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rifiuti-incazzato

la guerra dei rifiuti. dopo lo stop cinese vengono riempiti di spazzatura i capannoni industriali abbandonati.

dopo l’edilizia d’arrembaggio che ha riempito mezz’italia di capannoni industriali e artigianali, e dopo la crisi che dal 2007 ha svuotato in mezz’italia i capannoni industriali e artigianali, pare che da alcuni mesi un gran numero di capannoni vuoti con su scritto “affittasi” vengano presi in affitto da imprese improvvisate che vi stivano camionate su camionate di carta da macero, plastica, residui riciclabili che oggi non trovano più mercato di sbocco.

l’altra settimana scrivevo sul sole-24ore questo articolo (clicca qui per leggere l’articolo intero):

ambiente
rifiuti, torna il rischio paralisi
di jacopo giliberto 29 marzo 2018
forse la tecnologia e l’innovazione potranno mitigare l’emergenza rifiuti il cui rischio sembra profilarsi in italia dopo lo stop della cina all’import di materiali riciclati. diversi i fattori in gioco. eccone alcuni.
la raccolta differenziata è sempre più efficace, l’italia è tra i paesi più bravi al mondo a cominciare dal veneto riciclone, ma i materiali da rigenerare si accumulano perché l’intera europa non ha un mercato a valle che chiede prodotti di riciclo.
l’offerta altissima e la domanda modesta fanno cadere i prezzi. già nelle settimane scorse l’assocarta aveva lanciato un allarme accorato, segnali sull’alluminio, ma il segmento più esposto è la plastica.
i prezzi bassi tolgono convenienza alle attività di raccolta differenziata, che diventa una spesa netta come conferma lo studio appena condotto da massimo beccarello e giacomo di foggia del cesisp università milano bicocca («il servizio di gestione della raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani in italia: valutazioni di efficienza e proposte di regolamentazione»).
i materiali si accumulano nei depositi senza trovare più uno sbocco di mercato come quella cina che fino a qualche mese fa assorbiva spasmodicamente materie prime d’ogni tipo. forse presto il conai sarà costretto a rincarare il contributo ambientale sugli imballaggi che i consumatori pagano su ogni merce confezionata per finanziare la raccolta differenziata.
dicono molti: facciamo imballaggi più riciclabili. dicono altri: rinunciamo alla plastica per salvare gli oceani. purtroppo il fenomeno degli oceani sporcati da residui di plastica non…

(clicca qui per leggere l’articolo intero).

il fenomeno dei capannoni riempiti a tappo di rifiuti sarebbe più sviluppato in alta italia, soprattutto in lombardia e veneto ma non solo, e sarebbe accentuato proprio da questo surplus di materiali che non trovano più sbocco di mercato.
poi i capannoni vengono abbandonati a sé stessi.
la società farlocca che aveva preso in affitto il capannone si dilegua.
e rimane la scatola di cemento straboccante di carta, plastica e altri materiali.

in qualche caso, scocca anche la scintilla che incendia l’accumulo, ma da quanto ho capito in genere ciò può avvenire per motivi non volontari: la prima causa pare quasi sempre la grande quantità di materiali infiammabili accumulati in una struttura industriale abbandonata percorsa da cavi elettrici incustoditi.

in qualche caso però posso anche sospettare che il padrone del capannone, dopo non aver più ricevuto il pagamento dell’affitto, scopra che il suo capannone è stato intoppato di materiali da smaltire a caro prezzo. una mia ipotesi è che l’incendio in qualche caso possa essere ritenuto da qualcuno il modo migliore per liberarsi della spazzatura non richiesta e incassare l’assicurazione. ma è una mia ipotesi senza alcun fondamento.