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Jacopo Giliberto

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Chi sono

Jacopo Giliberto (Venezia, 1961 - vivente) è giornalista da 30 anni. Vive a Milano; una moglie, due figli, due gatte, una moto vecchia e grossa. Si occupa soprattutto di tematiche energetiche e ambientali.

11 maggio 2013 - 20:52

evoluire.

sul corriere di oggi, nell'articolo dedicato all'incidente terribile dell'altra notte nel porto di genova, la compagnia armatrice messina spiega che la nave jolly nero evoluisce nel bacino di evoluzione.

proprio cosi.

l'evoluzione è l'atto, la conseguenza, dell'evoluire.

la lingua italiana - come tutte le lingue del mondo - si evoluisce nel tempo.
così come evoluiamo noi, persone, ed evoluisce la società.

è un processo inarrestabilizzabile.

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Categorie: infrastrutture, mobilità, società, storia, trasporti

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8 maggio 2013 - 11:48

tragedia di genova. lettera oltraggiosamente privata di un burocrate.

stamattina ho ricevuto questa lettera oltraggiosamente privata del direttore di un ministero.

violando la riservatezza, la pubblico.
violando i luoghi comuni sui dipendenti statali, sui grigi burocrati.

la tragedia nel porto di genova.

 

la botta è forte e sono un po' piegato.

erano ragazzi, nostri ragazzi con i quali chissà quante volte ho parlato...

magari incazzandomi o anche brontolando...

credo che la sobrietà debba prevalere, ovviamente: il dolore è dolore e, per ora, non
è razionale.

lì dentro poteva esserci uno di noi, uno dei miei, uno di quelli che ancora lavorano senza alibi né farsi domande, convinti che il lavoro pubblico, che il lavorare per gli altri sia una scelta di vita, un impegno da onorare quotidianamente.

come è successo al giglio, con funzionari partiti appena accaduta la tragedia con i soldi propri presi al bancomat, con le proprie automobili e che poi, dopo mesi, non si sono visti neanche risarcire le missioni per mancanza di adeguate motivazioni, timbri e ceralacche...

erano nostre donne e uomini (le capitanerie), funzionari dello stato al cambio della guardia alla torre vts (il sistema del controllo del traffico marittimo per prevenire incidenti e gli inquinamenti del mare).
è come se un aereo in manovra avesse abbattuto la torre di controllo.

personalmente, c’è il muto dolore per quanto accaduto. sui dettagli della tragedia rimanderei ogni giudizio alle indagini avviate: chi più delle capitanerie di porto saprà valutare gli avvenimenti? sempre personalmente credo sia da valutarsi anche l'ipotesi di una tragica fatalità (non è la tecnologia che supera il lavoro delle donne e degli uomini): intorno alla nave c'erano in manovra 2 (due) rimorchiatori... (perché di più non ce n'entravano), e pare che messa la retromarcia per accostarsi alla banchina non sia entrata la "marcia avanti", un'avaria alla macchina.

lì, se non erro, si fanno quattordicimila manovre analoghe l'anno. non è mai successo nulla. naturalmente non è, né può essere, l'alibi. ora vedremo i problemi e le risposte.

torre messa troppo vicino alla banchina?
avaria dei motori?
imperizia?

occorre sapere aspettare con la pazienza che non ci manca mai, perché crediamo nello stato libero e democratico che funziona e che opera nell'interesse generale, in silenzio.

scusate.

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Categorie: acqua, infrastrutture, mobilità, società, tecnologia, traffico, trasporti

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11 marzo 2013 - 21:52

fukushima due anni dopo, un filmato divulgativo spiega tutto. da vedere.

due anni dopo quell'11 marzo. lo zunami spazzò la città e la centrale nucleare.

la spiegazione della catastrofe nucleare raccontata in un video francese dell'istituto irsn.

an fransè (ma il video è chiarissimo).

 

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, energia, infrastrutture, nucleare, Scienza, tecnologia

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27 febbraio 2013 - 20:29

a copparo, ferrara, dove l’energia non finisce mai.

l’energia che non finisce mai sgorga da una spaccatura nella terra sabbiosa.
il metano gorgoglia insieme con acqua salatissima e tossica vomitata dal ventre della terra, digestione di torbe che erano fondo del mare.

bisogna scendere da copparo verso jolanda di savoia.

dire “scendere”, nella grande bonifica ferrarese, è una parola troppo impegnativa.
andando da copparo verso il delta e verso l’adriatico, tutto in apparenza è piatto spiattito appiattito tabula rasa. rane e zanzare.

invece no. si scende, a tratti, e si sale.

sembra una tavola, ma da una parte si scende fino a uno, due, tre metri sotto il livello del mare.
da un’altra parte invece si sale, come è alto il palazzetto di zenzalino che diventava un’isola quando il po rompeva e spantegava sulla pianura.

copparo è un comune grande 404 chilometri quadri, due volte l’intera provincia di trieste.

bisogna scendere da copparo verso jolanda di savoia.
dopo il curvone di zenzalino con il suo viale alberato lunghissimo e prospettico (sono ricresciuti i pioppi meravigliosi, dopo il grande taglio?), si prende a sinistra verso ambrogio. il mobilificio d’angolo non ci interessa; divani e credenze un’altra volta. invece ci interessa il casolare di via salmastri 3.

via salmastri: dice tutto.

perché è lì, dietro la casa, vicino al canale che porta via le acque di bonifica verso l’idrovora, è lì che sgorga l’acqua salmastra.

fedora quattrocchi è una scienziata dell’ingv (istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) e mi spiega che nel sottosuolo di via salmastri, frazione ambrogio, comune di copparo, provincia di ferrara ci sono queste torbe che fermentano.

sono torbe in più strati, depositi a forma di lente, schiacciati e piatti sotto le sabbie e le argille depositate dai millenni.
alcune falde di torba sono a 250 metri di profondità, altre più giù, a 600 metri di profondità.

la torba (alghe marce che erano fondo di paludi preistoriche) è la madre del carbone; diventerà lignite in qualche milione d’anni.

dentro la torba, nell’intestino del pianeta, c’è vita.
là sotto, legioni di batteri pazzi digeriscono la torba e producono metano.

c’è una frattura geologica.
il terremoto della primavera scorsa - che ha sconvolto la bassa modenese, il ferrarese, il mantovano - ha aperto la strada all’ascesso gonfio di metano.

quella del metano di copparo non è la stessa frattura nascosta che aveva generato il terremoto di un anno fa.
la frattura ferrarese del terremoto si ferma prima di copparo, c’è un’interruzione nello sfregamento tra fette di sottosuolo.
la frattura di copparo è un’altra, diversa, da studiare.

in via salmastri, dietro alla casa, c’era un pozzo di gas antico di mezzo secolo.
un pozzo chiuso chissà quando dal grillanda, perché l’aldo grillanda di ro ferrarese (da copparo bisogna andare verso polesella e rovigo, prima dell’argine maestro del po) è il più bravo chiuditore di pozzi petroliferi.

il grillanda aveva cominciato da piccolo come suo padre.
e suo padre aveva imparato dal nonno.
e il nonno aveva imparato dall’aldo grillanda bisnonno dell’attuale, che nel 1915 trivellava alla ricerca di acqua per i latifondisti ferraresi, e poi per le società minerarie in maremma, e poi per tutta italia con trivelle sempre più moderne e più efficaci.

poi i tempi cambiano, e non solo perforazioni (se ne fanno sempre meno) ma soprattutto chiusure di pozzi aperti, che è un’arte rara che va imparata dal bisnonno dal nonno dal padre.

l’aldo grillanda di oggi, con suo figlio marcello, conosce i pozzi d’italia.
lo chiamano dappertutto. nel ferrarese conosce i pozzi a uno a uno, appena finiva la scuola vestito con le braghette corte e con la cartella andava a vedere le trivelle del nonno.

questo era un pozzo artesiano per l’acqua dolce, oppure metano, acqua termale, o era un pozzo di anidride carbonica, o usciva acqua salata con metano, oppure emetteva gas solforoso velenoso.

ad ambrogio in via salmastri alle spalle del mobilificio e dietro al casolare c’era questo pozzo di acqua e metano.
una volta nella bassa si faceva così, un buco per terra, in una vasca chiusa si gorgogliava l’acquaccia frizzante, e le bollicine venivano aspirate da un tubo e scaldavano la stalla e la casa, seccavano il miglio e la canapa.

ancora oggi la finanza trova gente della bassa che scalda la stalla e la casa con il giacimento privato personale, ma non si può perché il metano è dello stato, bisogna denunciarlo e pagare tasse royalty accise un impazzimento facciamo che non lo diciamo a nessuno.

questo ascesso di gas è in profondità sotto la casa.
il pozzo antico è chiuso, ma lo scossone del terremoto dell’anno scorso ha aperto al gas la strada sotterranea poche decine di metri più in là, e quel metano va scaricato, sennò può anche trovarsi vie non controllate, può eruttare fuoco e
lapilli, esplodere con la casa e i divani e le credenze del mobilificio.

l’acqua e il metano sgorgano con forza e violenza da un tubo d’acciaio messo per governare l’emissione.
la temperatura è costante, 25 gradi.
non c’è radioattività, appena 4 becquerel contro (per esempio) i 500 becquerel che sgorgano in garfagnana.
l’acqua gasata è salata quasi come quella del mare – quando l’adriatico arrivava dove oggi ci sono ferrara e padova – ed è piena di inquinanti come metalli pesanti.
non si può usare neanche per irrigare.
così viene scaricata nel canale.

il metano va sprecato. peccato.

e quel metano non finirà per secoli, perché sotto i piedi degli abitanti di ambrogio i batteri continuano a digerire la torba sepolta.

la scienziata fedora quattrocchi dice: basterebbe iniettare acqua in profondità, all’altezza degli strati di torba, per continuare a estrarre il metano che continua a formarsi senza fine, in una risorsa rinnovabile perché dopotutto è di origine naturale.

è come un impianto di biogas, quelli che gli allevatori costruiscono a fianco alle stalle: nei bomboloni mettono letame e scarti agricoli e ci mescolano i batteri digestivi.

nella bassa ferrarese, questi fontanazzi di acqua preistorica mescolati con metano sarebbero decine.

ancora fedora quattrocchi: dove sgorga acqua salata, le colture deperiscono, i terreni diventano presto quasi sterili. vogliamo fare foto satellitari subito dopo le nevicate, perché il sale il calore dell’acqua l’assenza di erba fanno sciogliere subito la neve, chiazze di terra nuda circondate dalla neve.

nel queensland, in australia, in questo modo ottengono il 75% del fabbisogno energetico.
usano il metano che sgorga per far girare i generatori di corrente, ma parte del metano viene usato per far funzionare i desalinizzatori a osmosi che producono l’acqua potabile per l’acquedotto.
quell’acqua va benissimo anche per allevare i pesci dell’itticoltura, e per scaldare le case perché la temperatura costante appare calda d’inverno e fresca d’estate.

potremmo ricuperare anche noi italiani quel bendidio di metano che si rigenera e sgorga senza fine in cento e cento diversi posti della bassa.

l’acqua potrebbe essere filtrata per togliere il sale, per ricuperare i metalli di questa speciale miniera liquida ricca di contenuti, per estrarre le terre rare così preziose per produrre i computer e così monopolizzate dall’unico produttore al mondo, la cina.
poi l’acqua a 25 gradi potrebbe entrare nelle case per scaldarle d’inverno, quando si scende sotto zero, e rinfrescarle d’estate, quando l’aria di luglio ribolle a 35 gradi.

questo, si potrebbe fare in via salmastri civico 3, frazione ambrogio, comune di copparo, provincia di ferrara.
e in tantissime altre parti d’italia.

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, energia, fonti rinnovabili, reti energia, Scienza

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29 gennaio 2013 - 23:27

ambiente e mare. perché una volta le spiagge erano impeciate da catrame.

chi ha i capelli grigi (e io, li ho) ricorda che fino agli
anni ’70-‘80 le spiagge e gli scogli in riva al mare erano sempre incatramati da gromme di bitume orrendo.

oggi il fenomeno è quasi scomparso.

il catrame c’è ancora, ma è una vera rarità da intenditori.

perché sono spariti (o quasi) dai mari i gromulchi di
bitume? da dove venivano?

le petroliere erano a scafo unico. le pareti delle cisterne erano direttamente lo scafo. petrolio dentro, mare aperto fuori, separati dalla parete d’acciaio.

quando scaricavano il greggio a genova marsiglia gela marghera, vuotandosi diventavano leggere e altissime.

così alte e vuote, le petroliere dopo lo scarico del petrolio erano difficili da gestire, squilibrate, se c’era un po’ di mare agitato o un fastidioso vento di traverso.

quindi, uscite dal porto di consegna del petrolio, per appesantirsi e stabilizzarsi le petroliere riempivano di acqua di mare le  cisterne, in modo da zavorrare la nave durante il viaggio di ritorno verso il porto dove caricare altro greggio.

ma al porto petrolifero di carico, per poter prendere nuovo greggio, bisognava avere le cisterne vuote. e si vuotavano in viaggio.

lungo il tirreno o l’adriatico le cisterne venivano vuotate
dall’acqua sporca e dal petrolio, lasciando dietro la poppa decine di chilometri di scia bitumosa.

i residui che restavano sul fondo delle cisterne venivano scrostati e messi in fusti d’acciaio che, oplà, finivano in mare (quest’operazione in genere si svolgeva zigzagando a sud di malta).

ogni viaggio un lavaggio.

 

Petroliera in uscita sul canale marghera malamocco

con le petroliere a doppio scafo di oggi, tra la cisterna e lo scafo c’è un’intercapedine.

l’acqua di zavorra non entra mai nelle cisterne del greggio.

è “segregata” nell’intercapedine e non tocca il petrolio.

per bilanciare la nave, entra acqua di mare pulita, esce acqua di mare pulita.

qualcuno a volte lo fa ancora e impecia spiagge e scogli.
qualche bettolina vecchia. qualche piccola petroliera che arriva da paesi remoti.

ma è una rarità.

il problema è più forte con le navi chimichiere. quando cambiano il tipo di prodotto che viene caricato nelle cisterne, devono togliere ogni traccia del prodotto chimico precedente.

i noleggiatori più attenti (e sono molti) preferiscono usare una sola nave chimichiera per il trasporto di una sola tipologia di sostanza, sempre la stessa. cioè dedicano ogni nave a un solo tipo di prodotto. così non c’è bisogno di lavare le cisterne a ogni viaggio.

ma non tutti sono attenti e solerti.

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, energia, mobilità, rifiuti, tecnologia, trasporti

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27 gennaio 2013 - 18:09

sterminio. i pensieri dei tedeschi mentre massacravano gli ebrei. una storia di oggi. l'ovvietà dell'osceno.

(ripubblico con un copincolla questo articolo di un anno fa, e di due anni fa. oggi è il 27 gennaio, giorno della memoria).

 

non mi piacciono le parole scioà oppure olocausto.
non mi piacciono le rievocazioni a date fisse. la lagrima a comando: "ora, piangere!"
per questo motivo scrivo a sera tarda del 27 gennaio, quando le rievocazioni del dolore su richiesta sono finite.

il giorno degli stermìni non è solamente il 27 gennaio.
tutti i giorni, è il giorno per ricordare l'orrore della strage.

come lo è il 13 luglio.

oggi non è il 27 gennaio: oggi è il 13 luglio.

sessantanove anni fa.

siamo in polonia, in masovia, alle porte di jòzefòw. sulla riva che pende verso la vìstola, la wisła.

un convoglio di autocarri si ferma poco lontano dal paese, ne scendono 500 uomini: soldati tedeschi, battaglione 101, polizia ordinaria dello stato.
messi in semicerchio intorno al loro comandante, ascoltano il suo discorso.

il maggiore trapp – l’unico di cui si è salvato il nome – comunica loro la missione di oggi.

