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Jacopo Giliberto

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acqua

3 novembre 2011 - 14:26

sul filo della memoria. la firenze del '66 riemerge dal fango dell'alluvione. gli oggetti trovati. morte di venezia.

scarpe, stracci, bottiglie, barattoli ricoperti di terra.
quelli che sembrerebbero stupidi rifiuti diventano testimoni dell’alluvione che nel 1966 travolse firenze e il bacino dell’arno e di cui domani, 4 novembre, si ricorda il 45° anniversario insieme con l’alluvione di venezia.

la notizia merita.
facendo gli scavi nell'argine dell'arno per la posa di una conduttura di oltre 7 chilometri, nel terreno sono stati trovati oggetti vecchi e incrostati.
bottiglie di vetro, scarpe sformate, stracci.
si chiesero: rifiuti?
analizzando i materiali: no.
sono gli oggetti di uso quotidiano che il 4 novembre del '66 la piena dell'arno strappò dalle case dei fiorentini e depositò nell'argine.
quegli oggetti sono diventati una piccola mostra.
appena una teca, un'espositore.
ma quanto basta.

Foto alluvione 5

lo racconterò più sotto nel dettaglio.
prima, una considerazione.

lo stesso giorno, quel 4 novembre del 1966, le due capitali italiane dell'arte e della cultura sparirono sott'acqua.

i danni maggiori sembrarono per firenze.

i danni maggiori invece furono per venezia: la città cominciò a spopolarsi. in modo continuo.
il centro storico aveva 120mila abitanti, ora se ne contano meno di 50mila.
le fabbriche abbandonarono la città (la giudecca aveva stabilimenti di ogni tipo), e con esse partirono gli abitanti.
in gran parte si trasferirono a mestre o marghera, che sono frazioni (enormi) del comune di venezia, il quale nel complesso conta circa 300mila abitanti.
il fenomeno continua ancora oggi.
l'alluvione di venezia non fu la causa dell'agonia della città (la causa è il cambiamento industriale e massificato della società) ma ne fu lo spartiacque.
ne nacque la legge speciale per venezia di cui il cosiddetto mose (o progettone) ne è l'esito.

io (veneziano) del 4 novembre '66 conservo un ricordo, bambino.
scendendo le scale, acqua iridescente di gasolio impediva di uscire di casa.
cielo grigio, pioggia, acqua più alta di me.
freddo.

ma torno ai reperti riemersi dal fango di firenze.

grazie a una teca, realizzata da publiacqua in collaborazione con lo studio fiorentino di architettura rrs-studio, e presentata stamattina dal presidente di publiacqua erasmo d’angelis e dal presidente del consiglio comunale di firenze eugenio giani, è stata ricuperata la memoria di quegli oggetti sommersi dal fango e rimasti interrati nelle rive dell’arno.

Teca alluvione 1
l’idea della teca è nata durante i lavori del progetto “emissario riva sinistra d’arno” (ersa) con cui publiacqua sta realizzando una conduttura fognaria che renderà firenze la prima area metropolitana depurata al 100%.

nel corso degli scavi per posare la tubatura sono cominciate ad affiorare dal sottosuolo piccoli depositi di materiale dispersi lungo gli argini del fiume.
sembravano le discariche che succede a volte di trovare durante gli scavi.

ma analizzando gli oggetti interrati si è capito che non si trattava di semplici rifiuti urbani, ma di residui depositati dall'acqua nei giorni dell’alluvione, là dove la corrente faceva mulinelli, e rimasti intatti per 45 anni.

gli oggetti sono stati così selezionati e inseriti in una teca per testimoniare quanto avvenuto in quei giorni e far riaffiorare la memoria dell’alluvione e l’impegno dei fiorentini, degli "angeli del fango" e del mondo intero per far rinascere la città.

nell’osservare quei rifiuti, esposti da oggi fino all’11 novembre nel cortile della dogana a palazzo vecchio, la prima cosa che salta agli occhi è la tipologia dei materiali.

anziché le bottiglie di plastica e i barattoli d’alluminio così comuni nei rifiuti di oggi, vi si trovano barattoli di vetro e bottiglie ancora pensate per il vuoto a rendere.
le scarpe di cuoio hanno uno stile semplice ma sono fatte resistere all’uso e al tempo.

“quella di firenze è stata la prima alluvione globalizzata che commosse e mobilitò il mondo e lo stupì con l’arrivo degli angeli del fango – spiega erasmo d’angelis, presidente di publiacqua che è riuscito a rintracciare gli angeli del fango e ha promosso il raduno internazionale nel salone dei cinquecento il 4 novembre del 2006 – i primi ricordi di tutti sono quelli della marea d’acqua e fango che sommerse la città trascinando con sé tutto ciò che c’era tra abitazioni, botteghe, officine, librerie, negozi. la storia di quei giorni è fatta anche di migliaia di piccoli episodi, di salvataggi e di solidarietà e con questa teca vogliamo innanzitutto ricordare e riscoprire una memoria dell’alluvione fatta di piccole cose”.

la teca rappresenta anche un messaggio positivo per il futuro.
l’emissario in fase di realizzazione, infatti, è una delle opere idrauliche più importanti del nostro paese perché consentirà di raccogliere tutte le acque sporche della riva sinistra dell’arno scaricate da 140mila persone, ripulendo finalmente il fiume.
a questo si aggiungono opere accessorie in grado di aumentare la sicurezza dalle alluvioni e l’efficienza del sistema fognario cittadino anche in caso di piene eccezionali.

Teca alluvione 3
“il messaggio contenuto nella teca e che vogliamo rilanciare – aggiunge d’angelis - è un allarme per la sicurezza dalle alluvioni. 45anni dopo, firenze e il suo hinterland non sono ancora al sicuro. è scandaloso ciò che ha denunciato gaia checcucci, segretaria generale dell’autorità del bacino dell’arno, impegnata in un ottimo lavoro di pianificazione e vigilanza. non si riescono a spendere da anni per le casse di espansione ben 105 milioni di euro. eppure sono le opere in grado di salvare firenze da una piena tipo 1966. cantieri e lavori sono bloccati perché mancano progetti, spesso le firme di 19 enti, intese con autostrade e anas. ma stiamo parlando di aree esondabili indispensabili per fermare la furia dell’arno a monte della città. non è accettabile che accada questo proprio mentre i cambiamenti climatici hanno aumentato le frequenze devastanti di eventi estremi come i flash flood, le alluvioni lampo, le bombe d’acqua concentrate nel tempo e negli spazi. le ultime tragedie delle cinqueterre e della lunigiana sono un monito. bisogna – conclude d’angelis – saper guardare al futuro con lo stesso spirito che ci ha spinto a realizzare il progetto per restituire a firenze un arno pulito e balneabile”.

leggi anche:

l'alluvione di genova del 4 novembre: parlano i geologi, il dissesto previsto.

alluvione di genova. lo spot sconvolgente di pubblicità progresso sulle inondazioni. il video è del '77.

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, infrastrutture, rifiuti, storia

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31 ottobre 2011 - 22:16

carburanti. ecco il documento con cui il fisco rincara benzina e gasolio per i danni da alluvione.

da domani 1° novembre fino al 31 dicembre rincarerà la benzina per finanziare la ricostruzione delle zone della lunigiana e dello spezzino devastate dalle piene furiose della settimana scorsa.

clicca qui per scaricare il documento ufficiale dell'agenzia delle dogane che fa salire da domani fino al 31 dicembre le tasse su benzina e gasolio

già la regione toscana aveva deciso di far salire di 5 centesimi l'accisa (cioè la quota fiscale) sulla benzina dal 1° gennaio prossimo per tutto il 2012 per finanziare i lavori di ricostruzione. la decisione della regione varrà solamente in toscana. 

ora anche lo stato ha deciso di rincarare i carburanti.
non solamente benzina (come la toscana) ma anche il gasolio.

il rincaro varrà per due mesi, da domattina (1° novembre) sino a fine anno per tutta italia.

ti invito alla vigilanza: in genere, quando scade il termine, lo stato *dimentica* di ribassare la benzina e, oplà, trasforma da provvisorio in permanente il rincaro fiscale.
è già accaduto diverse volte.

quest'anno ci sono stati diversi altri rincari fiscali sui carburanti.
solamente calcolando dal 28 giugno, i ritocchi del governo sui carburanti hanno portato aumenti per 8,5 centesimi al litro.

l'accisa sulla benzina ora sale di 0,89 centesimi al litro, a cui va aggiunta l'iva al 21%.

sul sole 24 ore in edicola domattina troverai i dettagli e altre notizie sui danni da maltempo in liguria e toscana.

clicca qui per scaricare il documento ufficiale dell'agenzia delle dogane che fa salire da domani fino al 31 dicembre le tasse su benzina e gasolio

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, energia, mobilità, traffico, trasporti, Viagg

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31 ottobre 2011 - 19:43

alluvione. la benzina in toscana rincarerà per pagare la ricostruzione.

alcuni rincari della benzina sono al tempo stesso più dolorosi e meno dolorosi di altri.
la giunta regionale toscana ha approvato la proposta di legge che prevede l’imposizione di una accisa di 5 centesimi al litro sulle benzine per un anno.

questo è un rincaro meno doloroso di altri, perché è a fin di bene e non per arricchire qualcuno.
lo si paga *volentieri*.

e al tempo stesso è un rincaro dolentissimo, perché non si vorrebbe mai dover contare morti e distruzioni, non si vorrebbe che ci fossero persone sofferenti.

la proposta di legge, annunciata dal presidente regionale enrico rossi per raccogliere i soldi da destinare alle zone alluvionate, è stata immediatamente inviata al consiglio regionale e prevede che l’accisa scatti dal 1° gennaio.
“abbiamo applicato una norma nazionale, quella del decreto milleproroghe – ha precisato il presidente rossi – che impone alle regioni di stanziare risorse facendo ricorso alla leva fiscale per poter accedere al fondi della protezione civile (e quindi ai 25 milioni stanziati dal governo). praticamente una scelta obbligata”.

la giunta regionale ha anche deliberato l’istituzione di un ufficio della protezione civile regionale nel municipio di aulla, ”in modo da seguire da subito e bene tutta la fase – ha concluso il presidente – dall’emergenza fino alla ricostruzione".

"la particolare configurazione orografica dell'italia determina una  particolare fragilità idrogeologica che è stata incrementata dalle  scellerate pratiche abusive e speculative degli ultimi 40 anni", afferma il responsabile ambiente dei rutelliani di alleanza per l’italia (api), giuseppe vatinno.
"se il governo, nella figura del premier berlusconi e del ministro dell'ambiente prestigiacomo, rimanderà ancora il piano nazionale sulla prevenzione del dissesto idrogeologico, sarà virtualmente responsabile di tutte le più che probabili catastrofi future, di cui un esempio tragico è quello che è successo da poco in liguria e toscana a causa delle inondazioni".

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, energia, infrastrutture, mobilità, trasporti

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31 ottobre 2011 - 17:36

analisi e modesta proposta di daniele fogli: contro la crisi, camposanti ad azionariato diffuso.

(terque quaterque testiculis tactis)
ricevo queste considerazioni funerarie dal bravo daniele fogli, e le pubblico in occasione della festa dei morti.

azionariato diffuso per la gestione dei servizi funerari italiani

di daniele fogli
presidente del comitato tecnico per i cimiteri della european federation of funeral services

 

premessa
leggo in questi giorni che all'inizio di ottobre 2011 a palermo il consiglio comunale ha fermato, per ottenerne sostanziali modifiche un project financing di 103 milioni euro, per poter realizzare il nuovo cimitero della città, alle prese con una situazione emergenziale delle sepolture.

 il motivo della bocciatura: la gestione andava ai privati, tariffe alte e poche le sepolture di tipo economico.

 palermo non è un caso isolato.
in diversi comuni i consigli comunali non si interrogano solo più sull'acqua pubblica, ma anche e soprattutto sul cimitero pubblico.

 questo mio intervento intende contribuire a far luce su un settore, che per sua natura è spesso opaco, a chiarire la rilevanza pubblica del cimitero, a ipotizzare una nuova modalità di gestione dei servizi pubblici locali: l'azionariato diffuso.
per chi come me opera nel settore funerario da oltre trent'anni, mai come ora la situazione si è complicata: siamo alle prese con una triplice crisi: globale, di settore e di genere.

