Chi sono
Jacopo Giliberto (Venezia, 1961 - vivente) è giornalista da 30 anni. Vive a Milano; una moglie, due figli, due gatte, una moto vecchia e grossa. Si occupa soprattutto di tematiche energetiche e ambientali.
Jacopo Giliberto (Venezia, 1961 - vivente) è giornalista da 30 anni. Vive a Milano; una moglie, due figli, due gatte, una moto vecchia e grossa. Si occupa soprattutto di tematiche energetiche e ambientali.
19 febbraio 2012 - 18:23
il "ballo di mantova", ovvero "fuggi fuggi", è uno splendido tema musicale italiano della fine del '500.
portato dalle soldataglie in giro per l'europa, il ballo di mantova è entrato nei temi popolari di tutti i paesi, in inghilterra e in boemia.
è entrato nella moldava, poema sinfonico di bedrich smetana, e nei canti popolari yiddisch fino all'inno nazionale israeliano.
ebbene sì. israele ha scelto come inno nazionale una canzone popolare italiana, della bassa padana.
eppure è sempre lui, il ballo di mantova.
ora - mi segnala il lettore luis - il ballo di mantova è entrato anche a sanremo, in uno degli stacchetti musicali.
luis pensa che sia l'inno israeliano, e invece è sempre il ballo di mantova, assorbito anche dalla cultura yiddisch e quindi nell'inno d'israele.
in questo articolo, tempo fa avevo elencato alcune versioni del ballo di mantova:
- quelle cinquecentesche italiane
- la bella versione di "fuggi fuggi" cantata da angelo branduardi (ne consiglio l'ascolto)
- una versione secentesca inglese
- la moldava di smetana
- l'inno israeliano
qui aggiungo altre due versioni che ho scoperto di recente:
una versione di brecht
e questa versione napoletana del '600 per clavicembalo di gaetano greco
27 gennaio 2012 - 13:42
(da quando ho assunto un nuovo incarico, non scrivo più su questo blog. per motivi di opportunità. tuttavia la dignità e il rispetto impongono ai miei polpastrelli di muoversi sulla tastiera. ripubblico con un copincolla questo articolo di un anno fa. oggi è il 27 gennaio, giorno della memoria).
non mi piacciono le parole scioà oppure olocausto.
non mi piacciono le rievocazioni a date fisse. la lagrima a comando: "ora, piangere!"
per questo motivo scrivo a sera tarda del 27 gennaio, quando le rievocazioni del dolore su richiesta sono finite.
il giorno degli stermìni non è solamente il 27 gennaio.
tutti i giorni, è il giorno per ricordare l'orrore della strage.
come lo è il 13 luglio.
oggi non è il 27 gennaio: oggi è il 13 luglio.
sessantanove anni fa.
siamo in polonia, in masovia, alle porte di jòzefòw. sulla riva che pende verso la vìstola, la wisła.
un convoglio di autocarri si ferma poco lontano dal paese, ne scendono 500 uomini: soldati tedeschi, battaglione 101, polizia ordinaria dello stato.
messi in semicerchio intorno al loro comandante, ascoltano il suo discorso.
il maggiore trapp – l’unico di cui si è salvato il nome – comunica loro la missione di oggi.
"è molto difficile", esordisce il maggiore trapp.
"è un compito duro".
il paese che devono circondare è pieno di ebrei, 1.800 circa.
è una delle comunità ebraiche, dei villaggi, gli scètl (shetl). c'erano villaggi con il 50, il 70, il 90% di ebrei.
tra loro, ci sono circa 300 maschi in grado di lavorare. devono essere rastrellati e portati a un campo di lavoro sotto scorta armata.
tutti gli altri, bisogna ammazzarli.
donnebambinivecchineonati, tutti.
non è tranquillo, il maggiore trapp.
ha la voce rotta, sembra che faccia fatica a trovare le parole.
gli occhi sono lucidi, ed è una cosa che colpisce molti soldati.
"eppure bisogna farlo, bisogna eseguire gli ordini", prosegue trapp.
può aiutare i soldati, sapere che "questa guerra l’hanno voluta gli ebrei"? che ogni notte i bombardieri inglesi attaccano le città tedesche?
però – dice il maggiore – se qualcuno non se la sente di eseguire l’ordine, lui lo assegnerà ad altri incarichi.
un uomo, un solo uomo, si fa avanti per consegnare il fucile.
il comandante della sua compagnia comincia a urlargli addosso, ma il maggiore zittisce l'ufficiale e ripete l’invito.
allora altri uomini si fanno avanti, una dozzina in tutto.
non di più.
verrà dato loro il compito di scortare gli ebrei maschi, assieme con un sottotenente che la sera prima aveva già annunciato che non avrebbe eseguito l’ordine.
tutti gli altri, si muovono verso il paese.
una compagnia circonda il villaggio – con l’ordine di sparare a vista su chi cerca di scappare.
uno scorcio dei boschi alla periferia di jòzefòw.
le altre due compagnie entrano dentro e cominciano a sfondare le porte: gli uomini sono separati dalle donne, le donne assieme ai vecchi e ai bambini sono radunati nella piazza centrale del paese.
si cominciano a sentire i primi spari.
in molte case ci sono vecchi incapaci di muoversi come vorrebbero i tedeschi, gli ordini sono di ammazzarli sul posto.
si dovrebbe sparare anche ai neonati, ma i soldati non ci riescono - ancora.
un poliziotto ha scritto:
anche sotto minaccia di morte le madri non si separavano dai bambini. così tollerammo che portassero i loro piccoli nella piazza del mercato.
un poliziotto ha scritto:
per tutta la mattinata [durante il rastrellamento] mi accorsi che molte donne portavano dei neonati in braccio e tenevano per mano bambini piccoli
un sergente ne sgriderà alcuni, proprio perché poco energici.
in breve tempo i tedeschi riescono a districare le famiglie.
immagino come, immagino i pensieri degli ebrei.
nessuno sa che cosa stia succedendo realmente.
gli ebrei pensano di dover obbedire per evitare scoppi di violenza da parte tedesca.
non pensano, gli uomini, che le loro mogli e figli saranno tutti morti prima di domani.
e così si fanno portar via, tra urla e pianti e promesse di rivedersi presto.
adesso può cominciare l’eccidio.
il primo gruppetto di ebree e loro figli viene scortato a un boschetto.
là vengono fatte sdraiare e i soldati sparano loro addosso, a bruciapelo.
e cominciano i problemi.
perché le vittime in buona parte sono donne, madri, bambini, neonati.
è difficile sparare a un neonato; è impossibile che una madre non reagisca.
molti uomini sparano alto.
alcuni (pochi in verità) gettano il fucile e chiedono o pretendono di essere dispensati.
altri pèrdono il controllo, imbrutaliti, sparano troppo vicino e si ritrovano l’uniforme lorda di pezzi di cervello, sangue, ossa.
il medico del battaglione aveva mostrato, tracciando un disegno per terra, il punto giusto dove mirare.
al collo, usando la baionetta inastata per mirare meglio.
ma è un disegno che molti non vedono – bisogna capire gli uomini: è un compito difficile.
quando sentono la prima salva, gli ebrei ammassati in piazza esplodono in un urlo spontaneo, collettivo.
ma poi sembrano accettare la morte, nessuno piange a parte i neonati – e quelli piangerebbero comunque.
i tedeschi resteranno molto innervositi da ciò.
per tutto il giorno il massacro prosegue.
nel primo pomeriggio ci si rende conto che a questo ritmo ci saranno ebrei ancora vivi in nottata.
le compagnie accelerano i ritmi, per quanto è possibile.
nel bosco comincia a essere difficile trovare terreno libero in cui far adagiare le vittime.
comincia anche a circolare la vodka.
ecco, questo aiuta di più.
i soldati comunque, almeno quelli che sparano ancora (altri hanno ceduto), sono molto arrabbiati con il loro comandante che per tutta la giornata non si è fatto vedere.
il maggiore trapp passerà tutta la giornata chiuso in una locanda, piangendo a dirotto.
questo non lo salverà dalla corte polacca che nel 1947 lo condannerà a morte per questo ed altri crimini di guerra.
è ormai notte quando il battaglione finisce il lavoro.
il villaggio è del tutto deserto.
in compenso il bosco è pieno di cadaveri, che nei giorni successivi i contadini polacchi raccoglieranno e seppelliranno.
converrà loro; potranno saccheggiare liberamente le case dei morti.
il battaglione 101 torna in caserma.
si mangia poco, in compenso si beve molto.
ma per quello che hanno fatto non basterebbe tutto l'alcol del mondo.
durante la notte un soldato si sveglia da un incubo scaricando il mauser sul soffitto della camerata.
questa è solo una giornata nella vita del battaglione 101.
per il quale una giornata così si ripete decine di volte.
va moltiplicata per gli 11 battaglioni (5.550 uomini in totale) di polizia inviati da himmler in unione sovietica; per le due brigate ss (11mila uomini), per i quattro einsatzgruppen (12mila) al sèguito dei tre gruppi d’armata tedeschi nel 1941; vanno aggiunte le centinaia di pogrom sollecitati o approvati dai tedeschi in polonia ucraina e paesi baltici.
se le parole non bastano a descrivere quanto accaduto, abbiamo le immagini, abbiamo le testimonianze tedesche dell’epoca.
la strage di jòzefòw non è di per sé eccezionale.
ma lo è come documentazione.
a rendere eccezionale lo sterminio nella cittadina sul bordo della vistola furono due fatti:
1) la figura del maggiore trapp, che con la sua debolezza così poco militare diede ai suoi soldati l’opportunità di non partecipare
2) il processo intentato dai giudici di amburgo ad alcuni ufficiali del battaglione, nei primi anni '60.
gli incartamenti del processo contengono gli interrogatori approfonditi di oltre 100 membri del battaglione, una buona parte della forza in organico.
grazie a questi atti possiamo ricostruire con tanta precisione la morte dei 1.500 ebrei di jòsefòw.
e chi li uccise.
non abbiamo i nomi – la legge tedesca protegge la loro identità fino al 2040 – ma abbiamo tutto il resto, le azioni e il pensiero.
perché lo fecero?
che pensavano?
chi erano questi assassini di neonati?
la risposta è anche il titolo del libro con cui cristopher browning descrive quest’orrore: "uomini comuni".
erano uomini comuni.
i soldati del battaglione 101 nella quasi totalità venivano da amburgo, una delle città meno naziste della germania.
in massima parte erano riservisti e appartenevano alle classi operaie amburghesi: camerieri, portuali, facchini, marinai.
occupazioni in cui era fortissima la presenza, prima del 1933, dei partiti socialista e comunista.
avevano poi un’età media alta, anni.
all’epoca della presa di potere nazista avevano perciò trent’anni scarsi, non erano adolescenti influenzabili.
la percentuale di iscritti al partito nazista – anche tra gli ufficiali – era molto bassa.
erano infine in buona parte sposati, padri di famiglia, con figli, gente tranquilla.
loro stessi, venti anni dopo, durante il processo ad amburgo, faticavano a capire.
sembra quasi, a noi viaggiatori del tempo, che in quegli anni in europa esistesse un altro quadro di riferimento morale.
ciò che oggi appare con forza sbagliato, orribile, osceno, all’epoca era – se non normale – necessario.
un compito sgradevole ma necessario.
alcuni degli intervistati si giustificarono dicendo che non volevano sembrare vigliacchi.
altri – con un’idea più chiara di che cosa fosse veramente il coraggio – dissero che furono troppo vigliacchi per non sparare.
spicca però - in questa desolazione morale - la figura del primo soldato, quello che si fece in avanti all'appello di trapp.
o del sottotenente che la sera prima, appena saputo della missione, aveva seccamente rifiutato di partecipare.
o degli altri, che buttarono i fucili dopo aver visto quello che si chiedeva loro.
in quegli uomini restavano vivi - anche in mezzo ad una dittatura totalitaria che poneva la razza alla base dell’etica – altri e più solidi princìpi.
della maggioranza, la cosa migliore che può essere detta è questo: per essi la cosa più importante era fare ciò che la società si aspettava da loro.
non deludere i compagni e uniformarsi alle decisioni del gruppo – qualunque esse fossero.
la barriera che ci separa da quelle politiche e quell'universo morale è fragile.
sta a noi tutti, nel nostro piccolo, difendere e coltivare i princìpi che in quegli anni furono calpestati.
la storia non si ripete mai allo stesso modo, ma si muove sempre, non per forza in avanti; nulla è scontato.

(ringrazio carlo de luca)
30 novembre 2011 - 16:39
efficienza energetica, ma non solo. risparmio, ma non solo. c'è anche un concorso, con premi, organizzato dal wwf.
oggi sono obbligatorie sugli elettrodomestici in vendita le nuove "energy label", cioè le etichette energetiche, per gli elettrodomestici.
sono quelle che trovi appiccicate su un fianco dei frigoriferi, delle lavatrici, degli altri elettrodomestici esposti nei negozi.
non è una cosa di poco conto.
scegliendo le classi di frigoriferi a migliore efficienza, il risparmio conseguito durante la vita dell'apparecchio è pari al costo d'acquisto.
in pratica, con i risparmi ottenuti in bolletta si ottiene gratis il frigorifero.
oggi 30 novembre l'obbligo delle nuove etichette scatta per frigo, congelatori e - new entry - per i televisori;
dal 20 dicembre per lavastoviglie e lavatrici.
per aiutare i consumatori a orientarsi tra vecchie e nuove etichette energetiche e scegliere i prodotti più efficienti, il wwf dà le "istruzioni per l'uso" sul sito topten (www.eurotopten.it) e lancia l'iniziativa speciale "caccia all'etichetta energetica": una caccia al tesoro fotografica per scovare e fotografare le nuove etichette energetiche, partecipando all'estrazione di due scope elettriche green offerte da electrolux, 10 libri di lester brown "un mondo al bivio" e 10 magliette del wwf.
si gioca fino al 16 dicembre inviando la foto al sito topten (www.eurotopten.it).
puoi anche confrontare i prodotti usando la guida della legambiente (clicca qui).
secondo il ceced, in italia la sostituzione degli elettrodomestici vecchi, stimati in circa 20 milioni, con apparecchi di nuova generazione e a basso consumo comporterebbe, oltre a un risparmio significativo di elettricità, anche l'abbattimento di emissioni di co2 per circa 2,3 milioni di tonnellate.
l'introduzione delle nuove etichette energetiche è il frutto di un miglioramento tecnologico e normativo, ma anche di una maggiore consapevolezza di consumatori e imprese, che hanno determinato il progressivo miglioramento dell'efficienza energetica degli elettrodomestici, tanto da richiedere una definizione più restrittiva degli standard di efficienza.
un miglioramento che entra nella vita quotidiana di milioni di consumatori e può diminuire in modo concreto l'impatto sull'ambiente della nostra società.
in apparenza, le nuove etichette cambiano poco.
ci sono sempre le bande colorate e la freccia con la lettera che indica la classe di appartenenza di quel modello.
quanto si risparmia
secondo il wwf, da settembre 2009 all'estate 2011 la durata media delle lampadine a risparmio energetico è aumentata di 5.237 ore (da 11.274 a 16.511).
il consumo elettrico medio dei televisori si è pressoché dimezzato (passando da 94.87 watt 45.91), quello dei monitor è diminuito di un quarto (da 20.75 watt a 14.38).
un frigo piccolo in classe a+++ consuma 132 chilowattora l'anno, uno in classe a ne spreca 365, e chi sceglie la classe più efficiente ha un risparmio in bolletta di 630 euro in 15 anni.
cioè (vista la durata media di un frigo) il risparmio conseguito è pari o superiore al costo d'acquisto del frigorifero.
un congelatore medio-grande in classe a++ consuma 181 chilowattora l'anno, uno in classe a ne consuma 440, con risparmio in bolletta di 700 euro in 15 anni.
di nuovo lo stesso confronto: il risparmio è pari al costo d'acquisto.
in pratica, il frigorifero è gratis.
una lavatrice da 5 chili in classe a+++ consuma 128 chilowattora l'anno e 7.990 litri l'anno d'acqua, mentre una in classe a spreca 250 chilowattora l'anno e 12.760 litri l'anno, con un risparmio di 269 euro in 15 anni.
che cos'è l'etichetta energetica
nei fatti l'etichetta energetica si usa dal 1995 per aiutare i consumatori nella scelta di lavatrici, frigoriferi e, in generale, dei principali elettrodomestici.
l'etichetta energetica era nata per informare in modo corretto gli acquirenti, oltre che informarci sulle principali caratteristiche degli apparecchi, anche e soprattutto sui loro reali consumi energetici, con la possibilità di un confronto diretto tra i diversi modelli presenti sul mercato.
poi, nel giugno 2010, una nuova direttiva ne rivide i contenuti, prevedendo un'entrata in vigore scaglionata delle nuove etichette:
dal 30 novembre 2011 per frigo, congelatori e - new entry - per i televisori;
dal 20 dicembre 2011 per lavastoviglie e lavatrici.