"è molto difficile", esordisce il maggiore trapp.
"è un compito duro".
il paese che devono circondare è pieno di ebrei, 1.800 circa.

è una delle comunità ebraiche, dei villaggi, gli scètl (shetl). c'erano villaggi con il 50, il 70, il 90% di ebrei.

tra loro, ci sono circa 300 maschi in grado di lavorare. devono essere rastrellati e portati a un campo di lavoro sotto scorta armata.

tutti gli altri, bisogna ammazzarli.
donnebambinivecchineonati, tutti.

non è tranquillo, il maggiore trapp.
ha la voce rotta, sembra che faccia fatica a trovare le parole.
gli occhi sono lucidi, ed è una cosa che colpisce molti soldati.

"eppure bisogna farlo, bisogna eseguire gli ordini", prosegue trapp.
può aiutare i soldati, sapere che "questa guerra l’hanno voluta gli ebrei"? che ogni notte i bombardieri inglesi attaccano le città tedesche?
però – dice il maggiore – se qualcuno non se la sente di eseguire l’ordine, lui lo assegnerà ad altri incarichi.

un uomo, un solo uomo, si fa avanti per consegnare il fucile.
il comandante della sua compagnia comincia a urlargli addosso, ma il maggiore zittisce l'ufficiale e ripete l’invito.
allora altri uomini si fanno avanti, una dozzina in tutto.
non di più.
verrà dato loro il compito di scortare gli ebrei maschi, assieme con un sottotenente che la sera prima aveva già annunciato che non avrebbe eseguito l’ordine.

tutti gli altri, si muovono verso il paese.

una compagnia circonda il villaggio – con l’ordine di sparare a vista su chi cerca di scappare.

 

uno scorcio dei boschi alla periferia di jòzefòw.

Road%20to%20Jozefow

le altre due compagnie entrano dentro e cominciano a sfondare le porte: gli uomini sono separati dalle donne, le donne assieme ai vecchi e ai bambini sono radunati nella piazza centrale del paese.
si cominciano a sentire i primi spari.
in molte case ci sono vecchi incapaci di muoversi come vorrebbero i tedeschi, gli ordini sono di ammazzarli sul posto.
si dovrebbe sparare anche ai neonati, ma i soldati non ci riescono - ancora.

un poliziotto ha scritto:

anche sotto minaccia di morte le madri non si separavano dai bambini. così tollerammo che portassero i loro piccoli nella piazza del mercato.

un poliziotto ha scritto:

per tutta la mattinata [durante il rastrellamento] mi accorsi che molte donne portavano dei neonati in braccio e tenevano per mano bambini piccoli

un sergente ne sgriderà alcuni, proprio perché poco energici.

in breve tempo i tedeschi riescono a districare le famiglie.
immagino come, immagino i pensieri degli ebrei.
nessuno sa che cosa stia succedendo realmente.
gli ebrei pensano di dover obbedire per evitare scoppi di violenza da parte tedesca.
non pensano, gli uomini, che le loro mogli e figli saranno tutti morti prima di domani.
e così si fanno portar via, tra urla e pianti e promesse di rivedersi presto.

adesso può cominciare l’eccidio.

il primo gruppetto di ebree e loro figli viene scortato a un boschetto.
là vengono fatte sdraiare e i soldati sparano loro addosso, a bruciapelo.

e cominciano i problemi.
perché le vittime in buona parte sono donne, madri, bambini, neonati.
è difficile sparare a un neonato; è impossibile che una madre non reagisca.
molti uomini sparano alto.
alcuni (pochi in verità) gettano il fucile e chiedono o pretendono di essere dispensati.
altri pèrdono il controllo, imbrutaliti, sparano troppo vicino e si ritrovano l’uniforme lorda di pezzi di cervello, sangue, ossa.

il medico del battaglione aveva mostrato, tracciando un disegno per terra, il punto giusto dove mirare.
al collo, usando la baionetta inastata per mirare meglio.
ma è un disegno che molti non vedono – bisogna capire gli uomini: è un compito difficile.

quando sentono la prima salva, gli ebrei ammassati in piazza esplodono in un urlo spontaneo, collettivo.
ma poi sembrano accettare la morte, nessuno piange a parte i neonati – e quelli piangerebbero comunque.
i tedeschi resteranno molto innervositi da ciò.

per tutto il giorno il massacro prosegue.
nel primo pomeriggio ci si rende conto che a questo ritmo ci saranno ebrei ancora vivi in nottata.
le compagnie accelerano i ritmi, per quanto è possibile.
nel bosco comincia a essere difficile trovare terreno libero in cui far adagiare le vittime.

comincia anche a circolare la vodka.
ecco, questo aiuta di più.
i soldati comunque, almeno quelli che sparano ancora (altri hanno ceduto), sono molto arrabbiati con il loro comandante che per tutta la giornata non si è fatto vedere.

il maggiore trapp passerà tutta la giornata chiuso in una locanda, piangendo a dirotto.
questo non lo salverà dalla corte polacca che nel 1947 lo condannerà a morte per questo ed altri crimini di guerra.

è ormai notte quando il battaglione finisce il lavoro.
il villaggio è del tutto deserto.
in compenso il bosco è pieno di cadaveri, che nei giorni successivi i contadini polacchi raccoglieranno e seppelliranno.
converrà loro; potranno saccheggiare liberamente le case dei morti.

il battaglione 101 torna in caserma.
si mangia poco, in compenso si beve molto.
ma per quello che hanno fatto non basterebbe tutto l'alcol del mondo.
durante la notte un soldato si sveglia da un incubo scaricando il mauser sul soffitto della camerata.

questa è solo una giornata nella vita del battaglione 101.
per il quale una giornata così si ripete decine di volte.

va moltiplicata per gli 11 battaglioni (5.550 uomini in totale) di polizia inviati da himmler in unione sovietica; per le due brigate ss (11mila uomini), per i quattro einsatzgruppen (12mila) al sèguito dei tre gruppi d’armata tedeschi nel 1941; vanno aggiunte le centinaia di pogrom sollecitati o approvati dai tedeschi in polonia ucraina e paesi baltici.

se le parole non bastano a descrivere quanto accaduto, abbiamo le immagini, abbiamo le testimonianze tedesche dell’epoca.
la strage di jòzefòw non è di per sé eccezionale.
ma lo è come documentazione.
a rendere eccezionale lo sterminio nella cittadina sul bordo della vistola furono due fatti:
1) la figura del maggiore trapp, che con la sua debolezza così poco militare diede ai suoi soldati l’opportunità di non partecipare
2) il processo intentato dai giudici di amburgo ad alcuni ufficiali del battaglione, nei primi anni '60.

gli incartamenti del processo contengono gli interrogatori approfonditi di oltre 100 membri del battaglione, una buona parte della forza in organico.
grazie a questi atti possiamo ricostruire con tanta precisione la morte dei 1.500 ebrei di jòsefòw.
e chi li uccise.
non abbiamo i nomi – la legge tedesca protegge la loro identità fino al 2040 – ma abbiamo tutto il resto, le azioni e il pensiero.
perché lo fecero?
che pensavano?
chi erano questi assassini di neonati?

la risposta è anche il titolo del libro con cui cristopher browning descrive quest’orrore: "uomini comuni".

erano uomini comuni.

i soldati del battaglione 101 nella quasi totalità venivano da amburgo, una delle città meno naziste della germania.
in massima parte erano riservisti e appartenevano alle classi operaie amburghesi: camerieri, portuali, facchini, marinai.
occupazioni in cui era fortissima la presenza, prima del 1933, dei partiti socialista e comunista.
avevano poi un’età media alta, anni.
all’epoca della presa di potere nazista avevano perciò trent’anni scarsi, non erano adolescenti influenzabili.
la percentuale di iscritti al partito nazista – anche tra gli ufficiali – era molto bassa.
erano infine in buona parte sposati, padri di famiglia, con figli, gente tranquilla.

loro stessi, venti anni dopo, durante il processo ad amburgo, faticavano a capire.
sembra quasi, a noi viaggiatori del tempo, che in quegli anni in europa esistesse un altro quadro di riferimento morale.
ciò che oggi appare con forza sbagliato, orribile, osceno, all’epoca era – se non normale – necessario.
un compito sgradevole ma necessario.

alcuni degli intervistati si giustificarono dicendo che non volevano sembrare vigliacchi.

altri – con un’idea più chiara di che cosa fosse veramente il coraggio – dissero che furono troppo vigliacchi per non sparare.

spicca però - in questa desolazione morale - la figura del primo soldato, quello che si fece in avanti all'appello di trapp.
o del sottotenente che la sera prima, appena saputo della missione, aveva seccamente rifiutato di partecipare.
o degli altri, che buttarono i fucili dopo aver visto quello che si chiedeva loro.

in quegli uomini restavano vivi - anche in mezzo ad una dittatura totalitaria che poneva la razza alla base dell’etica – altri e più solidi princìpi.
della maggioranza, la cosa migliore che può essere detta è questo: per essi la cosa più importante era fare ciò che la società si aspettava da loro.
non deludere i compagni e uniformarsi alle decisioni del gruppo – qualunque esse fossero.

la barriera che ci separa da quelle politiche e quell'universo morale è fragile.
sta a noi tutti, nel nostro piccolo, difendere e coltivare i princìpi che in quegli anni furono calpestati.

la storia non si ripete mai allo stesso modo, ma si muove sempre, non per forza in avanti; nulla è scontato.

 

(ringrazio carlo de luca)

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Categorie: Religione, società, storia

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26 gennaio 2013 - 17:06

arte. dal comintern alla confindustria, il bello non ha ideologia.

il senso del bello non ha colore politico e non guarda le ideologie.
ciò che è bello-in-quanto-tale può essere applicato a finalità diverse, e bene ha fatto il grafico che è stato ingaggiato dalla confindustria per disegnare il logo di un ciclo di convegni.

ciò che è bello può essere usato con fini diversi, come accade per esempio alla cosiddetta aria sulla quarta corda di bach, un brano musicale che viene adottato come sigletta o stacco musicale da molte trasmissioni radiofoniche e televisive di carattere religioso, che veniva usato una ventina di anni fa come sigla della trasmissione quark dell'ateissimo piero angela, e che in realtà è un passo di una suite profana di danze e ballabili, cioè la suite orchestrale numero 3 in re maggiore bwv 1068 composta da johann sebastian bach per leopoldo, principe di anhalt köthen, di cui il compositore era il maestro di musica nel castello (allora lussuoso, oggi sgarrupato) alla periferia della cittadina di köthen.

torno all'arte grafica.

lo stesso gusto del bello-senza-colore-politico è quello che caratterizza l'elemento grafico di un ciclo di convegni organizzato dalla confindustria.

ecco il logo.

Tatlin un-mondo-a-rischio-babele_431x413px_2013

il logo del ciclo "un mondo a rischio babele" non raffigura la torre di babele raccontata dalla bibbia.

raffigura un'altra cosa.
diversissima.

Tatlin monumento alla terza internazionale

è il bellissimo e mai realizzato monumento leninista alla terza internazionale comunista (il comintern) progettato nel 1919 dal grande artista e architetto sovietico vladimir evgrafovič tatlin (1885-1953).

nella foto del 1919 è raffigurato il modello del monumento, che se realizzato sarebbe stato alto 400 metri.

 

 

è il meraviglioso ossimoro dell'arte.
che non ha tempo.

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Categorie: arte, infrastrutture, Musica, Religione, società, storia

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20 gennaio 2013 - 10:43

la rosa del deserto e la città petrolifera nella sassaia piatta e grigia

per alcuni giorni, quella rosa del deserto avera reso insopportabile la valigia.
pesava il sasso scolpito dal vento, e pesava la valigia a ogni spostamento.

adesso quella rosa del deserto presa dal bordo della strada in una base petrolifera è poggiata alla radice del glicine, a casa.

la città petrolifera è un posto inutile in mezzo a un deserto inutile.
sbaglia chi immagina le dune, le palme e i cammellieri che ondeggiano nobili accoccolati sul dorso dei mehari.

la foto presa dal web di un impianto nella sassaia grigia.

è una sassaia piatta e grigia percorsa da tubi di acciaio grigio. filari di tralicci dell'alta tensione. qua e là (dall'aereo di notte si vedono bene) fiammeggiano le torce a bocca di pozzo per bruciare i gas che escono insieme con il greggio.

la foto presa dal web delle torce che bruciano i gas a margine dei pozzi di petrolio.

la città petrolifera è una somma di officine fabbriche dormitori.
non ci sono negozi né ristoranti, ma solamente compound di lavoro.
ci si sposta da un compound all'altro secondo le necessità, per andare a caricare tubi o valvole, per incontrare il personale di un'altra compagnia petrolifera, per esaminare un aspetto tecnico insieme con gli esperti di una ditta specializzata.

la foto presa dal web dei compound che affiancano la via di una città petrolifera nel deserto grigio.

ogni compound è un'area quadrata di terreno circondata da un muro o da una recinzione. tra un compound e l'altro passa una strada - asfaltata se primaria, altrimenti di terra battuta - oppure i compound si affiancano l'uno all'altro lungo la strada.

la foto presa dal web di una strada in una città petrolifera nel deserto. il luogo, non conta: sono posti tutti uguali.

dentro ci possono essere palme e giardinetti con la palazzina uffici, oppure cataste di tubi e un magazzino, oppure le baracche in cui dormono gli operai.

la foto presa dal web di un compound povero, magazzino o alloggio per operai.

i compound delle compagnie petrolifere internazionali hanno agli angoli le torrette armate e sul muro alto corre un barbed wire, il filo spinato.

in una di queste città petrolifere il compound degli italiani era forse meno lussuoso di altri, ma più prezioso.
non ha il campo da golf che macchia di verde la polvere del deserto. non ha la piscina. ma il compound degli italiani, dell'eni, ha due cose.

primo, dagli italiani la mensa è la migliore della città petrolifera. il cuoco del catering viene da parma o da reggio calabria o da ancona o da dove ti pare, ed è sempre una meraviglia.
prepara la pizza e il pane profumato, affetta al coltello un prosciutto raro, sceglie le bottiglie di vino - e questo per gli americani del compound a fianco cui è vietata ogni forma d'alcol è un segno di alta civiltà.
così i francesi, o gli americani, o gli inglesi, non vedono l'ora di essere invitati dal collega italiano a mangiare alla mensa italiana.
non ci sarà il campo da golf, ma la pizza appena sfornata o il brasato al barolo valgono mille.

secondo, gli italiani hanno il bunker.
è un edificio blindato, con il generatore elettrico e le antenne satellitari sul tetto.
se nella città petrolifera succede qualcosa, ci si chiude dentro a doppia mandata e si chiama.

una ventina d'anni fa la gente, in quel deserto, si ammazzava per motivi religiosi. sgozzavano gli infedeli.
in un certo periodo, la situazione divenne così tesa che la comunità internazionale decise di darsi appuntamento nel "bunker degli italiani".
mentro fuori accadevano cose terribili da conoscere, là dentro, nel bunker degli italiani, il mondo si accoccolava nei corridoi e nelle stanze e chiamava le ambasciate e i governi.

attorno, un deserto grigio e piatto, una sassaia inutile.
e sul bordo della strada, una rosa del deserto che ho portato a casa.

