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Jacopo Giliberto

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salute

23 novembre 2011 - 21:20

ambiente. il rapporto drammatico dell'unep (onu) su clima e co2. il testo integrale.

oggi l'unep, l'agenzia onu per l'ambiente, ha pubblicato il rapporto bridging the emissions gap.

eccolo. originale e integrale.

clicca qui per scaricare il rapporto unep-onu "bridging the gap" (1,8mb)

in sostanza, il rapporto dice che si sta allargando il divario tra gli obiettivi salvaclima e le emissioni di anidride carbonica.
pessima notizia.

ecco il commento della commissaria europea al clima, la danese connie hedegaard:

 in response to a comprehensive new study released today by the un environment programme (unep), connie hedegaard said: "the bad news is that the gap is widening. the good news is that unep shows that it can still be closed. but its report underlines why the world should not spend more time thinking what to do. the world must get its act together."
the commissioner for climate action added: "durban is an opportunity for exactly this. yes we must implement earlier decisions but we must do more in durban. improving the additionality of the clean development mechanism (cdm), enhancing accounting rules and solving the problems with land use, land-use change and forestry (lulucf) and assigned amount units (aaus) are all on the eu's list of priorities for durban, which is very much in line with unep's recommendations.

interessante la nota del wwf italia:

il rapporto pubblicato oggi dalle nazioni unite (“bridging the emissions gap”, colmare il divario delle emissioni) mostra come gli sforzi globali per ridurre le emissioni di gas serra non stiano seguendo il percorso necessario per evitare il cambiamento climatico disastroso e sottolinea la necessità urgente che i leader del pianeta facciano concreti passi avanti ai negoziati di durban, in sud africa, che si terranno dal 28 novembre al 9 dicembre.
il rapporto, realizzato dall’unep (programma delle nazioni unite per l’ambiente), la principale autorità mondiale sulle tematiche ambientali, trae conclusioni amare sullo stato degli sforzi globali per la riduzione delle emissioni e allo stesso tempo indica come tali sforzi possano essere resi efficaci.
“questo rapporto dovrebbe essere considerato una ‘prova del nove’ per i negoziatori che si preparano ai negoziati sul clima di durban – ha detto mariagrazia midulla, responsabile policy clima e energia del wwf italia, che sarà in sud africa per partecipare ai negoziati – il rapporto mostra chiaramente che se non si intraprendono ora delle azioni decisive, il mondo si avvia verso cambiamenti climatici molto pericolosi. ma anche l’unep conferma che possiamo ancora farcela, se ci impegniamo subito per fermare la deforestazione e creare un futuro basato su efficienza energetica e rinnovabili. il gap infatti non né tecnico, né economico: è una mancanza di volontà politica e di leadership.”
“nessuno si aspetta che i governi riescano a colmare completamente il gap a durban – ha detto mariagrazia midulla del wwf italia - ma i negoziatori devono almeno evitare che il gap aumenti a causa di norme deboli e scappatoie sul metodo di calcolo delle riduzioni di carbonio. il tempo delle furbizie deve finire, la sfida è perseguire con lealtà ed efficacia la decarbonizzazione.”
stando al rapporto dell’unep, per avere una possibilità verosimile di mantenere l’aumento del riscaldamento globale sotto i 2°c rispetto all’era preindustriale, entro il 2020 le emissioni globali devono essere ridotte a 44 gigatonnellate di anidride carbonica equivalente, ben al di sotto dei livelli correnti. ma se anche gli impegni attuali più ambiziosi dei governi fossero pienamente realizzati, le emissioni supererebbero questo limite di 6 gigatonnellate, un valore quasi equivalente alle emissioni annuali degli stati uniti. e in pratica il gap è ancora maggiore, fino a 11 gigatonnellate, a causa di impegni deboli e gravi lacune e scappatoie nei target di riduzione dei paesi industrializzati.
nonostante questo l’unep conferma che possiamo arrivare a colmare il gap entro il 2020 e mantenere i livelli di riscaldamento globale tra 1,5 e 2° c, puntando sull’efficienza energetica, promuovendo le energie rinnovabili, riducendo la deforestazione e migliorando le pratiche agricole; un aiuto importante può arrivare dalla riduzione delle emissioni da trasporto marittimo e aereo internazionale, attualmente non regolamentate.
“tutti i paesi possono e devono fare di più per ridurre il “gigatonne gap”, vale a dire ridurre le emissioni ai livelli che ci consentiranno di evitare il peggio – ha concluso mariagrazia midulla del wwf italia – dobbiamo rafforzare la credibilità delle azioni dei paesi sviluppati, eliminando le scappatoie nel conteggio delle emissioni e portando gli obiettivi ai livelli necessari per affrontare il cambiamento climatico secondo le indicazioni della scienza. l’unione europea, per esempio, deve accettare che il proprio impegno di tagliare le emissioni di appena il 20% entro il 2020 è troppo debole sta aumentando il gap, mentre gli stati uniti, che non hanno ancora un piano credibile per raggiungere il loro pur debole obiettivo di riduzione delle emissioni, devono al più presto adottarne uno.”
per il wwf, i governi riuniti a durban possono fare importanti passi avanti per iniziare a colmare il “gigatonne gap”:
· devono sottoscrivere rigide regole che tengano conto delle emission reali, imponendo rigide regole all’uso dei permessi di emission derivanti dal primo periodo di impegni del protocollo kyoto;
· devono stabilire norme chiare sul doppio conteggio dei crediti derivanti dai meccanismi di compensazioni (cdm, ji, ecc.), rispetto sia agli obiettivi dei paesi sviluppati e sia agli impegni dei paesi in via di sviluppo, ed escludere quelle compensazioni che non producono reali riduzioni e non promuovono uno sviluppo sostenibile.
· devono raggiungere un accordo sulla necessità che le emissioni globali raggiungano il picco entro il 2015 e siano ridotte dell’80% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990.
· devono trovare un accordo su nuove e innovative fonti di finanziamento (per esempio un meccanismo internazionale per il trasporto marittimo e aereo internazionale) che possano aiutare a finanziare la riduzione delle emissioni e l’adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo.
· devono trovare un accordo su un secondo periodo di impegni nel quadro dell protocollo di kyoto e dare un mandato chiaro per un accordo globale legalmente vincolante, con una tabella di marcia che consenta un picco delle emissioni in tempi brevi, come ci suggerisce la comunità scientifica.

clicca qui per scaricare il rapporto unep-onu "bridging the gap" (1,8mb)

 

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Categorie: ecologia e ambiente, energia, fonti rinnovabili, salute, Scienza

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22 novembre 2011 - 18:15

ambiente. a rischio di estinzione in europa il 37% dei pesci di lago e di fiume. e altri animali.

secondo recenti ricerche pubblicate oggi, il patrimonio naturale dell'europa mostra un calo allarmante.

nell'ambito della lista rossa europea, estrapolata dalla lista rossa delle specie minacciate dell'unione internazionale per la conservazione della natura (iucn red list of threatened species), è stata valutata una quota consistente delle specie europee della flora e della fauna ed è stato rilevato che un'ingente percentuale di molluschi, pesci d'acqua dolce e piante vascolari rientra ormai nella categoria delle specie minacciate.

