, e appena rilevabili, non consentono un'analisi che determini con chiarezza la provenienza della radioattività.

secondo l'agenzia internazionale per l'energia atomica "non ci sono rischi per la salute" (è un aumento rilevato solamente da pochi strumenti fra i più sensibili) e di certo il radioisotopo non arriva dalla centrale nucleare giapponese di fukushima, danneggiata dal maremoto di marzo.

il ministero tedesco dell'ambiente esclude che la fonte dello iodio 131 sia una centrale nucleare, pur confermando che quantità sono state rilevate nell'aria.

la commissione europea dice che i livelli misurati sono "talmente bassi che non pongono rischi per la salute e sotto la soglia che obbliga a commissione a notificarli agli stati membri".

cliccando qui puoi leggere i comunicati ufficiali dell'aiea (l'agenzia atomica) e del ministero austriaco dell'ambiente, comunicati emanati entrambi da vienna.

suggerisco anche di guardare il video che avevo pubblicato il 14 aprile: l'impressionante mappa filmata delle 2.053 bombe atomiche già esplose nel mondo.

 .......................................

aggiornamento del 18 novembre. scoperta la fonte della radioattività. è un laboratorio di budapest, in ungheria. leggi qui l'articolo.

 

 

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Categorie: ecologia e ambiente, energia, nimby, nucleare, salute, Scienza

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14 novembre 2011 - 15:28

ambiente. prestigiacomo nomina il prefetto santoro commissario al parco delle cinqueterre.

uno degli ultimi atti della ministra dell’ambiente, stefania prestigiacomo.
è stato nominato l'altro giorno il prefetto vincenzo santoro all'incarico di commissario del parco delle cinqueterre.
santoro sostituisce aldo cosentino, del ministero, cui va il sentito ringraziamento della ministra per aver gestito con efficienza e oculatezza il parco in una fase delicatissima seguita alle dimissioni del presidente e per lo straordinario impegno mostrato nelle drammatiche recenti giornate dell’alluvione che ha devastato una parte del parco.

prestigiacomo aggiunge: "al prefetto santoro, che già collabora con ministero dell’ambiente, l’augurio di buon lavoro nel nuovo complesso incarico".

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente

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14 novembre 2011 - 12:44

rinnovabili pulite dentro. il gse promuove il fotovoltaico no profit.

il gestore dei servizi energetici (gse) promuove l’istallazione di impianti a fonti rinnovabili in ospedali, comunità, prigioni e altre strutture appartenenti a organizzazioni, enti, associazioni, istituzioni no profit.
l’obiettivo è rendere facile la donazione di impianti fotovoltaici di alta qualità tramite alleanze *di eccellenza* fra organizzazioni di utilità sociale e l’industria del fotovoltaico.

le imprese che operano nelle energie rinnovabili – aggregate dal gse attraverso la rete corrente - si impegnano ad aderire all’iniziativa fornendo prodotti e servizi necessari alla realizzazione degli impianti.
inoltre il progetto “gse, garantiamo energie per il sociale” può creare ricadute positive, in termini di sostenibilità ambientale e di vantaggio economico e sociale, poiché offre occasioni di lavoro per i giovani delle comunità coinvolte, i quali potranno imparare un mestiere o avviare attività di istallazione di impianti solari.

i primi beneficiari del progetto, per i quali il gse ha già realizzato studi di fattibilità, sono:

la comunità di san patrignano

l’istituto penale minorile di nisida

la comunità di betania

l’ospedale gaslini

il progetto “gse, garantiamo energie per il sociale” ha ricevuto l’alto patronato della presidenza della repubblica italiana: nei giorni scorsi il vertice del gestore dei servizi energetici (gse) – emilio cremona e nando pasquali – è stato ricevuto da giorgio napolitano, al quale è stato illustrato il progetto.

sarà anche attribuito un premio annuale alle imprese che concorreranno in modo significativo ad affermare e a promuovere l’italia delle rinnovabili, distinguendosi per l’innovazione e per la qualità dei prodotti.

 

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Categorie: ecologia e ambiente, energia, fonti rinnovabili, società

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13 novembre 2011 - 23:24

indiscreto. e se monti facesse a meno del ministro dell'ambiente? per fonderlo con...

indiscreto.

il governo tecnico di mario monti potrebbe rinunciare al ministero dell'ambiente, fondendo tra loro due ministeri.

già anni fa era accaduto, quando paolo baratta era ministro dei lavori pubblici e (in contemporanea) dell'ambiente, riuniti sotto un unico ministero.
era una visione di allora dell'ambiente, collegato al cemento e alle grandi opere.

oggi l'ambiente potrebbe fondersi - che so - con i beni culturali.

resta valida l'ipotesi di dare un incarico a corrado clini.
le due prospettive possono anche non annullarsi a vicenda, se clini avese un incarico non di ministro ma di superdirettore di un ministero gemellato con i beni culturali.

lo scopriremo presto.

 

 

intanto, ecco l'articolo sull'incarico a monti, scritto da chiara beghelli, nicoletta cottone e celestina dominelli, pubblicato dal sito web del sole 24 ore, dove troverai tutti gli aggiornamenti agli avvenimenti del governo in formazione.

 

 

 

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Categorie: ecologia e ambiente, infrastrutture

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12 novembre 2011 - 20:33

ecocronache da ecomondo. riciclare il brecciolino delle strade e gli pneumatici. greenwashing.

qui ecomondo alla fiera di rimini.
qualche notizia ecologica.

 

si può riciclare il brecciolino, quello che fa cadere le moto

a ecomondo ho trovato un’azienda che fa una cosa meravigliosa.
ricicla il brecciolino, quella ghiaietta che si forma sui bordi delle strade e che è temutissimo da noi motociclisti perché (automobilisti, leggete!) le moto hanno solamente due ruote e temono moltissimo il selciato di pietra, le strisce pedonali e la segnaletica dipinta sull’asfalto, il ghiaietto e il brecciolino.
soprattutto quando piove.
(automobilisti, non imbufalitevi quando siamo costretti ad andare piano. non incollatevi alla nostra targa, non fate i fari, non sorpassateci d’azzardo).

l’azienda si chiama ecocentro tecnologie ambientali, sta a gorle (bergamo), fa parte del gruppo esposito e raccoglie l’immondizia dello spazzamento delle strade.
le spazzatrici motorizzate o gli spazzini con la scopa raccattano cose diversissime: lattine, cartacce, foglie secche, preservativi usati, cicles masticate.
ma soprattutto raccolgono una quantità smisurata di terra, sabbia e sassi.

l’ecocentro divide questo materiale secondo la pezzatura (sabbia, sabbia grossa, ghiaia fine, ghiaietta, ghiaione, ciottoli) e li rivende per l’edilizia.

