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Jacopo Giliberto

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Film

14 ottobre 2011 - 17:57

cinema. attrice ex-porno vince il festival del film musulmano. i religiosi insorgono.

una notizia curiosa.
attrice ex-porno è una vergogna e non deve essere premiata al festival del cinema religioso.

è accaduto in russia, in tataria (repubblica autonomia del tatarstan), dove l’attrice tedesca (e turca) sibel kekilli il mese scorso ha ricevuto il premio come migliore attrice al festival del cinema musulmano.

questo è il film premiato a kazan: die fremde (la straniera).
un film tedesco drammatico sulla comunità turca in germania

 

in quest'altro spezzone, ecco la brava kekilli mentre, l’anno scorso, riceveva il premio per il cinema tedesco (deutscher filmpreis) come migliore attrice protagonista ancora per lo stesso film.
 

ma nel passato sibel kekilli ha recitato in filmetti erotici.
con il nome d’arte (è un’arte anche quella) di dilara.

"è vero, come accade sempre: ero giovane e avevo bisogno di soldi", aveva spiegato l’attrice tedesca (e turca). e aveva dovuto lasciare la famiglia turca, che si sentiva disonorata.

non ti propongo, per motivi evidenti di buongusto, alcuna scena dei film della "vita precedente" di kekilli.
però ecco un più tollerabile collage di foto leggermente sexy della giovane *dilara* realizzato da un suo ammiratore turco.
 

scandalo.
scandalo perché taluni, nel crearsi la loro idea di numi, sono convinti che alle loro divinità interessino molto i gusti sessuali dei mortali.
e su questo fondano la loro idea di etica.

così l’altra settimana il "vescovo" dei maomettani di kazan, cioè muftì a il capo dell’amministrazione spirituale dei musulmani del tatarstan, ildus faizov, ha scritto una lettera ufficiale e imbufalita al ministero della cultura della repubblica tatara.
faizov ha contestato l’organizzazione del festival perché ha assegnato il premio a un’attrice così svergognata.
e poi sibel kekilli in passato aveva detto in un’intervista che la violenza è parte integrante dell'islam.
"al festival sono stati invitati artisti il cui lavoro ha poco in comune con l'idea centrale del festival musulmano ed è contrario alle norme generalmente accettate di moralità e l'etica dell'islam", ha scritto nella lettera il mufti.
secondo faizov, l’assegnazione scredita egli stesso come muftì, e con lui tutti i musulmani della regione.

e qui finisce la notiziola curiosa.
ma se ti interessa saperne di più, puoi leggere un resoconto della contestazione religiosa per motivi sessuali sulla pravda (qui nella traduzione automatica in italiano fatta dal translate di google), ma anche sul sito ucraino siteua, su moneytimes, sulla nezavisimaia gazeta, e su info altai. 

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Categorie: Film, Religione, società, teatro, Televisione

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9 ottobre 2011 - 20:33

9 ottobre, ore 22,39, località vaiont

oggi, 9 ottobre, ripubblico questo articolo un anno dopo, 48 anni dopo.
oggi 9 ottobre del '63, mentre scrivo queste parole, alle 20,30 la gente di longarone si dà appuntamento in piazza, perché tra poco al caffè centrale (sulle mensole i liquori brotto, la targa del caffè bristot, l'insegna della birra pedavena) la tv in bianco-e-nero darà in eurovisione la partita real madrid-rangers glasgow. tra due ore, il 9 ottobre '63, saranno morti tutti.

 


 

 

9 ottobre '63.

chiedo scusa se potrà parere noioso questo testo. se è noioso, lo è perché forse sono noioso io.

ora il vaiont è diventato di moda. in tanti sono diventati vaiontòlogi. libri, film, articoli.
questo mio post contiene solo parole, oltraggiosamente private. e ammetto di provare un po' di gelosia per questa storia, che una volta era un vissuto solamente mio personalissimo e di pochi altri che chiamano il vaiont con la "i" e non con la "j" di vajont degli altri. ("noi" diciamo vaiont con la "i" e diciamo marghera invece di porto marghera). vaiont, una storia che era di pochi, come dell'attore maurizio donadoni.
donadoni?
ma la messinscena del vaiont non era di marco paolini?
sì, dopo sono arrivati anche paolini e il film di martinelli, dato da raiuno.
ma nel '93 donadoni, bergamasco, per primo dopo la catastrofe del '63 aveva messo in scena a belluno il suo dramma "memoria di classe", bellissimo e denso.
il dramma scritto e rappresentato da donadoni non ha avuto successo: donadoni forse non ha il carisma teatrale di paolini, donadoni forse è arrivato troppo presto quando ancora il vaiont era un vizio privato di pochi emotivi, donadoni ha scritto un dramma che richiede una compagnia (con i costi di allestimento che sono connessi) e non è un one-man-show.
donadoni bergamasco, aveva nella sua memoria profonda una storia simile, quella della vicenda sconosciuta della diga del gleno, in alta valle di scalve (bergamo). una storia dimenticata, che non ha avuto dignità di memoria: all'alba del 1° dicembre 1923, appena inaugurata, la diga sul fiume gleno crollò e spianò decine di paesi sulla valle, fra i quali dezzo. centinaia di morti.

