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smog. tutto quello che sai già. (e anche quello che non sai). spiegato in modo chiaro.

lo smog fa male.
l’inquinamento dell’aria nuoce alla salute di chi lo respira. inoltre è un danno all’ambiente. va ridotto.

quanto uccide lo smog.
non è possibile sapere con precisione quante persone muoiono per lo smog, ma si fa per via presuntiva sulla base di modelli di calcolo epidemiologici.
l’oms (organizzazione mondiale della sanità) ha deciso gli standard per calcolare queste stime.
come scrivono enrico engelmann e andrea trentin sul sole 24 ore (clicca qui), “tali numeri sono il risultato unicamente di analisi epidemiologiche, basate per forza di cose su assunzioni arbitrarie e per loro natura in grado solo di rilevare correlazioni (e non rapporti di causa effetto). inoltre l’incertezza sui risultati diventa in tali studi tanto più grande quanto più l’effetto da quantificare si discosta poco dalle fluttuazioni casuali”.
cioè in realtà gli effetti dell’inquinamento a milano sulla salute sono così ridotti da non essere valutabili in maniera univoca.

lo smog è in calo da anni.
da decenni l’inquinamento delle grandi città cala.
negli anni ’70 a milano, torino e nelle altre grandi città l’inquinamento dell’aria era tre o quattro volte maggiore di oggi.

</span></figure></a> il calo drastico delle pm10 a torino
il calo drastico delle pm10 a torino

oggi un inquinamento meno grave.
oggi ci concentriamo sulle pm10 (polveri fini con diametro minore di 10 micron) e sulle pm2,5 (polveri finissime minori di 2,5 micron), ma venti e trent’anni fa gli inquinanti erano assai peggiori, come l’anidride solforosa che conferiva una tonalità di color rosa all’aria inquinata e provocava le piogge acide.
questi inquinanti oggi sono quasi scomparsi.

</span></figure></a> il crollo dell’anidride solforosa, quasi scomparsa dall’aria che respiriamo.
il crollo dell’anidride solforosa, quasi scomparsa dall’aria che respiriamo.

un documento dell’istituto superiore di sanità.
in questo file allegato c’è l’intera documentazione del progetto viias (“la valutazione integrata dell’impatto dell’inquinamento atmosferico sull’ambiente e sulla salute in Italia”).
è un documento prezioso, le cui illustrazioni sono state riutilizzate dai giornali in questi giorni.
dice dove si concentra l’inquinamento dell’aria (il piano padano, napoli e così via), come lo smog si è ridotto negli anni, quali i suoi effetti.
grafici e tabelle come piovesse.
clicca qui per leggere il documento la valutazione integrata dell’inquinamento sull’ambiente e la salute, 4 giugno 2015, pdf 2,5mb

che cosa produce le polveri fini.
le fonti di emissione di pm sono moltissime.
il traffico, ovviamente; i fumi delle caldaie per il riscaldamento degli edifici, ovviamente.
ma sono molte altre.
– i cantieri edili. il movimento del terreno e le ruote di ruspe e camion da cantiere alzano polvere che diventa pm10.
– il sale antighiaccio. dopo lo scioglimento della neve, il sale viene polverizzato da centinaia di pneumatici e diffuso nell’aria.
– l’agricoltura. oltre alle arature ed erpicature, che sollevano nell’aria la polvere del terreno, giocano un ruolo fondamentale nella produzione di polveri fini i fertilizzanti azotati, i letami biologici e naturali, i liquami degli allevamenti. emettono nell’aria azoto e altri precursori fotochimici dell’inquinamento.
– la natura. quando d’inverno brucia un bosco (gli incendi dei boschi sono più frequenti durante la siccità invernale) o quando lo scirocco porta le sabbie sahariane il livello di pm10 sale di botto.

