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9 agosto 1916. il sottopassaggio di lucinico-piedimonte che passa sotto la ferrovia verso gorizia.

oggi cent’anni fa. 8 agosto ’16. il baruzzi da solo conquista la città di gorizia.

cent’anni fa, notte fra l’8 e il 9 agosto ’16.

che giornata piena di avvenimenti per l’aurelio baruzzi, il romagnolo di lugo, 19 anni, nominato sottotenente perché l’è troppo incontenibile.
ne combina una più di bertoldo.

ieri 7 agosto ’16 aveva trovato il modo di conquistare le trincee nemiche che stanno di lato al terrapieno della ferrovia a lucinico, aveva fatto prigionieri austriaci a centinaia, e tutto il regio esercito l’aveva seguito.
i complimenti per l’aurelio si sprecano.
eroico. coraggioso. stratega.

be’, l’8 agosto si metterà tranquillo dopo la furia indiavolata di ieri, vero?
e invece no.

dal diario del baruzzi: “notte calma”. e chi ci crede?

l’aurelio scrive nel suo diario:
“8 agosto. notte abbastanza calma nel nostro settore”.
boia d’un mond leder, sarà davvero una notte tranquilla per questo diavolaccio da incatenare?

dormicchia un pochino nel rifugio conquistato alla trincea austriaca, poi non si dà pace. scrive: “la mia mente ha continuamente fantasticato sul mistero di quel sottopassaggio diventato tristemente famoso per la sua inviolabilità e per le dolorose perdite che ci ha procurato”.
clicca qui per vedere il sottopassaggio di lucinico-piedimonte nel 2016.

eggià.
costeggiando la massicciata della ferrovia di lucinico verso gorizia c’è, in mano austriaca, un sottopassaggio dal quale gli austriaci sparano e massacrano gli italiani.
“la mia natura piuttosto irrequieta” (irrequieta? direi indiavolata) “mi ha spinto in questo camminamento per esplorarlo”.

insomma, c’è il terrapieno del treno.
ai piedi del terrapieno corre una trincea coperta che collega tre trincee austriache e arriva, sempre ai piedi sella massicciata ferroviaria, fino al sottopassaggio.
conquistate le tre trincee austriache, ieri gli italiani hanno provato più volte a percorrere il camminamento coperto che le collega e arriva fino al sottopassaggio della ferrovia, ma niente da fare: dal tunnel del sottopassaggio mitragliate fucilate bombe hanno fatto un massacro degli italiani che provavano a percorrerlo. metà del camminamento è in mano italiana, metà è ancora austriaco.

ispezione nella notte

l’aurelio baruzzi controlla il revolver, agguanta un po’ di bombe a mano e, nel buio della notte, striscia sul fondo della trincea contesa, e va verso il sottopassaggio.
sssst.
passin passino.

una batteria italiana spara sulla metà austriaca del camminamento, per disturbare i todeschi.
lui, il baruzzi, passa fra le bombe italiane, pàm, bèm, sassi e terra gli cadono addosso, fischiano le schegge assassine.
“era mia intenzione esplorare soltanto una parte del camminamento della morte”.
ma poi la curiosità supera la paura.
e non si ferma.
e arriva fino al sottopassaggio stragista.
all’imbocco del sottopassaggio c’è la sentinella austriaca che deve dare l’allarme agli altri che stanno dentro al riparo.
ha il fucile bene stretto fra le mani.
pare dormire: è morto stecchito. una delle cannonate italiane gli ha scoperchiato di netto la testa, il cranio è dimezzato.
quindi, il terribile sottopassaggio della morte non è difeso: dentro, gli austriaci dormono.
l’aurelio piampiano torna indietro, alla linea italiana.

appena passato il reticolato italiano corre dal capitano foschini: mi dia vent… mi dia dieci uomini e vi catturo la munitissima postazione austriaca, il terribile sottopassaggio della ferrovia.
il capitano: non più di dieci, e che siano volontari.

il baruzzi cerca dieci volontari: ne trova quattro.
li arma di schioppi e tante bombe a mano, sceglie un modello a petardone (i petardoni thevenot) che non ammazza ma fa un botto pazzesco che stramazza.
e poi i cinque s’infilano nel camminamento che corre lungo la scarpata della ferrovia.