torno alla valle del piave, a longarone e a quella spaccatura nella montagna che c'è di fronte a longarone: una valle tagliata come se un coltello dei giganti avesse spaccato la roccia in verticale.

alle ore 22,39 di oggi una massa di roccia di circa 300 milioni di metri cubi si stacca - come previsto - dalle pendici del monte toc e in un minuto e mezzo piomba sullo specchio d'acqua del lago artificiale situato a quota 700,42 metri. venticinque milioni di metri cubi d'acqua scavalcano la diga.
alle ore 22,45 l'onda spazza la cittadina di longarone e le frazioni vicine.

quando la scuola elementare riaprì, settimane dopo, dei 250 alunni ne erano rimasti vivi 35. Degli altri è rimasta la voce in una bobina di un registratore geloso trovato sotto le macerie. cantavano in coro la ninna nanna di brahms. non è stato trovato altro, di loro. solamente quella voce magnetica.

maggio 2006, bassano (vicenza).
sono seduto ai piedi al monumento del generale giardino, lì davanti gli alberi degli impiccati dell'agosto '44, ogni alberello la sua targa d'ottone con il nome della persona che vi era stata appesa per il collo.
uno mi racconta:
"insoma, me dise un ruspista che doveva fare dei lavori di sbancamento a longaron, insoma doveva scavare. digo, quindici giorni fa, mica il secolo scorso.
"lu scava e poi la pala trova della lamiera, in mezo ai sassi una lamiera verniciata. alsa la lamiera co la ruspa, e gera il tetto di una corriera. dentro ghe gera una comitiva di olandesi, sì olandesi, che passava sulla statal proprio mentre che vegniva l'inondassiòn.
"quando che era successa la tragedia, nissuni i sapeva che mancava una comitiva olandese. i gera scomparsi, non si trovavano più e basta. e ora li hanno ritrovati. il ruspista ghà avertito il sindaco e hanno fatto tutte le procedure".
chi mi racconta questa cosa, racconta come se fosse una cosa vera, però a me sembra una delle mille leggende (strazianti) di quel dramma collettivo del vaiont.
mi dicono che è stata archiviata dalla magistratura bellunese la storia della corriera olandese vista sotto la ghiaia da un ruspista, di cui avevo fatto cenno poche righe sopra. la storia - pare - è andata diversamente da come mi era stata raccontata.
nel frattempo sono state fatte le prospezioni nel greto del torrente maè con il metal detector dell'esercito, e hanno trovato tralicci, residuati della guerra, resti metallici vari. ma della misteriosa corriera olandese, nessuna traccia.
il comitato dei sopravvissuti ha rifatto le sue ricerche con un metal detector diverso e ha individuato una massa metallica di dieci metri per due. esattamente le dimensioni di un "torpedone" degli anni '60. ma le ruspe non hanno trovato niente.
forse qualche lettore potrà dare qualche indicazione aggiuntiva.

quella tragedia è stata pagata con le vite di 2mila persone, è stata pagata dai risarcimenti dell'enel e della montedison.
ma né le 2mila persone né l'enel né la montedison avevano voluto quella diga. hanno pagato un conto altrui.

quella diga l'avevano pretesa i signori della sade - società adriatica di elettricità - come il conte volpi di misurata, il presidente della sade vittorio cini (quello della fondazione cini), il valeri manera.
quelli che avevano inventato marghera, un altro conto lasciato da pagare ad altri.

perché la sade voleva costruire a tutti i costi quella diga?
perché marghera chiedeva corrente per le sue fabbriche. c'era l'anic, c'era l'edison che aveva stabilimenti chimici derivati dalla corrente elettrica (dopo aver venduto le centrali per la nazionalizzazione del '62-'63, con i soldi e senza più corrente elettrica l'edison si concentrò sulla chimica e si fuse con la montecatini: nacquero la montedison e quanto poi seguì nella storia economica d'italia).

la sade voleva costruire quella diga perché c'era da dare corrente elettrica all'italia dei consumi, del boom.
dare corrente all'italia che usciva dalla sua storia agricola ed entrava nell'industrializzazione delle lavatrici e della tv.
dare corrente quell'italia che si sarebbe riempita presto di case villette strade e capannoni: quella valle da chiudere con una diga era l'ultimo pezzo dell'italia agricola con la lampada a petrolio; oggi non sarebbe più possibile allagare una vallata intera per fare una centrale idroelettricha perché nel fondovalle ci sono fabbriche case campi giochi paninoteche.
fu l'ultima grande diga italiana. con la sua tragedia, fu la cernòbyl dell'idroelettrico.