 

 la crisi globale

 siamo destinati a convivere per molti anni (con il culmine negativo, probabilmente nel 2013, se non nel 2014) con una crisi economico finanziaria globale per i cosiddetti paesi industrializzati, che modificherà ampiamente le abitudini e gli stili di vita, le disponibilità economiche delle famiglie e le priorità.
riflessi importanti li avvertiremo anche in campo funebre e cimiteriale, con il cambio di tradizioni consolidate.

 

la crisi di settore

 la killer application del nostro settore si chiama cremazione.
certo più ecologica della sepoltura in loculo, con effetti di risparmi di spazi considerevoli, ma al crescere della sua incidenza vi sono e vi saranno effetti non recuperabili sia in campo funebre, che in quello cimiteriale, che si distribuiranno su tutta la filiera.

 

la crisi di genere

 dalle gestioni in economia diretta nelle medie e grandi città si è passati dapprima alle aziende municipalizzate, poi alle aziende speciali, quindi alle spa e in particolare alle cosiddette "in house"; ora vi è un altro cambiamento epocale alle porte: i servizi pubblici locali, grazie prima all'articolo 23-bis del dl 112/2008 e al regolamento attuativo, abrogati per referendum, e ora riproposto quasi nella stessa precedente formulazione con l'art. 4 del dl 138/2011, verranno sempre più privatizzati e quindi si faranno strada altri modelli e cioè l'affidamento a terzi vincitori di gara (concessionari) o la società mista pubblico privato con quest'ultimo scelto a mezzo gara.

l'"in house", soprattutto per i vincoli di bilancio, contenitivi delle assunzioni, di procedure d'acquisto sempre più farraginose, è destinata ad essere residuale, se non a sparire.

è possibile ipotizzare un ulteriore modello gestionale?

 

l'analisi

la legge stabilisce che un comune deve garantire come servizi essenziali quelli cimiteriali e quelli necroscopici.
e già qui qualche problema c'è, perché non vi è una definizione univoca di tali tipologie di servizi.
l'unica cosa certa è che il cimitero è un bene appartenente al demanio comunale, come lo è l'acquedotto.

in ambito cimiteriale l'unico vero obbligo è quello di garantire da parte di un comune la sepoltura in campo comune di inumazione (ma se fino al 2001 era gratuita, da allora è divenuta ordinariamente a pagamento, mentre resta gratuita solo per gli indigenti).

il resto (la disponibilità di un crematorio, la disponibilità di loculi, tombe o aree cimiteriali da concedere, la illuminazione elettrica votiva a rete) sono dei "di più" che, nel tempo, sono stati richiesti dapprima dalle classi sociali più agiate e col tempo sono divenute un fenomeno di massa, per emulazione.

inesorabilmente, la cremazione sta sostituendo e sostituirà sempre più nelle scelte individuali la inumazione in campo comune (che è considerata di povertà e rifiutata da roma in giù) e la tumulazione di feretro in loculo stagno (tanto per intenderci con la doppia cassa, di cui una di zinco).
la tumulazione areata (senza cassa di zinco, attualmente permessa in 4-5 regioni italiane) avrà bisogno di anni prima di diventare significativa.

la diffusione della cremazione ha indotto o sta inducendo diverse amministrazioni comunali a prevedere la installazione di impianti di cremazione non solo nei capoluoghi di provincia (impianti di primo livello), ma anche in comuni di dimensioni inferiori (impianti di secondo livello); talvolta a pochi chilometri l'uno dall'altro, dove le logiche di campanile prevalgono su quelle programmatorie, con un evidente fallimento della pianificazione regionale prevista dalla l. 130/2001.

il risultato è che la cremazione sarà oggetto, laddove si costruiscano numerosi altri impianti nelle vicinanze, ad una concorrenza esasperata di prezzo.

e pertanto l'unica strada possibile è contenere attraverso la pianificazione il numero di impianti autorizzabili da un lato, individuando un raggio di azione capace di garantire un buon servizio per l'utenza, e al tempo stesso aumentare la qualità del servizio (invero pessima per la ordinaria sepoltura in terra o in loculo!)

la politica cimiteriale, frutto delle elaborazioni degli ultimi decenni, dovrà essere completamente rivista:
sia per una revisione ragionata della politica tariffaria (determinante sarà la disponibilità della tumulazione areata per durate più basse a prezzi che diverranno competitivi con la inumazione e la cremazione), sia per introdurre dal punto di vista regolamentare e sostanziale sistemi di pagamento di prestazioni fornite ai vecchi concessionari di tombe e loculi stagni (talvolta perpetui) e puntare sul massimo utilizzo di sepolture già realizzate in tempi passati.

al cambio di impostazione di politica tariffaria dovrà fare da contraltare una politica immobiliare cimiteriale che garantisca effettivamente una offerta di posti salma (e ancor di più di posti per urne cinerarie) diffusa sul territorio e anticipatrice della domanda.
e anche in questo caso è la qualità e la introduzione di soluzioni innovative, l'attenzione alla cerimonialità, che potrà fare la differenza.

nelle aree ad alta incidenza di cremazione si sarà alle prese con il fenomeno del ritorno nella disponibilità del gestore dei cimiteri dei loculi per i quali si è estinta la concessione (ad esempio perché erano stati concessi a 30 o 40 anni negli anni del boom economico).
e quindi occorrerà rivedere i piani economico finanziari dei gestori di cimiteri per cercare un equilibrio non più basato su forti apporti da margini tariffari determinati da concessioni cimiteriali di nuova costruzione, ma dal rendimento del patrimonio già costruito, da ricondizionare e riconcedere meglio se ai vecchi concessionari.

l'alternativa è l'abbandono dei cimiteri da parte dei cittadini che hanno tutta la convenienza a portare le urne cinerarie in luoghi diversi (come la propria casa).

quattro sono gli strumenti necessari per una politica cimiteriale degna di questo nome, che occorre siano uniti ad una dose consistente di managerialità:
modernizzazione del regolamento di polizia mortuaria comunale, pianificazione cimiteriale, cambio del sistema tariffario, nuove modalità gestionali.

circa la forma di gestione:
per città di medie e medio-grandi dimensioni occorre superare lo strumento della società "in house", forse ancora utile nei piccoli comuni.
quindi occorre puntare sull'affidamento a terzi, o sulla società mista.

chi può essere questo terzo? un gestore privato, ma anche, se sussiste adeguata efficienza gestionale, la vecchia impresa pubblica che cerca di vincere la prima gara.
o anche, e questa è la novità, un soggetto ad azionariato diffuso.

due parole infine sul project financing cimiteriale: per come è praticato ora è "un furto legalizzato" per le prossime generazioni.
la maggior parte dei project financing cimiteriali sono pensati da costruttori privi di cultura gestionale cimiteriale, a cui interessa principalmente costruire la maggior quantità possibile di manufatti, favorire le politiche di concessione di loculi non in presenza di salma e quindi, "vendere" loculi vuoti, incassandone subito il prezzo.

l'amministrazione ha tutto l'interesse a far fare a terzi quel che non riesce più a fare lei, sia per carenza di disponibilità finanziarie, sia per carenze programmatorie.
ma alla concessione di un loculo corrispondono servizi da garantire all'utenza per 30,40 o in taluni casi 99 anni.

e, invece, i project financing, durano 20-25 anni.

ecco scoperto l'inganno: l'attuale amministrazione comunale ha una visibilità elettorale positiva nel breve termine, ma lascia alle amministrazioni comunali che verranno (al termine del project financing) l'onere di mantenere il complesso cimiteriale, garantire servizi, quando i soldi se li è già incassati il promotore.

sarebbe veramente utile che la corte dei conti indagasse profondamente nei project financing cimiteriali, e che venissero dettate norme severe di contrattualizzazione e di contabilizzazione dei ricavi da concessione per lasciare al termine del project al comune un fondo capace di sostentare le future manutenzioni.

il servizio necroscopico può essere garantito sia da soluzioni minimali (raccolta salme incidentate, funerali per indigenti garantiti dall'ente locale) sia ancora con una convenzione con l'azienda ospedaliera o istituto di medicina legale per la fornitura di quei servizi che la legge assegna al comune, ma che questi può far svolgere anche da terzi predefiniti (dal d.p.r. 285/90).

l'attività funebre, non è un servizio obbligatorio.

ma dove esistono delle imprese pubbliche questo servizio nacque per contrastare il malaffare imperante con una azione (qualcuno la chiamerebbe una mission) calmieratrice e moralizzatrice veramente considerevole, tanto che ancor oggi l'impresa pubblica, se presente, è la scelta favorita da una buona quota di cittadinanza, che vede in essa uno strumento di garanzia, capace di assisterlo nei funerali di un proprio caro.

in assenza di un soggetto con tale mission, non si ritiene che il sistema privato puro sia capace di garantire una concorrenzialità sana e a prezzi giusti.

e basta leggere le cronache quotidiane per comprendere che a fronte di 1 caso di malaffare scoperto, ve ne sono almeno 100 che proseguono nella mercificazione delle informazioni sui morenti, noto ai più come "il racket del caro estinto".

le soluzioni

chi potrà procedere al riassetto del sistema funerario italiano?
nel settore funebre la situazione è particolarmente difficile, in quanto si è in presenza di un "mercato imperfetto", dove l'asimmetria informativa tra domanda e offerta è evidente e sotto gli occhi di tutti.
inoltre, nel primo decennio di questo secolo, le norme che diverse regioni hanno approvato non hanno minimamente consentito la regolazione di questo settore, e nemmeno sono riuscite a frenare la crescita abnorme di imprese funebri operanti, tanto che si stima si sia ormai vicini alla media nazionale di 100 funerali annui per impresa funebre.
e la situazione è destinata a peggiorare con la recente approvazione dell'articolo 3 del dl 138/2011 e smi (manovra bis), visto che eliminerà le barriere strutturali all'entrata nel mercato, semplificherà la nascita di nuovi operatori
.

conseguentemente calerà la dimensione media in termini di funerali l'anno di ogni operatore, favorendo l'aumento a dismisura della caccia al morto.

il sistema funerario italiano, secondo diversi studiosi, sta in equilibrio con imprese funebri strutturate che presentino una media di 200 funerali annui, il che vuol dire, su scala nazionale, almeno un dimezzamento dell'attuale numero di soggetti che operano nel settore funebre italiano.

purtroppo la cultura manageriale di una quota consistente di soggetti attualmente operanti nel settore funebre italiano non è tale da favorire processi di fusione.
è invece possibile che una razionalizzazione del settore funebre passi attraverso l'investimento di capitali esteri anche nel nostro paese, in particolare nelle zone del nord e, forse, del centro del paese, aree meno esposte al rischio di criminalità organizzata.
e, forse, se il sistema degli enti locali sarà capace di affrontare con serietà e non solamente con la voglia di far cassa i processi di privatizzazione parziale o totale determinati dall'articolo 4 del dl 138/2011 e s.m.i., si potrebbe anche puntare sullo sviluppo di società ad azionariato diffuso, una versione moderna delle municipalizzate di inizio secolo.

nel settore cimiteriale (inteso in senso lato) la privatizzazione è difficile, sia perché è fondamentale la presenza della infrastruttura demaniale, sia perché attualmente la profittabilità del servizio è nettamente inferiore a quella del comparto funebre.
è inoltre complicata dalla presenza di investitori soprattutto attratti dalla componente costruttiva.

quel che necessita come tipologia di socio operativo per le società miste, in vari comuni di medio grandi dimensioni già organizzati con proprie società di capitali, è soprattutto un soggetto con forti capacità manageriali e competenze gestionali specifiche.
meno interessanti, anche se talvolta utili, soggetti capaci di fare pulizie e operazioni cimiteriali.

all'estero sussistono da anni esperienze gestionali cimiteriali non pubbliche, sia completamente private (ad es. in usa, canada, australia), sia miste (come in spagna, in ungheria).
ma sono esperienze accompagnate da legislazioni di settore precise e con sistemi di controllo efficaci.

non è ancora chiaro se sussistano le condizioni per avere in italia un meticciamento con realtà straniere.

di certo sarebbe utile confrontarsi con le migliori realtà imprenditoriali europee e internazionali in genere, quando la privatizzazione del mercato italiano conseguente alla manovra-bis agirà anche in campo cimiteriale.