 

il riciclo delle gomme d’auto

ecopneus ha tracciato un primo bilancio della partenza del sistema di raccolta e recupero degli pfu, siglia òvvida degli pneumatici fuori uso, indicando le sinergie per lo sviluppo di un'economia del riciclo dei pneumatici fuori uso.

un’industria del riciclo, quella che si sta consolidando sulla spinta del d.m 11 aprile 2011 n. 82, che vede già messi in atto procedure volte a garantire l'efficienza del sistema e il coinvolgimento degli addetti.
obiettivo di raccolta per il 2011 nel paese: quasi 100mila tonnellate di gomme usate, pari a il 25% dell'immesso al consumo, quota che dovrà diventare il 100% (380mila tonnellate) entro il 2013.

 l'asserzione di apertura del convegno di alessandro de martino, presidente di ecopneus, "tenere pulita l'italia ha un costo e richiede la collaborazione di tutti", ha rappresentato la chiave del confronto tra gli ospiti che hanno espresso i punti di vista delle diverse anime presenti all'interno del mondo del riciclo delle gomme usate.

giovanni corbetta, direttore generale di ecopneus, ha fotografato la situazione attuale: "sono 38 le organizzazioni che hanno ricevuto l'autorizzazione dal ministero ambiente ad applicare il contributo ambientale per il riciclo dei pfu ma i numeri confermano che ecopneus gestisce la quota maggioritaria di materiale. nei primi due mesi abbiamo ricevuto 12mila richieste di prelievo da oltre 15mila punti di "generazione di pfu".
la raccolta è in linea con il target del 25% del totale che dovrà essere raggiunto entro fine anno. la nostra rete è costituita da 16 imprese regionali di raccolta che si avvalgono di 60 sub fornitori. il materiale raccolto viene consegnato a 30 imprese di frantumazione. la parte finale della filiera è composta da cementifici che attuano recupero energetico e da aziende che reimpiegano la gomma da riciclo in applicazioni industriali".

 i rappresentanti della filiera hanno discusso, moderati da lucia tonini di pneus news, su quanto resta da fare per perfezionare il sistema.

"questa filiera deve crescere e rafforzarsi – dice corrado scapino, presidente fise-unire – la normativa pone degli obiettivi che partono dall'esigenza ambientale e che poi si scontrano con il mercato. oggi ci sono alcune regioni e province che sono più all'avanguardia nella spinta al green procurement e nelle sperimentazioni rispetto agli utilizzi della gomma da riciclo di pfu; a livello nazionale però siamo molto in ritardo e non c'è più nessuna giustificazione. ormai dobbiamo pensare al riutilizzo del materiale riciclato come la questione centrale relativa al recupero dei rifiuti".

dello stesso parere luigi bianchi, presidente commissione per le politiche ambientali confcommercio: "è di 1.500 miliardi di euro il mercato corrispondente all'acquisto di materiali di consumo dall’amministrazione pubblica. appena il 18% delle amministrazioni hanno oggi applicato i principi del green procurement contenuti in diversi provvedimenti normativi nazionali e internazionali. non è più possibile. la filiera e la sua sostenibilità oggi va vista nella sua interezza: lo sviluppo dei mercati a valle è indispensabile e non più procrastinabile. come anche l'allineamento delle imprese del settore ad un livello di qualità e di etica: non c'è più spazio per chi rifiuta regole e controlli."

angelo bonsignori, direttore generale della federazione confindustriale gomma plastica, ha puntualizzato che "andiamo ad incidere su una filiera di decine di migliaia di operatori che hanno le loro difficoltà nel recepimento degli obblighi previsti dal decreto e ne siamo consapevoli. devono essere ancora risolti diversi aspetti operativi, non tutti di dettaglio, che vanno chiariti in questa fase di applicazione del decreto. siamo altresì consapevoli che le difficoltà che ci possono essere adesso saranno compensate in futuro da ricadute positive sul settore"

giorgio russomanno, responsabile settore ambiente e sicurezza confartigianato imprese: "ecopneus è stato l'unico soggetto a porsi nei confronti di strutture come la nostra in un'ottica di percorso virtuoso di dialogo e confronto, per cercare di comprendere e risolvere le problematiche dei nostri operatori. le criticità ci sono, come ad esempio le regole legate alle modalità di ritiro dei pneumatici dai gommisti; e restano ancora aperti molti punti in relazione alle modalità di applicazione del contributo ambientale sui quali abbiamo chiesto chiarimenti al ministero dell'ambiente"

martino landi, presidente federazione autonoma italiana benzinai ha sottolineato l'importanza di questo nuovo sistema e il valore dell'impegno che tutta la filiera sta profondendo in questi mesi. "nonostante le difficoltà che ci sono state alla partenza, il servizio comincia a decollare e siamo sulla buona strada".

silvano falocco, ha illustrato il punto di vista di ecosistemi: "lo strumento per creare i mercati dei materiali risultanti dal riciclo è senz'altro il green public procurement. questo strumento è considerato fondamentale dalle nazioni unite, dell'unione europea e della commissione europea. noi dall'italia abbiamo una visione parziale e perdiamo di vista quanto avviene nel mondo. l'utilizzo delle risorse naturali primari non rinnovabili va limitato, anche come politica di tutela del ter-ritorio, e sostituito con materiali da riciclo. l'unione europea mette il gpp come strumento di politica economica ed è in discussione il regolamento per far diventare obbligatorio il 50% di acquisti verdi da parte della p.a. una rivoluzione silenziosa che sta toccando e toccherà sempre di più anche l'italia."

alberto avetta, assessore alla viabilità della provincia di torino, ha condiviso i risultati della sperimentazione effettuata nell'ambito dei lavori per la realizzazione della circonvallazione di borgaro-venaria: " il progetto sperimentale che abbiamo realizzato ha portato alla realizzazione di un tratto di strada con asfalto gommato. i risultati che stanno emergendo sono molto buoni e contiamo di proseguire nella collaborazione con ecopneus. per sviluppare questo settore applicativo servono però risorse. e la collaborazione di tutti.

mauro renato longo, direzione acquisti di consip, ha evidenziato come nel 2000 il ministero dell'economia e delle finanze ha avviato un programma per la razionalizzazione degli acquisti nella pubblica amministrazione volto a ottimizzare gli acquisti e a semplificare i processi di approvvigionamento. con ecopneus, consip ha avviato un confronto che andrà avanti nel prossimo periodo.

santino cannavò, responsabile ambiente nazionale di uisp, unione nazionale sport per tutti, ha illustrato il progetto in corso in collaborazione con ecopneus rivolto a 20mila dirigenti e opinion leader del settore sportivo.
i risultati che stanno arrivando dall'indagine in corso evidenziano come lo sviluppo di applicazione di materiali riciclati come la gomma da pneumatici usati nell'impiantistica sportiva (i campi di calcio di gomma o le piste da atletica) può avere un significato fortissimo per il mondo dello sport.