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Categorie: ecologia e ambiente, energia, infrastrutture, Religione, storia, trasporti

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19 ottobre 2012 - 6:56

arte. il naufragio della concordia in una mostra a new york

il naufragio dell'arte.

la costa concordia, la nave da crociera affondata in gennaio davanti all'isola del giglio (grosseto) e arrivata sulle cronache di tutto il mondo, è l'oggetto di un'istallazione artistica di thomas hirschhorn esposta alla galleria gladstone di new york.

la mostra personale di hirschhorn, artista bernese, si intitola concordia, concordia e consiste di un allestimento che riproduce - sulla base di filmati, testimonianze e fotografie - le condizioni della sala da gioco della nave dopo il ribaltamento sullo scoglio.

un'immagine dell'istallazione di hirschhorn dedicata alla costa concordia

secondo il recensore a.wilkinson, come riferisce il giornale newyorchese art observed, l'artista svizzero ha voluto raffigurare l'incertezza e la precarietà del nostro stile di vita e una lettura sociale del disastro contemporaneo.

metafora di un titanic della società.

l'istallazione ricorre a schemi che sono frequenti nell'arte di hirschhorn: la sovrabbondanza quasi barocca di oggetti raccolti dalla società dei consumi.
ma a differenza delle altre opere di hirschhorn, in genere interattive e accessibili al pubblico che vi può camminare attraverso, l'allestimento concordia, concordia è chiuso all'accesso, come se fosse la vetrina di un ovvèndo fallimentare eccessivo negozio del kitsch.

in questo caso è allestita - rovesciata su un fianco - una sala del casinò della nave, dalle pareti orpellosamente decorate.
il pavimento (anzi, la parete laterale della sala da gioco, che nel rovesciamento è diventata pavimento) è ingombro di piatti, libri ribaltati dagli scaffali, sedie, mobilio mediocremente piccoloborghese, giubbotti arancioni di salvataggio.
mescolate a questa sovrabbondanza, sparse, ecco le pagine di das kapital di carlo marx.
e alla parete, una riproduzione del famoso quadro del naufragio del medusa di géricault.

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Categorie: acqua, arte, ecologia e ambiente, mobilità, rifiuti, società, storia, trasporti, Viagg

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19 febbraio 2012 - 18:23

a sanremo arriva (di nascosto) una musica popolare del '500 italiano

il "ballo di mantova", ovvero "fuggi fuggi", è uno splendido tema musicale italiano della fine del '500.

portato dalle soldataglie in giro per l'europa, il ballo di mantova è entrato nei temi popolari di tutti i paesi, in inghilterra e in boemia.
è entrato nella moldava, poema sinfonico di bedrich smetana, e nei canti popolari yiddisch fino all'inno nazionale israeliano.

ebbene sì. israele ha scelto come inno nazionale una canzone popolare italiana, della bassa padana.

eppure è sempre lui, il ballo di mantova.

ora - mi segnala il lettore luis - il ballo di mantova è entrato anche a sanremo, in uno degli stacchetti musicali.
luis pensa che sia l'inno israeliano, e invece è sempre il ballo di mantova, assorbito anche dalla cultura yiddisch e quindi nell'inno d'israele.

 

 

in questo articolo, tempo fa avevo elencato alcune versioni del ballo di mantova:

- quelle cinquecentesche italiane
- la bella versione di "fuggi fuggi" cantata da angelo branduardi (ne consiglio l'ascolto)
- una versione secentesca inglese
- la moldava di smetana
- l'inno israeliano

qui aggiungo altre due versioni che ho scoperto di recente:
una versione di brecht

 

e questa versione napoletana del '600 per clavicembalo di gaetano greco

 

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Categorie: arte, Musica, società

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27 gennaio 2012 - 13:42

sterminio. i pensieri dei tedeschi mentre massacravano gli ebrei. una storia di oggi. l'ovvietà dell'osceno.

(da quando ho assunto un nuovo incarico, non scrivo più su questo blog. per motivi di opportunità. tuttavia la dignità e il rispetto impongono ai miei polpastrelli di muoversi sulla tastiera. ripubblico con un copincolla questo articolo di un anno fa. oggi è il 27 gennaio, giorno della memoria).

 

non mi piacciono le parole scioà oppure olocausto.
non mi piacciono le rievocazioni a date fisse. la lagrima a comando: "ora, piangere!"
per questo motivo scrivo a sera tarda del 27 gennaio, quando le rievocazioni del dolore su richiesta sono finite.

il giorno degli stermìni non è solamente il 27 gennaio.
tutti i giorni, è il giorno per ricordare l'orrore della strage.

come lo è il 13 luglio.

oggi non è il 27 gennaio: oggi è il 13 luglio.

sessantanove anni fa.

siamo in polonia, in masovia, alle porte di jòzefòw. sulla riva che pende verso la vìstola, la wisła.

un convoglio di autocarri si ferma poco lontano dal paese, ne scendono 500 uomini: soldati tedeschi, battaglione 101, polizia ordinaria dello stato.
messi in semicerchio intorno al loro comandante, ascoltano il suo discorso.

il maggiore trapp – l’unico di cui si è salvato il nome – comunica loro la missione di oggi.

"è molto difficile", esordisce il maggiore trapp.
"è un compito duro".
il paese che devono circondare è pieno di ebrei, 1.800 circa.

è una delle comunità ebraiche, dei villaggi, gli scètl (shetl). c'erano villaggi con il 50, il 70, il 90% di ebrei.

tra loro, ci sono circa 300 maschi in grado di lavorare. devono essere rastrellati e portati a un campo di lavoro sotto scorta armata.

tutti gli altri, bisogna ammazzarli.
donnebambinivecchineonati, tutti.

non è tranquillo, il maggiore trapp.
ha la voce rotta, sembra che faccia fatica a trovare le parole.
gli occhi sono lucidi, ed è una cosa che colpisce molti soldati.

"eppure bisogna farlo, bisogna eseguire gli ordini", prosegue trapp.
può aiutare i soldati, sapere che "questa guerra l’hanno voluta gli ebrei"? che ogni notte i bombardieri inglesi attaccano le città tedesche?
però – dice il maggiore – se qualcuno non se la sente di eseguire l’ordine, lui lo assegnerà ad altri incarichi.

un uomo, un solo uomo, si fa avanti per consegnare il fucile.
il comandante della sua compagnia comincia a urlargli addosso, ma il maggiore zittisce l'ufficiale e ripete l’invito.
allora altri uomini si fanno avanti, una dozzina in tutto.
non di più.
verrà dato loro il compito di scortare gli ebrei maschi, assieme con un sottotenente che la sera prima aveva già annunciato che non avrebbe eseguito l’ordine.

tutti gli altri, si muovono verso il paese.

una compagnia circonda il villaggio – con l’ordine di sparare a vista su chi cerca di scappare.

 

uno scorcio dei boschi alla periferia di jòzefòw.

Road%20to%20Jozefow

le altre due compagnie entrano dentro e cominciano a sfondare le porte: gli uomini sono separati dalle donne, le donne assieme ai vecchi e ai bambini sono radunati nella piazza centrale del paese.
si cominciano a sentire i primi spari.
in molte case ci sono vecchi incapaci di muoversi come vorrebbero i tedeschi, gli ordini sono di ammazzarli sul posto.
si dovrebbe sparare anche ai neonati, ma i soldati non ci riescono - ancora.

un poliziotto ha scritto:

anche sotto minaccia di morte le madri non si separavano dai bambini. così tollerammo che portassero i loro piccoli nella piazza del mercato.

un poliziotto ha scritto:

per tutta la mattinata [durante il rastrellamento] mi accorsi che molte donne portavano dei neonati in braccio e tenevano per mano bambini piccoli

un sergente ne sgriderà alcuni, proprio perché poco energici.

in breve tempo i tedeschi riescono a districare le famiglie.
immagino come, immagino i pensieri degli ebrei.
nessuno sa che cosa stia succedendo realmente.
gli ebrei pensano di dover obbedire per evitare scoppi di violenza da parte tedesca.
non pensano, gli uomini, che le loro mogli e figli saranno tutti morti prima di domani.
e così si fanno portar via, tra urla e pianti e promesse di rivedersi presto.

adesso può cominciare l’eccidio.

il primo gruppetto di ebree e loro figli viene scortato a un boschetto.
là vengono fatte sdraiare e i soldati sparano loro addosso, a bruciapelo.

e cominciano i problemi.
perché le vittime in buona parte sono donne, madri, bambini, neonati.
è difficile sparare a un neonato; è impossibile che una madre non reagisca.
molti uomini sparano alto.
alcuni (pochi in verità) gettano il fucile e chiedono o pretendono di essere dispensati.
altri pèrdono il controllo, imbrutaliti, sparano troppo vicino e si ritrovano l’uniforme lorda di pezzi di cervello, sangue, ossa.

il medico del battaglione aveva mostrato, tracciando un disegno per terra, il punto giusto dove mirare.
al collo, usando la baionetta inastata per mirare meglio.
ma è un disegno che molti non vedono – bisogna capire gli uomini: è un compito difficile.

quando sentono la prima salva, gli ebrei ammassati in piazza esplodono in un urlo spontaneo, collettivo.
ma poi sembrano accettare la morte, nessuno piange a parte i neonati – e quelli piangerebbero comunque.
i tedeschi resteranno molto innervositi da ciò.

per tutto il giorno il massacro prosegue.
nel primo pomeriggio ci si rende conto che a questo ritmo ci saranno ebrei ancora vivi in nottata.
le compagnie accelerano i ritmi, per quanto è possibile.
nel bosco comincia a essere difficile trovare terreno libero in cui far adagiare le vittime.

comincia anche a circolare la vodka.
ecco, questo aiuta di più.
i soldati comunque, almeno quelli che sparano ancora (altri hanno ceduto), sono molto arrabbiati con il loro comandante che per tutta la giornata non si è fatto vedere.

il maggiore trapp passerà tutta la giornata chiuso in una locanda, piangendo a dirotto.
questo non lo salverà dalla corte polacca che nel 1947 lo condannerà a morte per questo ed altri crimini di guerra.

è ormai notte quando il battaglione finisce il lavoro.
il villaggio è del tutto deserto.
in compenso il bosco è pieno di cadaveri, che nei giorni successivi i contadini polacchi raccoglieranno e seppelliranno.
converrà loro; potranno saccheggiare liberamente le case dei morti.

il battaglione 101 torna in caserma.
si mangia poco, in compenso si beve molto.
ma per quello che hanno fatto non basterebbe tutto l'alcol del mondo.
durante la notte un soldato si sveglia da un incubo scaricando il mauser sul soffitto della camerata.

questa è solo una giornata nella vita del battaglione 101.
per il quale una giornata così si ripete decine di volte.

va moltiplicata per gli 11 battaglioni (5.550 uomini in totale) di polizia inviati da himmler in unione sovietica; per le due brigate ss (11mila uomini), per i quattro einsatzgruppen (12mila) al sèguito dei tre gruppi d’armata tedeschi nel 1941; vanno aggiunte le centinaia di pogrom sollecitati o approvati dai tedeschi in polonia ucraina e paesi baltici.

se le parole non bastano a descrivere quanto accaduto, abbiamo le immagini, abbiamo le testimonianze tedesche dell’epoca.
la strage di jòzefòw non è di per sé eccezionale.
ma lo è come documentazione.
a rendere eccezionale lo sterminio nella cittadina sul bordo della vistola furono due fatti:
1) la figura del maggiore trapp, che con la sua debolezza così poco militare diede ai suoi soldati l’opportunità di non partecipare
2) il processo intentato dai giudici di amburgo ad alcuni ufficiali del battaglione, nei primi anni '60.

gli incartamenti del processo contengono gli interrogatori approfonditi di oltre 100 membri del battaglione, una buona parte della forza in organico.
grazie a questi atti possiamo ricostruire con tanta precisione la morte dei 1.500 ebrei di jòsefòw.
e chi li uccise.
non abbiamo i nomi – la legge tedesca protegge la loro identità fino al 2040 – ma abbiamo tutto il resto, le azioni e il pensiero.
perché lo fecero?
che pensavano?
chi erano questi assassini di neonati?

la risposta è anche il titolo del libro con cui cristopher browning descrive quest’orrore: "uomini comuni".

erano uomini comuni.

i soldati del battaglione 101 nella quasi totalità venivano da amburgo, una delle città meno naziste della germania.
in massima parte erano riservisti e appartenevano alle classi operaie amburghesi: camerieri, portuali, facchini, marinai.
occupazioni in cui era fortissima la presenza, prima del 1933, dei partiti socialista e comunista.
avevano poi un’età media alta, anni.
all’epoca della presa di potere nazista avevano perciò trent’anni scarsi, non erano adolescenti influenzabili.
la percentuale di iscritti al partito nazista – anche tra gli ufficiali – era molto bassa.
erano infine in buona parte sposati, padri di famiglia, con figli, gente tranquilla.

loro stessi, venti anni dopo, durante il processo ad amburgo, faticavano a capire.
sembra quasi, a noi viaggiatori del tempo, che in quegli anni in europa esistesse un altro quadro di riferimento morale.
ciò che oggi appare con forza sbagliato, orribile, osceno, all’epoca era – se non normale – necessario.
un compito sgradevole ma necessario.

alcuni degli intervistati si giustificarono dicendo che non volevano sembrare vigliacchi.

altri – con un’idea più chiara di che cosa fosse veramente il coraggio – dissero che furono troppo vigliacchi per non sparare.

spicca però - in questa desolazione morale - la figura del primo soldato, quello che si fece in avanti all'appello di trapp.
o del sottotenente che la sera prima, appena saputo della missione, aveva seccamente rifiutato di partecipare.
o degli altri, che buttarono i fucili dopo aver visto quello che si chiedeva loro.

in quegli uomini restavano vivi - anche in mezzo ad una dittatura totalitaria che poneva la razza alla base dell’etica – altri e più solidi princìpi.
della maggioranza, la cosa migliore che può essere detta è questo: per essi la cosa più importante era fare ciò che la società si aspettava da loro.
non deludere i compagni e uniformarsi alle decisioni del gruppo – qualunque esse fossero.

la barriera che ci separa da quelle politiche e quell'universo morale è fragile.
sta a noi tutti, nel nostro piccolo, difendere e coltivare i princìpi che in quegli anni furono calpestati.

la storia non si ripete mai allo stesso modo, ma si muove sempre, non per forza in avanti; nulla è scontato.

(ringrazio carlo de luca)

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Categorie: Libri, Religione, società, storia

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30 novembre 2011 - 16:39

oggi su frigo e tv la nuova etichetta energetica: il frigo gratis. guida all'acquisto. concorso wwf.

efficienza energetica, ma non solo. risparmio, ma non solo. c'è anche un concorso, con premi, organizzato dal wwf.

oggi sono obbligatorie sugli elettrodomestici in vendita le nuove "energy label", cioè le etichette energetiche, per gli elettrodomestici.
sono quelle che trovi appiccicate su un fianco dei frigoriferi, delle lavatrici, degli altri elettrodomestici esposti nei negozi.

non è una cosa di poco conto.
scegliendo le classi di frigoriferi a migliore efficienza, il risparmio conseguito durante la vita dell'apparecchio è pari al costo d'acquisto.

in pratica, con i risparmi ottenuti in bolletta si ottiene gratis il frigorifero.

oggi 30 novembre l'obbligo delle nuove etichette scatta per frigo, congelatori e - new entry - per i televisori;

dal 20 dicembre per lavastoviglie e lavatrici.

per aiutare i consumatori a orientarsi tra vecchie e nuove etichette energetiche e scegliere i prodotti più efficienti, il wwf dà le "istruzioni per l'uso" sul sito topten (www.eurotopten.it) e lancia l'iniziativa speciale "caccia all'etichetta energetica": una caccia al tesoro fotografica per scovare e fotografare le nuove etichette energetiche, partecipando all'estrazione di due scope elettriche green offerte da electrolux, 10 libri di lester brown "un mondo al bivio" e 10 magliette del wwf.
si gioca fino al 16 dicembre inviando la foto al sito topten (www.eurotopten.it).

puoi anche confrontare i prodotti usando la guida della legambiente (clicca qui).

secondo il ceced, in italia la sostituzione degli elettrodomestici vecchi, stimati in circa 20 milioni, con apparecchi di nuova generazione e a basso consumo comporterebbe, oltre a un risparmio significativo di elettricità, anche l'abbattimento di emissioni di co2 per circa 2,3 milioni di tonnellate.

l'introduzione delle nuove etichette energetiche è il frutto di un miglioramento tecnologico e normativo, ma anche di una maggiore consapevolezza di consumatori e imprese, che hanno determinato il progressivo miglioramento dell'efficienza energetica degli elettrodomestici, tanto da richiedere una definizione più restrittiva degli standard di efficienza.
un miglioramento che entra nella vita quotidiana di milioni di consumatori e può diminuire in modo concreto l'impatto sull'ambiente della nostra società.

in apparenza, le nuove etichette cambiano poco.
ci sono sempre le bande colorate e la freccia con la lettera che indica la classe di appartenenza di quel modello.

