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ilva/2. cronologia di una crisi. la diossina. il video dell’inaugurazione del ’64.

clicca qui per leggere la prima parte di questo articolo: ilva/1, i nemici del risanamento, gli amici della chiusura, un vecchio documento.

clicca qui per leggere la terza parte di questo articolo: ilva/3, il benzopirene delle cokerie

clicca qui per leggere l’articolo “il risanamento ambientale ha perso tre anni e alcuni miliardi”.

riassumo in questo capoverso i dettagli che potrai leggere più sotto. la diossina è un gruppo di composti molto stabili e persistenti. la pioggia non li disperde e rimangono appoggiati sull’erba e sulle foglie per anni. su un terreno devono passare 17 anni affinché la diossina presente dimezzi la sua quantità. questi composti non vengono metabolizzati e distrutti dall’organismo: si accumulano nel fegato e nei grassi degli animali (animali compreso l’uomo). Dal ’64 fino a pochi anni fa l’ilva ogni anno disperdeva nell’aria di taranto oltre mezzo chilo l’anno di diossina; dal gennaio 2011 emette meno di 10 grammi l’anno, cioè sotto la soglia di rilevabilità degli strumenti.

comincio con un video luce.
autunno 1964, l’inaugurazione del quarto centro siderurgico dell’italsider.
nasce l’acciaieria di taranto.

nel marzo del 2006 (l’acciaieria ha 40 anni e da 10 anni è stata venduta dall’iri italsider al gruppo milanese riva) il presidente della regione, nichi vendola, ufficializza il tema “diossina” nel iv atto d’intesa regione-ilva.
chiede all’azienda di misurare le diossine emesse nominando un soggetto di suo gradimento (individuato nel consiglio nazionale delle ricerche).

un anno dopo, nel giugno 2007, prende avvio la prima campagna di monitoraggio delle emissioni della ciminiera e312 (quella dell’impianto dell’agglomerato), preceduta da un monitoraggio delle emissioni con un rilevatore mobile.
in contemporanea viene svolto anche il monitoraggio di microinquinanti organici in aria nel comune di taranto.
la campagna viene effettuata affidando il campionamento alla multinazionale sgs e l’analisi al laboratorio del consorzio interuniversitario inca di marghera, poiché le istituzioni regionali non dispongono ancora di strumenti adeguati di misura.

nel 2008 vendola scrive al presidente del consiglio per sensibilizzare il governo sul tema taranto e sollecitarne un intervento deciso sulla legislazione nazionale per stabilire norme più stringenti per il contenimento dell’inquinamento di origine industriale.
polveri sottili e benzopirene: nel luglio 2008 l’arpa annuncia i primi dati del controllo ufficiale di benzoapirene nel pm10 (polveri sottili) a taranto, la cui analisi non sarà più interrotta.
con la legge regionale 44/2008 la regione puglia approva una norma che fissa valori limite per l’emissione di diossina, usando un’unità di misura (non contemplata dalla legislazione) che tiene conto della tossicità della diossina emessa.
l’unità di misura è il teq (tossicità equivalente).
l’ilva reagisce molto duramente minacciando il licenziamento di migliaia di operai, minaccia che poi ricorre più volte, e ponendo per la prima volta l’opinione pubblica di fronte al dilemma lavoro-ambiente.
dopo una mediazione la legge regionale è riapprovata (8/2009) con modifiche leggere e la società ilva è in grado, con investimenti contenuti, di rispettare i nuovi limiti previsti.
in conclusione, il camino dell’impianto di agglomerazione, che prima dell’installazione di nuove tecnologie di controllo delle emissioni aveva emesso ogni anno oltre 500 grammi teq di diossine (ripeto: oltre mezzo chilo l’anno di diossina a partire dal 1964), e che nel 2007 aveva una emissione annua superiore a 100 grammi teq, a partire dal gennaio 2011 emette meno di 10 grammi teq l’anno (da mezzo chilo a 10 grammi l’anno).
deliberazione di giunta n. 1500 del 2008: con un finanziamento iniziale di 250mila euro viene istituito il registro tumori puglia, “anche ed in considerazione della necessità di approfondire il dato di alcune realtà geografiche in cui si concentrano patologie tumorali”, come da testo di delibera di giunta. i dati retroattivi del 2006 sono utilizzati nell’ambito della perizia epidemiologica e i dati del biennio 2006-2007 fanno parte del rapporto iss presentato a taranto dal ministro della sanità paolo balduzzi con l’assessore attolini il 22 ottobre.

nel gennaio 2009 l’arpa accerta il superamento del benzopirene nel pm10 per l’anno 2008 nella stazione di monitoraggio di via machiavelli.
sempre più numerosi e rumorosi sono i detrattori della legge regionale anti-diossina che mettono in discussione il rapporto diretto fra inquinamento e malattia. il governo vendola viene accusato di catastrofismo. la regione puglia di conseguenza cura la pubblicazione di un libro “vivere con la fabbrica”, realizzato in collaborazione con le associazioni del territorio, che cita tutti i dati di emissione dell’ilva e li associa alle malattie più frequenti nel territorio.
vengono effettuate 4 diverse campagne di monitoraggio su diossine e polveri sottili.