prisca taruffi, figlia del grande piero taruffi, già campionessa italiana e vicecampionessa europea di rally e direttrice tecnica nei corsi di guida sicura e sportiva, ospite del convegno, ha spiegato quanto possano essere fondamentali per chi guida l'effetto drenante e le rese ottimali degli asfalti in caso di frenata e di pioggia, caratteristiche garantite dagli asfalti modificati con il polverino di gomma, che hanno anche il vantaggio di una maggiore durata e una migliore sostenibilità ambientale.

infine il senatore andrea fluttero (pdl) della commissione ambiente del senato, non potendo essere presente ha inviato un messaggio a ecopneus, sottolineando l'importanza del green public procurement nello sviluppo dell'industria del riciclo e rendendosi disponibile a lavorare in questa direzione.

dal convegno è, quindi, emerso che alla luce dei recenti sviluppi in tema di acquisti verdi della pubblica amministrazione, delle esperienze estere e delle sperimentazioni italiane, si sta ragionando sempre più concretamente su azioni da perseguire per una valutazione a tutto tondo del materiale da riciclo pfu, sia per le sue performance tecniche, sia per il valore ambientale, che lo renderebbero preferibile ai materiali vergini in svariate applicazioni nei settori dell'edilizia civile, sportiva e delle strade.

 


la sostenibilità vera delle aziende e il greenwashing delle imprese con la coscienza sporca

sempre di più il concetto di sostenibilità ambientale influenza e orienta le strategie di impresa per la competitività, la progettazione e il posizionamento dei prodotti, la gestione della filiera di fornitura e la costruzione della reputazione aziendale.
saper concepire un'innovazione sostenibile, saperla tradurre in investimenti mirati all'eco-efficienza, all'energy saving, al controllo del ciclo di vita dei prodotti, è la chiave per evitare il rischio “greenwashing”, ottenendo maggiore fiducia da parte dei mercati e un più remunerativo rapporto tra impresa e collettività.

 quale occasione per approfondire il ruolo dell'innovazione e della comunicazione nella valorizzazione della sostenibilità di impresa, csqa certificazioni ha promosso e organizzato, con il patrocinio di ferpi (federazione relazioni pubbliche italia) e di pefc italia, il convegno “nuove frontiere della sostenibilità”.

"il convegno, giunto ormai alla seconda edizione, conferma quanto sia importante e opportuno per le aziende affrontare il paradigma della sostenibilità sia dal punto di vista tecnico-organizzativo che da quello della comunicazione – ha sottolineato michele crivellaro, della divisione ambiente, territorio e responsabilità sociale di csqa e moderatore dell’incontro – la sostenibilità è un caleidoscopio che, come dice il termine stesso, deve consentire di far “vedere il bello” di un’impresa e gli effetti che caratterizzano la sua sfera d’influenza – economica, sociale e ambientale – e il ciclo di vita dei prodotti. è quanto mai necessario che non si ripeta quanto successo con la responsabilità sociale d’impresa, spesso formale e poco sostanziale, o con la compensazione delle emissioni, in molti casi priva di sistemi di garanzia oggettivi e verificabili. la sfida di rendere “normali” i prodotti e i servizi concretamente sostenibili e non far sembrare sostenibili quelli normali può sicuramente essere vinta anche grazie allo strumento della certificazione".

"oggi i consumatori vogliono sapere tutto delle aziende: se e quanto inquinano, se rispettano gli interessi degli stakeholder e tutti gli altri impatti sul mondo esterno. e questo ha ormai cambiato le regole del fare business – ha ribadito giampietro vecchiato, vicepresidente della ferpi – sono ormai numerose le indagini che evidenziano come tematiche ambientali quali l’inquinamento, i cambiamenti climatici e la gestione dei rifiuti siano top of mind anche in un periodo di crisi economica, a conferma di una maggiore consapevolezza dell’importanza del perseguimento di uno sviluppo più sostenibile. dove ci sono opportunità, però, si nascondono anche dei rischi, il più pericoloso dei quali è quello del greenwashing, ovvero il tentativo da parte di un’organizzazione di crearsi un’immagine positiva e virtuosa dal punto di vista ambientale, dando una “pennellata di verde” ai propri prodotti e servizi. in realtà, nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di operazioni poco trasparenti e superficiali perché non basate su strategie, metodologie e pratiche ecologiche, affidabili e certificabili. il greenwashing inganna sia i consumatori che le aziende: i consumatori perché li porta a scegliere prodotti non in grado di garantire ciò che promettono; le aziende perché rischiano di perdere il “green premium price” tanto ricercato. l’effetto di una proliferazione di prodotti e aziende “greenwashed” è creare un mercato “non credibile”, rischiando di compromettere il presupposto fondamentale di qualsiasi relazione, commerciale e non: la fiducia".

per affrontare adeguatamente il rischio greenwashing, un’impresa che sceglie di adottare un comportamento socialmente responsabile deve necessariamente perseguire un approccio multidisciplinare che tenga conto dei molteplici riferimenti legislativi ed etici.
l’evoluzione del mercato verso prodotti e processi a basso impatto ambientale spinge il sistema impresa ad adottare strumenti innovativi riconosciuti in grado di supportare scelte sostenibili sin dalle prime fasi di progettazione di servizi e prodotti.

"un percorso ancora più urgente quando processi e prodotti minacciano la disponibilità di risorse ambientali per il futuro, come nel caso dell’acqua – ha spiegato alessandro manzardo del centro studi qualità ambiente-dipartimento di processi chimici dell’ingegneria dell’università di padova – i cambiamenti climatici e l’uso dell’acqua per fini agricoli, industriali e civili hanno infatti irrimediabilmente limitato la quantità di acqua dolce disponibile. alcune stime prevedono che entro il 2025 oltre due terzi della popolazione mondiale vivrà in condizioni di scarsità idrica. per rispondere a queste esigenze, l’international organization for standardization (iso) ha avviato un processo di normazione che porterà nei prossimi anni alla pubblicazione della iso 14046: uno standard per il calcolo e la comunicazione dell’impatto che un prodotto ha sulla risorsa idrica in un’ottica di ciclo di vita (waterfootprint)".

mentre il tema dell’innovazione sostenibile rappresenta un argomento attualmente al centro del dibattito pubblico, quello della responsabilità legata al processo innovativo risulta essere, al contrario, un ambito ancora scarsamente esplorato ma su cui si stanno concentrando grandi aspettative, se si considerano le richieste sempre più frequenti avanzate dagli stakeholder in tal senso.

