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Jacopo Giliberto

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società

11 maggio 2013 - 20:52

evoluire.

sul corriere di oggi, nell'articolo dedicato all'incidente terribile dell'altra notte nel porto di genova, la compagnia armatrice messina spiega che la nave jolly nero evoluisce nel bacino di evoluzione.

proprio cosi.

l'evoluzione è l'atto, la conseguenza, dell'evoluire.

la lingua italiana - come tutte le lingue del mondo - si evoluisce nel tempo.
così come evoluiamo noi, persone, ed evoluisce la società.

è un processo inarrestabilizzabile.

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Categorie: infrastrutture, mobilità, società, storia, trasporti

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8 maggio 2013 - 11:48

tragedia di genova. lettera oltraggiosamente privata di un burocrate.

stamattina ho ricevuto questa lettera oltraggiosamente privata del direttore di un ministero.

violando la riservatezza, la pubblico.
violando i luoghi comuni sui dipendenti statali, sui grigi burocrati.

la tragedia nel porto di genova.

 

la botta è forte e sono un po' piegato.

erano ragazzi, nostri ragazzi con i quali chissà quante volte ho parlato...

magari incazzandomi o anche brontolando...

credo che la sobrietà debba prevalere, ovviamente: il dolore è dolore e, per ora, non
è razionale.

lì dentro poteva esserci uno di noi, uno dei miei, uno di quelli che ancora lavorano senza alibi né farsi domande, convinti che il lavoro pubblico, che il lavorare per gli altri sia una scelta di vita, un impegno da onorare quotidianamente.

come è successo al giglio, con funzionari partiti appena accaduta la tragedia con i soldi propri presi al bancomat, con le proprie automobili e che poi, dopo mesi, non si sono visti neanche risarcire le missioni per mancanza di adeguate motivazioni, timbri e ceralacche...

erano nostre donne e uomini (le capitanerie), funzionari dello stato al cambio della guardia alla torre vts (il sistema del controllo del traffico marittimo per prevenire incidenti e gli inquinamenti del mare).
è come se un aereo in manovra avesse abbattuto la torre di controllo.

personalmente, c’è il muto dolore per quanto accaduto. sui dettagli della tragedia rimanderei ogni giudizio alle indagini avviate: chi più delle capitanerie di porto saprà valutare gli avvenimenti? sempre personalmente credo sia da valutarsi anche l'ipotesi di una tragica fatalità (non è la tecnologia che supera il lavoro delle donne e degli uomini): intorno alla nave c'erano in manovra 2 (due) rimorchiatori... (perché di più non ce n'entravano), e pare che messa la retromarcia per accostarsi alla banchina non sia entrata la "marcia avanti", un'avaria alla macchina.

lì, se non erro, si fanno quattordicimila manovre analoghe l'anno. non è mai successo nulla. naturalmente non è, né può essere, l'alibi. ora vedremo i problemi e le risposte.

torre messa troppo vicino alla banchina?
avaria dei motori?
imperizia?

occorre sapere aspettare con la pazienza che non ci manca mai, perché crediamo nello stato libero e democratico che funziona e che opera nell'interesse generale, in silenzio.

scusate.

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Categorie: acqua, infrastrutture, mobilità, società, tecnologia, traffico, trasporti

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27 gennaio 2013 - 18:09

sterminio. i pensieri dei tedeschi mentre massacravano gli ebrei. una storia di oggi. l'ovvietà dell'osceno.

(ripubblico con un copincolla questo articolo di un anno fa, e di due anni fa. oggi è il 27 gennaio, giorno della memoria).

 

non mi piacciono le parole scioà oppure olocausto.
non mi piacciono le rievocazioni a date fisse. la lagrima a comando: "ora, piangere!"
per questo motivo scrivo a sera tarda del 27 gennaio, quando le rievocazioni del dolore su richiesta sono finite.

il giorno degli stermìni non è solamente il 27 gennaio.
tutti i giorni, è il giorno per ricordare l'orrore della strage.

come lo è il 13 luglio.

oggi non è il 27 gennaio: oggi è il 13 luglio.

sessantanove anni fa.

siamo in polonia, in masovia, alle porte di jòzefòw. sulla riva che pende verso la vìstola, la wisła.

un convoglio di autocarri si ferma poco lontano dal paese, ne scendono 500 uomini: soldati tedeschi, battaglione 101, polizia ordinaria dello stato.
messi in semicerchio intorno al loro comandante, ascoltano il suo discorso.

il maggiore trapp – l’unico di cui si è salvato il nome – comunica loro la missione di oggi.

"è molto difficile", esordisce il maggiore trapp.
"è un compito duro".
il paese che devono circondare è pieno di ebrei, 1.800 circa.

è una delle comunità ebraiche, dei villaggi, gli scètl (shetl). c'erano villaggi con il 50, il 70, il 90% di ebrei.

tra loro, ci sono circa 300 maschi in grado di lavorare. devono essere rastrellati e portati a un campo di lavoro sotto scorta armata.

tutti gli altri, bisogna ammazzarli.
donnebambinivecchineonati, tutti.

non è tranquillo, il maggiore trapp.
ha la voce rotta, sembra che faccia fatica a trovare le parole.
gli occhi sono lucidi, ed è una cosa che colpisce molti soldati.

"eppure bisogna farlo, bisogna eseguire gli ordini", prosegue trapp.
può aiutare i soldati, sapere che "questa guerra l’hanno voluta gli ebrei"? che ogni notte i bombardieri inglesi attaccano le città tedesche?
però – dice il maggiore – se qualcuno non se la sente di eseguire l’ordine, lui lo assegnerà ad altri incarichi.

un uomo, un solo uomo, si fa avanti per consegnare il fucile.
il comandante della sua compagnia comincia a urlargli addosso, ma il maggiore zittisce l'ufficiale e ripete l’invito.
allora altri uomini si fanno avanti, una dozzina in tutto.
non di più.
verrà dato loro il compito di scortare gli ebrei maschi, assieme con un sottotenente che la sera prima aveva già annunciato che non avrebbe eseguito l’ordine.

tutti gli altri, si muovono verso il paese.

una compagnia circonda il villaggio – con l’ordine di sparare a vista su chi cerca di scappare.

 

uno scorcio dei boschi alla periferia di jòzefòw.

Road%20to%20Jozefow

le altre due compagnie entrano dentro e cominciano a sfondare le porte: gli uomini sono separati dalle donne, le donne assieme ai vecchi e ai bambini sono radunati nella piazza centrale del paese.
si cominciano a sentire i primi spari.
in molte case ci sono vecchi incapaci di muoversi come vorrebbero i tedeschi, gli ordini sono di ammazzarli sul posto.
si dovrebbe sparare anche ai neonati, ma i soldati non ci riescono - ancora.

un poliziotto ha scritto:

anche sotto minaccia di morte le madri non si separavano dai bambini. così tollerammo che portassero i loro piccoli nella piazza del mercato.

un poliziotto ha scritto:

per tutta la mattinata [durante il rastrellamento] mi accorsi che molte donne portavano dei neonati in braccio e tenevano per mano bambini piccoli

un sergente ne sgriderà alcuni, proprio perché poco energici.

in breve tempo i tedeschi riescono a districare le famiglie.
immagino come, immagino i pensieri degli ebrei.
nessuno sa che cosa stia succedendo realmente.
gli ebrei pensano di dover obbedire per evitare scoppi di violenza da parte tedesca.
non pensano, gli uomini, che le loro mogli e figli saranno tutti morti prima di domani.
e così si fanno portar via, tra urla e pianti e promesse di rivedersi presto.

adesso può cominciare l’eccidio.

il primo gruppetto di ebree e loro figli viene scortato a un boschetto.
là vengono fatte sdraiare e i soldati sparano loro addosso, a bruciapelo.

e cominciano i problemi.
perché le vittime in buona parte sono donne, madri, bambini, neonati.
è difficile sparare a un neonato; è impossibile che una madre non reagisca.
molti uomini sparano alto.
alcuni (pochi in verità) gettano il fucile e chiedono o pretendono di essere dispensati.
altri pèrdono il controllo, imbrutaliti, sparano troppo vicino e si ritrovano l’uniforme lorda di pezzi di cervello, sangue, ossa.

il medico del battaglione aveva mostrato, tracciando un disegno per terra, il punto giusto dove mirare.
al collo, usando la baionetta inastata per mirare meglio.
ma è un disegno che molti non vedono – bisogna capire gli uomini: è un compito difficile.

quando sentono la prima salva, gli ebrei ammassati in piazza esplodono in un urlo spontaneo, collettivo.
ma poi sembrano accettare la morte, nessuno piange a parte i neonati – e quelli piangerebbero comunque.
i tedeschi resteranno molto innervositi da ciò.

per tutto il giorno il massacro prosegue.
nel primo pomeriggio ci si rende conto che a questo ritmo ci saranno ebrei ancora vivi in nottata.
le compagnie accelerano i ritmi, per quanto è possibile.
nel bosco comincia a essere difficile trovare terreno libero in cui far adagiare le vittime.

comincia anche a circolare la vodka.
ecco, questo aiuta di più.
i soldati comunque, almeno quelli che sparano ancora (altri hanno ceduto), sono molto arrabbiati con il loro comandante che per tutta la giornata non si è fatto vedere.

il maggiore trapp passerà tutta la giornata chiuso in una locanda, piangendo a dirotto.
questo non lo salverà dalla corte polacca che nel 1947 lo condannerà a morte per questo ed altri crimini di guerra.

è ormai notte quando il battaglione finisce il lavoro.
il villaggio è del tutto deserto.
in compenso il bosco è pieno di cadaveri, che nei giorni successivi i contadini polacchi raccoglieranno e seppelliranno.
converrà loro; potranno saccheggiare liberamente le case dei morti.

il battaglione 101 torna in caserma.
si mangia poco, in compenso si beve molto.
ma per quello che hanno fatto non basterebbe tutto l'alcol del mondo.
durante la notte un soldato si sveglia da un incubo scaricando il mauser sul soffitto della camerata.

questa è solo una giornata nella vita del battaglione 101.
per il quale una giornata così si ripete decine di volte.

va moltiplicata per gli 11 battaglioni (5.550 uomini in totale) di polizia inviati da himmler in unione sovietica; per le due brigate ss (11mila uomini), per i quattro einsatzgruppen (12mila) al sèguito dei tre gruppi d’armata tedeschi nel 1941; vanno aggiunte le centinaia di pogrom sollecitati o approvati dai tedeschi in polonia ucraina e paesi baltici.

se le parole non bastano a descrivere quanto accaduto, abbiamo le immagini, abbiamo le testimonianze tedesche dell’epoca.
la strage di jòzefòw non è di per sé eccezionale.
ma lo è come documentazione.
a rendere eccezionale lo sterminio nella cittadina sul bordo della vistola furono due fatti:
1) la figura del maggiore trapp, che con la sua debolezza così poco militare diede ai suoi soldati l’opportunità di non partecipare
2) il processo intentato dai giudici di amburgo ad alcuni ufficiali del battaglione, nei primi anni '60.

gli incartamenti del processo contengono gli interrogatori approfonditi di oltre 100 membri del battaglione, una buona parte della forza in organico.
grazie a questi atti possiamo ricostruire con tanta precisione la morte dei 1.500 ebrei di jòsefòw.
e chi li uccise.
non abbiamo i nomi – la legge tedesca protegge la loro identità fino al 2040 – ma abbiamo tutto il resto, le azioni e il pensiero.
perché lo fecero?
che pensavano?
chi erano questi assassini di neonati?

la risposta è anche il titolo del libro con cui cristopher browning descrive quest’orrore: "uomini comuni".

erano uomini comuni.

i soldati del battaglione 101 nella quasi totalità venivano da amburgo, una delle città meno naziste della germania.
in massima parte erano riservisti e appartenevano alle classi operaie amburghesi: camerieri, portuali, facchini, marinai.
occupazioni in cui era fortissima la presenza, prima del 1933, dei partiti socialista e comunista.
avevano poi un’età media alta, anni.
all’epoca della presa di potere nazista avevano perciò trent’anni scarsi, non erano adolescenti influenzabili.
la percentuale di iscritti al partito nazista – anche tra gli ufficiali – era molto bassa.
erano infine in buona parte sposati, padri di famiglia, con figli, gente tranquilla.

loro stessi, venti anni dopo, durante il processo ad amburgo, faticavano a capire.
sembra quasi, a noi viaggiatori del tempo, che in quegli anni in europa esistesse un altro quadro di riferimento morale.
ciò che oggi appare con forza sbagliato, orribile, osceno, all’epoca era – se non normale – necessario.
un compito sgradevole ma necessario.

alcuni degli intervistati si giustificarono dicendo che non volevano sembrare vigliacchi.

altri – con un’idea più chiara di che cosa fosse veramente il coraggio – dissero che furono troppo vigliacchi per non sparare.

spicca però - in questa desolazione morale - la figura del primo soldato, quello che si fece in avanti all'appello di trapp.
o del sottotenente che la sera prima, appena saputo della missione, aveva seccamente rifiutato di partecipare.
o degli altri, che buttarono i fucili dopo aver visto quello che si chiedeva loro.

in quegli uomini restavano vivi - anche in mezzo ad una dittatura totalitaria che poneva la razza alla base dell’etica – altri e più solidi princìpi.
della maggioranza, la cosa migliore che può essere detta è questo: per essi la cosa più importante era fare ciò che la società si aspettava da loro.
non deludere i compagni e uniformarsi alle decisioni del gruppo – qualunque esse fossero.

la barriera che ci separa da quelle politiche e quell'universo morale è fragile.
sta a noi tutti, nel nostro piccolo, difendere e coltivare i princìpi che in quegli anni furono calpestati.

la storia non si ripete mai allo stesso modo, ma si muove sempre, non per forza in avanti; nulla è scontato.