è il caso per esempio della salamandra (nella foto di roberto sindaco pubblicata dall'unione europea, dal cui sito web l'ho tratta)
Salamandra_salamandra
la valutazione di circa 6mila specie rivela che il 44% dei molluschi d'acqua dolce, il 37% dei pesci d'acqua dolce, il 23% degli anfibi, il 20% di un gruppo circoscritto di molluschi terrestri, il 19% dei rettili, il 15% dei mammiferi e delle libellule, il 13% degli uccelli, l'11% di un gruppo circoscritto di coleotteri saproxilici, il 9% delle farfalle e 467 specie di piante vascolari sono attualmente minacciati.

janez potočnik, commissario europeo responsabile per l'ambiente, ha detto: "il benessere delle persone, in europa e in tutto il mondo, dipende dai beni e dai servizi che la natura fornisce. se non affrontiamo i motivi di questo calo e se non interveniamo con urgenza per arrestarlo, potremmo trovarci a pagare un prezzo molto salato".

i molluschi d'acqua dolce sono il gruppo più minacciato tra quelli valutati.

gli esemplari di margaritifera auricularia , un tempo assai diffusi, ormai sono rinvenibili solo in alcuni fiumi della francia e della spagna.
questa specie, attualmente ritenuta a grave rischio di estinzione, era considerata pressoché estinta negli anni '80.
si tratta di una delle due specie per le quali è stato elaborato un piano d'azione a livello europeo, e sono in corso programmi di conservazione che alimentano qualche speranza per il futuro.

"questi dati confermano la situazione preoccupante in cui si trovano i molluschi europei", ha osservato annabelle cuttelod, coordinatrice iucn della lista rossa europea.
"tenuto conto anche delle gravi minacce che pesano sui pesci e sugli anfibi d'acqua dolce, risulta chiaro che gli ecosistemi d'acqua dolce europei sono fortemente a rischio e che sono necessari interventi di conservazione urgenti".

anche i pesci d'acqua dolce sono fortemente minacciati, soprattutto per effetto dell'inquinamento, della pesca eccessiva, della perdita di habitat e dell'introduzione di specie esotiche.
lo storione è particolarmente minacciato, al punto che sono considerate a grave rischio di estinzione sette specie europee su otto.

alla categoria delle piante vascolari appartengono le "cugine" selvatiche di piante coltivate che rivestono vitale importanza per la sicurezza alimentare; eppure esse sono spesso trascurate in termini di conservazione.
beta patula , a grave rischio di estinzione, è una parente stretta selvatica delle barbabietole coltivate e un'importante fonte di geni per migliorarne la resistenza ai virus.
sono minacciate in modo preoccupante anche altre piante coltivate: la barbabietola da zucchero, il frumento, l'avena e la lattuga, che in europa hanno notevole importanza sotto il profilo economico.

 c'è però anche qualche notizia positiva, in quanto la valutazione evidenzia il successo di alcune misure di conservazione ben congegnate.

molte specie protette nell'ambito della direttiva habitat e appartenenti alla rete delle aree protette natura 2000 hanno oggi maggiori possibilità di sopravvivenza che in passato.

centranthus trinervis, una specie vegetale tipica della corsica, è passata dalla categoria delle specie a grave rischio di estinzione a quelle in via di estinzione grazie a una protezione rigorosa dell'unico sito conosciuto in cui è presente.

 inoltre, negli ultimi 10 anni il controllo di specie invasive, quali ad esempio piante, capre e ratti, ha avuto conseguenze positive per la maggior parte delle lumache terrestri minacciate presenti a madera.

la lista rossa europea, che è compilata utilizzando gli stessi criteri della lista rossa mondiale delle specie minacciate dell'iucn ma si limita all'europa, offre una panoramica dello stato di conservazione di circa 6mila specie europee (mammiferi, rettili, anfibi, pesci d'acqua dolce, farfalle, libellule e gruppi circoscritti di coleotteri, molluschi e piante vascolari).
essa individua le specie minacciate di estinzione a livello regionale, in modo da permettere l'adozione di provvedimenti di conservazione per migliorare la loro situazione.

la lista rossa europea è finanziata soprattutto dalla commissione europea.
le specie sono classificate in una delle otto categorie di rischio previste; le specie considerate "a grave rischio di estinzione", "in via di estinzione" e "vulnerabili" rientrano nella categoria più generale delle specie "minacciate".

l'elenco è stato compilato dal global species programme dell'iucn, dall'ufficio regionale per l'europa dell'iucn, dalla commissione per la salvaguardia delle specie dell'iucn e dalla sua rete di esperti, nonché da vari partner, tra i quali butterfly conservation europe, european invertebrates survey e il museo di storia naturale di berna (svizzera).

l'unione europea sta rispondendo alle minacce che gravano sui pesci, sui molluschi e sulle altre forme di biodiversità d'acqua dolce con una nuova strategia sulla biodiversità , adottata nel mese di maggio di quest'anno. questa nuova e ambiziosa strategia mira ad arrestare la perdita di biodiversità e il degrado dei servizi ecosistemici nell'unione europea entro il 2020. per aiutare l'europa a raggiungere tale traguardo sono previsti sei principali obiettivi e 20 azioni. gli obiettivi sono i seguenti:
piena attuazione della legislazione unionale in materia ambientale a tutela della biodiversità;
migliore protezione degli ecosistemi e maggiore uso dell'infrastruttura verde;
maggiore sostenibilità dell'agricoltura e della silvicoltura;
migliore gestione degli stock ittici;
controlli più severi sulle specie esotiche invasive;
maggiore contributo dell'ue per scongiurare la perdita di biodiversità a livello mondiale.

per saperne di più vai a http://ec.europa.eu/environment/nature/conservation/species/redlist e http://www.iucnredlist.org/europe

 

 

 

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, salute, Scienza

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18 novembre 2011 - 17:26

un laboratorio a budapest (pare) all'origine della nube radioattiva che s'aggira per l'europa.

scoperta la (probabile) fonte della leggerissima nube radioattiva di iodio 131 che s’aggira sui cieli d’europa, di cui raccontavo l'altro giorno.

come ho scritto in questo secondo articolo, più dettagliato e aggiornato, la nube radioattiva è debolissima e sembra provenire da un laboratorio che produce radiofarmaci.