soprattutto, la sade voleva incassare quanti più soldi dallo stato per la vendita delle centrali all'enel che nasceva in quel momento. un impianto del genere, anche se non avesse mai dovuto funzionare, avrebbe rivalutato ancora di più la società.
la tragedia del vaiont accadde quando la diga era appena passata all'enel.

ripesco dall'archivio una testimonianza giornalistica che mostra quale potere sulla stampa avessero 47 anni fa la sade e la dc.
due giorni dopo la catastrofe, dico 2mila morti dei quali 400 non più ritrovati, l'11 ottobre '63 il collega del gazzettino scrisse:
"la montagna ha tradito, la diga ha resistito
(da uno dei nostri inviati) belluno, 10 ottobre - non è stata la più alta diga ad arco d'europa, una delle realizzazioni più ardite della tecnica idraulica, a causare uno dei più grandi disastri che si ricordino, certamente il più grande della storia delle dighe, è stata la montagna che ha tradito".
corbézzoli, "montagna traditrice"; la colpa è di qualcun altro, della montagna traditora.


infine, qualcuno mi ha detto che i fondi statali per la ricostruzione dopo la catastrofe siano stati usati anche per costruire la superstrada per lignano sabbiadoro e la funivia delle tofane. non ho modo di verificare e rischia di essere una corbelleria.

il vaiont è mio, oltraggiosamente privato.

(a loro insaputa, hanno contribuito a dare forma più compiuta ai miei sentimenti forti e confusi sul vaiont i signori elisabetta denti, gerardo orsini e valentino perin)

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3 ottobre 2011 - 19:10

cinema. ermanno olmi e "il villaggio di cartone". un inno dolente all'etica stoica. e altre storie.

ieri sera al piccolo teatro strehler di milano è stato dato in anteprima milanese "il villaggio di cartone", il nuovo film di ermanno olmi, presentato un mese fa alla mostra del cinema della biennale di venezia.

la serata al teatro strehler era sponsorizzata dall'edison e da banca intesa, con la collaborazione di rai cinema e del piccolo teatro e con l'aiuto di corriere della sera.
dopo la proiezione c'è stato un dibattito con - appoltronati sul palcoscenico del teatro - ermanno olmi, il banchiere cattolico giovanni bazoli, il prete di frontiera don gino rigoldi, sergio escobar (direttore del teatro) e il filosofo ateo giulio giorello; coordinatore, il direttore del corriere ferruccio de bortoli.

del dibattito farò cenno più sotto; ora parlo del film.

"il villaggio di cartone" è un film lentissimo, con dialoghi rarefatti e a bassa voce, estetizzante nelle immagini; un film che in apparenza parla del problema sociale dell'immigrazione clandestina.
in apparenza.

e in apparenza, parla della chiesa cattolica e della fede nei numi.
in apparenza.

"il villaggio di cartone" è un inno sofferto all'etica laica dello stoicismo.
è una presa d'atto della solitudine dell'uomo, senza numi a proteggerlo.
l'uomo trova sé stesso (ma non gli altri) attraverso l'esercizio sofferente e solitario dell'etica stoica.
il film testimonia la caduta del relativismo delle fedi e delle credenze e la dolente vittoria del dubbio e dei valori etici privi di divinità.

la storia narrata, in poche righe.
una chiesa di quelle moderne (cemento armato e vetrate astratte: il set è stato costruito nel palazzetto dello sport di bari) viene sconsacrata e vuotata degli arredi. il vecchio parroco va in pensione, e continua a vivere nella canonica.
nottetempo la chiesa viene occupata da un gruppo di clandestini africani, i quali restano accampati nella chiesa qualche giorno prima di un passaggio verso la francia, mentre il reverendo imbocca la fine della vita ripensando al suo passato.

ci sono personaggi e oggetti che affiancano la figura del vecchio sacerdote, e cenni collaterali di altre storie.
l'ingegnere africano e la puttana nigeriana, densi di umanità nelle loro scelte difficili e giuste; una coppia di giovani terroristi con la cintura al c4; alcuni crocifissi senza occhi; un medico ateo ebreo; il parrocchiano italiano, ambiguo nella sua scelta perbene nel male; un quadernetto traccia della memoria di un uomo.
e ci sono porte: tante porte, chiuse sprangate, inchiavardate, bussate, aperte, forzate, socchiuse.

tutto il film si svolge nella chiesa cementizia e nella canonica adiacente; nessuna immagine di esterni (se non filtrata attraverso inferriate, vetrate dai disegni astratti, finestre, schermi televisivi).
il mondo esterno si manifesta in questo intestino di cemento sotto forma di luci, il rombo di elicotteri rasoterra, polizie, macchinari, lampeggianti blu, scorci di cielo, lampi di torce.

qui il trailer del film
 

e qui le prime scene
 

la musica è di sofia asgàtovna gubaidùlina, bravissima e celebre compositrice russo-siberiana che ho sempre amato, anche se di sapore difficile per chi non è avvezzo alla musica contemporanea.

ecco un assaggio della musica di gubaidùlina: non è un passo della musica sonora del film ma serve per darti un'idea.
 

che cosa dice il film?