 

(ringrazio carlo de luca)

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Categorie: Religione, società, storia

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26 gennaio 2013 - 17:06

arte. dal comintern alla confindustria, il bello non ha ideologia.

il senso del bello non ha colore politico e non guarda le ideologie.
ciò che è bello-in-quanto-tale può essere applicato a finalità diverse, e bene ha fatto il grafico che è stato ingaggiato dalla confindustria per disegnare il logo di un ciclo di convegni.

ciò che è bello può essere usato con fini diversi, come accade per esempio alla cosiddetta aria sulla quarta corda di bach, un brano musicale che viene adottato come sigletta o stacco musicale da molte trasmissioni radiofoniche e televisive di carattere religioso, che veniva usato una ventina di anni fa come sigla della trasmissione quark dell'ateissimo piero angela, e che in realtà è un passo di una suite profana di danze e ballabili, cioè la suite orchestrale numero 3 in re maggiore bwv 1068 composta da johann sebastian bach per leopoldo, principe di anhalt köthen, di cui il compositore era il maestro di musica nel castello (allora lussuoso, oggi sgarrupato) alla periferia della cittadina di köthen.

torno all'arte grafica.

lo stesso gusto del bello-senza-colore-politico è quello che caratterizza l'elemento grafico di un ciclo di convegni organizzato dalla confindustria.

ecco il logo.

Tatlin un-mondo-a-rischio-babele_431x413px_2013

il logo del ciclo "un mondo a rischio babele" non raffigura la torre di babele raccontata dalla bibbia.

raffigura un'altra cosa.
diversissima.

Tatlin monumento alla terza internazionale

è il bellissimo e mai realizzato monumento leninista alla terza internazionale comunista (il comintern) progettato nel 1919 dal grande artista e architetto sovietico vladimir evgrafovič tatlin (1885-1953).

nella foto del 1919 è raffigurato il modello del monumento, che se realizzato sarebbe stato alto 400 metri.

 

 

è il meraviglioso ossimoro dell'arte.
che non ha tempo.

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Categorie: arte, infrastrutture, Musica, Religione, società, storia

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19 ottobre 2012 - 6:56

arte. il naufragio della concordia in una mostra a new york

il naufragio dell'arte.

la costa concordia, la nave da crociera affondata in gennaio davanti all'isola del giglio (grosseto) e arrivata sulle cronache di tutto il mondo, è l'oggetto di un'istallazione artistica di thomas hirschhorn esposta alla galleria gladstone di new york.

la mostra personale di hirschhorn, artista bernese, si intitola concordia, concordia e consiste di un allestimento che riproduce - sulla base di filmati, testimonianze e fotografie - le condizioni della sala da gioco della nave dopo il ribaltamento sullo scoglio.

un'immagine dell'istallazione di hirschhorn dedicata alla costa concordia

secondo il recensore a.wilkinson, come riferisce il giornale newyorchese art observed, l'artista svizzero ha voluto raffigurare l'incertezza e la precarietà del nostro stile di vita e una lettura sociale del disastro contemporaneo.

metafora di un titanic della società.

l'istallazione ricorre a schemi che sono frequenti nell'arte di hirschhorn: la sovrabbondanza quasi barocca di oggetti raccolti dalla società dei consumi.
ma a differenza delle altre opere di hirschhorn, in genere interattive e accessibili al pubblico che vi può camminare attraverso, l'allestimento concordia, concordia è chiuso all'accesso, come se fosse la vetrina di un ovvèndo fallimentare eccessivo negozio del kitsch.

in questo caso è allestita - rovesciata su un fianco - una sala del casinò della nave, dalle pareti orpellosamente decorate.
il pavimento (anzi, la parete laterale della sala da gioco, che nel rovesciamento è diventata pavimento) è ingombro di piatti, libri ribaltati dagli scaffali, sedie, mobilio mediocremente piccoloborghese, giubbotti arancioni di salvataggio.
mescolate a questa sovrabbondanza, sparse, ecco le pagine di das kapital di carlo marx.
e alla parete, una riproduzione del famoso quadro del naufragio del medusa di géricault.

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Categorie: acqua, arte, ecologia e ambiente, mobilità, rifiuti, società, storia, trasporti, Viagg

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19 febbraio 2012 - 18:23

a sanremo arriva (di nascosto) una musica popolare del '500 italiano

il "ballo di mantova", ovvero "fuggi fuggi", è uno splendido tema musicale italiano della fine del '500.

portato dalle soldataglie in giro per l'europa, il ballo di mantova è entrato nei temi popolari di tutti i paesi, in inghilterra e in boemia.
è entrato nella moldava, poema sinfonico di bedrich smetana, e nei canti popolari yiddisch fino all'inno nazionale israeliano.

ebbene sì. israele ha scelto come inno nazionale una canzone popolare italiana, della bassa padana.

eppure è sempre lui, il ballo di mantova.

ora - mi segnala il lettore luis - il ballo di mantova è entrato anche a sanremo, in uno degli stacchetti musicali.
luis pensa che sia l'inno israeliano, e invece è sempre il ballo di mantova, assorbito anche dalla cultura yiddisch e quindi nell'inno d'israele.

 

 

in questo articolo, tempo fa avevo elencato alcune versioni del ballo di mantova:

- quelle cinquecentesche italiane
- la bella versione di "fuggi fuggi" cantata da angelo branduardi (ne consiglio l'ascolto)
- una versione secentesca inglese
- la moldava di smetana
- l'inno israeliano

qui aggiungo altre due versioni che ho scoperto di recente:
una versione di brecht

 

e questa versione napoletana del '600 per clavicembalo di gaetano greco

 

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Categorie: arte, Musica, società

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27 gennaio 2012 - 13:42

sterminio. i pensieri dei tedeschi mentre massacravano gli ebrei. una storia di oggi. l'ovvietà dell'osceno.

(da quando ho assunto un nuovo incarico, non scrivo più su questo blog. per motivi di opportunità. tuttavia la dignità e il rispetto impongono ai miei polpastrelli di muoversi sulla tastiera. ripubblico con un copincolla questo articolo di un anno fa. oggi è il 27 gennaio, giorno della memoria).

 

non mi piacciono le parole scioà oppure olocausto.
non mi piacciono le rievocazioni a date fisse. la lagrima a comando: "ora, piangere!"
per questo motivo scrivo a sera tarda del 27 gennaio, quando le rievocazioni del dolore su richiesta sono finite.

il giorno degli stermìni non è solamente il 27 gennaio.
tutti i giorni, è il giorno per ricordare l'orrore della strage.

come lo è il 13 luglio.

oggi non è il 27 gennaio: oggi è il 13 luglio.

sessantanove anni fa.

siamo in polonia, in masovia, alle porte di jòzefòw. sulla riva che pende verso la vìstola, la wisła.

un convoglio di autocarri si ferma poco lontano dal paese, ne scendono 500 uomini: soldati tedeschi, battaglione 101, polizia ordinaria dello stato.
messi in semicerchio intorno al loro comandante, ascoltano il suo discorso.

il maggiore trapp – l’unico di cui si è salvato il nome – comunica loro la missione di oggi.

"è molto difficile", esordisce il maggiore trapp.
"è un compito duro".
il paese che devono circondare è pieno di ebrei, 1.800 circa.

è una delle comunità ebraiche, dei villaggi, gli scètl (shetl). c'erano villaggi con il 50, il 70, il 90% di ebrei.

tra loro, ci sono circa 300 maschi in grado di lavorare. devono essere rastrellati e portati a un campo di lavoro sotto scorta armata.

tutti gli altri, bisogna ammazzarli.
donnebambinivecchineonati, tutti.

non è tranquillo, il maggiore trapp.
ha la voce rotta, sembra che faccia fatica a trovare le parole.
gli occhi sono lucidi, ed è una cosa che colpisce molti soldati.

"eppure bisogna farlo, bisogna eseguire gli ordini", prosegue trapp.
può aiutare i soldati, sapere che "questa guerra l’hanno voluta gli ebrei"? che ogni notte i bombardieri inglesi attaccano le città tedesche?
però – dice il maggiore – se qualcuno non se la sente di eseguire l’ordine, lui lo assegnerà ad altri incarichi.

un uomo, un solo uomo, si fa avanti per consegnare il fucile.
il comandante della sua compagnia comincia a urlargli addosso, ma il maggiore zittisce l'ufficiale e ripete l’invito.
allora altri uomini si fanno avanti, una dozzina in tutto.
non di più.
verrà dato loro il compito di scortare gli ebrei maschi, assieme con un sottotenente che la sera prima aveva già annunciato che non avrebbe eseguito l’ordine.

tutti gli altri, si muovono verso il paese.

una compagnia circonda il villaggio – con l’ordine di sparare a vista su chi cerca di scappare.

 

uno scorcio dei boschi alla periferia di jòzefòw.

Road%20to%20Jozefow

le altre due compagnie entrano dentro e cominciano a sfondare le porte: gli uomini sono separati dalle donne, le donne assieme ai vecchi e ai bambini sono radunati nella piazza centrale del paese.
si cominciano a sentire i primi spari.
in molte case ci sono vecchi incapaci di muoversi come vorrebbero i tedeschi, gli ordini sono di ammazzarli sul posto.
si dovrebbe sparare anche ai neonati, ma i soldati non ci riescono - ancora.

un poliziotto ha scritto:

anche sotto minaccia di morte le madri non si separavano dai bambini. così tollerammo che portassero i loro piccoli nella piazza del mercato.

un poliziotto ha scritto:

per tutta la mattinata [durante il rastrellamento] mi accorsi che molte donne portavano dei neonati in braccio e tenevano per mano bambini piccoli

un sergente ne sgriderà alcuni, proprio perché poco energici.

in breve tempo i tedeschi riescono a districare le famiglie.
immagino come, immagino i pensieri degli ebrei.
nessuno sa che cosa stia succedendo realmente.
gli ebrei pensano di dover obbedire per evitare scoppi di violenza da parte tedesca.
non pensano, gli uomini, che le loro mogli e figli saranno tutti morti prima di domani.
e così si fanno portar via, tra urla e pianti e promesse di rivedersi presto.

adesso può cominciare l’eccidio.

il primo gruppetto di ebree e loro figli viene scortato a un boschetto.
là vengono fatte sdraiare e i soldati sparano loro addosso, a bruciapelo.

e cominciano i problemi.
perché le vittime in buona parte sono donne, madri, bambini, neonati.
è difficile sparare a un neonato; è impossibile che una madre non reagisca.
molti uomini sparano alto.
alcuni (pochi in verità) gettano il fucile e chiedono o pretendono di essere dispensati.
altri pèrdono il controllo, imbrutaliti, sparano troppo vicino e si ritrovano l’uniforme lorda di pezzi di cervello, sangue, ossa.

il medico del battaglione aveva mostrato, tracciando un disegno per terra, il punto giusto dove mirare.
al collo, usando la baionetta inastata per mirare meglio.
ma è un disegno che molti non vedono – bisogna capire gli uomini: è un compito difficile.

quando sentono la prima salva, gli ebrei ammassati in piazza esplodono in un urlo spontaneo, collettivo.
ma poi sembrano accettare la morte, nessuno piange a parte i neonati – e quelli piangerebbero comunque.
i tedeschi resteranno molto innervositi da ciò.

per tutto il giorno il massacro prosegue.
nel primo pomeriggio ci si rende conto che a questo ritmo ci saranno ebrei ancora vivi in nottata.
le compagnie accelerano i ritmi, per quanto è possibile.
nel bosco comincia a essere difficile trovare terreno libero in cui far adagiare le vittime.

comincia anche a circolare la vodka.
ecco, questo aiuta di più.
i soldati comunque, almeno quelli che sparano ancora (altri hanno ceduto), sono molto arrabbiati con il loro comandante che per tutta la giornata non si è fatto vedere.

il maggiore trapp passerà tutta la giornata chiuso in una locanda, piangendo a dirotto.
questo non lo salverà dalla corte polacca che nel 1947 lo condannerà a morte per questo ed altri crimini di guerra.

