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twitter. il falso premier. sul web si allarga il dibattito acceso su satira, censura e regole.

storie di twitter, che però non sono marginali.
ovvero, servono regole sul web?
e se sì, quali?
e se quali, imposte da chi?

la vicenda nasce da un caso marginalissimo avvenuto domenica sul social network twitter.
un caso marginalissimo che però è il sintomo di un fenomeno più ampio.

i social network difatti non sono più solamente un luogo di svago e di chiacchiera.
lo racconta per esempio luca salvioli, giornalista del sole 24 ore,in questo articolo intitolato cronache di twitter, pubblicato sul suo blog green business:  twitter è cambiato, sta diventando uno strumento importante di comunicazione – dice salvioli – non solamente per fiorello o valentino rossi, ma anche per il ministro degli esteri, giulio terzi, che ha aperto un account.

da un paio d'anni su twitter c'era un interlocutore di nome palazzo chigi, o meglio (per usare le forme di quel social network) @palazzochigi.

questo interlocutore inviava messaggi ai suoi lettori spacciandosi per il presidente del consiglio pro tempore, prima berlusconi e, da una decina di giorni, mario monti.
sfoggiandone, a corredo, la foto.

i testi inviati sulla pagina di twitter erano molto aderenti al personaggio interpretato.
sembravano veri, ma non lo erano.
erano brevi messaggi "à la façon de" percorsi da un fremito di ironia.
satira, garbatissima.

per avere un saggio dell'ironia dell'interlocutore palazzo chigi su twitter si può leggere quanto riporta il bloggatore uomoinpolvere che, nell'articolo son furbo io fake, ripercorre alcuni degli interventi del finto @palazzochigi.

ma domenica è accaduta una cosa.
l'account @palazzochigi è sparito dal sito del social network.

pare, buttato fuori per opera dei gestori di twitter su (forse) suggerimento della polizia postale, dopo diverse segnalazioni tra le quali quella del deputato pd andrea sarubbi.

in questa sua nota sarubbi spiega che cos'è accaduto:

mi si chiede una presa di posizione sulla chiusura di @palazzochigi.
per amor di trasparenza, ecco la mia versione dei fatti.
che non è un tentativo di convincere nessuno, si capisce; è solo una risposta necessaria, per quanto scomoda, perché quelli che si nascondono non mi sono mai piaciuti.

1. in settimana mi arrivano varie segnalazioni di persone confuse da un account che si chiama @palazzochigi, che ha una foto di mario monti e un link alla sua scheda sul sito del senato. diversi non hanno capito se si tratti di un account vero o di un fake.
2. raccolgo le preoccupazioni e a mia volta segnalo il problema alla polizia postale, chiedendo di fare accertamenti. se sia configurabile come satira o come furto d’identità
(continua qui)

la storia è riassunta benissimo in un bell'articolo di tiziano bonini tratto dal blog doppiozero

la notizia, seppur piccola, è questa: è stato chiuso il profilo twitter di palazzo chigi.
non quello vero, che non esiste nemmeno, ma quello “fake”, falso, finto, fittizio, finzionale.
è un profilo che esisteva dal 2009, di cui non si conosce l’autore, e che prima del cambio di governo aveva come immagine quella di silvio berlusconi.
i tweet di questo profilo si erano fatti più intensi in questi ultimi giorni e l’immagine di silvio era sostituita con la faccia bonaria di monti.
l’impressione era stata subito quella di una fiction ironica in 140 caratteri, ben riuscita e divertente.
all’indomani del cambio di governo il tenore dei tweet era questo: “italia è ora di dormire. domani iniziano i sacrifici. dormire presto significa risparmiare energia e avere una vita rigorosa e austera”.
in molti ci eravamo appassionati ai tweet di @palazzochigi, ai suoi messaggi d’incoraggiamento all’austerità, alla frugalità, all’operosità del nuovo corso di governo, un nuovo stile di vita, più sobrio e più adatto a questi tempi di crisi.
il profilo era palesemente un fake che utilizzava la grammatica di twitter (nessun obbligo di corrispondenza tra profilo reale e profilo twitter) e il linguaggio della fiction a fini ironici/critici/satirici intorno al presidente del consiglio.
la traduzione, su twitter, della satira politica televisiva fatta con maschere ed imitazioni, più o meno.

(continua qui)

 

subito si è aperto un dibattito accesissimo in rete sulla vicenda.
al centro c'è il deputato sarubbi, il cui intervento alla polizia postale potrebbe (potrebbe) aver suggerito la chiusura dell'account farlocco.

e il dibattito ha preso spunto dalla vicenda del falso premier per discutere se la rete deve darsi (o deve subire) regole e norme.

l'altro giorno con questo articolo ponevo questa questione:

chi frequenta la rete si divide fra liberisti totali (nessuna regola) e liberisti moderati (regole blandissime).
chi non frequenta la rete, o chi la teme perché non riesce a controllarla, invece vuole regole vincolanti.
doppio puà.
è una domanda che si pone anche il bravissimo luca salvioli del sole 24 ore con questo articolo su una vicenda accaduta nei giorni scorsi: durante gli scontri dei contestatori di new york qualche cronista dell'agenzia associated press
dice su twitter che sono stati fermati alcuni giornalisti.

