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Jacopo Giliberto

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energia

11 marzo 2013 - 21:52

fukushima due anni dopo, un filmato divulgativo spiega tutto. da vedere.

due anni dopo quell'11 marzo. lo zunami spazzò la città e la centrale nucleare.

la spiegazione della catastrofe nucleare raccontata in un video francese dell'istituto irsn.

an fransè (ma il video è chiarissimo).

 

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, energia, infrastrutture, nucleare, Scienza, tecnologia

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27 febbraio 2013 - 20:29

a copparo, ferrara, dove l’energia non finisce mai.

l’energia che non finisce mai sgorga da una spaccatura nella terra sabbiosa.
il metano gorgoglia insieme con acqua salatissima e tossica vomitata dal ventre della terra, digestione di torbe che erano fondo del mare.

bisogna scendere da copparo verso jolanda di savoia.

dire “scendere”, nella grande bonifica ferrarese, è una parola troppo impegnativa.
andando da copparo verso il delta e verso l’adriatico, tutto in apparenza è piatto spiattito appiattito tabula rasa. rane e zanzare.

invece no. si scende, a tratti, e si sale.

sembra una tavola, ma da una parte si scende fino a uno, due, tre metri sotto il livello del mare.
da un’altra parte invece si sale, come è alto il palazzetto di zenzalino che diventava un’isola quando il po rompeva e spantegava sulla pianura.

copparo è un comune grande 404 chilometri quadri, due volte l’intera provincia di trieste.

bisogna scendere da copparo verso jolanda di savoia.
dopo il curvone di zenzalino con il suo viale alberato lunghissimo e prospettico (sono ricresciuti i pioppi meravigliosi, dopo il grande taglio?), si prende a sinistra verso ambrogio. il mobilificio d’angolo non ci interessa; divani e credenze un’altra volta. invece ci interessa il casolare di via salmastri 3.

via salmastri: dice tutto.

perché è lì, dietro la casa, vicino al canale che porta via le acque di bonifica verso l’idrovora, è lì che sgorga l’acqua salmastra.

fedora quattrocchi è una scienziata dell’ingv (istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) e mi spiega che nel sottosuolo di via salmastri, frazione ambrogio, comune di copparo, provincia di ferrara ci sono queste torbe che fermentano.

sono torbe in più strati, depositi a forma di lente, schiacciati e piatti sotto le sabbie e le argille depositate dai millenni.
alcune falde di torba sono a 250 metri di profondità, altre più giù, a 600 metri di profondità.

la torba (alghe marce che erano fondo di paludi preistoriche) è la madre del carbone; diventerà lignite in qualche milione d’anni.

dentro la torba, nell’intestino del pianeta, c’è vita.
là sotto, legioni di batteri pazzi digeriscono la torba e producono metano.

c’è una frattura geologica.
il terremoto della primavera scorsa - che ha sconvolto la bassa modenese, il ferrarese, il mantovano - ha aperto la strada all’ascesso gonfio di metano.

quella del metano di copparo non è la stessa frattura nascosta che aveva generato il terremoto di un anno fa.
la frattura ferrarese del terremoto si ferma prima di copparo, c’è un’interruzione nello sfregamento tra fette di sottosuolo.
la frattura di copparo è un’altra, diversa, da studiare.

in via salmastri, dietro alla casa, c’era un pozzo di gas antico di mezzo secolo.
un pozzo chiuso chissà quando dal grillanda, perché l’aldo grillanda di ro ferrarese (da copparo bisogna andare verso polesella e rovigo, prima dell’argine maestro del po) è il più bravo chiuditore di pozzi petroliferi.

il grillanda aveva cominciato da piccolo come suo padre.
e suo padre aveva imparato dal nonno.
e il nonno aveva imparato dall’aldo grillanda bisnonno dell’attuale, che nel 1915 trivellava alla ricerca di acqua per i latifondisti ferraresi, e poi per le società minerarie in maremma, e poi per tutta italia con trivelle sempre più moderne e più efficaci.

