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trivelle. comunicato (durissimo) delle associazioni ecologiste. e mie note a margine.

pubblico integralmente questo comunicato.
vi interpongo alcuni miei pensieri.

il governo renzi ha un problema con i pasdaran pro-trivelle del ministero dello sviluppo economico che, favorendo il più clamoroso conflitto istituzionale oggi in atto (con 10 regioni che hanno promosso 6 referendum), interpretano in maniera distorta e riduttiva il ruolo del ministero, facendo proprie le valutazioni di assomineraria e gli interessi dei petrolieri e non difendendo, con altrettanta forza, gli altri settori economici consolidati strategici per il paese (turismo e pesca).

(a parte le esagerazioni come pasdaran e il più clamoroso confltto, può darsi che le associazioni ecologiste abbiano ragione. ma non lo so: non conosco la forza con cui il governo difende gli interessi di altre categorie economiche strategiche come turismo o pesca. forse maggiore o forse minore: non lo so proprio).

wwf, legambiente e greenpeace italia chiedono il rigetto definitivo di tutti i procedimenti ancora pendenti nell’area di interdizione delle 12 miglia dalla costa (a cominciare da ombrina) e una moratoria di tutte le attività di trivellazione a mare e a terra. le associazioni denunciano inoltre una grave distorsione nell’operato del ministero dello sviluppo economico, che sostiene e attua politiche di retroguardia in una difesa d’ufficio dei combustibili fossili, contro le scelte energetiche imposte dagli impegni assunti dall’italia per la salvaguardia del clima: promuovere le energie rinnovabili, il risparmio e l’efficienza energetica per mantenere il riscaldamento globale entro 1,5°c.

(il rigetto dei progetti petroliferi può essere giusto ma, attenzione, bisogna mettere in conto che la sospensione di procedimenti già avviati implica cause multimilionarie per danni che paghiamo noi cittadini).
(d’accordo appieno, appienissimo, sulla necessità di promuovere le energie rinnovabili, il risparmio e del contenimento delle emissioni).

lo ricordano gli ambientalisti nel giorno in cui la corte costituzionale ha deciso di rimandare la camera di consiglio sui sei referendum proposti dalle regioni sulle norme contenute nel decreto sviluppo del 2012 e nel decreto sblocca italia del 2014, segnalando 4 peccati originali a conferma della loro valutazione:

(aaaat-tenzione. prima il comunicato parlava di riduzione delle emissioni e ora ha cambiato argomento e parla di sfruttamento dei giacimenti nazionali.
sono due cose differentissime, con origini e motivazioni diversissime.
mescolare due fatti diversi mi fa pensare a una fallacia logica strumentale e voluta. cioè a un tranello.
la riduzione delle emissioni si ottiene nel modo di consumare grazie all’efficienza energetica, alla scelta di combustibili, al ricorso VERO alle fonti rinnovabili d’energia, alla promozione delle vetture elettriche e così via.
invece lo sfruttamento dei giacimenti nazionali non ha alcun effetto su un aumento o un calo delle emissioni che cambiano il clima. ciò che può cambiare le emissioni di co2 è il modo in cui noi consumiamo l’energia.
al contrario un maggiore ricorso di combustibili di importazione da paesi remoti, molti dei quali usano tecnologie barbariche di estrazione, fa crescere le emissioni di co2. il no-triv fa crescere, non fa calare, le emissioni.
l’import di combustibili in sostituzione di combustibili nazionali a chilometro zero fa crescere le emissioni mondiali, aumenta il numero di petroliere cariche di greggio davanti alle nostre coste, aumenta il rischio di incidenti estrattivi – ma ciò in paesi lontani – e impedisce il controllo delle estrazioni da parte di cittadini, consumatori e magistratura).
(se parliamo di rischi di inquinamento dei nostri mari, allora le associazioni ecologiste hanno ragione: le trivellazioni italiane hanno emissioni più basse e producono rischi più bassi di danni ambientali, ma gli eventuali danni ambientali sarebbero prodotti in casa nostra, di noi consumatori).

1. il 23 dicembre il governo ha dovuto cambiare le norme, volute dal ministero dello sviluppo economico, con le quali si stabiliva la strategicità per legge delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi da autorizzare con iter semplificati e super accelerati che emarginavano le regioni. con quelle norme si facevano salvi non solo gli atti abilitativi acquisiti, ma anche i soli procedimenti connessi e conseguenti in corso sino alla fine di giugno 2010 nell’area off limits delle 12 miglia marine. il governo l’ha fatto per disinnescare i referendum, ma quelle norme e procedure, contestate da almeno 3 anni dagli ambientalisti, erano evidentemente di dubbia legittimità.