- la chiesa (l'edificio, metafora della struttura sociale ecclesiastica) ritrova la sua funzione quando viene rimosso il crocifisso dagli occhi chiusi e dolenti.
- il prete vecchio tiene nella chiesa devastata dall'abbandono un sermone sul dubbio, sul dubbio perenne e tormentoso.
- nel letto della malattia, al medico ebreo il reverendo sussurra (nodo centrale del film): "il bene è più della fede"
- l'ingegnere africano aiuta gli immigrati: non per interesse, ma per dovere morale.
- la puttana nigeriana, uguale: aiuta gli altri per dovere morale, per un'alta morale che passa per il cuore e per il cervello.
- la preghiera come rimedio alla solitudine.
- il medico ebreo assolve il suo dovere d'uomo-senza-fede-nei-numi. quando aveva pregato l'ultima volta? da bambino, in campo di concentramento.

- chi non compie il dovere morale, chi tradisce l'ordine della giustizia è il parrocchiano bempensante.

ecco, l'asciutta solitudine del dovere morale.
la scelta del bene "più forte della fede", più forte del gesù del parroco, più di allà dei maomettani.
e questa scelta non si può condividere: il dovere morale è "più forte della fede" ma è più solo, come è solo chi lo pratica, che sia prete in pensione, ingegnere africano, puttana nigeriana o medico ebreo.

ecco che cosa scrisse dieci anni fa indro montanelli sul corriere della sera (clicca qui per leggere l'articolo integrale) in risposta a una lettrice.

lo stoicismo non è cosa da poterne parlare come di una moda o di una bizza con relativi aneddoti da spot televisivo: impariamo a distinguere le cose serie dalle baggianate.
...
come d' altronde tutte le altre scuole di pensiero, lo stoicismo nasce in grecia ad opera del filosofo zenone nel iv secolo avanti cristo, cioè in un momento che chiamerei di «vacanza celeste».

...
è a questo punto che interviene il credo stoico, il quale dice a questi poveri orfani del cielo: «non preoccupatevi di ciò che avviene lassù, e di cui nemmeno noi sappiamo nulla.
preoccupatevi soltanto delle regole da seguire nella vita terrena.
quali sono, queste regole?
sono il coraggio di fronte a tutti gli eventi, compresa la morte, la virile sopportazione dei triboli e delle difficoltà che la vita sempre comporta, la rinunzia alle seduzioni della vanità, l'indifferenza alle opinioni altrui.
e tutto questo non per guadagnarvi un premio nell' aldilà, che forse non esiste nemmeno; ma per l' intima soddisfazione di essere, tra gli uomini, più uomo degli altri».
questo, intendiamoci, è un riassunto molto approssimativo e altrettanto grossolano del credo stoico; ma - ritengo - esatto nella sostanza.
esso non fece molti proseliti ad atene dove c' era troppa concorrenza: socrate, platone, aristotele eccetera.
ma trovò più larga udienza a roma, dove incontrò il consenso di tre uomini tra i più importanti dell' urbe: il filosofo epitteto; l' istitutore di nerone, seneca; e più tardi l' ultimo grande campione della roma imperiale, marc' aurelio.
in italia i pochi, pochissimi, che sanno qualcosa dello stoicismo, lo sanno da questi tre uomini, e soprattutto da seneca, che ne fu, nelle stesse sue famose «lettere», non soltanto il maggior teorico, ma anche l' incarnazione e l' esempio.

...
essi riconoscono che seneca predicò sempre, ma non sempre razzolò, da grande stoico. non mi sento di entrare in questa diatriba: me ne mancano le nozioni.
ma ne ho quante bastano per poter dire che, anche se non sempre seppe vivere da stoico, da stoico seneca seppe morire quando ne ricevette l' ordine dal suo ex-pupillo nerone.
sdraiato nella sua vasca da bagno, offrì il braccio al dottore dicendogli: «punge, medice» (pungi, medico), e se ne lasciò svenare.
fu il primo esempio, credo, di eutanasia o «dolce morte», eseguito in collaborazione con la scienza e senza interventi di tribunale.
alto esempio di civiltà.
se poi lei, cara signora, vuole leggere o dare da leggere ai suoi figli o nipoti (ammesso che lei sia in età di averne) un testo di stoicismo moderno, uno ce n' è, stupendo: una poesia di kipling che s' intitola «if», che vuol dire «se».

dovrebbero esisterne anche delle traduzioni italiane, fra cui una mia, che però non ricordo da chi venne stampata.
forse l' autore non si rese conto di aver composto il breviario o catechismo del credo stoico. ma tale era. 

cliccando qui puoi leggere la poesia "if" di kipling, citata qui sopra da montanelli, in inglese e tradotta in italiano.