bruciando sul tempo il notiziario dell'agenzia.
(continua)

 

secondo giovanni scrofani in un articolo sul blog fanpage il problema del falso palazzochigi avrebbe potuto essere risolto con un ritocco sul profilo che descrive l'autore: un ritocco che, rendendo palese l'intento ironico, avrebbe disarmato le polemiche.
ma comunque – dice scrofani – il falso premier rispetta nel regole interne di twitter.
i nomi-bufala sono permessi, a patto che seguano alcune regole di buongusto.
ecco un passo di scrofani:

@palazzochigi non andava chiuso in quanto si era mosso nei limiti di legge e nel rispetto delle policy di twitter esercitando quel particolare tipo di libertà d’espressione rappresentato dalla c.d.  “impersonificazione parodistica” .
@palazzochigi presentava degli elementi che potevano tuttavia indurre gli utenti meno accorti in confusione, ma la cosa era risolvibile tramite un invito da parte dello staff di twitter a modificare la biografia dell’account.
non ero né tra gli autori (come sostengono alcuni), né tra i fan di @palazzochigi, tuttavia la sua chiusura per le modalità con cui è stata effettuata mi infastidisce molto.
(continua)

molto accurata e interessante l'analisi sul falso che ne fa loredana lipperini nella sua lipperatura, di cui suggerisco una lettura attenta.

“un amico di un altro amico una volta mostrò a picasso un picasso. “no, è un falso” rispose il pittore. lo stesso amico si procurò un altro presunto picasso e picasso disse che anche questo era un falso. se ne procurò un altro ma anche questo era falso, disse picasso. “ma pablo”, replicò l’amico “ti ho visto con i miei occhi mentre lo dipingevi.” “posso dipingere un picasso falso al pari di chiunque altro”, rispose picasso”.
gli esempi potrebbero essere infiniti, ma ne bastano due, per introdurre la significativa vicenda avvenuta ieri su twitter. laddove, da qualche tempo, agiva un amabile fake dell’attuale premier, @palazzochigi. che ha una lunga storia, ben riassunta da jumpinshark, e che si era conquistato un ampio seguito con tweet di questo tenore: “italia è ora di dormire. domani iniziano i sacrifici.dormire presto significa risparmiare energia e avere una vita rigorosa e austera”.
insomma, qualcosa di molto simile al fake della regina elisabetta, che ha mezzo milione di entusiasti seguaci.

avviene però che il fake nostrano incontri tre tipi di fieri avversatori, capeggiati da un deputato pd, andrea sarubbi, che decidono di rivolgersi alla polizia postale e ne ottengono la chiusura. per ulteriori informazioni, gli storify di uomoinpolvere e di balconaggio.
è interessante, comunque, notare che gli avversatori di @palazzochigi sono di tre tipi:
– quelli che si offendono a morte perchè non hanno capito l’inganno e si sono sentiti stupidi, sia pure per una manciata di ore e di minuti. faccenda imperdonabile in un paese che impone la furbizia come valore primo. impressionante, però, il tono ringhioso con cui chiedono di lavare l’onta.
– i più numerosi, a scorrere i tweet, sono però i tecnoesaltati, ben riassunti dal gruppo che si autodefinisce socialeroi. i tecnoesaltati sono coloro che agitano lo spettro delle regole in qualunque occasione: facebook chiude la pagina di adriano sofri perché si chiama “conversazioni con adriano sofri” e non sofri adriano, come da documenti? bene, benissimo, le regole sono queste. google plus chiede la carta d’identità agli utenti? ci mancherebbe, sono le regole. ma anche: nonciclopedia contiene pagine antisemite? fa niente, le regole dicono che il web è libero. le conseguenze di quello che wu ming chiama, in un post da mandare a memoria, feticismo della merce digitale. a cui soprattutto chi agisce in rete e nella rete crede deve porre molta attenzione.
– terza e ultima categoria, la maggiormente inquietante, è quella costituita da chi non tollera la minima critica al neogoverno, che invoca non solidarietà ma consenso senza se e senza ma, pena l’essere sospinti fra i sodali di sallusti. lo stesso atteggiamento dei tecnoesaltati: se critichi sei un dinosauro cartaceo, tecno è bello a prescindere, si tratti di social network, ebook o santificazione di steve jobs. quindi no, non si disturba il manovratore. vediamo cosa accadrà se davvero anche alcuni diritti attuali si trasformeranno, come sembra di avvertire,  in fake. zitti tutti?
(continua)

protesta il blog la stonza di clouseau:

il fake @palazzochigi ha forse arrecato danni, ha forse spillato quattrini a qualche povero cristo?
se la risposta è no, allora vien da chiedersi: che bisogno c’era di scomodare la polizia postale per una banalità simile?