è ormai notte quando il battaglione finisce il lavoro.
il villaggio è del tutto deserto.
in compenso il bosco è pieno di cadaveri, che nei giorni successivi i contadini polacchi raccoglieranno e seppelliranno.
converrà loro; potranno saccheggiare liberamente le case dei morti.

il battaglione 101 torna in caserma.
si mangia poco, in compenso si beve molto.
ma per quello che hanno fatto non basterebbe tutto l'alcol del mondo.
durante la notte un soldato si sveglia da un incubo scaricando il mauser sul soffitto della camerata.

questa è solo una giornata nella vita del battaglione 101.
per il quale una giornata così si ripete decine di volte.

va moltiplicata per gli 11 battaglioni (5.550 uomini in totale) di polizia inviati da himmler in unione sovietica; per le due brigate ss (11mila uomini), per i quattro einsatzgruppen (12mila) al sèguito dei tre gruppi d’armata tedeschi nel 1941; vanno aggiunte le centinaia di pogrom sollecitati o approvati dai tedeschi in polonia ucraina e paesi baltici.

se le parole non bastano a descrivere quanto accaduto, abbiamo le immagini, abbiamo le testimonianze tedesche dell’epoca.
la strage di jòzefòw non è di per sé eccezionale.
ma lo è come documentazione.
a rendere eccezionale lo sterminio nella cittadina sul bordo della vistola furono due fatti:
1) la figura del maggiore trapp, che con la sua debolezza così poco militare diede ai suoi soldati l’opportunità di non partecipare
2) il processo intentato dai giudici di amburgo ad alcuni ufficiali del battaglione, nei primi anni '60.

gli incartamenti del processo contengono gli interrogatori approfonditi di oltre 100 membri del battaglione, una buona parte della forza in organico.
grazie a questi atti possiamo ricostruire con tanta precisione la morte dei 1.500 ebrei di jòsefòw.
e chi li uccise.
non abbiamo i nomi – la legge tedesca protegge la loro identità fino al 2040 – ma abbiamo tutto il resto, le azioni e il pensiero.
perché lo fecero?
che pensavano?
chi erano questi assassini di neonati?

la risposta è anche il titolo del libro con cui cristopher browning descrive quest’orrore: "uomini comuni".

erano uomini comuni.

i soldati del battaglione 101 nella quasi totalità venivano da amburgo, una delle città meno naziste della germania.
in massima parte erano riservisti e appartenevano alle classi operaie amburghesi: camerieri, portuali, facchini, marinai.
occupazioni in cui era fortissima la presenza, prima del 1933, dei partiti socialista e comunista.
avevano poi un’età media alta, anni.
all’epoca della presa di potere nazista avevano perciò trent’anni scarsi, non erano adolescenti influenzabili.
la percentuale di iscritti al partito nazista – anche tra gli ufficiali – era molto bassa.
erano infine in buona parte sposati, padri di famiglia, con figli, gente tranquilla.

loro stessi, venti anni dopo, durante il processo ad amburgo, faticavano a capire.
sembra quasi, a noi viaggiatori del tempo, che in quegli anni in europa esistesse un altro quadro di riferimento morale.
ciò che oggi appare con forza sbagliato, orribile, osceno, all’epoca era – se non normale – necessario.
un compito sgradevole ma necessario.

alcuni degli intervistati si giustificarono dicendo che non volevano sembrare vigliacchi.

altri – con un’idea più chiara di che cosa fosse veramente il coraggio – dissero che furono troppo vigliacchi per non sparare.

spicca però - in questa desolazione morale - la figura del primo soldato, quello che si fece in avanti all'appello di trapp.
o del sottotenente che la sera prima, appena saputo della missione, aveva seccamente rifiutato di partecipare.
o degli altri, che buttarono i fucili dopo aver visto quello che si chiedeva loro.

in quegli uomini restavano vivi - anche in mezzo ad una dittatura totalitaria che poneva la razza alla base dell’etica – altri e più solidi princìpi.
della maggioranza, la cosa migliore che può essere detta è questo: per essi la cosa più importante era fare ciò che la società si aspettava da loro.
non deludere i compagni e uniformarsi alle decisioni del gruppo – qualunque esse fossero.

la barriera che ci separa da quelle politiche e quell'universo morale è fragile.
sta a noi tutti, nel nostro piccolo, difendere e coltivare i princìpi che in quegli anni furono calpestati.

la storia non si ripete mai allo stesso modo, ma si muove sempre, non per forza in avanti; nulla è scontato.

(ringrazio carlo de luca)

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29 novembre 2011 - 20:30

vota il personaggio ambiente italia. i 21 candidati, da *angeli del fango* a *zanotelli*

vota anche tu. basta un clic.
torna il premio "personaggio ambiente" che ti permette di votare ed eleggere il personaggio che, a tuo pieno totale e insindacabile giudizio, ha svolto un ruolo di rilevanza per l’ambiente in italia nel 2011, attraverso la proposizione di idee, pratiche, informazioni, politiche, attività imprenditoriali.

per votare, clicca qui.

adesso, metre scrivo, sono in testa i sindaci domenico finiguerra (dell’ecologissimo comune pavese cassinetta di lugagnano) e stefano pisani (sindaco di pollica, erede del sindaco ecologista angelo vassallo assassinato dalla malavita) e l’imprenditore senese michele manelli (cantina salcheto di montepulciano). cliccando qui puoi vedere la classifica in questo momento.
forte la presenza degli amministratori locali che si sono distinti in iniziative territoriali che sono balzate alle cronache nazionali. più ridotta la presenza degli imprenditori mentre non sono affatto rappresentati personaggi dello spettacolo e del giornalismo che lo scorso anno dominavano invece la classifica.

il premio personaggio ambiente italia si propone di assegnare un riconoscimento al candidato che risulterà il più votato dal popolo del web tra una rosa di 21 candidati, nel periodo compreso tra il 22 novembre e tutto il mese di dicembre. il vincitore di quest’anno sarà premiato nel corso di una cerimonia che si terrà a roma a fine gennaio.

i candidati al premio sono stati selezionati da un comitato tecnico, costituito da direttori di testate giornalistiche ambientali, giornalisti ambientali, responsabili di siti tematici e blogger italiani. ogni componente del comitato ha selezionato fino a cinque candidature, a cui viene assegnato un punteggio. dalla somma dei punteggi sono emersi 21 personaggi candidati al premio personaggio ambiente italia 2011.

eccoli:

gli angeli del fango di genova
peter brandauer
corrado clini
donne contro l'ilva
domenico finiguerra
forum italiano dei movimenti per l'acqua
fukushima 50 - nobukatsu osumi
wangari maathai
michele manelli
joan martinez alier
giorgio nebbia
giuseppe onufrio
ippolito ostellino
maurizio pallante
i pescatori di torre guaceto
stefano pisani
andrea rossi e sergio focardi
herman scheer
antonio segrè
nichi vendola
padre alex zanotelli

per saperne di più su ciascun candidato basta collegarsi al sito internet www.personaggioambiente.it in cui è possibile consultare tutte le biografie ed esprimere il voto.

"il premio – dice mario notaro, segretario del comitato tecnico – vuole dare voce a quei milioni di persone che hanno a cuore l’ambiente e vogliono trasmettere, con il loro voto, un segnale di riconoscimento per quegli uomini e quelle donne che si sono spesi in battaglie o iniziative legate alla sostenibilità. ci auguriamo che questa terza edizione registri gli ottimi risultati in termini di voti raggiunti dalla precedente e che, anno dopo anno, il premio diventi un vero e proprio appuntamento che, oltre a decretare il personaggio che nell’anno, sia un momento di confronto e di discussione a livello nazionale sulle problematiche di natura ambientali del nostro paese”.
rispetto al 2010 la rosa dei candidati di quest’anno vede una forte presenza di soggetti collettivi come comitati e forum, mentre si è ridotto il numero di rappresentanti dell’associazionismo classico.

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23 novembre 2011 - 17:38

twitter. il falso premier. sul web si allarga il dibattito acceso su satira, censura e regole.

storie di twitter, che però non sono marginali.
ovvero, servono regole sul web?
e se sì, quali?
e se quali, imposte da chi?

la vicenda nasce da un caso marginalissimo avvenuto domenica sul social network twitter.
un caso marginalissimo che però è il sintomo di un fenomeno più ampio.

i social network difatti non sono più solamente un luogo di svago e di chiacchiera.
lo racconta per esempio luca salvioli, giornalista del sole 24 ore,in questo articolo intitolato cronache di twitter, pubblicato sul suo blog green business:  twitter è cambiato, sta diventando uno strumento importante di comunicazione - dice salvioli - non solamente per fiorello o valentino rossi, ma anche per il ministro degli esteri, giulio terzi, che ha aperto un account.

da un paio d'anni su twitter c'era un interlocutore di nome palazzo chigi, o meglio (per usare le forme di quel social network) @palazzochigi.

questo interlocutore inviava messaggi ai suoi lettori spacciandosi per il presidente del consiglio pro tempore, prima berlusconi e, da una decina di giorni, mario monti.
sfoggiandone, a corredo, la foto.

i testi inviati sulla pagina di twitter erano molto aderenti al personaggio interpretato.
sembravano veri, ma non lo erano.
erano brevi messaggi "à la façon de" percorsi da un fremito di ironia.
satira, garbatissima.

per avere un saggio dell'ironia dell'interlocutore palazzo chigi su twitter si può leggere quanto riporta il bloggatore uomoinpolvere che, nell'articolo son furbo io fake, ripercorre alcuni degli interventi del finto @palazzochigi.

ma domenica è accaduta una cosa.
l'account @palazzochigi è sparito dal sito del social network.

pare, buttato fuori per opera dei gestori di twitter su (forse) suggerimento della polizia postale, dopo diverse segnalazioni tra le quali quella del deputato pd andrea sarubbi.

in questa sua nota sarubbi spiega che cos'è accaduto:

mi si chiede una presa di posizione sulla chiusura di @palazzochigi.
per amor di trasparenza, ecco la mia versione dei fatti.
che non è un tentativo di convincere nessuno, si capisce; è solo una risposta necessaria, per quanto scomoda, perché quelli che si nascondono non mi sono mai piaciuti.