nel 2010 viene introdotto il divieto di pascolo: i dati che giungono dalle rilevazioni dell’arpa e della asl evidenziano diverse criticità negli allevamenti intorno all’area industriale. il pericolo è che le diossine presenti nelle carni e nei pascoli possano entrare nella catena alimentare dei cittadini di taranto.
la diossina (tetraclorodibenzoparadiossina) è un gruppo di composti molto stabili e persistenti.
la pioggia non li disperde e rimangono appoggiati sull’erba e sulle foglie per anni.
su un terreno devono passare 17 anni affinché la diossina presente dimezzi la sua quantità (seike n,
kashiwagi n, otani t: pcdd/f contamination over time in japanese paddy soils. environmental science &
technology 2007, 41(7):2210-­‐2215).
questi composti non vengono metabolizzati e distrutti dall’organismo: si accumulano nel fegato e nei grassi degli animali (animali compreso l’uomo).
così le pecore che da quarant’anni brucano l’erba attorno allo stabilimento mangiano anche la diossina, e poi la rimangiano, e poi la rimangiano. così il loro fegato con il tempo si imbottisce di diossina, e le caciotte di pecorino ne sono piene.
vendola ordina il divieto di pascolo e la distruzione del fegato ovicaprino nelle aziende zootecniche allocate nel raggio di 20 chilometri da ilva.

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(ciò che hai letto qui sopra è stato vissuto in prima persona perché a quei tempi lavoravo al ministero dell’ambiente.
ero stato portavoce prima del ministro corrado clini (governo monti) e poi di andrea orlando (governo letta) che oggi è ministro della giustizia).

(2 – continua)

  • vincenzo |

    L’articolo merita qualche integrazione aggiuntiva nei seguenti punti
    — I 500 grammi all’anno di diossina emesso dal camino E 312 sono un valore stimato e non reale : mancando strumenti di misura la stima è l’unica possibilità di dare un numero. Il valore è dunque “politico” non tecnico. Tale numero non significa niente, e le sue implicazioni (nel bene e nel male) sono prive di qualsiasi valore. A mio parere andrebbe cancellato una volta per tutte dalle discussioni serie, lasciandolo ai polemici di professione che ne fanno un uso sguaiato.
    –Un secondo aspetto riguarda la quantità di diossina emessa che ricade su Taranto.
    Nel convegno organizzato da Arpa Puglia a luglio 2012 a taranto sulle relazioni fra inquinanti e malattie Tutti i tecnici affermarono che in funzione dell’altezza del camino, della velocità di uscita dei gas dalla bocca dello stesso e dalla temperatura la distribuzione della ricaduta si può stabilire in : 10% nel raggio di 50km ed il restante 90% nel raggio di 5.000km! Lo studio nelle università della gasdinamica conferma questi valori intuitivi : é evidente che ciò che è emesso da un camino alto 218 mt come E 312 è molto difficile che cada in un raggio di qualche centinaio di metri .
    Una riprova la può fare lei stesso : i fumi sono visibili .Venga verso Martina Franca (zona sopraelevata) e guardi i fumi :
    a seconda del vento li vedrà cadere a svariate e svariate decine di km di distanza. Se la giornata è senza vento , il trasporto della polvere avviene ancora più lontano.
    Si possono mettere addirittura dei traccianti e misurare le distanze o valutarle.
    Quindi stando alla teoria della gasdinamica la quota parte dei fumi che ricadono su Taranto vale qualche percento del 10% emesso annualmente.
    Non voglio banalizzare , nè assolvere nessuno ma i fatti oggettivi vanno rispettati per quello che sono e vanno studiati senza pregiudizio, al fine del miglioramento.
    –A Taranto sono rarissimi ( ne ricordo solo uno!) gli anni in cui non si sono sviluppati incendi nelle pinete. Lei insegna che si produce diossina da tali incendi. Quello che non sa è che le pinete sono normalmente molto sporche di rifiuti di plastica che vanno a fuoco producendo diossina.
    –A Taranto ,come in tante altre parti d’Italia, sempre, ogni anno , i pascoli vengono bruciati al fine di favorire la nascita di nuova erba. Appena nata avendo come fertilizzante la cenere , si portano capre/pecore al pascolo : secondo lei ci possono essere effetti sul latte con simile alimentazione?
    –Sul fatto poi che le pecore mangiano e rimangiano la diossina fino a riempirsene il fegato ci sarebbe da dire che quelle destinate a carne (cioè gli agnelli) vivono al massimo 6 mesi e vengono macellati. Quelle da latte nella stragrande maggioranza sono allevate comprando il mangime e non brucando al pascolo. Questo è ancora più valido per i bovini. Ma tanto era di gran moda il catastrofismo e il colpevole servito su un piatto d’argento per cui non si sono approfonditi aspetti che vanno a tutt’ora approfonditi per prevenire ed avere giuste contromisure.

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