è così.
sarebbe stato un laboratorio ungherese che a budapest produce iodio 131 per la terapia contro il cancro alla tiroide e contro altre patologie.
si erano guastati i filtri dell'altissima ciminiera a strisce bianche e rosse.

già all'inizio dell'anno l'izotop intezet (istituto degli isotopi) aveva notato che c'erano lievissime emissioni di iodio 131 in aria (inferiori al limite di legge) dallo stabilimento, situato nei boschi della splendida periferia a ovest di budapest, e in estate aveva sospeso la produzione per istallare i filtri nuovi.

l'azienda è all'interno dell'accademia ungherese delle scienze, il palazzo storico che ha sede sulla riva del danubio, e gli impianti produttivi sono fuori città, in via konkoly thege miklós, dove ci sono altre istallazioni dell'accademia delle scienze.

un'immagine di uno dei laboratori dell'izotop intezet
Izotop

in settembre, con i filtri nuovi, l'emissione di iodio non era scesa.
quindi ora ha sospeso di nuovo la produzione per risistemare il sistema di filtrazione.
l'azienda di budapest sostiene di non essere all'origine della nuvoletta radioattiva sull'europa.

ecco l'agenzia reuters:

hungary says noticed increase in iodine-131 emission
budapest, nov 17 (reuters) - hungarian isotope maker izotop intezet had registered an increase in radioactive iodine-131 emission at its budapest laboratory earlier this year and suspended production until its filters are fixed, it said in a statement.
the institute said it had first registered an increase in iodine-131 emission in the first half of the year, which were below the health threshold, however it suspended output between june and august and made adjustments to the filtering system.
in september the institute resumed iodine-131 production, however, emissions did not decline to previous levels.
therefore, it had stopped output until the necessary adjustments to its filtering system are made.
the director of the institute told reuters hungary could not have been the source of low levels of iodine-131 measured elsewhere in europe.
(reporting by gergely szakacs; editing by james jukwey)

si sono svegliati anche in italia.
ecco una nota d'agenzia diramata poco fa
(dove si parla di institute of isotopes ltd si intende l'izotop intezet, per microbq intendi microbecquerel, per nanosv si intende nanosievert, per iaea si parla di aiea)

una verifica dei dati di routine della rilevazione di iodio 131 nell'ambiente da parte dei sistemi di monitoraggio della rete di sorveglianza e di notificare tempestivamente l'eventuale presenza di scostamenti anomali rispetto al fondo ambientale è stata sollecitata dall'ispra ai laboratori delle agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente che partecipano alla rete nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale, resorad.
una sollecitazione innescata dalla notizia che l'agenzia internazionale per l'energia atomica delle nazioni unite (iaea) di vienna, ha reso noto nei giorni scorsi sul proprio sito web di aver ricevuto dall'autorità di sicurezza nucleare della repubblica ceca comunicazione del rilevamento di una presenza in aria di livelli - molto bassi - di iodio 131 e che rilevamenti di analoga natura sono stati confermati anche da altri paesi europei.
nel comunicato la iaea precisa che i valori misurati sono comunque talmente bassi da non rappresentare alcun rischio per la salute della popolazione.
e l'istituto francese per la radioprotezione e la sicurezza nucleare, irsn, in un comunicato stampa emesso il 16 novembre, conferma che anche in francia sono state misurate tracce di iodio 131 in atmosfera.
l'intervento dell'ispra è legato anche «al fine di rispondere - dice un comunicato del'istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale - e alla richiesta del dipartimento della protezione civile di garantire la verifica dell'eventuale presenza di questo radionuclide sul territorio italiano. l'ispra, inoltre, in qualità di 'punto di contatto' nell'ambito della convenzione internazionale della iaea sulla pronta notifica in caso di emergenze radiologiche e nucleari ha preso contatti diretti con l'incident and emergency centre (iec) della iaea stessa al fine di ottenere ulteriori informazioni sull'evento.
ieri la iaea ha pubblicato, sul sito riservato alle comunicazioni con le autorità competenti dei paesi aderenti alla stessa convenzione internazionale, un aggiornamento della situazione connessa con il rilevamento dello iodio 131 in europa. nel comunicato, la iaea rende noto che le prime informazioni sulla presenza di tracce di iodio 131 in atmosfera sono circolate nella seconda settimana di novembre nell'ambito di un gruppo di istituti e laboratori europei, che effettuano analisi su piccole tracce di radioattività in atmosfera e che spontaneamente da molti anni sono tra di loro in contatto. il 10 novembre la iaea è stata avvisata informalmente della rilevazione di iodio 131 in aria in alcuni paesi europei. quel giorno l'autorità di sicurezza nucleare della repubblica ceca comunicava di aver rilevato la presenza in aria di livelli molto bassi del radionuclide.
a seguito delle risultanze di tali rilevazioni, la iaea, l'11 novembre, pubblicava quindi la notizia sul proprio sito web.
a tuttoggi, alcuni paesi europei hanno confermato la presenza di iodio 131 in atmosfera e ne hanno dato comunicazione alla iaea, mentre altri paesi hanno confermato di non aver rilevato concentrazioni di iodio 131 superiori ai limiti di rivelazione della loro strumentazione. nel comunicato di ieri si riportavano che i risultati delle misure effettuate variano da alcune unità ad alcune decine di microbq/m3.
tali valori risultano essere centinaia di volte inferiori - dice l'ispra - a quelli massimi misurati in italia lo scorso marzo a seguito dell'incidente nucleare alla centrale giapponese di fukushima.
i valori massimi si sono riscontrati nella repubblica ceca, nella regione orientale dell'austria e in ungheria, rispettivamente con 27, 65 e 87 microbq/m3.
per quanto riguarda l'origine della radioattività, la iaea ha richiesto alla autorità di sicurezza nucleare ungherese informazioni in merito allo stato degli impianti di produzione di radioisotopi in ungheria.
e ieri l'autorità di sicurezza nucleare ungherese ha comunicato che nel periodo dal 8 settembre al 16 novembre 2011 si è verificato un rilascio in atmosfera di iodio 131 dall'institute of isotopes ltd di budapest, di una quantità di radioattività di 342 gbq (con un picco di rilascio pari a 108 gbq in 48 ore fra il 12 e il 14 di ottobre).
l'autorità ungherese ha inoltre evidenziato che lo iodio 131 rilasciato da gennaio a novembre 2011 dall'institute of isotopes ltd di budapest è pari al 40 per cento del limite di rilascio autorizzato dalla autorità di sicurezza nucleare ungherese (national public health and medical office service) per quella installazione.
sono in corso indagini per chiarire la causa dei rilasci. l'autorità di sicurezza nucleare ungherese ha informato, infine, che a seguito dei rilasci le misure di concentrazione di iodio 131 in atmosfera, durante il mese di ottobre, hanno mostrato valori compresi fra 50 e 180 microbq/m3.
sempre in relazione alle concentrazioni rilevate, l'autorità di sicurezza nucleare ungherese, ha stimato che le dosi da inalazione sul territorio ungherese risultano inferiori a 10 nanosv, ed ha comunicato che dall'evento non vi saranno effetti sanitari alla popolazione.
analogamente, negli altri paesi dove sono stati misurati livelli di iodio 131 in concentrazioni inferiori a quelli rilevati in ungheria, le stime di dose forniscono valori ancora più bassi. le misure sino ad oggi effettuate in italia dai laboratori delle agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente, con diversi livelli di sensibilità, non hanno evidenziato alcuna presenza anomala di radioattività in aria. è da tener presente che nel settembre scorso l'arpa lombardia, nel corso delle sue normali attività di monitoraggio, aveva rilevato e segnalato alle autorità competenti la presenza di tracce di iodio 131 in aria, con un valore pari a 37 micro bq/m3.
va comunque sottolineato che le tracce rilevate non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario.
anche allora l'ispra aveva immediatamente informato i laboratori delle agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente che partecipano alla rete nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale, richiedendo una verifica dei dati rilevati di routine dai sistemi di monitoraggio della rete di sorveglianza e di notificare tempestivamente l'eventuale presenza di scostamente anomali rispetto al fondo ambientale. le risultanze delle misurazioni effettuate dai laboratori suddetti non evidenziarono ulteriori anomalie radiometriche.
il quadro radiometrico definito dalle misure condotte nei diversi paesi europei e le informazioni fornite fornite dall'autorità di sicurezza nucleare ungherese portano a far ritenere che con molta probabilità la presenza di iodio 131 in aria, registrata nell'ultimo periodo, sia riconducibile al rilascio in atmosfera avvenuto presso l'institute of isotopes ltd, di budapest nel periodo fra l'8 settembre e il 16 novembre 2011.
come peraltro evidenziato dalla iaea, i livelli di iodio 131 registrati in aria in europa sono da ritenersi estremamente bassi e tali da non costituire alcun rischio per la popolazione.