"l’innovazione è un fenomeno complesso la cui comparsa segna usualmente una netta demarcazione con quanto già esiste, trasformando, in alcuni casi radicalmente, la realtà in cui viviamo – ha commentato luca valli del cise-network lavoro etico – l’attenzione degli stakeholder si sta sempre più focalizzando sul valore etico dell’innovazione e dello sviluppo economico, dove il progresso tecnologico viene valutato anche come un servizio a favore dell’uomo, dell’ambiente e della società. lo standard ugo è stato sviluppato da cise proprio per fornire una risposta a tali istanze, offrendo garanzie che le innovazioni sviluppate dall’organizzazione certificata rappresentano il miglior compromesso possibile tra ricerca scientifica, crescita economica e miglioramento della qualità della vita".

il convegno ha rappresentato anche l’occasione per discutere sul post kyoto, alla vigilia della scadenza del periodo di compliance del 2012 e alla luce della grande incertezza sul futuro delle politiche internazionali sui cambiamenti climatici.
"il mondo reale delle declinazioni locali di questo importante e storico protocollo sta vivendo un importante rallentamento – si legge nella nota inviata da giovanni bertucci (igg srl), impossibilitato all’ultimo momento a partecipare al convegno – con esse stiamo assistendo a un rallentamento della diffusione delle tecnologie e degli investimenti. che il protocollo di kyoto non abbia raggiunto obiettivi tangibili in termini ambientali può essere un’affermazione condivisibile, ma è altrettanto vero che esso è stato un potente stimolo allo sviluppo di strumenti nazionali e internazionali di politica ambientale. negli ultimi 10 anni sono nati meccanismi, normative e regolamentazioni volte a stimolare l’utilizzo di tecnologie meno inquinanti dal punto di vista delle emissioni di gas a effetto serra. privare il mondo di una strada post kyoto potrebbe essere un grave rischio per un ambito dell’economia che possiamo chiamare green economy che ha vissuto momenti di sviluppo importanti in controtendenza rispetto al resto dell’economia mondiale".

la seconda parte del convegno ha affrontato in una tavola rotonda la questione “sostenibilità: un obbligo o un’opportunità?”
senza dubbio un’opportunità per enrico bobbio di polieco, consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti dei beni a base di polietilene. "quello del riciclo è un settore che non può non essere affrontato senza un impulso etico, fortemente legato alla legalità e a una visione economica della gestione dei rifiuti, quali materie prime del futuro. il nostro consorzio ha concluso un percorso volto alla registrazione del marchio ambientale volontario denominato rifiuti km 0, finalizzato ad amplificare e favorire la capacità di penetrazione nel mercato dei prodotti riciclati dalla base consortile, attraverso il meccanismo degli acquisti e appalti verdi. questo marchio consentirà agli associati polieco di dotarsi di un regolamento ad hoc e di uno standard prestazionale da presentare nel mercato come un vero e proprio “biglietto da visita” in grado di referenziare bontà e sostenibilità dei prodotti ottenuti lavorando polietilene riciclato e dei cicli produttivi legati ad attività di riciclaggio di beni in polietilene, nonché la prossimità degli stessi rispetto alla captazione dei materiali di partenza. allo studio inoltre meccanismi di premialità per gli impianti di riciclaggio dei beni in polietilene e per i produttori che utilizzeranno polietilene riciclato in italia".
nel corso del dibattito altre realtà imprenditoriali di vari settori hanno testimoniato il loro impegno per migliorare la propria impronta ecologica.
"il colorificio san marco si è sempre posto come priorità la salvaguardia dell’ambiente e il rispetto del luogo di lavoro per gli operatori – ha evidenziato federico corò – è stato infatti uno dei primi colorifici a proporre soluzioni a base di acqua per smalti e impregnanti e già da molti anni in formulazione non vengono impiegati pigmenti o composti a base di piombo, cromo, cadmio o mercurio, pericolosi per l’uomo e l’ambiente, né vengono utilizzati per la riproduzione composti classificati come cancerogeni, mutageni o tossici. abbiamo voluto certificare i risultati ottenuti attraverso la dichiarazione ambientale di prodotto (edp), per rendere pubblica la prestazione ambientale dei nostri prodotti. la procedura per ottenere questa certificazione prevede l’effettuazione di uno studio di lca, life cycle assessment (valutazione del ciclo di vita), che rispetti una serie di requisiti, la convalida da parte di un ente terzo e infine la registrazione. colorificio san marco è la prima azienda in italia a ottenere una pre-certificazione epd per le pitture".

"trentofrutta, sullo stimolo di richieste da parte di alcuni clienti e in linea con la propria politica per la qualità aziendale che contempla aspetti di sostenibilità, ha deciso di intraprendere un progetto finalizzato al calcolo dell’impronta carbonica delle proprie produzioni – ha spiegato giampaolo toccoli nel suo intervento – il progetto è stato portato a termine in 8-9 mesi e ha coinvolto diverse figure aziendali, dagli acquisti alle vendite, dal comparto tecnico-produttivo all’assicurazione qualità. il piano di miglioramento che ne è scaturito oltre che a portare l’azienda a valutare investimenti nel settore energie, ha comportato una maggiore selettività di alcuni servizi".

"labrenta produce da oltre 40 anni chiusure per vino e distillati distribuite in oltre 50 paesi nel mondo. un’azienda che nasce utilizzando materie prime di origine naturale, come il sughero, sa quanto sia importante il rispetto per l’ambiente – ha sottolineato gianni tagliapietra – la sensibilità alle tematiche ambientali ha sempre guidato le scelte strategiche dell’azienda imposte dall’innovazione nel settore dei materiali. è sempre stato naturale, quindi, progettare e produrre chiusure per mezzo di tecnologie a basso impatto ambientale che permettessero di contenere le emissioni di co2 e gli sprechi di risorse energetiche e materiali. oggi, al fine di proporre ai nostri clienti chiusure funzionali e sempre aggiornate sulle attuali necessità ambientali, stiamo collaborando con istituti di ricerca specializzati nello studio lca, questo ci permette di proporre articoli a co2 compensata in modo professionale e certificato".

 

 

 

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, energia, infrastrutture, mobilità, rifiuti, tecnologia, trasporti

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12 novembre 2011 - 16:58

ecocronache da ecomondo. retroscena, sottoscala, foto e indiscrezioni dalla fiera dell'ambiente.

qui ecomondo alla fiera di rimini. giornata di chiusura.

ho ancora tanto materiale da raccontarti, e continuerò nei prossimi giorni.
ma intanto ti descriverò un po' di cosucce minori, marginali, ma che a me paiono interessanti.

 

il fon al pisello

nei bagni per maschi al primo piano, fra le sale convegni e la sala stampa, ci sono i classici asciugatori ad aria calda per le mani.
quelli della *fumagalli componenti* che stanno in tutti i bagni delle aree di servizio e degli aeroporti di mezzo mondo.

Magnum fumagalli
un giovanotto (studente a fine liceo o a inizio università) ha orientato il getto d'aria verso il basso, con il pollice tende la cintura per allargare i pantaloni e si irrora di vento caldo le mutande.
non gli chiedo perché, anche se sono curioso.