"il villaggio di cartone" non è un film su relativismi come la cristianità o l'islam, né sull'immigrazione, bensì sulla solitudine della dignità.

questo concetto non è stato compreso al dibattito pubblico che al teatro strehler ha seguìto la proiezione.
il messaggio di olmi è come sfuggito.
il film è stato definito come una "testimonianza di fede cristiana", quando, al contrario, il film è la testimonianza della solitudine e della perdita della fede nei numi.
inascoltate anche le sue parole dirette: al microfono il vecchio regista ha detto che in questi anni ha coltivato sempre più il dubbio e adesso è fuori da ogni chiesa: "non credo più alle chiese religiose, laiche, culturali".
dice olmi davanti al pubblico dello strehler: "non avendo chiese sono solo. ma in questa solitudine ho capito il valore della libertà".

in sala (cito qualche nome) moni ovadia, adriano celentano, cesare romiti, ottavio missoni e altri.
sul palco, oltre a ferruccio de bortoli, un esuberante gino rigoldi - le sue porte sono sempre aperte ai deboli e agli oppressi - e due brevi interventi di escobar e giorello.
invece bazoli è stato noiosamente e trombonescamente vescovile: ha parlato a lungo, troppo a lungo, di valori cristiani, di fede cattolica, di scoperta del senso del sacro.
come se bazoli non avesse visto il film, come se non avesse ascoltato la viva voce di ermanno olmi, che fuori dalle chiese ha scoperto la libertà.
bazoli non aveva ascoltato olmi.
ma ha distribuito nel pubblico le sue perle di saggezza.

è un vizio ricorrente, non saper ascoltare.
penso per esempio al cardinale gianfranco ravasi, del quale do solamente un segnale dell'incapacità di ascolto: egli, ravasi, è iscritto a twitter.
il suo account è @cardravasi.

twitter è (similmente a facebook, ma in modo più asciutto) un luogo di scambio di pensieri, pareri, notizie e anche di corbellerie umane.
chi vi s'iscrive, è seguito da altri frequentatori ("follower"), i quali leggono i suoi pensieri, e al tempo stesso egli sceglie alcune persone da seguire ("following") per poterne leggere i pensieri.
è un ottimo luogo d'ascolto, twitter.

ebbene, il cardinale ravasi su twitter è seguito da oltre 500 persone "follower", tra le quali anch'io, alle quali ravasi distribuisce i suoi alti ed edificanti pensieri.
ma ravasi su twitter non segue nessuno. ha scelto di seguire i pensieri di numero 0 (in lettere: zero) "following" che egli possa ascoltare.

in twitter, il cardinale ravasi semina le sue perle di pensiero e non ascolta nessuno.

e il cardinale gianfranco ravasi è proprio il coordinatore di quel cortile dei gentili creato dalla chiesa cattolica per aprire una finestra d'ascolto sul resto del mondo che non crede nei numi.

nel mondo cattolico la propensione al rischio della sordità comincia a destare preoccupazione.
non a caso l'altro giorno con un bell'articolo armando matteo si chiedeva sull'avvenire, con voce cattolica: che cosa ci manca? perché i non-credenti temono noi e il "cortile dei gentili"?

cliccando qui puoi leggere l'articolo integrale di armando matteo pubblicato sull'avvenire.

eccone qualche passo:

già questo primo passaggio impone una seria analisi sul modo con cui la comunità dei credenti di fatto propone se stessa al mondo. ed è non poco faticoso per noi dover ammettere che a molte persone estranee alla religione, oltre che a moltissimi atei e agnostici, la chiesa appaia come una sorta di esercito che va all’assalto di coloro che sono da essa lontani e che intende riportarli in una specie di stato minorità mentale, caratterizzata dalla costruzione a rinunciare alla libertà di pensiero e di volontà. una tale paura della chiesa, cioè nei confronti della chiesa, fa pensare.

(quella libertà senza-chiesa di cui parlava olmi ieri sera)

da una parte essa è riconducibile all’ancora vigente sistema intellettuale illuministico, secondo il quale chi crede non pensa e chi pensa non crede; dall’altra, è pure l’effetto di una corrente di pensiero particolarmente critica nei confronti del sistema ecclesiale (si faccia mente ai rappresentanti del cosiddetto “nuovo ateismo”), che scrive e dice di tutto pur di dipingere il cattolicesimo ai limiti del caricaturale. tuttavia non possiamo escludere una quota di responsabilità da parte nostra nella costruzione di questa immagine molto diffusa di chiesa, capace appunto di suscitare spavento.
la prima idea che la proposta del cortile dei gentili suggerisce è, allora, uno sguardo lucido sulla realtà stessa della chiesa: quale suo aspetto genera, nei non credenti, negli atei, negli agnostici, un possibile sentimento di paura, di terrore, di spavento? perché a noi credenti è quasi come impedito rivolgere un invito più diretto e immediato all’ascolto del vangelo e alla proposta della fede di gesù, che nulla di meno rappresenta del massimo esercizio della libertà e dell’uso della ragione umana?