poi i tempi cambiano, e non solo perforazioni (se ne fanno sempre meno) ma soprattutto chiusure di pozzi aperti, che è un’arte rara che va imparata dal bisnonno dal nonno dal padre.

l’aldo grillanda di oggi, con suo figlio marcello, conosce i pozzi d’italia.
lo chiamano dappertutto. nel ferrarese conosce i pozzi a uno a uno, appena finiva la scuola vestito con le braghette corte e con la cartella andava a vedere le trivelle del nonno.

questo era un pozzo artesiano per l’acqua dolce, oppure metano, acqua termale, o era un pozzo di anidride carbonica, o usciva acqua salata con metano, oppure emetteva gas solforoso velenoso.

ad ambrogio in via salmastri alle spalle del mobilificio e dietro al casolare c’era questo pozzo di acqua e metano.
una volta nella bassa si faceva così, un buco per terra, in una vasca chiusa si gorgogliava l’acquaccia frizzante, e le bollicine venivano aspirate da un tubo e scaldavano la stalla e la casa, seccavano il miglio e la canapa.

ancora oggi la finanza trova gente della bassa che scalda la stalla e la casa con il giacimento privato personale, ma non si può perché il metano è dello stato, bisogna denunciarlo e pagare tasse royalty accise un impazzimento facciamo che non lo diciamo a nessuno.

questo ascesso di gas è in profondità sotto la casa.
il pozzo antico è chiuso, ma lo scossone del terremoto dell’anno scorso ha aperto al gas la strada sotterranea poche decine di metri più in là, e quel metano va scaricato, sennò può anche trovarsi vie non controllate, può eruttare fuoco e
lapilli, esplodere con la casa e i divani e le credenze del mobilificio.

l’acqua e il metano sgorgano con forza e violenza da un tubo d’acciaio messo per governare l’emissione.
la temperatura è costante, 25 gradi.
non c’è radioattività, appena 4 becquerel contro (per esempio) i 500 becquerel che sgorgano in garfagnana.
l’acqua gasata è salata quasi come quella del mare – quando l’adriatico arrivava dove oggi ci sono ferrara e padova – ed è piena di inquinanti come metalli pesanti.
non si può usare neanche per irrigare.
così viene scaricata nel canale.

il metano va sprecato. peccato.

e quel metano non finirà per secoli, perché sotto i piedi degli abitanti di ambrogio i batteri continuano a digerire la torba sepolta.

la scienziata fedora quattrocchi dice: basterebbe iniettare acqua in profondità, all’altezza degli strati di torba, per continuare a estrarre il metano che continua a formarsi senza fine, in una risorsa rinnovabile perché dopotutto è di origine naturale.

è come un impianto di biogas, quelli che gli allevatori costruiscono a fianco alle stalle: nei bomboloni mettono letame e scarti agricoli e ci mescolano i batteri digestivi.

nella bassa ferrarese, questi fontanazzi di acqua preistorica mescolati con metano sarebbero decine.

ancora fedora quattrocchi: dove sgorga acqua salata, le colture deperiscono, i terreni diventano presto quasi sterili. vogliamo fare foto satellitari subito dopo le nevicate, perché il sale il calore dell’acqua l’assenza di erba fanno sciogliere subito la neve, chiazze di terra nuda circondate dalla neve.

nel queensland, in australia, in questo modo ottengono il 75% del fabbisogno energetico.
usano il metano che sgorga per far girare i generatori di corrente, ma parte del metano viene usato per far funzionare i desalinizzatori a osmosi che producono l’acqua potabile per l’acquedotto.
quell’acqua va benissimo anche per allevare i pesci dell’itticoltura, e per scaldare le case perché la temperatura costante appare calda d’inverno e fresca d’estate.

potremmo ricuperare anche noi italiani quel bendidio di metano che si rigenera e sgorga senza fine in cento e cento diversi posti della bassa.

l’acqua potrebbe essere filtrata per togliere il sale, per ricuperare i metalli di questa speciale miniera liquida ricca di contenuti, per estrarre le terre rare così preziose per produrre i computer e così monopolizzate dall’unico produttore al mondo, la cina.
poi l’acqua a 25 gradi potrebbe entrare nelle case per scaldarle d’inverno, quando si scende sotto zero, e rinfrescarle d’estate, quando l’aria di luglio ribolle a 35 gradi.

questo, si potrebbe fare in via salmastri civico 3, frazione ambrogio, comune di copparo, provincia di ferrara.
e in tantissime altre parti d’italia.