 

 

il menù della cena di gala del conai

ecco il menù della cena di gala organizzata dal conai (consorzio nazionale imballaggi) la sera di mercoledì 9 novembre nel grand hotel di rimini.

menù
degustazione di terra

patata farcita al formaggio di fossa
piccola patata scavata e ripiena di formaggio fresco, cotta al vapore servita con fonduta di pecoriono di fossa prosciutto croccante e timo

risotto cremoso al parmigiano con mele golden e limone
classico risotto mantecato al parmigiano reggiano servito con mela golden scottata in padella, mousse di foie gras d'anatra al pepe e champagne

filet mignon di vitellina con flan di patate e cuori di carciofi, funghi porcini e tartufo nero di norcia
tenero filet mignon di vitello cotto alla plancia con erbe aromatiche, servito con un delicato tortino di patate, cuori di carciofi in casseruola, funghi porcini e tartufo nero di norcia

degustazione di formaggi

mascarpone su palet di lamponi, biscotto di mandorla, frutta e fiordilatte
mousse di mascarpone servito su una gelatina di lamponi, biscotto croccante di mandorle, piccola insalata di frutta al maracuia e praline di gelato al fiordilatte

piccola pasticceria
caffè

(vini: verdicchio cei castelli di iesi superiore doc 2010, az santa barbara; rosso san bartolo doc 2008, az santa barbara; rebola passito, colli di rimini doc 2009, torre del poggio)

 

 

lo stand del ministero dell'ambiente

giovedì avevo descritto lo stand del ministero dell'ambiente.

l'enorme stand del ministero dell'ambiente è fatto a divanetti e basta. conto numero:
- 2 poltroncine bianche a 1 posto
- 16 puf bianchi
- 21 sedie a trespolo tipo apebar
- 8 tavolini alti a trespolo
- 5 divanetti bianchi a 2 posti
- 3 tavoli bassi da salotto, su ciascuno dei quali uno dei
- 3 grossi dòssier di litografie sull'iconografia degli anfibi d'italia (segnalo la salamandra, il tritone comune e il rospo da ingoiare)
- 25 fioriere con piante ornamentali
- 4 vasi di ficus beniamina
- 1 bancone con dèplianz vari
- 3 signorine con cadenza romana, 1 signora tintobiondo, un signore calvo.


ebbene, ecco due immagini dello stand del ministero scattate con il telefonino.

Ecomondo mimambiente1
Ecomondo minambiente2

 

il menù dello stand di slow food

alleanza tra i cuochi italiani e i presìdi slow food propone la locanda dele tre chiavi di isera, trento.

10 novembre 2011

budino di casolèt della val di sole
brasato di bovina grigio alpina al marzemino con polenta di mais spin
strudel di mele con crema alla vaniglia

vini: cesconi, cavit, maso furli, fanti, endrizzi, tenuta san leonardo, vivallis

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Categorie: ecologia e ambiente

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11 novembre 2011 - 20:13

ecocronache da ecomondo. la beffa dei sacchetti che si spacciano per *bio*. e tu paghi.

qui ecomondo alla fiera di rimini.

marco versari, presidente dell'assobioplastiche, ce l'ha con i sacchetti di plastica che si spacciano per biodegradabili.

dice: in realtà è biodegradabile meno di metà dei sacchetti venduti per tali.

e qualcuno - dice versari - sta guadagnando soldi a palate con questa beffa.
soldi a scapito dei consumatori.

la premessa è evidente.
per legge dal primo gennaio scorso le buste della spesa devono essere biodegradabili.
ce ne siamo accorti tutti. alla cassa del supermercato troviamo i sacchetti mollicci e fragili fatti con la plastica biodegradabile vera.
la plastica, cioè, che si può usare come sacchetto della frazione umida dei rifiuti, cioè l'immondizia organica che viene *compostata*, trasformata in un ammendante agricolo.

la plastica davvero biodegradabile, messa tra i rifiuti, si dissolve.

però il decreto ha detto che i sacchetti devono essere *biodegradabili*, non *quanto* biodegradabili.

tutto è biodegradabile, anche l'acciaio (ci mette molte centinaia di anni, ma anche l'acciaio dissolve).

il fatto è che, emesso il decreto, non sono ancora state fatte le norme tecniche per misurare la biodegradabilità di questi sacchetti.

norme che - invece - ci sono per i sacchetti di plastica *compostabile* per rifiuto umido.
sono le specifiche tecniche per i sacchi da rifiuto organico, cioè riguardano un altro segmento rispetto ai sacchetti della spesa.

dicono, le norme tecniche, dopo quanto tempo massimo il sacchetto dei rifiuti organici deve essersi dissolto.

"i supermercati e la grande distribuzione usano sacchetti di vera plastica biodegradabile secondo gli standard di compostabilità - dice versari dell'assobioplastiche - e quindi sono perfetti e si possono usare per racchiudere la frazione umida dei rifiuti da destinare al compost. la
grande distribuzione ha capito il problema ed è capace di affrontare con serietà il tema dell'ambiente. ma la gran parte dei negozianti dà ai clienti sacchetti di plastica *diversamente biodegradabile*, fatti di polietilene con additivi che dovrebbero favorire la biodegradabilità della plastica".

versari mi sventola il sacchetto di un negozio di moda.
è un sacchetto bello, tenace.
un classico sacchettone di polietilene ad alta densità, quello che crocchia.
sul fianco del sacchetto - in carattere minuscolo - c'è scritto che è biodegradabile, ma (in caratteri micro) è specificato che si dissolve entro 5 anni (5 anni!), non si può usare per compost, per essere smaltito correttamente va buttato e-sclu-si-va-men-te nella plastica ordinaria.

insomma, biodegradabile una cippa.

poi versari mi fa mettere la mano di un sacchetto pieno di coriandolini.
"è la plastica come diventa quella del sacchetto che ha appena visto".
gli additivi per rendere *diversamente biodegradabile* il polietilene, in altre parole, aiutano la plastica a sbriciolarsi in frammenti minutissimi, che si disperdono. "questi frammenti resteranno nel terreno, saranno mangiati dagli animali. ci rendiamo conto? ma metta la mano nel sacchetto".

marco versari apre la bocca del sacchetto di coriandolini di plastica *bio-beffa* e vi infilo la mano.
in un istante, le dita e i polpastrelli attraggono i pezzettini di plastica e mi si coprono di polvere colorata.
per liberarmi della simil-degradabile servirà una lavata sotto l'acqua corrente perché la polvere di polietilene non vuole abbandonare la pelle della mia mano.

ancora versari: "questa plastica con l'additivo danneggia la chimica innovativa, che punta su nuovi modelli d'industria. i produttori di plastiche davvero biodegradabili di ottima qualità sono molti e sono danneggiati dagli eco-furbi. e pure i consumatori sono danneggiati".

perché, chiedo.