Energy label

quanto si risparmia

secondo il wwf, da settembre 2009 all'estate 2011 la durata media delle lampadine a risparmio energetico è aumentata di 5.237 ore (da 11.274 a 16.511).
il consumo elettrico medio dei televisori si è pressoché dimezzato (passando da 94.87 watt 45.91), quello dei monitor è diminuito di un quarto (da 20.75 watt a 14.38).

un frigo piccolo in classe a+++ consuma 132 chilowattora l'anno, uno in classe a ne spreca 365, e chi sceglie la classe più efficiente ha un risparmio in bolletta di 630 euro in 15 anni.
cioè (vista la durata media di un frigo) il risparmio conseguito è pari o superiore al costo d'acquisto del frigorifero.

un congelatore medio-grande in classe a++ consuma 181 chilowattora l'anno, uno in classe a ne consuma 440, con risparmio in bolletta di 700 euro in 15 anni.
di nuovo lo stesso confronto: il risparmio è pari al costo d'acquisto.
in pratica, il frigorifero è gratis.

una lavatrice da 5 chili in classe a+++ consuma 128 chilowattora l'anno e 7.990 litri l'anno d'acqua, mentre una in classe a spreca 250 chilowattora l'anno e 12.760 litri l'anno, con un risparmio di 269 euro in 15 anni.

 

che cos'è l'etichetta energetica

nei fatti l'etichetta energetica si usa dal 1995 per aiutare i consumatori nella scelta di lavatrici, frigoriferi e, in generale, dei principali elettrodomestici.
l'etichetta energetica era nata per informare in modo corretto gli acquirenti, oltre che informarci sulle principali caratteristiche degli apparecchi, anche e soprattutto sui loro reali consumi energetici, con la possibilità di un confronto diretto tra i diversi modelli presenti sul mercato.

poi, nel giugno 2010, una nuova direttiva ne rivide i contenuti, prevedendo un'entrata in vigore scaglionata delle nuove etichette:
dal 30 novembre 2011 per frigo, congelatori e - new entry - per i televisori;
dal 20 dicembre 2011 per lavastoviglie e lavatrici.

è stato accettato un periodo di convivenza tra vecchie e nuove etichette, determinato dalla volontà di esaurire le scorte già prodotte.

perché una revisione?
la necessità derivò in particolare dall'esigenza di seguire il progresso tecnologico dei principali elettrodomestici.
prodotti diventati negli anni sempre più efficienti e, grazie anche a direttive come la eco-design, attenti all'impatto sull'ambiente.

 

che cosa cambia

la prima importante novità introdotta è l'aumento del numero delle classi energetiche di appartenenza.
sulle nuove etichette non c'è più una scala di classi dalla a alla g (dove la a indica gli elettrodomestici con i minori consumi e la g quelli con i consumi più alti) ma vi sono anche le classi energetiche a+, a++ e a+++ (in ogni caso, salvo eccezioni, fino a un massimo di sette classi), introdotte per differenziare ancora meglio dal punto di vista energetico tutti i prodotti che finora rientravano nella classe a.

dal punto di vista dell'immagine grafica non ci sono cambiamenti:
le frecce delle classi energetiche che indicano i consumi più alti sono sempre rosse, mentre quelle delle classi dei consumi più bassi sono in verde.
poiché le etichette sono valide in tutti i paesi dell'unione europea, per fare in modo che parlino una lingua universale i test sono stati sostituiti da pittogrammi (i disegnini) che, a seconda dell'elettrodomestico, indicano le performance e le caratteristiche degli apparecchi.
un'altra importante novità e anche l'obbligo per alcuni elettrodomestici di indicare il consumo in stand-by e il rumore dell'apparecchio in funzione, laddove tale indicazione è rilevante.

 

frigoriferi
classi energetiche dalla a+++ alla d

accanto al consumo annuale di energia in chilowattora, i pittogrammi indicano:
la capacità in litri degli scompartimenti di conservazione,
la capacita in litri degli scompartimenti per il cibo congelato
l'emissione di rumore in decibel.

la classificazione energetica e basata sull'indice di efficienza energetica (eei) che prende in considerazione:
il consumo di energia,
il volume dell'apparecchio,
la temperatura più bassa dei diversi scompartimenti
altri elementi come la presenza del no frost.

 

lavatrici
classi energetiche dalla a+++ alla d

i pittogrammi indicano:
il consumo annuale di energia in chilowattora (basato su 220 cicli di lavaggio standard),
il consumo annuale di acqua in litri (220 cicli di lavaggio standard),
la capacità di carico in chili,
la classe di efficienza della centrifuga,
la rumorosità in decibel (sia del lavaggio sia della centrifuga).

dato che tutte le lavatrici con una capacità superiore ai 3 chili devono necessariamente riportare un'efficacia di lavaggio in classe a, le nuove etichette non riporteranno piu l'indicazione dell'efficacia di lavaggio.

 

lavastoviglie
classi energetiche dalla a+++ alla d

i pittogrammi indicano:
il consumo energetico annuo (280 cicli di lavaggio standard) e non più per ciclo di lavaggio,
il consumo annuale di acqua in litri (280 cicli standard di lavaggio annuo) e non più per ciclo,
la classe di efficienza di asciugatura,
la capacità di carico espressa in numero di coperti,
la rumorosità in decibel,
la potenza e la durata nel modo acceso e nel modo spento.

dato che tutte le lavastoviglie devono avere una performance di lavaggio in classe a, nelle nuove etichette non è più prevista l'indicazione dell'efficacia di lavaggio.

 

televisioni
classi energetiche dalla a+++ alla d

il consumo di energia in modo acceso espresso in watt
il consumo annuo di energia in modo acceso espresso in chilowattora l'anno
la diagonale dello schermo espressa sia in centimetri sia in pollici

 

le informazioni di imq per la lettura delle etichette energetiche

i dati riportati nelle etichette energetiche rappresentano un'autodichiarazione del produttore circa le caratteristiche dei propri elettrodomestici.
numerose aziende, per avere la certezza che le misurazioni effettuate siano precise, ripetibili e corrispondenti, si rivolgono a laboratori riconosciuti, come quello di imq, dotati di strumentazioni di misura a tecnologia avanzata.

nelle etichette energetiche sono riportati informazioni circa le prestazioni degli apparecchi.
informazioni riguardo alla sicurezza, sono invece inserite nei dati di targa che vanno sempre letti.

a sostegno di tutti i produttori, il 25 gennaio l'imq organizzerà un seminario, a partecipazione gratuita, per illustrare le modalità di misura dell'efficienza energetica e di verifica e valorizzazione di altre prestazioni dei principali elettrodomestici (info su www.imq.it).

 

il gruppo imq

il gruppo imq (istituto del marchio di qualità) rappresenta la più importante realtà italiana nel settore della valutazione della conformità (certificazione, prove, verifiche, ispezioni).
forte della sinergia tra le società che lo compongono, dell'autorevolezza acquisita in 60 anni di esperienza, della completezza dei servizi offerti, il gruppo imq è un punto di riferimento e un partner delle aziende che hanno come obiettivo la sicurezza, la qualità e il rispetto per l'ambiente.

i settori di riferimento spaziano in segmenti come l'elettrotecnica, l'elettronica, le telecomunicazioni, auto e moto, gas, impiantistica, prodotti da costruzione, agroalimentare e così via.

 

 il wwf: "caccia all'etichetta energetica! scatta la foto e vinci elettrodomestici efficienti"

cambiamenti climatici, efficienza energetica e consumi sono tra i temi caldi di queste settimane. e mentre a durban, in sud africa, sono appena iniziati i negoziati sul clima, il wwf inaugura un'iniziativa speciale rivolta ai consumatori e agli elettrodomestici efficienti.

poiché da oggi entrano in vigore in tutta europa le nuove etichette per indicare la classe energetica di frigoriferi, congelatori e per la prima volta anche televisori, mentre dal 20 dicembre toccherà anche a lavatrici e lavastoviglie, il wwf dà le "istruzioni per l'uso" sul sito topten (www.eurotopten.it), la guida online all'acquisto di elettrodomestici efficienti, e lancia l'iniziativa speciale "caccia all'etichetta energetica": una caccia al tesoro fotografica per scovare e fotografare le nuove etichette energetiche, partecipando all'estrazione di due scope elettriche green offerte da electrolux, 10 libri di lester brown "un mondo al bivio" e 10 magliette del wwf.

si gioca fino al 16 dicembre inviando la propria foto al sito topten (www.eurotopten.it).
i vincitori saranno resi noti il 20.

dai frigoriferi alle stampanti per ufficio, dalle lampadine alle lavastoviglie, il sito "topten" (www.eurotopten.it) è una guida all'acquisto consapevole rivolta ai consumatori, che con un semplice clic possono individuare tra le migliaia di articoli presenti sul mercato, i 10 migliori in 11 categorie e 50 sottocategorie di prodotto, ovvero quelli che a parità di qualità e prestazioni consumano meno energia e hanno un minore impatto sull'ambiente.

di ciascuno dei "migliori prodotti" per categoria (frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavastoviglie, televisori, lampadine, automobili e apparecchi per ufficio come monitor, stampanti e multifunzione, e anche automobili), vengono indicate le funzioni principali, il costo, la marca, ma anche la classe di efficienza energetica, i consumi di energia, quanto ci costeranno in bolletta nell'intero ciclo di vita del prodotto, e altri parametri ambientali come il consumo di acqua o la rumorosità.

il progetto topten è realizzato in 17 paesi europei più stati uniti e cina, da un team composto da oltre 20 partner e riunisce esperti in campo energetico, organizzazioni no profit tra cui il wwf, e associazioni di consumatori.

 

regole e premi della "caccia all'etichetta energetica"

per partecipare all'iniziativa speciale "caccia all'etichetta energetica", basta trovare un elettrodomestico dotato di etichetta energetica meglio ancora se della nuova tipologia, fare un foto con l'elettrodomestico e l'etichetta bene in vista e inviarla al sito www.eurotopten.it.

i primi due estratti che abbiano fotografato le nuove etichette energetiche riceveranno una scopa elettrica ricaricabile green (mod. zb2904g) offerta da electrolux, pioniere dell'efficienza energetica e partner storico del wwf anche nel settore dell'educazione ambientale.

altri 20 estratti a sorte tra tutti i partecipanti , indipendentemente dal tipo di etichetta fotografata, riceveranno 10 libri di lester brown "un mondo al bivio. come prevenire il collasso economico e ambientale" (edizioni ambiente) e 10 magliette wwf nere con panda bianco.
l'estrazione avverrà il 19 dicembre. i vincitori saranno resi noti il 20 dicembre.

media partner dell'iniziativa è virgilio go green, che inviterà i propri lettori a partecipare al gioco tramite web e social media.

 

 

puoi seguirmi anche su twitter @jacopogiliberto

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Categorie: ecologia e ambiente, energia, tecnologia, Televisione, televisione

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30 novembre 2011 - 11:54

tecnologia. energia. nasce in italia il frigorifero risparmioso che fa impazzire la cina.

come nasce una tecnologia

come nasce una tecnologia rivoluzionaria?
risponde marco volpato, imprenditore milanese nato in quella quasi-lombardia che è verbania.
“tutto è cominciato quando anni fa un nostro cliente italiano, che produce pannelli isolanti per l’edilizia, ci ha suggerito: potrebbe funzionare meglio con la tecnologia del vuoto. e caso ha voluto che il fornitore della materia plastica di quell’azienda fosse la dow chemical”.

così la cannon di peschiera borromeo - il principale costruttore al mondo di macchine per produrre oggetti di poliuretano, 200 milioni di fatturato, sedi e fabbriche in tutto il mondo come ogni “piccola multinazionale di famiglia” che caratterizza l’industria italiana - ha inventato un macchinario per produrre sottovuoto le schiume di poliuretano (quelle che noi chiamiamo, sbagliando, gommapiuma). e la dow, il colosso statunitense della chimica, ha messo al lavoro la squadra del centro ricerche di correggio (reggio emilia) guidata da vanni parenti. un centro ricerche di valore mondiale che, nelle intenzioni del nuovo capo della dow italia, giuliano tomassi marinangeli, potrebbe acquisire un ruolo ancora più rilevante.

 

anni di studi e sperimentazioni

anni di prove e sperimentazioni per accoppiare alla perfezione (nello stabilimento produttivo di caronno pertusella) una macchina e (a correggio) un ingrediente plastico.
è nata così la tecnologia pascal vai per produrre frigoriferi che risparmiano corrente.

mentre tutto il mondo degli elettrodomestici affina i compressori e i motori elettrici per guadagnare nei frigoriferi pochi punti risicati di efficienza energetica, gli italiani inventano come tagliare in un colpo solo i consumi del frigo fino al 10-15%.

con i costi del chilowattora italiano, significa che con il solo risparmio sulla bolletta il frigorifero potrebbe ripagarsi, durante la sua vita di lavoro addossato al muro della cucina, l’intera spesa d’acquisto.

 

l'industria corre

non è un’idea velleitaria, non un’innovazione destinata a diventare solamente una medaglia d’onore al petto della dow e dell’italiana cannon.
il presidente della dow chemical asia pacific, pat dawson, a shanghai alla presentazione ufficiale della nuova tecnologia pascal ha dovuto governare le richieste pressanti dei clienti cinesi che vogliono assicurarsi il poliuretano che si usa sottovuoto. e il più grande produttore al mondo di frigoriferi, la cinese haier, ha già allestito - con le macchine prodotte dalla ocietà di peschiera borromeo - una prima linea di produzione per realizzare quindici modelli ad altissimo risparmio energetico, classe “a++++".

 

i cinesi in prima linea

qualche anno fa era quasi una battuta, poi è diventata una realtà preoccupante: “i problemi della disponibilità di energia nel mondo e di emissioni inquinanti si mostreranno quando tutti i cinesi vorranno un frigorifero”.
ebbene, questo è il momento di mettere alla prova un mercato che, da solo, oggi sforna più di 75 milioni di frigoriferi l’anno spinto anche – spiega wang lei, presidentessa dell’associazione cinese dei produttori di elettrodomestici - dai piani di elettrificazione rurale del governo di pechino. il governo non vuole i vecchi frigoriferi-caffettiera.
vuole che i cinesi abbiano apparecchi ad alta sostenibilità.

 

come funziona

il poliuretano si usa in mille applicazioni.
è la schiuma dei pannelli isolanti dei muri, è l’imbottitura delle poltrone dell’auto e del soggiorno, è il materiale che conferisce una presa morbida allo sterzo dell’auto, è l’ingrediente dei materassi e avvolge, invisibile, l’armadio del frigorifero per isolarne il freddo all’interno.

 ispirandosi al geniale inventore francese del ‘600 blaise pascal, che prese gli studi del romagnolo evangelista torricelli e sviluppò la moderna teoria del vuoto, gli italiani della cannon e la squadra italiana della dow hanno scoperto che l’isolamento del frigorifero diventa assai migliore se la schiuma viene prodotta sotto vuoto.
le bollicine che formano l’imbottitura sono minutissime e più fitte: il calore non passa all’interno. così il compressore del frigorifero si accende raramente.