(tutto vero, il governo ha dovuto cambiare le norme, il governo riteneva strategiche le risorse nazionali, aveva salvato gli iter già in corso ed erano norme sulle quali è legittimo dissentire. ma non erano norme di dubbia legittimità: erano norme di politica economica, legittimissime).
(è vero: le regioni hanno modeste possibilità di negoziazione sulle risorse del mare. ed è un peccato. la competenza delle regioni finisce sulla battigia, e l’acqua appartiene al demanio, allo stato. è giusto? è ingiusto? secondo me è giusto che lo stato abbia la competenza sul mare, ma mi pare giusto dare una maggiore capacità negoziale di chi vi vive davanti).

2. il ministero dello sviluppo economico ha sempre fatto proprie pedissequamente le valutazioni e le richieste di assomineraria, garantendo un regime di franchigie, royalty e agevolazioni tra i più favorevoli al mondo (le royalty in italia sono al massimo al 10% mentre negli altri paesi produttori di petrolio vanno dal 25% della guinea all’80% di norvegia e russia) sposando anche gli studi, non verificati, prodotti dai petrolieri sullo sviluppo del settore (stimando 25.000 nuovi occupati), quando il turismo nelle aree costiere messe a rischio dalle trivelle fa registrare ogni anno 43 milioni le presenze di stranieri. il solo settore della pesca occupa, già oggi, 25mila addetti, senza contare l’indotto e la maricoltura (pesci e molluschi).

(mavalà! abbiano royalty fra le più esose al mondo! per esempio la norvegia ha zero royalty ripeto zero royalty e fa pagare l’estrazione attraverso le normali tasse sui redditi. e i soldi incassati in più vanno a pagare le pensioni. non sarebbe male se il modello norvegese venisse adottato anche in italia).
(il settore del turismo e della pesca in italia non hanno alcun danno dalle presenze petrolifere. in italia da decenni abbiano decine di piattaforme petrolifere, e sono quasi tutte davanti alle coste emiliane, romagnole e marchigiane dove si concentra il turismo più vivace e internazionale e dove ci sono alcune delle più efficienti e produttive flotte di pesca. i turisti non scappano dalla romagna per la presenza di piattaforme al largo. ovviamente l’assomineraria ha commissionato studi che dimostrano che addirittura dove ci sono piattaforme il turismo e la pesca funzionano meglio che altrove: ma sono studi commissionati da un committente specifico, le compagnie petrolifere, e il risultato così lusinghiero per loro mi pare quantomeno eccessivo).

3. il ministero dello sviluppo economico, per la vigilanza sui grandi rischi connessi alle trivellazioni, ha preteso e ottenuto l’istituzione di un comitato interministeriale e di strutture territoriali in cui sono presenti dirigenti e funzionari dell’unmig (ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse del ministero) avrebbe invece dovuto far nascere anche in italia una’“autorità competente” indipendente, come richiesto dalla normativa europea (direttiva 2013/30/ue), chiaramente distinta dagli uffici ministero, per evitare conflitti di interesse nello svolgimento dei suoi compiti, come richiesto dall’europa;

(vero stravero. lo dice la direttiva europea offshore modellata sull’esperienza italiana, la migliore del mondo).

4. il ministero dello sviluppo economico è refrattario a qualsiasi forma di pianificazione settoriale. con la scusa dell’abrogazione della norme sottoposte a referendum è stato fatto anche scomparire il piano delle aree per le trivellazioni, da sottoporre a valutazione ambientale strategica, richiesto dalla normativa comunitaria.
gli ambientalisti ritengono che, per essere paese coerente con gli impegni assunti a livello internazionale dopo la cop 21 parigi, l’italia dovrebbe abbandonare le strategie pro-fossili del governo renzi (prosecuzione diretta della strategia energetica nazionale del governo monti del 2012) e definire al più presto un piano climatico energetico che punti sulle energie rinnovabili, sul risparmio e l’efficienza energetica, nel quadro di una più ampia strategia di decarbonizzazione per tutti i settori, per far fede all’impegno di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5°c.

