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venezia. il voto, il pd, i cannoni di sant’antonio.

il ballottaggio di domenica a venezia ha diviso il centro storico (la venezia di rialto e san marco) dalla terraferma e dalle isole.

riassunto.
dopo aver passato con un risultato più che lusinghiero il primo turno, il candidato felice casson – il magistrato del sestiere di cannaregio reso celebre dal processo contro l’inquinamento della mortedison di marghera (sisì, era chiamata proprio così, mortedison) e oggi parlamentare del pd – ha perso il secondo turno contro l’imprenditore della terraferma luigi brugnaro, in rappresentanza del centrodestra.

ieri sera con la chiusura dei seggi, ecco il risultato.
brugnaro ha scavalcato casson, 52,75% con appena 35.130 voti, e casson è stato battuto, 47,25%.

attenzione. nelle righe che seguono esprimo non il mio pensiero, bensì do voce a buona parte (non tutti) di quei più di centomila veneziani che attraverso l’astensione non hanno espresso la loro preferenza. le persone citate qui di seguito sono per me degne di stima, in qualche caso anche di alta stima e di affetto, e sono in disaccordo con i diversi pareri altrui, negativi sulle persone, che ho riportato in questo commento.

casson ha vinto nel centro storico fra coloro che hanno votato tra i professori di ca’ foscari e dello iuav, del ceto intellettuale o amministrativo, delle signore eleganti e internazionali. ha preso voti tra le calli e i campielli di santa croce san polo san marco. casson ha raccolto consensi in chi ha votato fra i pochi ma ascoltatissimi esponenti delle associazioni reazionarie e conservatrici contro le grandi navi il mose il moto ondoso e altre parole che a venezia sono un mantra del partito del no.

brugnaro ha raccolto consensi fra coloro che hanno votato a pellestrina e burano tra i pescatori, a murano fra i venditori di conterie cinesi o tra i maestri di fornace, al lido tra i croupier del casinò e tra i commercianti che ogni giorno vanno a vendere mascherette in città, tra i votanti di mestre e marghera e nel resto della terraferma.

la maggioranza dei veneziani, più di 100mila elettori, invece hanno preferito non votare per il pd, il partito che storicamente ha guidato la città.
hanno preferito non votare.
non votare questo pd.

la maggioranza dei veneziani non ha votato per levarsi di torno i simionati, i rosteghin e gli altri inamovibili politici del pd-di-professione.
già le elezioni regionali hanno lasciato molti esponenti del pd nello sconcerto di zero incarichi, facendoli tornare alle loro attività professionali da cui provenivano.
la maggioranza ha preferito non votare quel pd che aveva appoggiato l’ex sindaco giorgio orsoni e poi, quando orsoni è stato sporcato (in modo marginale) dal fango dello scandalo mose, quel pd ha finto di non conoscerlo, l’ha ripudiato e sottoposto alla damnatio memoriae. e lo stesso avrebbe fatto il pd al primo intoppo futuro di un altro politico eccentrico al pd, felice casson.

la maggioranza dei veneziani ha preferito non votare il partito dei professoroni calabresi che sul quotidiano la repubblica e su altri giornali forestieri firmano il certificato di morte presunta per venezia.
hanno preferito non votare i cinquestelle, i beppicaccia, le andreinezitelli, percepiti come persone bravissime ma molto velleitarie.
la maggior parte degli elettori non ha voluto votare per casson: stimato all’unanimità, ma casson ha mendicato il consenso dei poco seguiti cinquestelle, ha costituito una squadra di foresti come benedetta arese lucini (che con i suoi taxi uberpop potrebbe minacciare l’oligopolio di motoscafi mototopi e vaporini) e come quel renzo rosso (pavan de campagna che con i suoi soldi ha finanziato il restauro del ponte di rialto, e ha fatto imbufalire i commercianti che vi hanno i negozietti sopra).

i commentatori dicono che il risultato del voto è perché a venezia è mancato l’effetto renzi. oppure che è l’effetto del movimento cinque stelle. oppure ancora che sono le ricadute dello scandalo del mose.
forse, anche.
ma sappiano che la venezia che non ha votato, la maggioranza, resta scettica e disincantata di sinistra. una sinistra indistinta, poco movimentista e poco aderente alle logiche di parte.

e qui riprendo il mio pensiero. che è il seguente.

quei due cannoni del 1849 della batteria di sant’antonio, a metà del ponte della libertà, sono puntati verso il pd.