 

i costi di produzione

ai produttori cinesi invece piace un altro aspetto: serve meno materiale plastico e i tempi di produzione si dimezzano. in pochi secondi il frigorifero viene imbottito di isolante.
i tecnici non lo ammettono, ma in un surgelatore a pozzo, quelli con lo sportello in alto come il banco dei gelati al bar, i risparmi di energia diventano impressionanti: poiché viene aperto più raramente del frigorifero della cucina, e poiché la porta sulla faccia superiore non lascia scivolare fuori il freddo durante l’apertura, il surgelatore verticale può anche dimezzare i suoi consumi di corrente.

così, dalla romagna di torricelli, dalla lombardia della cannon oppure dall’emilia del centro ricerche dow, nasce l’innovazione che crea il mercato.

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Categorie: ecologia e ambiente, energia, Scienza, tecnologia

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29 novembre 2011 - 20:30

vota il personaggio ambiente italia. i 21 candidati, da *angeli del fango* a *zanotelli*

vota anche tu. basta un clic.
torna il premio "personaggio ambiente" che ti permette di votare ed eleggere il personaggio che, a tuo pieno totale e insindacabile giudizio, ha svolto un ruolo di rilevanza per l’ambiente in italia nel 2011, attraverso la proposizione di idee, pratiche, informazioni, politiche, attività imprenditoriali.

per votare, clicca qui.

adesso, metre scrivo, sono in testa i sindaci domenico finiguerra (dell’ecologissimo comune pavese cassinetta di lugagnano) e stefano pisani (sindaco di pollica, erede del sindaco ecologista angelo vassallo assassinato dalla malavita) e l’imprenditore senese michele manelli (cantina salcheto di montepulciano). cliccando qui puoi vedere la classifica in questo momento.
forte la presenza degli amministratori locali che si sono distinti in iniziative territoriali che sono balzate alle cronache nazionali. più ridotta la presenza degli imprenditori mentre non sono affatto rappresentati personaggi dello spettacolo e del giornalismo che lo scorso anno dominavano invece la classifica.

il premio personaggio ambiente italia si propone di assegnare un riconoscimento al candidato che risulterà il più votato dal popolo del web tra una rosa di 21 candidati, nel periodo compreso tra il 22 novembre e tutto il mese di dicembre. il vincitore di quest’anno sarà premiato nel corso di una cerimonia che si terrà a roma a fine gennaio.

i candidati al premio sono stati selezionati da un comitato tecnico, costituito da direttori di testate giornalistiche ambientali, giornalisti ambientali, responsabili di siti tematici e blogger italiani. ogni componente del comitato ha selezionato fino a cinque candidature, a cui viene assegnato un punteggio. dalla somma dei punteggi sono emersi 21 personaggi candidati al premio personaggio ambiente italia 2011.

eccoli:

gli angeli del fango di genova
peter brandauer
corrado clini
donne contro l'ilva
domenico finiguerra
forum italiano dei movimenti per l'acqua
fukushima 50 - nobukatsu osumi
wangari maathai
michele manelli
joan martinez alier
giorgio nebbia
giuseppe onufrio
ippolito ostellino
maurizio pallante
i pescatori di torre guaceto
stefano pisani
andrea rossi e sergio focardi
herman scheer
antonio segrè
nichi vendola
padre alex zanotelli

per saperne di più su ciascun candidato basta collegarsi al sito internet www.personaggioambiente.it in cui è possibile consultare tutte le biografie ed esprimere il voto.

"il premio – dice mario notaro, segretario del comitato tecnico – vuole dare voce a quei milioni di persone che hanno a cuore l’ambiente e vogliono trasmettere, con il loro voto, un segnale di riconoscimento per quegli uomini e quelle donne che si sono spesi in battaglie o iniziative legate alla sostenibilità. ci auguriamo che questa terza edizione registri gli ottimi risultati in termini di voti raggiunti dalla precedente e che, anno dopo anno, il premio diventi un vero e proprio appuntamento che, oltre a decretare il personaggio che nell’anno, sia un momento di confronto e di discussione a livello nazionale sulle problematiche di natura ambientali del nostro paese”.
rispetto al 2010 la rosa dei candidati di quest’anno vede una forte presenza di soggetti collettivi come comitati e forum, mentre si è ridotto il numero di rappresentanti dell’associazionismo classico.

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, fonti rinnovabili, Religione, Scienza, società

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29 novembre 2011 - 16:18

scienza. sorpresa. la calabria non sta girando in senso orario. invece si frantuma.

corrrbézzoli!
se tu pensavi che la calabria stesse girando su sé stessa in senso orario, come fa la bottiglia nel gioco della bottiglia, come da decenni asseriscono geologi, geofisici e vulcanologi, ebbene devi ricrederti.

la calabria invece si sta frantumando.
in parte gira nel senso delle lancette dell'orologio, ma in parte ruota contromano.

come spiega l'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (ingv), gli studi condotti negli ultimi vent'anni sembravano mostrare che la calabria si sia comportata come un unico blocco rigido che aveva subito una rotazione oraria tra i due e un milione di anni fa.

invece sono stati osservati blocchi a rotazione antioraria che smentiscono questa tesi.
il quadro generale dello scontro fra la placca africana e quella europea è molto più complesso di quanto si possa immaginare.

in realtà proprio in corrispondenza delle nostre regioni meridionali, la semplificazione delle due placche che si scontrano non è più soddisfacente, poiché i geofisici hanno potuto individuare e descrivere una molteplicità di microplacche con movimenti e interazioni particolari.
il puzzle diventa ancora più sfaccettato nella regione calabra, dove, grazie a una ricerca recente condotta da fabio speranza e patrizia macrì (ingv roma) assieme a colleghi dell'università di padova ("paleomagnetic evidence for a post-1.2 ma disruption of the calabria terrane: consequences of slab breakoff on orogenic wedge tectonics") e pubblicata dalla rivista "geological society of america bulletin", si è potuto scendere in dettagli sinora sconosciuti.

(solo per geofisici, per masochisti, per insonni o per le persone che assommano le tre caratteristiche) clicca qui per scaricare lo studio "paleomagnetic evidence for a post-1.2 ma disruption of the calabria terrane" (1,7mb in formato pdf)

nell'area collinare compresa tra le cittadine di crotone e catanzaro, sulle splendide coste del mar ionio, sono stati individuati grazie a rilievi paleomagnetici quattro blocchi di crosta terrestre che hanno subito distinti movimenti rotazionali.
due di essi hanno subito una rotazione antioraria avvenuta negli ultimi 1,2 milioni di anni, altri due una rotazione oraria.

è la prima volta che sono stati identificati blocchi a rotazione antioraria nella calabria, che in base a vari altri studi paleomagnetici sembrava aver ruotato in senso orario come un unico blocco rigido tra 1 e 2 milioni di anni fa.

a fabio speranza, primo firmatario del lavoro, abbiamo chiesto:

in che cosa consistono le indagini paleo magnetiche che vi hanno condotto a ricostruire in modo così dettagliato i movimenti di questa parte della calabria?

per effettuare il nostro studio abbiamo preso molti campioni di rocce nella zona di crotone, e quindi ne abbiamo misurato la direzione di magnetizzazione nel laboratorio di paleomagnetismo dell'ingv di roma, principale laboratorio italiano ed uno dei migliori a livello mondiale. le rocce quando si formano registrano (tramite minerali magnetici che si comportano come minuscole bussole) la direzione del campo magnetico terrestre, che sappiamo essere mediamente diretta verso il nord geografico. se la direzione di magnetizzazione che misuriamo oggi nei campioni non è più diretta verso il nord, vuol dire che quel blocco crostale è stato ruotato dopo che i sedimenti da noi analizzati si sono deposti. il paleomagnetismo già negli anni '60 del secolo scorso ha rappresentato una delle principali prove a supporto della teoria della tettonica a placche, perché ha mostrato che tutte le principali placche del pianeta hanno ruotato e si sono mosse nel corso dei milioni di anni.

i movimenti da voi ricostruiti, sono tuttora in atto o si sono esauriti nel recente passato geologico, e quando in particolare?

i movimenti da noi ricostruiti sono molto recenti, perché sono stati osservati su sedimenti che hanno solo 1.2 milioni di anni, un tempo geologicamente molto recente. questo ci fa ipotizzare che queste rotazioni possano essere ancora attive oggi, e legate ad alcune faglie trasversali che stanno ulteriormente frammentando la "microplacca" della calabria.

come si giustifica questa discordanza in un quadro generale che vede lo "stivale" della penisola italiana muoversi verso i balcani con una prevedibile chiusura del bacino adriatico?

già sapevamo in realtà da altri studi geofisici che la parte della penisola italiana che si muove verso i balcani non comprende la calabria, che ha un movimento più complesso e si muove in parte verso lo ionio. il nostro studio mostra che anche all'interno della calabria non c'è un movimento omogeneo. è la dimostrazione ulteriore che il mediterraneo è un vero puzzle, composto di "tessere" crostali anche piccolissime, che probabilmente non abbiamo ancora identificato del tutto.

(solo per geofisici, per masochisti, per insonni o per le persone che assommano le tre caratteristiche) clicca qui per scaricare lo studio "paleomagnetic evidence for a post-1.2 ma disruption of the calabria terrane" (1,7mb in formato pdf)

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Categorie: ecologia e ambiente, Giochi, Scienza, storia

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29 novembre 2011 - 12:17

energia. i conti di conti sulla robin tax. il metano di scaroni. rinnovabili: bortoni (authority), regole nuove.

ecco che cosa contiene elementi, la rivista del gestore dei servizi energetici.
una rivista prestigiuosa, quasi esoterica, nella quale potrai perfino trovare un articolo scritto da me medesimo, come leggerai più sotto.

ecco il riassunto dei contenuti del nuovo numero di elementi.

 

focus con guido bortoni, presidente dell'autorità dell'energia

guido bortoni, presidente dell’autorità per l’energia elettrica e il gas, in un’intervista nel nuovo numero di elementi, periodico del gestore dei servizi energetici, visibile sul sito www.gse.it, ritiene che per il settore delle rinnovabili, oltre al quadro normativo e alla giuste incentivazioni, servono anche le procedure autorizzative, la regolazione dell’accesso alle reti e la definizione di modalità di cessione dell’energia prodotta”. 
relativamente all’attività dell’autorità da lui guidata, bortoni sostiene che la sfida “è quella di impostare una regolazione più ‘matura’, in una prospettiva europea e di visione di medio-lungo periodo. una regolazione stabile, efficace e capace di evolvere nel tempo con flessibilità, che sappia rispondere ai mutamenti in corso. tutto ciò attraverso una fase tipica di regolazione ex ante, affiancata da una ex post, per monitorare e garantire il rispetto delle regole attraverso le opportune azioni di enforcement. sarà questa la “barra” che intendiamo mantenere, con un forte ancoraggio all’indipendenza, alla crescita, alla dimensione comunitaria e alla consapevolezza del consumatore.

bortoni si è poi soffermato sull’importanza delle smart grid, senza le quali dice, “lo sviluppo della generazione diffusa da rinnovabili rischia di essere un investimento dai limitati benefici”.

a proposito della robin hood tax, bortoni ritiene che la misura “riveste profili di criticità per lo sviluppo delle infrastrutture energetiche, indispensabili per fornire energia a prezzi competitivi a consumatori domestici e imprese”.

per quanto concerne il comparto del gas, bortoni sottolinea che “abbiamo anche proposto di istituire un solo operatore a livello nazionale come interfaccia unica e indipendente per l’accesso e l’erogazione del servizio di trasporto, bilanciamento e misura. ciò permetterebbe di superare le inefficienze e ridurre gli oneri amministrativi legati all’attuale presenza di più operatori. nel mercato retail, il previsto avvio dal 2012 del sistema informativo integrato (sii) consentirà di ottimizzare i flussi informativi e di arginare il fenomeno delle morosità”.

sull’efficienza energetica, il presidente dell’autorità per l’energia elettrica e il gas è del parere che questa “deve avere un ruolo più strategico, attraverso un adeguato sostegno alla ricerca e all’innovazione per sviluppare il già presente know-how e l’industria italiana di settore”.

 

fulvio conti (enel) e la robin tax

fulvio conti (amministratore delegato dell'enel) attacca sulla robin hood tax, sostenendo che “il provvedimento manca di visione a lungo termine e colpisce un settore, quello dell’energia, che genera ricchezza per milioni di azionisti, occupazione per decine di migliaia di persone, investimenti e innovazione. al tempo stesso lascia immutate le sacche di bassa produttività, che sono i veri problemi del paese. se a questo aggiungiamo il rischio di un quadro normativo instabile, di fatto stiamo scoraggiando gli investimenti”.
quanto ai riflessi che la robin hood tax potrebbe avere sull’enel, conti afferma che “l’incremento dell’aliquota addizionale ires e dell’estensione della stessa alle attività di distribuzione di energia elettrica e gas e alle rinnovabili comporterà un onere per il gruppo enel stimabile in circa 400 milioni di euro all’anno nel triennio 2011-2013 e in circa 200 milioni per i successivi esercizi. senza contare l’impatto prodotto da tale norma sul titolo in borsa”.
per il capo dell'enel, tra le cose da fare nell’imminente, c’è l’allineamento della bolletta energetica italiana a quella dei nostri vicini e concorrenti europei, per questo, “serve un piano di investimenti volto a riequilibrare il mix produttivo e avvicinarlo alla media europea, con una quota maggiore di carbone pulito”.
conti conclude affermando che è intenzione di enel “mantenere una posizione di leadership nei nostri mercati strategici: italia e spagna. noi, continueremo a sviluppare un portafoglio diversificato di impianti rinnovabili, poco dipendente da incentivi, in aree con maggiore disponibilità di risorse naturali, per sfruttare al meglio le tecnologie rinnovabili, e coglieremo le opportunità di sviluppo nei mercati in rapida crescita: america latina, est europa e russia”.

 

paolo scaroni (eni) e il gas non convenzionale

paolo scaroni, amministratore delegato dell'eni, scommette fortemente sullo shale gas e dice: “il gas è la fonte energetica chiave per i prossimi 20 anni almeno in uno scenario in continua evoluzione. ci auguriamo che grazie allo shale gas l’europa potrà disporre di energia domestica a costi competitivi, che consentirà all’economia della ue di marciare allo stesso ritmo delle altre grandi economie”.
e continua afferrmando che “il gas è un punto di forza del nostro sistema energetico per vari aspetti: è competitivo, permette di contenere le emissioni di gas serra (50% in meno rispetto agli impianti a carbone, principale fonte utilizzata in europa), è ampiamente disponibile e lo sarà ancora per molti anni. inoltre assicura l’alimentazione dei nostri sistemi elettrici, industriali e domestici con una continuità che le fonti rinnovabili non sono ancora in grado di fornire.
scaroni ha poi parlato della sicurezza degli approvvigionamenti del gas in italia e in europa per cui dice “è prioritaria la realizzazione di un sistema integrato di gasdotti all’interno dell’unione. abbiamo avanzato al commissario per l’energia, gunther oettinger, una proposta perché l’ue promuova la creazione di una rete di gasdotti che unisca i paesi del nostro continente. oltre alla diversificazione degli approvvigionamenti, alla diversificazione delle rotte di transito e all’aumento delle capacità dei gasdotti esistenti, quella di una rete integrata del gas è la vera priorità per la sicurezza degli approvvigionamenti. solo così ci assicureremo il gas di cui abbiamo bisogno, quando e dove serve e a prezzi compatibili con la nostra crescita economica”.
infine, l’ad di eni considera il risparmio energetico “la strada maestra per ridurre l’impatto ambientale, prolungare la vita dei combustibili fossili e ridurre la nostra bolletta energetica”.