è stato accettato un periodo di convivenza tra vecchie e nuove etichette, determinato dalla volontà di esaurire le scorte già prodotte.
perché una revisione?
la necessità derivò in particolare dall'esigenza di seguire il progresso tecnologico dei principali elettrodomestici.
prodotti diventati negli anni sempre più efficienti e, grazie anche a direttive come la eco-design, attenti all'impatto sull'ambiente.
che cosa cambia
la prima importante novità introdotta è l'aumento del numero delle classi energetiche di appartenenza.
sulle nuove etichette non c'è più una scala di classi dalla a alla g (dove la a indica gli elettrodomestici con i minori consumi e la g quelli con i consumi più alti) ma vi sono anche le classi energetiche a+, a++ e a+++ (in ogni caso, salvo eccezioni, fino a un massimo di sette classi), introdotte per differenziare ancora meglio dal punto di vista energetico tutti i prodotti che finora rientravano nella classe a.
dal punto di vista dell'immagine grafica non ci sono cambiamenti:
le frecce delle classi energetiche che indicano i consumi più alti sono sempre rosse, mentre quelle delle classi dei consumi più bassi sono in verde.
poiché le etichette sono valide in tutti i paesi dell'unione europea, per fare in modo che parlino una lingua universale i test sono stati sostituiti da pittogrammi (i disegnini) che, a seconda dell'elettrodomestico, indicano le performance e le caratteristiche degli apparecchi.
un'altra importante novità e anche l'obbligo per alcuni elettrodomestici di indicare il consumo in stand-by e il rumore dell'apparecchio in funzione, laddove tale indicazione è rilevante.
frigoriferi
classi energetiche dalla a+++ alla d
accanto al consumo annuale di energia in chilowattora, i pittogrammi indicano:
la capacità in litri degli scompartimenti di conservazione,
la capacita in litri degli scompartimenti per il cibo congelato
l'emissione di rumore in decibel.
la classificazione energetica e basata sull'indice di efficienza energetica (eei) che prende in considerazione:
il consumo di energia,
il volume dell'apparecchio,
la temperatura più bassa dei diversi scompartimenti
altri elementi come la presenza del no frost.
lavatrici
classi energetiche dalla a+++ alla d
i pittogrammi indicano:
il consumo annuale di energia in chilowattora (basato su 220 cicli di lavaggio standard),
il consumo annuale di acqua in litri (220 cicli di lavaggio standard),
la capacità di carico in chili,
la classe di efficienza della centrifuga,
la rumorosità in decibel (sia del lavaggio sia della centrifuga).
dato che tutte le lavatrici con una capacità superiore ai 3 chili devono necessariamente riportare un'efficacia di lavaggio in classe a, le nuove etichette non riporteranno piu l'indicazione dell'efficacia di lavaggio.
lavastoviglie
classi energetiche dalla a+++ alla d
i pittogrammi indicano:
il consumo energetico annuo (280 cicli di lavaggio standard) e non più per ciclo di lavaggio,
il consumo annuale di acqua in litri (280 cicli standard di lavaggio annuo) e non più per ciclo,
la classe di efficienza di asciugatura,
la capacità di carico espressa in numero di coperti,
la rumorosità in decibel,
la potenza e la durata nel modo acceso e nel modo spento.
dato che tutte le lavastoviglie devono avere una performance di lavaggio in classe a, nelle nuove etichette non è più prevista l'indicazione dell'efficacia di lavaggio.
televisioni
classi energetiche dalla a+++ alla d
il consumo di energia in modo acceso espresso in watt
il consumo annuo di energia in modo acceso espresso in chilowattora l'anno
la diagonale dello schermo espressa sia in centimetri sia in pollici
le informazioni di imq per la lettura delle etichette energetiche
i dati riportati nelle etichette energetiche rappresentano un'autodichiarazione del produttore circa le caratteristiche dei propri elettrodomestici.
numerose aziende, per avere la certezza che le misurazioni effettuate siano precise, ripetibili e corrispondenti, si rivolgono a laboratori riconosciuti, come quello di imq, dotati di strumentazioni di misura a tecnologia avanzata.
nelle etichette energetiche sono riportati informazioni circa le prestazioni degli apparecchi.
informazioni riguardo alla sicurezza, sono invece inserite nei dati di targa che vanno sempre letti.
a sostegno di tutti i produttori, il 25 gennaio l'imq organizzerà un seminario, a partecipazione gratuita, per illustrare le modalità di misura dell'efficienza energetica e di verifica e valorizzazione di altre prestazioni dei principali elettrodomestici (info su www.imq.it).
il gruppo imq
il gruppo imq (istituto del marchio di qualità) rappresenta la più importante realtà italiana nel settore della valutazione della conformità (certificazione, prove, verifiche, ispezioni).
forte della sinergia tra le società che lo compongono, dell'autorevolezza acquisita in 60 anni di esperienza, della completezza dei servizi offerti, il gruppo imq è un punto di riferimento e un partner delle aziende che hanno come obiettivo la sicurezza, la qualità e il rispetto per l'ambiente.
i settori di riferimento spaziano in segmenti come l'elettrotecnica, l'elettronica, le telecomunicazioni, auto e moto, gas, impiantistica, prodotti da costruzione, agroalimentare e così via.
il wwf: "caccia all'etichetta energetica! scatta la foto e vinci elettrodomestici efficienti"
cambiamenti climatici, efficienza energetica e consumi sono tra i temi caldi di queste settimane. e mentre a durban, in sud africa, sono appena iniziati i negoziati sul clima, il wwf inaugura un'iniziativa speciale rivolta ai consumatori e agli elettrodomestici efficienti.
poiché da oggi entrano in vigore in tutta europa le nuove etichette per indicare la classe energetica di frigoriferi, congelatori e per la prima volta anche televisori, mentre dal 20 dicembre toccherà anche a lavatrici e lavastoviglie, il wwf dà le "istruzioni per l'uso" sul sito topten (www.eurotopten.it), la guida online all'acquisto di elettrodomestici efficienti, e lancia l'iniziativa speciale "caccia all'etichetta energetica": una caccia al tesoro fotografica per scovare e fotografare le nuove etichette energetiche, partecipando all'estrazione di due scope elettriche green offerte da electrolux, 10 libri di lester brown "un mondo al bivio" e 10 magliette del wwf.
si gioca fino al 16 dicembre inviando la propria foto al sito topten (www.eurotopten.it).
i vincitori saranno resi noti il 20.
dai frigoriferi alle stampanti per ufficio, dalle lampadine alle lavastoviglie, il sito "topten" (www.eurotopten.it) è una guida all'acquisto consapevole rivolta ai consumatori, che con un semplice clic possono individuare tra le migliaia di articoli presenti sul mercato, i 10 migliori in 11 categorie e 50 sottocategorie di prodotto, ovvero quelli che a parità di qualità e prestazioni consumano meno energia e hanno un minore impatto sull'ambiente.
di ciascuno dei "migliori prodotti" per categoria (frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavastoviglie, televisori, lampadine, automobili e apparecchi per ufficio come monitor, stampanti e multifunzione, e anche automobili), vengono indicate le funzioni principali, il costo, la marca, ma anche la classe di efficienza energetica, i consumi di energia, quanto ci costeranno in bolletta nell'intero ciclo di vita del prodotto, e altri parametri ambientali come il consumo di acqua o la rumorosità.
il progetto topten è realizzato in 17 paesi europei più stati uniti e cina, da un team composto da oltre 20 partner e riunisce esperti in campo energetico, organizzazioni no profit tra cui il wwf, e associazioni di consumatori.
regole e premi della "caccia all'etichetta energetica"
per partecipare all'iniziativa speciale "caccia all'etichetta energetica", basta trovare un elettrodomestico dotato di etichetta energetica meglio ancora se della nuova tipologia, fare un foto con l'elettrodomestico e l'etichetta bene in vista e inviarla al sito www.eurotopten.it.
i primi due estratti che abbiano fotografato le nuove etichette energetiche riceveranno una scopa elettrica ricaricabile green (mod. zb2904g) offerta da electrolux, pioniere dell'efficienza energetica e partner storico del wwf anche nel settore dell'educazione ambientale.
altri 20 estratti a sorte tra tutti i partecipanti , indipendentemente dal tipo di etichetta fotografata, riceveranno 10 libri di lester brown "un mondo al bivio. come prevenire il collasso economico e ambientale" (edizioni ambiente) e 10 magliette wwf nere con panda bianco.
l'estrazione avverrà il 19 dicembre. i vincitori saranno resi noti il 20 dicembre.
media partner dell'iniziativa è virgilio go green, che inviterà i propri lettori a partecipare al gioco tramite web e social media.
puoi seguirmi anche su twitter @jacopogiliberto
Categorie: ecologia e ambiente, energia, tecnologia, Televisione, televisione
30 novembre 2011 - 11:54
come nasce una tecnologia
come nasce una tecnologia rivoluzionaria?
risponde marco volpato, imprenditore milanese nato in quella quasi-lombardia che è verbania.
“tutto è cominciato quando anni fa un nostro cliente italiano, che produce pannelli isolanti per l’edilizia, ci ha suggerito: potrebbe funzionare meglio con la tecnologia del vuoto. e caso ha voluto che il fornitore della materia plastica di quell’azienda fosse la dow chemical”.
così la cannon di peschiera borromeo - il principale costruttore al mondo di macchine per produrre oggetti di poliuretano, 200 milioni di fatturato, sedi e fabbriche in tutto il mondo come ogni “piccola multinazionale di famiglia” che caratterizza l’industria italiana - ha inventato un macchinario per produrre sottovuoto le schiume di poliuretano (quelle che noi chiamiamo, sbagliando, gommapiuma). e la dow, il colosso statunitense della chimica, ha messo al lavoro la squadra del centro ricerche di correggio (reggio emilia) guidata da vanni parenti. un centro ricerche di valore mondiale che, nelle intenzioni del nuovo capo della dow italia, giuliano tomassi marinangeli, potrebbe acquisire un ruolo ancora più rilevante.
anni di studi e sperimentazioni
anni di prove e sperimentazioni per accoppiare alla perfezione (nello stabilimento produttivo di caronno pertusella) una macchina e (a correggio) un ingrediente plastico.
è nata così la tecnologia pascal vai per produrre frigoriferi che risparmiano corrente.
mentre tutto il mondo degli elettrodomestici affina i compressori e i motori elettrici per guadagnare nei frigoriferi pochi punti risicati di efficienza energetica, gli italiani inventano come tagliare in un colpo solo i consumi del frigo fino al 10-15%.
con i costi del chilowattora italiano, significa che con il solo risparmio sulla bolletta il frigorifero potrebbe ripagarsi, durante la sua vita di lavoro addossato al muro della cucina, l’intera spesa d’acquisto.
l'industria corre
non è un’idea velleitaria, non un’innovazione destinata a diventare solamente una medaglia d’onore al petto della dow e dell’italiana cannon.
il presidente della dow chemical asia pacific, pat dawson, a shanghai alla presentazione ufficiale della nuova tecnologia pascal ha dovuto governare le richieste pressanti dei clienti cinesi che vogliono assicurarsi il poliuretano che si usa sottovuoto. e il più grande produttore al mondo di frigoriferi, la cinese haier, ha già allestito - con le macchine prodotte dalla ocietà di peschiera borromeo - una prima linea di produzione per realizzare quindici modelli ad altissimo risparmio energetico, classe “a++++".
i cinesi in prima linea
qualche anno fa era quasi una battuta, poi è diventata una realtà preoccupante: “i problemi della disponibilità di energia nel mondo e di emissioni inquinanti si mostreranno quando tutti i cinesi vorranno un frigorifero”.
ebbene, questo è il momento di mettere alla prova un mercato che, da solo, oggi sforna più di 75 milioni di frigoriferi l’anno spinto anche – spiega wang lei, presidentessa dell’associazione cinese dei produttori di elettrodomestici - dai piani di elettrificazione rurale del governo di pechino. il governo non vuole i vecchi frigoriferi-caffettiera.
vuole che i cinesi abbiano apparecchi ad alta sostenibilità.
come funziona
il poliuretano si usa in mille applicazioni.
è la schiuma dei pannelli isolanti dei muri, è l’imbottitura delle poltrone dell’auto e del soggiorno, è il materiale che conferisce una presa morbida allo sterzo dell’auto, è l’ingrediente dei materassi e avvolge, invisibile, l’armadio del frigorifero per isolarne il freddo all’interno.
ispirandosi al geniale inventore francese del ‘600 blaise pascal, che prese gli studi del romagnolo evangelista torricelli e sviluppò la moderna teoria del vuoto, gli italiani della cannon e la squadra italiana della dow hanno scoperto che l’isolamento del frigorifero diventa assai migliore se la schiuma viene prodotta sotto vuoto.
le bollicine che formano l’imbottitura sono minutissime e più fitte: il calore non passa all’interno. così il compressore del frigorifero si accende raramente.
i costi di produzione
ai produttori cinesi invece piace un altro aspetto: serve meno materiale plastico e i tempi di produzione si dimezzano. in pochi secondi il frigorifero viene imbottito di isolante.
i tecnici non lo ammettono, ma in un surgelatore a pozzo, quelli con lo sportello in alto come il banco dei gelati al bar, i risparmi di energia diventano impressionanti: poiché viene aperto più raramente del frigorifero della cucina, e poiché la porta sulla faccia superiore non lascia scivolare fuori il freddo durante l’apertura, il surgelatore verticale può anche dimezzare i suoi consumi di corrente.
così, dalla romagna di torricelli, dalla lombardia della cannon oppure dall’emilia del centro ricerche dow, nasce l’innovazione che crea il mercato.
Categorie: ecologia e ambiente, energia, Scienza, tecnologia
29 novembre 2011 - 20:30
vota anche tu. basta un clic.
torna il premio "personaggio ambiente" che ti permette di votare ed eleggere il personaggio che, a tuo pieno totale e insindacabile giudizio, ha svolto un ruolo di rilevanza per l’ambiente in italia nel 2011, attraverso la proposizione di idee, pratiche, informazioni, politiche, attività imprenditoriali.
adesso, metre scrivo, sono in testa i sindaci domenico finiguerra (dell’ecologissimo comune pavese cassinetta di lugagnano) e stefano pisani (sindaco di pollica, erede del sindaco ecologista angelo vassallo assassinato dalla malavita) e l’imprenditore senese michele manelli (cantina salcheto di montepulciano). cliccando qui puoi vedere la classifica in questo momento.
forte la presenza degli amministratori locali che si sono distinti in iniziative territoriali che sono balzate alle cronache nazionali. più ridotta la presenza degli imprenditori mentre non sono affatto rappresentati personaggi dello spettacolo e del giornalismo che lo scorso anno dominavano invece la classifica.
il premio personaggio ambiente italia si propone di assegnare un riconoscimento al candidato che risulterà il più votato dal popolo del web tra una rosa di 21 candidati, nel periodo compreso tra il 22 novembre e tutto il mese di dicembre. il vincitore di quest’anno sarà premiato nel corso di una cerimonia che si terrà a roma a fine gennaio.
i candidati al premio sono stati selezionati da un comitato tecnico, costituito da direttori di testate giornalistiche ambientali, giornalisti ambientali, responsabili di siti tematici e blogger italiani. ogni componente del comitato ha selezionato fino a cinque candidature, a cui viene assegnato un punteggio. dalla somma dei punteggi sono emersi 21 personaggi candidati al premio personaggio ambiente italia 2011.
eccoli:
gli angeli del fango di genova
peter brandauer
corrado clini
donne contro l'ilva
domenico finiguerra
forum italiano dei movimenti per l'acqua
fukushima 50 - nobukatsu osumi
wangari maathai
michele manelli
joan martinez alier
giorgio nebbia
giuseppe onufrio
ippolito ostellino
maurizio pallante
i pescatori di torre guaceto
stefano pisani
andrea rossi e sergio focardi
herman scheer
antonio segrè
nichi vendola
padre alex zanotelli
per saperne di più su ciascun candidato basta collegarsi al sito internet www.personaggioambiente.it in cui è possibile consultare tutte le biografie ed esprimere il voto.
"il premio – dice mario notaro, segretario del comitato tecnico – vuole dare voce a quei milioni di persone che hanno a cuore l’ambiente e vogliono trasmettere, con il loro voto, un segnale di riconoscimento per quegli uomini e quelle donne che si sono spesi in battaglie o iniziative legate alla sostenibilità. ci auguriamo che questa terza edizione registri gli ottimi risultati in termini di voti raggiunti dalla precedente e che, anno dopo anno, il premio diventi un vero e proprio appuntamento che, oltre a decretare il personaggio che nell’anno, sia un momento di confronto e di discussione a livello nazionale sulle problematiche di natura ambientali del nostro paese”.
rispetto al 2010 la rosa dei candidati di quest’anno vede una forte presenza di soggetti collettivi come comitati e forum, mentre si è ridotto il numero di rappresentanti dell’associazionismo classico.
Categorie: acqua, ecologia e ambiente, fonti rinnovabili, Religione, Scienza, società
29 novembre 2011 - 16:18
corrrbézzoli!
se tu pensavi che la calabria stesse girando su sé stessa in senso orario, come fa la bottiglia nel gioco della bottiglia, come da decenni asseriscono geologi, geofisici e vulcanologi, ebbene devi ricrederti.
la calabria invece si sta frantumando.
in parte gira nel senso delle lancette dell'orologio, ma in parte ruota contromano.
come spiega l'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (ingv), gli studi condotti negli ultimi vent'anni sembravano mostrare che la calabria si sia comportata come un unico blocco rigido che aveva subito una rotazione oraria tra i due e un milione di anni fa.
invece sono stati osservati blocchi a rotazione antioraria che smentiscono questa tesi.
il quadro generale dello scontro fra la placca africana e quella europea è molto più complesso di quanto si possa immaginare.
in realtà proprio in corrispondenza delle nostre regioni meridionali, la semplificazione delle due placche che si scontrano non è più soddisfacente, poiché i geofisici hanno potuto individuare e descrivere una molteplicità di microplacche con movimenti e interazioni particolari.
il puzzle diventa ancora più sfaccettato nella regione calabra, dove, grazie a una ricerca recente condotta da fabio speranza e patrizia macrì (ingv roma) assieme a colleghi dell'università di padova ("paleomagnetic evidence for a post-1.2 ma disruption of the calabria terrane: consequences of slab breakoff on orogenic wedge tectonics") e pubblicata dalla rivista "geological society of america bulletin", si è potuto scendere in dettagli sinora sconosciuti.
nell'area collinare compresa tra le cittadine di crotone e catanzaro, sulle splendide coste del mar ionio, sono stati individuati grazie a rilievi paleomagnetici quattro blocchi di crosta terrestre che hanno subito distinti movimenti rotazionali.
due di essi hanno subito una rotazione antioraria avvenuta negli ultimi 1,2 milioni di anni, altri due una rotazione oraria.