ringrazio i lettori mauro e luca bertagnolio
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17 novembre 2011 - 17:13

da oggi si possono vendere solo sigarette antincendio.

entra in vigore oggi il provvedimento della commissione europea che obbliga i produttori di tabacco a vendere solo sigarette antincendio.

mi sono chiesto (io fumatore) che cosa sono mai le sigarette antincendio. mozziconi spenti? bastoncini di liquerizia?
no.
sono le sigarette che, quando non si tira, si spengono da sole.

un po' come fanno i sigari che, se abbandonati a sé stessi, in breve si estinguono.

in altre parole, in tutta europa si potranno acquistare sigarette a (nota bene) *ridotta propensione di combustione*.
un metodo efficace per contrastare una delle maggiori cause di incendi e per prevenirli.
 
questo provvedimento arriva dopo la pubblicazione della norma europea en 16156:2010 “cigarettes – assessment of the ignition propensity” recepita in italia dall’uni – ente nazionale italiano di unificazione – come norma uni en 16156 “sigarette - valutazione della propensione all’innesco - requisiti di sicurezza”. 

non è finita.
sorpresa.
c'è un intero sistema normativo su come bruciano le sigarette.
la nuova norma completa il quadro tracciato dalla precedente norma, sviluppata in parallelo con l’iso (organismo mondiale di normazione): la en iso 12863:2010 “metodo di prova normalizzato per la valutazione della propensione all’innesco delle sigarette”.

l'obiettivo era trovare una soluzione tecnica che impedisse alle sigarette *non attivamente fumate* di consumarsi e bruciare in tutta la loro lunghezza, rappresentando una fonte di innesco e quindi un potenziale pericolo di incendio.
bisogna considerare due differenti aspetti: i requisiti di sicurezza antincendio e la definizione di un metodo di prova per determinare la validità dei campioni sottoposti a prova. beninteso, ognuno dei due aspetti richiede una normativa specifica.

riassunto.
sospetto che si usi più carta per fare le normative che per arrotolare il tabacco.

 

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15 novembre 2011 - 19:23

la nube radioattiva si aggira per l'europa. è una mezza bufala. dettagli, retroscena, segreti.

pare che sia una mezza bufala radioattiva.
la radioattività c'è, ma è in dosi irrilevabili e non viene da un incidente nucleare.

ieri raccontavo su queste pagine che sull'europa è stata rilevata una debole nube radioattiva di iodio 131:

dovrebbe venire da una fonte non individuata in europa sud-orientale, il che fa pensare alla zona tra romania, bulgaria e ucraina ma, visto che ogni radionuclide ha una "targa" involontaria che ne identifica la provenienza, si pensa anche che possa essere accaduto un guaio in qualche stabilimento di radiofarmaci in boemia o moravia (europa centrale, repubblica ceca).
tuttavia le quantità così basse, e appena rilevabili, non consentono un'analisi che determini con chiarezza la provenienza della radioattività.

i primi moderatissimi allarmi erano della settimana scorsa. ecco un passo di un dispaccio agi+reuters:

(agi/reuters) - vienna, 11 nov. - tracce di iodio-131 sono state rilevate nell'aria dell'europa. lo ha riferito l'agenzia internazionale per l'energia atomica, assicurando che «non vi sono rischi per la salute» e che il radioisotopo non arriva dalla centrale nucleare giapponese di fukushima, danneggiata dallo...

oggi è allarme.
non si tratta solamente dell'agenzia ansa, che rileva una notizia francese con un tono di sorpresa stupefatta come se fosse una novità dell'ultimora e rimpasta le notizie già scritte e riscritte (e parla di iodio 121 anziché iodio 131):

(ansa) - parigi , 15 nov - misteriose tracce di iodio 121, imputabili a delle fughe radioattive provenienti da un paese straniero ancora ignoto, sono state riscontrate nell'atmosfera della francia, senza tuttavia presentare rischi sanitari: è quanto ha annunciato oggi l'istituto francese per la radioprotezione e la sicurezza nucleare (irsn). l'origine e la data di queste fughe di iodio 131 sono «ad oggi sconosciute», ma non avrebbero alcun legame con l'incidente di fukushima, in giappone, ha aggiunto l'irsn. l'istituto francese è stato informato nei giorni scorsi da alcune reti scientifiche della presenza in diversi paesi d'europa centrale di iodio 131 nell'atmosfera e ha quindi lanciato una serie di analisi per cercare l'eventuale presenza di questo elemento radioattivo in francia. (ansa).
 Z04
15-nov-11 12:45

i blog e i social network sono intasati dall'allarme nucleare.
viene indicata come colpevole per esempio la centrale sloveno-croata di krško, che è vicina a trieste.
(in realtà, come leggerai più sotto, la centrale non c'entra nulla).

ecco per esempio un passo del bell'articolo di paolo della ventura:

da fonti non ufficiali si apprende che due centrali nucleari sarebbero state interessate dal rilascio di iodio-131: la centrale nucleare di krško (slovenia) e la centrale nucleare di pàks (ungheria). facendo una ricerca sul cesio, sul sito dell’eurdep, solo la centrale nucleare di krsko sarebbe interessata perché in europa, solo questo sito accumula iodio-131, cesio-134 e cesio-137

oppure scrive in francese wikistrike.
ecco qualche riga:

iode 131, césium 134 et césium 137 à la centrale de krško (slovénie) . d’après le site public european radiological data exchange platform , de l’iode-131 est détecté uniquement en slovénie et en croatie, à quatre endroits différents : à zagreb, à ljubljana, à krško, et à la limite des trois pays croatie-hongrie-serbie.

un articolo scritto molto bene è quello proposto da maria.
copincollo un passo:

che sia la centrale nucleare di krško, in slovenia, a 120 chilometri da trieste? ho provato a ricorrere al fai-da-te, visto che mancano informazioni decentemente complete sulla debole nuvoletta radioattiva nei cieli d’europa.
si sono individuate nell’aria piccole quantità di iodio 131 (è segno di incidente nucleare), ma la loro origine è ignota.
da qualche parte devono pur venire, no? e allora ho interrogato il database erdep (european radiological data exchange platform), che fa capo alla commissione europea e nel quale confluiscono i dati sulla radioattività provenienti da 4200 stazioni di rilevamento.
il risultato sembra indicare appunto krško (ho scritto: sembra indicare), un pezzo di antiquariato nucleare dal momento che la centrale è entrata in funzione nel 1981, esattamente...

ma anche io ho le mie fonti.
interne, dirette e informate.