 

andrea gemme (anie) e gli incentivi alle rinnovabili

andrea gemme, presidente dell'anie, afferma che è “inutile nascondere che il iv conto energia ci ha dissanguato, ma adesso per il settore l’importante è trovare stabilità, con l’obiettivo di puntare alla grid parity ed emanciparsi così dagli incentivi. per fare questo è fondamentale dare unità alle associazioni rappresentative del comparto, non solo del fotovoltaico ma di tutte le rinnovabili. bisogna insomma parlare con una voce unica”.
poi aggiunge che tra le sfide dell’anie ci sono anche l’efficienza, gli accumuli di energia (con un occhio al piano di terna da 130 mw) e le smart grid.

 

altri contenuti. compresi i pupi siciliani.

completano il numero 24 di elementi:
l’editoriale di emilio cremona, sull’importanza delle biomasse.
un incontro con simone togni presidente di anev, sui temi contingenti riguardanti il settore eolico.
un’intervista a g.b. zorzoli, presidente ises italia sull’energia rinnovabile e sull’importanza delle smart grds.
un faccia a faccia con paolo vigevano, amministratore delegato di au, sul ruolo dell’acquirente unico nell’ambito del mercato elettrico.
un articolo di stefano besseghini, amministratore delegato di rse, sulla ricerca.
uno speciale sulla cogenerazione.
un dialogo con alessandro beulcke, presidente di aris, sull’importanza del festival dell’energia.
un confronto con luca mercalli, presidente della società meteorologica italiana e direttore della rivista nimbus, su energia e ambiente.
un’intervista a mr. kilowatt su energia e comunicazione
la rubrica “elementi normativi”, che riporta più importanti provvedimenti in materia energetica.
“il punto”, spettacolare articolo di commento scritto dal qui presente jacopo giliberto, io me medesimo.
un faccia a faccia con alberto quadrio curzio, professore ed economista, sul mondo del lavoro.
una conversazione sui temi dell’uomo, della società e della cultura con mimmo cuticchio, puparo e “cuntista” di fama mondiale. 

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Categorie: energia, fonti rinnovabili, infrastrutture, nucleare, reti energia, Scienza, tecnologia

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28 novembre 2011 - 19:22

rifiuti. sondaggio conai. gli italiani chiedono chiarezza e semplicità nella raccolta differenziata.

più di tre italiani su quattro (78%) si promuovono nel differenziare domestica dei rifiuti di imballaggio di acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro: "io? io sono bravissimo", dicono.

 la percentuale degli italiani soddisfatti si mantiene sopra il 50% anche rispetto all'operato delle amministrazioni comunali locali: più di un italiano su due (56%) valuta infatti sufficiente l'impegno del suo comune (ma un italiano su due, come con il pollo di trilussa*, è critico).

emerge un'altra importante indicazione: il 91% delle persone è favorevole all'idea di rendere omogenei i contenitori per la raccolta differenziata in tutta italia, cioè utilizzare gli stessi colori e contenitori per ogni tipo di rifiuto, convinti che una standardizzazione a livello nazionale possa contribuire a una migliore performance della raccolta stessa.

 sono alcuni dei risultati del sondaggio di opinione svolto durante il tour "raccolta 10 più" realizzato dal conai, il consorzio nazionale imballaggi.
sono state raccolte le opinioni di oltre 5mila cittadini che hanno compilato i questionari sulla qualità della raccolta differenziata e del riciclo, distribuiti dal consorzio in 110 città.

il conai è il consorzio privato senza fini di lucro costituito dai produttori e utilizzatori di imballaggi con la finalità di perseguire, in una logica di responsabilità condivisa fra cittadini, pubblica amministrazione, imprese, gli obiettivi di legge di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio.
in più di dieci anni, il consorzio conai ha garantito il recupero del 75% dei rifiuti di imballaggio immessi al consumo, di cui il 64,6% sono stati riciclati e la restante parte avviata a recupero energetico.

gli intervistati hanno indirizzato ai comuni alcuni suggerimenti volti a facilitare e migliorare la qualità della raccolta e del riciclo: più informazione, non solo sulla tipologia di materiali che devono essere oggetto di differenziazione ma anche sul processo che subiscono i rifiuti dopo essere stati differenziati di cittadini (la domanda sottesa è: "ma è vero che dopo che noi li abbiamo divisi per renderli riciclabili, poi i rifiuti vengono rimescolati insieme e buttati in dicarica?"); maggiore frequenza nel ritiro dei rifiuti e presenza capillare sul territorio dei punti di conferimento dei rifiuti; riduzione e semplificazione delle tariffe, istituendo un sistema di pagamento che premi quanti differenziano meglio e penalizzi con controlli e multe coloro che non pongono la giusta attenzione verso la raccolta differenziata; una maggiore sensibilizzazione sul tema partendo soprattutto da attività educative nelle scuole primarie.

se l'italia è omogenea per quanto riguarda suggerimenti e miglioramenti applicabili alla raccolta differenziata, emergono alcune differenze tra nord, centro e sud italia quando si parla di giudizio complessivo verso le amministrazioni comunali.
i comuni ricevono un voto più che sufficiente (da 6 a 10) dal 70% dei cittadini residenti nelle regioni settentrionali, e di circa il 50% di quelli residenti nelle regioni del centro sud italia.

in un'ipotetica graduatoria delle regioni virtuose in materia di raccolta e riciclo, il vertice è occupato dalle regioni del nord italia e dalla sardegna, dove i comuni sono promossi da oltre l'80% dei residenti.
da segnalare i risultati registrati in campania dove, nonostante l'emergenza rifiuti di cui è protagonista, il 55% dei cittadini si è espresso in modo positivo sull'operato delle amministrazioni comunali.

"raccolta 10 più - commenta roberto de santis, presidente del conai - ha coinvolto tutti i comuni capoluogo di provincia e di regione durante l'intero mese di ottobre. a questi 110 se ne sono aggiunti altri 170 che hanno aderito spontaneamente alla manifestazione. l'adesione di tanti comuni mostra come l'argomento della raccolta differenziata di qualità sia sentito su tutto il territorio nazionale e decreta il successo dell'iniziativa. è importante sottolineare, infatti, che una raccolta differenziata di qualità rappresenta una condizione necessaria a migliorare i successivi risultati di riciclo".

 

 

(*) il "pollo di trilussa" si riferisce alla poesia "statistica" del (geniale) poeta romano carlo alberto salustri, che usava come pseudonimo l'anagramma del suo gognome: trilussa.
ecco il sonetto:

sai ched'è la statistica? è na' cosa
che serve pe fà un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.

ma pè me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pè via che, lì, la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.

me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:

e, se nun entra nelle spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perch'è c'è un antro che ne magna due.

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Categorie: ecologia e ambiente, nimby, rifiuti

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27 novembre 2011 - 23:11

tecnologia per l'ambiente. ecco le innovazioni sostenibili. e usabili.

“sostenibilità oggi”: città verdi, reti intelligenti e risorse rinnovabili.
questi i temi su cui si sono sfidate le 160 innovazioni che hanno partecipato all’undicesima edizione del premio all’innovazione amica dell’ambiente 2011, sostenuto da regione lombardia, fondazione cariplo, confindustria e camera di commercio di milano e fondazione symbola.

il premio all'innovazione ecologica è divenuto nel tempo un riconoscimento nazionale rivolto all´innovazione d’impresa in campo ambientale.
il premio richiedeva alle aziende di descrivere le innovazioni che si pongono l’obiettivo di contribuire a significativi miglioramenti orientati alla sostenibilità ambientale e che si segnalino per originalità e per potenzialità di sviluppo.

nord e lombardia ancora al comando, ma la green economy si diffonde in tutto il paese. la sorpresa di quest’anno sono le innovazioni del settore agricoltura.

questi i premiati e segnalati nelle quattro categorie di quest’anno (energie, agricoltura, mobilità e abitare):
boito manlio
coop centrale adriatica
enel green power
faam
filca cooperative
molinia agricola
pininfarina

queste, invece, le innovazioni che hanno meritato una segnalazione: consorzio casalasco, coop adriatica, dismeco, epson italia, genport, peugeot automobili italia, renault, tesa, eosolare, agricola salcheto.

 

i settori emergenti

nell’edizione di quest’anno è il settore dell’energia (efficienza e rinnovabili) a farla da padrona con il 49% delle innovazioni presentate. a dimostrazione di una tendenza di sviluppo di questo settore che ormai si dimostra consolidata.
il 22% dei progetti rientra nel settore dell’abitare, a parimerito i settori agricoltura (14%) e mobilità (15%).
è però proprio l’agricoltura la sorpresa di quest’anno e da qui arrivano i progetti più innovativi: ben due sono le innovazioni premiate e due quelle segnalate che arrivano da questo settore.
nella mobilità vincono le automobili che hanno puntato sul rispetto dell’ambiente e sulla riconversione.
mentre il settore dell’abitare ha puntato quest’anno principalmente sull’edilizia residenziale, a differenza della scorsa edizione dove i progetti presentati erano prevalentemente edifici di edilizia commerciale.

 

l'alta italia è in testa

per quanto riguarda la distribuzione geografica, il nord è sempre in testa alla classifica (68%) seguito a grande distanza dal centro (19%) e dal sud (13%). la lombardia si conferma ancora campione di innovazione, con 53 progetti (34%), seguita dall'emilia romagna con 22.
da notare che le innovazioni sono arrivate da 18 regioni su 20, segno che la green economy è ormai un fenomeno che interessa ogni area del paese, e una vera risposta alla crisi grazie alle imprese più lungimiranti, che, utilizzando nuove tecnologie, sono in grado di aprirsi a nuovi settori di mercato e realizzare una maggiore efficienza nell'uso e nel riutilizzo delle risorse, sviluppando anche organizzazioni e sistemi all’avanguardia.

 

che cos'è e come funziona il premio

la rivoluzione della sostenibilità riguarda l'energia ma non solo: una nuova civiltà agricola e industriale sta, infatti, sostituendo strutture e reti obsolete e le città si stanno evolvendo in villaggi urbani interconnessi dove si vive, ci si muove, si abita, ci si nutre e si comunica in modo sempre più indipendente dal petrolio e dove è migliore la qualità della vita.

alla premiazione, che si è tenuta nella sala pirelli nella sede della regione lombardia, hanno partecipato: vittorio cogliati dezza, presidente nazionale di legambiente, andrea poggio, presidente fondazione legambiente innovazione, ermete realacci, presidente fondazione symbola, marcello raimondi, assessore ambiente, energia e reti, regione lombardia, paolo gualtamacchi, camera di commercio di milano, alberto meomartini, presidente assolombarda, massimo beccarello, confindustria.
ha condotto la premiazione filippo solibello, conduttore di caterpillar.

ideato da legambiente, il premio ha avuto negli anni il sostegno e la promozione da parte di enti, associazioni e soggetti istituzionali di prestigio, uniti dalla comune volontà di accrescere lo sviluppo e la diffusione di soluzioni innovative che migliorino la qualità della vita nel rispetto dell’ambiente.
al premio partecipano imprese, amministrazioni pubbliche, istituti di ricerca, liberi professionisti ed associazioni di cittadini. i vincitori avranno diritto all'uso del logo “innovazione amica dell'ambiente”, la lampadina dalla foglia verde affiancata al “cigno” di legambiente sulla comunicazione legata all'innovazione premiata, per la durata di un anno.

sul sito www.premioinnovazione.legambiente.org è possibile consultare le schede tecniche degli oltre 1.500 progetti candidati nelle passate edizioni.

 

i commenti

“il successo di partecipazione al nostro premio ci onora – ha detto andrea poggio, vicedirettore nazionale di legambiente - abbiamo puntato sullo sviluppo delle rinnovabili (quest’anno l’italia è uno dei primi mercati al mondo), ma la vera sorpresa è venuta dall’agricoltura: l’anno scorso a tirare era stata l’edilizia innovativa. oggi sostenibilità non è più sinonimo solo di pannello solare, ma di un’economia nuova che si sta spostando dalla crescita dei consumi alla speranza di una qualità duratura della vita”.           
“le performance di successo – commenta vittorio cogliati dezza, presidente nazionale di legambiente  – testimoniano la vitalità della green economy italiana e ci sollecitano a promuovere e a sostenere sempre con maggiore convinzione le aziende che investono in innovazione, efficienza e qualità ambientale. questa è la ricetta per lo sviluppo futuro del paese. l’energia verde e la sostenibilità delle produzioni rappresentano le chiavi giuste per uscire dalla crisi che attanaglia la società attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro, la riduzione dei consumi e dell’inquinamento, la valorizzazione dell’ingegno italiano. questo processo virtuoso potrà continuare se anche l’attuale governo assumerà tra le sue priorità lo sviluppo dell’economia sostenibile attraverso precise e innovative politiche nei settori dell’edilizia, della mobilità, dell’efficienza energetica, della chimica moderna”.
“in un momento di grave crisi come quello che stiamo attraversando – ha detto ermete realacci, presidente fondazione symbola – la green economy è una delle strade principali per rilanciare, su basi nuo­ve e più solide, l’economia italiana. una prospettiva che nel nostro paese si incrocia con la qualità, la coesione sociale, il talento, l’innovazione, la ricerca, fattori fondamentali per rendere competitivi i territori e le nostre imprese. le realtà che abbiamo incontrato sono un esempio tangibile delle migliori energie che l’italia possiede e che possono rappresentare una leva per guardare con più fiducia al futuro”.
“siamo contenti di aver contribuito anche quest’anno all’iniziativa di legambiente, con cui condividiamo una visione della green economy che costituisce da un lato una forma di salvaguardia e tutela dell’ambiente, e dall’altro una leva formidabile di sviluppo - ha commentato marcello raimondi, assessore all’ambiente, energia e reti di regione lombardia. - proprio le imprese premiate, con la loro creatività e capacità di innovazione, sono un ulteriore sprone per continuare con le nostre politiche di sostegno al risparmio energetico, alle reti intelligenti, all’edilizia sostenibile e alle fonti rinnovabili.”
“l’impegno sempre più attivo delle imprese nelle politiche di sostenibilità ambientale – ha affermato aldo fumagalli romario, presidente della commissione sviluppo sostenibile di confindustria – è un importante segnale di attenzione verso il territorio in cui operano e di lungimiranza per la crescita economica del paese. le best practices aziendali in questo campo sono un esempio positivo per tutte le altre realtà imprenditoriali: dimostrano che sostenere l’efficienza energetica, il migliore utilizzo delle risorse e l’impiego delle energie rinnovabili aumenta la competitività e consente di individuare nuove opportunità di sviluppo. la premiazione – ha concluso fumagalli – è, quindi, un riconoscimento importante per tutte le aziende che hanno saputo trasformare la crisi in occasione di rilancio, coniugando crescita e innovazione tecnologica”.
“la camera di commercio – ha sottolineato paolo guaitamacchi, consigliere della camera di commercio di milano - è attenta alle iniziative ambientali che rappresentano una sfida e un fattore di competitività per le imprese in questa fase di rilancio dell’economia. il nostro territorio rappresenta un terreno fertile per queste iniziative con un’impresa su sette impegnata in azioni di responsabilità sociale in materia ambientale”.
“il premio giunto ormai all'undicesima edizione conferma la sua vitalità – ha detto marco frey, consigliere della fondazione cariplo e direttore dell'istituto di management della scuola superiore sant'anna di pisa - le imprese e le istituzioni premiate mostrano una capacità di innovazione che fornisce un contributo ad una delle più importanti sfide della nostra epoca: fare meglio con meno. efficienza energetica, riutilizzo dei materiali, sostenibilità dei processi, coinvolgimento degli utilizzatori, sono alcuni degli ingredienti che troviamo nelle best practices che sono state presentate. occorre comporre questi ingredienti in una ricetta di lungo periodo che consenta al nostro sistema economico di rafforzarsi e rilanciarsi nella competizione internazionale, contribuendo al tempo stesso a migliorare la qualità della vita nei nostri territori".