è da augurarsi che le gare che si andranno ad indire siano costruite in maniera da tutelare il ruolo del cimitero, che in italia non è quello di un parco, ma di memoria storica della collettività, spesso vero e proprio museo all'aperto.
sarebbe utile rammentare che i problemi del settore cimiteriale, non sono dissimili da quelli del settore acqua e quindi occorre aprire un fronte politico per la pubblicizazione dei cimiteri, inteso non tanto come modalità di gestione, quanto come garanzia del mantenimento della memoria storica di un collettività in cui il gestore deve avere adeguate competenze.

i comuni, da un lato, dovranno garantire un sistema tariffario adeguato, capace di determinare effettive condizioni di profittabilità, ma dall'altro gli affidatari o i cosiddetti soci operativi dovranno anche disporre di capitali importanti, visto che i comuni saranno sempre meno in condizione di apportarne.
ma perché allora non pensare a nuove forme di gestione per servizi tanto delicati quanto utili per la nostra società?

oltre alla ipotesi della cessione totale della impresa pubblica o alla cessione parziale di quote della società pubblica per farla diventare mista, con il coinvolgimento di un socio operativo, si potrebbe sperimentare la strada della società ad azionariato diffuso (come sottospecie dele forme di gestione consentite):
a) con un nocciolo duro (tra 1/3 e i 2/3 del capitale) da cedere, per i servizi cimiteriali, a soggetti imprenditoriali non impresari funebri, per la separazione di genere che anche l'antitrust ha chiesto.
nel solo caso di cessione di quote societarie di impresa funebre è del tutto legittimo prevedere una cessione a imprese funebri purché non operanti nel bacino in cui svolge la propria attività l'impresa funebre pubblica, e questo per ovvi motivi di garanzia di concorrenza e di eliminazione di cartelli potenziali;

b) un'altra quota importante (tra 1/6 e 1/3 del capitale) dovrebbe essere riservata a dipendenti, e in particolare al management, ancor più motivati nell'apporto lavorativo. e' bene sottolineare che soprattutto in campo cimiteriale è l'attuale management che possiede il know how;
c) l'ultima quota di capitale riservata a cittadini residenti nel comune/provincia di operatività, intenzionati ad assicurarsi il possesso di quote societarie di una impresa che nell'immaginario collettivo "non rimarrà mai senza lavoro" e che ha nei propri obiettivi una redditività del capitale, per evitare fenomeni speculativi, ma al tempo stesso per attrarre capitali, con riferimento l'irs 25 anni a cui sommare uno spread di 3 punti percentuali.

di interesse anche la possibilità di collocazione sul mercato di titoli obbligazionari, laddove la società operi su un'area ben più vasta di quella locale. e in tempi in cui non si sa più dove investire con certezza i propri risparmi un investimento del genere potrebbe avere delle chances.
il ruolo del comune, inizialmente detentore di quote societarie, diverrebbe nel tempo sempre meno coinvolto nella gestione, man mano che gli altri soggetti assumono le loro partecipazioni nella società ad azionariato diffuso, fino a svolgere, al termine del percorso di privatizzazione, i ruoli propri di regolatore, pianificatore, indirizzo e controllo.

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, infrastrutture, Religione, società, Viagg

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30 ottobre 2011 - 20:24

alluvione. in lunigiana l'osceno turismo del dolore. le strade riaperte. i numeri d'emergenza.

torna il turismo del dolore.
ricordi che ad avetrana (delitto scazzi) arrivavano anche i pullman di turisti attratti dall'orrenda curiosità?
ebbene, ora accade in lunigiana.
nella lunigiana dell'alluvione.

non a caso l’unità di crisi costituita in lunigiana per fronteggiare i danni dell’alluvione ha dovuto rilanciare l’appello per evitare l’afflusso di curiosi nelle zone inondate.

nelle zone colpite dall’alluvione le condizioni della viabilità e in generale delle infrastrutture, pur migliorate, restano  ancora problematiche – affermano i responsabili dell’unità di crisi – composta da rappresentanti della regione, degli enti locali, delle forze dell’ordine e del volontariato.

personale e mezzi di soccorso sono  impegnati a ripristinare servizi e condizioni di vivibilità per la popolazione colpita.
"è necessario che le vie di comunicazione restino a disposizione per questi interventi e non siano occupate da veicoli estranei ai soccorsi o alla vigilanza", dice l'unità di crisi.

è quindi opportuno  – ribadiscono dall’unità di crisi – evitare di recarsi   in questo momento nelle località critiche, se non strettamente indispensabile.
l’unità di crisi informa inoltre che il casello autostradale di aulla è chiuso nella giornata di oggi.

intanto si continua a lavorare nelle zone colpite dall’alluvione in lunigiana.
secondo le notizie che giungono dall’unità di crisi istituita presso il comune di aulla, sono state raggiunte anche le frazioni isolate di stadano e parana, che restano però irraggiugibili con gli automezzi.
per entrambe le frazioni è stato allestito un punto di assistenza tramite elicottero per viveri e medicinali.

per stadano è stata valutata la possibilità di ripulire una strada alternativa, mentre per parana è stata valutata la possibilità di realizzare un ponte temporaneo dal genio pontieri.
riaperta la strada provinciale 37 per valle arzelato, dopo un sopralluogo congiunto di tecnici regionali e dell’esercito che ha dichiarato percorribile la strada.

nelle zone alluvionate della lunigiana lavorano circa 700 persone, di cui circa 300 volontari, e il rimanente costituito da personale degli enti (comuni, province e regione), forze dell’ordine, forze armate e vigili del fuoco. circa 150 i mezzi, di tutti i tipi, in funzione.

dall’unità di crisi si rivolge un appello affinché l’invio di eventuali aiuti e l’arrivo di volontari sia effettuato solo in forma coordinata.
ciò al fine di razionalizzare le operazioni di aiuto.
l’unità di crisi è contattabile ai seguenti numeri
0187-423014
0187-409462
0187-408341.

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29 ottobre 2011 - 15:46

alluvione toscana+liguria. i geologi: era già scritto. ecco perché.

"cronaca annunciata, ci si poteva aspettare, era altamente prevedibile che quando il primo slargo di una valle stretta, già storicamente soggetto ad allagamento, viene trasformato in ambito urbano, questo ambito prima o poi andrà sott'acqua. è esattamente quel che è successo ad aulla; le zone rosse (rischio idraulico molto elevato) chiaramente identificate nelle carte dell'autorità di bacino del magra ci dicevano chiaramente che cosa poteva succedere", protesta maria teresa fagioli , presidente dell'ordine dei geologi della toscana.

"purtroppo ancora le tecnologie di previsione metereologica non ci consentono di dire esattamente dove cadrà la prossima "secchiata " di pioggia, ma una semplice comparazione delle espansioni urbane e industriali in alveo - ha proseguito fagioli - e in golena di corsi d'acqua, per di più se a regime torrentizio, ci dicono chiaramente che di disastri ne avremo ancora. a chi toccherà la prossima volta? in aulla la zona alluvionata , in golena del fiume magra, è stata urbanizzata negli ultimi decenni e negli stessi decenni è progressivamente diminuita per abbandono la cura spicciola, la manutenzione ordinaria del bacino affluente".

"gli amministratori locali hanno la responsabilità di decidere quale sia il livello di rischio accettabile - continua maria teresa fagioli - e quali siano gli investimenti necessari per minimizzarne le conseguenze. se si decide per il rischio zero, allora bisogna cominciare a rottamare tutti quegli insediamenti idrogeologicamente insostenibili. nella maggior parte dei casi i geologi hanno già fatto il loro lavoro e l'hanno fatto bene (le carte delle aree allagabili almeno in toscana esistono e coprono la stragrande maggioranza delle aree a rischio). se invece si decide di non eliminare gli insediamenti a rischio bisogna prendersi la responsabilità di accettare che fenomeni naturali tutt'altro che eccezionali abbiano conseguenze disastrose. i geologi possono aiutare (se consultati) i decisori ad organizzare reti di allarme ed a minimizzare le perdite di vite soprattutto lavorando in tempi non emergenziale nella prevenzione. il ritornello "per queste cose non ci sono soldi" ci segnala solo quanto chi lo ripete, valuti la vita delle future vittime".

gian vito graziano , presidente del consiglio nazionale dei geologi: " i geologi devono essere parte integrante della pianificazione del territorio, ma i modelli cui riferirsi sono ormai superati ed occorre predisporne di nuovi. occorre ripensare alle nostre città ed alle nostre campagne nella consapevolezza di avere progressivamente aumentato le superfici impermeabili e di avere contestualmente abbandonato quelle pratiche agricole che consentivano un tempo di regolare il deflusso delle acque".

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, infrastrutture, Scienza

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26 ottobre 2011 - 22:36

sul filo della memoria. l'arco libico dei fileni rivive in lombardia. i veleni, la fabbrica sbagliata.

viaggiando sull’autostrada a1 da milano verso bologna, non appena avevo passato la barriera di melegnano mi colpiva sempre vedere in lontananza, a sinistra, un serbatoio d’acqua ispirato fortemente all’arco dei fileni, in libia.

questo l’arco che ho visto abbandonato e scrostato nella pianura padana.
ho scattato la foto con il telefonino.

Cerro al lambro fileni1.5
molto caratteristico per l’altezza dei pilastri di piedritto.
decisamente alti.
pilastri come *sproporzionati* nella loro altezza.
la luce dell’arco è molto stretta.
e i pilastri di piedritto sono quasi contrafforti, poiché sono larghi alla base e si restringono nel salire.

una forma non comune.
molto particolare.

un’immagine dell’arco dei fileni.
stesso schema inconsueto.

La libia turistica
conosciuto anche con il nome di el gaus, era un arco costruito negli anni 30 sulla via balbia al confine tra tripolitania e cirenaica su progetto dell'architetto florestano di fausto.
fu inaugurato il 16 marzo 1937.
l'arco fu smantellato nel ’73 da gheddafi, che lo riteneva un simbolo del periodo coloniale.

così l'altro giorno sono andato a vedere che cosa fosse quel serbatoio d’acqua lombardo ispirato all’architettura coloniale.

a cerro al lambro, frazione riozzo, l’arco è in mezzo a rovine abbandonate di cemento armato.

che cos'è?
il pensionato passa in bicicletta: "l’è l'industria chimica", spiega.
una vecchia donna con i sacchetti della spesa: "l’è abandunà dai tempi de la guera, che l’hanno bombardà".
sotto quell’arco ho scoperto una storia.

la storia di una fabbrica sbagliata.

a melegnano nel ’26 il chimico piero saronio (nome che negli anni 70 fu tragicamente famoso per il rapimento e omicidio di tipo politico di un suo discendente) comprò la latteria di locate e la sostituì con lo stabilimento industria chimica saronio.
il percorso industriale fu simile a quello della sipe (società italiana prodotti esplodenti): si produssero coloranti e prodotti chimici per la guerra e negli anni 60 (come era successo alla sipe) lo stabilimento di melegnano passò all’acna.

si raccontava che la fabbrica di melegnano forniva i gas asfissianti usati dagli italiani durante la guerra d'abissinia, l'attuale etiopia.
forse non era vero. non lo so.


ma la brutta copia dell'arco dei fileni non è a melegnano: è un paio di chilometri più in là.
nel 1942 saronio costruì un secondo stabilimento poco lontano da melegnano, appunto quello di riozzo, che è una frazione di cerro al lambro.
dotò la fabbrica di un serbatoio d'acqua di forma speciale, particolare: un arco di trionfo che chiudeva (e chiude ancora oggi) la prospettiva del viale centrale sul quale si affacciano i reparti produttivi.
l'arco di trionfo voleva ricordare le colonie d'africa.

subito dopo la costruzione, questo secondo stabilimento fu acquistato dal demanio militare.
è questo lo stabilimento con il serbatoio ad arco di trionfo ispirato a quello libico costruito cinque anni prima.
si chiamava centro chimico militare, era del regio esercito e serviva a produrre "aggressivi chimici" come nebbiogeno, oleum (acido solforico) e forse anche fosgene e altri gas asfissianti.

Cerro al lambro foto vecchia
questa fabbrica durò pochissimo.
un anno, forse due.
prima della fine della guerra la wehrmacht svuotò lo stabilimento per deportare in germania impianti e produzione.
la fabbrica rimase vuota per sempre.

Cerro al lambro saronio fileni
vi furono costruiti poco lontana l'autostrada del sole (negli anni 60) e di recente la linea dell'alta velocità.
gli scavi per la ferrovia scoprirono, sepolti nelle vicinanze, un delirio di rifiuti chimici.
fino a una decina di anni fa il terreno e le costruzioni furono usati dal demanio militare per esercitazioni.

ecco i ruderi dominati da quell’arco di trionfo.

Cerro al lambro saronio fileni1 crolli
in superficie, la fabbrica durata un paio di anni e poi dimenticata per 70 anni.
sotto questo terreno, i veleni.