"vede - risponde versari - la vera bioplastica costa tre volte tanto rispetto al polietilene additivato. l'eco-furbo compra i sacchetti di polietilene additivato, strangola sui prezzi di lavorazione i produttori di sacchetti, e poi rivende il prodotto ai negozianti a prezzo di vero biodegradabile, tre volte tanto. il negoziante poi fa pagare al cliente un prodotto che prima regalava".

non credo, versari.

"ah non mi crede? le darò un dossier che abbiamo raccolto con le fatture e gli scontrini di tutti i passaggi dell'eco-beffa".

quando avrò in mano il dossier, caro lettore, lo pubblicherò su queste pagine.

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11 novembre 2011 - 13:03

ecocronache da ecomondo. come il fotovoltaico fa traballare il sistema elettrico e la rete.

qui ecomondo alla fiera di rimini.

in uno dei convegni, gallandi dell'rse (la società pubblica di ricerca del gruppo gse) spiega le nuove sfide per la sicurezza delle reti con il diffondersi degli impianti rinnovabili, e in particolare con eolico e fotovoltaico.

la cosa più temuta è la cosiddetta *sindrome del summer sunny sunday* (ssss), cioè una domenica con poca domanda di elettricità, le fabbriche spente e quindi scarsa richiesta di energia, e il fotovoltaico che produce a tutto fotone.

in queste condizioni il sistema elettrico è traballante.

interrompe gianni silvestrini: "quest'estate - dice - in alcune giornate a bassa domanda in germania si sono trovati a dover gestire punte di 12mila megawatt fotovoltaici".

gallandi conferma: in casi come questi, le centrali convenzionali devono stare spente ma prontissime a entrare in servizio per garantire eventuali scostamenti imprevisti di produzione e per far partire l'illuminazione notturna quando il sole scende (e il fotovoltaico smette di produrre).

è necessario quindi preparare il sistema elettrico a distacchi di carico, cioè spegnere impianti fotovoltaici, se il sistema elettrico lo richiede.
sennò si rischia un blackout.

è vero. quello che dicono gallandi e silvestrini è vero e stravero.

insomma anche le tecnologie non programmabili devono *responsabilizzarsi* per evitare gli sbilanciamenti del sistema elettrico.

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11 novembre 2011 - 9:28

ecocronache da ecomondo. silvestrini: un governo subito per il futuro della green economy

qui ecomondo alla fiera di rimini.

“c'è grande speranza, sia nelle istituzione e sia tra gli imprenditori, che si arrivi in tempi rapidi a un governo che possa dare una prospettiva di più ampio respiro in grado di far ripartire l'intero settore della green economy italiana, specie quello delle energie rinnovabili, che ha un disperato bisogno di una visione a lungo termine”.
è l'appello lanciato da gianni silvestrini, direttore scientifico dei convegni di key energy, nel corso di un convegno alla fiera internazionale per l'energia e la mobilità sostenibili che è in corso  a rimini fiera.

durante un incontro, organizzato dalla fondazione ambiente pulito e dedicato alla responsabilità sociale dell'impresa,
il direttore di kyoto club si è detto convinto dell'enorme opportunità che ha ancora oggi il nostro paese di svolgere un ruolo di primo piano nel panorama delle tecnologie e dell'industria delle energie pulite. “se il settore fotovoltaico è completamente nelle mani di cinesi, tedeschi e americani, - ha rilevato silvestrini - potremmo svolgere un certo ruolo nell'eolico: abbiamo perso il treno degli aerogeneratori , ma certamente potremmo fare bene nella componentistica. interessante è anche l'evoluzione della chimica tradizionale che sta avendo una rapida  trasformazione da raffineria a bioraffineria con casi anche recenti di grande eccellenza.

silvestrini ha poi tracciato un quadro internazionale dell'evoluzione nell'industria delle energie rinnovabili riconoscendo a cina e stati uniti il ruolo di driver globali per il definitivo passaggio all'economia post petrolifera (“che dev'essere raggiunto prima che si arrivi al picco finale di cui tanto si parla”). in particolare la sfida per pechino è riuscire a soddisfare la futura domanda interna che già oggi le garantisce il primato nella tecnologia solare ed eolica “e che presto si estenderà anche alla mobilità elettrica” 

sulla necessità di una visione futura ha insistito anche antonio lumicisi del ministero dell'ambiente che ha sottolineato l'importanza di continuare a sostenere l'azione degli oltre 14.000 comuni italiani aderenti al patto dei sindaci che hanno avviato progetti locali di sviluppo sostenibile.

mariagrazia midulla del wwf si è invece soffermata sulla necessità che la politica, specie in italia,  si ponga obiettivi ambiziosi a medio-lungo termine in grado di indirizzare le imprese,  le quali “per troppo tempo – accusa midulla – hanno ritenuto di poter creare un mercato maturo delle energie green facendo a meno delle istituzioni: non è così e, da questo punto di vista, la malagestione degli incentivi lo hanno evidenziato drammaticamente”. la rappresentante ambientalista ha anche ricordato che nelle indicazioni di scenario dell' ultimo rapporto world energy outlook , pubblicato nei giorni scorsi, è emersa, tra l'altro, la necessità di azioni  al 2030 ancora più incisive in materia di riduzioni delle emissioni che vadano oltre gli obiettivi europei del 20/20/20.

più pragmatica la posizione di giorgio fiorentini, economista aziendale dell'università bocconi di milano, il quale nell'affrontare la questione della responsabilità d'impresa ha avvertito della necessità di tenere conto delle risorse esistenti. “senza gambe nessun obiettivo potrà essere raggiunto”. “ma anche gli imprenditori, a capo del 97% delle piccole e medie che compongono il tessuto produttivo, si dovranno accorgere che si è chiusa un'epoca. oggi  sta avvenendo una rivoluzione che cambierà la stessa concezione di profitto, così come è stato concepito fino ad oggi”.

 

 

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10 novembre 2011 - 18:44

ecocronache da ecomondo. l'efficienza energetica è difficile per case popolari e comuni

qui ecomondo alla fiera di rimini.

mentre il governo debole vuole tagliare, secondo l'anci (l'associazione dei comuni) bisogna applicare gli incentivi del 55% per la riqualificazione energetica anche agli edifici pubblici.
è quanto ha proposto claudio fantoni, delegato anci alle politiche abitative e assessore alla casa del comune di
firenze nel corso del ricco programma di incontri dedicati all'efficienza energetica che si è svolto a key energy, la fiera internazionale per l'energia e la mobilità sostenibile a rimini fiera.

la questione della riqualificazione complessiva dell'edilizia pubblica – è stato sottolineato - appare oggi uno dei temi con maggiori prospettive sia sul fronte della riduzione dei costi energetici per le amministrazioni, sia sulla positiva ricaduta occupazionale che ne deriverebbe.

non solo economia, ma anche sostenibilità.
in effetti il settore abitativo domestico, nel confronto con gli altri settori quali industria o terziario , incide – secondo i dati presentati - per il 68% del totale delle emissioni di co2 nelle città.