torno a ermanno olmi.

che c'entra l'edison con il regista?
c'entra perché olmi cominciò a girare i film come dipendente dell'edison.

ecco la storia, come la raccontavo in un mio articolo scritto nel 2008 sul sole 24 ore.

come buona parte delle fabbriche costruite negli ultimi anni, anche il cinema industriale di oggi è in genere ripetitivo. sullo schermo scivolano le ricostruzioni al computer, le immagini delle persone al lavoro riprese con inquadrature ovvie, i rendering degli impianti commentati da un tappeto continuo di musica ritmata e da una voce fuori campo che sembra quella della pubblicità delle merende al cioccolato. sono filmetti funzionali, utilitari, documentali. (si producono, beninteso, anche film industriali di pregio, ma sono una rarità).
nel 1956 invece per documentare la costruzione di una diga idroelettrica ai piedi dell'adamello l'edison aveva ingaggiato pier paolo pasolini come autore dei testi ed ermanno olmi come regista. le grandi imprese assoldavano alla cinepresa michelangelo antonioni o bernardo bertolucci, che per l'eni nel '66 diresse la via del petrolio.
...
una carriera cominciata nella società di foro buonaparte. ermanno olmi è nato il 24 luglio del 1931. suo padre morì in guerra. la madre di olmi lavorava all'edison, e spediva il piccolo in vacanza alla colonia edison. nel '53 venne assunto dalla società e fu destinato ai servizi generali; si occupava del dopolavoro edison. recite aziendali (regista, un dipendente vicino alla pensione) e filmetti con la cinepresa amatoriale. opera prima (non censita da alcun dizionario del cinema e dispersa): gita sociale in val formazza. cose da dopolavoro.
...
nel '54 girò il suo primo film ufficialmente censito, piccoli calabresi sul lago maggiore, pochi minuti in bianco e nero della casa di produzione sezione cinema edisonvolta dove olmi raffigura i bambini nella colonia vacanze per i figli dei dipendenti, quella colonia che lui aveva frequentato con le braghette corte.
olmi è rimasto dipendente dell'edison fino al '63, quando arrivò il terremoto della nazionalizzazione elettrica, nacque l'enel.
...
il brevissimo manon finestra 2 (1956, testo di pasolini) e il tempo si è fermato (1959). aiuto regista, montatore, fotografia: tutti dipendenti dell'edison. in entrambe le pellicole, l'ambientazione sono le dighe idroelettriche in costruzione ai piedi dell'adamello, dove gli operai – tutti con i baffi d'ordinanza – lavorano «in esilio vicino al cielo», parole di pasolini. le dighe cìmego e veneròcolo (oggi dell'enel). nessun rendering, nessun sottofondo musicale. gli impianti si intravedono, e protagonista è l'uomo, attraverso il quale passano le storie della vita, le generazioni che cambiano, il sudore, l'etica del lavoro. quell'etica minimalista del lavoro cantata da primo levi con la chiave a stella.

concludo con due note a margine.
personale per la brava valentina cravino: non sottovalutare le nuove forme di espressione consentite dal web al giornalismo.
per tutti i lettori: i
l trailer del film il mestiere delle armi, di dieci anni fa:

 

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Categorie: energia, Film, Musica, Religione, teatro

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20 agosto 2011 - 16:58

cinema e letteratura. morte a venezia: ecco il vero tadzio. morì povero nell'86 a varsavia. le foto.

gli appassionati di cinema ricordano un bellissimo film di luchino visconti, "morte a venezia", 1971, tratto dal romanzo dello scrittore tedesco thomas mann "der tod in venedig", 1912.

il libro di mann e il film che ne è tratto narrano la storia di un professore, gustav von aschenbach, che durante un suo soggiorno a venezia, anzi al lido all'hotel des bains (esiste ancora ed è in ristrutturazione immobiliare per farne appartamenti di lusso), s'innamorava di tadzio, un inattingibile adolescente di una famiglia nobile polacca che alloggiava al des bains, fino a morirne durante un'epidemia di colera.

ecco due scene dal film di luchino visconti, per avere un'idea del film a chi non l'ha mai visto o per rinfrescare la memoria a chi l'ha visto.

aschenbach e tadzio al des bains
(l'hotel è stato il set reale del film come lo fu del romanzo e come lo fu del soggiorno di thomas mann)
 

la morte di aschenbach sulla spiaggia del lido
(queste scene furono girate ai bagni degli alberoni, sull'isola del lido di venezia. i bagni alberoni sono ancora in piena attività e sono celebri per la qualità del mare e della clientela discretissima)

 