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Categorie: acqua, autostrade, ecologia e ambiente, storia, Viagg

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14 ottobre 2011 - 10:50

i tagli all'ambiente. quello che non ti dicono. i numeri veri, i retroscena, l'analisi.

dopo l'anticipazione di ieri pomeriggio, torno sul tema del bilancio del ministero dell’ambiente, bilancio che con i nuovi tagli dovrebbe passare dagli 1,3 miliardi di euro del 2008 ai 120 milioni del 2012, con un taglio del 90% (esclusa la spesa corrente per stipendi, affitti, bollette e così via).

e comincio con giuseppe vatinno, responsabile ambiente dei “rutelliani” di alleanza per l’italia.

ma subito dopo racconterò un po’ di retroscena sui tagli.


il rutelliano vatinno 

ecco vatinno: “questo taglio dimostra, una volta di più, quale sia il concetto di ambiente di un premier interessato solo ai cactus delle sue ville e che ha fatto dell’italia il fanalino di coda europeo e mondiale. speriamo che il ministro dell’ambiente prestigiacono si faccia finalmente sentire in consiglio dei minisri, mentre alleanza per l’italia si organizza per un sit in di forze politiche e sindacali contro questa assurda situazione”.


gli altri articoli
 

ieri pomeriggio ho scritto questo articolo che ha aperto le danze: come distruggere un ministero con poche sforbiciate.

in un altro articolo spiego le polemiche che sono seguite alla pubblicazione della notizia che stai leggendo. clicca qui per leggere l'aggiornamento.

leggi anche questo ottino articolo pubblicato sul sito web del sole 24 ore, articolo che entra nel dettaglio di tutte le sforbiciate ai conti del ministero. clicca qui per leggere l'approfondimento.

e ora, le cose indiscrete. 

 

quanto ci costa

le leggi di ratifica delle convenzioni e dei protocolli delle nazioni unite in campo ambientale, approvate dal parlamento, hanno assegnato al ministero dell’ambiente le risorse finanziarie per rispettare gli impegni sottoscritti dall’italia, che corrispondono alla quota di partecipazione del nostro paese all’impegno cumulativo dell’unione europea nell’ambito delle stesse convenzioni e protocolli: ovvero, se l’italia non garantisce la sua quota, altri stati membri devono coprire il buco lasciato dall’italia.

il totale delle risorse attribuite dalle leggi al ministero dell’ambiente, in attuazione degli impegni sottoscritti in particolare con la convenzione sui cambiamenti climatici e il protocollo di kyoto, con il protocollo di montréal per la protezione della fascia di ozono, con la convenzione di rotterdam sui pesticidi, con la convenzione sulle alpi, ammonta a oltre 82 milioni di euro l’anno. 

 

rientrano più soldi di quanti se ne spendano. le imprese

grazie alla visione intelligente dei ministri ronchi e matteoli, attenti a valorizzare gli impegni ambientali internazionali come opportunità per il sistema italia, e grazie al lavoro della “squadra” del direttore generale del ministero corrado clini, in accordo con gli organismi di gestione delle convenzioni e dei protocolli le risorse sono state utilizzate come “volano” per cofinanziare progetti di cooperazione ambientale internazionale con la partecipazione delle imprese italiane.

il lavoro del ministero è stato molto apprezzato nei paesi terzi (balcani, brasile, cina, iraq, nord africa, messico), con ritorni significativi per le nostre imprese.
si stima che ogni euro di finanziamento pubblico del ministero generi un ritorno per le imprese italiane all’estero nell’ordine di circa otto volte.

tuttavia, nonostante gli impegni che rendono obbligatoria la nostra partecipazione agli accordi sottoscritti nell’ambito delle convenzioni e dei protocolli, e nonostante i risultati raggiunti, a partire dal 2009 le risorse attribuite dalle leggi sono state progressivamente “tagliate”

- con decisione del ministro prestigiacomo per coprire altri costi del ministero tra cui gli affitti dei locali, e più recentemente come scelta discrezionale del ministro nell’ambito della manovra;

- per effetto dei “tagli lineari” del ministero dell’economia, che invece non avrebbero potuto riguardare i contributi obbligatori previsti dalle leggi.

nel 2009 le risorse erano passate da 82 milioni a circa 70, nel 2010 a meno di 60, all’inizio del 2011 a 38 e dopo la prima manovra a 26. l’indicazione del ministro per far fronte alla seconda manovra è quella di azzerare le risorse nel 2012 e per gli anni successivi.

nello stesso tempo l’italia, nel consigli dei ministri dell’ambiente e delle finanze dell’unione europea, così nell’ambito del consiglio europeo, ha condiviso l’indicazione comunitaria per l’aumento dei contributi ai paesi in via di sviluppo nell’ambito della convenzione quadro sui cambiamenti climatici (solo nel 2011-2012 l’impegno per l’italia è di almeno 200 milioni di euro l’anno).

l’indicazione comunitaria è diventato impegno vincolante per gli stati membri, e sarà confermato alla prossima conferenza sui cambiamenti climatici di durban nel dicembre 2011 e a quella di rio de janeiro sullo sviluppo sostenibile nel giugno 2012.

 

bruciare una stima internazionale conquistata con fatica

 sulla base delle decisioni di queste ore sul bilancio del ministero dell’ambiente, l’italia sarà l’unico paese europeo e l'unico del g8 che non potrà confermare né gli impegni presi dalle leggi di ratifica approvate dal parlamento, né quelli assunti recentemente in ambito europeo.

e i primi segnali sono già arrivati: le nazioni unite, la commissione europea e i paesi con i quali sono in corso accordi bilaterali sottoscritti dallo stesso ministro prestigiacomo chiedono al ministero e alle ambasciate di rispettare gli impegni.


finanziamenti solo dove ci sono voti 

non si tratta solo di un’imbarazzante situazione politica, ma anche di un danno per l’economia nazionale : l’azzeramento delle risorse impedisce la prosecuzione dei programmi in corso in cina, in brasile in vista delle olimpiadi del 2016, nei paesi del nord africa in veloce trasformazione, nei balcani che accedono ai fondi europei in vista dell’adesione alla ue, cancellando le posizioni di vantaggio acquisite nel corso degli ultimi 10 anni a favore delle imprese italiane.

ma si sa: i ministri sono eletti in italia e le poche risorse disponibili si concentrano vicino ai voti.

peccato che il futuro delle imprese italiane, come dimostra la germania, si giochi nei mercati emergenti dove la “squadra” di clini ha aperto la strada.

 

ripeto i link agli altri articoli

ieri pomeriggio ho scritto questo articolo che ha aperto le danze: come distruggere un ministero con poche sforbiciate.

in un altro articolo spiego le polemiche che sono seguite alla pubblicazione della notizia che stai leggendo. clicca qui per leggere l'aggiornamento.

leggi anche questo ottino articolo pubblicato sul sito web del sole 24 ore, articolo che entra nel dettaglio di tutte le sforbiciate ai conti del ministero. clicca qui per leggere l'approfondimento.

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, fonti rinnovabili, società

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11 ottobre 2011 - 17:24

ambiente. nuova zelanda. il cargo affonda e impecia di petrolio la barriera corallina

il ministro dell'ambiente, nick smith, ha avvertito che la nuova zelanda rischia la sua peggior catastrofe naturale con la vicenda del cargo liberiano rena, che ha già versato in mare 300 tonnellate di greggio.

dopo il maltempo della notte scorsa, inoltre, la fuoriuscita di greggio è diventata cinque volte più veloce.
finora, delle 1.700 tonnellate di carico ne sono state pompate all'esterno soltanto una decina, e il timore è che il cargo possa spezzarsi in due.
nelle immagini riprese dall'alto le autorità marittime non hanno però osservato «deformazioni rilevanti».

la portacontainer rena si è incagliata mercoledì scorso sulla barriera corallina astrolabe, a circa 22 chilometri dalla città di tauranga, nel nord della nuova zelanda.
da allora, squadre di soccorso hanno lavorato 24 ore su 24 per cercare di svuotare le cisterne, ma ieri sono state costrette a fermarsi a causa del maltempo.
le operazioni di pompaggio sono riprese oggi, ma in condizioni molto difficili, con onde di cinque metri e forti venti.

un portavoce dell'autorità per la sicurezza delle persone e dell'ambiente in mare, maritime new zealand (mnz), ha fatto sapere che il combustibile che si è riversato finora in mare proviene da uno dei "quattro principali serbatoi della nave".

il combustibile aveva già raggiunto ieri la costa, arrivando sulla spiaggia di mont maunganui, una meta turistica della baia di plenty, nota come riparo di balene, delfini e uccelli marini.
numerosi uccelli sono già deceduti, mentre pinguini e cormorani vengono seguiti in centri di cure per animali.
secondo il wwf "le prossime 24-48 ore saranno decisive".

in particolare, alcuni operatori del wwf international sono sul posto e stanno già ripulendo alcuni uccelli marini ricoperti dal greggio fuoriuscito. lo riferisce isabella prates, direttrice delle politiche di conservazione internazionali del wwf italia, parlando di «grande preoccupazione».

secondo isabella pratesi del wwf italia è «a rischio uno dei luoghi più importanti, il miranda wetlands, per la nidificazione e lo svernamento di molti uccelli marini». tra le specie più esposte «le procellarie, gli uccelli delle tempeste, i cormorani, le berte, le sule, le beccacce di mare, e le sterne». il pericolo maggiore - spiega pratesi - è che in un periodo importante come lo svernamento «questi uccelli marini si ritrovino con le spiagge cosparse» di idrocarburi. per di più, aggiunge, «gli effetti pervadono gli ecosistemi, minacciando la catena alimentare e la salute dell'uomo».
per giorgio zampetti, coordinatore dell'ufficio scientifico di legambiente, «la situazione è delicata soprattutto perché si trova in corrispondenza di un reef» e, oltre che per le spiagge, anche per «le conseguenze che questo sversamento potrà avere sui fondali».

i rischi aumentano quando, come in questo caso, fuoriesce gasolio perchè «è più ricco» e procura «effetti più gravi in mare».
a dirlo è il direttore delle campagne di greenpeace italia, alessandro giannì.

giannì pone l'accento «sull'inizio del periodo di riproduzione dei cetacei e dei delfini» che inizia proprio ora. mentre sul versante delle operazioni di recupero non ci sono buone notizie: secondo giannì «la nave sta sbandando sempre di più, anche a causa delle cattive condizioni meteo con onde alte 4-5 metri, passando da 15 gradi di inclinazione a 18», cosa che rende «più difficile gli interventi» e con l'evacuazione dell'equipaggio, facendo pensare ormai a «un pericolo strutturale».

tra le altre cose, l'esponente di greenpeace fa presente che «le autorità neozelandesi avevano notificato il 28 settembre alla stessa nave che mancavano alcune carte nautiche, insinuando così il dubbio che questi non avessero la documentazione in regola per fare quel tratto di mare, dove si trova un reef abbastanza conosciuto». infine, giannì fa presente l'uso di «sperdenti» per diluire gli idrocarburi, spesso «più pericolosi della marea nera».

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, trasporti

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9 ottobre 2011 - 20:33

9 ottobre, ore 22,39, località vaiont

oggi, 9 ottobre, ripubblico questo articolo un anno dopo, 48 anni dopo.
oggi 9 ottobre del '63, mentre scrivo queste parole, alle 20,30 la gente di longarone si dà appuntamento in piazza, perché tra poco al caffè centrale (sulle mensole i liquori brotto, la targa del caffè bristot, l'insegna della birra pedavena) la tv in bianco-e-nero darà in eurovisione la partita real madrid-rangers glasgow. tra due ore, il 9 ottobre '63, saranno morti tutti.

