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oggi 100 anni fa esatti. 24 ottobre. caporetto e il generale che non decide.

(ho tratto l’immagine qui sopra dal film orizzonti di gloria del 1957).

non decidere, e scaricare sugli altri responsabilità ed errori, aiuta a fare carriera.
sul filo della memoria.
oggi, 24 ottobre, conca di caporetto.

dalle 2 di notte i tedeschi di rommel e gli austriaci dopo un bombardamento a gas passano le linee italiane (i fanti ghiacciati nel sonno della morte al fosgene).
è il 1917.
cent’anni fa esatti, il 24 ottobre ’17.

scrive giovanni comisso in “giorni di guerra”:

la battaglia era incominciata alle 2, come era stato avvertito dal comando supremo. il generale vecchio e sordo non riusciva a sentire l’osservatorio di maritza che ne dava la notizia e dovetti ritrasmettergliela: “alle ore 2 si è visto alzarsi in fondo alla valle un razzo rosso, immediatamente le artiglierie nemiche hanno aperto un tiro di distruzione su tutta la linea che perdura ancora”.
dal corpo d’armata, kirghis, era lo pseudonimo del capo di stato maggiore, volle sapere subito la nostra situazione.
il bombardamento cessò dopo poche ore e tutti i comandi avanzati con un senso di sollievo si affrettarono ad avvertirci.
ma dopo mezzora di sosta il bombardamento riprese.
vi partecipavano specialmente grosse bombarde che sradicarono tutti i reticolati accumulati da anni davanti alle nostre linee.
l’alba era vicina e quando biancheggiò sui monti le artiglierie iniziarono un tiro che aveva un fragore diverso.
subito ci venne segnalato che tiravano granate a gas asfissiante. il comando si mise in allarme. telefonò a destra e a sinistra, per averne la conferma.
nessuno poteva garantirlo. “vogliamo essere sicuri che si tira a gas, perché allora siamo in pieno diritto di eseguire anche noi lo stesso tiro”.
“attenda che manderò a vedere” rispose la voce senese di mirtillo (pseudonimo dell’aiutante maggiore della brigata di sinistra). e poco dopo avvertì: “sì, è stato eseguito un tiro a gas. anche qui da noi si sente come un profumo di mandorle amare, ma nessun danno, perché abbiamo tappato ogni fessura”.
“è ritornato dalla linea l’ufficiale che abbiamo mandato e riferisce che i soldati sono tutti al loro posto, con il fucile tra le mani e la maschera al volto. dunque è mancato l’effetto”, comunicò nuovamente mirtillo.
invece quei soldati erano fermi, impietriti dalla morte che la piccola e miserabile maschera non aveva servito a impedire.

il generale italiano, comandante del corpo d’armata cui spetta la conca di caporetto, non si fa trovare.

mentre gli italiani disperati combattono accerchiati, mentre l’artiglieria tace – perché sempre quel generale italiano ha ordinato severamente di non sparare nemmeno un colpo senza suo ordine espresso – ebbene quel generale sparisce per tutta la giornata.
per tutto il 24 ottobre lo si cerca.
il generale che comanda caporetto non è nel suo ufficio al comando di corpo d’armata.
non lo trovano i portaordini.
non risponde al telefono.
non si sa dove sia.
non un’indicazione, non un cenno.

abbandonati a sé stessi.
ogni tenente, ogni soldato, ogni maggiore, ogni infermiere, ogni autiere, ogni caporale, ogni colonnello oggi deve decidere da solo: chi fugge, chi è sopraffatto, chi combatte, chi infangato dalle trincee getta il fucile vedendo fuggire verso udine piene di mobili d’antiquariato e candelabri le auto dei generali (quelli che fino a ieri ordinavano i macelli per fare carriera).

oggi a caporetto, gli italiani non si arrendono: vengono abbandonati.
non scioperano: combattono.
e in pochissimi giorni, quando ritroveranno la “mamma esercito” sul piave e sul grappa, si riscatteranno e torneranno a combattere più di prima.
ma oggi, 24 ottobre, in un momento supremo – nel momento di prendere le decisioni – quel generale che comanda la zona di caporetto abbandona gli italiani a loro stessi, facendo scivolare da sé ogni responsabilità. mollando il paese. lasciando a ciascun italiano il compito di prendere da sé la sua decisione personale. con quanto ne seguirà.
severissimo con gli altri, il generale di caporetto non dà un ordine.
lasca l’italia allo sbaraglio e gli italiani allo sbando.
il generale di caporetto, in quel momento, non prende alcuna decisione. farà carriera.
e l’8 settembre 1943 riabbandonerà gli italiani a sé stessi.
nello stesso modo vigliacco.
quel generale, il 24 ottobre 1917, è pietro badoglio.

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