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studio. le auto riducono emissioni (e costi). migliori fiat toyota citroên. pessimi tedeschi. intanto i suv…

in queste prime righe, il riassunto del rapporto europeo 2011 di transport&environment (con gli amici della terra, la legambiente e terra) sulle emissioni di anidride carbonica delle auto:

aumenta l'efficienza delle auto
– non è vero che l'ambiente fa salire i prezzi: le emissioni calano e i listini calano
– gli obiettivi di riduzione delle emissioni di co2 al 2015 sono a portata di mano
– fiat, toyota e peugeot-citroên sono sul podio con le flotte più efficienti d'europa
– volvo migliora tantissimo (ma inquina ancora molto)
– danimarca e portogallo i paesi migliori, italia e francia bravi, pessima la germania
– assurdo: la germania vuol far classificare come *ecologici* i suv

cliccando qui puoi leggere il rapporto integrale

nel 2010 in europa sono state vendute auto più efficienti rispetto all'anno precedente, con un valore di emissioni medio di 140 grammi di co2 per chilometro percorso.
è il 4% in meno rispetto al 2009 e a prezzi più bassi.

ai primi posti della classifica delle case automobilistiche più virtuose si confermano fiat, toyota e peugeot-citroên, nell'ordine con 126, 130 e 131 grammi di anidride carbonica per chilometro.

questi i principali contenuti del rapporto "how clean are europe's cars" pubblicato oggi dal network europeo transport&environment, di cui amici della terra, terra! e legambiente sono partner per l'italia.

dal rapporto emerge un quadro in cui la tendenza è in netto contrasto rispetto allo scenario delineato in questi anni dall'industria dell'auto, secondo la quale gli obiettivi europei volti alla riduzione progressiva delle emissioni di co2 avrebbero portato a costi di produzione insostenibili e dimostra, allo stesso tempo, come certe allarmanti previsioni siano strumentali a una richiesta di nuovi sussìdi.
difatti, il rapporto confronta i prezzi medi di vendita delle auto in europa rispetto alle ipotesi della commissione europea, che erano basate sui dati di costo forniti dalle case costruttrici.
di fronte a una previsione di aumento medio dei prezzi di vendita di 2.400 euro (stima 2001) e 1.200 euro (stima 2006) risulta, non solo che nel 2010 questi siano diminuiti del 2,5% rispetto al 2009, ma anche che tale trend si sia confermato negli anni con una diminuzione complessiva del 13% dal 2002 e con una riduzione annua media del 2,4% da quando gli obiettivi di efficienza vincolanti sono stati introdotti nella legislazione europea.

"l'industria dell'auto ha opposto una forte resistenza all'introduzione di obiettivi vincolanti nella legislazione europea sull'efficienza delle auto, dicendo che avrebbe portato a costi insostenibili. a oggi, tuttavia, l'efficienza media delle auto vendute in europa è aumentata e i prezzi di vendita in termini reali sono diminuiti. inoltre, secondo il dossier di t&e, il trend di riduzione delle emissioni mostra che le case automobilistiche nel loro complesso riusciranno a raggiungere l'obiettivo comunitario di 130 grammi di co2 al km per il 2015. l'unione europea non ha quindi alcun motivo di ascoltare le pressioni delle case automobilistiche", osservano le tre associazioni.
"chiediamo anzi che a bruxelles si prosegua nell'individuazione di misure stringenti ed efficaci per il taglio delle emissioni, in linea con gli obiettivi di 95 grammi al chilometro entro il 2020 e quelli di riduzione all'80-95% di anidride carbonica entro il 2050".

analizzando nel dettaglio la classifica delle case automobilistiche per media di emissioni di co2, basata sulle vendite del 2010, viene confermato il primato di fiat, toyota e peugeot-citroên, come case costruttrici con la flotta più efficiente d'europa ma anche come vicinanza al raggiungimento degli obiettivi specifici (legati al peso medio dei veicoli) fissati per il 2015.

in termini assoluti, i tagli maggiori rispetto al 2009 sono stati fatti da volvo (9%), che rimane tuttavia ben al di sopra della media europea (140,3 grammi di anidride carbonica per chilometro) con 157 grammi al chilometro e classificandosi al penultimo posto.
in fondo alla classifica c'è la daimler con 161 grammi di anidride carbonica per chilometro.

per paesi, la danimarca e il portogallo (paesi entrambi con tasse automobilistiche basate sulle emissioni di co2) abbiano fatto un significativo salto in avanti in termini di riduzione delle emissioni (mediamente 127 grammi al chilometro), con -8,9% e -5% rispetto al 2009.
tra i mercati di dimensioni maggiori, anche italia (133 grammi) e francia (131 grammi) si distinguono per l'efficienza delle flotte, pur registrando riduzioni % rispetto al 2009 più contenute (-2,4% e -2,5% rispettivamente).

non si può dire lo stesso per la germania che – contro quasi 3 milioni di auto immatricolate – registra un valore delle emissioni medie della flotta pari a 151 grammi di co2 per chilometro (-1,8% rispetto al 2009).
il dato non sorprende, anche perché la germania non si è mai allineata alla direttiva europea 1999/94/ce sulla pubblicità delle auto e l'informazione ai consumatori.

non a caso berlino intende introdurre una nuova norma per l'etichettatura delle auto, che consente di classificare come "efficienti" i pesanti suv con elevate emissioni, a discapito di veicoli effettivamente efficienti e di peso contenuto, con il rischio, tra l'altro, di una forte distorsione del mercato a favore proprio delle case costruttrici tedesche, storicamente orientate alla produzione di auto di grande cilindrata e peso e a discapito della concorrenza.