 

ebbene, la storia è vera.

tadzio è esistito davvero.

era polacco, di famiglia ricchissima, alloggiava al des bains nello stesso periodo in cui vi soggiornò lo scrittore thomas mann.

si chiamava władisław moes, nacque nel 1900 e morì nell'86 a varsavia nella dignitosa povertà comunista.

mann nello scrivere si ispirò anche ad altre persone vere.

per esempio (ma vi sono altri casi nel romanzo) il gustav von aschenbach del romanzo probabilmente era august von platen-hallermünde, nato ad ansbach, poeta omosessuale morto a siracusa di colera pur di non abbandonare il suo amato.

e tadzio era appunto władisław moes, detto in famiglia władzio (pronuncia: vuàzio) o adzio.

thomas mann e katia arrivarono al des bains di venezia nella primavera del 1911 con le stesse modalità raccontate nel romanzo.

e videro la famiglia moes, industriali polacchi di origine tedesca, possessori di cartiere, fabbriche tessili e di altre attività nelle vicinanze di bialystok.
avevano una villa lussuosa a wierbka di cui oggi restano le rovine imponenti.

adzio nacque il 17 novembre 1900 a wierbka, quarto di sei fratelli.
era malato per una perforazione congenita del polmone, e un medico viennese consigliò alla famiglia di villeggiare in una località marina.
e i moes vennero a venezia.

Moes 

a sei anni adzio era bellissimo: henryk sienkiewicz, lo scrittore di "quo vadis", perse la testa per lui.

e adzio era consapevole del fascino che esercitava sulle persone.
al des bains si compiaceva, si pavoneggiava, faceva moine ricevendo regali.

attendendo che gli ospiti fossero seduti a tavola, in modo che potessero ammirarlo, scendeva lo scalone dell'albergo come avrebbe fatto sui palcoscenici la soubrette wanda osiris, distribuendo sorrisi.

ecco una fotografia di adzio adolescente. questo era il vero tadzio di cui rimase colpito thomas mann.

adzio mantenne questo spirito vanitoso fino alla vecchiaia.

nel '14 adzio entrò in collegio a varsavia, le aziende di famiglia furono distrutte dalla guerra, e nel '20-'21 combattè come ufficiale polacco contro l'urss di lenin.

nel '35 sposò la nobilissima anna belina brzozowska, fece il ricco dandy tra automobili e cavalli, ma nel '39 la germania invase la polonia e - richiamato a combattere - fu fatto prigioniero e finì in un campo di concentramento fino al '45.

il comunismo polacco nazionalizzò gli averi dei moes che non erano stati non depredati dai tedeschi.
adzio e anna ebbero due figli e lavorarono come impiegati, vivendo in un appartamentino della periferia di varsavia.

ecco una fotografia del vecchio władisław moes, in dignitosa povertà socialista.

nel '71 adzio pensò di andare da un avvocato per rivalersi contro luchino visconti perché a un certo punto del film viene fatto il nome moes.

la moglie di adzio morì nel '78.

il barone władisław moes morì il 17 dicembre '86.

per saperne di più consiglio di leggere:
- "sulle tracce del vero tadzio", articolo dello scrittore danilo reato pubblicato sull'annuario "lido di oggi lido di allora"
- di g
ilbert adair il libro "la vera storia di tadzio", arcanapop, 8 euro.

per gli appassionati di cinema, suggerisco anche di leggere il blog "schermi a parte", dedicato al cinema, che il bravissimo luigi paini tiene in queste pagine web.

 

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Categorie: Film, Libri, società

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26 giugno 2011 - 23:09

lunedì alle 19,14 un asteroide sfiora la terra. catastrofe evitata per 3 ore e mezzo.

l'apocalisse sfiorata.
alle 19,14 di lunedì un asteroide di dimensioni impressionanti sfiora la terra.
la nasa ha ricalcolato meglio i movimenti dei due corpi spaziali e ha concluso che l'impatto è mancato per appena tre ore e mezzo di differenza sull'appuntamento.
altrimenti?
altrimenti, bang.

altrimenti avrebbe potuto ripetersi quanto era accaduto cent'anni fa in siberia, a tunguska, quando la mattina del 30 giugno 1908, alle 7,17 di una mattinata resa luminosa dalle notti bianche del nord, un pianetino del diametro stimato di 50 metri ha distrutto in pochi istanti una fetta immensa della taigà siberiana. il cielo si è illuminato con la luce di mille soli, 2mila chilometri quadri di foresta siberiana sono spariti nelle fiamme e si è alzato un "fungo atomico" altro 80 chilometri. come centinaia di bombe atomiche. a titolo di confronto, uno scheggione (stimato) lungo 5 metri scavò un lago. non si sa quante persone morirono.

c'è una lista nera dei 250mila corpi celesti pronti a sfrittellarsi sulla terra: come l’asteroide apophis che potrebbe arrivarci addosso il 13 aprile 2036.
sull'ipotesi dell'asteroide piallatore ci hanno fatto pure film di stile catastrofico, come deep impact del '98.