(per ridurre le emissioni, come scrivevo più sopra, bisogna ridurre i consumi di energie fossili ma anche ridurre le importazioni di energia).
(sulle trivelle, amici delle associazioni ambientaliste, continuate a fraintendere e a fondere fra loro messaggi secondo il principio dello strawman, una delle più note fallacie logiche.
se parliamo di emissioni, le quali vanno ridotte con politiche incisive sui consumi e sugli stili di vita, allora le perforazioni nazionali per quanto sgradevoli riducono, non aumentano ma riducono, le emissioni.
se parliamo di rischi di inquinamento a casa nostra, al contrario le perforazioni nazionali hanno sì rischi più bassi per le tecnologie e i controlli migliori ma riportano presso di noi, noi consumatori con il nostro stile di vita e di consumo, il rischio di inquinamento che molti di noi preferiscono spostare altrove).

le associazioni ambientaliste chiedono al governo di uscire dalla ottusa difesa degli interessi dei petrolieri e di ricondurre quanto prima il ministero dello sviluppo economico al suo ruolo istituzionale.

(certo. cioè il ministero dello sviluppo economico deve occuparsi di sviluppo economico. concordo).

  • Jacopo Giliberto |

    gentile filippo, grazie del commento.
    mi riferisco proprio a quegli studi del rie.
    quegli studi sottolineano le migliori performance della pesca o del turismo nei luoghi in cui vi sono attività petrolifere.
    di sicuro le piattaforme petrolifere creano un habitat protetto in cui le reti dei pescatori e le turbosoffianti non riescono a drenare pesce e molluschi, e quindi sono aree importanti di riproduzione e biodiversità come avviene per esempio anche con le tegnùe del golfo di venezia; tuttavia questa relazione lusinghiera fra attività petrolifere e migliori risultati di pesca e turismo mi pare eccessiva.
    tutto qui.

  • filippoclo |

    Gentile Giliberto
    “l’assomineraria ha commissionato studi che dimostrano che addirittura dove ci sono piattaforme il turismo e la pesca funzionano meglio che altrove: ma sono studi commissionati da un committente specifico, le compagnie petrolifere, e il risultato così lusinghiero per loro mi pare quantomeno eccessivo”

    Se fa riferimento allo studio Rie su Coesistenza tra Idrocarburi e Territorio in Italia, non mi risulta venga in alcun punto ipotizzata una correlazione positiva tra i diversi settori. Vi vengono riportate le performance dei settori Agricoltura Pesca e Turismo e dalla loro comparazione regionale ne risulta che in alcuni casi quelle in regioni che ospitano attività estrattive sono migliori di quelle senza (come il turismo nella costa romagnola rispetto a quello in Versilia).

    A mio avviso, ciò dimostra che non vi è una correlazione (nè negativa nè positiva) tra attività estrattive ed APT.

    In che modo ciò dovrebbe essere “lusinghiero”?

  • Jacopo Giliberto |

    spunti interessanti, gentile giulio maria, che apprezzo e condivido… tranne l’ultima parte.

    il fotovoltaico ha sì problemi di smaltimento del silicio, ma da alcuni anni il lca del fotovoltaico a maggiore rendimento ha spostato il bilancio ambientale nettamente verso la sostenibilità.

    e cmq meno pretrolio si usa e meglio è, za-zà.

  • Giulio Maria Gollini |

    Le logiche ECO risultano inoltre abbastanza limitate quando non tengono in considerazione che se le rinnovabili non fossero sovvenzionate saremmo ancora in un mondo 100% oil&carbon. Ritengo giusto sovvenzionare le rinnovabili, ma la caccia al petroliere la trovo molto populista. Il “petroliere” (se esistesse) lavora per generare profitto come il gestore di un albergo o come il comandante di un peschereccio……solo che questi ultimi non sono considerati criminali; sola differenza è il livello di controlli/autorizzazioni/permessi che fanno in modo che un euro investito oggi dal caro petroliere potrà fruttare qualcosa solo fra 9-10 anni.
    Infine esistono studi denominati “Life cycle assessment” che analizzano il ciclo di vita di qualunque prodotto in commercio a partire dalla produzione delle materie prime necessarie alla sua costruzione fino al suo smaltimento corretto in discarica (no Terra dei Fuochi). Ebbene se si vedono questi studi per i pannelli fotovoltaici ci si rende conto che oggi il loro contributo inquinante è elevatissimo e non sono pertanto questi la soluzione al global warming…..con il tempo si migliorearanno efficienze ma dire che mettere il pannello fotovoltaico riduce il consumo di petrolio è un errore sostanziale

  • Jacopo Giliberto |

    vedo dal suo commento, gentile fabrizia, che lei ha idee molto chiare e certezze molto nette su un argomento su cui mostra di sapere molto poco.
    mi accade spesso di incontrare persone che hanno idee chiare e certezze nette su argomenti su cui sanno ben poco.

    io invece mi faccio tantissime domande e raramente do risposte; ho cento dubbi e mille distinguo.

    lei non è giornalista, vero?

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