1. in settimana mi arrivano varie segnalazioni di persone confuse da un account che si chiama @palazzochigi, che ha una foto di mario monti e un link alla sua scheda sul sito del senato. diversi non hanno capito se si tratti di un account vero o di un fake.
2. raccolgo le preoccupazioni e a mia volta segnalo il problema alla polizia postale, chiedendo di fare accertamenti. se sia configurabile come satira o come furto d’identità
(continua qui)

la storia è riassunta benissimo in un bell'articolo di tiziano bonini tratto dal blog doppiozero

la notizia, seppur piccola, è questa: è stato chiuso il profilo twitter di palazzo chigi.
non quello vero, che non esiste nemmeno, ma quello “fake”, falso, finto, fittizio, finzionale.
è un profilo che esisteva dal 2009, di cui non si conosce l’autore, e che prima del cambio di governo aveva come immagine quella di silvio berlusconi.
i tweet di questo profilo si erano fatti più intensi in questi ultimi giorni e l’immagine di silvio era sostituita con la faccia bonaria di monti.
l’impressione era stata subito quella di una fiction ironica in 140 caratteri, ben riuscita e divertente.
all’indomani del cambio di governo il tenore dei tweet era questo: “italia è ora di dormire. domani iniziano i sacrifici. dormire presto significa risparmiare energia e avere una vita rigorosa e austera”.
in molti ci eravamo appassionati ai tweet di @palazzochigi, ai suoi messaggi d’incoraggiamento all’austerità, alla frugalità, all’operosità del nuovo corso di governo, un nuovo stile di vita, più sobrio e più adatto a questi tempi di crisi.
il profilo era palesemente un fake che utilizzava la grammatica di twitter (nessun obbligo di corrispondenza tra profilo reale e profilo twitter) e il linguaggio della fiction a fini ironici/critici/satirici intorno al presidente del consiglio.
la traduzione, su twitter, della satira politica televisiva fatta con maschere ed imitazioni, più o meno.

(continua qui)

 

subito si è aperto un dibattito accesissimo in rete sulla vicenda.
al centro c'è il deputato sarubbi, il cui intervento alla polizia postale potrebbe (potrebbe) aver suggerito la chiusura dell'account farlocco.

e il dibattito ha preso spunto dalla vicenda del falso premier per discutere se la rete deve darsi (o deve subire) regole e norme.

l'altro giorno con questo articolo ponevo questa questione:

chi frequenta la rete si divide fra liberisti totali (nessuna regola) e liberisti moderati (regole blandissime).
chi non frequenta la rete, o chi la teme perché non riesce a controllarla, invece vuole regole vincolanti.
doppio puà.
è una domanda che si pone anche il bravissimo luca salvioli del sole 24 ore con questo articolo su una vicenda accaduta nei giorni scorsi: durante gli scontri dei contestatori di new york qualche cronista dell'agenzia associated press dice su twitter che sono stati fermati alcuni giornalisti.
bruciando sul tempo il notiziario dell'agenzia.
(continua)

 

secondo giovanni scrofani in un articolo sul blog fanpage il problema del falso palazzochigi avrebbe potuto essere risolto con un ritocco sul profilo che descrive l'autore: un ritocco che, rendendo palese l'intento ironico, avrebbe disarmato le polemiche.
ma comunque - dice scrofani - il falso premier rispetta nel regole interne di twitter.
i nomi-bufala sono permessi, a patto che seguano alcune regole di buongusto.
ecco un passo di scrofani:

@palazzochigi non andava chiuso in quanto si era mosso nei limiti di legge e nel rispetto delle policy di twitter esercitando quel particolare tipo di libertà d’espressione rappresentato dalla c.d.  “impersonificazione parodistica” .
@palazzochigi presentava degli elementi che potevano tuttavia indurre gli utenti meno accorti in confusione, ma la cosa era risolvibile tramite un invito da parte dello staff di twitter a modificare la biografia dell’account.
non ero né tra gli autori (come sostengono alcuni), né tra i fan di @palazzochigi, tuttavia la sua chiusura per le modalità con cui è stata effettuata mi infastidisce molto.
(continua)

molto accurata e interessante l'analisi sul falso che ne fa loredana lipperini nella sua lipperatura, di cui suggerisco una lettura attenta.

“un amico di un altro amico una volta mostrò a picasso un picasso. “no, è un falso” rispose il pittore. lo stesso amico si procurò un altro presunto picasso e picasso disse che anche questo era un falso. se ne procurò un altro ma anche questo era falso, disse picasso. “ma pablo”, replicò l’amico “ti ho visto con i miei occhi mentre lo dipingevi.” “posso dipingere un picasso falso al pari di chiunque altro”, rispose picasso”.
gli esempi potrebbero essere infiniti, ma ne bastano due, per introdurre la significativa vicenda avvenuta ieri su twitter. laddove, da qualche tempo, agiva un amabile fake dell’attuale premier, @palazzochigi. che ha una lunga storia, ben riassunta da jumpinshark, e che si era conquistato un ampio seguito con tweet di questo tenore: “italia è ora di dormire. domani iniziano i sacrifici.dormire presto significa risparmiare energia e avere una vita rigorosa e austera”.
insomma, qualcosa di molto simile al fake della regina elisabetta, che ha mezzo milione di entusiasti seguaci.

avviene però che il fake nostrano incontri tre tipi di fieri avversatori, capeggiati da un deputato pd, andrea sarubbi, che decidono di rivolgersi alla polizia postale e ne ottengono la chiusura. per ulteriori informazioni, gli storify di uomoinpolvere e di balconaggio.
è interessante, comunque, notare che gli avversatori di @palazzochigi sono di tre tipi:
- quelli che si offendono a morte perchè non hanno capito l’inganno e si sono sentiti stupidi, sia pure per una manciata di ore e di minuti. faccenda imperdonabile in un paese che impone la furbizia come valore primo. impressionante, però, il tono ringhioso con cui chiedono di lavare l’onta.
- i più numerosi, a scorrere i tweet, sono però i tecnoesaltati, ben riassunti dal gruppo che si autodefinisce socialeroi. i tecnoesaltati sono coloro che agitano lo spettro delle regole in qualunque occasione: facebook chiude la pagina di adriano sofri perché si chiama “conversazioni con adriano sofri” e non sofri adriano, come da documenti? bene, benissimo, le regole sono queste. google plus chiede la carta d’identità agli utenti? ci mancherebbe, sono le regole. ma anche: nonciclopedia contiene pagine antisemite? fa niente, le regole dicono che il web è libero. le conseguenze di quello che wu ming chiama, in un post da mandare a memoria, feticismo della merce digitale. a cui soprattutto chi agisce in rete e nella rete crede deve porre molta attenzione.
- terza e ultima categoria, la maggiormente inquietante, è quella costituita da chi non tollera la minima critica al neogoverno, che invoca non solidarietà ma consenso senza se e senza ma, pena l’essere sospinti fra i sodali di sallusti. lo stesso atteggiamento dei tecnoesaltati: se critichi sei un dinosauro cartaceo, tecno è bello a prescindere, si tratti di social network, ebook o santificazione di steve jobs. quindi no, non si disturba il manovratore. vediamo cosa accadrà se davvero anche alcuni diritti attuali si trasformeranno, come sembra di avvertire,  in fake. zitti tutti?
(continua)

protesta il blog la stonza di clouseau:

il fake @palazzochigi ha forse arrecato danni, ha forse spillato quattrini a qualche povero cristo?
se la risposta è no, allora vien da chiedersi: che bisogno c’era di scomodare la polizia postale per una banalità simile?

(continua)

la proposta di regole fatta da socialeroi si basa sulla trasparenza della parodia.
l'ironia va bene se è dichiarata; altrimenti, non è giusto indossare i panni altrui.
ecco un passo di socialeroi:

twitter permette l’esistenza di account che abbiano natura di parodia.
le informazioni sulla pagina di profilo di un account che abbia tale natura devono rendere ovvio che il profilo è finto, altrimenti l’account potrà essere rimosso da twitter.com.
se dalla vista del profilo non è chiaro che si tratti di uno scherzo, il caso verrà considerato come una impersonificazione non avente natura di parodia.
account che impersonificano in modo non parodistico potrebbero venire definitivamente sospesi.

(continua)

commenta anonimo coniglio: la rete è una delle molte manifestazioni della società italiana. con pregi e con difetti, gli stessi della società.

il popolo della rete non esiste. se mai esiste il popolo nella rete. sostanzialmente lo stesso che c'è nella vita reale, ma con una connessione ad internet.
la chiusura dell'account @palazzochigi lo dimostra.
mette in luce che il popolo è pieno di boccaloni.
perché ciò che divertiva di più non erano i tweet - quelli, se mai, presagivano le lacrime avvenire -, ma era proprio divertente ammirare quanti boccaloni ci fossero, tra di loro giornalisti e politici.

è sostanzialmente uno specchio della realtà italiana.
per la quale il governo tecnico di mario monti è la migliore alternativa possibile, poiché al popolo basta un discorso con la parola austerità, la parola sobrietà e la parola equità per essere contento. e alla stampa basta sapere che tre ministeri sono stati consegnati a donne sobrie per tessere le lodi a monti.

eppure bastava leggere.
bastava soffermarsi due secondi sui contenuti dei tweet per capire che erano un'allegoria. allegoria dei messaggi pieni di forma sobria e austera, ma con un contenuto tutt'altro che equo, specchio dei discorsi di monti.
si chiama parodia.
che ci siano cascati in tanti ne corrobora efficacia, e purtroppo mette a fuoco che in italia, l'utente medio di twitter è un boccalone.
c'è poco da lamentarsi allora: l'account @palazzochigi andava chiuso.
perché le norme di twitter specificano che le uniche impersonificazioni permesse sono quelle in cui un'utente medio è in grado di capire che si tratti di uno scherzo.
evidentemente l'utente medio non ci riusciva.
così come il popolo italiano non riesce a capire che il governo tecnico è la parodia di un governo "democratico".
o questo, oppure a poche persone serie et integre l'account stava antipatico. allora chiudere. censurare.
(continua)

e il dibattito continuerà.

(non è finita qui.
chiuso @palazzo chigi, c'è un nuovo account gemello. clicca qui per vedere il falso mario monti.)


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21 novembre 2011 - 21:12

web. partecipa al dibattito sulle censure in rete. il caso del falso palazzo chigi su twitter.

si apre un dibattito sulle regole della rete.

sta per nascere un convegno (una *convention* dicono gli anglofili oppure, com'è il luogo comune di questi tempi, gli *stati generali*) per discutere se servono norme diverse per regolare il web.
e se queste norme servono, quali?
leggi dello stato (puà) oppure forme di autocontrollo?

una delle idee è: per evitare l'intervento (frequente) di procure, polizie e sequestri di siti web che producono satira, si potrebbe certificare in qualche modo la satira come tale, e darle ogni libertà.

il dibattito si prepara ferocissimo.
chi frequenta la rete si divide fra liberisti totali (nessuna regola) e liberisti moderati (regole blandissime).

chi non frequenta la rete, o chi la teme perché non riesce a controllarla, invece vuole regole vincolanti.
doppio puà.

è una domanda che si pone anche il bravissimo luca salvioli del sole 24 ore con questo articolo su una vicenda accaduta nei giorni scorsi: durante gli scontri dei contestatori di new york qualche cronista dell'agenzia associated press dice su twitter che sono stati fermati alcuni giornalisti.
bruciando sul tempo il notiziario dell'agenzia.

ecco che cosa scrive luca salvioli:

i giornalisti si stanno innamorando di twitter. il social network dell'essenziale - solo 140 caratteri e qualcosa da scrivere - ha dimostrato da tempo le sue potenzialità per dare e ricevere aggiornamenti in tempo reale, senza tutta la confusione e le complicazioni di facebook.
e così pochi giorni fa, durante le operazioni della polizia a zuccotti park, dove si raduna il movimento occupy wall street, a new york, ai cronisti di ap è venuto spontaneo dare la notizia del fermo di alcuni colleghi su twitter.

i vertici dell'agenzia di stampa non l'hanno presa bene: in una mail ai giornalisti hanno sostanzialmente detto che le notizie vanno diffuse prima sui canali della testata, non sui social network.
ne è nato un dibattito sulle regole dell'informazione tradizionale e l'agilità dei nuovi media. anthony de rosa, social media editor di reuters, ha twittato: «le agenzie di stampa devono evolversi, altrimenti rischiano l'estinzione».
altri hanno fatto notare che il notiziario, ormai, è twitter.
associated press, in una nota successiva, ha spiegato che l'intervento era dovuto soprattutto alla tutela della loro sicurezza.
(continua qui) 

il deputato pd andrea sarubbi, uno dei più noti politici del web italiano, apre il dibattito dopo il caso di stamane, quello dell'account @palazzochigi su twitter.

sarubbi da anni ha un'attività formidabile di bloggatore, con migliaia di lettori.
da quando è alla camera ha aperto, tramite twitter, un servizio che si chiama opencamera (anzi, per usare il linguaggio di twitter, con il cancelletto dell'hashtag: #opencamera).

egli scrive dall'aula e dalle commissioni parlamentari le cronache live di tutto ciò che accade.
al servizio opencamera (poi allargato anche a opensenato) hanno aderito numerosi parlamenari evoluti di ogni partito, i quali danno su twitter ai loro lettori un servizio capillare e aggiornatissimo che vale quasi quanto le dirette di radio radicale dal parlamento.

ora sarubbi vuole chiamare alcuni dei bloggatori più famosi, dei tuittatori più seguiti, dei politici più avveduti di ogni gruppo e schieramento, degli esperti più preparati, per esaminare insieme questo problema delle regole.
attraverso quel convegno, o qualcosa del genere, di cui accennavo all'inizio di questo articolo.

