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ilva/3. cronologia di una crisi. il benzopirene della cokeria.

clicca qui per leggere la prima parte di questo articolo: ilva/1, i nemici del risanamento, gli amici della chiusura, un vecchio documento.

clicca qui per leggere la seconda parte di questo articolo: ilva/2, la diossina e il video dell’inaugurazione del ’64.

clicca qui per leggere l’articolo “il risanamento ambientale ha perso tre anni e alcuni miliardi”.

riassumo in questo paragrafo ciò che leggerai più sotto.
la produzione di carbon coke, cioè il carbone che si usa nell’altoforno per produrre ghisa e poi acciaio, produce anche benzopirene, cancerogeno, e soprattutto la variante 3,4-benzopirene chiamato anche benzo(a)pirene con la (a) tra parentesi.
come lo si chiami, è sempre la stessa cosa. ed è assai pericoloso.
la vecchia cokeria dell’ilva lasciava trafilare il benzopirene all’esterno: sono le cosiddette “emissioni diffuse”, diverse dalle “emissioni convogliate” che attraverso una ciminiera sono misurabili e controllabili.
le emissioni diffuse non sono sottoposte a vincoli.
a ogni passo per limitare le emissioni, l’ilva faceva un ricorso al tar.
e lo vinceva.

nel giugno del 2010 l’arpa puglia produce una relazione sui dati sul superamento dei valori obiettivo di benzopirene (e in particolare di benzo(a)pirene) stabiliti dal decreto legislativo 152/07.
viene prodotta una relazione che riporta una prima attribuzione alle sorgenti responsabili del superamento e una stima del rischio di tumore del polmone associato.
il sindaco di taranto ippazio “ezio” stefàno emette un’ordinanza che impone alla proprietà dell’ilva, entro il limite di 30 giorni, di rientrare nei valori obiettivo per l’emissione di benzopirene e di dotarsi di impianti adeguati, secondo le migliorie tecniche disponibili, così come previsto dall’aia non ancora rilasciata ma in dirittura d’arrivo.
e come di consueto l’ilva impugna al tar anche questa ordinanza.

emilio riva è uno dei “salvatori” dell’alitalia ed è apprezzato da un altro industriale milanese, silvio berlusconi.
e giustappunto interviene il governo berlusconi: il 13 agosto 2010 sbigottimento nazionale quando il ministero dell’ambiente propone (e poi viene approvato) il primo decreto salva-ilva, il decreto legislativo 155/2010 che proroga al 2013 il raggiungimento del valore obiettivo per l’emissione di benzopirene.

allora ci riprova la regione puglia; gli uffici regionali iniziano a lavorare a una legge che impone il rispetto del limite di 1 nanogrammo di benzopirene per metro cubo di aria.
intanto prende forma un piano di risanamento del comune di taranto: su incarico dell’assessorato regionale alla qualità dell’ambiente, l’arpa puglia realizza a partire da giugno 2010 un programma semestrale di monitoraggio giornaliero del benzopirene in sette postazioni intorno al complesso siderurgico per documentare l’attribuibilità alla sorgente principale, costituita dalle “emissioni diffuse” della cokeria.
il monitoraggio diagnostico ha contato circa 1.800 campioni ed è stato completato agli inizi del 2012 (clicca qui per leggere lo studio).

l’assessorato alle politiche della salute della regione puglia finanzia con 300mila euro un nuovo studio di monitoraggio per individuare la presenza della diossina negli allevamenti e nella catena alimentare della zona jonica. il lavoro di studio e monitoraggio non si ferma agli allevamenti. asl taranto, arpa puglia e l’università di bari (sezione medicina del lavoro) avviano nel 2010 un monitoraggio biologico della popolazione per verificare l’esposizione a metalli pesanti: i risultati sono stati presentati nel mese di luglio 2012 nel corso del workshop di arpa puglia “valutazione economica degli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico”.

nel febbraio 2011 arriva la legge regionale sul benzo(a)pirene: la puglia emana, unica in italia, una legge regionale (numero 3 del 28 febbraio 2011) che prevede un intervento immediato da attuare in caso di superamento del limite di emissione di benzopirene. la regione indica precisi obblighi per le attività industriali ricadenti nell’area di taranto prescrivendo, tra l’altro, la copertura dei parchi minerari dell’ilva e la riduzione della produzione nelle giornate ventose, per evitare la dispersione delle polveri.

(ciò che hai letto qui sopra è stato vissuto in prima persona perché a quei tempi lavoravo al ministero dell’ambiente.
ero stato portavoce prima del ministro corrado clini (governo monti) e poi di andrea orlando (governo letta) che oggi è ministro della giustizia).

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(3 – continua)