 

 primo.

solamente pochi rilevatori della rete europea (su migliaia di contatori geiger sparsi per l'europa), solamente alcuni dei più sensibili, sono stati capaci di accorgersi di una leggerissima (leg-ge-ris-si-ma) variazione nella presenza di iodio 131 nell'aria.

la stra-maggior parte dei rilevatori  europei non ha rilevato proprio nulla.

e anche per gli strumenti di misura più sensibili, la variazione dello iodio 131 è al limite della sensibilità.

il numero?
eccolo.

l'aumento di iodio 131 è di un decimillesimo del fondo radioattivo naturale.
ripeto: rispetto al fondo naturale, cioè alla radioattività normale, l'aumento è stato pari a diecimila volte meno.

per capire del rischio zero che ciò rappresenta, la cantina di una casa tradizionale di tufo dell'italia centrale può avere un contenuto di radon (gas radioattivo) migliaia (ma anche decine di migliaia) di volte superiore al fondo naturale di radioattività da gas radon.

 

secondo.

un incidente nucleare legato a un'arma o a una centrale atomica di qualsiasi tipo rilascia molti isotopi insieme.

infatti ogni applicazione dell'energia nucleare (pacifica o bellica) è formata da una miscela ben precisa di materiali.
e ogni emissione radioattiva rispecchia il dosaggio della fonte.

lo sanno bene per esempio i "detective atomici" del joint research center dell'unione europea, i quali sanno riconoscere dal dosaggio degli elementi la fonte di qualsiasi emissione radioattiva. meglio, quasi qualsiasi emissione radioattiva: non questa di oggi, perché questa non dà elementi.
i "detective atomici" hanno individuato in questo modo operazioni segrete, hanno sbugiardato truffe nucleari, hanno scoperto la provenienza esatta di materiali trafugati.

se fosse la centrale di krško, ci sarebbe sì lo iodio, ma anche alcuni isotopi del cesio in proporzioni conosciute.
e come per la centrale al confine tra slovenia e croazia, tutte le altre centrali (e bombe atomiche) hanno questa carta d'identità precisissima.

qui, invece, solamente tracce di solo iodio 131.
e basta.

significa che non è un'applicazione nucleare, ma un'avaria o un errore in un utilizzo industriale di un solo, preciso elemento, lo iodio 131.
per questo motivo fin dall'inizio si era ipotizzata una fuga da un'industria che produce radiofarmaci, come scrivevo anche nell'articolo di ieri.
lo iodio 131 si usa infatti come radioterapico, soprattutto per ridurre il cancro alla tiroide.

ma lo iodio 131 si usa anche come ingrediente fondamentale dei dispositivi di rilevazione del fumo, quegli scatolotti con la lucina lampeggiante rossa che si vedono per esempio sul soffitto delle camere d'albergo o negli aeroplani per fare scattare l'allarme antincendio al primo accenno di fumo.

altre applicazioni dello iodio dovrebbero essere in alcuni passaggi del segmento dell'industria alimentare, mi pare per rendere asettici alcuni processi di lavorazione.
ma di quest'ultima applicazione non sono sicuro.

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aggiornamento del 18 novembre. scoperta la fonte della radioattività. è un laboratorio di budapest, in ungheria. leggi qui l'articolo.

 

 

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14 novembre 2011 - 17:48

una nube radioattiva si aggira sull'europa. l'entità è appena misurabile, ignota la fonte.

da qualche giorno alcuni dei rilevatori più sensibili della rete di controllo rilevano un aumento appena accennato di radioattività dovuto a iodio 131.

dovrebbe venire da una fonte non individuata in europa sud-orientale, il che fa pensare alla zona tra romania, bulgaria e ucraina ma, visto che ogni radionuclide ha una "targa" involontaria che ne identifica la provenienza, si pensa anche che possa essere accaduto un guaio in qualche stabilimento di radiofarmaci in boemia o moravia (europa centrale, repubblica ceca).

tuttavia le quantità così basse, e appena rilevabili, non consentono un'analisi che determini con chiarezza la provenienza della radioattività.

secondo l'agenzia internazionale per l'energia atomica "non ci sono rischi per la salute" (è un aumento rilevato solamente da pochi strumenti fra i più sensibili) e di certo il radioisotopo non arriva dalla centrale nucleare giapponese di fukushima, danneggiata dal maremoto di marzo.

il ministero tedesco dell'ambiente esclude che la fonte dello iodio 131 sia una centrale nucleare, pur confermando che quantità sono state rilevate nell'aria.

la commissione europea dice che i livelli misurati sono "talmente bassi che non pongono rischi per la salute e sotto la soglia che obbliga a commissione a notificarli agli stati membri".

cliccando qui puoi leggere i comunicati ufficiali dell'aiea (l'agenzia atomica) e del ministero austriaco dell'ambiente, comunicati emanati entrambi da vienna.

suggerisco anche di guardare il video che avevo pubblicato il 14 aprile: l'impressionante mappa filmata delle 2.053 bombe atomiche già esplose nel mondo.

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aggiornamento del 18 novembre. scoperta la fonte della radioattività. è un laboratorio di budapest, in ungheria. leggi qui l'articolo.

 

 

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11 novembre 2011 - 20:13

ecocronache da ecomondo. la beffa dei sacchetti che si spacciano per *bio*. e tu paghi.

qui ecomondo alla fiera di rimini.

marco versari, presidente dell'assobioplastiche, ce l'ha con i sacchetti di plastica che si spacciano per biodegradabili.

dice: in realtà è biodegradabile meno di metà dei sacchetti venduti per tali.

e qualcuno - dice versari - sta guadagnando soldi a palate con questa beffa.
soldi a scapito dei consumatori.

la premessa è evidente.
per legge dal primo gennaio scorso le buste della spesa devono essere biodegradabili.
ce ne siamo accorti tutti. alla cassa del supermercato troviamo i sacchetti mollicci e fragili fatti con la plastica biodegradabile vera.
la plastica, cioè, che si può usare come sacchetto della frazione umida dei rifiuti, cioè l'immondizia organica che viene *compostata*, trasformata in un ammendante agricolo.

la plastica davvero biodegradabile, messa tra i rifiuti, si dissolve.

però il decreto ha detto che i sacchetti devono essere *biodegradabili*, non *quanto* biodegradabili.

tutto è biodegradabile, anche l'acciaio (ci mette molte centinaia di anni, ma anche l'acciaio dissolve).

il fatto è che, emesso il decreto, non sono ancora state fatte le norme tecniche per misurare la biodegradabilità di questi sacchetti.

norme che - invece - ci sono per i sacchetti di plastica *compostabile* per rifiuto umido.
sono le specifiche tecniche per i sacchi da rifiuto organico, cioè riguardano un altro segmento rispetto ai sacchetti della spesa.

dicono, le norme tecniche, dopo quanto tempo massimo il sacchetto dei rifiuti organici deve essersi dissolto.