è la prima volta che sono stati identificati blocchi a rotazione antioraria nella calabria, che in base a vari altri studi paleomagnetici sembrava aver ruotato in senso orario come un unico blocco rigido tra 1 e 2 milioni di anni fa.
a fabio speranza, primo firmatario del lavoro, abbiamo chiesto:
in che cosa consistono le indagini paleo magnetiche che vi hanno condotto a ricostruire in modo così dettagliato i movimenti di questa parte della calabria?
per effettuare il nostro studio abbiamo preso molti campioni di rocce nella zona di crotone, e quindi ne abbiamo misurato la direzione di magnetizzazione nel laboratorio di paleomagnetismo dell'ingv di roma, principale laboratorio italiano ed uno dei migliori a livello mondiale. le rocce quando si formano registrano (tramite minerali magnetici che si comportano come minuscole bussole) la direzione del campo magnetico terrestre, che sappiamo essere mediamente diretta verso il nord geografico. se la direzione di magnetizzazione che misuriamo oggi nei campioni non è più diretta verso il nord, vuol dire che quel blocco crostale è stato ruotato dopo che i sedimenti da noi analizzati si sono deposti. il paleomagnetismo già negli anni '60 del secolo scorso ha rappresentato una delle principali prove a supporto della teoria della tettonica a placche, perché ha mostrato che tutte le principali placche del pianeta hanno ruotato e si sono mosse nel corso dei milioni di anni.
i movimenti da voi ricostruiti, sono tuttora in atto o si sono esauriti nel recente passato geologico, e quando in particolare?
i movimenti da noi ricostruiti sono molto recenti, perché sono stati osservati su sedimenti che hanno solo 1.2 milioni di anni, un tempo geologicamente molto recente. questo ci fa ipotizzare che queste rotazioni possano essere ancora attive oggi, e legate ad alcune faglie trasversali che stanno ulteriormente frammentando la "microplacca" della calabria.
come si giustifica questa discordanza in un quadro generale che vede lo "stivale" della penisola italiana muoversi verso i balcani con una prevedibile chiusura del bacino adriatico?
già sapevamo in realtà da altri studi geofisici che la parte della penisola italiana che si muove verso i balcani non comprende la calabria, che ha un movimento più complesso e si muove in parte verso lo ionio. il nostro studio mostra che anche all'interno della calabria non c'è un movimento omogeneo. è la dimostrazione ulteriore che il mediterraneo è un vero puzzle, composto di "tessere" crostali anche piccolissime, che probabilmente non abbiamo ancora identificato del tutto.
Categorie: ecologia e ambiente, Giochi, Scienza, storia
29 novembre 2011 - 12:17
ecco che cosa contiene elementi, la rivista del gestore dei servizi energetici.
una rivista prestigiuosa, quasi esoterica, nella quale potrai perfino trovare un articolo scritto da me medesimo, come leggerai più sotto.
ecco il riassunto dei contenuti del nuovo numero di elementi.
focus con guido bortoni, presidente dell'autorità dell'energia
guido bortoni, presidente dell’autorità per l’energia elettrica e il gas, in un’intervista nel nuovo numero di elementi, periodico del gestore dei servizi energetici, visibile sul sito www.gse.it, ritiene che per il settore delle rinnovabili, oltre al quadro normativo e alla giuste incentivazioni, servono anche le procedure autorizzative, la regolazione dell’accesso alle reti e la definizione di modalità di cessione dell’energia prodotta”.
relativamente all’attività dell’autorità da lui guidata, bortoni sostiene che la sfida “è quella di impostare una regolazione più ‘matura’, in una prospettiva europea e di visione di medio-lungo periodo. una regolazione stabile, efficace e capace di evolvere nel tempo con flessibilità, che sappia rispondere ai mutamenti in corso. tutto ciò attraverso una fase tipica di regolazione ex ante, affiancata da una ex post, per monitorare e garantire il rispetto delle regole attraverso le opportune azioni di enforcement. sarà questa la “barra” che intendiamo mantenere, con un forte ancoraggio all’indipendenza, alla crescita, alla dimensione comunitaria e alla consapevolezza del consumatore.
bortoni si è poi soffermato sull’importanza delle smart grid, senza le quali dice, “lo sviluppo della generazione diffusa da rinnovabili rischia di essere un investimento dai limitati benefici”.
a proposito della robin hood tax, bortoni ritiene che la misura “riveste profili di criticità per lo sviluppo delle infrastrutture energetiche, indispensabili per fornire energia a prezzi competitivi a consumatori domestici e imprese”.
per quanto concerne il comparto del gas, bortoni sottolinea che “abbiamo anche proposto di istituire un solo operatore a livello nazionale come interfaccia unica e indipendente per l’accesso e l’erogazione del servizio di trasporto, bilanciamento e misura. ciò permetterebbe di superare le inefficienze e ridurre gli oneri amministrativi legati all’attuale presenza di più operatori. nel mercato retail, il previsto avvio dal 2012 del sistema informativo integrato (sii) consentirà di ottimizzare i flussi informativi e di arginare il fenomeno delle morosità”.
sull’efficienza energetica, il presidente dell’autorità per l’energia elettrica e il gas è del parere che questa “deve avere un ruolo più strategico, attraverso un adeguato sostegno alla ricerca e all’innovazione per sviluppare il già presente know-how e l’industria italiana di settore”.
fulvio conti (enel) e la robin tax
fulvio conti (amministratore delegato dell'enel) attacca sulla robin hood tax, sostenendo che “il provvedimento manca di visione a lungo termine e colpisce un settore, quello dell’energia, che genera ricchezza per milioni di azionisti, occupazione per decine di migliaia di persone, investimenti e innovazione. al tempo stesso lascia immutate le sacche di bassa produttività, che sono i veri problemi del paese. se a questo aggiungiamo il rischio di un quadro normativo instabile, di fatto stiamo scoraggiando gli investimenti”.
quanto ai riflessi che la robin hood tax potrebbe avere sull’enel, conti afferma che “l’incremento dell’aliquota addizionale ires e dell’estensione della stessa alle attività di distribuzione di energia elettrica e gas e alle rinnovabili comporterà un onere per il gruppo enel stimabile in circa 400 milioni di euro all’anno nel triennio 2011-2013 e in circa 200 milioni per i successivi esercizi. senza contare l’impatto prodotto da tale norma sul titolo in borsa”.
per il capo dell'enel, tra le cose da fare nell’imminente, c’è l’allineamento della bolletta energetica italiana a quella dei nostri vicini e concorrenti europei, per questo, “serve un piano di investimenti volto a riequilibrare il mix produttivo e avvicinarlo alla media europea, con una quota maggiore di carbone pulito”.
conti conclude affermando che è intenzione di enel “mantenere una posizione di leadership nei nostri mercati strategici: italia e spagna. noi, continueremo a sviluppare un portafoglio diversificato di impianti rinnovabili, poco dipendente da incentivi, in aree con maggiore disponibilità di risorse naturali, per sfruttare al meglio le tecnologie rinnovabili, e coglieremo le opportunità di sviluppo nei mercati in rapida crescita: america latina, est europa e russia”.
paolo scaroni (eni) e il gas non convenzionale
paolo scaroni, amministratore delegato dell'eni, scommette fortemente sullo shale gas e dice: “il gas è la fonte energetica chiave per i prossimi 20 anni almeno in uno scenario in continua evoluzione. ci auguriamo che grazie allo shale gas l’europa potrà disporre di energia domestica a costi competitivi, che consentirà all’economia della ue di marciare allo stesso ritmo delle altre grandi economie”.
e continua afferrmando che “il gas è un punto di forza del nostro sistema energetico per vari aspetti: è competitivo, permette di contenere le emissioni di gas serra (50% in meno rispetto agli impianti a carbone, principale fonte utilizzata in europa), è ampiamente disponibile e lo sarà ancora per molti anni. inoltre assicura l’alimentazione dei nostri sistemi elettrici, industriali e domestici con una continuità che le fonti rinnovabili non sono ancora in grado di fornire.
scaroni ha poi parlato della sicurezza degli approvvigionamenti del gas in italia e in europa per cui dice “è prioritaria la realizzazione di un sistema integrato di gasdotti all’interno dell’unione. abbiamo avanzato al commissario per l’energia, gunther oettinger, una proposta perché l’ue promuova la creazione di una rete di gasdotti che unisca i paesi del nostro continente. oltre alla diversificazione degli approvvigionamenti, alla diversificazione delle rotte di transito e all’aumento delle capacità dei gasdotti esistenti, quella di una rete integrata del gas è la vera priorità per la sicurezza degli approvvigionamenti. solo così ci assicureremo il gas di cui abbiamo bisogno, quando e dove serve e a prezzi compatibili con la nostra crescita economica”.
infine, l’ad di eni considera il risparmio energetico “la strada maestra per ridurre l’impatto ambientale, prolungare la vita dei combustibili fossili e ridurre la nostra bolletta energetica”.
andrea gemme (anie) e gli incentivi alle rinnovabili
andrea gemme, presidente dell'anie, afferma che è “inutile nascondere che il iv conto energia ci ha dissanguato, ma adesso per il settore l’importante è trovare stabilità, con l’obiettivo di puntare alla grid parity ed emanciparsi così dagli incentivi. per fare questo è fondamentale dare unità alle associazioni rappresentative del comparto, non solo del fotovoltaico ma di tutte le rinnovabili. bisogna insomma parlare con una voce unica”.
poi aggiunge che tra le sfide dell’anie ci sono anche l’efficienza, gli accumuli di energia (con un occhio al piano di terna da 130 mw) e le smart grid.
altri contenuti. compresi i pupi siciliani.
completano il numero 24 di elementi:
l’editoriale di emilio cremona, sull’importanza delle biomasse.
un incontro con simone togni presidente di anev, sui temi contingenti riguardanti il settore eolico.
un’intervista a g.b. zorzoli, presidente ises italia sull’energia rinnovabile e sull’importanza delle smart grds.
un faccia a faccia con paolo vigevano, amministratore delegato di au, sul ruolo dell’acquirente unico nell’ambito del mercato elettrico.
un articolo di stefano besseghini, amministratore delegato di rse, sulla ricerca.
uno speciale sulla cogenerazione.
un dialogo con alessandro beulcke, presidente di aris, sull’importanza del festival dell’energia.
un confronto con luca mercalli, presidente della società meteorologica italiana e direttore della rivista nimbus, su energia e ambiente.
un’intervista a mr. kilowatt su energia e comunicazione
la rubrica “elementi normativi”, che riporta più importanti provvedimenti in materia energetica.
“il punto”, spettacolare articolo di commento scritto dal qui presente jacopo giliberto, io me medesimo.
un faccia a faccia con alberto quadrio curzio, professore ed economista, sul mondo del lavoro.
una conversazione sui temi dell’uomo, della società e della cultura con mimmo cuticchio, puparo e “cuntista” di fama mondiale.
Categorie: energia, fonti rinnovabili, infrastrutture, nucleare, reti energia, Scienza, tecnologia
28 novembre 2011 - 19:22
più di tre italiani su quattro (78%) si promuovono nel differenziare domestica dei rifiuti di imballaggio di acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro: "io? io sono bravissimo", dicono.
la percentuale degli italiani soddisfatti si mantiene sopra il 50% anche rispetto all'operato delle amministrazioni comunali locali: più di un italiano su due (56%) valuta infatti sufficiente l'impegno del suo comune (ma un italiano su due, come con il pollo di trilussa*, è critico).
emerge un'altra importante indicazione: il 91% delle persone è favorevole all'idea di rendere omogenei i contenitori per la raccolta differenziata in tutta italia, cioè utilizzare gli stessi colori e contenitori per ogni tipo di rifiuto, convinti che una standardizzazione a livello nazionale possa contribuire a una migliore performance della raccolta stessa.
sono alcuni dei risultati del sondaggio di opinione svolto durante il tour "raccolta 10 più" realizzato dal conai, il consorzio nazionale imballaggi.
sono state raccolte le opinioni di oltre 5mila cittadini che hanno compilato i questionari sulla qualità della raccolta differenziata e del riciclo, distribuiti dal consorzio in 110 città.
il conai è il consorzio privato senza fini di lucro costituito dai produttori e utilizzatori di imballaggi con la finalità di perseguire, in una logica di responsabilità condivisa fra cittadini, pubblica amministrazione, imprese, gli obiettivi di legge di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio.
in più di dieci anni, il consorzio conai ha garantito il recupero del 75% dei rifiuti di imballaggio immessi al consumo, di cui il 64,6% sono stati riciclati e la restante parte avviata a recupero energetico.
gli intervistati hanno indirizzato ai comuni alcuni suggerimenti volti a facilitare e migliorare la qualità della raccolta e del riciclo: più informazione, non solo sulla tipologia di materiali che devono essere oggetto di differenziazione ma anche sul processo che subiscono i rifiuti dopo essere stati differenziati di cittadini (la domanda sottesa è: "ma è vero che dopo che noi li abbiamo divisi per renderli riciclabili, poi i rifiuti vengono rimescolati insieme e buttati in dicarica?"); maggiore frequenza nel ritiro dei rifiuti e presenza capillare sul territorio dei punti di conferimento dei rifiuti; riduzione e semplificazione delle tariffe, istituendo un sistema di pagamento che premi quanti differenziano meglio e penalizzi con controlli e multe coloro che non pongono la giusta attenzione verso la raccolta differenziata; una maggiore sensibilizzazione sul tema partendo soprattutto da attività educative nelle scuole primarie.
se l'italia è omogenea per quanto riguarda suggerimenti e miglioramenti applicabili alla raccolta differenziata, emergono alcune differenze tra nord, centro e sud italia quando si parla di giudizio complessivo verso le amministrazioni comunali.
i comuni ricevono un voto più che sufficiente (da 6 a 10) dal 70% dei cittadini residenti nelle regioni settentrionali, e di circa il 50% di quelli residenti nelle regioni del centro sud italia.
in un'ipotetica graduatoria delle regioni virtuose in materia di raccolta e riciclo, il vertice è occupato dalle regioni del nord italia e dalla sardegna, dove i comuni sono promossi da oltre l'80% dei residenti.
da segnalare i risultati registrati in campania dove, nonostante l'emergenza rifiuti di cui è protagonista, il 55% dei cittadini si è espresso in modo positivo sull'operato delle amministrazioni comunali.
"raccolta 10 più - commenta roberto de santis, presidente del conai - ha coinvolto tutti i comuni capoluogo di provincia e di regione durante l'intero mese di ottobre. a questi 110 se ne sono aggiunti altri 170 che hanno aderito spontaneamente alla manifestazione. l'adesione di tanti comuni mostra come l'argomento della raccolta differenziata di qualità sia sentito su tutto il territorio nazionale e decreta il successo dell'iniziativa. è importante sottolineare, infatti, che una raccolta differenziata di qualità rappresenta una condizione necessaria a migliorare i successivi risultati di riciclo".
(*) il "pollo di trilussa" si riferisce alla poesia "statistica" del (geniale) poeta romano carlo alberto salustri, che usava come pseudonimo l'anagramma del suo gognome: trilussa.
ecco il sonetto:
sai ched'è la statistica? è na' cosa
che serve pe fà un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.
ma pè me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pè via che, lì, la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.
me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:
e, se nun entra nelle spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perch'è c'è un antro che ne magna due.
Categorie: ecologia e ambiente, nimby, rifiuti
27 novembre 2011 - 23:11
“sostenibilità oggi”: città verdi, reti intelligenti e risorse rinnovabili.
questi i temi su cui si sono sfidate le 160 innovazioni che hanno partecipato all’undicesima edizione del premio all’innovazione amica dell’ambiente 2011, sostenuto da regione lombardia, fondazione cariplo, confindustria e camera di commercio di milano e fondazione symbola.
il premio all'innovazione ecologica è divenuto nel tempo un riconoscimento nazionale rivolto all´innovazione d’impresa in campo ambientale.
il premio richiedeva alle aziende di descrivere le innovazioni che si pongono l’obiettivo di contribuire a significativi miglioramenti orientati alla sostenibilità ambientale e che si segnalino per originalità e per potenzialità di sviluppo.
nord e lombardia ancora al comando, ma la green economy si diffonde in tutto il paese. la sorpresa di quest’anno sono le innovazioni del settore agricoltura.
questi i premiati e segnalati nelle quattro categorie di quest’anno (energie, agricoltura, mobilità e abitare):
boito manlio
coop centrale adriatica
enel green power
faam
filca cooperative
molinia agricola
pininfarina
queste, invece, le innovazioni che hanno meritato una segnalazione: consorzio casalasco, coop adriatica, dismeco, epson italia, genport, peugeot automobili italia, renault, tesa, eosolare, agricola salcheto.
i settori emergenti
nell’edizione di quest’anno è il settore dell’energia (efficienza e rinnovabili) a farla da padrona con il 49% delle innovazioni presentate. a dimostrazione di una tendenza di sviluppo di questo settore che ormai si dimostra consolidata.
il 22% dei progetti rientra nel settore dell’abitare, a parimerito i settori agricoltura (14%) e mobilità (15%).