</span></figure></a> che cosa produce l’inquinamento: d’inverno i riscaldamenti (colore rosso)
che cosa produce l’inquinamento: d’inverno i riscaldamenti (colore rosso)

i precursori fotochimici.
diversi composti chimici, quando sono colpiti dalla luce del sole, cambiano la loro struttura e si trasformano in pm2,5 e pm10.

dai campi e dalle officine.
secondo le ricerche rse, appena il 35-40% delle polveri fini delle città è stato prodotto in città; il restante 60-65% viene importato dall’hinterland e dalle campagne.
è l’effetto camino: la città è più calda perché sono più concentrati gli impianti di riscaldamento e perché la copertura edile è più calda delle aree coltivate. l’aria più tiepida si alza verso l’alto, per i moti convettivi, e rasoterra verso la città fluisce aria più fresca e più inquinata dalle campagne, dalle tangenziali e autostrade, dalle fabbriche dell’hinterland.

lo smog importato.
guido pirovano, ricercatore del gruppo meteorologia, clima e atmosfera del dipartimento sviluppo sostenibile e fonti energetiche di rse: “le polveri sottili, in particolare nella pianura padana, costituiscono un fenomeno di bacino, tanto che anche in un’area fortemente emissiva come milano, il contributo delle sole sorgenti cittadine alle concentrazioni media annue totali di polveri non supera il 35-40%”.

la città è più “ecologica” della campagna.
c’è più biodiversità in un angolo abbandonato di periferia che in un campo di granturco diserbato insetticidato chimicizzato.
ricerche negli usa hanno confermato che è più efficiente e ha un impatto minore (ma ovviamente più concentrato) una città densamente abitata rispetto a un insediamento agricolo diffuso.
a parità di popolazione, gli abitanti di una grande città hanno minore bisogno di spostamenti e quelli che fanno sono a piedi, in bici o con mezzi pubblici; più raro il ricorso all’auto; il riscaldamento degli edifici è più efficiente perché gli appartamenti disperdono meno calore di casette isolate e perché il combustibile usato è più pulito.
questo, ripeto, a parità di popolazione.

la città usa meno l’auto.
chi abita nelle periferie di villette e nelle campagne è obbligato a usare l’automobile perché i negozi e gli altri servizi sono più lontani, perché i mezzi pubblici sono più rarefatti.
il caso di milano, con quattro linee di metropolitana, il successo del bike sharing usato da migliaia di persone ogni giorno, le distanze spesso pedonali, la frequenza e la densità dei mezzi pubblici rendono inutile l’uso dell’auto.
a titolo di esempio, ogni giorno a milano la linea 2 della metropolitana trasporta circa 550mila persone: l’intero molise ha 314mila abitanti.

l’inquinamento da traffico.
tutti i mezzi, anche quelli elettrici, producono pm10 e pm2,5 per il rotolamento delle gomme sull’asfalto, o delle ruote d’acciaio sulle rotaie.
fra i principali produttori di smog c’è l’uso del gasolio e i motorini a miscela.
a milano l’agenzia municipale mobilità e ambiente ha scoperto che fra i maggiori produttori di smog ci sono:
– i pullman turistici
– i mezzi da cantiere (sollevano polveri sugli sterrati dei canieri, spesso hanno motori vecchi, molti macchinari come le betoniere fisse hanno motori non catalizzati).
– i motorini a due tempi (bruciano l’olio insieme con la benzina).
– i furgoni e i camioncini degli artigiani e delle consegne.
– le auto e i furgoni in doppia fila che rallentano il traffico. eggià, il traffico più lento inquina di più.

il limite di velocità inquina (a volte).
molti chiedono di porre limiti di velocità a fini ambientali. le rilevazioni hanno scoperto che il limite dei 30 all’ora in città (o dei 90 all’ora in autostrada) a parità di traffico fa aumentare le emissioni perché costringe a un uso di marce più basse e a un consumo maggiore di carburante.
questo a parità di circolazione.
il vantaggio che ha il limite di velocità è rendere meno appetibile l’uso di veicoli.
di conseguenza, se il limite riesce a ridurre il traffico può portare un beneficio ambientale, ma se non riduce il traffico (e in certe zone il traffico non è riducibile in modo rilevante, come per esempio le tangenziali di collegamento o al contrario le strade minori poco frequentate) lo smog cresce se c’è il limite di velocità troppo basso.
lo stesso vale per le nuove autostrade. nelle zone ad alta densità di traffico congestionato, la realizzazione di un’autostrada riduce la quantità di emissioni a parità di traffico, ma può generare traffico aggiuntivo, e quindi annullare il beneficio se non addirittura trasformarsi in un peggioramento ambientale.
in altre parole, un traffico più lento fa crescere lo smog ma può scoraggiare l’uso dei veicoli, un traffico più veloce abbassa l’inquinamento ma può farlo crescere per il maggior numero di veicoli in movimento. ogni caso vale per sé e il miglioramento o peggioramento ambientale cambia da caso a caso.