"i supermercati e la grande distribuzione usano sacchetti di vera plastica biodegradabile secondo gli standard di compostabilità - dice versari dell'assobioplastiche - e quindi sono perfetti e si possono usare per racchiudere la frazione umida dei rifiuti da destinare al compost. la
grande distribuzione ha capito il problema ed è capace di affrontare con serietà il tema dell'ambiente. ma la gran parte dei negozianti dà ai clienti sacchetti di plastica *diversamente biodegradabile*, fatti di polietilene con additivi che dovrebbero favorire la biodegradabilità della plastica".

versari mi sventola il sacchetto di un negozio di moda.
è un sacchetto bello, tenace.
un classico sacchettone di polietilene ad alta densità, quello che crocchia.
sul fianco del sacchetto - in carattere minuscolo - c'è scritto che è biodegradabile, ma (in caratteri micro) è specificato che si dissolve entro 5 anni (5 anni!), non si può usare per compost, per essere smaltito correttamente va buttato e-sclu-si-va-men-te nella plastica ordinaria.

insomma, biodegradabile una cippa.

poi versari mi fa mettere la mano di un sacchetto pieno di coriandolini.
"è la plastica come diventa quella del sacchetto che ha appena visto".
gli additivi per rendere *diversamente biodegradabile* il polietilene, in altre parole, aiutano la plastica a sbriciolarsi in frammenti minutissimi, che si disperdono. "questi frammenti resteranno nel terreno, saranno mangiati dagli animali. ci rendiamo conto? ma metta la mano nel sacchetto".

marco versari apre la bocca del sacchetto di coriandolini di plastica *bio-beffa* e vi infilo la mano.
in un istante, le dita e i polpastrelli attraggono i pezzettini di plastica e mi si coprono di polvere colorata.
per liberarmi della simil-degradabile servirà una lavata sotto l'acqua corrente perché la polvere di polietilene non vuole abbandonare la pelle della mia mano.

ancora versari: "questa plastica con l'additivo danneggia la chimica innovativa, che punta su nuovi modelli d'industria. i produttori di plastiche davvero biodegradabili di ottima qualità sono molti e sono danneggiati dagli eco-furbi. e pure i consumatori sono danneggiati".

perché, chiedo.

"vede - risponde versari - la vera bioplastica costa tre volte tanto rispetto al polietilene additivato. l'eco-furbo compra i sacchetti di polietilene additivato, strangola sui prezzi di lavorazione i produttori di sacchetti, e poi rivende il prodotto ai negozianti a prezzo di vero biodegradabile, tre volte tanto. il negoziante poi fa pagare al cliente un prodotto che prima regalava".

non credo, versari.

"ah non mi crede? le darò un dossier che abbiamo raccolto con le fatture e gli scontrini di tutti i passaggi dell'eco-beffa".

quando avrò in mano il dossier, caro lettore, lo pubblicherò su queste pagine.

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19 ottobre 2011 - 20:05

il 62% dei viaggiatori soffre la "sindrome del delinquente" ai controlli in aeroporto.

in coda al metal detector dell'aeroporto.

sudore freddo, mani umide, un nodo allo stomaco.
gli occhi truci dell'addetto alla sicurezza mi fissano la nuca, lo sento.
in tasca avrò qualcosa di illegale?
mi fermeranno, mi perquisiranno?
scopriranno che nel bagaglio a mano ho nascosto (un accendino, un coltellino, l'acqua minerale)?
sono un terrorista internazionale senza saperlo?
mi hanno ficcato droga nel bagaglio a mano?
squilleranno i campanelli e si accenderanno tutte le luci rosse lampeggianti?
e tutte le persone in coda mi guarderanno e pernseranno di me: "delinquente, si vede anche dalla faccia"?

Raggi x

sembrano considerazioni da affidare difilato a un analista freudiano o junghiano, ma bravo.
considerazioni degne di un senso di colpa mostruoso.
eppure è un sentimento comune, comunissimo.

in spagna l'osservatorio dei voli (observatorio de vuelos) ha condotto un sondaggio tra 1.500 persone in partenza all'aeroporto e ha scoperto che il 62% dei viaggiatori quando si sottopongono ai controlli soffrono la "sindrome del delinquente".

ripeto: il 62% dei viaggiatori.

clicca qui per leggere il risultato dell'inchiesta dell'observatorio de vuelos sulla "sindrome del delinquente" (in spagnolo).

l'esempio citato all'inizio dell'articolo è eccessivo, e manifesta un disagio davvero patologico.
per fortuna, la "sindrome del delinquente" in genere è assai più lieve, e si manifesta come un forte senso di inquietudine che - sommandosi con il timore dei pericoli del volo, con l'idea di arrivare tardi, di finire in lista d'attesa o di perdere il bagaglio - può trasformare per molti passeggeri un volo banalissimo in un'esperienza angustiante.

la giornalista spagnola patricia gosàlves, che nel blog turistario del sito web del paìs ha analizzato i dati dell'osservatorio dei voli, dà ai viaggiatori un solo consiglio: sorridi, forzando il tuo senso di irrequietezza.
la faccia da gastrite denuncia il delinquente.

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13 ottobre 2011 - 20:43

i tagli ai fondi del ministero dell'ambiente. partono le polemiche. eccole.

i tagli ai fondi del ministero dell'ambiente, anticipati dal sito web del sole 24 ore con questo mio articolo, suscitano mille polemiche.

il collega stefano natoli ha scritto questo ottimo articolo che entra nel dettaglio delle sforbiciate ai conti del ministero.
l'articolo del sole 24 ore dice che il ministero dell'ambiente rischia un taglio del 90% al suo bilancio.
si passerebbe da un bilancio di 1,65 miliardi del 2008 ad appena 444 milioni nel 2012, di cui 320 milioni di euro solo di spese fisse tra stipendi, affitti, bollette e altro.

il risultato è che nel 2008 il ministero poteva spendere per i risanamenti e i disinquinamenti, i parchi, la riduzione delle emissioni di co2 oltre 1,3 miliardi di euro, mentre nel 2012 potrebbe spendere per le stesse cose non piu« di 120 milioni di euro con un taglio pari al 90 per cento.

venerdì mattina ho aggiunto un articolo di analisi sui retroscena e i conti del ministero: clicca qui per leggere l'articolo

aggiungo qualche aggiornamento.

i finiani
"ho già parlato con i rappresentanti degli altri gruppi di opposizione e stiamo predisponendo gli atti per la richiesta di audizione del ministro prestigiacomo di fronte alla commissione ambiente della camera. vogliamo garanzie sull'uso dei pochi fondi che sono rimasti in cassa al ministero dal momento che la legislatura è a un giro di boa", dice il deputato di fli aldo di biagio.