 


 

 

9 ottobre '63.

chiedo scusa se potrà parere noioso questo testo. se è noioso, lo è perché forse sono noioso io.

ora il vaiont è diventato di moda. in tanti sono diventati vaiontòlogi. libri, film, articoli.
questo mio post contiene solo parole, oltraggiosamente private. e ammetto di provare un po' di gelosia per questa storia, che una volta era un vissuto solamente mio personalissimo e di pochi altri che chiamano il vaiont con la "i" e non con la "j" di vajont degli altri. ("noi" diciamo vaiont con la "i" e diciamo marghera invece di porto marghera). vaiont, una storia che era di pochi, come dell'attore maurizio donadoni.
donadoni?
ma la messinscena del vaiont non era di marco paolini?
sì, dopo sono arrivati anche paolini e il film di martinelli, dato da raiuno.
ma nel '93 donadoni, bergamasco, per primo dopo la catastrofe del '63 aveva messo in scena a belluno il suo dramma "memoria di classe", bellissimo e denso.
il dramma scritto e rappresentato da donadoni non ha avuto successo: donadoni forse non ha il carisma teatrale di paolini, donadoni forse è arrivato troppo presto quando ancora il vaiont era un vizio privato di pochi emotivi, donadoni ha scritto un dramma che richiede una compagnia (con i costi di allestimento che sono connessi) e non è un one-man-show.
donadoni bergamasco, aveva nella sua memoria profonda una storia simile, quella della vicenda sconosciuta della diga del gleno, in alta valle di scalve (bergamo). una storia dimenticata, che non ha avuto dignità di memoria: all'alba del 1° dicembre 1923, appena inaugurata, la diga sul fiume gleno crollò e spianò decine di paesi sulla valle, fra i quali dezzo. centinaia di morti.

torno alla valle del piave, a longarone e a quella spaccatura nella montagna che c'è di fronte a longarone: una valle tagliata come se un coltello dei giganti avesse spaccato la roccia in verticale.

alle ore 22,39 di oggi una massa di roccia di circa 300 milioni di metri cubi si stacca - come previsto - dalle pendici del monte toc e in un minuto e mezzo piomba sullo specchio d'acqua del lago artificiale situato a quota 700,42 metri. venticinque milioni di metri cubi d'acqua scavalcano la diga.
alle ore 22,45 l'onda spazza la cittadina di longarone e le frazioni vicine.

quando la scuola elementare riaprì, settimane dopo, dei 250 alunni ne erano rimasti vivi 35. Degli altri è rimasta la voce in una bobina di un registratore geloso trovato sotto le macerie. cantavano in coro la ninna nanna di brahms. non è stato trovato altro, di loro. solamente quella voce magnetica.

maggio 2006, bassano (vicenza).
sono seduto ai piedi al monumento del generale giardino, lì davanti gli alberi degli impiccati dell'agosto '44, ogni alberello la sua targa d'ottone con il nome della persona che vi era stata appesa per il collo.
uno mi racconta:
"insoma, me dise un ruspista che doveva fare dei lavori di sbancamento a longaron, insoma doveva scavare. digo, quindici giorni fa, mica il secolo scorso.
"lu scava e poi la pala trova della lamiera, in mezo ai sassi una lamiera verniciata. alsa la lamiera co la ruspa, e gera il tetto di una corriera. dentro ghe gera una comitiva di olandesi, sì olandesi, che passava sulla statal proprio mentre che vegniva l'inondassiòn.
"quando che era successa la tragedia, nissuni i sapeva che mancava una comitiva olandese. i gera scomparsi, non si trovavano più e basta. e ora li hanno ritrovati. il ruspista ghà avertito il sindaco e hanno fatto tutte le procedure".
chi mi racconta questa cosa, racconta come se fosse una cosa vera, però a me sembra una delle mille leggende (strazianti) di quel dramma collettivo del vaiont.
mi dicono che è stata archiviata dalla magistratura bellunese la storia della corriera olandese vista sotto la ghiaia da un ruspista, di cui avevo fatto cenno poche righe sopra. la storia - pare - è andata diversamente da come mi era stata raccontata.
nel frattempo sono state fatte le prospezioni nel greto del torrente maè con il metal detector dell'esercito, e hanno trovato tralicci, residuati della guerra, resti metallici vari. ma della misteriosa corriera olandese, nessuna traccia.
il comitato dei sopravvissuti ha rifatto le sue ricerche con un metal detector diverso e ha individuato una massa metallica di dieci metri per due. esattamente le dimensioni di un "torpedone" degli anni '60. ma le ruspe non hanno trovato niente.
forse qualche lettore potrà dare qualche indicazione aggiuntiva.

quella tragedia è stata pagata con le vite di 2mila persone, è stata pagata dai risarcimenti dell'enel e della montedison.
ma né le 2mila persone né l'enel né la montedison avevano voluto quella diga. hanno pagato un conto altrui.

quella diga l'avevano pretesa i signori della sade - società adriatica di elettricità - come il conte volpi di misurata, il presidente della sade vittorio cini (quello della fondazione cini), il valeri manera.
quelli che avevano inventato marghera, un altro conto lasciato da pagare ad altri.

perché la sade voleva costruire a tutti i costi quella diga?
perché marghera chiedeva corrente per le sue fabbriche. c'era l'anic, c'era l'edison che aveva stabilimenti chimici derivati dalla corrente elettrica (dopo aver venduto le centrali per la nazionalizzazione del '62-'63, con i soldi e senza più corrente elettrica l'edison si concentrò sulla chimica e si fuse con la montecatini: nacquero la montedison e quanto poi seguì nella storia economica d'italia).

la sade voleva costruire quella diga perché c'era da dare corrente elettrica all'italia dei consumi, del boom.
dare corrente all'italia che usciva dalla sua storia agricola ed entrava nell'industrializzazione delle lavatrici e della tv.
dare corrente quell'italia che si sarebbe riempita presto di case villette strade e capannoni: quella valle da chiudere con una diga era l'ultimo pezzo dell'italia agricola con la lampada a petrolio; oggi non sarebbe più possibile allagare una vallata intera per fare una centrale idroelettricha perché nel fondovalle ci sono fabbriche case campi giochi paninoteche.
fu l'ultima grande diga italiana. con la sua tragedia, fu la cernòbyl dell'idroelettrico.

soprattutto, la sade voleva incassare quanti più soldi dallo stato per la vendita delle centrali all'enel che nasceva in quel momento. un impianto del genere, anche se non avesse mai dovuto funzionare, avrebbe rivalutato ancora di più la società.
la tragedia del vaiont accadde quando la diga era appena passata all'enel.

ripesco dall'archivio una testimonianza giornalistica che mostra quale potere sulla stampa avessero 47 anni fa la sade e la dc.
due giorni dopo la catastrofe, dico 2mila morti dei quali 400 non più ritrovati, l'11 ottobre '63 il collega del gazzettino scrisse:
"la montagna ha tradito, la diga ha resistito
(da uno dei nostri inviati) belluno, 10 ottobre - non è stata la più alta diga ad arco d'europa, una delle realizzazioni più ardite della tecnica idraulica, a causare uno dei più grandi disastri che si ricordino, certamente il più grande della storia delle dighe, è stata la montagna che ha tradito".
corbézzoli, "montagna traditrice"; la colpa è di qualcun altro, della montagna traditora.


infine, qualcuno mi ha detto che i fondi statali per la ricostruzione dopo la catastrofe siano stati usati anche per costruire la superstrada per lignano sabbiadoro e la funivia delle tofane. non ho modo di verificare e rischia di essere una corbelleria.

il vaiont è mio, oltraggiosamente privato.

(a loro insaputa, hanno contribuito a dare forma più compiuta ai miei sentimenti forti e confusi sul vaiont i signori elisabetta denti, gerardo orsini e valentino perin)

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5 ottobre 2011 - 16:23

ambiente. ca' foscari. arrivano i dottori del clima. un modello rivoluzionario per studiare alluvioni e siccità.

comincio con una foto.
una faccia da scienziato, una faccia un po' buffa e un po' geniale.

non "un po' geniale": molto geniale.

Giuseppe zappa 
si chiama giuseppe zappa, e ha appena conseguito il dottorato di ricerca a venezia, a ca' foscari, in una disciplina nuova ma importantissima: scienza e gestione dei cambiamenti climatici.

notizia numero uno: l'università di venezia ha un corso di dottorato di ricerca - appunto - in scienza e gestione dei cambiamenti climatici.
i primi tre dottori di ricerca sono giuseppe zappa, francesco presicce, helen ding.

notizia numero due: zappa ha creato l'aquaplanet.

l'aquaplanet non è un parco acquatico di divertimenti, con gli scivoli a chiocciola e i gommoni sul piano inclinato.
né un film di fantascienza (o futur-fantasy) ambientato in un mondo coperto di acque.
no.

l'aquaplanet è un passo verso la previsione di alluvioni e siccità.
è un modello teorico per analizzare e comprendere le condizioni atmosferiche associate con questi fenomeni atmosferici, un modello teorico di circolazione generale dell'atmosfera in cui la superficie terrestre è costituita da un immaginario globo terrestre formato totalmente di acqua.

un pianeta così, senza montagne, può essere studiato usando un modello di clima (di quelli usati per fare le proiezioni climatiche, ad esempio), e mostra molti aspetti simili al clima terrestre (distribuzione di venti, temperatura e così via).

in particolare, è stato osservato che si formano regioni in cui alte e basse pressioni "persistono" per mesi.
queste alte e basse pressioni si alternano lungo un parallelo e non si muovono, rimangono "stazionarie" per lungo tempo.
di interesse è che le onde stazionarie possono essere associate, nel mondo reale, allo sviluppo locale di alluvioni o siccità.

l'aquaplanet è lo strumento, è il modello attraverso cui studiare alcuni meccanismi dinamici per la formazione di queste onde in un contesto idealizzato e semplificato.
la teoria può essere quindi applicata al pianeta reale, quello fatto non solo di acqua, ma pure di terre emerse e montagne.

il modello teorico, applicato nell'emisfero sud dove c'è maggiore presenza di acqua, sembra dare risultati incoraggianti e conferma la bontà della strada intrapresa.
l'idea di base è che - attraverso lo studio dell'aquaplanet - si possono rilevare gli ingredienti dinamici che portano alla formazione di alte e basse pressioni persistenti che esistono anche nel mondo reale.

ci sono anche finalità pratiche. dall'analisi dell'emisfero sud, si trova che i modelli convenzionali di clima hanno ancora alcune difficoltà nel simulare la corretta struttura e persistenza delle onde stazionarie.
gli "ingredienti" necessari allo sviluppo di queste onde individuati nell'aquaplanet hanno permesso di comprendere meglio la natura degli errori che caratterizzano i modelli.

il titolo della tesi di zappa è "tropical extratropical interaction and systematic errors of climate models", e i principali risultati della tesi, sviluppata in collaborazione con il centro euro-mediterraneo per i cambiamenti climatici (cmcc), sono stati pubblicati su una delle riviste di massima importanza e visibilità della scienza del clima, il journal of atmospheric science.

di spiccato valore scientifico anche i lavori degli altri due dottorandi che arrivano al termine del percorso di studio: helen ding e francesco presicce.

ding ha lavorato a uno studio per esplorare empiricamente la complessa rete d'interrelazioni tra cambiamenti climatici, biodiversità, servizi dell'ecosistema e benessere umano.
il titolo è "economic assessment of climate change impacts on biodiversity, ecosystem services and human well-being: an application to european forest ecosystems".
tra i temi trattati quello legato a come monetizzare gli impatti generati dai cambiamenti climatici su biodiversità, servizi dell' ecosistema e benessere umano. ma anche la promozione, la discussione e l'introduzione della valutazione ambientale come supporto per le decisioni, per esempio includendo delle politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici oppure redistributive del benessere tutte incentrate sull'ecosistema.
in conclusione il lavoro dimostra come la realizzazione di politiche ambientali non sia sempre in contrasto con le politiche sociali, ma piuttosto possa essere fonte di sinergie.

presicce invece si è concentrato sull'approfondimento metodologico di alcuni aspetti dei meccanismi flessibili del protocollo di kyoto dopo aver lavorato a lungo in ambito internazionale nella cooperazione e nello studio dei cambiamenti climatici.
il suo lavoro si concentra sull'importanza di un collegamento adeguato tra il dibattito politico internazionale e la comunità accademica, sia per un corretto utilizzo dei risultati della ricerca nelle attività di policy che per una corretta individuazione delle priorità scientifiche in relazione agli sviluppi del dibattito internazionale.
il titolo della tesi di dottorato è: "enhanced action on mitigation in the future climate change regime: implications of the use of standardized multi-project baselines for the improvement of project-based mechanisms".

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22 settembre 2011 - 15:05

spettacolo! sulla spiaggia siciliana sono appena nate 50 tartarughe. le foto dei cuccioli, il video del wwf.

spettacolo!

cinquanta tartarughine di mare sono nate tra ieri e oggi sulla spiaggia di giallonardo, lungo la costa girgentina.

nel dettagli, ne sono nate 46 ieri e un'altra manciata stamattina.

i volontari del wwf (sciapò) hanno seguìto la posa e per giorni e notti hanno atteso la schiusa delle uova nella sabbia, proteggendole da predatori e da piedate umane.

i volontari hanno scattato nella notte e all'alba alcune fotografie e hanno fatto qualche ripresa, anche agli infrarossi.