è però proprio l’agricoltura la sorpresa di quest’anno e da qui arrivano i progetti più innovativi: ben due sono le innovazioni premiate e due quelle segnalate che arrivano da questo settore.
nella mobilità vincono le automobili che hanno puntato sul rispetto dell’ambiente e sulla riconversione.
mentre il settore dell’abitare ha puntato quest’anno principalmente sull’edilizia residenziale, a differenza della scorsa edizione dove i progetti presentati erano prevalentemente edifici di edilizia commerciale.
l'alta italia è in testa
per quanto riguarda la distribuzione geografica, il nord è sempre in testa alla classifica (68%) seguito a grande distanza dal centro (19%) e dal sud (13%). la lombardia si conferma ancora campione di innovazione, con 53 progetti (34%), seguita dall'emilia romagna con 22.
da notare che le innovazioni sono arrivate da 18 regioni su 20, segno che la green economy è ormai un fenomeno che interessa ogni area del paese, e una vera risposta alla crisi grazie alle imprese più lungimiranti, che, utilizzando nuove tecnologie, sono in grado di aprirsi a nuovi settori di mercato e realizzare una maggiore efficienza nell'uso e nel riutilizzo delle risorse, sviluppando anche organizzazioni e sistemi all’avanguardia.
che cos'è e come funziona il premio
la rivoluzione della sostenibilità riguarda l'energia ma non solo: una nuova civiltà agricola e industriale sta, infatti, sostituendo strutture e reti obsolete e le città si stanno evolvendo in villaggi urbani interconnessi dove si vive, ci si muove, si abita, ci si nutre e si comunica in modo sempre più indipendente dal petrolio e dove è migliore la qualità della vita.
alla premiazione, che si è tenuta nella sala pirelli nella sede della regione lombardia, hanno partecipato: vittorio cogliati dezza, presidente nazionale di legambiente, andrea poggio, presidente fondazione legambiente innovazione, ermete realacci, presidente fondazione symbola, marcello raimondi, assessore ambiente, energia e reti, regione lombardia, paolo gualtamacchi, camera di commercio di milano, alberto meomartini, presidente assolombarda, massimo beccarello, confindustria.
ha condotto la premiazione filippo solibello, conduttore di caterpillar.
ideato da legambiente, il premio ha avuto negli anni il sostegno e la promozione da parte di enti, associazioni e soggetti istituzionali di prestigio, uniti dalla comune volontà di accrescere lo sviluppo e la diffusione di soluzioni innovative che migliorino la qualità della vita nel rispetto dell’ambiente.
al premio partecipano imprese, amministrazioni pubbliche, istituti di ricerca, liberi professionisti ed associazioni di cittadini. i vincitori avranno diritto all'uso del logo “innovazione amica dell'ambiente”, la lampadina dalla foglia verde affiancata al “cigno” di legambiente sulla comunicazione legata all'innovazione premiata, per la durata di un anno.
sul sito www.premioinnovazione.legambiente.org è possibile consultare le schede tecniche degli oltre 1.500 progetti candidati nelle passate edizioni.
i commenti
“il successo di partecipazione al nostro premio ci onora – ha detto andrea poggio, vicedirettore nazionale di legambiente - abbiamo puntato sullo sviluppo delle rinnovabili (quest’anno l’italia è uno dei primi mercati al mondo), ma la vera sorpresa è venuta dall’agricoltura: l’anno scorso a tirare era stata l’edilizia innovativa. oggi sostenibilità non è più sinonimo solo di pannello solare, ma di un’economia nuova che si sta spostando dalla crescita dei consumi alla speranza di una qualità duratura della vita”.
“le performance di successo – commenta vittorio cogliati dezza, presidente nazionale di legambiente – testimoniano la vitalità della green economy italiana e ci sollecitano a promuovere e a sostenere sempre con maggiore convinzione le aziende che investono in innovazione, efficienza e qualità ambientale. questa è la ricetta per lo sviluppo futuro del paese. l’energia verde e la sostenibilità delle produzioni rappresentano le chiavi giuste per uscire dalla crisi che attanaglia la società attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro, la riduzione dei consumi e dell’inquinamento, la valorizzazione dell’ingegno italiano. questo processo virtuoso potrà continuare se anche l’attuale governo assumerà tra le sue priorità lo sviluppo dell’economia sostenibile attraverso precise e innovative politiche nei settori dell’edilizia, della mobilità, dell’efficienza energetica, della chimica moderna”.
“in un momento di grave crisi come quello che stiamo attraversando – ha detto ermete realacci, presidente fondazione symbola – la green economy è una delle strade principali per rilanciare, su basi nuove e più solide, l’economia italiana. una prospettiva che nel nostro paese si incrocia con la qualità, la coesione sociale, il talento, l’innovazione, la ricerca, fattori fondamentali per rendere competitivi i territori e le nostre imprese. le realtà che abbiamo incontrato sono un esempio tangibile delle migliori energie che l’italia possiede e che possono rappresentare una leva per guardare con più fiducia al futuro”.
“siamo contenti di aver contribuito anche quest’anno all’iniziativa di legambiente, con cui condividiamo una visione della green economy che costituisce da un lato una forma di salvaguardia e tutela dell’ambiente, e dall’altro una leva formidabile di sviluppo - ha commentato marcello raimondi, assessore all’ambiente, energia e reti di regione lombardia. - proprio le imprese premiate, con la loro creatività e capacità di innovazione, sono un ulteriore sprone per continuare con le nostre politiche di sostegno al risparmio energetico, alle reti intelligenti, all’edilizia sostenibile e alle fonti rinnovabili.”
“l’impegno sempre più attivo delle imprese nelle politiche di sostenibilità ambientale – ha affermato aldo fumagalli romario, presidente della commissione sviluppo sostenibile di confindustria – è un importante segnale di attenzione verso il territorio in cui operano e di lungimiranza per la crescita economica del paese. le best practices aziendali in questo campo sono un esempio positivo per tutte le altre realtà imprenditoriali: dimostrano che sostenere l’efficienza energetica, il migliore utilizzo delle risorse e l’impiego delle energie rinnovabili aumenta la competitività e consente di individuare nuove opportunità di sviluppo. la premiazione – ha concluso fumagalli – è, quindi, un riconoscimento importante per tutte le aziende che hanno saputo trasformare la crisi in occasione di rilancio, coniugando crescita e innovazione tecnologica”.
“la camera di commercio – ha sottolineato paolo guaitamacchi, consigliere della camera di commercio di milano - è attenta alle iniziative ambientali che rappresentano una sfida e un fattore di competitività per le imprese in questa fase di rilancio dell’economia. il nostro territorio rappresenta un terreno fertile per queste iniziative con un’impresa su sette impegnata in azioni di responsabilità sociale in materia ambientale”.
“il premio giunto ormai all'undicesima edizione conferma la sua vitalità – ha detto marco frey, consigliere della fondazione cariplo e direttore dell'istituto di management della scuola superiore sant'anna di pisa - le imprese e le istituzioni premiate mostrano una capacità di innovazione che fornisce un contributo ad una delle più importanti sfide della nostra epoca: fare meglio con meno. efficienza energetica, riutilizzo dei materiali, sostenibilità dei processi, coinvolgimento degli utilizzatori, sono alcuni degli ingredienti che troviamo nelle best practices che sono state presentate. occorre comporre questi ingredienti in una ricetta di lungo periodo che consenta al nostro sistema economico di rafforzarsi e rilanciarsi nella competizione internazionale, contribuendo al tempo stesso a migliorare la qualità della vita nei nostri territori".
i dettagli delle idee: l'hybus ibrido di pininfarina
hybus, l’autobus ibrido progettato da pininfarina con il contributo della regione piemonte, si è aggiudicato uno dei premi.
l’edizione 2011 del premio, ritirato oggi dal presidente paolo pininfarina, aveva tra i temi la mobilità, materia cara a pininfarina, che da anni è pioniere nella ricerca di soluzioni efficaci e convenienti volte a raggiungere obiettivi ambientali e di emissione sempre più rigorosi: l’adozione di una catena di trazione ibrida o full electric su mezzi di trasporto individuali e collettivi, l’utilizzo di materiali alternativi, più leggeri e riciclabili, la sicurezza attiva e passiva, la gestione informatizzata del traffico.
il progetto hybus bus è stato giudicato con favore dalla giuria per diverse ragioni: “il contributo alla riduzione di inquinamento atmosferico, consumi e rumore; il contenimento dei rifiuti e la riduzione del consumo di risorse naturali grazie al concetto di revamping di vecchi autobus; il vantaggio economico per le aziende tpl e le amministrazioni pubbliche, legato al basso prezzo d’acquisto (-60% rispetto a un nuovo bus ibrido) e a un costo d’esercizio più basso (rispetto al full diesel); il ricorso alla tecnologia italiana (pininfarina, fiat, magneti marelli, faam); il potenziale impatto occupazionale; la competitività internazionale (il prodotto o servizio potrebbe essere offerto anche all’estero, in particolare nei paesi a più forte attenzione ambientale)”.
con hybus, pininfarina propone la conversione di autobus attualmente equipaggiati con motori euro 0–1–2 in autobus con motorizzazione ibrido seriale.
il prototipo dimostrativo, realizzato con lo scopo di validare la tecnologia e verificarne la fattibilità industriale, è stato sviluppato con la collaborazione di gtt (azienda municipale di trasporti del comune di torino) poiché inizialmente pensato per il comune di torino. il progetto è per sua natura esportabile in qualunque municipalità sensibile alla protezione dell’ambiente.
la conversione in ibrido di un vecchio autobus a motore termico ha un doppio vantaggio: ridurre l’inquinamento delle nostre città e contenere i costi e gli investimenti.
hybus permette di risparmiare circa il 60% rispetto all’acquisto di un bus ibrido nuovo.
il revamping, inoltre, consente di risolvere il problema dello smaltimento dei mezzi obsoleti, che possono invece tornare sulla strada dotati di un propulsore diesel di piccola cilindrata più nuovo ed ecologico e con un aspetto molto più gradevole.
il motore termico originale viene sostituito con una unità di generazione energia euro 5, 1.3 multi jet 69kw, che assiste la trazione elettrica, la ricarica delle batteria e i servizi idraulici e pneumatici. la trazione elettrica è composta da due motori elettrici magneti marelli accoppiati a un riduttore-sommatore di velocità.
il pacco batteria agli ioni di litio ed il battery management system sono di fornitura faam e la nuova driveline è integrata con l’architettura elettrica elettronica di origine.
grazie al software di controllo sviluppato in collaborazione con i partner, hybus recupera energia in frenata.
a livello di stile, l’autobus mantiene le forme originarie, se pur con interventi di ripristino della carrozzeria e la proposta di una nuova livrea che riprende i colori della bandiera italiana per celebrare i 150 anni dell’unità d’italia.
all’interno, l’intervento più importante riguarda l’area posteriore, opportunamente modificata per consentire l’alloggiamento della struttura di sostegno delle batterie.
anche negli interni vengono rivisti la grafica e i colori, i sedili e le coperture.
“il progetto hybus si inserisce nel filone della mobilità sostenibile, una delle linee strategiche prioritarie per pininfarina – aggiunge l’amministratore delegato della pininfarina, silvio pietro angori. – per la sua complessità tecnologica hybus compendia tutte le nostre competenze nel campo della mobilità sostenibile. la catena di trazione ibrida seriale è applicabile non solo per il rinnovo di autobus altrimenti da rottamare, ma anche su autobus e veicoli commerciali di nuova produzione. siamo lieti e fieri che legambiente abbia riconosciuto la portata di questo progetto. il suo sviluppo è stato possibile anche grazie al finanziamento della regione piemonte, per il quale siamo grati al presidente della regione, onorevole cota, e all’assessore giordano. un ringraziamento particolare va anche ai vertici del gtt, che da tempo hanno sostenuto l’iniziativa e che speriamo possano beneficiare dei vantaggi offerti dalla nostra tecnologia”.
i dettagli delle idee: le auto elettriche della renault
il progetto renault ze, che mira allo sviluppo di massa di una mobilità elettrica a zero emissioni, si basa sull’obiettivo di ridurre l’inquinamento ambientale e soprattutto di rendere la mobilità elettrica un’opzione disponile per il più vasto target possibile.
renault è stato il costruttore automobilistico che, primo tra i grandi produttori, ha avviato un programma industriale orientato allo sviluppo e alla commercializzazione di massa dell’auto elettrica, mettendo in campo investimenti per 4 miliardi di euro e un team dedicato di 2.000 persone.
renault introdurrà a breve sul mercato una gamma completa di veicoli elettrici (contraddistinti dalla firma ze, cioè zero emissioni), destinati a una diffusione di massa.
la gamma sarà costituita da 4 modelli: l’innovativo urban crosser twizy, la berlina compatta zoe, la berlina raffinata fluence ze e la furgonetta commerciale kangoo ze.
l’offerta renault ze sarà sostenuta da un business model innovativo, grazie al quale il costo di un veicolo elettrico sarà in linea con quello di un veicolo a motore termico, rappresentando così una soluzione d’acquisto conveniente e accessibile.
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25 novembre 2011 - 12:12
nell'isola di vulcano, che ha dato nome ai vulcani di tutto il mondo, secondo la religione classica vive e tiene officina il dio artefice, fabbro, siderurgo, artigiano e inventore. nonché marito (cornutissimo, e scusino la bestemmia i pochi adoratori di questa religione) della dèa venere afrodite.
questo dio sotterraneo e rovente si chiama (appunto) vulcano.
oppure, in greco, efesto (hephaistos).
e come poteva chiamarsi uno dei 18 minerali scoperti dagli scienziati dell'ingv sull'isola del dio vulcano-efèsto?
chiaro. la roccia si chiama *efestosite*, ovvero *hephaistosite*.
i dettagli.
nell’ambito di una convenzione stipulata tra la sezione napoletana (osservatorio vesuviano) dell’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (ingv) e il dipartimento di chimica strutturale e stereochimica inorganica dell’università statale di milano, è stato intrapreso negli ultimi cinque anni lo studio sistematico dei minerali di origine *fumarolica* presenti all’isola di vulcano, in sicilia.
grazie a questi studi, i ricercatori hanno identificato ben diciotto nuove specie mineralogiche.
un buon numero di queste specie di minerali è al momento esclusivo dell’isola, in quanto non è mai stato ritrovato nulla d'uguale in nessun altro posto al mondo.
le diciotto specie minerali scoperte dalla valente squadra di scienziati scalpellatori (i nomi: massimo russo dell’ingv, italo campostrini, carlo maria gramaccioli e francesco de martin dell’università di milano), sono stati sottomessi e approvati da una commissione dell’international mineralogical association (ima), composta di mineralogisti di tutto il mondo, che funge da organismo di controllo all’approvazione di nuovi minerali.
attualmente è documentata sull’isola la presenza di oltre cento specie mineralogiche.
dalla ricerca si evince che l’isola è la *località tipo* per 25 specie di minerali.
negli anni passati, lo studio della chimica dei minerali avveniva con metodologie di analisi laboriose.
la moderna strumentazione di analisi ha permesso, negli ultimi venti anni, di portare il numero delle nuove specie mineralogiche da 2mila a 4.700.
la scoperta di nuove specie di minerali su vulcano, è stata resa possibile da strumentazioni sofisticate, utilizzando cioè un microscopio elettronico a scansione con analizzatore per valutare la composizione chimica, un diffrattometro a raggi-x per polveri e per cristallo singolo (strumenti indispensabile per studiare la struttura dei minerali).
le ricerche mineralogiche sull’isola di vulcano sono state pubblicate dall’associazione micromineralogica italiana, in un volume dal titolo: “vulcano, tre secoli di storia”, ove oltre alla ricerca di minerali a vulcano, si documenta la storia dell’isola dai tempi in cui nel sottosuolo vi costruì la sua officina il potentissimo (nonché geniale e becco) dio.
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24 novembre 2011 - 17:45
ecco i miei appunti sull’eicma, il salone delle moto che si è svolto la settimana passata alla fiera di milano, sede di rho.
e prima di tutto, le cose importanti.
la sicurezza.
proteggo la schiena, che se si rompe non si ripara
la motocicletta è il mezzo di gran lunga più pericoloso. per questo motivo io indosso sempre (sempre) ciò che serve a difendere dagli automobilisti le parti del mio corpo che, se si rompono, non si riparano: la testa e la schiena.
una gamba rotta, son dolori e tormenti. ma alla fine se ne viene fuori vivi.
la schiena rotta, no. la testa, no. si muore o si rimane paralizzati a vita.
così calzo sempre il casco integrale (ho visto persone con le mascelle sgretolate e con le facce sgrenate perché usavano caschi jet, quelli aperti) e indosso sempre-sempre-sempre il mio motoairbag.
il mio airbag da moto
il mio airbag della dpi era stato inventato da fabio colombo, ingegnere giovanissimo (allora).
appena uscito dal politecnico, colombo chiese al padre – piccola impresa – di dargli un angolino della fabrichèta alle porte di milano.
con quelli del politecnico, usando tecnologie di derivazione aeronautiche, inventò il primo motoairbag.
e appena inventato, ne comprai due (il mio più il passeggero).
le curiosità sull’airbag a domanda e risposta
e qui farò un po’ di faq sull’airbag da moto. sono le domande che mi fanno molti amici quando vedono l’airbag.
come funziona?
