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dopo il referendum. sulle trivelle ci hanno preso in giro. l’effetto sarebbe stato il contrario di ciò che ci hanno detto.

ci hanno preso in giro.
con il referendum “sulle trivelle” di un mese fa, ci hanno preso in giro solennemente.
ho scoperto – ma l’ho scoperto soltanto dopo il risultato del voto – che
chi ha votato “sì” contro le trivelle in realtà ha votato a favore delle trivelle.
chi ha votato “no” per sostenere i giacimenti nazionali in realtà ha votato contro i giacimenti nazionali.

cioè sarebbe accaduto l’esatto contrario di ciò che ci hanno detto durante l’intera campagna referendaria.

ripeto.
il “sì” contro le trivelle avrebbe confermato le trivelle.
il “no” avrebbe bloccato le trivelle.

tecnicamente: se avesse vinto il “sì”, alle trivelle sarebbe stato tolto il limite di rinnovi per le concessioni, e le compagnie petrolifere avrebbero avuto la concessione perenne. se avesse vinto il sì le trivelle sarebbero rimaste nei nostri mari per tempi senza fine fino alla settima generazione.
cioè sarebbe accaduto l’esatto contrario di ciò che ci hanno detto durante l’intera campagna referendaria.

il comitato del “sì” antitrivelle (clicca qui per leggere l’intervento integrale) ci aveva detto che votando “sì” gli italiani avrebbero posto un limite alle concessioni petrolifere:

troviamo inaccettabile che le compagnie petrolifere possano usufruire di concessioni “a vita”!
oltre a snaturare il senso della concessione in sé, esso non è altro che un utile contentino, svenderebbe completamente un bene appartenente alla collettività e forzerebbe una corretta dinamica di controllo e garanzia.
inoltre, questa predisposizione entra in conflitto con la normativa europea in materia che stabilisce che l’estensione e la durata delle concessioni debbano “essere limitate in modo da evitare di riservare ad un unico ente un diritto esclusivo su aree per le quali la prospezione, ricerca e coltivazione possono essere avviate in modo più efficace da diversi enti” (direttiva 94/22/ce).
limitandosi all’effetto diretto della consultazione referendaria, essa si configura come una battaglia di civiltà che chiede il rispetto di una concessione e la sua naturale decorrenza.

scrive per esempio la nota blogger antipetrolio maria rita d’orsogna (clicca qui per leggere il suo intervento) che votando “sì” avremmo fermato le concessioni petrolifere:

il quesito è sulla durata temporale delle trivelle. Le concessioni adesso durano 30 anni con possibilità di proroga fino all’esaurimento del giacimento. il referendum vuole che, per il futuro e per le sole concessioni entro le 12 miglia, una volta scaduti questi 30 anni, non possano esserci proroghe.

si erano scomodati anche artisti e intellettuali, con un simpatico video, per dirci come combattere le trivelle votando sì.

e invece no.
l’effetto del voto sarebbe stato proprio il contrario di ciò che ci hanno detto.

perché il voto “sì” era per le trivelle e il voto “no” era contro le trivelle?
in origine la vecchia legge diceva:
una concessione petrolifera può essere chiesta per 30 anni;
alla scadenza, può essere rinnovata per altri 10 anni;
alla scadenza può essere rinnovata per altri 5 anni;
alla scadenza può essere rinnovata per altri 5 anni;
alla scadenza può essere rinnovata per altri 5 anni;
alla scadenza può essere rinnovata per altri 5 anni;
alla scadenza può essere rinnovata per altri 5 anni;
alla scadenza può essere rinnovata per altri 5 anni;
alla scadenza può essere rinnovata per altri 5 anni;
(e così all’infinito).

la legge di stabilità del dicembre 2015 aveva posto un termine a questa possibilità. il rinnovo delle concessioni poteva essere chiesto con la stessa sequenza di prima (30 anni, ripetibili per 10 anni, ripetibili ancora di 5 anni in 5 anni) ma aveva aggiunto un limite di tempo: non all’infinito come nella vecchia legge, ma solamente per la durata di vita utile del giacimento.

il quesito del referendum voleva proprio abrogare questo limite:

volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?

in altre parole:

se avesse vinto il “sì” sarebbe stata abrogata la legge che limita i rinnovi delle concessioni alla sola durata utile di un giacimento; finito il giacimento, sarebbe stato possibile rinnovare la concessione finché la compagnia petrolifera avesse avuto voglia

con la vittoria delle astensioni poi avvenuta (oppure se avesse vinto il “no”) è stata confermata la legge che limita i rinnovi delle concessioni alla sola durata utile di un giacimento; finito il giacimento, non sarà possibile alla compagnia petrolifera chiedere rinnovi.

</span></figure></a> campagna per il “sì” al referendum: attivisti di greenpeace su una piattaforma in adriatico.
campagna per il “sì” al referendum: attivisti di greenpeace su una piattaforma in adriatico.
</span></figure></a> campagna per il “sì” al referendum: un’attivista di greenpeace su una piattaforma in adriatico.
campagna per il “sì” al referendum: un’attivista di greenpeace su una piattaforma in adriatico.
  • Jacopo Giliberto |

    eggià.

  • Pietro |

    Ho anche perso tempo a leggere questo articolo: me lo spieghi perché qualcuno dovrebbe pagare un prezzo per mantenere una concessione che non gli rende più nulla?

    Adesso si vuole pure far passare il messaggio che chi si è astenuto era a favore dell’ambiente: e con la massa di ignoranti che trovi in giro rischi pure di riuscirci.

    Comunque prima di raccontare sciocchezze e farle passare per verità fai come ti consiglia Manuela: informati!

    E soprattutto ricorda che gli incidenti capitano e i danni che derivano da un disastro ambientale li paga il territorio su cui accadono; immagina come ci si può sentire ad essere un ligure che scientemente si è astenuto e poi si è ritrovato il petrolio nel fiume e nel mare a ridosso della stagione estiva: buon bagno e ricorda di non mangiare pesce da quelle parti.

  • EL |

    il termine vita utile del giacimento e’ “elastico” :puo’cambiare.
    Esempio oggi il giacimento “a” si prevede che dia petrolio 20 anni con le
    tecnologie attuali d’estrazione.
    la vita utile del giacimento e’ quindi fino al 2036.
    nel 2036 le (eventuali) nuove tecnologie potrebbero permettere di estrarre petrolio fino al 2056 ma questo non e’ garantito.
    Perche’? Perche’ bisogna utilizzarle e quindi investire soldi: il concessionario
    puo’ ritenere che il gioco non vale la candela.

  • vincenzo |

    Eccellente scelta quella di astenersi. Alla faccia dei tantissimi moralisti/etici/fricchettoni/giustizialisti/talebano-amnbientalisti!

  • Girolamo Gentili |

    Siamo entrati in Europa per farci dettare le leggi e costringerci a rispettarle (Prodi dixit) ebbene, l’Europa ci dice che le concessioni (al termine) debbono andare all’asta e non creare feudi eterni come nel medioevo ( principio valido non solo per le piattaforme). Vogliamo uscire dall’Europa ma la verità è che non ci siamo mai entrati mentalmente.

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