  • diana |

    A mio parere occorre tenere presente che il 75% degli autoveicoli europei percorre meno di 50km in un giorno (dati CEI-CIVES), da cui discende(rebbe) la preponderanza di piccole cilindrate (a meno che il SUV non sia utile per poter parcheggiare più facilmente sul marciapiede..).
    In Italia, la percorrenza media giornaliera è ancora inferiore.
    http://www.ceiweb.it/CIVES/DDL%20Veicoli%20Elettrici%20-%20Resoconto%20audizione%20CIVES%2023%20marzo%202011.pdf

  • jacopo giliberto |

    intende dire, ferdinando, che il fap (filtro antiparticolato) non filtra il particolato?

  • Ferdinando |

    ma siamo sicuri che emettere meno CO2 è salutare per l’ambiente. A quanto ne so la comunità scientifica non è del tutto unanime e fenomeni come il “global warming” e il conseguente aumento di CO2 sono spiegati con teorie ben differenti. Serve veramente emettere meno Co2. Di sicuro è dimostrato che il FAP dei motori diesel non serve a nulla se non a buttare vagonate di euro (per costruttori e consumatori). Caccia alle streghe??

  • jacopo giliberto |

    è un piacere avere un contributo di un collega così competente.

  • Maurizio Caprino risponde a tutti |

    Tanti dati e interessanti, ma bisogna un po’ interpretarli.
    1. Certo che costruttori come Fiat, Toyota e Psa figurano come i più virtuosi: in Europa riescono a vendere solo auto piccole (quelle che emettono meno CO2), mentre non sfondano su quelle più grandi, sulle quali guardacaso eccellono i “pessimi” tedeschi. Quindi, non bisogna pensare che Fiat, Toyota e Psa abbiano in mano la pietra filosofale per consumare ed emettere meno dei concorrenti: a parità di categoria dell’auto, emissioni e consumi sono più o meno paragonabili e comunque nessuno eccelle sugli altri.
    Tutto ciò ha un interessante risvolto sullo stato di salute finanziario ed economico delle case automobilistiche. Visto che le auto piccole sono le meno remunerative, la virtuosità si riverbera sui bilanci (non è un caso se in Italia ci danniamo da oltre un decennio per i conti di Fiat…).
    2. Si fa presto a dire che i prezzi si sono ridotti nonostante le giaculatorie dei costruttori, che non volevano limiti alla CO2 strillando che avrebbero pesato proprio sui listini. E in parte è così: ognuno fa il suo mestiere, in questo grande suk occidentalizzato che è l’economia. Ma chiediamoci che cosa sarebbe successo se, per miracolo, i mercati europei non fossero in declino (perché saturi) da un paio di decenni (i primi incentivi alla rottamazione per ammortizzare la saturazione risalgono a metà anni 90). E se non ci fosse stata la crisi dal 2008 in poi. Mi sembra probabile che in un mercato in espansione i costruttori avrebbero scaricato i costi pari pari sui prezzi e ci avrebbero anche fatto la cresta. Ma il mercato è saturo e ora c’è pure la crisi, per cui se vuoi vendere devi scaricare i costi altrove. Per esempio, sulla rete commerciale. E infatti in questi anni le concessionarie fallite o liquidate non si contano più, mentre chi sopravvive guadagna 20 euro a macchina. Efficienza massima data dalla concorrenza? In senso economico sì. Ma poi non lamentatevi se il concessionario non ha pronti i pezzi per ripararvi l’auto, non ha la sostitutiva tanto sbandierata dalla pubblicità o se vi prende in giro dicendo di aver eliminato il difetto (anche grave e pericoloso per la sicurezza o per l’AMBIENTE) che gli avete denunciato e che vi si ripresenterà puntualmente domani: le auto sono sempre più sofisticate e per saperci mettere le mani sopra occorre investire. Ben più di venti euro. Insomma, tutti problemi seri, finora nascosti come la polvere sotto a quel grande tappeto che sono le teorie economiche.
    Inoltre, non sarei sicurissimo che i prezzi siano davvero calati: le rilevazione della Ue si riferiscono a quelli di listino, che in un mercato saturo sono spesso solo nominali. In Italia ciò accade sempre: tra incentivi statali (che guardacaso nel 2009 c’erano e nel 2010 ora censito in questo ultimo rapporto non più) supersconti, km zero e supervalutazioni dell’usato, chi è davvero in grado di dire quanto viene realmente pagata un’auto?

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