 

i dettagli delle idee: l'hybus ibrido di pininfarina

hybus, l’autobus ibrido progettato da pininfarina con il contributo della regione piemonte, si è aggiudicato uno dei premi.
l’edizione 2011 del premio, ritirato oggi dal presidente paolo pininfarina, aveva tra i temi la mobilità, materia cara a pininfarina, che da anni è pioniere nella ricerca di soluzioni efficaci e convenienti volte a raggiungere obiettivi ambientali e di emissione sempre più rigorosi: l’adozione di una catena di trazione ibrida o full electric su mezzi di trasporto individuali e collettivi, l’utilizzo di materiali alternativi, più leggeri e riciclabili, la sicurezza attiva e passiva, la gestione informatizzata del traffico.

il progetto hybus bus è stato giudicato con favore dalla giuria per diverse ragioni: “il contributo alla riduzione di inquinamento atmosferico, consumi e rumore; il contenimento dei rifiuti e la riduzione del consumo di risorse naturali grazie al concetto di revamping di vecchi autobus; il vantaggio economico per le aziende tpl e le amministrazioni pubbliche, legato al basso prezzo d’acquisto (-60% rispetto a un nuovo bus ibrido) e a un costo d’esercizio più basso (rispetto al full diesel); il ricorso alla tecnologia italiana (pininfarina, fiat, magneti marelli, faam); il potenziale impatto occupazionale; la competitività internazionale (il prodotto o servizio potrebbe essere offerto anche all’estero, in particolare nei paesi a più forte attenzione ambientale)”.

con hybus, pininfarina propone la conversione di autobus attualmente equipaggiati con motori euro 0–1–2 in autobus con motorizzazione ibrido seriale.
il prototipo dimostrativo, realizzato con lo scopo di validare la tecnologia e verificarne la fattibilità industriale, è stato sviluppato con la collaborazione di gtt (azienda municipale di trasporti del comune di torino) poiché inizialmente pensato per il comune di torino. il progetto è per sua natura esportabile in qualunque municipalità sensibile alla protezione dell’ambiente.

la conversione in ibrido di un vecchio autobus a motore termico ha un doppio vantaggio: ridurre l’inquinamento delle nostre città  e contenere i costi e gli investimenti.
hybus permette di risparmiare circa il 60% rispetto all’acquisto di un bus ibrido nuovo.
il revamping, inoltre, consente di risolvere il problema dello smaltimento dei mezzi obsoleti, che possono invece tornare sulla strada dotati di un propulsore diesel di piccola cilindrata più nuovo ed ecologico e con un aspetto molto più gradevole.

il motore termico originale viene sostituito con una unità di generazione energia euro 5, 1.3 multi jet 69kw, che assiste la trazione elettrica, la ricarica delle batteria e i servizi idraulici e pneumatici. la trazione elettrica è composta da due motori elettrici magneti marelli accoppiati a un riduttore-sommatore di velocità.
il pacco batteria agli ioni di litio ed il battery management system sono di fornitura faam e la nuova driveline è integrata con l’architettura elettrica elettronica di origine.
grazie al software di controllo sviluppato in collaborazione con i partner, hybus recupera energia in frenata.
a livello di stile, l’autobus mantiene le forme originarie, se pur con interventi di ripristino della carrozzeria e la proposta di una nuova livrea che riprende i colori della bandiera italiana per celebrare i 150 anni dell’unità d’italia.
all’interno, l’intervento più importante riguarda l’area posteriore, opportunamente modificata per consentire l’alloggiamento della struttura di sostegno delle batterie.
anche negli interni vengono rivisti la grafica e i colori, i sedili e le coperture.

“il progetto hybus si inserisce nel filone della mobilità sostenibile, una delle linee strategiche prioritarie per pininfarina – aggiunge l’amministratore delegato della pininfarina, silvio pietro angori. – per la sua complessità tecnologica hybus compendia tutte le nostre competenze nel campo della mobilità sostenibile. la catena di trazione ibrida seriale è applicabile non solo per il rinnovo di autobus altrimenti da rottamare, ma anche su autobus e veicoli commerciali di nuova produzione. siamo lieti e fieri che legambiente abbia riconosciuto la portata di questo progetto. il suo sviluppo è stato possibile anche grazie al finanziamento della regione piemonte, per il quale siamo grati al presidente della regione, onorevole cota, e all’assessore giordano. un ringraziamento particolare va anche ai vertici del gtt, che da tempo hanno sostenuto l’iniziativa e che speriamo possano beneficiare dei vantaggi offerti dalla nostra tecnologia”.

 

i dettagli delle idee: le auto elettriche della renault

il progetto renault ze, che mira allo sviluppo di massa di una mobilità elettrica a zero emissioni, si basa sull’obiettivo di ridurre l’inquinamento ambientale e soprattutto di rendere la mobilità elettrica un’opzione disponile per il più vasto target possibile.
renault è stato il costruttore automobilistico che, primo tra i grandi produttori, ha avviato un programma industriale orientato allo sviluppo e alla commercializzazione di massa dell’auto elettrica, mettendo in campo investimenti per 4 miliardi di euro e un team dedicato di 2.000 persone.GAMMA_RENAULT_Z_E
renault introdurrà a breve sul mercato una gamma completa di veicoli elettrici (contraddistinti dalla firma ze, cioè zero emissioni), destinati a una diffusione di massa.
la gamma sarà costituita da 4 modelli: l’innovativo urban crosser twizy, la berlina compatta zoe, la berlina raffinata fluence ze e la furgonetta commerciale kangoo ze.
l’offerta renault ze sarà sostenuta da un business model  innovativo, grazie al quale il costo di un veicolo elettrico sarà in linea con quello di un veicolo a motore termico, rappresentando così una soluzione d’acquisto conveniente e accessibile.

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Categorie: ecologia e ambiente, energia, fonti rinnovabili, mobilità, Scienza, tecnologia, traffico, trasporti

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25 novembre 2011 - 12:12

scienza. l'ingv scopre sull'isola di vulcano 18 nuovi minerali. come l'efestosite

nell'isola di vulcano, che ha dato nome ai vulcani di tutto il mondo, secondo la religione classica vive e tiene officina il dio artefice, fabbro, siderurgo, artigiano e inventore. nonché marito (cornutissimo, e scusino la bestemmia i pochi adoratori di questa religione) della dèa venere afrodite.

questo dio sotterraneo e rovente si chiama (appunto) vulcano.
oppure, in greco, efesto (hephaistos).


e come poteva chiamarsi uno dei 18 minerali scoperti dagli scienziati dell'ingv sull'isola del dio vulcano-efèsto?
chiaro. la roccia si chiama *efestosite*, ovvero *hephaistosite*.

i dettagli.
nell’ambito di una convenzione stipulata tra la sezione napoletana (osservatorio vesuviano) dell’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (ingv) e il dipartimento di chimica strutturale e stereochimica inorganica dell’università statale di milano, è stato intrapreso negli ultimi cinque anni lo studio sistematico dei minerali di origine *fumarolica* presenti all’isola di vulcano, in sicilia.

grazie a questi studi, i ricercatori hanno identificato ben diciotto nuove specie mineralogiche.

un buon numero di queste specie di minerali è al momento esclusivo dell’isola, in quanto non è mai stato ritrovato nulla d'uguale in nessun altro posto al mondo.

le diciotto specie minerali scoperte dalla valente squadra di scienziati scalpellatori (i nomi: massimo russo dell’ingv, italo campostrini, carlo maria gramaccioli e francesco de martin dell’università di milano), sono stati sottomessi e approvati da una commissione dell’international mineralogical association (ima), composta di mineralogisti di tutto il mondo, che funge da organismo di controllo all’approvazione di nuovi minerali.

attualmente è documentata sull’isola la presenza di oltre cento specie mineralogiche.

dalla ricerca si evince che l’isola è la *località tipo* per 25 specie di minerali.

negli anni passati, lo studio della chimica dei minerali avveniva con metodologie di analisi laboriose.
la moderna strumentazione di analisi ha permesso, negli ultimi venti anni, di portare il numero delle nuove specie mineralogiche da 2mila a 4.700.

la scoperta di nuove specie di minerali su vulcano, è stata resa possibile da strumentazioni sofisticate, utilizzando cioè un microscopio elettronico a scansione con analizzatore per valutare la composizione chimica, un diffrattometro a raggi-x per polveri e per cristallo singolo (strumenti indispensabile per studiare la struttura dei minerali).

le ricerche mineralogiche sull’isola di vulcano sono state pubblicate dall’associazione micromineralogica italiana, in un volume dal titolo: “vulcano, tre secoli di storia”, ove oltre alla ricerca di minerali a vulcano, si documenta la storia dell’isola dai tempi in cui nel sottosuolo vi costruì la sua officina il potentissimo (nonché geniale e becco) dio.

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24 novembre 2011 - 17:45

moto. il rumoròfono, le giacche elettriche, come funziona l'airbag (esperienza diretta) e altre cose.

ecco i miei appunti sull’eicma, il salone delle moto che si è svolto la settimana passata alla fiera di milano, sede di rho.

e prima di tutto, le cose importanti.
la sicurezza.

 

proteggo la schiena, che se si rompe non si ripara

la motocicletta è il mezzo di gran lunga più pericoloso. per questo motivo io indosso sempre (sempre) ciò che serve a difendere dagli automobilisti le parti del mio corpo che, se si rompono, non si riparano: la testa e la schiena.

una gamba rotta, son dolori e tormenti. ma alla fine se ne viene fuori vivi.
la schiena rotta, no. la testa, no. si muore o si rimane paralizzati a vita.

così calzo sempre il casco integrale (ho visto persone con le mascelle sgretolate e con le facce sgrenate perché usavano caschi jet, quelli aperti) e indosso sempre-sempre-sempre il mio motoairbag.

 

il mio airbag da moto

il mio airbag della dpi era stato inventato da fabio colombo, ingegnere giovanissimo (allora).

appena uscito dal politecnico, colombo chiese al padre – piccola impresa – di dargli un angolino della fabrichèta alle porte di milano.
con quelli del politecnico, usando tecnologie di derivazione aeronautiche, inventò il primo motoairbag.

e appena inventato, ne comprai due (il mio più il passeggero).
Cavo di attivazione in marcia

 

le curiosità sull’airbag a domanda e risposta

e qui farò un po’ di faq sull’airbag da moto. sono le domande che mi fanno molti amici quando vedono l’airbag.

come funziona?

è un giacchino da moto, di cordura, con tasche eccetera, che si indossa come tutti gli altri giacchini normali. dietro c’è un cavetto a spirale con il moschettone, da allacciare alla sella. in caso di caduta (scontro eccetera) lo strappo del cavetto apre la valvola di una bomboletta d’aria compressa che fa gonfiare in un istante il paraschiena.

quanto costa?

quanto un gilet tecnico da moto.

dopo l’uso l’airbag va buttato?

no. si sgonfia l’airbag, si toglie la bomboletta scarica, si mette la bomboletta nuova, che costava 20-25 euro (non conosco il prezzo attuale), e il dispositivo è di nuovo in ordine. (la dpi consiglia di far verificare che non sia stato lesionato dall’urto).

dove si trovano le bombole di ricambio?

dai rivenditori di motoairbag.

ti è mai accaduto di usarlo?

mi si è aperto due volte. una a bassissima velocità (facevo manovre), ed ero caduto di schiena sullo spigolo di cemento del marciapiede, sul quale sono arrivato a cuscino già gonfio. non so se mi sarei fatto un livido, oppure incrinato due costole oppure paralizzato.
il danno evitato non è misurabile.
un'altra volta mi è accaduto a velocità media (ovvero velocità urbana alta fuori limite); inchiodata e scivolata della ruota davanti; passeggero mio figlio: l’airbag si è aperto a lui, e s’è scivolato una quindicina di metri di asfalto sulla schiena protetta dall’airbag gonfio. si è rialzato intero.
non so che cosa mi sarei detto se il piccolo si fosse fatto male, o peggio.
il danno evitato non è misurabile.

e se ti dimentichi di slacciarlo quando scendi?

mavalà! è come chiedere se ci si dimentica di togliere la cintura di sicurezza quando si scende dall’auto.
no, non ci si dimentica.
e quelle due o tre volte che mi ero dimenticato (sulle migliaia di volte che lo uso), me ne sono accorto scavalcando la sella per scendere: c’è il cordino in mezzo che tira sulla coscia.
per farlo scattare serve una trazione di una trentina di chili, cioè la trazione di un motociclista disarcionato: non è possibile l’apertura accidentale.

quali limiti ha?

il fatto che il motoairbag della dpi protegge solamente la schiena, la nuca e il bacino ma non la parte anteriore del torace, cioè non il petto. mi pare che la dpi abbia messo a punto un modello che protegge anche il petto, mi pare.

quali vantaggi ha questo modello rispetto agli altri?

sono soprattutto quattro vantaggi.
primo, il fatto che non dipende da elettronica, sensori, batterie e altre delicatezze. il cordino allacciato alla moto, lo strappo. funziona sempre.
secondo: non usando capsule esplosive ma aria compressa, può essere ricaricato e usato più volte.
terzo: fino a qualche tempo fa aveva il tempo di apertura più rapido fra tutte le diverse tecnologie di airbag da moto (ma leggerai qui sotto che il d-air della dainese vanta tempi più ristretti), e il tempo di apertura è fondamentale: a 50 all’ora, in un secondo si percorrono 13 metri.
quarto: a differenza delle giacche con airbag permanente, il gilet non vincola l’abbigliamento; si possono scegliere le giacche preferite, le più calde d’inverno, o le più belle, e sopra di esse indossare il giubbino; d’estate, per la gitarella in spiaggia si può indossare il giubbino airbag sopra la maglietta.

il nuovo modello di motoairag è stato presentato all’eicma: il suo dispositivo airbag è inserito in un gilet le cui linee sono state ridisegnate. maggiore superficie rifrangente, migliore vestibilità, e rete anteriore per aumentare il flusso d'aria interno. le caratteristiche protettive del dispositivo airbag rimangono inalterate.
per chi è in possesso dello storico gilet motoairbag è possibile l'upgrade del proprio al quale verrà solamente sostituita la parte tessile.

per gli amanti della tuta di pelle è ora disponibile motoairbag race grazie alla collaborazione tra motoairbag con scorpio e wild.
il dispositivo airbag della casa milanese è inserito in un corpetto che va indossato sopra le normali tute di pelle (senza gobba aerodinamica). motoairbag funziona come sempre attraverso l'affidabile cavo di attivazione.
il corpetto è realizzato con tessuto balistico ad altissima resistenza all'abrasione ed anteriormente è alleggerito con rete per la ventilazione

motoairbag race è provvisto di uno sgancio rapido ai fianchi e alla clavicola che permette al pilota caduto di liberarsi del corpetto, raggiungere la moto e nel caso proseguire la gara.