 

una certificazione per la satira

tra le idee in discussione:
forse è il caso di creare una forma di "certificazione" per la satira.
un sito, un account, un nome, un blog che fosse certificato come *satirico* avrebbe diritto di non essere censurato.

ciò nasce da un dibattito accesissimo in corso in queste ore su twitter: l'account @palazzochigi è satira?
oppure è un reato (sostituzione di persona)?

nei fatti, dopo un paio di anni di attività e di testi inviati ai lettori di twitter, poche ore fa l'account @palazzochigi accompagnato (da una settimana) dalla foto di mario monti è sparito dal sito del social network.
pare, buttato fuori per opera dei gestori di twitter su (forse) suggerimento della polizia postale, dopo diverse segnalazioni tra le quali quella del deputato pd andrea sarubbi.

in questa sua nota sarubbi spiega che cos'è accaduto:

mi si chiede una presa di posizione sulla chiusura di @palazzochigi. per amor di trasparenza, ecco la mia versione dei fatti. che non è un tentativo di convincere nessuno, si capisce; è solo una risposta necessaria, per quanto scomoda, perché quelli che si nascondono non mi sono mai piaciuti.
1. in settimana mi arrivano varie segnalazioni di persone confuse da un account che si chiama @palazzochigi, che ha una foto di mario monti e un link alla sua scheda sul sito del senato. diversi non hanno capito se si tratti di un account vero o di un fake.
2. raccolgo le preoccupazioni e a mia volta segnalo il problema alla polizia postale, chiedendo di fare accertamenti. se sia configurabile come satira o come furto d’identità
(continua qui)

 

prepàrati a commentare

il giornale web il post riassume in un articolo la vicenda e propone anche le immagini del falso-monti. 

l’account @palazzochigi su twitter è stato chiuso nella serata di domenica 20 novembre. non era ufficiale, era attivo da un paio d’anni e impersonava, con un’ironia abbastanza sottile da poter essere fraintesa, il presidente del consiglio in carica. passato abbastanza inosservato durante il governo berlusconi, ha cominciato ad attirare l’attenzione degli altri utenti nella fase politica che è andata dalle dimissioni di quest’ultimo alla nascita del governo monti.
(continua qui)

la storia è riassunta benissimo in un bell'articolo di tiziano bonini tratto dal blog doppiozero

la notizia, seppur piccola, è questa: è stato chiuso il profilo twitter di palazzo chigi. non quello vero, che non esiste nemmeno, ma quello “fake”, falso, finto, fittizio, finzionale. è un profilo che esisteva dal 2009, di cui non si conosce l’autore, e che prima del cambio di governo aveva come immagine quella di silvio berlusconi. i tweet di questo profilo si erano fatti più intensi in questi ultimi giorni e l’immagine di silvio era sostituita con la faccia bonaria di monti. l’impressione era stata subito quella di una fiction ironica in 140 caratteri, ben riuscita e divertente. all’indomani del cambio di governo il tenore dei tweet era questo: “italia è ora di dormire. domani iniziano i sacrifici. dormire presto significa risparmiare energia e avere una vita rigorosa e austera”.
in molti ci eravamo appassionati ai tweet di @palazzochigi, ai suoi messaggi d’incoraggiamento all’austerità, alla frugalità, all’operosità del nuovo corso di governo, un nuovo stile di vita, più sobrio e più adatto a questi tempi di crisi. il profilo era palesemente un fake che utilizzava la grammatica di twitter (nessun obbligo di corrispondenza tra profilo reale e profilo twitter) e il linguaggio della fiction a fini ironici/critici/satirici intorno al presidente del consiglio. la traduzione, su twitter, della satira politica televisiva fatta con maschere ed imitazioni, più o meno.
(continua qui)

perfido l'articolo di luca pautasso nota politica

in queste ore il popolo di twitter ha un nuovo "nemico pubblico". non il babau berlusconi, non gli inflessibili regimi di cina e iran, non i persecutori di assange e nemmeno "cattivi" smascherati da anonymous. il target di strali al vetriolo ed epiteti molto poco "social" è un deputato del partito democratico. uno che con il web è sempre andato a braccetto. e che oggi viene accusato senza mezzi termini da mezza blogosphera della più terribile forma di censura (almeno secondo i canoni di internet): quella ai danni del diritto di satira.
(continua qui)

prepàrati. la tua opinione sarà preziosa. lo spazio per esprimerla, c'è.

 

 

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21 novembre 2011 - 14:05

a verona la vendetta di tosi contro il residence dei "negri"? aggiornamento: parla il sindaco.

sembrerebbe una vendetta di flavio tosi, il vivace sindaco leghista di verona.

macché vendetta - ne sono certo, così dirà lui tra poco - in quell'albergo si esercitava la prostituzione, che è reato, e l'ho fatto chiudere solamente per questo.
dirà così, penso, alla conferenza stampa con cui comunicherà l'operazione condotta dalla sua polizia municipale contro l'albergo che voleva ospitare gli immigrati disperati di lampedusa.

la premessa è della primavera passata, di marzo scorso, quando il manager's residence della periferia di verona, raccogliendo l'appello del governo, si offrì per ospitare quasi duecento disperati africani sbarcati a lampedusa nei giorni dell'emergenza.

lo racconta in questo articolo il deputato pd andrea sarubbi.
lo riporto, con il consenso del deputato.

quando ieri mattina ho incontrato laura boldrini, alla conferenza del pd sull’immigrazione, era appena tornata da lampedusa. e ci ha raccontato di non aver mai visto l’isola in quelle condizioni: di giorno le file per il cibo, di notte un immenso dormitorio a cielo aperto. le immagini sono già andate in onda nei telegiornali, quindi non c’è molto da aggiungere: tutta quella gente dorme per terra, in attesa di sapere dove andrà a finire. qualcuno si tira fuori, tipo il sindaco di roma; qualcun altro, invece, si offre volontario per ospitare i disperati, tipo un albergatore veneto che ha a disposizione circa 200 posti letto in un residence.
i letti, però, sono ancora vuoti, mentre a lampedusa c’è chi dorme all’addiaccio e si litiga un pasto: così oggi mi sono dato da fare per cercare di capirci qualcosa, e magari sbloccare la situazione. comincio dalla fine: non ci sono riuscito.
ho chiamato innanzitutto il signor giorgio tedeschi, titolare del manager’s residence di verona sud, per farmi raccontare com’era andata. ai primi di marzo aveva letto sul quotidiano veronese l’arena che la prefettura stava cercando strutture disponibili ad ospitare i disperati del mediterraneo, in previsione di un loro possibile smistamento tra le varie regioni italiane.
chiamò l’ufficio di gabinetto, che gli chiese di metterlo per iscritto, e mandò un fax in cui ribadì la propria disponibilità: era il 3 marzo. troppo presto, forse, perché nessuno lo ricontattò.
due settimane e mezzo dopo, un altro appello sull’arena: stavolta era la provincia a cercare strutture. era il 22 marzo, martedì scorso, e il signor tedeschi mandò un fax al presidente, spiegando anche a lui che le sue 96 camere erano a disposizione e che gli ospiti avrebbero anche ricevuto tre pasti al giorno. così, quando ieri mattina ha aperto il giornale, l’albergatore generoso ha pensato di essere in un paese di matti: le istituzioni dichiaravano, infatti, che i posti disponibili per i disperati erano soltanto 30, tutti di una struttura della caritas, perché i titolari degli hotel – alle prese con l’avvio della stagione turistica – avevano risposto di no all’appello. per capirci di più, ho chiamato allora il prefetto: ho capito che il problema attuale è la divisione (scusate le brutte parole, ma mi metto nella testa di maroni) tra profughi e clandestini. i primi, quelli che richiedono asilo, possono stare dovunque; i secondi, quelli che sono a rischio fuga, devono stare in posti recintati, tipo i centri di identificazione e di espulsione o comunque le strutture militari.
ma i conti ancora non mi tornavano: possibile che, tra tutti i disperati che hanno passato l’ultima notte sul molo di lampedusa, non ci siano 200 richiedenti asilo? e non avrebbero trascorso una notte migliore nel residence del signor tedeschi?
così ho telefonato pure al viminale, per avere spiegazioni, e il capo dipartimento mi ha risposto che c’è uno scoglio da superare, prima di tutti gli altri: ogni regione deve infatti indicare il numero di profughi che è in grado di accogliere; solo a quel punto – ma non ho capito bene se si tratti di ore, di giorni o di settimane – i richiedenti asilo verranno smistati, mentre tutti gli altri (ossia i probabili irregolari) finiranno a mineo o nel centro che si sta aprendo a manduria.
è una questione, insomma, a metà strada tra la burocrazia e la politica: il che mi fa temere, ma spero naturalmente di sbagliarmi, che i letti del manager’s residence resteranno vuoti ancora per un bel po’.

quei negri di lampedusa non arrivarono nella verona di tosi.

ma sono arrivati i vigili.

ora la polizia municipale ha fatto irruzione nell'albergo, in alcune camere in cui alloggiavano alcune prostitute (a quando ho capito, le belle NON esercitavano nel residence, ma forse mi sbaglio) ha trovato preservativi.
lucchetti all'albergo: sfruttamento della prostituzione.

tra pochi minuti, conferenza stampa sulla brillante operazione contro la più antica professione al mondo.
professione che non è il giornalismo.
il giornalismo è la seconda più antica professione al mondo.

ti farò sapere lo svolgimento della vicenda.

...................................

 

aggiornamento

ecco dal quotidiano veronese l'arena il resoconto della conferenza stampa del sindaco tosi e dei vigili urbani.
ne riporto un passo.

“complimenti a nome della città alla polizia municipale di verona e al suo comandante – ha detto il sindaco tosi - l’operazione è frutto di un’indagine lunga e accurata, che ha prodotto risultati importanti e che dimostra la qualità dell’operato della polizia locale scaligera. non siamo intervenuti per una questione morale, ma per risolvere un problema oggettivo di disturbo, segnalatoci dai residenti".

 

 

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15 novembre 2011 - 14:07

palermo. ignoti (dipendenti?) danneggiano per rabbia i camion rifiuti e i loro concittadini.

palermo.
un evento minimo che però spiega il clima.

succede che quasi tutti i dipendenti della "municipalizzata" di nettezza urbana amia (commissariata) abbiano accettato (controvoglia ma capendo il problema) la necessità di sopportare sacrifici.
rinunciano allo straordinario e si impegnano con maggiore sforzo nel lavoro per i concittadini e per aiutare l'amia a risanarsi senza dover fallire o licenziare.

questo vale per quasi tutti i dipendenti.

non per tutti.

stamattina nel deposito dei mezzi brancaccio qualcuno (quasi certamente alcuni dipendenti infidi) hanno rubato da dieci camion nuovissimi dell'immondizia i dispositivi di attivazione delle batterie.
quasi un atto di luddismo.

e quei dieci camion questa mattina non sono potuti uscire a raccogliere i rifiuti.
a danno dei cittadini.

di corsa, gli addetti dell'amia hanno comprato gli apparecchi nuovi, che sono stati istallati sui camion, i quali nel pomeriggio hanno potuto lavorare.
il furto è stato denunciato alla polizia e i commissari straordinari dell'amia hanno deciso di istallare nel deposito delle telecamere.