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, energia, fonti rinnovabili, reti energia, Scienza

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29 gennaio 2013 - 23:27

ambiente e mare. perché una volta le spiagge erano impeciate da catrame.

chi ha i capelli grigi (e io, li ho) ricorda che fino agli
anni ’70-‘80 le spiagge e gli scogli in riva al mare erano sempre incatramati da gromme di bitume orrendo.

oggi il fenomeno è quasi scomparso.

il catrame c’è ancora, ma è una vera rarità da intenditori.

perché sono spariti (o quasi) dai mari i gromulchi di
bitume? da dove venivano?

le petroliere erano a scafo unico. le pareti delle cisterne erano direttamente lo scafo. petrolio dentro, mare aperto fuori, separati dalla parete d’acciaio.

quando scaricavano il greggio a genova marsiglia gela marghera, vuotandosi diventavano leggere e altissime.

così alte e vuote, le petroliere dopo lo scarico del petrolio erano difficili da gestire, squilibrate, se c’era un po’ di mare agitato o un fastidioso vento di traverso.

quindi, uscite dal porto di consegna del petrolio, per appesantirsi e stabilizzarsi le petroliere riempivano di acqua di mare le  cisterne, in modo da zavorrare la nave durante il viaggio di ritorno verso il porto dove caricare altro greggio.

ma al porto petrolifero di carico, per poter prendere nuovo greggio, bisognava avere le cisterne vuote. e si vuotavano in viaggio.

lungo il tirreno o l’adriatico le cisterne venivano vuotate
dall’acqua sporca e dal petrolio, lasciando dietro la poppa decine di chilometri di scia bitumosa.

i residui che restavano sul fondo delle cisterne venivano scrostati e messi in fusti d’acciaio che, oplà, finivano in mare (quest’operazione in genere si svolgeva zigzagando a sud di malta).

ogni viaggio un lavaggio.

 

Petroliera in uscita sul canale marghera malamocco

con le petroliere a doppio scafo di oggi, tra la cisterna e lo scafo c’è un’intercapedine.

l’acqua di zavorra non entra mai nelle cisterne del greggio.

è “segregata” nell’intercapedine e non tocca il petrolio.

per bilanciare la nave, entra acqua di mare pulita, esce acqua di mare pulita.

qualcuno a volte lo fa ancora e impecia spiagge e scogli.
qualche bettolina vecchia. qualche piccola petroliera che arriva da paesi remoti.

ma è una rarità.

il problema è più forte con le navi chimichiere. quando cambiano il tipo di prodotto che viene caricato nelle cisterne, devono togliere ogni traccia del prodotto chimico precedente.

i noleggiatori più attenti (e sono molti) preferiscono usare una sola nave chimichiera per il trasporto di una sola tipologia di sostanza, sempre la stessa. cioè dedicano ogni nave a un solo tipo di prodotto. così non c’è bisogno di lavare le cisterne a ogni viaggio.

ma non tutti sono attenti e solerti.

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, energia, mobilità, rifiuti, tecnologia, trasporti

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20 gennaio 2013 - 10:43

la rosa del deserto e la città petrolifera nella sassaia piatta e grigia

per alcuni giorni, quella rosa del deserto avera reso insopportabile la valigia.
pesava il sasso scolpito dal vento, e pesava la valigia a ogni spostamento.

adesso quella rosa del deserto presa dal bordo della strada in una base petrolifera è poggiata alla radice del glicine, a casa.

la città petrolifera è un posto inutile in mezzo a un deserto inutile.
sbaglia chi immagina le dune, le palme e i cammellieri che ondeggiano nobili accoccolati sul dorso dei mehari.

la foto presa dal web di un impianto nella sassaia grigia.