 

 

ecco le neonate. non sono una meraviglia?

 Tartarughe1

Tartarughe2 

Tartarughe5 

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, Scienza

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17 settembre 2011 - 20:35

ambiente. nucleare. moto. e altro. ecco sei libri (tra cui turani, basile e legambiente)

ecco sei libri da aggiungere alla tua biblioteca.

 

 
marcel coderch, nùria almiron

il miraggio nucleare, perché l’energia nucleare non è la soluzione ma parte del problema
bruno mondadori, 18 euro
Libro miraggio-nucleare 
alcuni vedono l’energia nucleare come una soluzione pulita alla crisi energetica. ma sì tratta di un miraggio: i problemi che da sempre minano il nucleare - i costi, le scorie radioattive, la proliferazione degli armamenti, la sicurezza degli impianti - sono tutt'altro che risolti, come mostrano tragicamente disastri vecchi e recentissimi. questa inchiesta - che fonde analisi e documentazione, considerando problemi, dibattiti e i reali interessi economici in italia e nel mondo - smonta le promesse propagandistiche, le menzogne e i falsi miti che inquinano il dibattito pubblico. e fornisce strumenti seri per affrontare un tema di scottante attualità, sul quale noi italiani siamo chiamati a pronunciarci con assoluta urgenza.

note personali. non conosco di persona gli autori, ma il libro mi pare succoso. posizione antinucleare. la lettura si presta soprattutto ai masochisti-del-saggio-pieno-di-tabelle.

la frase rivelatrice. "l’inadeguatezza di un simile progetto risulta già evidente nella conclusioni tratte dal mit" (da pag. 165)

accostamenti. ideale per la lettura, un calice di venegazzù dei conti loredan  

 

 

nicola dante basile
olio & vino, eccellenze d’italia prima e dopo la crisi
dalai editore
dopo il successo di new menu italia, viaggio nel sistema alimentare italiano tra storia e innovazione, con il nuovo libro “olio & vino, eccellenze d’italia prima e dopo la crisi”, compie un’indagine strutturale come mai era stata fatta in italia per descrivere il sistema oleario e quello vitivinicolo, alla luce delle problematiche economiche internazionali. l’autore, dopo le opportune considerazioni sull’evoluzione congiunturale dei due settori, vanto della tradizione agroalimentare made in italy, entra nel merito delle questioni con le quali le imprese debbono confrontarsi quotidianamente per cercare di dare risposte utili alla loro attività. per fare ciò, basile ha percorso in lungo e in largo l’italia del vino e dell’olio per conoscere come e in quale misura i produttori, i distributori, le istituzioni, i consumatori stanno reagendo alla pesante crisi che investe il mondo intero. ” olio & vino”, un libro nuovo dedicato all’italia dei 150 anni.

note personali. nicola dante basile è stato mio compagno di banco in redazione fino a pochi mesi fa. (mi ha promesso una bottiglia di vino invecchiato in cambio di una scheda sul suo nuovo libro). basile ha scritto molti libri, diversi dei quali assai belli (due bottiglie, grazie). è anche molto simpatico e decisamente bello (una scatola da sei, nicola dante). segnalo una cosa importante: tre appuntamenti di presentazione. lunedì 19 settembre, ore 11, reggia di colorno di parma, promosso dall’alma scuola di cucina di gualtiero marchesi.
sabato 24 settembre, ore 18, nel comune di andria, promosso dall’assessorato alle attività produttive ed economiche del comune di andria. coordinatore il bravissimo collega e amico vincenzo rutigliano, che oltretutto è anche molto bello e scrive articoli illuminanti (vincenzo, gradisco una confezione di mozzarelle, di quelle speciali)
Libro Andria 24-9 
venerdì 30 settembre, ore 18, forlimpopoli (forlì), promosso dalla fondazione casa artusi in occasione del centenario della morte di pellegrino artusi.

accostamenti. una scatola da 12 bottiglie di vino invecchiato e una confezione di mozzarelle fresca di andria.

 

 

 

 


elio sindoni
siamo soli nell’universo?
editrice san raffaele, euro 17,50
Libro sindoni 
mille miliardi di galassie, in ognuna di esse mille miliardi di stelle: tutto questo spazio solo per noi? la domanda sull'esistenza di altri esseri intelligenti nel cosmo ha attraversato nei secoli il mito, la fantasia, la letteratura, la filosofia. negli ultimi decenni anche la scienza ha iniziato a occuparsene ed è nata una nuova materia di studio e ricerca, l'esobiologia, la ricerca di tracce di vita al di fuori della terra. tuttavia, prima di tutto è importante capire cosa si intenda per vita e indagare le condizioni sotto le quali essa è nata e si evoluta sulla terra.

la frase rivelatrice. "prima di cercare se esistano forme di vita extraterrestre, dobbiamo domandarci cosa si intenda per vita e per vita intelligente". (da pag. 31)

note personali. non conosco personalmente elio sindoni, tuttavia posso dire che è un prof di fisica alla bicocca e un ottimo divulgatore.

 accostamenti. perfetto l'ascolto del bel danubio blu di strauss secondo stanley kubrik

 

 

giuseppe turani
l’altra rossa, il romanzo della ducati dalle origini a valentino rossi

sperling & kupfer, euro 16,50
Liro turani 
la ducati è un’azienda che sforna 40.000 moto all’anno. eppure compete alla pari con un colosso come la honda, che di pezzi ne produce 12 milioni…turani ne racconta la leggenda: dal genio dell’ingegner taglioni, quello del sistema desmodromico e del telaio a traliccio, alla sregolatezza di claudio castiglioni, il papà della monster, passando per federico minoli, il manager del rilancio, per arrivare alla nuova ducati di andrea bonomi e della sua investindustrial. e ancora gli eroi sportivi, mike «the bike» hailwood, troy bayliss e l’ultimo arrivato: valentino rossi.

la frase rivelatrice. "il risultato è che la produzione di moto registrò un crollo di quasi il 70 per cento". (da pag. 71)

note personali. peppino turani è un grande nome del giornalismo economico milanese. ha lavorato per anni alla repubblica e adesso sforna articoli per il quotidiano nazionale. scrive tantissimo, ma davvero tantissimo, e – come per il maiale che non si butta niente – peppino riutilizza in mille modi diversi quello che scrive. intelligenza vivacissima. ama pazzamente le moto (quasi quanto me, ma è più bravo di me a guidare) ma la sua statura bassotta lo costringe a farle adeguare. è davvero simpatico.

accostamenti. la lettura si accompagna idealmente con l'ascolto di questo duetto per cilindri
 

 

 

duccio bianchi ed edoardo zanchini
ambiente italia 2011
edizioni ambiente e legambiente, 22 euro
Libro ambiente italia 
il suolo è una risorsa ambientale limitata e non rinnovabile. in italia vengono consumati mediamente oltre 500 chilometri quadrati di territorio l’anno. è come se ogni quattro mesi spuntasse lungo la penisola una città delle stesse dimensioni di milano. nonostante ciò tante persone rimangono senza casa perché non se la possono permettere. un bel paradosso.

la frase rivelatrice. "ma ci dicono anche che la situazione in italia offre margini di manovra: non è ancora troppo tardi per agire, per fermare il consumo di scuolo, ma non bisogna perder tempo". (da pag. 68)

note personali. duccio bianchi è uno degli intellettuali più interessanti dell’ecologismo italiano. teorico finissimo. è molto simpatico, parlantina sciolta, sguardo acuto; ma quando parla in pubblico s’intimidisce come una verginella (non lo ammetterà mai). edoardo zanchini, architetto, ha l’aria dell’eterno studente dal sorriso scanzonato. entrambi sono colonne portanti della legambiente.

accostamenti. il libro si accompagna perfettamente con l’ascolto della fiera di scarborough

 

 

 

 

gino moncada lo giudice, francesco asdrubali; presentazione di giulio andreotti
fattore n, tutto quello che c’è da sapere sull’energia nucleare
armando editore, 12 euro
Libro fattore n 
in un momento storico da molti denominato di “rinascimento nucleare”, caratterizzato da un ritorno di interesse a livello internazionale verso l'energia nucleare, il volume si propone di fare il punto su questa importante fonte energetica, in maniera chiara e concisa ma documentata.
attorno all'energia nucleare sono stati costruiti molti falsi miti e create paure ingiustificate, che il libro cerca di discutere con spirito critico. dopo una breve storia dell'energia nucleare, del disastro di cernobyl e delle sue conseguenze, il libro presenta lo scenario energetico mondiale e il ruolo che il nucleare potrà rivestire nel futuro, anche in relazione alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti; è quindi illustrata la recente svolta italiana in materia di energia nucleare.  la seconda parte del libro, più tecnica, anche se comunque caratterizzata da un linguaggio semplice e divulgativo, spiega i principi fisici che sono alla base della reazione nucleare di fissione, tratta il problema dei combustibili nucleari, descrive il principio di funzionamento dei reattori e presenta le innovazioni tecnologiche più recenti, quali i reattori di ultima generazione e le modalità di smaltimento delle scorie radioattive.

la frase rivelatrice. "concludiamo con questo auspicio, anche se "è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio" (albert einstein)". (da pag. 94)

note personali. schemi di reattori, disegnini di atomi, formule, numeri. moncada lo giudice e asdrubali sono ingegneri anche quando scrivono. il libro è adattissimo a chi vuole capire "come funziona". posizione cautamente nuclearista.

accostamenti. la lettura del libro "fattore n" è perfetta se accompagnata dall’ascolto di ode trifase delle officine schwartz

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16 settembre 2011 - 18:00

ambiente. i ghiacci del polo nord si assottigliano. moltissimo. allarme clima. le foto.

mentre greenpeace è in missione nell'artico a bordo della nave rompighiaccio arctic sunrise per studiare lo stato di salute dei ghiacci, il national snow and ice center statunitense annuncia in anticipo che la contrazione dei ghiacci dell'artico quest'anno ha raggiunto il secondo livello più basso della storia.
un chiaro segnale dell'impatto dei cambiamenti climatici sulla calotta polare, sottolinea l'organizzazione.

GP02I16 
qui i documenti del centro ricerche statunitense sul ghiaccio e culla neve.

"quanto sta accadendo nell'artico non comporta conseguenze solo per gli orsi polari o per l'ecosistema locale, ma per il mondo intero. un'estate senza presenza di ghiacci nell'artico, infatti, può destabilizzare il clima globale" - ricorda andrea boraschi, responsabile della campagna energia e clima di greenpeace.
GP02HZF 
till wagner, scienziato del polar ocean physics group dell'università di cambridge, in viaggio sull'arctic sunrise, aggiunge: "ciò che stiamo osservando è uno sconcertante ritrarsi dei ghiacci. la velocità e l'ordine di grandezza di questa contrazione non possono essere spiegati dall'eventualità di condizioni meteorologiche estreme o da altre teorie del genere. si tratta di una conseguenza diretta dell'innalzamento globale delle temperature, che determina un riscaldamento dell'aria e degli oceani".
GP02I2B 
il precedente record di riduzione dell'area ghiacciata nell'artico, nel 2007, coincideva con un periodo di forti anomalie climatiche. l'enorme perdita di ghiaccio registrata quest'anno, con condizioni climatiche meno estreme, ci indica che la banchisa è sottile e deteriorata e che i mari ghiacciati dell'artico andranno incontro a diminuzione nel lungo periodo.
GP02HYP 
lo spessore dei ghiacci è un elemento chiave per misurare l'impatto dei cambiamenti climatici nell'artico e la tenuta complessiva della calotta, perché i ghiacci più antichi crescono in spessore in diverse stagioni contribuendo all'aggregazione della calotta, mentre quelli più sottili - che stanno prendendo il posto dei primi - tendono a essere meno compatti e a sciogliersi con più facilità durante l'estate.
GP02I18 

qui il documento del nsidc sui dati polari.