il ruolo del traffico
guido pirovano, ricercatore del gruppo meteorologia, clima e atmosfera del dipartimento sviluppo sostenibile e fonti energetiche di rse: “un ruolo rilevante è giocato dal trasporto su strada, che contribuisce però solo per un terzo allo sviluppo delle concentrazioni di pm”.

i riscaldamenti inquinano abbestia.
interessantissimo lo studio presentato in giugno dall’enea in cui vengono presentati i diversi impatti energetici e ambientali dei combustibili.
clicca qui per leggere lo studio dell’enea gli impatti energetici e ambientali dei combustibili, giugno 2015, pdf 5,6mb

le stufe a pellet
le stufe a pellet, sempre più diffuse nelle abitazioni singole, apportano un beneficio in termini di emissioni di anidride carbonica perché i pellet sono ottenuti dalla legna, e quindi dall’anidride carbonica che l’albero aveva già assorbito dall’aria per crescere.
ciò contrasta contro l’effetto serra, cioè contro il riscaldamento del clima.
però le stufe a pellet (come ogni forma di legna) producono una quantità feroce di polveri che vengono immesse nell’aria.
il beneficio ambientale che c’è su un fronte porta un grave effetto su un altro aspetto ambientale, quello dello smog.

perché lo smog è sceso in questi anni.
un’auto euro5 di oggi emette venti volte meno inquinanti di una vecchia auto euro0.
ovvero un’auto euro0 emette come venti auto euro5.
i riscaldamenti a carbone sono scomparsi, e quelli a gasolio sono stati sostituiti in gran parte da metano o gpl.
le fabbriche si sono spostate fuori dalle città, spesso addirittura si sono trasferite in altri paesi (come mostra il caso della cina).
l’inquinamento scende perché cambiano le tecnologie, con esse i mezzi per produrre, e con essi la società.
il graduale evolversi della società porta a una graduale riduzione dell’inquinamento.

le pm10 durano settimane.
le polveri fini che vengono rilevate oggi sono quelle accumulate nelle ultime settimane.
per questo motivo i blocchi al traffico non hanno effetto.
l’altro giorno il presidente della regiona lomberdia, roberto maroni, ha detto giustamente: “bloccare il traffico per un giorno o due non serve, lo avevamo detto e lo dicono gli esperti. infatti ieri abbiamo verificato che il pm10 a milano è stato superiore rispetto al giorno precedente, quando c’era la possibilità di viaggiare. in alcune città in cui non è stato fatto il blocco, come a monza, il pm10 è calato”.
guido pirovano, ricercatore del gruppo meteorologia, clima e atmosfera del dipartimento sviluppo sostenibile e fonti energetiche di rse: “il particolato ha un tempo di residenza in atmosfera di circa una settimana (anche più alto in periodi senza pioggia) dunque le concentrazioni di polveri che misuriamo oggi sono figlie delle emissioni che si sono succedute nell’arco di 7-10 giorni”.

il fattore padano.
le zone di pianura, come il bacino padano o la valdarno fiorentina, hanno la particolarità di concentrare e non lasciar dissipare gli inquinanti.
pioggia e vento di altre parti del mondo sono toccasana che il piano padano non ha.