in italia sono 763.000 gli alloggi di edilizia pubblica presenti sul territorio che corrispondono a una quota che varia dal 5 all'8% dello stock residenziale abitato ed incide fino al 2% sui consumi energetici. nazionali.

ma proprio il tema dell'efficienza e della possibilità di produrre risparmi per l'amministrazione pubblica sono stati al centro dell'incontro che si è occupato dell'analisi degli strumenti normativi, finanziari necessari per interventi di riqualificazione del patrimonio pubblico.

tra questi il potenziale di risparmio è ampio.

un'analisi realizzata da federcasa, l'associazione nazionale che raggruppa gli enti pubblici, stima che con interventi di efficientamento energetico le case popolari più datate potrebbero far risparmiare dai 100 ai 200 Kwh per metro quadro all'anno fino ad arrivare a minori costi quantificati in 1.250 euro/anno.

sono circa 450.000 gli alloggi che richiederebbero già interventi di questo genere.
“non si capisce perché in questo paese – ha rilevato il presidente di federcasa luciano cecchi – se vivi in una casa popolare è vuoi cambiare infissi o caldaia, lo stato non ti riconosca nulla, al contrario dei proprietari privati”.

cecchi ha ricordato che il problema principale nelle case pubblica è il risparmio, non certo la produzione da fonti rinnovabili.
“noi non siamo certamente contro il fotovoltaico, ha aggiunto, ma la nostra priorità è migliorare con infissi adeguati e doppi vetri case che son state realizzate tra gli anni '50 o '60".

nonostante la crisi, gli strumenti finanziari sono ancora a disposizione della politica.
l'unione europea, attraverso i fondi strutturali fesr 2007-2013, mette ancora a disposizione circa un milione di euro ancora non spesi.

proprio negli ultimi mesi – ha segnalato francesco monaco, responsabile formazione e servizi ifel - “bruxelles ha introdotto nuovi regolamenti che prevedono la possibilità di accedere a fondi che puntano su azioni di riqualificazione urbana anche abitativa e di efficientamento energetico”.

ma non ci sono solo interventi edilizi veri e propri.

elisa filippi della fondazione ricerche anci ha ricordato che il fondo europeo per l'efficienza energetica ha stanziato 200 milioni di euro su temi quali la ricerca, in cui si propone lo sviluppo di nuove tecnologie (tra cui il filone legato alle smart cities) e un secondo capitolo dedicato alla competitività e innovazione.

a questo proposito verrà pubblicato proprio nel gennaio 2012 un bando da 730.000 euro che punta al sostegno di tecnologie.

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10 novembre 2011 - 15:57

ecocronache da ecomondo. quant'è buono l'olio (da macchina) rigenerato

qui ecomondo alla fiera di rimini.

l'enorme stand del ministero dell'ambiente è fatto a divanetti e basta. conto numero:
- 2 poltroncine bianche a 1 posto
- 16 puf bianchi
- 21 sedie a trespolo tipo apebar
- 8 tavolini alti a trespolo
- 5 divanetti bianchi a 2 posti
- 3 tavoli bassi da salotto, su ciascuno dei quali uno dei
- 3 grossi dòssier di litografie sull'iconografia degli anfibi d'italia (segnalo la salamandra, il tritone comune e il rospo da ingoiare)
- 25 fioriere con piante ornamentali
- 4 vasi di ficus beniamina
- 1 bancone con dèplianz vari
- 3 signorine con cadenza romana, 1 signora tintobiondo, un signore calvo

nello stand adiacente, quello del consorzio oli usati (coou) l'amministratore delegato della viscolube, antonio lazzarinetti, sta per presentare il rapporto di sostenibilità dell'azienda.

la viscolube - chi è pratico di lombardia ha visto lo stabilimento principale: è quella specie di piccola raffineria che si vede a fianco dell'uscita di lodi dell'autostrada del sole - dicevo, la viscolube è il più importante rigeneratore di lubrificanti.

quando il benzinaio ti chiede *olio a posto?* ecco, quell'olio lurido e tossico viene raccolto dal consorzio e va agli impianti di rigenerazione. come quello della viscolube.

il lubrificante viene pulito, lavorato, riportato allo stato di base per nuovi lubrificanti.

insomma, un'attività meritoria. si usa meno petrolio e si inquina meno.

c'è un problema.
alle amministrazioni pubbliche l'olio rigenerato non piace.

permette di risparmiare risorse e di inquinare meno? chissefrega, nel capitolato per le forniture di lubrificante per i bus cittadini, per le auto dei vigili, per i blindati dei carabinieri, per lubrificare i cardini delle porte, per i camion della spazzatura, per i cellulari dei secondini (l'uso di *cellulare* e di *secondino* denuncia la mia età), non c'è quasi mai la richiesta di olio rigenerato.
sono poche le amministrazioni meritorie.


ora lazzarinetti ha finito e parla francesco ferrante, senatore del pd e storico della legambiente.
ferrante dice che in italia siamo "in uno strano paese in cui convivono cose eccellenti, e non solo dell'ambiente, e dei veri disastri ambientali. convivono contigui, come in campania dove a fianco delle immagini sui rifiuti di napoli ci sono comuni campani, e neanche piccoli, che sono pulitissimi".

 



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10 novembre 2011 - 13:30

ecocronache da ecomondo. come si riciclano le sorgenti luminose esauste (traduco: le lampadine bruciate).

qui ecomondo alla fiera di rimini.

loro, loro le chiamano sorgenti luminose esauste.
prego?
*sorgenti luminose*?

prego?
*esauste*?

ma potrebbero chiamarle anche anche fonti lucenti stanchissime, inizi abbaglianti spossati, princìpi accesi stracchi, scaturigini fulgide estenuate, fontane di splendore snervate, radici raggianti sfiancate, falde fiammeggianti svigorite, fontanili rilucenti infiacchiti.

no, le sorgenti luminose esauste sono le lampadine bruciate.
le lampadine rotte.

e t'informo che, secondo il consorzio ecolamp, cresce con un trend costante la raccolta in italia delle sorgenti luminose esauste, soprattutto le lampade a basso consumo e i tubi fluorescenti (il *neon* di una volta).

ecolamp è il consorzio di ricupero e smaltimento delle *apparecchiature di illuminazione a fine vita* (a fine vita.
*rotte* non andava bene? 
 
ovviamente, visto che si tratta di luci, niente è più pertinente delle proiezioni.
per quest'anno si prevede di raccogliere quasi 1.500 tonnellate di lampade rotte, circa 200 tonnellate in più del 2010.
dal peso al numero: si tratta di 110 milioni di lampade a risparmio energetico.

già. non si può (ma, soprattutto, è stupido) buttare le lampadine nell'immondizia.
e nemmeno nel bidone del vetro: le lampade a risparmio non sono come le lampadine vecchie a resistenza, quelle classiche con il filamento, perché si basano sul *neon* (non è proprio neon; si tratta comunque di fluorescenza).
sono mini-tubi di neon.
e dentro ci sono sostanze pericolose (se buttate) e utili (se ricuperate).

