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sul filo della memoria. settembre. i banditi della acqui.

eccoci, siamo a metà settembre. il mese dei martiri di cefalonia.

molte volte ci siamo imbattuti, nelle città e nei paesi d’italia, in “via martiri di cefalonia”.
chi erano questi martiri di cefalonia?

antefatto.
nell’estate del ’43 ormai gli alleati hanno preso tutta l’africa settentrionale, compresa la tunisia in cui s’erano asserragliati italiani e tedeschi.
da lì, dall’africa, gli alleati hanno preparato lo sbarco sulla madrepatria del principale alleato dei tedeschi, lo sbarco in italia.
con un’operazione grandiosa gli alleati sono sbarcati in sicilia.
il fascismo, mussolini, sono entrati in crisi.
nessuna resistenza è parsa efficace.
il regio esercito, la regia marina, la regia aeronautica si sono sbriciolati fra gela e messina.
e quando da messina gli alleati sono passati al continente, il 25 luglio del ’43 il gran consiglio del fascismo ha detronizzato mussolini, il re ha ordinato l’arresto del duce e ha nominato capo del governo pietro-scaricabarile-badoglio.
è finito (per il momento) il regime fascista ed è cominciato il governo badogliano.
(accadranno altre cose: i nazisti occuperanno il centro e il nord, istituiranno la repubblica di salò, altre stragi, altre ingiustizie).

l’8 settembre del 1943 pietro-scaricabarile-badoglio, firmato segretamente l’armistizio di cassibile in sicilia, ha annunciato che l’italia è uscita dalla guerra contro gli alleati e ancora una volta, in un momento tragico ed enorme, scaricabarile-badoglio ha abbandonato l’italia e gli italiani a sé stessi.

è il vizietto di pietro-scaricabarile: l’8 settembre del ’43 badoglio – abbandonando a sé stessi i suoi subordinati senza dare alcuna indicazione – si è comportato esattamente come aveva fatto nell’ottobre del 1917 quando comandava il fronte a caporetto e lasciò migliaia di soldati e ufficiali senza alcun ordine. e in quel caso (1917) gli austriaci sfondarono e invasero il nord italia.

la responsabilità di decidere, forse anche di sbagliare, è un rischio per la carriera.
lasciare agli altri la responsabilità, in modo da appropriarsi i loro meriti e attribuire loro gli errori.

l’8 settembre ’43 a cefalonia – grande isola greca di fronte a calabria e puglia – la guarnigione italiana (divisione acqui comandata dal generale antonio gandin) chiama il comando a roma.
niente da fare.
arrangiatevi.
le navi della regia marina abbandonano l’isola.
non ci sono ordini.
e ci sono i tedeschi che vogliono catturare tutti gli italiani traditori.

la divisione acqui e il generale gandin in questi giorni non sanno che fare.
roma non risponde. non dice.
nel comando della divisione ad argostoli e nei presidi dell’isola si dibatte tra soldati e ufficiali.
arrendersi al tedeschi?
sparare ai tedeschi e sperare di resistere fino all’arrivo degli americani?
alla fine si decide di resistere ai tedeschi.

tra il 15 e il 22 settembre gli italiani con le armi (poche e inadeguate) si difendono dagli attacchi tedeschi.
poi devono arrendersi.

hitler in persona ordina: sterminate tutti gli italiani della acqui.

dal 22 al 25 settembre a centinaia, a migliaia i soldati italiani di cefalonia vengono assassinati.

per esempio davanti alla casetta rossa quasi 200 ufficiali italiani vengono messi in fila e a uno a uno vengono macellati in una strage seriale infinita.

per esempio, i soldati italiani vengono fatti radunare a centinaia su un pratone coperto di fiori, poi arrivano le mitragliere pesanti e ta-ta-tà vengono massacrati.

per esempio gettandoli a gruppi nelle cisterne sotterranee d’acqua, con le mani legate insieme, come si faceva nelle foibe slovene.

per esempio a decine legati insieme con il filo spinato gettandoli dagli scogli nel mare ad affogare.

quanti soldati italiani della divisione acqui vengono uccisi?
le stime divergono, ma migliaia.

nell’assassinio seriale si mescolano eroismi e vigliaccherie, astuzie per cercare di sfuggire alla morte nazista e gesti di coraggio altissimo.

cambio il tempo, dal presente storico al passato remoto.

anni fa volli incontrare incontrai uno dei pochissimi di cefalonia che s’erano salvati.
volli parlare con aldo hengeller.
l’8 settembre 1943 aldo hengeller, napoletano, era un capitano del regio esercito ad argostoli. scampò alla strage per una botta di fortuna.

quando lo incontrai, hengeller viveva vecchissimo in una casa di riposo a milano.
mi accolse con una parlata elegantissima napoletana, con quella cadenza napoletana così raffinata quando è raffinata.
quando era andato in pensione, ormai era diventato generale.
intelligenza ancora vivacissima, sorriso sulle labbra, un senso fine dell’ironia.
mi raccontò molte cose.
anche le bugie di alcuni fra quelli tornati a casa.
per motivi di lavoro, in tempi successivi ho avuto modo di conoscere una nipote, la quale mi informò che aldo hengeller nel frattempo era morto.
e penso che fosse imparentato con il capitano napoletano aldo hengeller anche il simpaticissimo pianista napoletano lorenzo hengeller, quello che accompagna diverse trasmissioni tv come “servizio pubblico”.

c’è un mediocre film angloamericato sulla tragedia di cefalonia.

interessante una produzione data dalla rai pochi anni fa.

suggerisco di leggere questo mio articolo: che cosa pensavano i tedeschi mentre massacravano gli ebrei.