il pacchetto lombardia.
da anni le regioni del nord adottano misure antismog.
per esempio la lombardia da anni ha stabilito il fermo dal 15 ottobre al 15 aprile (dal lunedì al venerdì dalle 7,30 alle 19,30) dei veicoli euro0 benzina e euro0, 1 e 2 diesel in fascia 1 e 2; il fermo permanente (dal 2010) in tutta la regione degli autobus euro 2 diesel del trasporto pubblico locale; il fermo permanente (dal 2011) in tutta le regione dei ciclomotori e motoveicoli euro 0 a due tempi.
dal 2006 negli agglomerati urbani di milano, bergamo e brescia e in tutti i comuni con quota sotto i 300 metri è vietata la combustione delle biomasse, dal 15 ottobre al 15 aprile, in stufe e caminetti con efficienza inferiore al 63 per cento. sono coinvolti in questa misura 8,5 milioni di cittadini. sono previste anche limitazioni per l’abbruciatura di residui agricoli.

che cosa dicono i dati
l’andamento delle concentrazioni del pm10 è soggetto a forte stagionalità, con periodi di massimo invernali e di minimo nella bella stagione.
i blocchi della circolazione, parziali o anche totali, non hanno mai portato a riduzioni delle concentrazioni di pm10.
fra temperature medie mensili e concentrazioni medie mensili di pm10 esiste una correlazione quasi perfetta.
le pm10 evidenziano concentrazioni invernali molto alte anche in zone dove il traffico è ridotto rispetto a milano, ma dove le esigenze di riscaldamento sono più acute, e dove è diffuso il ricorso a legna o pellet.
ripeto il grafico che ho già pubblicato sopra:

</span></figure></a> che cosa produce l’inquinamento: d’inverno i riscaldamenti (colore rosso)
che cosa produce l’inquinamento: d’inverno i riscaldamenti (colore rosso)

non confondiamo pere con mele.
l’anidride carbonica produce l’effetto serra, cioè il riscaldamento del clima.
le polveri sottili non hanno niente a che vedere con l’effetto serra, e sbaglia il consigliere comunale pd di milano rosario pantaleo che in un comunicato stampa avverte: “se in città aumentano le polveri sottili in montagna si sciolgono i ghiacciai”. sono fenomeni differenti.

l’aria di lunedì a milano.
secondo i dati rilevati dalla rete di monitoraggio della qualità dell’aria di arpa lombardia, lunedì le concentrazioni di pm10 a milano erano tra 60 e 67 μg/m3 (microgrammi di polveri in un metro cubo d’aria).
il picco massimo si è registrato a meda, oltre 120 microgrammi.
domenica il picco massimo si è registrato a busto arsizio con una concentrazione pari a 126 μg/m3 .
ancora lunedì: 67 μg/m3 a monza, 85 μg/m3 a como, 97 μg/m3 a bergamo, 67 μg/m3 a brescia.
una condizione migliore si rileva ancora man mano che ci si avvicina all’area alpina e prealpina, con 50 μg/m3 a lecco, 61 μg/m3 a sondrio, 47 μg/m3 a varese e nella bassa pianura con valori di 44 μg/m3 a cremona, 27 a lodi, 47 μg/m3 a mantova, 32 μg/m3 a pavia.

il calo dello smog nel tempo.
da gennaio scorso, a milano nel 2015 fino a ieri si erano contati 99 giorni di superamento dell’obiettivo di qualità dell’aria (50 microgrammi per non oltre 35 giorni l’anno).
– nel 2014 (anno particolarmente piovoso) a milano i giorni di superano erano stati 68.
– nel 2013 erano stati 81
– nel 2012 erano stati 104
– nel 2011 erano stati 130
– nel 2006 erano stati 146
– nel 2005 erano stati 150
– nel 2002 erano stati 162

i dati sulla riduzione dell smog
l’agenzia ambientale europea (eeea) ha registrato nel periodo 2002-2011 un generale miglioramento del trend dell’inquinamento con riduzioni delle emissioni di pm primario (-14% per i pm10,e -16% per pm2.5e dei suoi principali precursori, -27% per gli ossidi di azoto).
nel settore trasporti, a causa della progressiva riduzione delle emissioni dei veicoli euro 4 e del passaggio agli euro 5 nel 2009,si è osservata una riduzione delle emissioni:
-24% per il pm10,
-27% per il pm2.5
-31% per gli ossidi di azoto.
(“la valutazione integrata dell’impatto dell’inquinamento atmosferico sull’ambiente e sulla salute in italia (viias)”, giugno 2015)