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Categorie: ecologia e ambiente, rifiuti, società

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14 novembre 2011 - 12:44

rinnovabili pulite dentro. il gse promuove il fotovoltaico no profit.

il gestore dei servizi energetici (gse) promuove l’istallazione di impianti a fonti rinnovabili in ospedali, comunità, prigioni e altre strutture appartenenti a organizzazioni, enti, associazioni, istituzioni no profit.
l’obiettivo è rendere facile la donazione di impianti fotovoltaici di alta qualità tramite alleanze *di eccellenza* fra organizzazioni di utilità sociale e l’industria del fotovoltaico.

le imprese che operano nelle energie rinnovabili – aggregate dal gse attraverso la rete corrente - si impegnano ad aderire all’iniziativa fornendo prodotti e servizi necessari alla realizzazione degli impianti.
inoltre il progetto “gse, garantiamo energie per il sociale” può creare ricadute positive, in termini di sostenibilità ambientale e di vantaggio economico e sociale, poiché offre occasioni di lavoro per i giovani delle comunità coinvolte, i quali potranno imparare un mestiere o avviare attività di istallazione di impianti solari.

i primi beneficiari del progetto, per i quali il gse ha già realizzato studi di fattibilità, sono:

la comunità di san patrignano

l’istituto penale minorile di nisida

la comunità di betania

l’ospedale gaslini

il progetto “gse, garantiamo energie per il sociale” ha ricevuto l’alto patronato della presidenza della repubblica italiana: nei giorni scorsi il vertice del gestore dei servizi energetici (gse) – emilio cremona e nando pasquali – è stato ricevuto da giorgio napolitano, al quale è stato illustrato il progetto.

sarà anche attribuito un premio annuale alle imprese che concorreranno in modo significativo ad affermare e a promuovere l’italia delle rinnovabili, distinguendosi per l’innovazione e per la qualità dei prodotti.

 

puoi seguirmi anche su twitter @jacopogiliberto

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Categorie: ecologia e ambiente, energia, fonti rinnovabili, società

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4 novembre 2011 - 20:57

alluvione. genova. lo spot sconvolgente di "pubblicità progresso" su acqua e inondazioni. è del '77.

ecco una pubblicità progresso.

lo spot dice: se andiamo avanti così tutta l’italia sarà alluvionata.

dice: abbiamo trasformato una fonte di vita in un nemico che passa, distrugge, uccide.
dai monti senza più alberi l’acqua scende a valle travolgendo tutto
.

il video dice: manca un piano delle acque, manca la coscienza del problema e la volontà di risolverlo.

dice: rispettare e far rispettare l’acqua.

conclude: è un bene di tutti, facciamo qualcosa per difenderla.
subito.

i contenuti sembrano adatti a oggi.
all'alluvione del 4 novembre a genova, alla lunigiana, alla spezia, ad aulla.

è uno spot del 1977.
 
tutto è rimasto come allora.

ricorda il presidente di pubblicità progresso, alberto contri:

correva l'anno 1977. oltre trent'anni fa i soci di pubblicità progresso dimostrarono notevole previdenza e grande sensibilità ambientale, stimolati da fatti di cronaca (la foto della campagna potrebbe essere quella di oggi di monterosso o di roma).
non si limitarono all'aspetto del dissesto idrogeologico, già di per sé assai grave, ma affrontarono subito il problema dell'acqua nella sua dimensione complessiva.
è una campagna che potremmo riprendere oggi, usando addirittura lo stesso trattamento.
negli stessi anni ci si occupò per ben due volte dei rifiuti, dell'inquinamento acustico, e qualche anno prima del verde con una campagna memorabile: il verde è tuo, difendilo.

leggi anche:

sul filo della memoria. le alluvioni di venezia e firenze del 4 novembre 1966. dal fango dell'arno riemerge la firenze di 45 anni fa.

l'alluvione di genova del 4 novembre: parlano i geologi, il dissesto previsto.

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, infrastrutture, società, storia, televisione

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31 ottobre 2011 - 17:36

analisi e modesta proposta di daniele fogli: contro la crisi, camposanti ad azionariato diffuso.

(terque quaterque testiculis tactis)
ricevo queste considerazioni funerarie dal bravo daniele fogli, e le pubblico in occasione della festa dei morti.

azionariato diffuso per la gestione dei servizi funerari italiani

di daniele fogli
presidente del comitato tecnico per i cimiteri della european federation of funeral services

 

premessa
leggo in questi giorni che all'inizio di ottobre 2011 a palermo il consiglio comunale ha fermato, per ottenerne sostanziali modifiche un project financing di 103 milioni euro, per poter realizzare il nuovo cimitero della città, alle prese con una situazione emergenziale delle sepolture.

 il motivo della bocciatura: la gestione andava ai privati, tariffe alte e poche le sepolture di tipo economico.

 palermo non è un caso isolato.
in diversi comuni i consigli comunali non si interrogano solo più sull'acqua pubblica, ma anche e soprattutto sul cimitero pubblico.

 questo mio intervento intende contribuire a far luce su un settore, che per sua natura è spesso opaco, a chiarire la rilevanza pubblica del cimitero, a ipotizzare una nuova modalità di gestione dei servizi pubblici locali: l'azionariato diffuso.
per chi come me opera nel settore funerario da oltre trent'anni, mai come ora la situazione si è complicata: siamo alle prese con una triplice crisi: globale, di settore e di genere.

 

 la crisi globale

 siamo destinati a convivere per molti anni (con il culmine negativo, probabilmente nel 2013, se non nel 2014) con una crisi economico finanziaria globale per i cosiddetti paesi industrializzati, che modificherà ampiamente le abitudini e gli stili di vita, le disponibilità economiche delle famiglie e le priorità.
riflessi importanti li avvertiremo anche in campo funebre e cimiteriale, con il cambio di tradizioni consolidate.

 

la crisi di settore

 la killer application del nostro settore si chiama cremazione.
certo più ecologica della sepoltura in loculo, con effetti di risparmi di spazi considerevoli, ma al crescere della sua incidenza vi sono e vi saranno effetti non recuperabili sia in campo funebre, che in quello cimiteriale, che si distribuiranno su tutta la filiera.

 

la crisi di genere

 dalle gestioni in economia diretta nelle medie e grandi città si è passati dapprima alle aziende municipalizzate, poi alle aziende speciali, quindi alle spa e in particolare alle cosiddette "in house"; ora vi è un altro cambiamento epocale alle porte: i servizi pubblici locali, grazie prima all'articolo 23-bis del dl 112/2008 e al regolamento attuativo, abrogati per referendum, e ora riproposto quasi nella stessa precedente formulazione con l'art. 4 del dl 138/2011, verranno sempre più privatizzati e quindi si faranno strada altri modelli e cioè l'affidamento a terzi vincitori di gara (concessionari) o la società mista pubblico privato con quest'ultimo scelto a mezzo gara.

l'"in house", soprattutto per i vincoli di bilancio, contenitivi delle assunzioni, di procedure d'acquisto sempre più farraginose, è destinata ad essere residuale, se non a sparire.

è possibile ipotizzare un ulteriore modello gestionale?

 

l'analisi

la legge stabilisce che un comune deve garantire come servizi essenziali quelli cimiteriali e quelli necroscopici.
e già qui qualche problema c'è, perché non vi è una definizione univoca di tali tipologie di servizi.
l'unica cosa certa è che il cimitero è un bene appartenente al demanio comunale, come lo è l'acquedotto.

in ambito cimiteriale l'unico vero obbligo è quello di garantire da parte di un comune la sepoltura in campo comune di inumazione (ma se fino al 2001 era gratuita, da allora è divenuta ordinariamente a pagamento, mentre resta gratuita solo per gli indigenti).

il resto (la disponibilità di un crematorio, la disponibilità di loculi, tombe o aree cimiteriali da concedere, la illuminazione elettrica votiva a rete) sono dei "di più" che, nel tempo, sono stati richiesti dapprima dalle classi sociali più agiate e col tempo sono divenute un fenomeno di massa, per emulazione.

inesorabilmente, la cremazione sta sostituendo e sostituirà sempre più nelle scelte individuali la inumazione in campo comune (che è considerata di povertà e rifiutata da roma in giù) e la tumulazione di feretro in loculo stagno (tanto per intenderci con la doppia cassa, di cui una di zinco).
la tumulazione areata (senza cassa di zinco, attualmente permessa in 4-5 regioni italiane) avrà bisogno di anni prima di diventare significativa.

la diffusione della cremazione ha indotto o sta inducendo diverse amministrazioni comunali a prevedere la installazione di impianti di cremazione non solo nei capoluoghi di provincia (impianti di primo livello), ma anche in comuni di dimensioni inferiori (impianti di secondo livello); talvolta a pochi chilometri l'uno dall'altro, dove le logiche di campanile prevalgono su quelle programmatorie, con un evidente fallimento della pianificazione regionale prevista dalla l. 130/2001.

il risultato è che la cremazione sarà oggetto, laddove si costruiscano numerosi altri impianti nelle vicinanze, ad una concorrenza esasperata di prezzo.

e pertanto l'unica strada possibile è contenere attraverso la pianificazione il numero di impianti autorizzabili da un lato, individuando un raggio di azione capace di garantire un buon servizio per l'utenza, e al tempo stesso aumentare la qualità del servizio (invero pessima per la ordinaria sepoltura in terra o in loculo!)

la politica cimiteriale, frutto delle elaborazioni degli ultimi decenni, dovrà essere completamente rivista:
sia per una revisione ragionata della politica tariffaria (determinante sarà la disponibilità della tumulazione areata per durate più basse a prezzi che diverranno competitivi con la inumazione e la cremazione), sia per introdurre dal punto di vista regolamentare e sostanziale sistemi di pagamento di prestazioni fornite ai vecchi concessionari di tombe e loculi stagni (talvolta perpetui) e puntare sul massimo utilizzo di sepolture già realizzate in tempi passati.

al cambio di impostazione di politica tariffaria dovrà fare da contraltare una politica immobiliare cimiteriale che garantisca effettivamente una offerta di posti salma (e ancor di più di posti per urne cinerarie) diffusa sul territorio e anticipatrice della domanda.
e anche in questo caso è la qualità e la introduzione di soluzioni innovative, l'attenzione alla cerimonialità, che potrà fare la differenza.

nelle aree ad alta incidenza di cremazione si sarà alle prese con il fenomeno del ritorno nella disponibilità del gestore dei cimiteri dei loculi per i quali si è estinta la concessione (ad esempio perché erano stati concessi a 30 o 40 anni negli anni del boom economico).
e quindi occorrerà rivedere i piani economico finanziari dei gestori di cimiteri per cercare un equilibrio non più basato su forti apporti da margini tariffari determinati da concessioni cimiteriali di nuova costruzione, ma dal rendimento del patrimonio già costruito, da ricondizionare e riconcedere meglio se ai vecchi concessionari.

l'alternativa è l'abbandono dei cimiteri da parte dei cittadini che hanno tutta la convenienza a portare le urne cinerarie in luoghi diversi (come la propria casa).

quattro sono gli strumenti necessari per una politica cimiteriale degna di questo nome, che occorre siano uniti ad una dose consistente di managerialità:
modernizzazione del regolamento di polizia mortuaria comunale, pianificazione cimiteriale, cambio del sistema tariffario, nuove modalità gestionali.

circa la forma di gestione:
per città di medie e medio-grandi dimensioni occorre superare lo strumento della società "in house", forse ancora utile nei piccoli comuni.
quindi occorre puntare sull'affidamento a terzi, o sulla società mista.

chi può essere questo terzo? un gestore privato, ma anche, se sussiste adeguata efficienza gestionale, la vecchia impresa pubblica che cerca di vincere la prima gara.
o anche, e questa è la novità, un soggetto ad azionariato diffuso.

due parole infine sul project financing cimiteriale: per come è praticato ora è "un furto legalizzato" per le prossime generazioni.
la maggior parte dei project financing cimiteriali sono pensati da costruttori privi di cultura gestionale cimiteriale, a cui interessa principalmente costruire la maggior quantità possibile di manufatti, favorire le politiche di concessione di loculi non in presenza di salma e quindi, "vendere" loculi vuoti, incassandone subito il prezzo.