mannaggia agli artiglieri italiani.
sparano cannonate contro l’imbocco del sottopassaggio austriaco con costanza e precisione, l’aurelio baruzzi e gli altri quattro devono camminare pianissimo nel buio rischiando di essere uccisi da fuoco amico.
(laggiù, dietro al cannone più preciso c’è giuseppe azzano. nel 1965 conoscerà aurelio baruzzi e si scuserà per avergli tirato addosso).

il sottopassaggio della ferrovia

il quintetto arriva all’imboccatura del sottopassaggio della ferrovia.
quanti sono gli austriaci nel tunnel?
boh, forse sessanta, settanta, forse ottanta.
e noi siamo in cinque?
in cinque.
oh, guarda: la sentinella austriaca morta è ancora là, stramorta.

dentro, nella postazione, gli austriaci non si sono accorti di niente.
pensano che la loro sentinella sia ancora là fuori a controllare.
e finché i cannoni italiani sparano verso l’imboccatura del sottopasso, mica ci sono italiani sotto le palle italiane.
e poi fra un po’ sarà giorno, bisognerà uscire a sparare contro gli italiani.

in cinque contro duecento

l’aurelio baruzzi spalanca la porta del sottopassaggio e urla: ergebet euch! ihr seid gefangen! arrendetevi, siete prigionieri!

sgomento stupore degli austriaci.

baruzzi strappa i fili del telefono, sequestra gli ufficiali, li fa scortare fuori dal tunnel da uno dei quattro suoi soci, e i soldati austriaci senza ufficiali si sentono persi, gli italiani paiono mille, si arrendono.

e baruzzi fa scortare i prigionieri austriaci fino alla linea italiana.
si pensava che fossero una settantina? gli austriaci nel tunnel del sottopassaggio erano addirittura più di 200.
la galleria sotto la massicciata è una base munitissima. cannoncini, mitragliatrici, alloggi comodi e confortevoli, l’ufficetto con il centralino telefonico, un generatore di luce elettrica, perfino un’infermeria piena di feriti anche italiani.

quando alle trincee italiane arrivano i gruppi di austriaci prigionieri c’è esultanza: l’aurelio baruzzi ha catturato la base austriaca imprendibile e assassina, gli artiglieri smettono di sparargli contro, gli mandano rinforzi.
clicca qui per vedere il sottopassaggio di lucinico-piedimonte appena conquistato da baruzzi.

e si fa luce del giorno.

il baruzzi è stanco.
potrebbe ora mettersi in tranquillità.
con il suo colpo di mano ha segnato una vittoria che andrà sul bollettino ufficiale, che gli meriterà una medaglia, che sarà narrata nelle cronache alla giornata dell’8 agosto ’16.

ma quello, l’aurelio baruzzi, è un indiavolato.

</span></figure></a> aurelio baruzzi nell’estate 1916.
aurelio baruzzi nell’estate 1916.

e il baruzzi indiavolato non si ferma.

mentre gli italiani occupano il sottopassaggio della ferrovia, lui, l’aurelio, è ancora curioso.
e a mattina ormai luminosa di questo 8 agosto ’16 lui ricomincia a camminare in avanti lungo la trincea che corre a fianco della massicciata.
lo seguono una ventina di altri matti come lui.
“capitano, vado in esplorazione verso la riva del fiume”.
si lascia alle spalle il tunnel del sottopassaggio e prosegue lungo il terrapieno verso l’isonzo, verso il ponte della ferrovia che scavalca il fiume e arriva a gorizia.

oh, gli austriaci non si sono accorti che il loro presidio difesissimo non c’è più.
e baruzzi con la ventina dei suoi soldati arriva alla riva del fiume.
di là non c’è nessuno.
sulla sponda tenuta dagli austriaci ci sono fortificazioni, trincee, postazioni. ma sono deserte, perché gli austriaci immaginano ancora lontani gli italiani.

così aurelio e i suoi attraversano a guado il fiume.
è mattina fatta di oggi 8 agosto ’16, altri soldati, a decine, vanno dietro la pattuglia di squinternati che cercano di guadare il fiume.

ingresso a gorizia

la manovra di baruzzi ha fatto muovere l’intero fronte.
i soldati che erano arroccati sul calvario, battuti da un cannone stragista che sparava dal sottopassaggio della morte, sono liberi di avanzare.
gli austriaci sulle colline, che aspettavano rinforzi dal presidio del sottopassaggio, non ricevono rinforzi e devono arretrare.

tirati da baruzzi, i fanti italiani passano a guado l’isonzo. molti scivolano sui sassi e spariscono per sempre nell’acqua.
ma a decine e decine riescono a passare il fiume.
tre o quattro genieri fra loro: tendono una corda fra le due rive, nell’acqua, così aggrappandosi alla corda i soldati italiani riescono in fila indiana a passare il fiume.

