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ecco com’è fatto un giacimento. ecco com’è fatto il petrolio. in parole semplici.

geologi e biologi mi scusino; sono solamente un giornalista.
userò un linguaggio quanto più piano possibile, dimesso; quanto più vicino al parlato comune.

in spiaggia, dopo una mareggiata, la sabbia è mescolata con uno strato di alghe marce, guscetti di conchiglia, i granchietti morti e i soliti moscerini svolazzanti.
dopo qualche giorno, quella falda di alghe marcebonde e sabbia sporca è sepolta sotto 20 centimetri di sabbia.
dopo qualche anno, quel paciugo orrendo è ancora più marcio a 2-3 mt di profondità.
dopo 20mila anni, ma basta anche meno, il marciume è diventato metano (molto più tempo per il petrolio, milioni di anni) ed è impaccato in una roccia porosa, come l’arenaria che è sabbia consolidata fino a diventare pietra, o come il travertino (i buchini del travertino sono gli spazi lasciati liberi dai filamenti delle alghe morte).

quando questo marciume è là in profondità, ci sono anche i batteri anaerobi (an-aero-bi, cioè vivono senza aria, senza ossigeno) che digeriscono il marciume di cozze, vongole, gamberetti, alghe, moscerini e digerendo producono metano. e lasciano una poltiglia nera di marcio stramarcio, che è il petrolio.

metano e petrolio si possono formare anche in modo abiotico (a-biotico, senza vita), cioè non da batteri ma da reazioni chimiche di tipo vulcanico: carbonio e idrogeno alla giusta temperatura del vulcano vicino e alla pressione del sottosuolo si combinano in idrocarburi.

si chiamano idrocarburi proprio perché sono catene, polimeri come la plastica, formati da idrogeno e carbonio con, in più, tutte le altre sostanze presenti.

l’idrogeno è leggero leggero, un atomino ch’è un nonnulla. il carbonio è più pesante. e l’idrogeno si attacca addosso al carbonio.

più è lunga la catena di idrocarburi e più la molecola è pesante.
più sono i carbòni, e più la molecola è pesante.

molecola gassosa: ch4 (1 carbonio con 4 idrogeni), cioè metano. hhchh
molecola gassosa che diventa liquida se compressa: butano c4h10, catena di 4 atomi di carbonio e 10 di idrogeno hhchhchhchhchh
anche il propano da gassoso diventa liquido. il gpl è fatto di propano e butano.
qui siamo già sui liquidi: pentano (5 carbòni e 12 idrogeni), esano (6 carboni), ottano (8 atomi di carbonio e 18 di idrogeno) hhchhchhchhchhchhchhchhchh
poi i bitumi e gli asfalti, catene lunghissime e dense.
poi il carbone propriamente detto, solido, molecoloni durissimi e compatti.
in mezzo si sono aggregate le altre sostanze appiccicate alla catena di hhchhc
hhchhbchhahhchrhchhechhfchhbchbhchhcmhhrchhhbchbhchhcmhhrchhhbchbhchhcmhhrchhhbchbhchhcmhhrchhcbhahchhchhchhfhhbc

il petrolio è una miscela di tutte queste cose, metano propano fino alle catene lunghissime e zeppe di inquinanti assortiti a piacere.

dov’è il giacimento?
e com’è fatto?

un giacimento NON è un lago in una caverna. né è una caverna piena di gas.

è roccia compatta e dura, però porosa come l’arenaria o il tufo e come le altre rocce che, quando ci cade l’acqua, si bagnano impregnandosi.

i geologi cercano gli anticlinali, cioè le formazioni geologiche fatte più o meno così: Ω
sopra c’è una copertura di roccia impermeabile, fatta appunto così Ω, che trattiene gli idrocarburi che impregnano la roccia sottostante.
più sotto ancora, la roccia è impregnata di acqua, più pesante degli idrocarburi.

le compagnie petrolifere minori si comprano di diritti di ricerca, fanno le geognostiche, sparano mine e ascoltano l’eco del sottosuolo, fanno la radiografia delle rocce (non è radiografia con i raggi x ma più o meno il risultato è quello) e sul video del computer esce un’immagine di righe e colori che pare un’ecografia.

arriva la trivella (si noleggiano. le compagnie petrolifere non hanno trivelle proprie), trapana il terreno fino ad arrivare al punto cercato.
spesso esce acqua salata.
spesso esce anidride carbonica.
spesso esce roccia, e ancora roccia, e solo roccia.
ma a volte esce fuori gas o petrolio.

a quel punto la compagnia piccolina, con tutti i suoi permessi e i risultati delle prospezioni, oppure già con qualche trivellazione, va da un colosso propone: vuoi un bel giacimento? (oppure un bel permesso su una zona che sembra promettere un giacimento).

e lì comincia lo sviluppo, si studia dove è meglio trivellare, se trivellare in orizzontale, se così e colà.

il costo del greggio è legato a tutti questi fattori.
se hanno dovuto trivellare decine di perforazioni sterili prima di trovare il giacimento, ogni barile ha un costo notevole.
se è bastato fare un buco, ogni barile ha un costo basso.
un giacimento grande abbassa i costi, un giacimento piccolo li alza.
un giacimento vicino ad altre infrastrutture (una raffineria o un porto) abbassa i costi, lontano li alza.
un giacimento in una zona di alto pregio dove il terreno costa molto (pianura padana) alza i costi, se è in mezzo a un deserto dove nessuno ti deve vendere la sabbia li abbassa.
un giacimento profondissimo, li alza. superficiale, li abbassa.
in mezzo ai ghiacci artici, li alza.
se bisogna fare lavorazioni particolari, o se ci sono inquinanti pericolosi, e così via.

poi c’è il costo dato dalla qualità del petrolio.
ci sono greggi libici o arabi che paiono olio d’oliva, ci sono greggi russi e venezolani che sono densi come la panna cotta.
io personalmente ho pasticciato con le mani allo sgorgo del pozzo due greggi: un densissimo venezolano alla foce dell’orinoco, che per poterlo pompare alla superficie devono iniettare nel sottosuolo del gasolio caldo per diluirlo e portarlo alla densità di un dentifricio, e un denso petrolio italiano (piattaforma nel canale di sicilia) dove ha la densità della maionese.

il petrolio frizza. ha bollicine di metano. quello più fluido frizza proprio. quello denso sembra più il bollore della polenta nel paiolo.
questo metano va fatto frizzare e uscire.
se si è in una zona favorevole, questo metano viene raccolto e intubato.
ma una piattaforma in atlantico di fronte all’africa dove non ci sono consumatori di metano e dove per arrivare ai mercati del gas bisogna posare migliaia di chilometri di metanodotto, be’, quel metano è inutilizzabile.
ma non si può liberarlo in aria, sennò si rischia che il vento concentri tutto il metano sulla piattaforma, una scintilla e bum.
così si fanno le torce che bruciano il metano inutilizzabile.
anche perché spesso non è metano puro ma metano con dentro composti velenosi forte, che ammazzano stecchiti.

(nella seconda puntata (clicca qui) racconto come funzionano le raffinerie e come si producono benzina e gasolio).

  • gianfranco |

    Grazie per la condivisione di questa esperienza. Davvero molto interessante.

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