 qui il deputato aldo di biagio si riferisce espressamente a quanto spiego nel mio articolo sui tagli agli impegni internazionali del ministero: "tagli che rendono inadempiente il nostro paese rispetto agli impegni sottoscritti in sede internazionale attraverso la ratifica di protocolli e convenzioni, ma che mettono a rischio anche la gestione degli affari correnti".
"il venir meno agli impegni internazionali è un fatto grave in sé e determina anche un rischio per le nostre imprese e per la ricerca con ricadute economiche complessive notevoli. mi pare inoltre che le risorse siano state azzerate anche per altri capitoli di impegno del ministero dell'ambiente come quello della qualità dell'aria", dice di biagio che sottolinea: "vogliamo sapere dal ministro prestigiacomo cosa è rimasto in cassa dopo i tagli delle due successive manovre e come intenda rimodulare il budget nel tempo che resta a questa maggioranza di governo".

su questi temi fli, come scrivevo nell'articolo di anticipazione, ha già predisposto un'interrogazione al ministro dell'ambiente per chiedere quali misure intenda predisporre, a fronte delle evidenti criticità finanziarie, per favorire lo sviluppo delle attività del ministero "in adempimento agli impegni internazionali che vedono l'italia al centro di politiche cooperative nei settori della cosiddetta economia verde, considerata da tutti gli analisti l'unico vero volano capace di portare i vari sistema paese fuori dalla gravissima crisi economica internazionale" - si legge nel testo dell'interrogazione - che chiede anche "in quale modo si intenda ridistribuire le risorse disponibili per il dicastero dell'ambiente, a seguito dei recenti interventi di finanza pubblica e se, nella scelta delle priorità, intenda tener conto dell'obbligatorietà di impegni assunti a seguito di leggi di ratifica, del prestigio internazionale e dei benefici economici che da questi impegni derivano".


il wwf
«il governo si deve assumere la responsabilità dei tagli al ministero dell'ambiente», dice stefano lenzi, responsabile relazione istituzionali del wwf italia.

«sono tre anni che denunciamo l'agonia del ministero - osserva lenzi - ora siamo siamo al de profundis della sua operatività».
prima di tutto - spiega - tra le conseguenze «chiuderanno tutti i parchi nazionali, per non parlare di quello che potrebbe accadere a cose concrete come la lotta al dissesto idrogeologico, le politiche energetiche, i cambiamenti climatici, l'inquinamento, la biodiversità».

 

il pd
«il governo ha deciso di cancellare il ministero per l'ambiente. è un gesto criminale poichè così facendo si rende impossibile l'indispensabile opera di prevenzione e controllo del territorio mettendo a repentaglio la vita di tantissime persone. il ministro prestigiacomo non si è accorta che in questi anni tremonti gli ha praticamente chiuso il ministero? dove era? ora se ha un sussulto di dignità chieda l'immediato reintegro delle risorse o rassegni le sue dimissioni». lo afferma stella bianchi, responsabile ambiente del pd.
«in ogni caso - spiega - è davanti a noi lo spettacolo indecente di un governo che fa cassa a danno del nostro patrimonio più prezioso, della salute e a volte dell'incolumità dei cittadini. è evidente che questo governo ora più che mai deve rassegnare le sue dimissioni nel più breve tempo possibile per il bene del paese e degli italiani».

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10 ottobre 2011 - 17:20

ecco i dieci posti più radioattivi al mondo. il peggiore: fukushima.

ecco i dieci luoghi più radioattivi del mondo.
l'articolo è di brainz.

alcuni sono a portata di mano o di pensiero.
altri, assai più remoti dalla nostra vita.

al nono posto, il mediterraneo per via delle navi cariche di scorie che - pare - la 'ndrangheta ha fatto affondare come forma barbarica di smaltimento.
al sesto, l'impianto di trattamento dei rifiuti nucleari di sellafield, sulla costa inglese.

molto contaminati i residuati del periodo sovietico: al settimo posto è maiak, quinto il polo chimico siberiano, quarto il poligono kazaco dove sono state fatte esplodere bombe atomiche e all'idrogeno di ogni tipo, e al terzo posto le terrificanti miniere di uranio di mailuu suu, in kirghizistan.

secondo al mondo, ancora un'eredità dell'urss: cernòbyl, dove il 26 aprile dell'86 esplose uno dei quattro reattori rbmk1000 della centrale elettrica. cliccando qui puoi leggere il mio reportage fatto 25 anni dopo la tragedia.
dal blog correnti del sole 24 ore, il primo filmino che ho girato con il telefonino dentro il relitto della sala controllo del reattore esploso

dal blog correnti del sole 24 ore, il secondo filmino che ho girato con il telefonino dentro la sala controllo del reattore esploso

peggio di tutti, fukushima, in giappone.

 

 

per i pigri, antonella recchia su peacelink ha scritto una traduzione italiana dell'articolo di brainz.

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7 ottobre 2011 - 18:28

della vita, della morte. un articolo sui retroscena funerari a una sagra di paese.

metafora della vita tra una bara e un arrosticino, tra un fritto di mare e un'esumazione, tra una grappa e una cremazione.

è un argomento, la morte, di cui mi sono occupato per lavoro solamente quando, ragazzino, ero cronista di "nera" e per dovere professionale dovevo vedere e scrivere di mort'ammazzati.

ma daniele fogli ha scritto questo articolo a mio parere interessante, a dispetto dell'argomento lugubre.
e soprattutto, fogli l'ha scritto con un tono disincantato.
contrapponendo (è la vita, bebi) il menù di una sagra di paese con gli argomenti spinosi della morte.

si tratta dell'editoriale pubblicato sull'ultim... ops... sul nuovo numero della rivista "i servizi funerari".
questa rivista è un trimestrale per gli operatori del settore funebre e cimiteriale promosso dalla sefit, l'associazione della federutility che raccoglie le aziende pubbliche locali attive in questo mesto settore.

compiuti i riti scaramantici più bischeri, ripubblico l'articolo di fogli, per gentilissima concessione sua, della casa editrice euroact, della sefit e della federutility, federazione che raccoglie anche altri più lieti segmenti di attività come i trasporti pubblici, gli acquedotti, le aziende del gas e così via.

 

una lezione di vita

di daniele fogli

qualche sera fa ero, con conoscenti, ad una sagra. al mio tavolo stavano una dozzina di persone, pensionate, alcune che conoscevo da tempo, altre solo di vista.
una delle persone che conoscevo da più tempo, si è rivolta a me, all’inizio della cena, dicendo se ricordavo xy: era deceduto; aveva scelto di farsi cremare. e con naturalezza, ricordandosi della mia esperienza lavorativa, mi chiede subito quanto può costare un funerale con cremazione: più o meno di uno con sepoltura tradizionale?