 

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2 settembre 2011 - 14:07

acqua. ambiente. la qualità dell'acquedotto in emilia, romagna, toscana e marche nel rapporto hera

hera è la spa "municipalizzata" di bologna, della romagna e di parte dell'emilia che fornisce acqua, luce, gas, nettezza urbana e così via.
è quotata in borsa.

lunedì mattina hera presenterà il rapporto "in buone acque".
sarà presentato a genova nell'ambito del festival dell'acqua organizzato da federutility.

il report giunge quest'anno alla terza edizione.
ha l'obiettivo di verificare e comunicare la qualità dell'acqua erogata sulla base di parametri misurabili e confrontabili sia rispetto ai limiti di legge che alle etichette delle acque in bottiglia.
la hera di bologna usa il rapporto sulla qualità dell'acqua per rafforzare la fiducia dei cittadini nei confronti di un'acqua che non è semplicemente potabile, ma anche (dice la società) "sicura per la salute (potendo essere classificata come oligominerale a basso tenore di sodio), vantaggiosa per l'ambiente (evitando gli impatti ambientali legati in italia al consumo di acqua in bottiglia) ed economica".

il rapporto sarà disponibile on line da lunedì sul sito web della hera, a questo indirizzo, e in distribuzione presso gli sportelli clienti del gruppo e in molte scuole delle zone servite.
pare che non ci siano altri rapporti simili in italia; sono invece diffusi all'estero.

dagli impianti al contatore domestico, passando per la rete delle condutture, sono circa 400mila (1.100 al giorno) le analisi compiute dalla hera nel 2010 sulle acque potabili, cui si aggiungono le oltre 300mila analisi condotte dalle usl.
per quanto riguarda nello specifico i controlli eseguiti lungo la sola rete di distribuzione e sui principali 16 parametri che definiscono la qualità dell'acqua, sono stati 64.915 nel 2010.

"bere l'acqua del rubinetto rappresenta una scelta di consumo importante - commenta maurizio chiarini, amministratore delegato di hera - e per questo deve essere basata su consapevolezza e dati oggettivi. per questo, fornire ai cittadini informazioni veritiere, semplici e comprensibili rispetto a un bene primario come l'acqua è una parte importante dell'impegno e della responsabilità con cui ogni giorno gestiamo un servizio che garantisce un'acqua di qualità a oltre 3 milioni di persone. è quello che ci prefiggiamo di fare anche attraverso questo report, che ha l'obiettivo di promuovere una scelta di consumo più compatibile con l'ambiente e nello stesso tempo più economica".

una foto di maurizio chiarini, amministratore delegato della hera
Maurizio chiarini hera 2011 

ecco qualche dettaglio sfogliando le 80 pagine del rapporto.

nel 2010 i laboratori del gruppo hanno effettuato 398.587 analisi, compiute su campioni d'acqua prelevati presso i 326 impianti di potabilizzazione, i 1.415 punti di prelievo e sorgenti e lungo oltre 31mila chilometri di tubature nelle provincie di modena, bologna, ferrara, ravenna, forlì-cesena e rimini, oltre ad alcuni comuni toscani e marchigiani.
i controlli dicono che è acqua sicura, conforme ai limiti di legge nel 99,8% dei casi.
e i composti tossici su cui sta attenta l'organizzazione mondiale sanità? clorito, trialometani-totale, tetracloroetilene+tricloroetilene, nitrato, nitrito, antiparassitari risultano fra il 75% e il 90% inferiori ai limiti di legge.
l'impatto ambientale è 200-300 volte inferiore rispetto all'acqua in bottiglia.
mille litri di acqua del rubinetto "consumano" fra gli 1,2 e i 2,1 metri quadri di terreno, mentre 1mille litri di acqua in bottiglia "consumano" fra i 469 e i 613 metri quadri.
considerando gli 11 miliardi di litri di minerale consumati (con 192 litri procapite, l'italia è al primo posto in europa per consumo di acqua in bottiglia), l'italia utilizza per la produzione dell'imballaggio 350mila tonnellate di pet (il 78% dell'acqua consumata in italia è in bottiglia di plastica), pari a 665mila tonnellate di petrolio, e provoca l'emissione di 1 milione di tonnellate di co2, l'equivalente di 6,8 milioni di cassonetti di plastica da trattare ogni anno.

scheda riassuntiva:

comuni serviti: 226
cittadini serviti: 3,1 milioni
volumi venduti: 251 milioni di metri cubi
impianti di potabilizzazione: 326
rete acquedotto: 31.203 chilometri
acqua immessa in rete per tipologia di trattamento
- sola disinfezione: 37%
- disinfezione e altri trattamenti: 63%
controlli effettuati dalle aziende usl negli impianti di distribuzione (n° campioni analizzati): 6.194
concentrazioni medie rispetto ai limiti di legge: da - 75% a - 90%
analisi conformi alla legge: 99,8%
analisi sulla rete di distribuzione rispetto ai 16 parametri*: 64.915
totale analisi effettuate dai laboratori hera nel 2010: 398.587

(*) concentrazione ioni idrogeno (ph), residuo secco, alluminio, ammonio, antiparassitari-totale, clorito, cloruro, escherichia coli, ferro, fluoruro, manganese, nitrato, nitrito, sodio, tetracloroetilene+tricloroetilene, trialometani-totale.

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19 agosto 2011 - 16:57

imprenditore indebitato rapina una banca. con la pistola ad acqua. scappando in taxi.

forse è la somma della crisi economica e delle temperature algerine, che fanno bollire le idee più bislacche dentro le scatole craniche.

ieri ho raccontato la storia dell'imprenditore di marcon che per protesta viaggia sull'autostrada con una bara sulla cabriolet (il feretro è vuoto ma, specifica il bizzarro imprenditore, di seconda mano).

oggi, un'altra storia di imprenditori vessati, svitati e, in questo caso, assaliti da una dose imponente di sfiga.

siamo a pesaro.

asfissiato dai debiti e in particolare per un prestito ottenuto da una banca - prestito che sarebbe scaduto ieri mattina alle 10,30 - un imprenditore edìle pesarese di 39 anni ha rapinato una banca (diversa da quella creditrice).

armato con una pistola ad acqua.

scappando su un tassì.

l'imprenditore è incensurato.
padre di due bambini.
una bravissima persona, giurano tutti; così bravo che perfino nell'organizzare una rapina ha fatto in modo che fallisse.

costui era disperato. (ora, lo è di più).
tritato dai debiti, poche migliaia di euro con la sua banca ma cifre più consistenti con i suoi muratori e con i fornitori, non ha trovato altra soluzione.

ha frugato tra i giochi dei figli e ha trovato una pistola ad acqua che sembrava ideale per una rapina.
ha preso un tassì perché aveva dovuto vendere la macchina.
si è fatto portare dal tassista alla banca di credito cooperativo di montemaggiore al metauro; "aspetti qui, con il motore acceso".
è entrato in banca.
il metal detector non ha rilevato la plastica del giocattolo.
ha minacciato gli impiegati.
si è fatto dare 18mila euro.

è risalito sul tassì.


bottone d'allarme, sono cominciate le ricerche in tutta la provincia di pesaro e sulle colline verso urbino.
decine di posti di controllo.
da falconara marittima si è alzato un elicottero dei carabinieri.
una segnalazione, il tassì è stato visto sulla statale adriatica.

il rapinatore ad acqua si è fatto portare dal tassista all'altra banca subito prima che scadesse il termine per pagare il debito, un po' come jack ed elwood blues...

 

ma il direttore della banca creditrice non c'era.
l'imprenditore è uscito dalla banca con i soldi in tasca e il debito ancora aperto.
e ha dovuto allungare i polsi per le manette.

il tassista non si era accorto di nulla.

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14 luglio 2011 - 15:51

manovra. energia. blitz nella notte. rincarano le concessioni (tv, idroelettriche, ec). il testo.

questa notte a tarda notte al senato con un "blitz" è stato deciso un rincaro violento delle concessioni (tranne quelle autostradali).

dovrebbero essere coinvolte:
concessioni idroelettriche,
le ferrovie in concessione,
le concessioni tv e le concessioni radio,
le spiagge in concessione...

il testo del "blizt notturno":

all'articolo 23,

a) al comma 5, la lettera a) è sostituita dalla seguente:

a) dopo il comma 1 è aggiunto il seguente comma:
"1.bis. Nei confronti dei soggetti di cui:
a) all'articolo 5, che esercitano attività di imprese concessionarie diverse da quelle di costruzione e gestione di autostrade e trafori, si applica l'aliquota del 4,20 per cento;

qualche dettaglio.

un aumento dell'irap dello 0,3% dal 3,9 al 4,2%  per i concessionari non autostradali e salta il tetto al 2% della deducibilità delle quote di ammortamento dei costi sostenuti per i beni gratuitamente devolvibili.
è la nuova formulazione dell'emendamento del relatore alla manovra approvata nella notte dalla commissione bilancio del senato.

per le concessioni autostrade e trafori resta confermata la riduzione della deducibilità delle somme accantonate nel cosiddetto fondo di ripristino dal 5 all'1%.

salta quindi il tetto dell'1% alla deducibilità previsto nel testo iniziale della manovra.

con un voto di fiducia, la manovra è stata approvata dal senato e ora passa alla camera.

stay tuned (ovvero oставайтесь на связи).

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13 luglio 2011 - 17:10

ambiente. mare. il wwf contro la riforma europea della pesca: "poco ambiziosa". petizione.

per il wwf è modesta, "poco ambiziosa", la proposta di riforma della politica comunitaria della pesca annunciata dalla commissione europea.

e così l'associazione ecologista propone una raccolta di firme per una petizione.

ecco il testo:

al presidente e membri del parlamento europeo

ad un ritmo insostenibile, abbiamo sfruttato il mare ed i suoi abitanti.
tutti abbiamo delle responsabilità. non c'e' piu' pesce e le comunità di pescatori stanno lottando per sopravvivere. abbiamo bisogno di una riforma ambiziosa e radicale della politica della pesca europea. vi chiediamo:
• che la pesca venga gestita in maniera coerente, costante e con prospettive di lungo termine, a livello di bacino, per consentire agli stock di ricostituirsi
• che un insieme di regole condivise consentano ai pescatori di prendere ciò che è ragionevole, scientificamente deciso, e soprattutto quando è necessario
• di applicare questi stessi principi a tutte i pescherecci europee ovunque essi operino nel mondo
firma la petizione per porre fine pesca eccessiva

che cosa dicono gli ecologisti?
“cresce la preoccupazione tra la società civile, l’imprenditoria di settore e i consumatori per la gestione fallimentare della pesca in europa degli anni passati. la politica comunitaria della pesca viene riformata ogni dieci anni. è, quindi, questa un occasione unica per affrontare con serietà un processo di riforma che ristabilisca una logica nel come si pesca, che permetta il recupero degli stock e che riporti fiducia e opportunità in un settore economico disastrato”, afferma marco costantini, responsabile del programma mare del wwf italia.
in effetti, la proposta odierna sottolinea la necessità di portare gli stock ittici a livelli di pesca sostenibile in accordo a criteri scientifici specifici, ma manca completamente di chiari e precisi meccanismi e calendari per ottenere quanto auspicato. manca, quindi, il come e il quando otterremo una pesca sostenibile in europa.

il 70% degli stock ittici sono sovrasfruttati.

si pescano più pesci di quanti ne nascono.

specie simbolo come il tonno rosso del mediterraneo o il baccalà dell'atlantico sono stati enormemente sfruttati per decenni.

abbiamo troppe barche per troppi pochi pesci.

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente

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23 giugno 2011 - 12:55

rifiuti. napoli. lettera al sindaco: caro de magistris, con i masanielli sta sbagliando.

gentile sindaco di napoli,

sui rifiuti, sindaco, sta sbagliando tutto.
ogni giorno, una corbelleria.
non elencherò tutte le sciocchezze. ne citerò qualcuna.

la prima bestialità, in ordine di tempo, è stata annunciare che avrebbe risolto il problema in un pugno di giorni. lasci gli annunci e le promesse ad altri.
perché - altrimenti - si è esposti agli scugnizzi: come narra la leggenda metropolitana quelli, gli scugnizzi di napoli, nel '44 in una notte riuscirono a smontare e a fare sparire dal porto di napoli un'intera nave americana classe liberty, e oggi gli scugnizzi non impiegano che un paio di notti a riempire di spazzatura via santa lucia.

la seconda sciocchezza, è dimenticare la lezione insegnata da nichi véndola con l'acquedotto pugliese.

che cos'ha fatto véndola con l'acquedotto?
qualche anno fa ha chiamato da fuori, dalla municipalizzata di pesaro, un gestore di capacità solidissime e poco velleitarie, l'ingegnere genovese ivo monteforte. senza sponsor politici alle spalle.
l'ha fatto amministratore unico dell'acquedotto.
poi il direttore generale, un economista giovane della finanza vera, di quelli che hanno il cuore a bari e la testa nella city di londra, massimiliano bianco.
véndola ha detto loro (più o meno): questo è l'obiettivo da raggiungere con l'acquedotto pugliese, trasformarlo da postificio e tangentificio in un servizio vero per i cittadini; avete carta bianca per conseguire questo obiettivo, avete alcuni anni di tempo, io vi copro le spalle. vi garantisco io contro i politici che vi tireranno la giacchetta, i sindaci che mendicheranno favori, i sindacalisti della ripartizione secondo tèssera, i masanielli dell'acqua gratis che fingono di essere "per il popolo" e lavorano per sé stessi. se non raggiungerete l'obiettivo, vi scotennerò. (più o meno, véndola ha detto loro questo).
oggi l'acquedotto pugliese non è ancora perfetto, ma ha ridotto le pèrdite (di acqua) e consegue anche un utile fiorente (di denaro) che, invece di essere dato come dividendo all'azionista regione puglia, viene tutto rinvestito per migliorare il servizio.
è diventato uno degli acquedotti migliori d'italia, pure con tutte le pecche e i problemi che ci sono ancora.

sindaco de magistris, impari da véndola.
i rifiuti di napoli non si risolvono con i masanielli.

cordialità,
j.g.