è quasi mezzogiorno di oggi 8 agosto, gli austriaci si accorgono di avere perso il sottopassaggio e che gli italiani stanno passando a centinaia il fiume seguendo quel matto indiavolato di baruzzi che s’è fermato a fiatare sul prato davanti alla città di gorizia.
cominciano gli spari austriaci contro gli italiani che traversano l’isonzo. nell’acqua chiazze di sangue si aprono come fiori, soldati sprofondano.

e cominciano le cannonate italiane davanti alla stazione ferroviaria di gorizia, davanti al prato dove c’è il primo di loro, aurelio baruzzi.
le cannonate italiane servono a fare una cintura di sicurezza attorno agli italiani gocciolanti che escono dall’isonzo nel prato fra le case di gorizia.
e agli osservatori italiani d’artiglieria pare proprio un austriaco quell’omarell sul prato sotto alla stazione di gorizia dove arriva il fascio di binari.
e invece quell’omarell è il romagnolo indiavolato che vuole andare avanti.
che fa il baruzzi?
il baruzzi aurelio si ricorda della sua bandiera italiana che aveva infilato sotto la giacca, quella su cui con l’inchiostro preso in fureria aveva scritto “romagna” per dimostrare ai soliti scassamaroni che i romagnoli saranno sì anarchici repubblicani comunisti, ma se c’è da mostrare fegato, ecco, i romagnoli sono i più forti di tutti. (clicca qui per leggere di quando per sfida ha scritto “romagna” sulla bandiera).
aveva giurato agli scassamaroni che quella bandiera italiana con scritto romagna sarebbe stata la prima a sventolare a gorizia conquistata.
ecco, baruzzi sul pratone sventola la bandiera per farsi vedere dagli osservatori italiani di artiglieria che gli sbarrano il passo a cannonate.

dalle batterie italiane, sporgendosi oltre il parapetto della trincea e controllando con il binocolo l’effetto dei tiri, i cannonieri vedono quell’omarell che sventola una bandiera italiana con scritto romagna, e i cannoni smettono di tirare contro di lui.

allora che fa il baruzzi?
tenetelo, incatenatelo.
lui va avanti.
con qualche soldato fa il giro dei binari, passa sul viale fra i platani, entra nella stazione di gorizia sbertucciata dai proiettili.

</span></figure></a> la stazione di gorizia l’8 agosto 1916.
la stazione di gorizia l’8 agosto 1916.
</span></figure></a> la stazione di gorizia nel 2016.
la stazione di gorizia nel 2016.

il baruzzi conquista la stazione di gorizia centrale.

e conquista la stazione di gorizia.
i suoi soldati, quattro o cinque, occupano la stazione; lui sale sul tetto della stazione e a un comignolo fissa la bandiera italiana con scritto romagna.

poi con altri pochi soldati cammina lungo viale francesco giuseppe, fra i platani.
città deserta.
qualche abitante.
qualche soldato austriaco spara da dietro i platani.

lui e i suoi entrano nella trattoria del corso.
è l’ora di pranzo dell’8 agosto ’16.
il proprietario e la figlia sono alla porta della trattoria e guardano senza spaventarsi gli spari e la pattuglia di aurelio baruzzi.

baruzzi, che in questa metà giornata ha già fatto il diavolo a quattro, entra alla premiata trattoria del corso.
baruzzi: “una birra, per piacere”.
barista: “eccola”.
baruzzi: “quant’è?”
barista: “omaggio della casa”.
baruzzi: “vo-glio pa-ga-re. quant’è?”
barista: “ma, se proprio el vol pagar, li xe quaranta centesimi”.
baruzzi: “cen-centesimi? io ho solamente lire italiane”.
sono le prime lire italiane che circolano legalmente a gorizia e vi rimarranno finché non si passerà all’euro.