l'amministrazione ha tutto l'interesse a far fare a terzi quel che non riesce più a fare lei, sia per carenza di disponibilità finanziarie, sia per carenze programmatorie.
ma alla concessione di un loculo corrispondono servizi da garantire all'utenza per 30,40 o in taluni casi 99 anni.

e, invece, i project financing, durano 20-25 anni.

ecco scoperto l'inganno: l'attuale amministrazione comunale ha una visibilità elettorale positiva nel breve termine, ma lascia alle amministrazioni comunali che verranno (al termine del project financing) l'onere di mantenere il complesso cimiteriale, garantire servizi, quando i soldi se li è già incassati il promotore.

sarebbe veramente utile che la corte dei conti indagasse profondamente nei project financing cimiteriali, e che venissero dettate norme severe di contrattualizzazione e di contabilizzazione dei ricavi da concessione per lasciare al termine del project al comune un fondo capace di sostentare le future manutenzioni.

il servizio necroscopico può essere garantito sia da soluzioni minimali (raccolta salme incidentate, funerali per indigenti garantiti dall'ente locale) sia ancora con una convenzione con l'azienda ospedaliera o istituto di medicina legale per la fornitura di quei servizi che la legge assegna al comune, ma che questi può far svolgere anche da terzi predefiniti (dal d.p.r. 285/90).

l'attività funebre, non è un servizio obbligatorio.

ma dove esistono delle imprese pubbliche questo servizio nacque per contrastare il malaffare imperante con una azione (qualcuno la chiamerebbe una mission) calmieratrice e moralizzatrice veramente considerevole, tanto che ancor oggi l'impresa pubblica, se presente, è la scelta favorita da una buona quota di cittadinanza, che vede in essa uno strumento di garanzia, capace di assisterlo nei funerali di un proprio caro.

in assenza di un soggetto con tale mission, non si ritiene che il sistema privato puro sia capace di garantire una concorrenzialità sana e a prezzi giusti.

e basta leggere le cronache quotidiane per comprendere che a fronte di 1 caso di malaffare scoperto, ve ne sono almeno 100 che proseguono nella mercificazione delle informazioni sui morenti, noto ai più come "il racket del caro estinto".

le soluzioni

chi potrà procedere al riassetto del sistema funerario italiano?
nel settore funebre la situazione è particolarmente difficile, in quanto si è in presenza di un "mercato imperfetto", dove l'asimmetria informativa tra domanda e offerta è evidente e sotto gli occhi di tutti.
inoltre, nel primo decennio di questo secolo, le norme che diverse regioni hanno approvato non hanno minimamente consentito la regolazione di questo settore, e nemmeno sono riuscite a frenare la crescita abnorme di imprese funebri operanti, tanto che si stima si sia ormai vicini alla media nazionale di 100 funerali annui per impresa funebre.
e la situazione è destinata a peggiorare con la recente approvazione dell'articolo 3 del dl 138/2011 e smi (manovra bis), visto che eliminerà le barriere strutturali all'entrata nel mercato, semplificherà la nascita di nuovi operatori
.

conseguentemente calerà la dimensione media in termini di funerali l'anno di ogni operatore, favorendo l'aumento a dismisura della caccia al morto.

il sistema funerario italiano, secondo diversi studiosi, sta in equilibrio con imprese funebri strutturate che presentino una media di 200 funerali annui, il che vuol dire, su scala nazionale, almeno un dimezzamento dell'attuale numero di soggetti che operano nel settore funebre italiano.

purtroppo la cultura manageriale di una quota consistente di soggetti attualmente operanti nel settore funebre italiano non è tale da favorire processi di fusione.
è invece possibile che una razionalizzazione del settore funebre passi attraverso l'investimento di capitali esteri anche nel nostro paese, in particolare nelle zone del nord e, forse, del centro del paese, aree meno esposte al rischio di criminalità organizzata.
e, forse, se il sistema degli enti locali sarà capace di affrontare con serietà e non solamente con la voglia di far cassa i processi di privatizzazione parziale o totale determinati dall'articolo 4 del dl 138/2011 e s.m.i., si potrebbe anche puntare sullo sviluppo di società ad azionariato diffuso, una versione moderna delle municipalizzate di inizio secolo.

nel settore cimiteriale (inteso in senso lato) la privatizzazione è difficile, sia perché è fondamentale la presenza della infrastruttura demaniale, sia perché attualmente la profittabilità del servizio è nettamente inferiore a quella del comparto funebre.
è inoltre complicata dalla presenza di investitori soprattutto attratti dalla componente costruttiva.

quel che necessita come tipologia di socio operativo per le società miste, in vari comuni di medio grandi dimensioni già organizzati con proprie società di capitali, è soprattutto un soggetto con forti capacità manageriali e competenze gestionali specifiche.
meno interessanti, anche se talvolta utili, soggetti capaci di fare pulizie e operazioni cimiteriali.

all'estero sussistono da anni esperienze gestionali cimiteriali non pubbliche, sia completamente private (ad es. in usa, canada, australia), sia miste (come in spagna, in ungheria).
ma sono esperienze accompagnate da legislazioni di settore precise e con sistemi di controllo efficaci.

non è ancora chiaro se sussistano le condizioni per avere in italia un meticciamento con realtà straniere.

di certo sarebbe utile confrontarsi con le migliori realtà imprenditoriali europee e internazionali in genere, quando la privatizzazione del mercato italiano conseguente alla manovra-bis agirà anche in campo cimiteriale.

è da augurarsi che le gare che si andranno ad indire siano costruite in maniera da tutelare il ruolo del cimitero, che in italia non è quello di un parco, ma di memoria storica della collettività, spesso vero e proprio museo all'aperto.
sarebbe utile rammentare che i problemi del settore cimiteriale, non sono dissimili da quelli del settore acqua e quindi occorre aprire un fronte politico per la pubblicizazione dei cimiteri, inteso non tanto come modalità di gestione, quanto come garanzia del mantenimento della memoria storica di un collettività in cui il gestore deve avere adeguate competenze.

i comuni, da un lato, dovranno garantire un sistema tariffario adeguato, capace di determinare effettive condizioni di profittabilità, ma dall'altro gli affidatari o i cosiddetti soci operativi dovranno anche disporre di capitali importanti, visto che i comuni saranno sempre meno in condizione di apportarne.
ma perché allora non pensare a nuove forme di gestione per servizi tanto delicati quanto utili per la nostra società?

oltre alla ipotesi della cessione totale della impresa pubblica o alla cessione parziale di quote della società pubblica per farla diventare mista, con il coinvolgimento di un socio operativo, si potrebbe sperimentare la strada della società ad azionariato diffuso (come sottospecie dele forme di gestione consentite):
a) con un nocciolo duro (tra 1/3 e i 2/3 del capitale) da cedere, per i servizi cimiteriali, a soggetti imprenditoriali non impresari funebri, per la separazione di genere che anche l'antitrust ha chiesto.
nel solo caso di cessione di quote societarie di impresa funebre è del tutto legittimo prevedere una cessione a imprese funebri purché non operanti nel bacino in cui svolge la propria attività l'impresa funebre pubblica, e questo per ovvi motivi di garanzia di concorrenza e di eliminazione di cartelli potenziali;

b) un'altra quota importante (tra 1/6 e 1/3 del capitale) dovrebbe essere riservata a dipendenti, e in particolare al management, ancor più motivati nell'apporto lavorativo. e' bene sottolineare che soprattutto in campo cimiteriale è l'attuale management che possiede il know how;
c) l'ultima quota di capitale riservata a cittadini residenti nel comune/provincia di operatività, intenzionati ad assicurarsi il possesso di quote societarie di una impresa che nell'immaginario collettivo "non rimarrà mai senza lavoro" e che ha nei propri obiettivi una redditività del capitale, per evitare fenomeni speculativi, ma al tempo stesso per attrarre capitali, con riferimento l'irs 25 anni a cui sommare uno spread di 3 punti percentuali.

di interesse anche la possibilità di collocazione sul mercato di titoli obbligazionari, laddove la società operi su un'area ben più vasta di quella locale. e in tempi in cui non si sa più dove investire con certezza i propri risparmi un investimento del genere potrebbe avere delle chances.
il ruolo del comune, inizialmente detentore di quote societarie, diverrebbe nel tempo sempre meno coinvolto nella gestione, man mano che gli altri soggetti assumono le loro partecipazioni nella società ad azionariato diffuso, fino a svolgere, al termine del percorso di privatizzazione, i ruoli propri di regolatore, pianificatore, indirizzo e controllo.

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, infrastrutture, Religione, società, Viagg

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24 ottobre 2011 - 18:30

auto. studio. gli inglesi alla guida vogliono zero alcol. e usano il telefonino.

il traffico è un tema che è caro al bravissimo maurizio caprino, con il suo blog strade sicure, di cui raccomando la lettura.

ho trovato freschissima la ricerca che il rac, royal automobile club, ha condotto fra i guidatori inglesi.

clicca qui per leggere e scaricare l'intero rapporto rac 2011 (in inglese, 108 mb in formato pdf)

dal sondaggio, il royal automobile club ha individuato cinque problemi chiave:

- il costo dell’auto nel suo complesso. per il 32% degli inglesi è il primo problema
- l’alcol
- le condizioni e la manutenzione delle strade
- tasse e assicurazione
- l’uso del telefonino alla guida

alcuni dettagli.

 

i costi

i guidatori stanno affrontando il problema fortissimo dell’aumento dei costi di gestire un’automobile, ma per ora non hanno saputo trovare alternative valide.
questo vale soprattutto per chi vive in campagna, ma anche per i guidatori urbani l'incapacità di trovare soluzioni alternative è un tema sentito.

da molti l’uso dell’auto è percepito addirittura come una necessità della vita quotidiana.
e in qualche caso i costi alti impongono una riduzione nell’uso dell’auto, e per taluni ciò dà l'idea di una peggiore qualità della vita.

 

la vacca da mungere

i guidatori inglesi pensano che la "guerra antiauto" non sia finita (sono l’1% è ottimista), e tre quarti dei guidatori sanno di essere per il governo una colossale mandria di vacche da mungere.

 

la qualità delle strade, i limiti di velocità

l’84% degli automobilisti inglesi vuole una migliore manutenzione delle strade come tema prioritario e il 71% chiede un miglioramento delle strade.
modesto il consenso per il potenziamento di aeroporti e treni.

il 75% chiede limiti di velocità più alti in autostrada mentre un modesto 16% chiede un innalzamento del limite nelle aree cittadine.
per contenere la velocità, gli automobilisti inglesi chiedono più pattuglie di polizia e sistemi di limitazione interni all’auto.

 

alcol? "limite zero"

il bere alcolici è un problema serissimo, e il 16% dei guidatori pensa di avere guidato alterato dall’alcol nell’ultimo anno.
solamente il 18% di loro è d’accordo con i limiti attuali inglesi (80 milligrammi), più numerosi (il 24%) suggeriscono un abbassamento a 50 milligrammi e quasi la metà, il 42%, chiedono il divieto totale dell’alcol alla guida.

 

telefonino senza cuffietta

il 27% ammette di usare il telefonino alla guida senza usare il vivavoce o la cuffietta, e ciò avviene soprattutto con le generazioni più giovani: il 38% dei guidatori compresi fra i 17 e i 44 anni.
e il 28% dei giovani ammette di usare alla guida il telefonino anche per la posta elettronica, facebook e altre attività sul web.

clicca qui per leggere e scaricare l'intero rapporto rac 2011 (in inglese, 108 mb in formato pdf)

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Categorie: autostrade, infrastrutture, mobilità, società, traffico, trasporti

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22 ottobre 2011 - 23:51

cospirologi scatenati sul filmino di gheddafi. "parlano italiano". "hablan español".

i filmini osceni sulla morte di moammar gheddafi sono oggetto di cospirologia applicata da parte dei complottòmani di ogni paese.

e ogni cospiròlogo sente nell'audio tutto quello che crea la sua passione dietrologica.

i complottòmani italiani sentono chiaramente, nell'audio delle fasi concitate dell'orrendo tirannicidio, le parole italiane "non sparate, non sparate", e si chiedono chi fossero gli assassini.

i video con l'audio in italiano apparente sono stati divulgati dapprima dall'agenzia agi e poi dal sito web della repubblica.

non metto in evidenza su questa pagina le immagini del filmino, per motivi evidenti, però cliccando qui puoi vedere una riduzione del video con le parole "non sparate" messe in evidenza.

basta spostarsi altrove, in spagna, e i cospiròlogi spagnoli sentono chiaramente, nell'audio delle fasi concitate del filmino osceno, le parole spagnole "vamos vamos" e poi "ya estamos con el carro" (ci siamo già con il furgone), e infine "déja que lo fusilen" (che lo fucilano).

non metto in evidenza su questa pagina le immagini del filmino in variante spagnola, per motivi evidenti, però cliccando qui puoi vedere una riduzione del video con le parole in spagnolo messe in evidenza.

ognuno, quando vuole, riesce a mettere le sue teorie dentro i fatti più orrendamente semplici.