è un giacchino da moto, di cordura, con tasche eccetera, che si indossa come tutti gli altri giacchini normali. dietro c’è un cavetto a spirale con il moschettone, da allacciare alla sella. in caso di caduta (scontro eccetera) lo strappo del cavetto apre la valvola di una bomboletta d’aria compressa che fa gonfiare in un istante il paraschiena.
quanto costa?
quanto un gilet tecnico da moto.
dopo l’uso l’airbag va buttato?
no. si sgonfia l’airbag, si toglie la bomboletta scarica, si mette la bomboletta nuova, che costava 20-25 euro (non conosco il prezzo attuale), e il dispositivo è di nuovo in ordine. (la dpi consiglia di far verificare che non sia stato lesionato dall’urto).
dove si trovano le bombole di ricambio?
dai rivenditori di motoairbag.
ti è mai accaduto di usarlo?
mi si è aperto due volte. una a bassissima velocità (facevo manovre), ed ero caduto di schiena sullo spigolo di cemento del marciapiede, sul quale sono arrivato a cuscino già gonfio. non so se mi sarei fatto un livido, oppure incrinato due costole oppure paralizzato.
il danno evitato non è misurabile.
un'altra volta mi è accaduto a velocità media (ovvero velocità urbana alta fuori limite); inchiodata e scivolata della ruota davanti; passeggero mio figlio: l’airbag si è aperto a lui, e s’è scivolato una quindicina di metri di asfalto sulla schiena protetta dall’airbag gonfio. si è rialzato intero.
non so che cosa mi sarei detto se il piccolo si fosse fatto male, o peggio.
il danno evitato non è misurabile.
e se ti dimentichi di slacciarlo quando scendi?
mavalà! è come chiedere se ci si dimentica di togliere la cintura di sicurezza quando si scende dall’auto.
no, non ci si dimentica.
e quelle due o tre volte che mi ero dimenticato (sulle migliaia di volte che lo uso), me ne sono accorto scavalcando la sella per scendere: c’è il cordino in mezzo che tira sulla coscia.
per farlo scattare serve una trazione di una trentina di chili, cioè la trazione di un motociclista disarcionato: non è possibile l’apertura accidentale.
quali limiti ha?
il fatto che il motoairbag della dpi protegge solamente la schiena, la nuca e il bacino ma non la parte anteriore del torace, cioè non il petto. mi pare che la dpi abbia messo a punto un modello che protegge anche il petto, mi pare.
quali vantaggi ha questo modello rispetto agli altri?
sono soprattutto quattro vantaggi.
primo, il fatto che non dipende da elettronica, sensori, batterie e altre delicatezze. il cordino allacciato alla moto, lo strappo. funziona sempre.
secondo: non usando capsule esplosive ma aria compressa, può essere ricaricato e usato più volte.
terzo: fino a qualche tempo fa aveva il tempo di apertura più rapido fra tutte le diverse tecnologie di airbag da moto (ma leggerai qui sotto che il d-air della dainese vanta tempi più ristretti), e il tempo di apertura è fondamentale: a 50 all’ora, in un secondo si percorrono 13 metri.
quarto: a differenza delle giacche con airbag permanente, il gilet non vincola l’abbigliamento; si possono scegliere le giacche preferite, le più calde d’inverno, o le più belle, e sopra di esse indossare il giubbino; d’estate, per la gitarella in spiaggia si può indossare il giubbino airbag sopra la maglietta.
il nuovo modello di motoairag è stato presentato all’eicma: il suo dispositivo airbag è inserito in un gilet le cui linee sono state ridisegnate. maggiore superficie rifrangente, migliore vestibilità, e rete anteriore per aumentare il flusso d'aria interno. le caratteristiche protettive del dispositivo airbag rimangono inalterate.
per chi è in possesso dello storico gilet motoairbag è possibile l'upgrade del proprio al quale verrà solamente sostituita la parte tessile.
per gli amanti della tuta di pelle è ora disponibile motoairbag race grazie alla collaborazione tra motoairbag con scorpio e wild.
il dispositivo airbag della casa milanese è inserito in un corpetto che va indossato sopra le normali tute di pelle (senza gobba aerodinamica). motoairbag funziona come sempre attraverso l'affidabile cavo di attivazione.
il corpetto è realizzato con tessuto balistico ad altissima resistenza all'abrasione ed anteriormente è alleggerito con rete per la ventilazione
motoairbag race è provvisto di uno sgancio rapido ai fianchi e alla clavicola che permette al pilota caduto di liberarsi del corpetto, raggiungere la moto e nel caso proseguire la gara.
nuovi standard di sicurezza per gli airbag da moto
è stato pubblicato in aprile 2011 lo standard europeo per gli airbag per motociclisti (pren1621/4:2009 "motorcyclists' protective clothing against mechanical impact - part 4: inflatable motorcyclists' protectors-requirements and test methods").
è una buona notizia perché lo standard europeo permette ai motociclisti di distinguere quali dispositivi sono da considerare airbag per motociclisti e quali no, indipendentemente dai comunicati marketing delle varie aziende.
il pittogramma è facilmente individuabile e attesta che l'airbag per motociclisti ha superato i numerosi e severi test previsti nello standard europeo
da dainese ecco d-air street: il vestito intelligente
che cosa lo rende intelligente?
la sua capacità di intervenire per proteggere l’uomo, anche indipendentemente dalla sua volontà, quando egli non è in grado di controllare ciò che accade attorno a lui.
l’algoritmo di attivazione è in grado di riconoscere le condizioni di incipiente caduta o incidente ed attivare in tempi brevissimi il sistema, senza alcun collegamento fisico con il mezzo.
protegge la schiena, la gabbia toracica e gli organi vitali.
è disponibile sia per pilota che per passeggero
d-air street si attiva in caso di impatto frontale, laterale e posteriore e in caso di scivolata.
nel tipico incidente su strada che avviene per impatto, i tempi di intervento imposti dalla dinamica dell’incidente sono molto limitati e nell’ordine di un massimo di 80 millisecondi.
ogni sistema che abbia un tempo di intervento superiore, non solo è inefficace, ma potrebbe essere potenzialmente pericoloso.
i sistemi a cavo presentano ancora oggi gravi limiti da questo punto di vista. hanno tempi di intervento insufficienti. risultano quindi inefficaci per proteggere il pilota dall’impatto primario (che è il più violento).
nel caso del d-air, ci sono 45 millisecondi come tempo totale di attivazione, 12 litri di capacità dei due bag, 5 sensori e la guida è costantemente analizzata da un sofisticato set di sensori integrati nell’hardware di sistema, 13 brevetti, 150mila chilometri di verifica della sua affidabilità, 5mila ore di test per l’algoritmo di attivazione, 800 test superati positivamente per ottenere la certificazione del tüv süd, 32 crash test, 975 misure test per evitare attivazioni indesiderate su 18 tipi diversi di ostacoli con 13 differenti tipologie di motocicli.
questo sistema di protezione arriva sul mercato dopo 10 anni di studi e ricerche, sfruttando l'esperienza raccolta nel mondo del racing.
il d-air è una piattaforma tecnologica dedicata alla protezione dell'uomo, caratterizzata da un sistema intelligente che rileva situazioni di pericolo e gonfia speciali air-bag intorno al corpo.
all’eicma è stata presentata anche la nuova versione di agv standards, il metodo di progettazione di caschi che, grazie ad uno scanning del cranio, permette di progettare il casco letteralmente attorno alla testa del pilota, con vantaggi in termini di sicurezza e comfort.
vittorio cafaggi, strategic development manager commenta: "questo è per dainese e agv un momento molto importante e significativo perché corona più di dieci anni di duro lavoro con i progetti d-air® e agv standards che sono per noi anche il modo migliore per ricordare sic che tanto ha lavorato con noi nello sviluppo di questi progetti."
il rumoròfono ovvero gli squinternati che vogliono una moto che borbotta come una volta
il rider's shop di pavia propone un dispositivo per rendere incerto, borbottante, irregolare il minimo della moto.
e questa è proprio da motociclisti squinternati, a cui manca qualche rotella e le rotelle che mancano non sono le rotelle del cambio.
non a caso il dispositivo si chiama mad, che in inglese significa matto.
"sei stanco di sentire il minimo del tuo bicilindrico americano alto? vorresti avere il classico borbottio irregolare dato dal carburatore anche sulle moto a iniezione? da oggi è possibile senza aver bisogno di spendere soldi per rimappare centraline o acquistare moduli aggiuntivi, questo grazie al mad. il sistema più pratico ed economico per poter avere il minimo della moto, l’unico con brevetto depositato".
in altre parole, sembra di parlare dell'intonarumori del geniale (e sbalestrato) artista futurista luigi russolo.
e anche la descrizione dell'apparecchio non sembra lontano dalla simpatica sregolatezza di russolo.
il mad è un regolatore dell'aria: quando il motore è ben caldo e regolare come in ogni moto a iniezione, lo squinternato manovra un pomello e la sua moto smette di andare regolare e pulita e si mette a singhiozzare in modo irregolare.
si applica in particolare ai modelli harley davidson sportster (883-1200cc), dyna, softail (1450-1580cc) e touring.
(se questi squinternati sentissero il borbottio della mia vecchia moto guzzi mille a carburatori, creperebbero d'invidia).
l’ecopelle per l'ecotuta dell'ecomotociclista
è stato presentato nell’area green planet un capo di ecopelle per motociclisti.
si chiama eco-pelle, o pelle sintetica, ma è di fatto materiale innovativo di alta qualità e dalle performance imbattibili.
a crearlo dopo tre anni di ricerca è la sisa, azienda di varese, da quarant’anni attiva nella produzione di pellami sintetici per il mercato internazionale della moda e, come sviluppo più innovativo, di sisa performa, evoluzione di una gamma di prodotti ad elevato contenuto tecnologico ed innovativo rivolto al settore tecnico-sportivo, in particolare al mondo motociclistico.
le caratteristiche dei prodotti sisa performa sono la resistenza, la stabilità dimensionale, la leggerezza, la traspirabilità, l’idrorepellenza, l’eco-compatibilità.
condivide l’idea, da un paio d’anni, gimoto, produttore di capi in pelle personalizzati, tra i più qualificati riferimenti del mercato nazionale e dall’esperienza centenaria.
ed ecco oggi i prototipi. realizzati di ecopelle sisa performa watertech pro 8, con uno spessore di 8mm, hanno un peso ridotto del 30% rispetto alla pelle bovina pieno fiore (1.2 – 1.3 mm) possono alloggiare protezioni omologate ce su spalle e gomiti, hanno la predisposizione per alloggiamento protezione schiena e contengono all’interno un gilet termico rimovibile.
il prodotto, insieme ad una gamma di abbigliamento da moto (immagine in allegato), è frutto di un progetto finanziato dalla regione lombardia per lo studio e la realizzazione di prototipi per l’abbigliamento da moto completamente green made.
partito nel 2009, il progetto si chiama moto+ (id13583039 “bando atp2009 per interventi di ricerca industriale e sviluppo sperimentale” approvato con dduo n.6508 del 16/06/2009), coinvolge oltre a sisa e gimoto anche sic international, produttrice di resine poliuretaniche solvent-free, e il centrocot, primario istituto di ricerca e certificazione tessile. si tratta di un vero e proprio cammino di ricerca, che si concluderà con i test di idoneità di prodotto alla fine del 2011, attraverso due anni di prove differenziate e profonde e di analisi dei costi produttivi e di target.
le nuove moto guzzi v7
la moto guzzi del gruppo piaggio ha presentato la nuova gamma moto guzzi v7, ora declinata in tre allestimenti, due turistici e uno sportivo: v7 (la moto nella sua forma più classica), v7 special (dedicata a un turismo elegante e sportivo) e v7 racer (la ricercatissima versione sportiva).
tre motociclette del tutto inedite, più potenti, più veloci, ma sempre caratterizzate – dal punto di vista architetturale – dal bicilindrico trasversale a v di 90° con trasmissione a cardano che firma l’intera produzione moto guzzi, e dal telaio a doppia culla.
la nuova gamma v7 conclude – con una nuova straordinaria offerta di prodotto – l’eccezionale anno del 90° anniversario moto guzzi e un programma di iniziative culminato, a settembre, con le giornate mondiali guzzi. un raduno che ha portato a mandello del lario oltre 20.000 partecipanti giunti da ogni parte d'italia, d'europa e del mondo per celebrare il novantesimo compleanno del “marchio dell'aquila” fondato nel 1921 ed entrato a far parte a fine 2004 del gruppo piaggio.
la nuova gamma v7 è un ulteriore segno tangibile degli investimenti stanziati dal gruppo piaggio per i nuovi prodotti del marchio moto guzzi: oltre 40 milioni di euro previsti per i prossimi cinque anni, che si aggiungeranno agli investimenti sullo stabilimento di mandello del lario. i primi frutti di questo grande programma di investimenti non sono mancati: grazie ai nuovi modelli 2011 come la stelvio 1200 8v, la norge 1200 8v e le piccole v7 della precedente “generazione”, il marchio moto guzzi nei primi dieci mesi del 2011 ha infatti consuntivato una crescita del 31% rispetto allo stesso periodo del 2010, ancora più straordinaria se confrontata con un mercato europeo della moto che, contemporaneamente, ha fatto registrare un decremento dell’8%.
nuovo motore, design rinnovato, dotazioni inedite: moto guzzi v7 raggiunge la sua espressione più alta e cambia tutto per rimanere fedele al mito della v7 originale, la cui produzione in serie a mandello del lario iniziò nel 1966, e di tutti i successivi modelli accomunati da straordinario successo a livello mondiale.
il design della nuova gamma v7 racconta la discendenza storica del modello attraverso un mix di forme e volumi che richiamano le celebri antenate: dalla v7 750 special che ricorda nei fregi e nei fianchetti, alla v7 sport, che ha influenzato il serbatoio, principale novità introdotta nella nuova v7.
il nuovo bicilindrico moto guzzi 750cc che equipaggia la nuova serie v7 è stato completamente rinnovato, non solo nell’impatto estetico. aumentano potenza e coppia, diminuiscono consumi ed emissioni, cresce il piacere di guida. rispetto al propulsore precedente, la nuova unità ad alimentazione singola consente di avere una riserva di potenza e soprattutto di coppia motrice superiore al 10%, con consumi ed emissioni ulteriormente ridotte.
la ducati 1199 panigale
come hai visto, la ducati 1199 panigale è la moto più bella di eicma 2011. lo hanno decretato oltre 13.800 appassionati che hanno partecipato al concorso indetto dalla rivista italiana "motociclismo" che, come ogni anno, ha effettuato un sondaggio tra i visitatori attraverso una scheda da compilare direttamente in fiera.
la nuova 1199 panigale ha vinto il sondaggio in maniera netta e decisa, aggiudicandosi con il 53,4% dei voti seguita dalla mv agusta f3 (17% dei voti) e la husqvarna nuda 900r (3%).
la premiazione si è svolta a conclusione del salone, presso lo stand della rivista motociclismo, alla presenza di pier francesco caliari (ancma_eicma), piero bacchetti (edisport) e di gianandrea fabbro, il designer del centro stile ducati che ha dato forma a questa moto.
il premio alla "moto più bella del salone" è stato l' ultimo atto di una intensa settimana di esposizione ed eventi che ha visto circa 500.000 visitatori affollare i padiglioni della fiera di milano-rho, dando un positivo segnale di ripresa per un settore importante e trainante come quello del motociclo che sta particolarmente soffrendo l'attuale crisi economica.
la 1199 panigale combina il telaio monoscocca con il nuovo motore, il bicilindrico a l "superquadro", e con l'elettronica di derivazione racing. insieme, consentono di raggiungere un'impressionante potenza di 195cv per 164kg di peso a secco, con rapporti potenza-peso e coppia-peso mai raggiunte per una moto di produzione.
la ducati 1199 panigale sarà disponibile presso i concessionari ducati dai primi mesi 2012, ad un prezzo, chiavi in mano, a partire da 19.190 euro.
la borile fatta a mano
umberto borile & co, dopo la febbrile maratona all’eicma, annuncia che sono stati stipulati accordi con i concessionari in italia i cui nomi verranno comunicati nelle prossime settimane.
l’inizio delle consegne avverrà entro la fine di febbraio 2012. le moto, realizzate pezzo dopo pezzo con passione maniacale da umberto borile, hanno i seguenti prezzi: b450scrambler 12.700 euro, multiuso 4.700 e b500ricki 17.500 euro.
per le edizioni limitate: bastard (motore escluso) € 9.500, bastard gm € 16.000 bastard 450 € 16.000.
alberto bassi, amministratore delegato della borile afferma: “gli ottimi risultati ottenuti all’eicma hanno superato le aspettative. il successo decretato dalla presenza e dall’interesse dei giornalisti alla nostra conferenza stampa in apertura del salone, dall’affluenza dei visitatori e dagli accordi chiusi con i concessionari italiani per la vendita delle nostre moto, sono un ulteriore incentivo a lavorare con entusiasmo e passione, consapevoli di vendere moto esclusive a ottimi prezzi, dedicate a un pubblico che pretende la bellezza e la qualità con un occhio ai costi, e privilegia l’artigianalità italiana”.
la b450 scrambler è stata eletta da italia 1 una delle tre più belle moto del salone e il direttore di motociclismo l'ha a sua volta segnalata come la più bella novità del salone.
è la fine del 2010 quando, dall'incontro tra la famiglia bassi e umberto borile, nasce a vò euganeo la umberto borile & co, una nuova società che si pone l'obbiettivo di portare avanti la grande tradizione delle motociclette borile. alla guida della compagine societaria in prima persona umberto borile, storico fondatore della borile motorcycles, nel ruolo di presidente, e alberto bassi nel ruolo di amministratore delegato.
una storia, quella delle motociclette borile, che ha origini lontane e che prende vita in una piccola bottega artigianale a vò euganeo, vicino a padova.
nel 2011 è stato siglato un accordo con ducati per la fornitura dei gruppi termici dei motori 696 e del 1100, ambedue raffreddati ad aria e due valvole ciascuno.
sulle harley davidson con i vestiti riscaldati elettricamente
i motociclisti vanno tutto l’anno, ma per i mezzi-motociclisti che usano la moto solamente nella bella stagione la stagione si è allungata. la nuova collezione 2012 harley-davidson di capi riscaldati contempla diverse soluzioni per uomo e donna, che permettono ai motociclisti di continuare a viaggiare anche quando le temperature scendono.
per uomo c’è la dual-source heated jacket liner (giacca in tessuto poliestere per l’86%, spandex 6%, pile 8% e fodera in polymesh).
il collo presenta un classico taglio a camicia e la chiusura ha una cerniera. i polsini sono allungati con fori per i pollici che coprono la mano impedendo all’aria di entrare dalla manica. due tasche permettono la custodia di piccoli oggetti. unica personalizzazione è il discreto logo harley-davidson ricamato. peculiarità di questo capo è il riscaldamento interno che si attiva grazie a 5 pannelli gerbing microwire. la fodera si riscalda, collegandosi all’impianto di alimentazione da 12 v della moto oppure alla batteria al litio da 12 v ricaricabile.
poi ci sono i guanti dual-source heated gloves, di pelle con fodera in pile tricot. prezzo al pubblico consigliato iva inclusa 272 euro.
per le donne, il dual-source heated jacket liner, stesse caratteristiche della giacca per uomo ma con un taglio acconcio alle forme femminili. prezzo al pubblico consigliato iva inclusa 380 euro. i guanti da donna riscaldati costano 247 euro.
e la parte elettrica? batteria per guanti 126 euro, cavo di collegamento 25, termostato 127 euro, termostato portatile 76 euro, capi per calze e guanti 25, interruttore 19 euro, deviatore per più capi elettrici 13, spina con coassiale 8 euro.
gli interfoni midland senza lasciare il manubrio
midland bt next e il nuovissimo midland btx2 sono gli intercom bluetooth che consentono la comunicazione “moto a moto e pilota-passeggero”, l’utilizzo del cellulare e l’ascolto della musica, in totale sicurezza. grazie alla funzione universal intercom, unica sul mercato, per la prima volta sistemi intercom di marche diverse possono dialogare tra loro.
midland bt remote è il primo e unico telecomando bluetooth da manubrio nato per garantire la sicurezza e il comfort sulle strade.
con il midland bt remote si attivano e si comandano tutte le funzioni dei dispositivi midland bt next e btx2 senza togliere le mani dalla guida.
midland bt next è soluzione ideale sul mercato per chi vuole un intercom stereo bluetooth per le conversazioni in moto fino a 4 persone, con un raggio d'azione di 1,6 km.
infine per le comunicazioni di gruppo senza limiti di utenti bt next dialoga con il ricetrasmettitore midland g8bt per parlare fino a 12km di distanza.
puoi seguirmi anche su twitter @jacopogiliberto
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23 novembre 2011 - 21:20
oggi l'unep, l'agenzia onu per l'ambiente, ha pubblicato il rapporto bridging the emissions gap.
eccolo. originale e integrale.
clicca qui per scaricare il rapporto unep-onu "bridging the gap" (1,8mb)
in sostanza, il rapporto dice che si sta allargando il divario tra gli obiettivi salvaclima e le emissioni di anidride carbonica.
pessima notizia.
ecco il commento della commissaria europea al clima, la danese connie hedegaard:
in response to a comprehensive new study released today by the un environment programme (unep), connie hedegaard said: "the bad news is that the gap is widening. the good news is that unep shows that it can still be closed. but its report underlines why the world should not spend more time thinking what to do. the world must get its act together."
the commissioner for climate action added: "durban is an opportunity for exactly this. yes we must implement earlier decisions but we must do more in durban. improving the additionality of the clean development mechanism (cdm), enhancing accounting rules and solving the problems with land use, land-use change and forestry (lulucf) and assigned amount units (aaus) are all on the eu's list of priorities for durban, which is very much in line with unep's recommendations.
interessante la nota del wwf italia:
il rapporto pubblicato oggi dalle nazioni unite (“bridging the emissions gap”, colmare il divario delle emissioni) mostra come gli sforzi globali per ridurre le emissioni di gas serra non stiano seguendo il percorso necessario per evitare il cambiamento climatico disastroso e sottolinea la necessità urgente che i leader del pianeta facciano concreti passi avanti ai negoziati di durban, in sud africa, che si terranno dal 28 novembre al 9 dicembre.
il rapporto, realizzato dall’unep (programma delle nazioni unite per l’ambiente), la principale autorità mondiale sulle tematiche ambientali, trae conclusioni amare sullo stato degli sforzi globali per la riduzione delle emissioni e allo stesso tempo indica come tali sforzi possano essere resi efficaci.