ho risposto che un funerale con cremazione costa circa quanto uno senza cremazione, quel che ormai fa la differenza è il costo della sepoltura. se poi lo si confronta con la tumulazione stagna, il maggior costo dato dalla operazione di cremazione è spesso compensato dal minor costo della bara di zinco, dalla sua saldatura, dall’apertura e chiusura di un loculo, operazioni in genere più costose dell’apertura e chiusura di una celletta cineraria. e poi molto dipendeva dalla scelta della bara! comunque un prezzo medio – nella mia città – comprensivo di trasporto funebre, bara, fiori, necrologie e quant’altro di ordinaria scelta, poteva aggirarsi sui 3.500/4.000 euro. e qui vedo il primo imbarazzo. come, non i 7.000 euro che pensava il mio interlocutore. ed era fatta! al tavolo si accende una discussione serrata, tra un arrosticino e un fritto di pesce …: un signore, di fronte a me, comincia subito a dire che a lui, l’impresario funebre, amico, aveva fatto pagare per il funerale della moglie 9.000 euro, e la tomba già l’aveva. la mia risposta è stata secca: “bell’amico! ti ha chiesto almeno il doppio più di quanto era necessario”. mi volto alla mia sinistra e una signora, che non conoscevo, si rivolge a me, non senza qualche imbarazzo, chiedendomi se poteva “approfittare” per un problema che aveva sull’intestazione e sull’uso della tomba. va bene, dico, quando vuole, addentando un pezzo di salsiccia ai ferri che mi era appena stata portata. non faccio a tempo ad attaccare il pezzetto di carne, che alla mia destra interviene un altro conoscente che, ancora pensando ai costi del funerale, si lancia in una serie di valutazioni che si possono così sintetizzare: costa tutto troppo, in fin dei conti una cassa è di 4 assi, un funerale dura 2-3 ore, il trasporto funebre fatto in taxi costerebbe molto meno, e perché non usare una cassa di cartone per la cremazione; poi si disperdono le ceneri e il funerale è fatto! perché ingrassare le pompe funebri, il comune?
non ha tutti i torti, penso io, ma poi comincio con lo spiegare che quando uno va a comperare un maglione in un negozio, non paga per il maglione per il peso della lana e i 5-10 minuti della commessa. esiste anche una qualità di fattura del maglione, altrimenti missoni chi se lo sarebbe filato?
e poi giù a spigare che le pompe funebri sono un lavoro in cui i costi fissi sono elevati, perché è un negozio che deve essere aperto 365 giorni all’anno, giorno e notte (in reperibilità).
e il personale costa, anche se è lì per attendere una telefonata. e poi, sfatiamo il falso mito che la cassa di cartone costi poco o nulla, l’impresario funebre paga una cassa presentabile di legno di bassa qualità un poco più di una cassa di legno e cartone da cremazione per cadavere.
il sovrappiù di prezzo è dato dall’errore di caricare il costo del servizio e il recupero dei costi fissi soprattutto sulla bara, invece di fatturarli per quello che sono: servizi! è in questo momento che mi appare in tutta la sua evidenza la necessità di attuare l’art. 7 comma 1 della legge 130/2001, sulla cremazione. cosa dice questo comma, direte voi? andatevelo a leggere, risponderei io, ma in sintesi è il comune che dovrebbe informare i cittadini sui profili economici del funerale, vista l’ignoranza che esiste in materia.
ma non è finita, la moglie dell’ultimo interlocutore, mi rappresenta la situazione del cimitero del suo paese (vive in zona di campagna) in cui i morti sepolti a terra sono quasi scomparsi.
una volta i cimiteri erano pieni di lapidi di persone sepolte in terra, ora, invece si sono svuotati!
perché?
mah, dico io, in attesa di un pezzetto di torta “tenerina”, penso per due motivi: cala la inumazione visto che la gente sceglie sempre più la cremazione (nelle mie zone ormai al 50%) e mentre una volta l’esumazione ordinaria la governava il fossore del paese, ormai tutte queste operazioni – per ottimizzare i costi - si commissionano a terzi che, per essere economicamente competitivi, le devono fare in forma massiva, tra il decimo e l’undicesimo anno di sepoltura.
per cui resta, in questo caso, mezzo campo comune vuoto, mentre la gente non si spiega perché deve pagare la cremazione dell’inconsunto, che poteva stare ancora sotto terra per qualche anno, per lasciare poi un cimitero con poche lapidi: un “non cimitero”, nelle parole della mia interlocutrice.
e io a spiegare che gli inconsunti (caspita, in poco più di vent’anni, da argomento ignoto ai più, è diventato un argomento di normale conversazione) anche se restano inumati per altri anni, generalmente non si scheletrizzano, per molti e diversi motivi. e la mia interlocutrice: è lo stesso, un campo comune senza lapidi, non è un campo comune; un cimitero senza morti, non è un cimitero!
a questo punto, forse complice un grappino, cedo: ha ragione, forse è meglio ripensare agli effetti indesiderati di queste politiche di risparmio nella gestione dei cimiteri, altrimenti il rischio è che quel “luogo di memoria” sia rifiutato per il tipo di memoria che trasmette.
vi risparmio, complice anche lo spazio a mia disposizione per questo editoriale, il resto della conversazione, che si è dipanato sulle caratteristiche delle bare, di legno e di cartone, se inquinano di più o di meno queste ultime, le vernici, ecc.
insomma una sagra in compagnia di persone sulla settantina, che si facevano domande sul loro futuro, sul presente e che esprimevano dubbi e considerazioni sulla morte e su quello che la circonda, senza tabù.
una bella lezione di vita, pardon: di morte!

 

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7 ottobre 2011 - 13:33

sorpresa. la danimarca mette una tassa sui grassi contenuti nei cibi.

la danimarca, prima e (spero) unica al mondo, ha deciso di tassare il grasso.
un'imposta sul contenuto di grasso saturo nei cibi.

lo racconta il settimanale newyorkese time in questo articolo e la notizia contrista le mie papille.

Burro2 
il burro, ovvio, è grasso saturo e quindi rincara, ma anche la panna da cucina, la besciamella, le carni o il formaggio (quelli francesi riportano sull'etichetta indicazioni come "60% matière grasse").

non c'è riguardo fiscale per nessuno, dagli hamburger del mcdonald fino al latte delle vacche razza frisona che ruminano l'erba verdissima dello jutland.

Hamburger 
sono esentati dall'imposta i grassi insaturi, come l'olio d'oliva, ritenuti meno dannosi.
questa scheda di wikipedìa sugli acidi grassi è molto chiara.

è la guerra danese contro gli ingredienti ritenuti cattivi per la salute. grassezza, diabete, malattie al cuore.
dal 1° ottobre sono colpiti non solamente i grassi ma anche gli alcolici (che erano già triturati da imposte schiacciasassi).

l'imposta sui grassi si basa su una formula semplice: 16 corone per ogni chilo di grassi saturi a partire da un contenuto minimo del 2,3%.
così il pacchetto di burro (salato o non salato, secondo la tradizione danese) contiene il 63% di grassi saturi e rincara in media di 2,5 corone.

i danesi sono un popolo che non si risparmiano: tra salsicce, pane imburrato e altre saturazioni, ogni anno ingluviano 82 milioni di chili di grassi tassabili.
sono esportatori formidabili di burro (il lurpak è presente nei nostri scaffali) ma i danesi sono famosi in tutto il mondo soprattutto per i dansk smør cookies, danish butter cookies, bisquits au beurre danois, venduti nelle classiche scatole di metallo smaltato di blu.

Danish cookies 

già nel 2004 la danimarca aveva tassato i grassi idrogenati (le margarine e così via) usati dall'industria alimentare per biscotti e altre preparazioni.

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