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cent’anni fa, oggi. 23 maggio, l’edgardo in piedi sul tavolino del caffè dichiara guerra all’austria.

oggi cent’anni fa.

oggi 23 maggio 1915, l’aurelio baruzzi, soldato romagnolo di lugo, si alza dal pratone dove ha dormito insieme con la sua compagnia. la guerra non è ancora stata dichiarata.

chi è baruzzi te l’ho raccontato ieri, e ti ho linkato anche una sua foto con la sua faccia a pagnottella.

oggi è un’alba rossiccia, quasi serena, pensa l’aurelio baruzzi.
quanto avrò dormito? non so. certamente ben poco. la stanchezza per il lungo viaggio nel vagone scomodo, la marcia a notte inoltrata attraverso un’udine deserta e popolata solamente di reggimenti in cammino verso est, i brividi di freddo nel dormire sul prato – è stato un sonno tormentato.

in testa alla colonna si è messa la banda reggimentale, che dà il passo verso il confine, verso cividale.

l’aria si fa calda, lo zaino pesa. il panorama cambia lentamente, con la velocità del passo di marcia. contadini curvi sui campi. bersaglieri in esercitazione sul prato. un treno sfila lentissimo e mezzo vuoto.

c’è come una sospensione del tempo.

a firenze, l’edgardo, pittore vercellese, è eccitatissimo.

chi è l’edgardo rossaro te l’ho raccontato ieri, e ho linkato anche la sua immagine, con il suo viso affilato e un po’ stralunato.

*mobilitazione* si dicono i giovani l’un l’altro.
edgardo rossaro ha con sé una mazzetta di fogli in bianco: uno per sé, e altri da compilare per aggregare con sé quanti volontari egli riesca ad arruolare.
così, quando stasera comincia l’imbrunire, edgardo fa come ha visto fare nei giorni scorsi da altri e sale in piedi sul tavolino del celebre caffè giubbe rosse, ritrovo famoso di artisti, letterati, interventisti, giornalisti e altri cialtroni come noi.

</span></figure></a> il famosissimo caffè giubbe rosse di firenze, frequentato fra gli altri anche dal pittore edgardo rossaro.
il famosissimo caffè giubbe rosse di firenze, frequentato fra gli altri anche dal pittore edgardo rossaro.

con la sua voce flebile, agitanto la barba rossiccia e facendo brillare le lenti degli occhiali spessi, l’edgardo rossaro incita gli accoliti:

*amici*, dice ad alta voce il rossaro.
*amici, la mobilitazione è un fatto compiuto. inutile gridare viva o abbasso. ora si agisce*.

silenzio della piccola folla del giubbe rosse.

*si parte. io parto domani per pieve di cadore dove sono iscritto nel reparto volontari alpini. chi vuol venire con me non ha che da firmare questo foglio*,
e sventola i fogli di viaggio in bianco da compilare.

silenzio.
i coraggiosi interventisti che qualche minuto prima incitavano alla guerra adesso guardano altrove, chi guarda le punte delle scarpe per vedere se sono ben lucide, chi ha un impegno urgente, chi è distratto da un amico che passa sull’altro lato della piazza, to’, chi deve sistemare la morosa, o i figli, o la famiglia, chi attende il richiamo del suo reparto, e i più si allontanano dal piccolo comizio come se non li riguardasse.

solamente tre ragazzi si avvicinano a rossaro e gli chiedono un foglio di viaggio.

questo, il 23 maggio 1915, oggi cent’anni fa.