“questo rapporto dovrebbe essere considerato una ‘prova del nove’ per i negoziatori che si preparano ai negoziati sul clima di durban – ha detto mariagrazia midulla, responsabile policy clima e energia del wwf italia, che sarà in sud africa per partecipare ai negoziati – il rapporto mostra chiaramente che se non si intraprendono ora delle azioni decisive, il mondo si avvia verso cambiamenti climatici molto pericolosi. ma anche l’unep conferma che possiamo ancora farcela, se ci impegniamo subito per fermare la deforestazione e creare un futuro basato su efficienza energetica e rinnovabili. il gap infatti non né tecnico, né economico: è una mancanza di volontà politica e di leadership.”
“nessuno si aspetta che i governi riescano a colmare completamente il gap a durban – ha detto mariagrazia midulla del wwf italia - ma i negoziatori devono almeno evitare che il gap aumenti a causa di norme deboli e scappatoie sul metodo di calcolo delle riduzioni di carbonio. il tempo delle furbizie deve finire, la sfida è perseguire con lealtà ed efficacia la decarbonizzazione.”
stando al rapporto dell’unep, per avere una possibilità verosimile di mantenere l’aumento del riscaldamento globale sotto i 2°c rispetto all’era preindustriale, entro il 2020 le emissioni globali devono essere ridotte a 44 gigatonnellate di anidride carbonica equivalente, ben al di sotto dei livelli correnti. ma se anche gli impegni attuali più ambiziosi dei governi fossero pienamente realizzati, le emissioni supererebbero questo limite di 6 gigatonnellate, un valore quasi equivalente alle emissioni annuali degli stati uniti. e in pratica il gap è ancora maggiore, fino a 11 gigatonnellate, a causa di impegni deboli e gravi lacune e scappatoie nei target di riduzione dei paesi industrializzati.
nonostante questo l’unep conferma che possiamo arrivare a colmare il gap entro il 2020 e mantenere i livelli di riscaldamento globale tra 1,5 e 2° c, puntando sull’efficienza energetica, promuovendo le energie rinnovabili, riducendo la deforestazione e migliorando le pratiche agricole; un aiuto importante può arrivare dalla riduzione delle emissioni da trasporto marittimo e aereo internazionale, attualmente non regolamentate.
“tutti i paesi possono e devono fare di più per ridurre il “gigatonne gap”, vale a dire ridurre le emissioni ai livelli che ci consentiranno di evitare il peggio – ha concluso mariagrazia midulla del wwf italia – dobbiamo rafforzare la credibilità delle azioni dei paesi sviluppati, eliminando le scappatoie nel conteggio delle emissioni e portando gli obiettivi ai livelli necessari per affrontare il cambiamento climatico secondo le indicazioni della scienza. l’unione europea, per esempio, deve accettare che il proprio impegno di tagliare le emissioni di appena il 20% entro il 2020 è troppo debole sta aumentando il gap, mentre gli stati uniti, che non hanno ancora un piano credibile per raggiungere il loro pur debole obiettivo di riduzione delle emissioni, devono al più presto adottarne uno.”
per il wwf, i governi riuniti a durban possono fare importanti passi avanti per iniziare a colmare il “gigatonne gap”:
· devono sottoscrivere rigide regole che tengano conto delle emission reali, imponendo rigide regole all’uso dei permessi di emission derivanti dal primo periodo di impegni del protocollo kyoto;
· devono stabilire norme chiare sul doppio conteggio dei crediti derivanti dai meccanismi di compensazioni (cdm, ji, ecc.), rispetto sia agli obiettivi dei paesi sviluppati e sia agli impegni dei paesi in via di sviluppo, ed escludere quelle compensazioni che non producono reali riduzioni e non promuovono uno sviluppo sostenibile.
· devono raggiungere un accordo sulla necessità che le emissioni globali raggiungano il picco entro il 2015 e siano ridotte dell’80% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990.
· devono trovare un accordo su nuove e innovative fonti di finanziamento (per esempio un meccanismo internazionale per il trasporto marittimo e aereo internazionale) che possano aiutare a finanziare la riduzione delle emissioni e l’adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo.
· devono trovare un accordo su un secondo periodo di impegni nel quadro dell protocollo di kyoto e dare un mandato chiaro per un accordo globale legalmente vincolante, con una tabella di marcia che consenta un picco delle emissioni in tempi brevi, come ci suggerisce la comunità scientifica.
clicca qui per scaricare il rapporto unep-onu "bridging the gap" (1,8mb)
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Categorie: ecologia e ambiente, energia, fonti rinnovabili, salute, Scienza
23 novembre 2011 - 17:38
storie di twitter, che però non sono marginali.
ovvero, servono regole sul web?
e se sì, quali?
e se quali, imposte da chi?
la vicenda nasce da un caso marginalissimo avvenuto domenica sul social network twitter.
un caso marginalissimo che però è il sintomo di un fenomeno più ampio.
i social network difatti non sono più solamente un luogo di svago e di chiacchiera.
lo racconta per esempio luca salvioli, giornalista del sole 24 ore,in questo articolo intitolato cronache di twitter, pubblicato sul suo blog green business: twitter è cambiato, sta diventando uno strumento importante di comunicazione - dice salvioli - non solamente per fiorello o valentino rossi, ma anche per il ministro degli esteri, giulio terzi, che ha aperto un account.
da un paio d'anni su twitter c'era un interlocutore di nome palazzo chigi, o meglio (per usare le forme di quel social network) @palazzochigi.
questo interlocutore inviava messaggi ai suoi lettori spacciandosi per il presidente del consiglio pro tempore, prima berlusconi e, da una decina di giorni, mario monti.
sfoggiandone, a corredo, la foto.
i testi inviati sulla pagina di twitter erano molto aderenti al personaggio interpretato.
sembravano veri, ma non lo erano.
erano brevi messaggi "à la façon de" percorsi da un fremito di ironia.
satira, garbatissima.
per avere un saggio dell'ironia dell'interlocutore palazzo chigi su twitter si può leggere quanto riporta il bloggatore uomoinpolvere che, nell'articolo son furbo io fake, ripercorre alcuni degli interventi del finto @palazzochigi.
ma domenica è accaduta una cosa.
l'account @palazzochigi è sparito dal sito del social network.
pare, buttato fuori per opera dei gestori di twitter su (forse) suggerimento della polizia postale, dopo diverse segnalazioni tra le quali quella del deputato pd andrea sarubbi.
in questa sua nota sarubbi spiega che cos'è accaduto:
mi si chiede una presa di posizione sulla chiusura di @palazzochigi.
per amor di trasparenza, ecco la mia versione dei fatti.
che non è un tentativo di convincere nessuno, si capisce; è solo una risposta necessaria, per quanto scomoda, perché quelli che si nascondono non mi sono mai piaciuti.
1. in settimana mi arrivano varie segnalazioni di persone confuse da un account che si chiama @palazzochigi, che ha una foto di mario monti e un link alla sua scheda sul sito del senato. diversi non hanno capito se si tratti di un account vero o di un fake.
2. raccolgo le preoccupazioni e a mia volta segnalo il problema alla polizia postale, chiedendo di fare accertamenti. se sia configurabile come satira o come furto d’identità
(continua qui)
la storia è riassunta benissimo in un bell'articolo di tiziano bonini tratto dal blog doppiozero
la notizia, seppur piccola, è questa: è stato chiuso il profilo twitter di palazzo chigi.
non quello vero, che non esiste nemmeno, ma quello “fake”, falso, finto, fittizio, finzionale.
è un profilo che esisteva dal 2009, di cui non si conosce l’autore, e che prima del cambio di governo aveva come immagine quella di silvio berlusconi.
i tweet di questo profilo si erano fatti più intensi in questi ultimi giorni e l’immagine di silvio era sostituita con la faccia bonaria di monti.
l’impressione era stata subito quella di una fiction ironica in 140 caratteri, ben riuscita e divertente.
all’indomani del cambio di governo il tenore dei tweet era questo: “italia è ora di dormire. domani iniziano i sacrifici. dormire presto significa risparmiare energia e avere una vita rigorosa e austera”.
in molti ci eravamo appassionati ai tweet di @palazzochigi, ai suoi messaggi d’incoraggiamento all’austerità, alla frugalità, all’operosità del nuovo corso di governo, un nuovo stile di vita, più sobrio e più adatto a questi tempi di crisi.
il profilo era palesemente un fake che utilizzava la grammatica di twitter (nessun obbligo di corrispondenza tra profilo reale e profilo twitter) e il linguaggio della fiction a fini ironici/critici/satirici intorno al presidente del consiglio.
la traduzione, su twitter, della satira politica televisiva fatta con maschere ed imitazioni, più o meno.
(continua qui)
subito si è aperto un dibattito accesissimo in rete sulla vicenda.
al centro c'è il deputato sarubbi, il cui intervento alla polizia postale potrebbe (potrebbe) aver suggerito la chiusura dell'account farlocco.
e il dibattito ha preso spunto dalla vicenda del falso premier per discutere se la rete deve darsi (o deve subire) regole e norme.
l'altro giorno con questo articolo ponevo questa questione:
chi frequenta la rete si divide fra liberisti totali (nessuna regola) e liberisti moderati (regole blandissime).
chi non frequenta la rete, o chi la teme perché non riesce a controllarla, invece vuole regole vincolanti.
doppio puà.
è una domanda che si pone anche il bravissimo luca salvioli del sole 24 ore con questo articolo su una vicenda accaduta nei giorni scorsi: durante gli scontri dei contestatori di new york qualche cronista dell'agenzia associated press dice su twitter che sono stati fermati alcuni giornalisti.
bruciando sul tempo il notiziario dell'agenzia.
(continua)
secondo giovanni scrofani in un articolo sul blog fanpage il problema del falso palazzochigi avrebbe potuto essere risolto con un ritocco sul profilo che descrive l'autore: un ritocco che, rendendo palese l'intento ironico, avrebbe disarmato le polemiche.
ma comunque - dice scrofani - il falso premier rispetta nel regole interne di twitter.
i nomi-bufala sono permessi, a patto che seguano alcune regole di buongusto.
ecco un passo di scrofani:
@palazzochigi non andava chiuso in quanto si era mosso nei limiti di legge e nel rispetto delle policy di twitter esercitando quel particolare tipo di libertà d’espressione rappresentato dalla c.d. “impersonificazione parodistica” .
@palazzochigi presentava degli elementi che potevano tuttavia indurre gli utenti meno accorti in confusione, ma la cosa era risolvibile tramite un invito da parte dello staff di twitter a modificare la biografia dell’account.
non ero né tra gli autori (come sostengono alcuni), né tra i fan di @palazzochigi, tuttavia la sua chiusura per le modalità con cui è stata effettuata mi infastidisce molto.
(continua)
molto accurata e interessante l'analisi sul falso che ne fa loredana lipperini nella sua lipperatura, di cui suggerisco una lettura attenta.
“un amico di un altro amico una volta mostrò a picasso un picasso. “no, è un falso” rispose il pittore. lo stesso amico si procurò un altro presunto picasso e picasso disse che anche questo era un falso. se ne procurò un altro ma anche questo era falso, disse picasso. “ma pablo”, replicò l’amico “ti ho visto con i miei occhi mentre lo dipingevi.” “posso dipingere un picasso falso al pari di chiunque altro”, rispose picasso”.
gli esempi potrebbero essere infiniti, ma ne bastano due, per introdurre la significativa vicenda avvenuta ieri su twitter. laddove, da qualche tempo, agiva un amabile fake dell’attuale premier, @palazzochigi. che ha una lunga storia, ben riassunta da jumpinshark, e che si era conquistato un ampio seguito con tweet di questo tenore: “italia è ora di dormire. domani iniziano i sacrifici.dormire presto significa risparmiare energia e avere una vita rigorosa e austera”.
insomma, qualcosa di molto simile al fake della regina elisabetta, che ha mezzo milione di entusiasti seguaci.
avviene però che il fake nostrano incontri tre tipi di fieri avversatori, capeggiati da un deputato pd, andrea sarubbi, che decidono di rivolgersi alla polizia postale e ne ottengono la chiusura. per ulteriori informazioni, gli storify di uomoinpolvere e di balconaggio.
è interessante, comunque, notare che gli avversatori di @palazzochigi sono di tre tipi:
- quelli che si offendono a morte perchè non hanno capito l’inganno e si sono sentiti stupidi, sia pure per una manciata di ore e di minuti. faccenda imperdonabile in un paese che impone la furbizia come valore primo. impressionante, però, il tono ringhioso con cui chiedono di lavare l’onta.
- i più numerosi, a scorrere i tweet, sono però i tecnoesaltati, ben riassunti dal gruppo che si autodefinisce socialeroi. i tecnoesaltati sono coloro che agitano lo spettro delle regole in qualunque occasione: facebook chiude la pagina di adriano sofri perché si chiama “conversazioni con adriano sofri” e non sofri adriano, come da documenti? bene, benissimo, le regole sono queste. google plus chiede la carta d’identità agli utenti? ci mancherebbe, sono le regole. ma anche: nonciclopedia contiene pagine antisemite? fa niente, le regole dicono che il web è libero. le conseguenze di quello che wu ming chiama, in un post da mandare a memoria, feticismo della merce digitale. a cui soprattutto chi agisce in rete e nella rete crede deve porre molta attenzione.
- terza e ultima categoria, la maggiormente inquietante, è quella costituita da chi non tollera la minima critica al neogoverno, che invoca non solidarietà ma consenso senza se e senza ma, pena l’essere sospinti fra i sodali di sallusti. lo stesso atteggiamento dei tecnoesaltati: se critichi sei un dinosauro cartaceo, tecno è bello a prescindere, si tratti di social network, ebook o santificazione di steve jobs. quindi no, non si disturba il manovratore. vediamo cosa accadrà se davvero anche alcuni diritti attuali si trasformeranno, come sembra di avvertire, in fake. zitti tutti?
(continua)
protesta il blog la stonza di clouseau:
il fake @palazzochigi ha forse arrecato danni, ha forse spillato quattrini a qualche povero cristo?
se la risposta è no, allora vien da chiedersi: che bisogno c’era di scomodare la polizia postale per una banalità simile?
(continua)
la proposta di regole fatta da socialeroi si basa sulla trasparenza della parodia.
l'ironia va bene se è dichiarata; altrimenti, non è giusto indossare i panni altrui.
ecco un passo di socialeroi:
twitter permette l’esistenza di account che abbiano natura di parodia.
le informazioni sulla pagina di profilo di un account che abbia tale natura devono rendere ovvio che il profilo è finto, altrimenti l’account potrà essere rimosso da twitter.com.
se dalla vista del profilo non è chiaro che si tratti di uno scherzo, il caso verrà considerato come una impersonificazione non avente natura di parodia.
account che impersonificano in modo non parodistico potrebbero venire definitivamente sospesi.
(continua)
commenta anonimo coniglio: la rete è una delle molte manifestazioni della società italiana. con pregi e con difetti, gli stessi della società.
il popolo della rete non esiste. se mai esiste il popolo nella rete. sostanzialmente lo stesso che c'è nella vita reale, ma con una connessione ad internet.
la chiusura dell'account @palazzochigi lo dimostra.
mette in luce che il popolo è pieno di boccaloni.
perché ciò che divertiva di più non erano i tweet - quelli, se mai, presagivano le lacrime avvenire -, ma era proprio divertente ammirare quanti boccaloni ci fossero, tra di loro giornalisti e politici.