(continua)

la proposta di regole fatta da socialeroi si basa sulla trasparenza della parodia.
l'ironia va bene se è dichiarata; altrimenti, non è giusto indossare i panni altrui.
ecco un passo di socialeroi:

twitter permette l’esistenza di account che abbiano natura di parodia.
le informazioni sulla pagina di profilo di un account che abbia tale natura devono rendere ovvio che il profilo è finto, altrimenti l’account potrà essere rimosso da twitter.com.
se dalla vista del profilo non è chiaro che si tratti di uno scherzo, il caso verrà considerato come una impersonificazione non avente natura di parodia.
account che impersoni
ficano in modo non parodistico potrebbero venire definitivamente sospesi.

(continua)

commenta anonimo coniglio: la rete è una delle molte manifestazioni della società italiana. con pregi e con difetti, gli stessi della società.

il popolo della rete non esiste. se mai esiste il popolo nella rete. sostanzialmente lo stesso che c'è nella vita reale, ma con una connessione ad internet.
la chiusura dell'account @palazzochigi lo dimostra.
mette in luce che il popolo è pieno di boccaloni.
perché ciò che divertiva di più non erano i tweet – quelli, se mai, presagivano le lacrime avvenire -, ma era proprio divertente ammirare quanti boccaloni ci fossero, tra di loro giornalisti e politici.

è sostanzialmente uno specchio della realtà italiana.
per la quale il governo tecnico di mario monti è la migliore alternativa possibile, poiché al popolo basta un discorso con la parola austerità, la parola sobrietà e la parola equità per essere contento. e alla stampa basta sapere che tre ministeri sono stati consegnati a donne sobrie per tessere le lodi a monti.

eppure bastava leggere.
bastava soffermarsi due secondi sui contenuti dei tweet per capire che erano un'allegoria. allegoria dei messaggi pieni di forma sobria e austera, ma con un contenuto tutt'altro che equo, specchio dei discorsi di monti.
si chiama parodia.
che ci siano cascati in tanti ne corrobora efficacia, e purtroppo mette a fuoco che in italia, l'utente medio di twitter è un boccalone.
c'è poco da lamentarsi allora: l'account @palazzochigi andava chiuso.
perché le norme di twitter specificano che le uniche impersonificazioni permesse sono quelle in cui un'utente medio è in grado di capire che si tratti di uno scherzo.
evidentemente l'utente medio non ci riusciva.
così come il popolo italiano non riesce a capire che il governo tecnico è la parodia di un governo "democratico".
o questo, oppure a poche persone serie et integre l'account stava antipatico. allora chiudere. censurare.
(continua)

e il dibattito continuerà.

(non è finita qui.
chiuso @palazzo chigi, c'è un nuovo account gemello. clicca qui per vedere il falso mario monti.)


puoi seguirmi su twitter @jacopogiliberto

  • Santiago |

    Ciao, grazie per la citazione, l’ho vista solo ora. 🙂
    Mi piacerebbe soltanto aggiungere il messaggio che volevo condividere, ma che nelle righe che ho scritto non è passato (neanche nel post linkato sul mio blog).
    Io trovo che la faccenda sia preoccupate dal punto di vista della massa di utenti “ingannata”. Trovo preoccupante che l’utente medio di twitter non capisse che l’account fosse fasullo. E chiuderlo è una cosa ancor più negativa, perché forse fa smettere la malattia, ma non la previene.
    C’è prevenzione? Esiste un modo per far si che la gente, la prossima volta, possa distinguere un account fasullo da uno vero senza che questo le venga specificato in caratteri cubitali?
    C’era davvero bisogno che Twitter dovesse chiuderlo perché l’account doveva specificare di essere una parodia?
    Grazie.
    @andrea, concordo con jacopo e anzi, meno male che il governo o le istituzioni che dirigono il paese non possono avere il pieno controllo.
    Anonimoconiglio.

  • jacopo giliberto |

    andrea, all’idea di un intervento istituzionale o legislativo sulla rete mi tremano le vene a’ polsi…

  • Andrea Barchiesi |

    In realtà in ogni caso usare un account travisabile dal punto di vista dell’identità è propriamente “furto di identità”.
    L’intento satirico è chiaramente comprensibile, ma vanno bene distinti i due piani.
    Un conto è fare satira un altro conto è creare dubbio e ambiguità su chi è che sta mandando il messaggio.
    Portando nella pratica la questione, ad esempio Crozza ha tutto il diritto di fare satira all’interno del suo programma che è chiaramente identificabile e non ha ambiguità, cosa ben diversa sarebbe se andasse travestito da monti in RAI1 al TG e dicesse di ritirare tutti i soldi in banca poichè a breve falliranno.
    La satira è libera, mandare un messaggio attraverso una identità ambigua meno.
    Il mezzo in questione, Twitter, può essere travisato esattamente come il TG per la sua ambiguità implicita.
    Per cui l’operazione è non solo lecita ma anche consigliabile se non si vuole scambiare il diritto alla satira con l’interlocuzione ambigua.
    Il tutto poi è sicuramente aggravato dal momento politico, in cui i messaggi ufficiali devono essere chiari e coerenti, pena danni alla res publica.
    Paradossale che il governo italiano non blocchi(come si fa per i domini web) gli account sensibili e lasci all’iniziativa dei cittadini un compito che dovrebbe essere istituzionale.

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