 

nuovi standard di sicurezza per gli airbag da moto 

è stato pubblicato in aprile 2011 lo standard europeo per gli airbag per motociclisti (pren1621/4:2009 "motorcyclists' protective clothing against mechanical impact - part 4: inflatable motorcyclists' protectors-requirements and test methods").
è una buona notizia perché lo standard europeo permette ai motociclisti di distinguere quali dispositivi sono da considerare airbag per motociclisti e quali no, indipendentemente dai comunicati marketing delle varie aziende.

il pittogramma è facilmente individuabile e attesta che l'airbag per motociclisti ha superato i numerosi e severi test previsti nello standard europeo

 

da dainese ecco d-air street: il vestito intelligente

che cosa lo rende intelligente?
la sua capacità di intervenire per proteggere l’uomo, anche indipendentemente dalla sua volontà, quando egli non è in grado di controllare ciò che accade attorno a lui.
l’algoritmo di attivazione è in grado di riconoscere le condizioni di incipiente caduta o incidente ed attivare in tempi brevissimi il sistema, senza alcun collegamento fisico con il mezzo.

protegge la schiena, la gabbia toracica e gli organi vitali.
è disponibile sia per pilota che per passeggero
Dainese DAINESE_Giacca D_Air Street Gore Tex_FRONTALE_Ridotta
d-air street si attiva in caso di impatto frontale, laterale e posteriore e in caso di scivolata.
nel tipico incidente su strada che avviene per impatto, i tempi di intervento imposti dalla dinamica dell’incidente sono molto limitati e nell’ordine di un massimo di 80 millisecondi.
ogni sistema che abbia un tempo di intervento superiore, non solo è inefficace, ma potrebbe essere potenzialmente pericoloso.
i sistemi a cavo presentano ancora oggi gravi limiti da questo punto di vista. hanno tempi di intervento insufficienti. risultano quindi inefficaci per proteggere il pilota dall’impatto primario (che è il più violento).

nel caso del d-air, ci sono 45 millisecondi come tempo totale di attivazione, 12 litri di capacità dei due bag, 5 sensori e la guida è costantemente analizzata da un sofisticato set di sensori integrati nell’hardware di sistema, 13 brevetti, 150mila chilometri di verifica della sua affidabilità, 5mila ore di test per l’algoritmo di attivazione, 800 test superati positivamente per ottenere la certificazione del tüv süd, 32 crash test, 975 misure test per evitare attivazioni indesiderate su 18 tipi diversi di ostacoli con 13 differenti tipologie di motocicli.

questo sistema di protezione arriva sul mercato dopo 10 anni di studi e ricerche, sfruttando l'esperienza raccolta nel mondo del racing.
il d-air è una piattaforma tecnologica dedicata alla protezione dell'uomo, caratterizzata da un sistema intelligente che rileva situazioni di pericolo e gonfia speciali air-bag intorno al corpo.

all’eicma è stata presentata anche la nuova versione di agv standards, il metodo di progettazione di caschi che, grazie ad uno scanning del cranio, permette di progettare il casco letteralmente attorno alla testa del pilota, con vantaggi in termini di sicurezza e comfort.

vittorio cafaggi, strategic development manager commenta: "questo è per dainese e agv un momento molto importante e significativo perché corona più di dieci anni di duro lavoro con i progetti d-air® e agv standards che sono per noi anche il modo migliore per ricordare sic che tanto ha lavorato con noi nello sviluppo di questi progetti."

 

il rumoròfono ovvero gli squinternati che vogliono una moto che borbotta come una volta

il rider's shop di pavia propone un dispositivo per rendere incerto, borbottante, irregolare il minimo della moto.
e questa è proprio da motociclisti squinternati, a cui manca qualche rotella e le rotelle che mancano non sono le rotelle del cambio.
non a caso il dispositivo si chiama mad, che in inglese significa matto.

"sei stanco di sentire il minimo del tuo bicilindrico americano alto? vorresti avere il classico borbottio irregolare dato dal carburatore anche sulle moto a iniezione? da oggi è possibile senza aver bisogno di spendere soldi per rimappare centraline o acquistare moduli aggiuntivi, questo grazie al mad. il sistema più pratico ed economico per poter avere il minimo della moto, l’unico con brevetto depositato".

in altre parole, sembra di parlare dell'intonarumori del geniale (e sbalestrato) artista futurista luigi russolo.
L'intonarumori di russolo
e anche la descrizione dell'apparecchio non sembra lontano dalla simpatica sregolatezza di russolo.
il mad è un regolatore dell'aria: quando il motore è ben caldo e regolare come in ogni moto a iniezione, lo squinternato manovra un pomello e la sua moto smette di andare regolare e pulita e si mette a singhiozzare in modo irregolare.

si applica in particolare ai modelli harley davidson sportster (883-1200cc), dyna, softail (1450-1580cc) e touring.

(se questi squinternati sentissero il borbottio della mia vecchia moto guzzi mille a carburatori, creperebbero d'invidia).

 

l’ecopelle per l'ecotuta dell'ecomotociclista

è stato presentato nell’area green planet un capo di ecopelle per motociclisti.

si chiama eco-pelle, o pelle sintetica, ma è di fatto materiale innovativo di alta qualità e dalle performance imbattibili.
a crearlo dopo tre anni di ricerca è la sisa, azienda di varese, da quarant’anni attiva nella produzione di pellami sintetici per il mercato internazionale della moda e, come sviluppo più innovativo, di sisa performa, evoluzione di una gamma di prodotti ad elevato contenuto tecnologico ed innovativo rivolto al settore tecnico-sportivo, in particolare al mondo motociclistico.
le caratteristiche dei prodotti sisa performa sono la resistenza, la stabilità dimensionale, la leggerezza, la traspirabilità, l’idrorepellenza, l’eco-compatibilità.

condivide l’idea, da un paio d’anni, gimoto, produttore di capi in pelle personalizzati, tra i più qualificati riferimenti del mercato nazionale e dall’esperienza centenaria.

ed ecco oggi i prototipi. realizzati di ecopelle sisa performa watertech pro 8, con uno spessore di 8mm, hanno un peso ridotto del 30% rispetto alla pelle bovina pieno fiore (1.2 – 1.3 mm) possono alloggiare protezioni omologate ce su spalle e gomiti, hanno la predisposizione per alloggiamento protezione schiena e contengono all’interno un gilet termico rimovibile.
SISA_PerformaPro_suit_low
il prodotto, insieme ad una gamma di abbigliamento da moto (immagine in allegato), è frutto di un progetto finanziato dalla regione lombardia per lo studio e la realizzazione di prototipi per l’abbigliamento da moto completamente green made.

partito nel 2009, il progetto si chiama moto+ (id13583039 “bando atp2009 per interventi di ricerca industriale e sviluppo sperimentale” approvato con dduo n.6508 del 16/06/2009), coinvolge oltre a sisa e gimoto anche sic international, produttrice di resine poliuretaniche solvent-free, e il centrocot, primario istituto di ricerca e certificazione tessile. si tratta di un vero e proprio cammino di ricerca, che si concluderà con i test di idoneità di prodotto alla fine del 2011, attraverso due anni di prove differenziate e profonde e di analisi dei costi produttivi e di target.

 

le nuove moto guzzi v7

la moto guzzi del gruppo piaggio ha presentato la nuova gamma moto guzzi v7, ora declinata in tre allestimenti, due turistici e uno sportivo: v7 (la moto nella sua forma più classica), v7 special (dedicata a un turismo elegante e sportivo) e v7 racer (la ricercatissima versione sportiva).

tre motociclette del tutto inedite, più potenti, più veloci, ma sempre caratterizzate – dal punto di vista architetturale – dal bicilindrico  trasversale a v di 90° con trasmissione a cardano che firma l’intera produzione moto guzzi, e dal telaio a doppia culla.
Moto Guzzi nuova V7 03
la nuova gamma v7 conclude – con una nuova straordinaria offerta di prodotto – l’eccezionale anno del 90° anniversario moto guzzi e un programma di iniziative culminato, a settembre, con le giornate mondiali
guzzi. un raduno che ha portato a mandello del lario oltre 20.000 partecipanti giunti da ogni parte d'italia, d'europa e del mondo per  celebrare il novantesimo compleanno del “marchio dell'aquila” fondato nel 1921 ed entrato a far parte a fine 2004 del gruppo piaggio.
la nuova gamma v7 è un ulteriore segno tangibile degli investimenti stanziati dal gruppo piaggio per i nuovi prodotti del marchio moto guzzi: oltre 40 milioni di euro previsti per i prossimi cinque anni, che si aggiungeranno agli investimenti sullo stabilimento di mandello del lario. i primi frutti di questo grande programma di investimenti non sono mancati: grazie ai nuovi modelli 2011 come la stelvio 1200 8v, la norge 1200 8v e le piccole v7 della precedente “generazione”, il marchio moto guzzi nei  primi dieci mesi del 2011 ha infatti consuntivato una crescita del 31% rispetto allo stesso periodo del 2010, ancora più straordinaria se confrontata con un mercato europeo della moto che, contemporaneamente, ha fatto registrare un decremento dell’8%.
Moto Guzzi nuova V7 Special 01
nuovo motore, design rinnovato, dotazioni inedite: moto guzzi v7 raggiunge la sua espressione più alta e cambia tutto per rimanere fedele al mito della v7 originale, la cui produzione in serie a mandello del lario iniziò nel 1966, e di tutti i successivi modelli accomunati da straordinario successo a livello mondiale.
il design della nuova gamma v7 racconta la discendenza storica del modello attraverso un mix di forme e volumi che richiamano le celebri antenate: dalla v7 750 special che ricorda nei fregi e nei fianchetti, alla v7 sport, che ha influenzato il serbatoio, principale novità introdotta nella nuova v7.
il nuovo bicilindrico moto guzzi 750cc che equipaggia la nuova serie v7 è stato completamente rinnovato, non solo nell’impatto estetico. aumentano potenza e coppia, diminuiscono consumi ed emissioni, cresce il piacere di guida. rispetto al propulsore precedente, la nuova unità ad alimentazione singola consente di avere una riserva di potenza e soprattutto di coppia motrice superiore al 10%, con consumi ed emissioni ulteriormente ridotte.

 

 

la ducati 1199 panigale

come hai visto, la ducati 1199 panigale è la moto più bella di eicma 2011. lo hanno decretato oltre 13.800 appassionati che hanno partecipato al concorso indetto dalla rivista italiana "motociclismo" che, come ogni anno, ha effettuato un sondaggio tra i visitatori attraverso una scheda da compilare direttamente in fiera.
la nuova 1199 panigale ha vinto il sondaggio in maniera netta e decisa, aggiudicandosi con il 53,4% dei voti seguita dalla mv agusta f3 (17% dei voti) e la husqvarna nuda 900r (3%).
Ducati 1199 Panigale S
la premiazione si è svolta a conclusione del salone, presso lo stand della rivista motociclismo, alla presenza di pier francesco caliari (ancma_eicma), piero bacchetti (edisport) e di gianandrea fabbro, il designer del centro stile ducati che ha dato forma a questa moto.
il premio alla "moto più bella del salone" è stato l' ultimo atto di una intensa settimana di esposizione ed eventi che ha visto circa 500.000 visitatori affollare i padiglioni della fiera di milano-rho, dando un positivo segnale di ripresa per un settore importante e trainante come quello del motociclo che sta particolarmente soffrendo l'attuale crisi economica.
Ducati 1199 Panigale_low
la 1199 panigale combina il telaio monoscocca con il nuovo motore, il bicilindrico a l "superquadro", e con l'elettronica di derivazione racing. insieme, consentono di raggiungere un'impressionante potenza di 195cv per 164kg di peso a secco, con rapporti potenza-peso e coppia-peso mai raggiunte per una moto di produzione.

la ducati 1199 panigale sarà disponibile presso i concessionari ducati dai primi mesi 2012, ad un prezzo, chiavi in mano, a partire da 19.190 euro.

 

la borile fatta a mano

umberto borile & co, dopo la febbrile maratona all’eicma, annuncia che sono stati stipulati accordi con i concessionari in italia i cui nomi verranno comunicati nelle prossime settimane.

l’inizio delle consegne avverrà entro la fine di febbraio 2012. le moto, realizzate pezzo dopo pezzo con passione maniacale da umberto borile, hanno i seguenti prezzi: b450scrambler 12.700 euro, multiuso 4.700 e b500ricki 17.500 euro.
per le edizioni limitate: bastard (motore escluso) € 9.500, bastard gm € 16.000 bastard 450 € 16.000.

alberto bassi, amministratore delegato della borile afferma: “gli ottimi risultati ottenuti all’eicma hanno superato le aspettative. il successo decretato dalla presenza e dall’interesse dei giornalisti alla nostra conferenza stampa in apertura del salone, dall’affluenza dei visitatori e dagli accordi chiusi con i concessionari italiani per la vendita delle nostre moto, sono un ulteriore incentivo a lavorare con entusiasmo e passione, consapevoli di vendere moto esclusive a ottimi prezzi, dedicate a un pubblico che pretende la bellezza e la qualità con un occhio ai costi, e privilegia l’artigianalità italiana”.
la b450 scrambler è stata eletta da italia 1 una delle tre più belle moto del salone e il direttore di motociclismo l'ha a sua volta segnalata come la più bella novità del salone.

è la fine del 2010 quando, dall'incontro tra la famiglia bassi e umberto borile, nasce a vò euganeo la umberto borile & co, una nuova società che si pone l'obbiettivo di portare avanti la grande tradizione delle motociclette borile. alla guida della compagine societaria in prima persona umberto borile, storico fondatore della borile motorcycles, nel ruolo di presidente, e alberto bassi nel ruolo di amministratore delegato.

una storia, quella delle motociclette borile, che ha origini lontane e che prende vita in una piccola bottega artigianale a vò euganeo, vicino a padova.
nel 2011 è stato siglato un accordo con ducati per la fornitura dei gruppi termici dei motori 696 e del 1100, ambedue raffreddati ad aria e due valvole ciascuno.

 

sulle harley davidson con i vestiti riscaldati elettricamente

i motociclisti vanno tutto l’anno, ma per i mezzi-motociclisti che usano la moto solamente nella bella stagione la stagione si è allungata. la nuova collezione 2012 harley-davidson di capi riscaldati contempla diverse soluzioni per uomo e donna, che permettono ai motociclisti di continuare a viaggiare anche quando le temperature scendono.

per uomo c’è la dual-source heated jacket liner (giacca in tessuto poliestere per l’86%, spandex 6%, pile 8% e fodera in polymesh).
il collo presenta un classico taglio a camicia e la chiusura ha una cerniera. i polsini sono allungati con fori per i pollici che coprono la mano impedendo all’aria di entrare dalla manica. due tasche permettono la custodia di piccoli oggetti. unica personalizzazione è il discreto logo harley-davidson ricamato. peculiarità di questo capo è il riscaldamento interno che si attiva grazie a 5 pannelli gerbing microwire. la fodera si riscalda, collegandosi all’impianto di alimentazione da 12 v della moto oppure alla batteria al litio da 12 v ricaricabile.
poi ci sono i guanti dual-source heated gloves, di pelle con fodera in pile tricot. prezzo al pubblico consigliato iva inclusa 272 euro.

per le donne, il dual-source heated jacket liner, stesse caratteristiche della giacca per uomo ma con un taglio acconcio alle forme femminili. prezzo al pubblico consigliato iva inclusa 380 euro. i guanti da donna riscaldati costano 247 euro.
e la parte elettrica? batteria per guanti 126 euro, cavo di collegamento 25, termostato 127 euro, termostato portatile 76 euro, capi per calze e guanti 25, interruttore 19 euro, deviatore per più capi elettrici 13, spina con coassiale 8 euro.

 

gli interfoni midland senza lasciare il manubrio

midland bt next e il nuovissimo midland btx2 sono gli intercom bluetooth che consentono la comunicazione “moto a moto e pilota-passeggero”, l’utilizzo del cellulare e l’ascolto della musica, in totale sicurezza. grazie alla funzione universal intercom, unica sul mercato, per la prima volta sistemi intercom di marche diverse possono dialogare tra loro.
Midland BTNEXT
midland bt remote è il primo e unico telecomando bluetooth da manubrio nato per garantire la sicurezza e il comfort sulle strade.
con il midland bt remote si attivano e si comandano tutte le funzioni dei dispositivi midland bt next e btx2 senza togliere le mani dalla guida.
midland bt next è soluzione ideale sul mercato per chi vuole un intercom stereo bluetooth per le conversazioni in moto fino a 4 persone, con un raggio d'azione di 1,6 km.
infine per le comunicazioni di gruppo senza limiti di utenti bt next dialoga con il ricetrasmettitore midland g8bt per parlare fino a 12km di distanza.

 

 

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