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(la topa elettrica-4) sperimentare la nautica sostenibile a venezia. norme e regole sulle barche a batteria.

 (*) a venezia il termine topa non ha il significato che s’usa nell’italia centrale, e soprattutto in toscana. a venezia la topa è un tipo di barca tradizionale di legno – o anche in (puà) plastica.

ultimo di 4 articoli.
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cliccando qui vai al secondo articolo, sui vantaggi dei motori elettrici nella nautica.
cliccando qui vai al terzo articolo, sugli aspetti tecnici della nautica elettrica: motore e batterie.

 

per i canali di venezia gira un natante a uso privato della grande famiglia delle tope e dei sandoli. in questo caso, è una barca riconducibile alla tipologia del sandolo sampierotto.
è mia.
è mossa da un motore elettrico.

mentre si tentano vari progetti per realizzare colonnine di ricarica nelle varie città, anche per alimentare le future versioni elettriche delle barche veneziane, non ho trovato progetti mirati in modo specifico a elettrificare la nautica già esistente, cioè per togliere a un battello il motore a gasolio o a benzina e montare un motore elettrico.

le normative sono pazzesche, come racconta il bravo maurizio caprino in questo articolo sulle contraddizioni negli aiuti alla mobilità sostenibile.
anche la semplice sostituzione di un propulsore sfiatato con uno nuovo per una barca entrobordo richiede una trafila di carte, certificazioni, bolli, autorizzazioni e collaudi che rende difficile il semplice cambio con un motore di pari caratteristiche.
chi volesse abbandonare il gasolio per passare alla benzina (o viceversa), ancora peggio.
ma lasciare il carburante convenzionale per passare all’elettricità è impossibile.
ho provato.
non è vietato. è impossibile.

si può fare solamente montando un fuoribordo elettrico a un battello non motorizzato.
oppure si può elettrificare un battello con motore fisso partendo da un progetto nuovo, partendo da un modello da lanciare che possa nascere già elettrificato.

e difatti ho dovuto scartare l’ipotesi di elettrificare un’unità entrobordo (come un mototopo con motore a gasolio, che per i tirrenici può corrispondere più o meno a un gozzo classico).
per questo motivo ho dovuto scegliere una barca senza motore, e quindi che non dovesse essere sottoposta a  particolari collaudi e verifiche amministrative, cui montare un fuoribordo elettrico, il quale  è già omologato.

è un vero peccato il fatto che sia impossibile (nei fatti) elettrificare un battello entrobordo già esistente.
per avere un’elettrificazione davvero rapida e importante del parco nautico veneziano (40mila unità) e in generale della nautica italiana basterebbe che le norme consentissero – meglio ancora se facilitassero – la sostituzione del motore esistente con uno ad alimentazione elettrica.

venezia sarebbe un banco di prova eccezionale per la sostituzione dei motori a combustibile con propulsori elettrici.

in primo luogo, per la visibilità internazionale che avrebbe l’esperimento.

inoltre, a venezia c’è un gran numero di mezzi a uso urbano o semiurbano, le cui caratteristiche si prestano meglio all’elettrificazione.
a fianco dei grandi motoscafi da crociera, delle unità passeggeri da viaggio lungo, ci sono migliaia e migliaia di  battelli in cui utilizzo è lagunare, giornaliero.
a venezia gran parte delle barche non fanno viaggi da molti giorni, e ogni sera vengono ormeggiate al loro posto.
questo rende più facile l’uso di un’alimentazione a batterie.

venezia poi ha la maggior *densità* di natanti e imbarcazioni.
quindi l’effetto della sperimentazione elettrica sarebbe profondo ed efficace.
l’italia dispone di un parco nautico di notevole consistenza (4° in europa e 7°al mondo in termini assoluti) ma, a differenza della concentrazione veneziana, l’italia ha un numero di barche modesto in termini di densità (10 unità ogni mille abitanti rispetto alle 177 della norvegia). in italia ci sono 618.500 unità da diporto pari a 10 unità ogni mille abitanti, ma i dati sono falsati dal fatto che in italia i natanti non sono sottoposti all’obbligo di registrazione e quindi sfuggono a censimento.

a venezia inoltre ci sono le tecnologie, la manodopera e i cantieri per rendere agevole l’elettrificazione nautica.
per esempio ci sono gli stabilimenti di marghera dove sono nati i colossi da crociera disney magic e disney wonder per l’armatore disney cruise, i traghetti pride of hull e pride of rotterdam per l’armatore p&o, carnival conquest e carnival freedom (2007) per l’armatore carnival.
nel biennio 2009-2010 lo stabilimento di marghera ha consegnato la costa luminosa, la costa deliziosa e la costa favolosa, la nieuw amsterdam dell’armatore holland america line.

poi c’è un’attività cantieristica intensissima con un distretto di microimprese.
cantieri come quello di franco crea, già plurivincitore della regata storica, che ha uno squero alla giudecca.
o tramontin con lo squero storico a san trovaso. tamassia. amadi.
oppure marco tapetto, che sulla sampierotta achab sta navigando attraverso l’atlantico verso le americhe.

a venezia si sta provando anche l’alimentazione nautica del gpl, carburante ottimo ma assai pericoloso. in particolare l’agenzia veneziana per l’energia (che si chiama agire) partecipa al progetto europeo mobilis, che a venezia ha come obiettivo prioritario l’introduzione del gpl per la nautica da diporto, e ha effettuato studi sul possibile impiego del biodiesel quale combustibile alternativo da impiegare nelle imbarcazioni e nelle navi. secondo l’agenzia agire, il gpl appare come la soluzione ideale per i motori fuoribordo e per gli entrobordo, in quanto si dispone già di una tecnologia matura e affidabile, ampiamente disponibile “a catalogo”, e al contempo economicamente attraente per l’utenza. sono previsti quattro distributori di gpl nautico, una flotta pilota di imbarcazioni e un fondo di credito rotativo per la conversione delle barche a gpl.
il gpl in barca mi terrorizza. ricordo che anni fa esplose una bombola in una barca e vi furono morti e feriti; un mio conoscente rimase paralizzato a vita.

nel caso delle barche elettriche, a venezia ci sono diversi esemplari interessanti. l’esperto gilberto penzo per esempio ha scovato ormeggiato lungo il canal grande questo esemplare di concezione modernissima.

pochi mesi fa, in aprile, in occasione della “giornata ecologica” che ha vietato la circolazione di unità con motore a scoppio nel canal grande e nel rio di cannaregio, l’assonautica ha organizzato una sfilata di una ventina di battelli elettrici o ibridi,  come la topa dei cantieri brube che usa il motore elettrico sperimentale huracan o come il mototopo ibrido del cantiere amadi di burano (abitualmente usato per il trasporto di prodotti surgelati): ecco il video dedicato al topo ibrido di amadi.

 

(4 – fine. ultimo di 4 articoli.cliccando qui vai al primo articolo, l’ecologia parlata e l’ecologia praticata. cliccando qui vai al secondo articolo, sui vantaggi dei motori elettrici nella nautica. cliccando qui vai al terzo articolo, sugli aspetti tecnici della nautica elettrica: motore e batterie.)

  • carlo |

    Come si direbbe a Firenze, se la topa fosse elettrica, saremo tutti elettricisti!

  • Jacopo Giliberto |

    non c’è pierre, ma intanto io sono il principe myskin…

  • CorteSconta |

    Siamo alla fine e non ho ancora trovato il personaggio di Pierre Bezuchov, come mai?

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