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roma. lo stadio. l’inefficienza della città dispersa (e disgregata). una città densa è più ecologica.

i luoghi comuni possono creare un fallimento ambientale, economico e sociale.
e la locuzione “colata di cemento” è un luogo comune.

costruire non è sinonimo di cosa negativa.
spesso lo è, a volte la “colata di cemento” (o “cementificazione”, da pronunciare se possibile con un leggero tono di vipugno) è un danno minore rispetto a costruire meno ma malamente.

un progetto su cui confrontare elementi positivi e negativi della “colata di cemento” (confermo il tono di vipugno) è quello dello stadio su cui i romani si stanno dividendo.

finché roma continuerà a essere costruita a misura di anarchia edilizia, a piccoli addensamenti allungati lungo le consolari, a costruzioni d’arrembaggio, a quartierini disseminati dove capita,
allora posare linee metropolitane, tram veloci, condutture fognarie e tutto il resto continuerà a generare disastri.

a parte l’ingombro di territorio portato da una metropolitana (anche una ferrovia è una colata di cemento, e pure immensa più dei grattacieli), per progettare una linea serve avere tanta ma tanta tanta tanta gente che la usa.
farò un esempio, la linea 2 della metropolitana di milano, città assai densa.
la linea 2 trasporta circa 550mila persone al giorno.
l’intero molise (compresi neonati e nonnine centenarie) ha poco più di 300mila abitanti.

il 18 gennaio il quotidiano il foglio pubblicava un esteso articolo di chicco testa intitolato “basta immobilisti a roma” (“basta immobilisti”, non “basta immobiliaristi”).
scriveva testa: attenzione, roma ha troppa poca densità abitativa, è troppo dispersa, e ciò genera sovraccosti e inefficienze che rendono invivibile la città.
per esempio – notava testa – i singoli insediamenti disgregati che formano roma sono troppo piccoli per rendere economicamente e ambientalmente sostenibile una rete di metropolitane.
quindi, la modesta quantità di viaggiatori è il vero motivo (non i ritrovamenti archeologici) per cui roma non ha una rete metropolitana, e dove l’ha non è economicamente attiva.
per questo motivo, perciò, il traffico è soprattutto privato e intasato.
lo stesso vale per tutti gli altri servizi ai cittadini, reti telefoniche e di telecomunicazione, acqua e fogne, linee di autobus, raccolta dei rifiuti e così via.
dispersi e non concentrati, sono servizi inefficienti, in perdita, e quando i servizi sono inefficienti e in perdita il primo atto del risanatore di bilanci è tagliare.

c’è un simpatico video in cui un romano confronta le dimensioni con parigi, ed esalta la quantità di aree verdi e aree agricole.

appunto.
il divertente video dice le stesse cose che scrive chicco testa, ma i romani sono entusiasti di questa caratteristica: la città è troppo dispersa, e nel video ciò viene percepito come un vantaggio.
invece l’estensione enorme e la bassissima densità abitativa è la morte della città, ne impone l’invivibilità, ne aggrava l’impatto ambientale in modo vergognoso.

finché roma non avrà una densità da città, non riuscirà ad avere la quantità sufficiente di popolazione per giustificare l’investimento nelle infrastrutture di supporto ai cittadini.
le infrastrutture saranno sempre in perdita economica, sottoutilizzate, pessimamente gestite.

si è scoperto che è molto più ecologica (ha un impatto ambientale meno pesante) una città ad alta densità abitativa.

a parità di popolazione, l’impatto ambientale di 10 milioni di newyorchesi (riscaldamenti centralizzati, metro e bus, spostamenti a piedi o in bici, efficienza della distribuzione di merci e prodotti, efficienza delle reti di acqua luce gas eccetera) è molto più basso di 10 milioni di agricoltori dispersi nella corn belt dell’ohio e dell’iowa (villette singole di legno termoautonome e con dispersioni devastanti, qualsiasi spostamento si fa in pick-up a 6 cilindri a v, distribuzione e recapito merci e prodotti con una logistica anarchica, pozzi neri al posto di fognature, e il tutto irrorato dai trattamenti periodici sulle colture estensive).

non so se il progetto dello stadio può reggere i grattacieli di libeskind che per esempio milano ha da anni, quei grattacieli che l’ecologista francesco ferrante vorrebbe anche a roma:

pongo questo punto di dubbio: a roma una “colata di cemento” migliora o peggiora l’ambiente?
il “no” ai grandi progetti riuscirà a generare efficienza e a ridurre il disastro ambientale, economico e sociale che si sono dati i romani dell’anarchia costruttiva?
un progetto troppo piccolo disperderà roma ancora di più, e quindi genererà attorno a sé nuovo traffico, più soste selvagge, un’altra linea atac che servirà solo a fabbricare proteste, e nuove distorsioni sociali e nuovi costi ingestibili?

il luogo comune “colata di cemento” (espressione di vipugno, prego) è un luogo comune. non ha alcun significato quando si fa scienza ecologica.