è sostanzialmente uno specchio della realtà italiana.
per la quale il governo tecnico di mario monti è la migliore alternativa possibile, poiché al popolo basta un discorso con la parola austerità, la parola sobrietà e la parola equità per essere contento. e alla stampa basta sapere che tre ministeri sono stati consegnati a donne sobrie per tessere le lodi a monti.
eppure bastava leggere.
bastava soffermarsi due secondi sui contenuti dei tweet per capire che erano un'allegoria. allegoria dei messaggi pieni di forma sobria e austera, ma con un contenuto tutt'altro che equo, specchio dei discorsi di monti.
si chiama parodia.
che ci siano cascati in tanti ne corrobora efficacia, e purtroppo mette a fuoco che in italia, l'utente medio di twitter è un boccalone.
c'è poco da lamentarsi allora: l'account @palazzochigi andava chiuso.
perché le norme di twitter specificano che le uniche impersonificazioni permesse sono quelle in cui un'utente medio è in grado di capire che si tratti di uno scherzo.
evidentemente l'utente medio non ci riusciva.
così come il popolo italiano non riesce a capire che il governo tecnico è la parodia di un governo "democratico".
o questo, oppure a poche persone serie et integre l'account stava antipatico. allora chiudere. censurare.
(continua)
e il dibattito continuerà.
(non è finita qui.
chiuso @palazzo chigi, c'è un nuovo account gemello. clicca qui per vedere il falso mario monti.)
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Categorie: società, tecnologia, Web/Tecnologia, Weblog
22 novembre 2011 - 22:22
una strepitosa botta di fortuna.
numi benigni.
sorte favorevole.
oppure capacità negoziali strabilianti (non è la prima volta per l'eni).
nei fatti, il nuovo ministro del petrolio della libia è un dirigente libico dell'eni.
(ansa) - roma, 22 nov - anche abdul-rahman ben yezza, ex executive dell'eni, fa parte del nuovo governo libico, come annunciato nel ruolo di ministro del petrolio. lo si legge nella lista dei ministri del nuovo esecutivo del cnt pubblicata sul web. (ansa).
acc
22-nov-11 18:45 nnn
Categorie: energia
22 novembre 2011 - 18:15
secondo recenti ricerche pubblicate oggi, il patrimonio naturale dell'europa mostra un calo allarmante.
nell'ambito della lista rossa europea, estrapolata dalla lista rossa delle specie minacciate dell'unione internazionale per la conservazione della natura (iucn red list of threatened species), è stata valutata una quota consistente delle specie europee della flora e della fauna ed è stato rilevato che un'ingente percentuale di molluschi, pesci d'acqua dolce e piante vascolari rientra ormai nella categoria delle specie minacciate.
è il caso per esempio della salamandra (nella foto di roberto sindaco pubblicata dall'unione europea, dal cui sito web l'ho tratta)
la valutazione di circa 6mila specie rivela che il 44% dei molluschi d'acqua dolce, il 37% dei pesci d'acqua dolce, il 23% degli anfibi, il 20% di un gruppo circoscritto di molluschi terrestri, il 19% dei rettili, il 15% dei mammiferi e delle libellule, il 13% degli uccelli, l'11% di un gruppo circoscritto di coleotteri saproxilici, il 9% delle farfalle e 467 specie di piante vascolari sono attualmente minacciati.
janez potočnik, commissario europeo responsabile per l'ambiente, ha detto: "il benessere delle persone, in europa e in tutto il mondo, dipende dai beni e dai servizi che la natura fornisce. se non affrontiamo i motivi di questo calo e se non interveniamo con urgenza per arrestarlo, potremmo trovarci a pagare un prezzo molto salato".
i molluschi d'acqua dolce sono il gruppo più minacciato tra quelli valutati.
gli esemplari di margaritifera auricularia , un tempo assai diffusi, ormai sono rinvenibili solo in alcuni fiumi della francia e della spagna.
questa specie, attualmente ritenuta a grave rischio di estinzione, era considerata pressoché estinta negli anni '80.
si tratta di una delle due specie per le quali è stato elaborato un piano d'azione a livello europeo, e sono in corso programmi di conservazione che alimentano qualche speranza per il futuro.
"questi dati confermano la situazione preoccupante in cui si trovano i molluschi europei", ha osservato annabelle cuttelod, coordinatrice iucn della lista rossa europea.
"tenuto conto anche delle gravi minacce che pesano sui pesci e sugli anfibi d'acqua dolce, risulta chiaro che gli ecosistemi d'acqua dolce europei sono fortemente a rischio e che sono necessari interventi di conservazione urgenti".
anche i pesci d'acqua dolce sono fortemente minacciati, soprattutto per effetto dell'inquinamento, della pesca eccessiva, della perdita di habitat e dell'introduzione di specie esotiche.
lo storione è particolarmente minacciato, al punto che sono considerate a grave rischio di estinzione sette specie europee su otto.
alla categoria delle piante vascolari appartengono le "cugine" selvatiche di piante coltivate che rivestono vitale importanza per la sicurezza alimentare; eppure esse sono spesso trascurate in termini di conservazione.
beta patula , a grave rischio di estinzione, è una parente stretta selvatica delle barbabietole coltivate e un'importante fonte di geni per migliorarne la resistenza ai virus.
sono minacciate in modo preoccupante anche altre piante coltivate: la barbabietola da zucchero, il frumento, l'avena e la lattuga, che in europa hanno notevole importanza sotto il profilo economico.
c'è però anche qualche notizia positiva, in quanto la valutazione evidenzia il successo di alcune misure di conservazione ben congegnate.
molte specie protette nell'ambito della direttiva habitat e appartenenti alla rete delle aree protette natura 2000 hanno oggi maggiori possibilità di sopravvivenza che in passato.
centranthus trinervis, una specie vegetale tipica della corsica, è passata dalla categoria delle specie a grave rischio di estinzione a quelle in via di estinzione grazie a una protezione rigorosa dell'unico sito conosciuto in cui è presente.
inoltre, negli ultimi 10 anni il controllo di specie invasive, quali ad esempio piante, capre e ratti, ha avuto conseguenze positive per la maggior parte delle lumache terrestri minacciate presenti a madera.
la lista rossa europea, che è compilata utilizzando gli stessi criteri della lista rossa mondiale delle specie minacciate dell'iucn ma si limita all'europa, offre una panoramica dello stato di conservazione di circa 6mila specie europee (mammiferi, rettili, anfibi, pesci d'acqua dolce, farfalle, libellule e gruppi circoscritti di coleotteri, molluschi e piante vascolari).
essa individua le specie minacciate di estinzione a livello regionale, in modo da permettere l'adozione di provvedimenti di conservazione per migliorare la loro situazione.
la lista rossa europea è finanziata soprattutto dalla commissione europea.
le specie sono classificate in una delle otto categorie di rischio previste; le specie considerate "a grave rischio di estinzione", "in via di estinzione" e "vulnerabili" rientrano nella categoria più generale delle specie "minacciate".
l'elenco è stato compilato dal global species programme dell'iucn, dall'ufficio regionale per l'europa dell'iucn, dalla commissione per la salvaguardia delle specie dell'iucn e dalla sua rete di esperti, nonché da vari partner, tra i quali butterfly conservation europe, european invertebrates survey e il museo di storia naturale di berna (svizzera).
l'unione europea sta rispondendo alle minacce che gravano sui pesci, sui molluschi e sulle altre forme di biodiversità d'acqua dolce con una nuova strategia sulla biodiversità , adottata nel mese di maggio di quest'anno. questa nuova e ambiziosa strategia mira ad arrestare la perdita di biodiversità e il degrado dei servizi ecosistemici nell'unione europea entro il 2020. per aiutare l'europa a raggiungere tale traguardo sono previsti sei principali obiettivi e 20 azioni. gli obiettivi sono i seguenti:
piena attuazione della legislazione unionale in materia ambientale a tutela della biodiversità;
migliore protezione degli ecosistemi e maggiore uso dell'infrastruttura verde;
maggiore sostenibilità dell'agricoltura e della silvicoltura;
migliore gestione degli stock ittici;
controlli più severi sulle specie esotiche invasive;
maggiore contributo dell'ue per scongiurare la perdita di biodiversità a livello mondiale.
per saperne di più vai a http://ec.europa.eu/environment/nature/conservation/species/redlist e http://www.iucnredlist.org/europe
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22 novembre 2011 - 15:57
anche nella ricerca scientifica arriva la concorrenza.
sui prezzi e sui costi, come in ogni altro mercato.
«perché la ricerca sull’e-cat deve costare a rossi 500mila euro, come richiesto dall’università di bologna, alla quale è stato dato l’incarico? possiamo farla noi per 10mila euro».
francesco celani, fisico dell’istituto nazionale di fisica nucleare-infn di frascati, attraverso le pagine del mensile focus alimenta il dibattito sul nuovo strumento chiamato e-cat, un sistema per produrre calore basato su reazioni di fusione fredda, fenomeno che la scienza ufficiale non riconosce.
una scoperta che si rivelerebbe rivoluzionaria per il sistema di approvvigionamento dell'energia a livello mondiale.
«all’infn – dice celani, lanciando una proposta diretta all’ingegnere andrea rossi, inventore dell’apparecchio - abbiamo un sistema che presenta tutte le condizioni necessarie a garantire un test indipendente: è stato collaudato in molte situazioni e ha ricevuto l’approvazione di istituzioni come nasa e ames laboratory. darebbe misure incontrovertibili sul funzionamento dell’e-cat, a cui ci impegniamo di far seguire un report immediato».
da quando, all'inizio del 2011, ha presentato il suo generatore, rossi è al centro di interminabili polemiche perché, per proteggere la sua invenzione, non rivela l'esatta struttura dell'e-cat né consente che siano fatti test scientificamente rigorosi e inattaccabili.
a fine ottobre, a bologna, ha messo in funzione per alcune ore un impianto da 1 megawatt composto da 107 e-cat: era una dimostrazione a beneficio di un misterioso "cliente" che, a fine prova e attraverso un suo rappresentante, si è detto soddisfatto.
«l'impianto è venduto», ha detto in quell'occasione rossi.
ed è proprio rossi a rispondere, attraverso il sito web focus.it, alla proposta di celani, definita «interessante ma fuori tempo. lui infatti propone un test, mentre per noi quello del 6 ottobre è stato l'ultimo test pubblico di un modulo e-cat. per evitare fraintendimenti è necessario interpretare correttamente il mandato dell'università di bologna, il cui compito va ben oltre quello del semplice test. per questo lavoro che è innanzi tutto di ricerca e poi di sviluppo è previsto, per l'università, un impegno di due anni: capite bene che la differenza tra questo impegno e il test proposto dal dottor celani, per quanto possa essere rigoroso e completo, giustifica anche la grande differenza tra la spesa prospettata da celani e la somma concordata con l'università. somma che, tengo a sottolineare, è interamente finanziata da noi, senza alcun aiuto "pubblico" né di altri istituti di ricerca, né italiani né di altri paesi. non vedo – conclude a focus.it rossi - alcun vantaggio in un ulteriore test dell'e-cat, che, dal mio punto di vista, non deve più dimostrare "se" funziona».
Categorie: ecologia e ambiente, energia, fonti rinnovabili, nucleare, Scienza, tecnologia
22 novembre 2011 - 12:25
i cinesi del nono secolo avevano inventato la carta-moneta?
gli italiani del tredicesimo secolo avevano inventato le note di banca, ovvero banco-note?
ebbene, nel ventunesimo secolo i canadesi adottano le banconote di plastica.
plastica riciclabile, beninteso: e qui, quando si parla di riciclaggio, non si intende di riciclaggio del denaro sporco.
non sono i primi al mondo.
l'australia da una ventina d'anni usa nei biglietti di banca anche uno strato sottile di polietilene trasparente, e così anche brasile, romania, papua nuova guinea.
dalla scorsa settimana in canadà circolano le nuove banconote da 100 dollari di un particolare materiale polimero.
“safer, cheaper and greener”: così le ha descritte il governatore della banca del canada, mark carney, nel presentare la nuova $100.
rispetto ai vecchi soldi cartacei, le banconote stampate su un substrato di polimeri sono molto più sicure poiché difficilissime da falsificare ma, al tempo stesso, la loro autenticità è facilissima da verificare.
inoltre, avranno una durata superiore di almeno due volte e mezzo e, quando saranno ritirate dalla circolazione, potranno essere riciclate, riducendo così le spese e l’impatto ambientale.
le nuove banconote di polimero hanno una grossa zona trasparente nella quale è compreso un ologramma dal disegno complesso visibile da ambedue lati.
riportano il ritratto di sir robert borden, primo ministro del canadà tra il 1911 e il 1920.
sul retro, le banconote da cento celebrano i successi canadesi nel campo della medicina: nella fattispecie la scoperta dell’insulina da parte dell’equipe dello scienziato canadese frederick banting (scoperta premiata dal nobel per la medicina nel 1923).
la prossima banconota di polimero sarà il pezzo da 50 dollari in marzo.
seguirà il taglio da $20 a fine 2012, mentre quelli da $10 e $5 saranno messi in circolazione entro la fine del 2013.
il governatore carney ha sottolineato che queste banconote all’avanguardia sono un prodotto dell’ingegno canadese, in congiunzione con le più innovative tecnologie mondiali.
ha aggiunto che “esse sono una conquista del 21° secolo della quale i canadesi possono essere orgogliosi”.
qualche giorno fa mark carney è subentrato a mario draghi quale presidente del financial stability board (fsb), l’organismo in seno al g20 con il compito di monitorare il sistema finanziario mondiale.
nell’assumere l’incarico il governatore carney had dichiarato che questa nomina “rappresenta un riconoscimento della forza del sistema finanziario canadese”.
Categorie: ecologia e ambiente, rifiuti, Scienza, tecnologia
21 novembre 2011 - 21:12
si apre un dibattito sulle regole della rete.
sta per nascere un convegno (una *convention* dicono gli anglofili oppure, com'è il luogo comune di questi tempi, gli *stati generali*) per discutere se servono norme diverse per regolare il web.
e se queste norme servono, quali?
leggi dello stato (puà) oppure forme di autocontrollo?
una delle idee è: per evitare l'intervento (frequente) di procure, polizie e sequestri di siti web che producono satira, si potrebbe certificare in qualche modo la satira come tale, e darle ogni libertà.
il dibattito si prepara ferocissimo.
chi frequenta la rete si divide fra liberisti totali (nessuna regola) e liberisti moderati (regole blandissime).
chi non frequenta la rete, o chi la teme perché non riesce a controllarla, invece vuole regole vincolanti.
doppio puà.
è una domanda che si pone anche il bravissimo luca salvioli del sole 24 ore con questo articolo su una vicenda accaduta nei giorni scorsi: durante gli scontri dei contestatori di new york qualche cronista dell'agenzia associated press dice su twitter che sono stati fermati alcuni giornalisti.
bruciando sul tempo il notiziario dell'agenzia.
ecco che cosa scrive luca salvioli:
i giornalisti si stanno innamorando di twitter. il social network dell'essenziale - solo 140 caratteri e qualcosa da scrivere - ha dimostrato da tempo le sue potenzialità per dare e ricevere aggiornamenti in tempo reale, senza tutta la confusione e le complicazioni di facebook.
e così pochi giorni fa, durante le operazioni della polizia a zuccotti park, dove si raduna il movimento occupy wall street, a new york, ai cronisti di ap è venuto spontaneo dare la notizia del fermo di alcuni colleghi su twitter.
i vertici dell'agenzia di stampa non l'hanno presa bene: in una mail ai giornalisti hanno sostanzialmente detto che le notizie vanno diffuse prima sui canali della testata, non sui social network.
ne è nato un dibattito sulle regole dell'informazione tradizionale e l'agilità dei nuovi media. anthony de rosa, social media editor di reuters, ha twittato: «le agenzie di stampa devono evolversi, altrimenti rischiano l'estinzione».
altri hanno fatto notare che il notiziario, ormai, è twitter.
associated press, in una nota successiva, ha spiegato che l'intervento era dovuto soprattutto alla tutela della loro sicurezza.
(continua qui)
il deputato pd andrea sarubbi, uno dei più noti politici del web italiano, apre il dibattito dopo il caso di stamane, quello dell'account @palazzochigi su twitter.
sarubbi da anni ha un'attività formidabile di bloggatore, con migliaia di lettori.
da quando è alla camera ha aperto, tramite twitter, un servizio che si chiama opencamera (anzi, per usare il linguaggio di twitter, con il cancelletto dell'hashtag: #opencamera).
egli scrive dall'aula e dalle commissioni parlamentari le cronache live di tutto ciò che accade.
al servizio opencamera (poi allargato anche a opensenato) hanno aderito numerosi parlamenari evoluti di ogni partito, i quali danno su twitter ai loro lettori un servizio capillare e aggiornatissimo che vale quasi quanto le dirette di radio radicale dal parlamento.
ora sarubbi vuole chiamare alcuni dei bloggatori più famosi, dei tuittatori più seguiti, dei politici più avveduti di ogni gruppo e schieramento, degli esperti più preparati, per esaminare insieme questo problema delle regole.
attraverso quel convegno, o qualcosa del genere, di cui accennavo all'inizio di questo articolo.
una certificazione per la satira
tra le idee in discussione:
forse è il caso di creare una forma di "certificazione" per la satira.
un sito, un account, un nome, un blog che fosse certificato come *satirico* avrebbe diritto di non essere censurato.
ciò nasce da un dibattito accesissimo in corso in queste ore su twitter: l'account @palazzochigi è satira?
oppure è un reato (sostituzione di persona)?
nei fatti, dopo un paio di anni di attività e di testi inviati ai lettori di twitter, poche ore fa l'account @palazzochigi accompagnato (da una settimana) dalla foto di mario monti è sparito dal sito del social network.
pare, buttato fuori per opera dei gestori di twitter su (forse) suggerimento della polizia postale, dopo diverse segnalazioni tra le quali quella del deputato pd andrea sarubbi.
in questa sua nota sarubbi spiega che cos'è accaduto:
mi si chiede una presa di posizione sulla chiusura di @palazzochigi. per amor di trasparenza, ecco la mia versione dei fatti. che non è un tentativo di convincere nessuno, si capisce; è solo una risposta necessaria, per quanto scomoda, perché quelli che si nascondono non mi sono mai piaciuti.