padroni della città deserta.

nel pomeriggio baruzzi e la sua pattuglia passeggiano per il centro di gorizia. il tribunale, il teatro verdi.
compra una cartolina di gorizia, vi scrive la data, “8 agosto ’16”, un saluto, l’indirizzo dei genitori a lugo di romagna e la imbuca nella cassetta delle lettere.

gli austriaci non ci sono.
stanno liberando con calma le trincee e le postazioni di gorizia, e indisturbati stanno facendo una linea arretrata.

gli italiani, non ci sono.
nella gorizia conquistata c’è solamente la squadra di baruzzi e quelli che avevano passato l’isonzo con loro.
i generali, non ordinano di attaccare.

è il solito vizio del regio esercito.
soldati e sergenti eroici, tenenti bravissimi, capitani strabravi, maggiori bravi, colonnelli così e così, generali incapaci. più si sale nella gerarchia, più imbecillità e pavidità.
i militari richiamati dalla vita civile sono bravissimi, quelli di carriera sono bande di incapaci (nella migliore delle ipotesi) che mandano gli altri a farsi massacrare.

la notte deprimente fra l’8 e il 9 agosto ’16.

a sera mentre tramonta aurelio baruzzi è depresso.
lui e la sua pattuglia sono gli unici in una gorizia conquistata e deserta.
finalmente arriva la cavalleria italiana.
l’esultanza per i rinforzi dura poco.
una decina di cavalleggeri con pennacchi e nastri tintinnanti.
baruzzi: “dove andate?”
cavalleggero: “in pericolosa esplorazione a gorizia”.
baruzzi: “da questo viale arrivate in centro”.
basta. nessun’altra rappresentanza del regio esercito.

generali incapaci.

la notte fra l’8 e il 9 agosto ’16 passa così: la pattuglia di baruzzi presidia l’intera città deserta, i generali non mandano nessuno, gli austriaci si stanno ritirando indisturbati sulla nuova linea arretrata sul doberdò, sul san michele, che fortificano e rendono imprendibile.
i generali austriaci scrivono sui loro diari che basta un niente, un po’ di italiani mentre gli austriaci si stanno ritirando, per far crollare tutto il fronte, per far arrivare gli italiani fino a trieste, per far finire la guerra con una grande vittoria italiana.
e invece i generali italiani non mandano nessuno nella gorizia già conquistata da baruzzi, non incalzano gli austriaci in ritirata, è troppo rischioso rischiare.
e per più di un anno ancora massacreranno decine di migliaia di soldati italiani nel tentativo di sfondare le nuove postazioni arretrate del doberdò e del san michele con assalti inutili e macellai con la baionetta.
eccolo, quel generale badoglio che comanda le truppe italiane sopra gorizia, che non ordina alcun assalto d’appoggio al tenentino baruzzi e ai suoi soldatini.
non decide mai, il badoglio: quando un anno dopo i todeschi sfonderanno le linee italiane a caporetto quello stesso badoglio non deciderà e non darà alcun ordine e lascerà franare il fronte italiano, e l’8 settembre 1943 quello stesso generale badoglio maresciallo d’italia e capo del governo non deciderà e non darà alcun ordine e manderà l’italia nel disastro.
l’arte del non decidere per evitare responsabilità e per vantarsi dei meriti altrui aiuta a far carriera.

questo è accaduto oggi 8 agosto ’16 ad aurelio baruzzi, e questo succede adesso nella notte fra l’8 e il 9 agosto di oggi cent’anni fa.

gli altri articoli sugli avvenimenti di oggi cent’anni fa:

22 maggio ’15, l’aurelio arriva a udine con lo zaino e l’elmetto.

23 maggio ’15, l’edgardo in piedi sul tavolino del caffè dichiara guerra all’austria.

24 maggio ’15: la spia tedesca farlocca, il repubblicano innocuo, i prigionieri assenti.

3 agosto ’16. il baruzzi sull’isonzo. l’amico di edgardo rossaro.

4 agosto ’16. la bandiera romagnola, la trincea italiana, i treni.

la mattina del 5 agosto ’16 si muovevano le truppe italiane per gorizia e le terre lontane.