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cernòbyl 25 anni fa. l’apocalisse di giovanni e la stella assenzio. 5 pallottole modello 91

il terzo angelo suonò la tromba
e cadde dal cielo una grande stella,
ardente come una torcia,
e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque.
la stella si chiama assenzio;
un terzo delle acque si mutò in assenzio
e molti uomini morirono per quelle acque,
perché erano divenute amare.

(giovanni, apocalisse: 8,10)

 

parte prima, l’Esperimento
l’Esperimento fu tentato al gruppo 4 appena passata la mezzanotte tra il 25 e il 26 aprile del 1986.

era già stato fatto, l’Esperimento, con il gruppo 3.
e non era riuscito.
bisognava rifarlo.

nei giorni precedenti al 25 aprile, la squadra mise a punto la procedura.
per tecnici, funzionari e dirigenti coinvolti, non c’erano punti oscuri.
tutto chiaro.

nel pomeriggio del 25 aprile 1986 il gruppo 4 sarebbe stato fermato per un normale ciclo di manutenzione programmata.
visto che si andava a spegnere, si sarebbe provato a vedere il comportamento del reattore in caso di avaria.

tutto era pronto, quel pomeriggio del 25 aprile 1986.
ma il gestore di rete vietò di spegnere il gruppo 4.
non si poteva lasciare il paese al buio. non si potevano fermare le fabbriche, le acciaierie.

così fu ordinato al gruppo 4 di lavorare ancora qualche ora e di rinviare di 9 ore l’Esperimento.

passò la mezzanotte tra il 25 e il 26 aprile.

la squadra che aveva studiato la procedura se ne andò a casa.

in sala controllo entrò il nuovo turno.
che dovette improvvisare l’Esperimento che non conosceva.

cominciarono la procedura per l'Esperimento esattamente 25 anni fa, alla stessa ora in cui io sto scrivendo queste parole.

all’1,23 e 45 secondi, l’esplosione.

parte seconda, la terra nera
in ucraina ero passato di sfuggita anni fa, viaggiando in macchina da rostov, sul mar d’azov alla foce del don, e andando verso mosca.
a fianco della statale, per centinaia di chilometri, solamente i girasoli su una terra nera, nerissima, come se fosse fatta con carbone sbriciolato.

durante quel viaggio una mattina un uomo mi avvicinò.
era vecchio.
un uomo molto vecchio.

il vecchio mi disse: “siete i primi italiani che vedo da 60 anni”.
un calcolo mentale, e sentii la storia attraversarmi la schiena.
il vecchio con poche parole di vita personale esprimeva il dramma collettivo, nomi come divisione cosseria, divisione julia, divisione ravenna e tante altre.
decine di migliaia di persone che non tornarono a casa.

quel posto fatto di nulla, di girasoli e di terra nera, in quel momento era il centro del mondo, dove tutto si condensa, dove avviene tutto.

quel vecchio allungò la mano e mi diede un cartafaccio fatto con una pagina di giornale russo. dentro c’era qualcosa.

io aprii l’involto.

dentro c’erano cinque cartucce di moschetto 91. cartucce italiane. cariche: bossolo e proiettile. cartucce non sparate, pronte per il caricatore.

“le ho raccolte stamattina all’alba in riva al fiume per voi.
queste sono vostre, italiane.
le avete lasciate voi, una volta.
ve le restituisco”.

non sapevo dove guardare, imbarazzato per la storia e per il dramma che quel vecchio qualunque mi stava passando dalla sua mano alla mia mano.

tutto era passato di lì, per quel posto fatto nulla, di girasoli e di terra nera e di cinque pallottole italiane per moschetto 91. quello era il centro del mondo, dove tutto si condensa, dove avviene tutto.

parte terza, la stanza buia al centro del mondo
sono tornato in ucraina molti anni dopo.
un mese e mezzo fa ero nella sala controllo del gruppo 4. primo giornalista che vi entrava (ufficialmente) 25 anni dopo l’Esperimento.

la sala controllo è un bunker di cemento senza alcuna finestra e senza più luce.
buio, bisogna entrare con una torcia elettrica.
il cemento del pavimento è coperto da un dito di polvere.
non si può toccare niente, non le pareti di cemento armato sulle quali sono depositati i radionuclidi.
se qualcosa cade in terra, nella polvere, si contàmina.

in un angolo della stanza nera sono schiacciate decine di cicche di sigaretta: non si può fumare da nessuna parte, e allora vengono in questo bunker buio a far lampeggiare di nascosto la brace delle parliament pacchetto blu.

sulle consolle di acciaio grigio e sugli armadi elettrici erano allineati a centinaia gli indicatori, gli orologi, i pulsanti, le spie luminose.
tutto è stato smontato.
oggi sulle lamiere impolverate ci sono centinaia di buchi allineati, orbite vuote senza più oggi.
sotto i buchi ci sono i resti dei fasci di cablaggi.
alla parete di fondo, lo schema del gruppo 4, centinaia di quadratini (quelli della barre di controllo, quelli delle barre di potenza, quelli della barre di moderazione) e in ogni quadratino un buchetto che ospitava una spia luminosa, strappate anch’esse.

con il telefonino, ho rubato due brevi filmini, una ventina di secondi l'uno, senza qualità alcuna.

 

 

sono due spezzoni miei, non hanno alcun valore se non come testimonianza.

qui, in questo bunker buio, la notte tra il 25 e il 26 aprile 1986, i tecnici con la cuffia bianca come quella che indosso io, con il càmice bianco come questo, hanno seguito gli appunti dell’Esperimento lasciati dai colleghi, hanno girato gli interruttori che erano qui davanti dove oggi ci sono i buchi e i cablaggi strappati, hanno seguìto i dati su indicatori e orologi, hanno sbagliato.

in questo posto fatto di nulla, una stanza nera di cemento, in questo bunker polveroso e senza luce, tutto si condensa, tutto avviene.

parte quarta, la stella assenzio
il testo dell’apocalisse, scritto in greco antico, è attribuito a giovanni l’evangelista.

apocalisse non significa catastrofe. apocalisse, in greco, significa "svelamento".
significa "rivelazione di una cosa nascosta".

eccone un passo:

il terzo angelo suonò la tromba
e cadde dal cielo una grande stella,
ardente come una torcia,
e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque.
la stella si chiama assenzio;
un terzo delle acque si mutò in assenzio
e molti uomini morirono per quelle acque,
perché erano divenute amare.

(giovanni, apocalisse: 8,10)

per duemila anni, questo passo non aveva alcun senso.
l’assenzio è un’erba il cui succo amarissimo può dare allucinazioni.

però se si va sul dizionario di russo dal’, nell’edizione originale, è la copia anastatica dell'edizione del 1912 del dizionario, a pagina 659 del volume 4 (pagina 1318 della numerazione integrale), colonna di destra, sopra la metà pagina, si scopre una cosa.

 

si scopre che in ucraino cernobyl significa assenzio.

(lo stesso accade in cèco, altra lingua slava come l’ucraino e il russo: l’artemisia absinthium (assenzio) si chiama pelynek cernobyl).

ripercorro il passo dell'apocalisse usando la parola ucraina di assenzio.

e il terzo angelo suonò la tromba e cadde dal cielo una grande stella, ardente come una torcia, e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque, e la stella si chiama cernobyl; un terzo delle acque si mutò in cernobyl e molti uomini morirono per quelle acque, perché erano divenute amare.

tutto passa di lì, quello il centro del mondo dove le cose si condensano.
ogni cosa è illuminata.

  • Walter |

    La mia piu’ totale riverenza allo scrivente!

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