è una sassaia piatta e grigia percorsa da tubi di acciaio grigio. filari di tralicci dell'alta tensione. qua e là (dall'aereo di notte si vedono bene) fiammeggiano le torce a bocca di pozzo per bruciare i gas che escono insieme con il greggio.

la foto presa dal web delle torce che bruciano i gas a margine dei pozzi di petrolio.

la città petrolifera è una somma di officine fabbriche dormitori.
non ci sono negozi né ristoranti, ma solamente compound di lavoro.
ci si sposta da un compound all'altro secondo le necessità, per andare a caricare tubi o valvole, per incontrare il personale di un'altra compagnia petrolifera, per esaminare un aspetto tecnico insieme con gli esperti di una ditta specializzata.

la foto presa dal web dei compound che affiancano la via di una città petrolifera nel deserto grigio.

ogni compound è un'area quadrata di terreno circondata da un muro o da una recinzione. tra un compound e l'altro passa una strada - asfaltata se primaria, altrimenti di terra battuta - oppure i compound si affiancano l'uno all'altro lungo la strada.

la foto presa dal web di una strada in una città petrolifera nel deserto. il luogo, non conta: sono posti tutti uguali.

dentro ci possono essere palme e giardinetti con la palazzina uffici, oppure cataste di tubi e un magazzino, oppure le baracche in cui dormono gli operai.

la foto presa dal web di un compound povero, magazzino o alloggio per operai.

i compound delle compagnie petrolifere internazionali hanno agli angoli le torrette armate e sul muro alto corre un barbed wire, il filo spinato.

in una di queste città petrolifere il compound degli italiani era forse meno lussuoso di altri, ma più prezioso.
non ha il campo da golf che macchia di verde la polvere del deserto. non ha la piscina. ma il compound degli italiani, dell'eni, ha due cose.

primo, dagli italiani la mensa è la migliore della città petrolifera. il cuoco del catering viene da parma o da reggio calabria o da ancona o da dove ti pare, ed è sempre una meraviglia.
prepara la pizza e il pane profumato, affetta al coltello un prosciutto raro, sceglie le bottiglie di vino - e questo per gli americani del compound a fianco cui è vietata ogni forma d'alcol è un segno di alta civiltà.
così i francesi, o gli americani, o gli inglesi, non vedono l'ora di essere invitati dal collega italiano a mangiare alla mensa italiana.
non ci sarà il campo da golf, ma la pizza appena sfornata o il brasato al barolo valgono mille.

secondo, gli italiani hanno il bunker.
è un edificio blindato, con il generatore elettrico e le antenne satellitari sul tetto.
se nella città petrolifera succede qualcosa, ci si chiude dentro a doppia mandata e si chiama.

una ventina d'anni fa la gente, in quel deserto, si ammazzava per motivi religiosi. sgozzavano gli infedeli.
in un certo periodo, la situazione divenne così tesa che la comunità internazionale decise di darsi appuntamento nel "bunker degli italiani".
mentro fuori accadevano cose terribili da conoscere, là dentro, nel bunker degli italiani, il mondo si accoccolava nei corridoi e nelle stanze e chiamava le ambasciate e i governi.

attorno, un deserto grigio e piatto, una sassaia inutile.
e sul bordo della strada, una rosa del deserto che ho portato a casa.

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Categorie: ecologia e ambiente, energia, infrastrutture, Religione, storia, trasporti

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30 novembre 2011 - 16:39

oggi su frigo e tv la nuova etichetta energetica: il frigo gratis. guida all'acquisto. concorso wwf.

efficienza energetica, ma non solo. risparmio, ma non solo. c'è anche un concorso, con premi, organizzato dal wwf.

oggi sono obbligatorie sugli elettrodomestici in vendita le nuove "energy label", cioè le etichette energetiche, per gli elettrodomestici.
sono quelle che trovi appiccicate su un fianco dei frigoriferi, delle lavatrici, degli altri elettrodomestici esposti nei negozi.

