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(cose dell’altro ecomondo). la raffineria vegetale che fa plastica e carburanti senza petrolio.

qui a rimini, a ecomondo (la fiera dell'ambiente, della sostenibilità, della green economy) vedo che si confrontano due modelli di sviluppo.

quello tradizionale e quello verde.

la cosiddetta brown economy – quella dell'acciaio, del petrolio, della plastica – e la cosiddetta green economy – quella della sostenibilità.

il mondo della green economy si confronta nelle sale convegno con gli stati generali promossi da edo ronchi. stamattina, grande convegno nella sala principale; centinaia e centinaia di persone – in massima parte, imprenditori – sulle poltroncine rosse.

al tavolo, coordinato da laura la posta (giornalista del sole 24 ore; i lettori possono leggere molti articoli su questo sito web), c'erano flavio zanonato (ministro dell'industria – ops, volevo scrivere dello sviluppo economico), corrado clini (ex ministro, ora direttore al minambiente), andrea bianchi (già allo sviluppo economico, ora in confindustria) e altri.

gli scenari presentati dalle diverse persone erano contraddittori.

chi traguardava il domani partendo dall'oggi. come sta cambiando l'industria, l'economia.

perché sta cambiando.

chi invece prendeva la fotografia del modo attuale di produrre e consumare e ne rimpiangeva il passato. un'industria in bianco-e-nero con effetto seppiato (da smog?).

questo pomeriggio alcune persone – catia bastioli, guido ghisolfi, imprenditori coraggiosi e geniali che traguardano il futuro e si lasciano alle spalle i vecchi brontoloni e malcontenti in bianco-e-nero con effetto seppiato – hanno parlato delle bio-raffineria.

quando dieci anni fa me ne parlava walter ganapini, le bio-raffinerie mi parevano fantascienza. velleità da poeti dell'ambientalismo.

sbagliavo, e ne faccio ammenda. walter ganapini aveva ragione. la transizione industriale è in corso, è già in corso, corre come un treno.

sono nate in italia dall’intuizione lontana di imprenditori del passato – ricordi raul gardini? prima di spararsi in piazza belgioioso la sera del 23 luglio del '93 -  aveva avviato un percorso verso la chimica verde.

altri, ricercatori coraggiosi, banche intelligenti – sì, non è una contraddizione. esistono anche quelle, le banche intelligenti – hanno saputo traguardare il futuro con 20 anni d’anticipo e hanno investito nella chimica verde.

le spinte delle lobby della “brown economy” hanno cercato di fermare, per anni, questa intuizione italiana, questa green economy che valorizza le nostre competenze, che fa leva sulle specificità italiane.

lunedì anche l’europa ha deciso di seguire il modello italia e ha proposto una direttiva sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio che punta proprio sul nostro esempio.

quest’anno imprese italiane hanno investito in Italia un miliardo in impianti pilota di nuova chimica. di bio-prodotti- di bio-raffinerie.

come la bio-raffineria appena inaugurata nel vercellese. l'ha aperta guido ghisolfi in una vecchia fonderia abbandonata della teksid a crescentino.

parte da materie prime di origine vegetale, coltivate in Italia nelle aree marginali che la grande agricoltura meccanizzata ha dimenticato, e ottiene materie prime per benzine verdi, per gasolio vegetale, per materie plastiche.

vediamo il ciclo industriale classico del petrolio.

arriva la nave carica di virgin naphta, o arriva il greggio; la raffineria produce benzina e gasolio; il cracking dell’etilene; le plastiche, gli elastomeri e così tutto il ciclo della petrolchimica.
benessere sì, ma insieme anche inquinamento, anidride carbonica e quanto ne consegue.
questo, il ciclo classico.

guardiamo il ciclo della green economy, della green industry.

gli agricoltori producono le materie prime, senza togliere spazio alle colture alimentari. la bio-raffineria produce carburanti sostenibili, e l’impianto di chimica verde le materie plastiche biodegradabili.
i prodotti sono gli stessi, anzi migliori. carburanti, plastiche e così via.

ma sono prodotti sostenibili.
con produzioni a basso impatto ambientale e competitive sui mercati. con prodotti biodegradabili – ricordo che in mezzo al pacifico c’è un’isola galleggiante enorme di rifiuti di plastica tradizionale, indistruttibile.

domani ti racconterò altri dettagli su come cambia l'industria.