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, rifiuti

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15 giugno 2011 - 19:22

acqua. referendum. i vincitori veri. cattiverie, attualità, scomodità. notizie da bari.

cattiverie

carlo giovanardi, ansa

sto leggendo con un certo divertimento le testate locali che riportano come le strutture pubbliche che gestiscono l'acqua, in particolare in emilia-romagna, una regione del pd, hanno avuto un tracollo in borsa, perdendo decine di milioni di euro e si sta già parlando di aumento delle tariffe, oltre ad una sparizione degli investimenti: un dramma.

carlo stagnaro, chicago-blog

grazie ai potenti mezzi dell’istituto bruno leoni, abbiamo intercettato alcuni scambi epistolari. li pubblichiamo. forse sono veri.

caro signor sindaco,
congratulazioni per la vittoria referendaria! il suo contributo è stato fondamentale per mantenere l’acqua nelle mani di tutti. le scrivo per una piccola cortesia. come ricorderà, la mia impresa ha generosamente sostenuto la sua campagna elettorale. mio figlio (omissis) è una persona molto in gamba, ha 35 anni, e sta per laurearsi in scienze della comunicazione (gli mancano solo una dozzina di esami). purtroppo non mi sembra molto interessato a essere coinvolto nella gestione dell’azienda di famiglia, né mi pare versato in tale attività. ciò non toglie che anche lui abbia diritto a un’occupazione. potrebbe per cortesia nominarlo nel consiglio d’amministrazione della società dell’acqua potabile?

spettabile società dell’acqua potabile,
con la presente vi intimo di riallacciare la fornitura d’acqua. e’ vero che da alcuni anni non pago la bolletta, ma l’acqua è un diritto di tutti. a maggior ragione di chi, come me, dichiara un reddito di 12.000 euro all’anno. vi invito quindi a procedere sollecitamente, anche perché sabato do una festa e se gli amici trovassero la piscina vuota, farei una figuraccia.

spettabile amministratore delegato della municipalizzata dei rifiuti,
le scrivo per invitarla a pranzo in modo da concordare l’offerta per il bando che avete appena lanciato, in relazione alle opere civili della vostra discarica. come lei sa, la mia azienda non è in grado di farle un’offerta competitiva, quindi è necessario che l’appalto sia formulato in modo tale da impedire a concorrenti sleali di vincere. nella deplorevole ipotesi in cui ciò dovesse accadere, il mio amico, il sindaco, che ha ottenuto i voti di tutti i miei dipendenti, sarebbe costretto a fronteggiare uno spiacevole sciopero, e lei dovrebbe assumersi la responsabilità di aver sbattuto in mezzo alla strada un numero inaccettabile di maestranze altamente professionalizzate. sono sicuro che, dato il suo senso di responsabilità, vorrà impedire questo increscioso sviluppo. e’ chiaro che non le sto chiedendo nulla di illegale, diciamo al massimo un’interpretazione creativa delle norme: grazie al recente voto referendario, lei non è più tenuto a garantire l’economicità del servizio. sono sicuro che né lei, né io, né il sindaco desideriamo trovarci in una situazione tale da pregiudicare la serenità dei lavoratori, della collettività e delle nostre rispettive famiglie – vero?

gentile associazione dei consumatori,
sono un cittadino della città di (omissis), che come sapete era candidata a ospitare una centrale nucleare. dato l’esito del referendum, vi prego di includere il mio nome tra i partecipanti alla class action contro l’impresa elettrica (omissis) per essere risarcito del tumore che avrei potuto contrarre qualora l’impianto fosse stato realizzato.

cara amica, caro amico,
chi vi scrive è il segretario del sindacato della locale società di trasporto pubblico. sebbene la società sia chiaramente sovra-organico, grazie al recente referendum nessuno dei nostri associati dovrà essere licenziato, perché il comune non sarà obbligato a mettere a gara la gestione del servizio. anzi: il sindaco si è già impegnato a regolarizzare tutti i precari e anche la nostra battaglia per 15 minuti di pausa ogni 15 di lavoro è praticamente vinta. a questo punto, stiamo cercando qualcuno che occupi le posizioni precedentemente occupate dai precari, in quanto il lavoro va comunque svolto. vi preghiamo quindi, nel caso siate interessati, di farci pervenire il vostro curriculum e di iscrivervi il prima possibile al nostro sindacato.

caro sindaco,
sono l’amministratore delegato dell’azienda comunale dei rifiuti. come lei sa, la nostra azienda è un esempio di realtà pubblica efficiente, da tutti lodata. per dar seguito ai nostri piani di sviluppo, dobbiamo fare investimenti per i quali contavamo sull’opportunità di una quotazione in borsa, su cui lei ci aveva garantito il via libera e il consiglio comunale si era pronunciato favorevolmente. leggo oggi le sue dichiarazioni contro la privatizzazione: mi può per cortesia ragguagliare? e come devo comportarmi nei confronti dei nostri fornitori, a cui dovremo pagare delle penali se fossimo costretti a tagliare gli investimenti già pianificati, la cui fattibilità dipendeva appunto dall’apporto di capitali privati?

caro amministratore delegato,
non so di cosa stia parlando. io e la mia maggioranza siamo sempre stati contrari alla privatizzazione. la gestione dei rifiuti, come lei sa, è un servizio pubblico essenziale che non può essere tolto dalle mani pubbliche, e tanto meno può essere assoggettato alla logica dei profitti. i suoi investimenti, quindi, non riceveranno mai il mio via libera, come peraltro ho testé confermato ai rappresentanti del comitato “acqua pubblica – no al termovalorizzatore”. ne approfitto per invitarla a liberare l’ufficio perché, come sa, il mio compagno di partito (nonché, ma lo dico solo a titolo informativo senza nulla implicare, mio cugino) non è stato eletto in consiglio regionale. ho solennemente promesso, in campagna elettorale, di combattere contro la disoccupazione e non intendo venir meno alle mie promesse. lo devo agli elettori e alla mia stessa dignità. in più, tengo famiglia.

attualità

come ho anticipato un mese fa sul sole 24 ore, il consiglio regionale della puglia ha approvato in serata a maggioranza (con 37 voti a favore, quelli del centrosinistra e di mep, e 24 contrari, quelli del centrodestra e dell'udc) il disegno di legge "governo e gestione del servizio idrico integrato - costituzione dell'azienda pubblica regionale acquedotto pugliese (aqp)". prevede la trasformazione dell'aqp da società per azioni (la maggioranza è della regione puglia per l'87% circa e della basilicata per circa il 13%) a ente pubblico.
entusiasta il leader nazionale di sinistra ecologia e libertà e presidente della regione puglia, nichi vendola, che non ha dubbi: "rendere l'acquedotto pugliese di proprietà del popolo pugliese credo sia il modo migliore di rispondere alla meravigliosa domanda di cambiamento e di difesa dei beni comuni che si è espressa nei referendum".
risale al maggio del 1999, col primo governo presieduto da massimo d'alema (allora ds), il decreto legislativo che sancì la trasformazione dell'acquedotto pugliese in società per azioni: l'ente autonomo acquedotto pugliese divenne allora acquedotto pugliese spa (azionista unico il ministero del tesoro). con questo atto il più grande acquedotto d'europa (20.000 chilometri di rete in cinque regioni), si avviava a una privatizzazione che fu di fatto fermata dall'attuale ministro agli affari regionali, raffaele fitto, all'epoca nella quale era appena stato eletto presidente di centrodestra della regione puglia. ne scaturì che, di fatto, non solo aqp, benché trasformato in società per azioni, restò in mano pubblica, ma che fu anche passato dalla proprietà dello stato a quella delle regioni (per l'87,1% alla regione puglia e per il resto alla regione basilicata).
dopo il passaggio dell'acquedotto a società per azioni, infatti, d'alema stabilì, con un proprio decreto, il 3 marzo 2000, che l'acquedotto andasse venduto all'enel mediante trattativa diretta dopo una valutazione da parte di un collegio di tre advisor. quando il centrosinistra perse le regionali (19 aprile 2000), d'alema si dimise da presidente del consiglio e gli successe giuliano amato, sempre alla guida di una coalizione di centrosinistra. l'operazione aqp andò avanti. alla fine del 2000 gli advisor conclusero il proprio lavoro, stimando un prezzo intorno ai 1.300 miliardi di lire. per il centrodestra si trattava di una svendita, dato il valore di opere e impianti di aqp, che a suo giudizio si aggirava tra i 3.500 e i 4.500 miliardi di lire.
enel che, prima della valutazione degli advisor, era disposto a sborsane 3.100, cominciò a scalpitare; il 3 maggio 2001 il ministro del tesoro, vincenzo visco (ds), diede il via libera alla cessione, ma l'appena eletto presidente della regione puglia, raffaele fitto, si oppose fortemente, sostenendo che alla privatizzazione avrebbe dovuto provvedere il governo che sarebbe uscito dalle elezioni politiche che si sarebbero svolte solo 10 giorni dopo, il 13 maggio 2001.
vinse berlusconi, e tremonti, ministro dell'economia, con la finanziaria 2002 trasferì, senza oneri, la proprietà dell'acquedotto pugliese alle regioni puglia e basilicata in proporzione del numero degli abitanti di ciascuna.
il passaggio prevedeva che entro il 31 luglio 2002 l'acquedotto andasse privatizzato, ceduto cioè a privati con l'immissione sul mercato delle quote azionarie. operazione mai avvenuta.

scomodità

l'altra settimana ho pubblicato in queste pagine un documento degli acquedotti pubblici, preoccupatissimi perché uno dei due referendum sull'acqua (quello con la scheda gialla) in realtà non è contro la *privatizzazione* bensì dissesta i bilanci di tutti gli acquedotti, pubblici e privati, e soprattutto pubblici.

avevo trovato e pubblicato un documento degli analisti londinesi della fitch, una delle più autorevoli società di rating, che diceva la stessa cosa: il referendum scheda-gialla blocca tutti gli acquedotti e rischia di mandarli al dissesto.

poi ho pubblicato un interessante commento di andrea gilardoni, professore alla bocconi e uno dei massimi esperti italiani di economia degli acquedotti.

e ancora, un commento di adolfo spaziani, direttore della federutility, cioè l'associazione degli acquedotti pubblici e di tutte le aziende di servizi pubblici locali.

ho ascoltato il parere dell'economista alessandro marangoni, tra i più noti nel settore dei servizi pubblici locali, di cui oggi questa nuova analisi.

poi ho pubblicato l'elenco dei circa 150 comuni italiani messi in mora dall'unione europea perché in 13 anni non si sono dotati di depuratori. questi comuni dovranno dotarsi entro due mesi dei depuratori, dice bruxelles; la multa va da 11mila a oltre 700mila euro per ogni giorno di ritardo: chi pagherà queste multe? con le tasse, tutti noi.

ecco l'appello di economisti di servizi pubblici ed esperti del settore idrico, i quali stanno raccogliendo le firme in difesa degli acquedotti pubblici di cui accennavo qui sopra.

ecco l'intervento di alessandro petretto, che insegna economia pubblica all'università di firenze.

e poi lo schema riassuntivo di massarutto di ieri.

qui una notizia sui conti del referendum sull'acqua (a rischio investimenti per 20 miliardi negli acquedotti pubblici) con l'esempio del caso di firenze.

infine, una raccolta di video e di link referendari.

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, energia, infrastrutture, mobilità, nucleare, reti energia, rifiuti, società

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