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ambiente. ca’ foscari. arrivano i dottori del clima. un modello rivoluzionario per studiare alluvioni e siccità.

comincio con una foto.
una faccia da scienziato, una faccia un po' buffa e un po' geniale.

non "un po' geniale": molto geniale.

Giuseppe zappa
 
si chiama giuseppe zappa, e ha appena conseguito il dottorato di ricerca a venezia, a ca' foscari, in una disciplina nuova ma importantissima: scienza e gestione dei cambiamenti climatici.

notizia numero uno: l'università di venezia ha un corso di dottorato di ricerca – appunto – in scienza e gestione dei cambiamenti climatici.
i primi tre dottori di ricerca sono giuseppe zappa, francesco presicce, helen ding.

notizia numero due: zappa ha creato l'aquaplanet.

l'aquaplanet non è un parco acquatico di divertimenti, con gli scivoli a chiocciola e i gommoni sul piano inclinato.
né un film di fantascienza (o futur-fantasy) ambientato in un mondo coperto di acque.
no.

l'aquaplanet è un passo verso la previsione di alluvioni e siccità.
è un modello teorico per analizzare e comprendere le condizioni atmosferiche associate con questi fenomeni atmosferici, un modello teorico di circolazione generale dell'atmosfera in cui la superficie terrestre è costituita da un immaginario globo terrestre formato totalmente di acqua.

un pianeta così, senza montagne, può essere studiato usando un modello di clima (di quelli usati per fare le proiezioni climatiche, ad esempio), e mostra molti aspetti simili al clima terrestre (distribuzione di venti, temperatura e così via).

in particolare, è stato osservato che si formano regioni in cui alte e basse pressioni "persistono" per mesi.
queste alte e basse pressioni si alternano lungo un parallelo e non si muovono, rimangono "stazionarie" per lungo tempo.
di interesse è che le onde stazionarie possono essere associate, nel mondo reale, allo sviluppo locale di alluvioni o siccità.

l'aquaplanet è lo strumento, è il modello attraverso cui studiare alcuni meccanismi dinamici per la formazione di queste onde in un contesto idealizzato e semplificato.
la teoria può essere quindi applicata al pianeta reale, quello fatto non solo di acqua, ma pure di terre emerse e montagne.

il modello teorico, applicato nell'emisfero sud dove c'è maggiore presenza di acqua, sembra dare risultati incoraggianti e conferma la bontà della strada intrapresa.
l'idea di base è che – attraverso lo studio dell'aquaplanet – si possono rilevare gli ingredienti dinamici che portano alla formazione di alte e basse pressioni persistenti che esistono anche nel mondo reale.

ci sono anche finalità pratiche. dall'analisi dell'emisfero sud, si trova che i modelli convenzionali di clima hanno ancora alcune difficoltà nel simulare la corretta struttura e persistenza delle onde stazionarie.
gli "ingredienti" necessari allo sviluppo di queste onde individuati nell'aquaplanet hanno permesso di comprendere meglio la natura degli errori che caratterizzano i modelli.

il titolo della tesi di zappa è "tropical extratropical interaction and systematic errors of climate models", e i principali risultati della tesi, sviluppata in collaborazione con il centro euro-mediterraneo per i cambiamenti climatici (cmcc), sono stati pubblicati su una delle riviste di massima importanza e visibilità della scienza del clima, il journal of atmospheric science.

di spiccato valore scientifico anche i lavori degli altri due dottorandi che arrivano al termine del percorso di studio: helen ding e francesco presicce.

ding ha lavorato a uno studio per esplorare empiricamente la complessa rete d'interrelazioni tra cambiamenti climatici, biodiversità, servizi dell'ecosistema e benessere umano.
il titolo è "economic assessment of climate change impacts on biodiversity, ecosystem services and human well-being: an application to european forest ecosystems".
tra i temi trattati quello legato a come monetizzare gli impatti generati dai cambiamenti climatici su biodiversità, servizi dell' ecosistema e benessere umano. ma anche la promozione, la discussione e l'introduzione della valutazione ambientale come supporto per le decisioni, per esempio includendo delle politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici oppure redistributive del benessere tutte incentrate sull'ecosistema.
in conclusione il lavoro dimostra come la realizzazione di politiche ambientali non sia sempre in contrasto con le politiche sociali, ma piuttosto possa essere fonte di sinergie.

presicce invece si è concentrato sull'approfondimento metodologico di alcuni aspetti dei meccanismi flessibili del protocollo di kyoto dopo aver lavorato a lungo in ambito internazionale nella cooperazione e nello studio dei cambiamenti climatici.
il suo lavoro si concentra sull'importanza di un collegamento adeguato tra il dibattito politico internazionale e la comunità accademica, sia per un corretto utilizzo dei risultati della ricerca nelle attività di policy che per una corretta individuazione delle priorità scientifiche in relazione agli sviluppi del dibattito internazionale.
il titolo della tesi di dottorato è: "enhanced action on mitigation in the future climate change regime: implications of the use of standardized multi-project baselines for the improvement of project-based mechanisms".