milano peggio della terra dei fuochi.
un giornale ha titolato in modo allarmistico: milano è peggio della terra dei fuochi.
è un modo allarmista di porre il grave problema dell’inquinamento.
come allarmista era stato posto il tema dell’inquinamento della terra dei fuochi.
è risaputo che nel piano padano c’è più inquinamento che nella terra di lavoro e che nella taranto del’ilva.
forse molti luoghi comuni sugli allarmi ambientali andrebbero rivisti. e bisognerebbe documentarsi su quale sia la qualità dell’aria a taranto, a milano o a caserta, su quali siano i dati di mortalità e così via.
e su chi trae giovamento dagli allarmi ambientali.
io l’ho fatto e scritto più volte.
lo ripeto qui ancora una volta: nella taranto dell’ilva l’aria è migliore che in pianura padana, meglio a taranto che a vercelli padova o milano.
e a taranto la mortalità è allineata con il resto d’italia.
se a milano si vive di più è perché le condizioni di vita sono migliori: più benessere, più servizi alla persona, cure sanitarie migliori, qualità della vita superiore, come ha confermato il dossier del sole 24 ore che vede bolzano e milano in testa (clicca qui).

la teoria della montagna di merda
quando si parla di smog, i soliti benaltristi hanno già la soluzione pronta. in genere, una soluzione che devono adottare “gli altri”.
e quando si debunkano i luoghi comuni, il benaltrista chiede le fonti e non si arrende all’evidenza della corbelleria di cui è convinto: e sposta l’argomento a un altro livello trovando nuovi dettagli cui appigliarsi.
puoi portare studi e scienziati per smentire la sua nuova informazione, e lui tuttologo sposta su un altro tema correlato le sue certezze.
a questo proposito suggerisco di leggere l’illuminante “teoria della montagna di merda” di uriel fanelli (clicca qui): “vinceranno sempre i cialtroni, perché la competenza costa più dell’incompetenza”.

il debunking dello smog.
come scrivono enrico engelmann e andrea trentin sul sole 24 ore (clicca qui) l’argomento smog è stato “trattato con enorme superficialità e che molte delle cose dette erano molto lontane dalla realtà, o addirittura del tutto false. applicando il metodo scientifico e utilizzando i dati che le stesse istituzioni pubbliche forniscono, le verità che emergono sono spesso assai lontane da quelle propagandate dai mass media”.
dicono engelmann e trentin che “diversamente da quanto molti credono, i dati che l’arpa raccoglie ormai da molti anni indicano chiaramente che a milano l’inquinamento non è mai stato così ridotto come nel periodo attuale. ormai tutti gli inquinanti presentano concentrazioni costantemente sotto la soglia di legge. uniche eccezioni le polveri sottili (pm10), che in inverno, e sempre solo d’inverno, la superano regolarmente, e il diossido di azoto, che però la supera di poco a livello di media annuale, ma quasi mai a livello di media oraria”.
guido pirovano, ricercatore del gruppo meteorologia, clima e atmosfera del dipartimento sviluppo sostenibile e fonti energetiche di rse: “provvedimenti di blocco della circolazione limitati a singoli ambiti territoriali, seppur estesi come quelli di una metropoli, non possono portare a drastici abbattimenti degli inquinanti soprattutto in presenza di forte stagnazione, come quella in corso, che porta all’aumento dell’influenza delle emissioni nell’intero bacino a causa della maggiore memoria dell’inquinante che permane in atmosfera per tempi più lunghi”.