si ricuperano materie come vetro, metalli e plastiche.
mercurio e polveri fluorescenti.

guida la classifica delle regioni più virtuose nella raccolta delle lampade rotte la lombardia, con circa 400 tonnellate, il veneto con 145 e l’emilia romagna con 115.
seguono il piemonte con 95 tonnellate, la toscana 80 e il lazio 70.
 
interessante il fatto che cresce ka raccolta proveniente dai professionisti di illuminotecnica (per esempio, gli elettricisti), che nel 2011 è pari al 60% dell’intera quantità recuperata da ecolamp, ben cinque punti percentuale in più rispetto all’anno scorso.
 
extralamp e collection point, i servizi lanciati da ecolamp sin dal 2009, gratuiti e dedicati ai professionisti di illuminotecnica, continuano ad alimentare il gettito di lampade finite.
gli istallatori, stando alle norme sui rifiuti, non possono portare le lampade rotte nei centri di raccolta comunali. 
 
i centri di raccolta sono distribuiti a capocchia: ci sono comuni attrezzati e comuni malservìti.
lo fa vedere il libro bianco “analisi del potenziale e delle barriere allo sviluppo per il settore del riciclo delle lampade esauste in italia”, curato dal politecnico di milano.
 
il dossier ha rilevato che è necessario rendere pienamente operativo il sistema del ritiro 1 contro 1 previsto dal dm 65 del 2010, che permette di restituire al negoziante i raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) quando si acquista un apparecchio elettrico nuovo.
e la lampadina è un apparecchio elettrico.
in teoria, chi compra una lampadina nuova ha il diritto di dare al negozio la lampadina vecchia da sostituire. (lo stesso vale per tutti gli altri apparecchi: tostapane vecchio per tostapane nuovo e così via).
sarà poi il negozio, raccolti questi rifiuti elettrici ed elettronici in quantità adeguata, a chiamare il servizio di smaltimento.

per informare i consumatori, ecolamp ha presentato la campagna di sensibilizzazione “illumina il riciclo”, che verrà realizzata nei primi mesi del prossimo anno in collaborazione con legambiente in numerosi centri commerciali.
 
“la sensibilità dei cittadini verso le tematiche ecologiche e ambientali del riciclo e della raccolta differenziata, anche per nuove tipologie di rifiuti come quelli elettrici ed elettronici, è certamente matura e lo dimostrano i significativi risultati della raccolta 2011. - afferma fabrizio d’amico, direttore generale – auspichiamo che il sistema raee italiano raggiunga la piena maturità attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori della filiera e una riduzione dello “sforzo” oggi richiesto al cittadino per disfarsi correttamente del proprio rifiuto elettrico o elettronico”.

 

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10 novembre 2011 - 11:45

ecocronache da ecomondo. il premio sviluppo sostenibile. il riciclo solvay del pvc.

qui ecomondo alla fiera di rimini.

qualche scolaresca c'è comunque, anche se la fiera di rimini fa da anni una politica per incentivare i soli visitatori professionali.
poco fa un giuovanotto m'ha fermato mettendomi in mano una macchina fotografica e: ci farebbe una foto? clic clic clic, scatto tre foto di gruppo a una comitiva (una dozzina) dell'istituto tecnico industriale di salerno.
possono scegliere tra le foto sfocate e le foto mosse.

c'è un ovvendo robottino arancione della leaf, una specie di c3po che vaga per i padiglioni e invita i passanti a seguirlo, e si tira dietro fino allo stand della leaf piccole comitive di curiosi.

ora sta per cominciare la terza edizione del premio sviluppo sostenibile promosso dalla fondazione per lo sviluppo sostenibile di edo ronchi (sciapò).

i premiati di quest'anno sono l'ecofirenze (riciclo auto rottamate. riescono a ricuperare il 95% di un'auto scassata, contro l'83 medio e l'85% di obiettivo europeo), la mengozzi di forlì (sistema integrato di trattamento dei rifiuti ospedalieri) e la same sargentini di torgiano (pannelli isolanti).

i premi sono attribuiti da edo ronchi, luciano morselli, fabrizio tucci, silvia zamboni, walter facciotto.

mi piace citare, tra i concorrenti al premio che hanno vinto la targa di *segnalazione*, il progetto della vinyloop ferrara (gruppo solvay). dice paolo gruppo, amministratore delegato della vinyloop: "nel riciclare il pvc siamo riusciti a ottenere una materia seconda uguale al pvc vergine".
è il primo impianto al mondo di questo tipo.



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10 novembre 2011 - 11:00

ecocronache da ecomondo. che cos'è la green economy. il parere di stagnaro.

qui ecomondo alla fiera di rimini.

 green economy tra sviluppo e ambiente è il tema di cui stanno per parlare nello stand del consorzio oli usati carlo di primio (international power), federico galliano (opel), giancarlo morandi (consorzio batterie), rossella muroni (legambiente), paolo tomasi (presidente degli oli usati) e carlo stagnaro (il tignosissimo e intelligente economista dell'istituto bruno leoni, nonché del giro di oscar giannino).
coordina claudio fico, vicedirettore del tg1.
non si vede la muroni e al suo posto c'è marco fratotti della nuova ecologia.

ora parla stagnaro, dice come l'industria risponde al problema ambientale. green economy (dice) è un termine ambiguo; una decina di anni fa green economy era soprattutto rifiuti, il problema climatico ha spostato l'area semantica della locuzione green economy sull'area delle fonti rinnovabili d'energia.

l'ambiente frena o incentiva lo sviluppo? stagnaro: "risponderò democristianamente: dipende". è vero. todo depende de como se mira.

 

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10 novembre 2011 - 9:09

ecocronache da ecomondo. rifiuti. edilizia. prestigiacomo firma il decreto sulle terre di scavo.

qui rimini, fiera ecomondo.
ci informano che la ministra dell'ambiente stefania prestigiacomo ha firmato ieri il regolamento che recepisce i più recenti indirizzi comunitari e nazionali in materia di gestione delle terre e rocce da scavo.

il regolamento è finalizzato al rispetto della gerarchia dei rifiuti e, in particolare, alla prevenzione della produzione dei rifiuti, alla riduzione del consumo ed utilizzo di risorse naturali, alla riduzione di impatti negativi sull'ambiente e sulla salute umana.

l normativa definisce se e a quali condizioni determinati materiali da scavo, prodotti nell'ambito dei lavoriper la realizzazione di opere, possano essere qualificati come sottoprodotto.
la definizione della nozione di rifiuto punta anche a evitare un consumo inutile di risorse naturali e garantirne un uso sostenibile.

questo decreto, che passerà ora al vaglio del consiglio di stato, è particolarmente atteso perchè il suo varo consentirà lo sblocco di molte opere.

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