1. in settimana mi arrivano varie segnalazioni di persone confuse da un account che si chiama @palazzochigi, che ha una foto di mario monti e un link alla sua scheda sul sito del senato. diversi non hanno capito se si tratti di un account vero o di un fake.
2. raccolgo le preoccupazioni e a mia volta segnalo il problema alla polizia postale, chiedendo di fare accertamenti. se sia configurabile come satira o come furto d’identità
(continua qui)
prepàrati a commentare
il giornale web il post riassume in un articolo la vicenda e propone anche le immagini del falso-monti.
l’account @palazzochigi su twitter è stato chiuso nella serata di domenica 20 novembre. non era ufficiale, era attivo da un paio d’anni e impersonava, con un’ironia abbastanza sottile da poter essere fraintesa, il presidente del consiglio in carica. passato abbastanza inosservato durante il governo berlusconi, ha cominciato ad attirare l’attenzione degli altri utenti nella fase politica che è andata dalle dimissioni di quest’ultimo alla nascita del governo monti.
(continua qui)
la storia è riassunta benissimo in un bell'articolo di tiziano bonini tratto dal blog doppiozero
la notizia, seppur piccola, è questa: è stato chiuso il profilo twitter di palazzo chigi. non quello vero, che non esiste nemmeno, ma quello “fake”, falso, finto, fittizio, finzionale. è un profilo che esisteva dal 2009, di cui non si conosce l’autore, e che prima del cambio di governo aveva come immagine quella di silvio berlusconi. i tweet di questo profilo si erano fatti più intensi in questi ultimi giorni e l’immagine di silvio era sostituita con la faccia bonaria di monti. l’impressione era stata subito quella di una fiction ironica in 140 caratteri, ben riuscita e divertente. all’indomani del cambio di governo il tenore dei tweet era questo: “italia è ora di dormire. domani iniziano i sacrifici. dormire presto significa risparmiare energia e avere una vita rigorosa e austera”.
in molti ci eravamo appassionati ai tweet di @palazzochigi, ai suoi messaggi d’incoraggiamento all’austerità, alla frugalità, all’operosità del nuovo corso di governo, un nuovo stile di vita, più sobrio e più adatto a questi tempi di crisi. il profilo era palesemente un fake che utilizzava la grammatica di twitter (nessun obbligo di corrispondenza tra profilo reale e profilo twitter) e il linguaggio della fiction a fini ironici/critici/satirici intorno al presidente del consiglio. la traduzione, su twitter, della satira politica televisiva fatta con maschere ed imitazioni, più o meno.
(continua qui)
perfido l'articolo di luca pautasso nota politica
in queste ore il popolo di twitter ha un nuovo "nemico pubblico". non il babau berlusconi, non gli inflessibili regimi di cina e iran, non i persecutori di assange e nemmeno "cattivi" smascherati da anonymous. il target di strali al vetriolo ed epiteti molto poco "social" è un deputato del partito democratico. uno che con il web è sempre andato a braccetto. e che oggi viene accusato senza mezzi termini da mezza blogosphera della più terribile forma di censura (almeno secondo i canoni di internet): quella ai danni del diritto di satira.
(continua qui)
prepàrati. la tua opinione sarà preziosa. lo spazio per esprimerla, c'è.
puoi leggermi anche su twitter @jacopogiliberto
Categorie: infrastrutture, Scienza, società, tecnologia, Web/Tecnologia, Weblog
21 novembre 2011 - 14:05
sembrerebbe una vendetta di flavio tosi, il vivace sindaco leghista di verona.
macché vendetta - ne sono certo, così dirà lui tra poco - in quell'albergo si esercitava la prostituzione, che è reato, e l'ho fatto chiudere solamente per questo.
dirà così, penso, alla conferenza stampa con cui comunicherà l'operazione condotta dalla sua polizia municipale contro l'albergo che voleva ospitare gli immigrati disperati di lampedusa.
la premessa è della primavera passata, di marzo scorso, quando il manager's residence della periferia di verona, raccogliendo l'appello del governo, si offrì per ospitare quasi duecento disperati africani sbarcati a lampedusa nei giorni dell'emergenza.
lo racconta in questo articolo il deputato pd andrea sarubbi.
lo riporto, con il consenso del deputato.
quando ieri mattina ho incontrato laura boldrini, alla conferenza del pd sull’immigrazione, era appena tornata da lampedusa. e ci ha raccontato di non aver mai visto l’isola in quelle condizioni: di giorno le file per il cibo, di notte un immenso dormitorio a cielo aperto. le immagini sono già andate in onda nei telegiornali, quindi non c’è molto da aggiungere: tutta quella gente dorme per terra, in attesa di sapere dove andrà a finire. qualcuno si tira fuori, tipo il sindaco di roma; qualcun altro, invece, si offre volontario per ospitare i disperati, tipo un albergatore veneto che ha a disposizione circa 200 posti letto in un residence.
i letti, però, sono ancora vuoti, mentre a lampedusa c’è chi dorme all’addiaccio e si litiga un pasto: così oggi mi sono dato da fare per cercare di capirci qualcosa, e magari sbloccare la situazione. comincio dalla fine: non ci sono riuscito.
ho chiamato innanzitutto il signor giorgio tedeschi, titolare del manager’s residence di verona sud, per farmi raccontare com’era andata. ai primi di marzo aveva letto sul quotidiano veronese l’arena che la prefettura stava cercando strutture disponibili ad ospitare i disperati del mediterraneo, in previsione di un loro possibile smistamento tra le varie regioni italiane.
chiamò l’ufficio di gabinetto, che gli chiese di metterlo per iscritto, e mandò un fax in cui ribadì la propria disponibilità: era il 3 marzo. troppo presto, forse, perché nessuno lo ricontattò.
due settimane e mezzo dopo, un altro appello sull’arena: stavolta era la provincia a cercare strutture. era il 22 marzo, martedì scorso, e il signor tedeschi mandò un fax al presidente, spiegando anche a lui che le sue 96 camere erano a disposizione e che gli ospiti avrebbero anche ricevuto tre pasti al giorno. così, quando ieri mattina ha aperto il giornale, l’albergatore generoso ha pensato di essere in un paese di matti: le istituzioni dichiaravano, infatti, che i posti disponibili per i disperati erano soltanto 30, tutti di una struttura della caritas, perché i titolari degli hotel – alle prese con l’avvio della stagione turistica – avevano risposto di no all’appello. per capirci di più, ho chiamato allora il prefetto: ho capito che il problema attuale è la divisione (scusate le brutte parole, ma mi metto nella testa di maroni) tra profughi e clandestini. i primi, quelli che richiedono asilo, possono stare dovunque; i secondi, quelli che sono a rischio fuga, devono stare in posti recintati, tipo i centri di identificazione e di espulsione o comunque le strutture militari.
ma i conti ancora non mi tornavano: possibile che, tra tutti i disperati che hanno passato l’ultima notte sul molo di lampedusa, non ci siano 200 richiedenti asilo? e non avrebbero trascorso una notte migliore nel residence del signor tedeschi?
così ho telefonato pure al viminale, per avere spiegazioni, e il capo dipartimento mi ha risposto che c’è uno scoglio da superare, prima di tutti gli altri: ogni regione deve infatti indicare il numero di profughi che è in grado di accogliere; solo a quel punto – ma non ho capito bene se si tratti di ore, di giorni o di settimane – i richiedenti asilo verranno smistati, mentre tutti gli altri (ossia i probabili irregolari) finiranno a mineo o nel centro che si sta aprendo a manduria.
è una questione, insomma, a metà strada tra la burocrazia e la politica: il che mi fa temere, ma spero naturalmente di sbagliarmi, che i letti del manager’s residence resteranno vuoti ancora per un bel po’.
quei negri di lampedusa non arrivarono nella verona di tosi.
ma sono arrivati i vigili.
ora la polizia municipale ha fatto irruzione nell'albergo, in alcune camere in cui alloggiavano alcune prostitute (a quando ho capito, le belle NON esercitavano nel residence, ma forse mi sbaglio) ha trovato preservativi.
lucchetti all'albergo: sfruttamento della prostituzione.
tra pochi minuti, conferenza stampa sulla brillante operazione contro la più antica professione al mondo.
professione che non è il giornalismo.
il giornalismo è la seconda più antica professione al mondo.
ti farò sapere lo svolgimento della vicenda.
...................................
aggiornamento
ecco dal quotidiano veronese l'arena il resoconto della conferenza stampa del sindaco tosi e dei vigili urbani.
ne riporto un passo.
“complimenti a nome della città alla polizia municipale di verona e al suo comandante – ha detto il sindaco tosi - l’operazione è frutto di un’indagine lunga e accurata, che ha prodotto risultati importanti e che dimostra la qualità dell’operato della polizia locale scaligera. non siamo intervenuti per una questione morale, ma per risolvere un problema oggettivo di disturbo, segnalatoci dai residenti".
puoi seguirmi su twitter @jacopogiliberto
Categorie: infrastrutture, società
18 novembre 2011 - 17:26
scoperta la (probabile) fonte della leggerissima nube radioattiva di iodio 131 che s’aggira sui cieli d’europa, di cui raccontavo l'altro giorno.
come ho scritto in questo secondo articolo, più dettagliato e aggiornato, la nube radioattiva è debolissima e sembra provenire da un laboratorio che produce radiofarmaci.
è così.
sarebbe stato un laboratorio ungherese che a budapest produce iodio 131 per la terapia contro il cancro alla tiroide e contro altre patologie.
si erano guastati i filtri dell'altissima ciminiera a strisce bianche e rosse.
già all'inizio dell'anno l'izotop intezet (istituto degli isotopi) aveva notato che c'erano lievissime emissioni di iodio 131 in aria (inferiori al limite di legge) dallo stabilimento, situato nei boschi della splendida periferia a ovest di budapest, e in estate aveva sospeso la produzione per istallare i filtri nuovi.
l'azienda è all'interno dell'accademia ungherese delle scienze, il palazzo storico che ha sede sulla riva del danubio, e gli impianti produttivi sono fuori città, in via konkoly thege miklós, dove ci sono altre istallazioni dell'accademia delle scienze.
un'immagine di uno dei laboratori dell'izotop intezet
in settembre, con i filtri nuovi, l'emissione di iodio non era scesa.
quindi ora ha sospeso di nuovo la produzione per risistemare il sistema di filtrazione.
l'azienda di budapest sostiene di non essere all'origine della nuvoletta radioattiva sull'europa.
ecco l'agenzia reuters:
hungary says noticed increase in iodine-131 emission
budapest, nov 17 (reuters) - hungarian isotope maker izotop intezet had registered an increase in radioactive iodine-131 emission at its budapest laboratory earlier this year and suspended production until its filters are fixed, it said in a statement.
the institute said it had first registered an increase in iodine-131 emission in the first half of the year, which were below the health threshold, however it suspended output between june and august and made adjustments to the filtering system.
in september the institute resumed iodine-131 production, however, emissions did not decline to previous levels.
therefore, it had stopped output until the necessary adjustments to its filtering system are made.
the director of the institute told reuters hungary could not have been the source of low levels of iodine-131 measured elsewhere in europe.
(reporting by gergely szakacs; editing by james jukwey)
si sono svegliati anche in italia.
ecco una nota d'agenzia diramata poco fa
(dove si parla di institute of isotopes ltd si intende l'izotop intezet, per microbq intendi microbecquerel, per nanosv si intende nanosievert, per iaea si parla di aiea)
una verifica dei dati di routine della rilevazione di iodio 131 nell'ambiente da parte dei sistemi di monitoraggio della rete di sorveglianza e di notificare tempestivamente l'eventuale presenza di scostamenti anomali rispetto al fondo ambientale è stata sollecitata dall'ispra ai laboratori delle agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente che partecipano alla rete nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale, resorad.
una sollecitazione innescata dalla notizia che l'agenzia internazionale per l'energia atomica delle nazioni unite (iaea) di vienna, ha reso noto nei giorni scorsi sul proprio sito web di aver ricevuto dall'autorità di sicurezza nucleare della repubblica ceca comunicazione del rilevamento di una presenza in aria di livelli - molto bassi - di iodio 131 e che rilevamenti di analoga natura sono stati confermati anche da altri paesi europei.
nel comunicato la iaea precisa che i valori misurati sono comunque talmente bassi da non rappresentare alcun rischio per la salute della popolazione.
e l'istituto francese per la radioprotezione e la sicurezza nucleare, irsn, in un comunicato stampa emesso il 16 novembre, conferma che anche in francia sono state misurate tracce di iodio 131 in atmosfera.
l'intervento dell'ispra è legato anche «al fine di rispondere - dice un comunicato del'istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale - e alla richiesta del dipartimento della protezione civile di garantire la verifica dell'eventuale presenza di questo radionuclide sul territorio italiano. l'ispra, inoltre, in qualità di 'punto di contatto' nell'ambito della convenzione internazionale della iaea sulla pronta notifica in caso di emergenze radiologiche e nucleari ha preso contatti diretti con l'incident and emergency centre (iec) della iaea stessa al fine di ottenere ulteriori informazioni sull'evento.
ieri la iaea ha pubblicato, sul sito riservato alle comunicazioni con le autorità competenti dei paesi aderenti alla stessa convenzione internazionale, un aggiornamento della situazione connessa con il rilevamento dello iodio 131 in europa. nel comunicato, la iaea rende noto che le prime informazioni sulla presenza di tracce di iodio 131 in atmosfera sono circolate nella seconda settimana di novembre nell'ambito di un gruppo di istituti e laboratori europei, che effettuano analisi su piccole tracce di radioattività in atmosfera e che spontaneamente da molti anni sono tra di loro in contatto. il 10 novembre la iaea è stata avvisata informalmente della rilevazione di iodio 131 in aria in alcuni paesi europei. quel giorno l'autorità di sicurezza nucleare della repubblica ceca comunicava di aver rilevato la presenza in aria di livelli molto bassi del radionuclide.
a seguito delle risultanze di tali rilevazioni, la iaea, l'11 novembre, pubblicava quindi la notizia sul proprio sito web.
a tuttoggi, alcuni paesi europei hanno confermato la presenza di iodio 131 in atmosfera e ne hanno dato comunicazione alla iaea, mentre altri paesi hanno confermato di non aver rilevato concentrazioni di iodio 131 superiori ai limiti di rivelazione della loro strumentazione. nel comunicato di ieri si riportavano che i risultati delle misure effettuate variano da alcune unità ad alcune decine di microbq/m3.
tali valori risultano essere centinaia di volte inferiori - dice l'ispra - a quelli massimi misurati in italia lo scorso marzo a seguito dell'incidente nucleare alla centrale giapponese di fukushima.
i valori massimi si sono riscontrati nella repubblica ceca, nella regione orientale dell'austria e in ungheria, rispettivamente con 27, 65 e 87 microbq/m3.
per quanto riguarda l'origine della radioattività, la iaea ha richiesto alla autorità di sicurezza nucleare ungherese informazioni in merito allo stato degli impianti di produzione di radioisotopi in ungheria.
e ieri l'autorità di sicurezza nucleare ungherese ha comunicato che nel periodo dal 8 settembre al 16 novembre 2011 si è verificato un rilascio in atmosfera di iodio 131 dall'institute of isotopes ltd di budapest, di una quantità di radioattività di 342 gbq (con un picco di rilascio pari a 108 gbq in 48 ore fra il 12 e il 14 di ottobre).
l'autorità ungherese ha inoltre evidenziato che lo iodio 131 rilasciato da gennaio a novembre 2011 dall'institute of isotopes ltd di budapest è pari al 40 per cento del limite di rilascio autorizzato dalla autorità di sicurezza nucleare ungherese (national public health and medical office service) per quella installazione.
sono in corso indagini per chiarire la causa dei rilasci. l'autorità di sicurezza nucleare ungherese ha informato, infine, che a seguito dei rilasci le misure di concentrazione di iodio 131 in atmosfera, durante il mese di ottobre, hanno mostrato valori compresi fra 50 e 180 microbq/m3.
sempre in relazione alle concentrazioni rilevate, l'autorità di sicurezza nucleare ungherese, ha stimato che le dosi da inalazione sul territorio ungherese risultano inferiori a 10 nanosv, ed ha comunicato che dall'evento non vi saranno effetti sanitari alla popolazione.
analogamente, negli altri paesi dove sono stati misurati livelli di iodio 131 in concentrazioni inferiori a quelli rilevati in ungheria, le stime di dose forniscono valori ancora più bassi. le misure sino ad oggi effettuate in italia dai laboratori delle agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente, con diversi livelli di sensibilità, non hanno evidenziato alcuna presenza anomala di radioattività in aria. è da tener presente che nel settembre scorso l'arpa lombardia, nel corso delle sue normali attività di monitoraggio, aveva rilevato e segnalato alle autorità competenti la presenza di tracce di iodio 131 in aria, con un valore pari a 37 micro bq/m3.
va comunque sottolineato che le tracce rilevate non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario.
anche allora l'ispra aveva immediatamente informato i laboratori delle agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente che partecipano alla rete nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale, richiedendo una verifica dei dati rilevati di routine dai sistemi di monitoraggio della rete di sorveglianza e di notificare tempestivamente l'eventuale presenza di scostamente anomali rispetto al fondo ambientale. le risultanze delle misurazioni effettuate dai laboratori suddetti non evidenziarono ulteriori anomalie radiometriche.
il quadro radiometrico definito dalle misure condotte nei diversi paesi europei e le informazioni fornite fornite dall'autorità di sicurezza nucleare ungherese portano a far ritenere che con molta probabilità la presenza di iodio 131 in aria, registrata nell'ultimo periodo, sia riconducibile al rilascio in atmosfera avvenuto presso l'institute of isotopes ltd, di budapest nel periodo fra l'8 settembre e il 16 novembre 2011.
come peraltro evidenziato dalla iaea, i livelli di iodio 131 registrati in aria in europa sono da ritenersi estremamente bassi e tali da non costituire alcun rischio per la popolazione.
ringrazio i lettori mauro e luca bertagnolio
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Categorie: ecologia e ambiente, nimby, nucleare, salute, Scienza