quindi?
quindi tutte le misure antismog prese finora sono utili, ma sono palliativi i cui benefici sono modestissimi.
una parte dell’inquinamento è ineliminabile perché il bacino padano o la media valdarno hanno una struttura orografica e climatica che li trasformano naturalmente in concentratori degli inquinanti, artificiali o naturali, prodotti sul luogo o importati.
l’inquinamento si ridurrà in modo rilevante a mano a mano che la tecnologia, la struttura dei mezzi di produzione e le forme sociali evolveranno.
intanto noi cittadini dobbiamo sforzarci di usare i mezzi di locomozione che rendono migliore la nostra vita, a cominciare dalle suole delle scarpe.
l’auto va usata tutte le volte che serve, ma solamente quando serve. e basta poco per accorgersi che nella maggior parte dei casi non serve.
nelle attività economiche, i mezzi di trasporto sono mezzi di produzione, alla pari del trapano di nuova concezione: artigiani, commercianti e addetti ai recapiti devono considerare il furgone o il camioncino come un mezzo di produzione alla pari degli altri di cui dispongono, e devono investire per avere i mezzi più efficienti invece di rimandare l’acquisto del furgone nuovo (clicca qui per leggere l’articolo di roberto iotti su polveri e veleni dei furgoni).
dobbiamo anche migliorare il nostro modo di riscaldare le case, usando tecnologie più efficienti, mettendo i doppi vetri alle finestre, eliminando gli sprechi di risorse: ogni spreco è denaro gettato.

  • Jacopo Giliberto |

    in effetti era meravigliosa la salute dei bambini e dei vecchi duecent’anni fa quando non c’era l’inquinamento prodotto dal bieco profitto.

  • Leonardo Casu |

    Mah! Solo un commento sui cialtroni che vincono sempre. Ovviamente non è vero, altrimenti, nel caso specifico dello smog, non avremmo più morti nè malati, nè sofferenti. Spesso, invece, ci sono moltissimi interessi economici e lobbies che spingono perché gli “scienziati” trovino le prove giuste e coerenti con i loro interessi. LO sappiamo bene: certe volte la ricerca fa un po’ come i politici che a parole riescono a dimostrare tutto e il suo contrario. Detto questo, ritengo che la salute dei bambini e degli anziani (cioè di coloro che subiscono maggiormente l’inquinamento) è più importante di qualsiasi economia che produca profitti

  • Francesco |

    Molto chiaro, da questo risulta chiaro che le azioni intraprese per il contenimento sono utili,ma piuttosto limitatamente. Una iniziativa di cui non condivido il metodo è quella di limitare la circolazione di veicoli appartenenti ad una classe euro senza una prova pratica. Se nel fare la revisione la prova dei fumi risulta regolare perchè bloccarne la circolazione?
    O la prova è fasulla, o le disposizioni sono inique.

  • Piergiorgio Colombo |

    Nei trasporti urbani, un’ottima soluzione alla riduzione dei consumi e delle emissioni è sperimentata da UPS con la consulenza dell’EPA (US Environmental Protection Agency). Si tratta dell’Ibrido-Idraulico (Hydraulic Hybrid) che meriterebbe di essere sviluppato anche in Italia.

  • Jacopo Giliberto |

    lei scrive, gentile marco:

    “Le concentrazioni di PM10 superano la soglia di legge solo nel periodo in qui i riscaldamenti sono attivi.
    · Di più: Fra temperature medie mensili e concentrazioni medie mensili di PM10 esiste una correlazione quasi perfetta.”
    Uau! Qualsiasi studente di statistica del primo anno sa che se statisticamente c’è un picco di nascite quando migrano le cicogne, questo non vuol dire che le cicogne portano i bambini.
    I picchi di PM10 si verificano d’inverno, perché l’aria è più stagnante, perché c’è inversione termica ecc. (Infatti il fenomeno della nebbia si verifica spesso d’inverno).

    le faccio osservare il grafico che ho pubblicato più sopra, che fa vedere in modo inequivocabile il contributo invernale dei riscaldamento.
    torni a riguardarlo, potrà esserle utile.

    lei si chiede giustamente:

    come mai l’ozono va fuori scala d’estate a riscaldamenti spenti?

    semplice.
    perché l’ozono è un tipico inquinante fotochimico, cioè viene sollecitato dalla luce del sole, più intensa e duratura d’estate.

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