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Categorie: energia, società, televisione

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18 ottobre 2011 - 17:46

legge reale. alla fiera di milano è ancora applicata. ma a sproposito.

dopo gli scontri di piazza avvenuti sabato 15 ottobre a roma, si è tornato a parlare della cosiddetta legge reale sull'ordine pubblico (legge numero 152 del 22 maggio '75, confermata dalla legge 533 del '77).

la legge non è mai stata abrogata.
anche se è poco applicata.
clicca qui per leggere l'articolo di attualità sul sito web del sole 24 ore.

segnalo però una versione stravagante e sbagliata della legge reale che viene ancora applicata.
in tutt'altro ambito dall'ordine pubblico.
e con una finalità: aumentare gli incassi.

è accaduto a me personalmente.
alla fiera di milano.

sono un motociclista, e uso il casco protettivo come previsto dal codice della strada.
di recente sono andato alla fiera per seguire un'esposizione.

all'ingresso dell'esposizione, l'organizzazione della rassegna vietava l'ingresso ai padiglioni con il casco protettivo sottobraccio e imponeva di lasciare il casco in custodia al guardaroba, come diceva un cartellino incollato con il nastro adesivo: art. 5 legge 533/77.
spiegazione del vigilante all'ingresso (mentre il guardarobiere arraffava i 5 euro del servizio di custodia): "secondo questa legge, i caschi sono vietati alle manifestazioni fieristiche".

ecco il passo della legge reale in base al quale, per gli organizzatori di quell'esposizione, non potrei tenere sottobraccio il casco dentro a una rassegna fieristica:

art.5
è vietato l'uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. è in ogni caso vietato l'uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino.

quindi, dice la legge, è vietato calzare il casco durante i cortei e le manifestazioni politiche.
non è vietato avere sottobraccio un casco durante una manifestazione fieristica.

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Categorie: mobilità, società, traffico

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14 ottobre 2011 - 17:57

cinema. attrice ex-porno vince il festival del film musulmano. i religiosi insorgono.

una notizia curiosa.
attrice ex-porno è una vergogna e non deve essere premiata al festival del cinema religioso.

è accaduto in russia, in tataria (repubblica autonomia del tatarstan), dove l’attrice tedesca (e turca) sibel kekilli il mese scorso ha ricevuto il premio come migliore attrice al festival del cinema musulmano.

questo è il film premiato a kazan: die fremde (la straniera).
un film tedesco drammatico sulla comunità turca in germania

 

in quest'altro spezzone, ecco la brava kekilli mentre, l’anno scorso, riceveva il premio per il cinema tedesco (deutscher filmpreis) come migliore attrice protagonista ancora per lo stesso film.
 

ma nel passato sibel kekilli ha recitato in filmetti erotici.
con il nome d’arte (è un’arte anche quella) di dilara.

"è vero, come accade sempre: ero giovane e avevo bisogno di soldi", aveva spiegato l’attrice tedesca (e turca). e aveva dovuto lasciare la famiglia turca, che si sentiva disonorata.

non ti propongo, per motivi evidenti di buongusto, alcuna scena dei film della "vita precedente" di kekilli.
però ecco un più tollerabile collage di foto leggermente sexy della giovane *dilara* realizzato da un suo ammiratore turco.
 

scandalo.
scandalo perché taluni, nel crearsi la loro idea di numi, sono convinti che alle loro divinità interessino molto i gusti sessuali dei mortali.
e su questo fondano la loro idea di etica.

così l’altra settimana il "vescovo" dei maomettani di kazan, cioè muftì a il capo dell’amministrazione spirituale dei musulmani del tatarstan, ildus faizov, ha scritto una lettera ufficiale e imbufalita al ministero della cultura della repubblica tatara.
faizov ha contestato l’organizzazione del festival perché ha assegnato il premio a un’attrice così svergognata.
e poi sibel kekilli in passato aveva detto in un’intervista che la violenza è parte integrante dell'islam.
"al festival sono stati invitati artisti il cui lavoro ha poco in comune con l'idea centrale del festival musulmano ed è contrario alle norme generalmente accettate di moralità e l'etica dell'islam", ha scritto nella lettera il mufti.
secondo faizov, l’assegnazione scredita egli stesso come muftì, e con lui tutti i musulmani della regione.

e qui finisce la notiziola curiosa.
ma se ti interessa saperne di più, puoi leggere un resoconto della contestazione religiosa per motivi sessuali sulla pravda (qui nella traduzione automatica in italiano fatta dal translate di google), ma anche sul sito ucraino siteua, su moneytimes, sulla nezavisimaia gazeta, e su info altai. 

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Categorie: Film, Religione, società, teatro, Televisione

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14 ottobre 2011 - 10:50

i tagli all'ambiente. quello che non ti dicono. i numeri veri, i retroscena, l'analisi.

dopo l'anticipazione di ieri pomeriggio, torno sul tema del bilancio del ministero dell’ambiente, bilancio che con i nuovi tagli dovrebbe passare dagli 1,3 miliardi di euro del 2008 ai 120 milioni del 2012, con un taglio del 90% (esclusa la spesa corrente per stipendi, affitti, bollette e così via).

e comincio con giuseppe vatinno, responsabile ambiente dei “rutelliani” di alleanza per l’italia.

ma subito dopo racconterò un po’ di retroscena sui tagli.


il rutelliano vatinno 

ecco vatinno: “questo taglio dimostra, una volta di più, quale sia il concetto di ambiente di un premier interessato solo ai cactus delle sue ville e che ha fatto dell’italia il fanalino di coda europeo e mondiale. speriamo che il ministro dell’ambiente prestigiacono si faccia finalmente sentire in consiglio dei minisri, mentre alleanza per l’italia si organizza per un sit in di forze politiche e sindacali contro questa assurda situazione”.


gli altri articoli
 

ieri pomeriggio ho scritto questo articolo che ha aperto le danze: come distruggere un ministero con poche sforbiciate.

in un altro articolo spiego le polemiche che sono seguite alla pubblicazione della notizia che stai leggendo. clicca qui per leggere l'aggiornamento.

leggi anche questo ottino articolo pubblicato sul sito web del sole 24 ore, articolo che entra nel dettaglio di tutte le sforbiciate ai conti del ministero. clicca qui per leggere l'approfondimento.

e ora, le cose indiscrete. 

 

quanto ci costa

le leggi di ratifica delle convenzioni e dei protocolli delle nazioni unite in campo ambientale, approvate dal parlamento, hanno assegnato al ministero dell’ambiente le risorse finanziarie per rispettare gli impegni sottoscritti dall’italia, che corrispondono alla quota di partecipazione del nostro paese all’impegno cumulativo dell’unione europea nell’ambito delle stesse convenzioni e protocolli: ovvero, se l’italia non garantisce la sua quota, altri stati membri devono coprire il buco lasciato dall’italia.

il totale delle risorse attribuite dalle leggi al ministero dell’ambiente, in attuazione degli impegni sottoscritti in particolare con la convenzione sui cambiamenti climatici e il protocollo di kyoto, con il protocollo di montréal per la protezione della fascia di ozono, con la convenzione di rotterdam sui pesticidi, con la convenzione sulle alpi, ammonta a oltre 82 milioni di euro l’anno. 

 

rientrano più soldi di quanti se ne spendano. le imprese

grazie alla visione intelligente dei ministri ronchi e matteoli, attenti a valorizzare gli impegni ambientali internazionali come opportunità per il sistema italia, e grazie al lavoro della “squadra” del direttore generale del ministero corrado clini, in accordo con gli organismi di gestione delle convenzioni e dei protocolli le risorse sono state utilizzate come “volano” per cofinanziare progetti di cooperazione ambientale internazionale con la partecipazione delle imprese italiane.

il lavoro del ministero è stato molto apprezzato nei paesi terzi (balcani, brasile, cina, iraq, nord africa, messico), con ritorni significativi per le nostre imprese.
si stima che ogni euro di finanziamento pubblico del ministero generi un ritorno per le imprese italiane all’estero nell’ordine di circa otto volte.

tuttavia, nonostante gli impegni che rendono obbligatoria la nostra partecipazione agli accordi sottoscritti nell’ambito delle convenzioni e dei protocolli, e nonostante i risultati raggiunti, a partire dal 2009 le risorse attribuite dalle leggi sono state progressivamente “tagliate”

- con decisione del ministro prestigiacomo per coprire altri costi del ministero tra cui gli affitti dei locali, e più recentemente come scelta discrezionale del ministro nell’ambito della manovra;

- per effetto dei “tagli lineari” del ministero dell’economia, che invece non avrebbero potuto riguardare i contributi obbligatori previsti dalle leggi.

nel 2009 le risorse erano passate da 82 milioni a circa 70, nel 2010 a meno di 60, all’inizio del 2011 a 38 e dopo la prima manovra a 26. l’indicazione del ministro per far fronte alla seconda manovra è quella di azzerare le risorse nel 2012 e per gli anni successivi.

nello stesso tempo l’italia, nel consigli dei ministri dell’ambiente e delle finanze dell’unione europea, così nell’ambito del consiglio europeo, ha condiviso l’indicazione comunitaria per l’aumento dei contributi ai paesi in via di sviluppo nell’ambito della convenzione quadro sui cambiamenti climatici (solo nel 2011-2012 l’impegno per l’italia è di almeno 200 milioni di euro l’anno).

l’indicazione comunitaria è diventato impegno vincolante per gli stati membri, e sarà confermato alla prossima conferenza sui cambiamenti climatici di durban nel dicembre 2011 e a quella di rio de janeiro sullo sviluppo sostenibile nel giugno 2012.

 

bruciare una stima internazionale conquistata con fatica

 sulla base delle decisioni di queste ore sul bilancio del ministero dell’ambiente, l’italia sarà l’unico paese europeo e l'unico del g8 che non potrà confermare né gli impegni presi dalle leggi di ratifica approvate dal parlamento, né quelli assunti recentemente in ambito europeo.

e i primi segnali sono già arrivati: le nazioni unite, la commissione europea e i paesi con i quali sono in corso accordi bilaterali sottoscritti dallo stesso ministro prestigiacomo chiedono al ministero e alle ambasciate di rispettare gli impegni.


finanziamenti solo dove ci sono voti 

non si tratta solo di un’imbarazzante situazione politica, ma anche di un danno per l’economia nazionale : l’azzeramento delle risorse impedisce la prosecuzione dei programmi in corso in cina, in brasile in vista delle olimpiadi del 2016, nei paesi del nord africa in veloce trasformazione, nei balcani che accedono ai fondi europei in vista dell’adesione alla ue, cancellando le posizioni di vantaggio acquisite nel corso degli ultimi 10 anni a favore delle imprese italiane.

ma si sa: i ministri sono eletti in italia e le poche risorse disponibili si concentrano vicino ai voti.

peccato che il futuro delle imprese italiane, come dimostra la germania, si giochi nei mercati emergenti dove la “squadra” di clini ha aperto la strada.

 

ripeto i link agli altri articoli

ieri pomeriggio ho scritto questo articolo che ha aperto le danze: come distruggere un ministero con poche sforbiciate.

in un altro articolo spiego le polemiche che sono seguite alla pubblicazione della notizia che stai leggendo. clicca qui per leggere l'aggiornamento.

leggi anche questo ottino articolo pubblicato sul sito web del sole 24 ore, articolo che entra nel dettaglio di tutte le sforbiciate ai conti del ministero. clicca qui per leggere l'approfondimento.

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