i nuovi dati della nasa confermano i cambiamenti dell'orbita del nuovo asteroide che si chiama 2011md e che passera a 12mila chilometri, passando sotto i satelliti artificiali, sopra un punto a metà fra il sudafrica e l'antartico.

l’asteroide, grande come due autobus affiancati, è stato scoperto e avvistato mercoledì 22 giugno dall’osservatorio linear del nuovo messico.
la sua orbita non è omogenea perché il roccione distruttore "sente" la massa della terra e quindi la sua rotta è cambiata rispetto alla prima rilevazione.

http://neo.jpl.nasa.gov/news/news172.html

la luminosità dell’asteroide, misurata dai principali osservatori astronomici, dice che il roccione è tra i 9 e i 30 metri di diametro.
ai cannocchiali del loro osservatorio, gli astronomi dell'australia, della nuova zelanda, dell’asia meridionale e orientale tenteranno di seguire in presa diretta il passaggio fulmineo di 2011md, cercando di riuscire a fotografarlo nella sua corsa rapidissima.

quanti ne passano e quanti ne arrivano a terra?
secondo gli scienziati nasa del jet propulsion laboratory di pasadena (california), in media passa un roccione di questo tipo ogni sei anni. quelli più piccoli, quando entrano nell'atmosfera, si dissolvono in una cascata luminosa spettacolare, lasciando arrivare al suolo qualche sasso.
la sonda dawn si sta avvicinando intanto al pianetino vesta: qui puoi vederla.

non ce ne siamo accorti, ma il 4 febbraio di quest'anno, mentre eravamo distratti dalle nostre meschinissime attività di esseri umani, un roccione spaziale è passato ancora più vicino alla terra, appena 5.471 chilometri, un soffio.

e c'è chi pensa di spedire sopra a questi roccioni squadre di minatori spaziali per sfruttarne le risorse.

(ringrazio il bravissimo giornalista scientifico teramano nicola facciolini)

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Categorie: ecologia e ambiente, Film, Religione, Scienza

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22 gennaio 2011 - 12:15

musica e fenomeni web. il boom di "lascia stare ascanio dall'8 di gennaio". il caso del trollolo brezneviano.

sul web si generano nuovi miti. anche minùscoli. ma sorprendenti.

accade per esempio con il caso della canzone "lascia stare ascanio - dall'otto di gennaio" (ovvero "esce ma non mi ròsica").

accade con shahram shab-pareh, simpatico vivace e coattissimo cantante persiano (per i più giovani: persiano significa iraniano. per i meno giovani: coatto significa truzzo), un cantante che nel web italiano è ormai un mito. linkato a migliaia.

il fatto è che la lingua persiana non è del gruppo arabo-semitico.
anche se usa i caratteri arabi, il persiano è una lingua indoeuropea, come il portoghese, il norvegese, il serbo o l'italiano.
e ha - il persiano - molte sonorità simili alla lingua italiana.

così è accaduto a una canzone del nostro beniamino shab-pareh.
le sue canzoni spesso sembrano cantate in italiano, per le sonorità, per i suoni, per le sequenze fonètiche. ma con testi che, se ascoltati come se fossero in italiano, sono dadaisti.
appunto, "lascia stare ascanio".
testi senza senso.
parole lisèrgiche.

ecco la sua canzone più famosa. il video è decisamente tòrrido. ingenuo. la musica è sarchiapònica. una vera perla del kitsch.

ascòltala.

 

è chiaro.

il ritornello sembra dire: "lascia stare ascanio. dall'otto di gennaio".

è nata subito la versione italiana, sottotitolata.

èccola.

 

e poi ci sono anche altre canzoni del nostro simpatico cantante persiano alle quali gli italiani hanno rifatto il titolo e rinterpretato il testo.

come la canzone "piscia a mano", oppure la terrificante "piangerei per un gay".

in altre parole si sta ripetendo sul web italiano lo stesso fenomeno che era accaduto un anno fa con trollolo, cioè il cantante russo eduard chil' (è scritto anche edward khil, oppure eduard hil', e corrisponde a edward hill).

a metà anni '70 eduard chil' cantò per la tv brezneviana questa terrificante canzone.
"vocalizm".

con una sincronizzazione del playback così primitiva da suscitare la simpatia dell'ingenuità,
con un allestimento dello studio che sembra ispirato al pessimismo della ragione,
il nostro eduard chil' abbigliato in una giacca di tungsteno e con una chioma asfaltata di magnetite è stato riscoperto un anno fa dal web.
fu ribattezzato trollolo, gli allestirono un sito web, il video pazzo fu citato dalle maggiori tv del mondo, e il video ebbe in pochi giorni milioni di contatti.

 

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Categorie: Film, Musica, società, Web/Tecnologia

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