non è una cosa di poco conto.
scegliendo le classi di frigoriferi a migliore efficienza, il risparmio conseguito durante la vita dell'apparecchio è pari al costo d'acquisto.

in pratica, con i risparmi ottenuti in bolletta si ottiene gratis il frigorifero.

oggi 30 novembre l'obbligo delle nuove etichette scatta per frigo, congelatori e - new entry - per i televisori;

dal 20 dicembre per lavastoviglie e lavatrici.

per aiutare i consumatori a orientarsi tra vecchie e nuove etichette energetiche e scegliere i prodotti più efficienti, il wwf dà le "istruzioni per l'uso" sul sito topten (www.eurotopten.it) e lancia l'iniziativa speciale "caccia all'etichetta energetica": una caccia al tesoro fotografica per scovare e fotografare le nuove etichette energetiche, partecipando all'estrazione di due scope elettriche green offerte da electrolux, 10 libri di lester brown "un mondo al bivio" e 10 magliette del wwf.
si gioca fino al 16 dicembre inviando la foto al sito topten (www.eurotopten.it).

puoi anche confrontare i prodotti usando la guida della legambiente (clicca qui).

secondo il ceced, in italia la sostituzione degli elettrodomestici vecchi, stimati in circa 20 milioni, con apparecchi di nuova generazione e a basso consumo comporterebbe, oltre a un risparmio significativo di elettricità, anche l'abbattimento di emissioni di co2 per circa 2,3 milioni di tonnellate.

l'introduzione delle nuove etichette energetiche è il frutto di un miglioramento tecnologico e normativo, ma anche di una maggiore consapevolezza di consumatori e imprese, che hanno determinato il progressivo miglioramento dell'efficienza energetica degli elettrodomestici, tanto da richiedere una definizione più restrittiva degli standard di efficienza.
un miglioramento che entra nella vita quotidiana di milioni di consumatori e può diminuire in modo concreto l'impatto sull'ambiente della nostra società.

in apparenza, le nuove etichette cambiano poco.
ci sono sempre le bande colorate e la freccia con la lettera che indica la classe di appartenenza di quel modello.

Energy label

quanto si risparmia

secondo il wwf, da settembre 2009 all'estate 2011 la durata media delle lampadine a risparmio energetico è aumentata di 5.237 ore (da 11.274 a 16.511).
il consumo elettrico medio dei televisori si è pressoché dimezzato (passando da 94.87 watt 45.91), quello dei monitor è diminuito di un quarto (da 20.75 watt a 14.38).

un frigo piccolo in classe a+++ consuma 132 chilowattora l'anno, uno in classe a ne spreca 365, e chi sceglie la classe più efficiente ha un risparmio in bolletta di 630 euro in 15 anni.
cioè (vista la durata media di un frigo) il risparmio conseguito è pari o superiore al costo d'acquisto del frigorifero.

un congelatore medio-grande in classe a++ consuma 181 chilowattora l'anno, uno in classe a ne consuma 440, con risparmio in bolletta di 700 euro in 15 anni.
di nuovo lo stesso confronto: il risparmio è pari al costo d'acquisto.
in pratica, il frigorifero è gratis.

una lavatrice da 5 chili in classe a+++ consuma 128 chilowattora l'anno e 7.990 litri l'anno d'acqua, mentre una in classe a spreca 250 chilowattora l'anno e 12.760 litri l'anno, con un risparmio di 269 euro in 15 anni.

 

che cos'è l'etichetta energetica

nei fatti l'etichetta energetica si usa dal 1995 per aiutare i consumatori nella scelta di lavatrici, frigoriferi e, in generale, dei principali elettrodomestici.
l'etichetta energetica era nata per informare in modo corretto gli acquirenti, oltre che informarci sulle principali caratteristiche degli apparecchi, anche e soprattutto sui loro reali consumi energetici, con la possibilità di un confronto diretto tra i diversi modelli presenti sul mercato.

poi, nel giugno 2010, una nuova direttiva ne rivide i contenuti, prevedendo un'entrata in vigore scaglionata delle nuove etichette:
dal 30 novembre 2011 per frigo, congelatori e - new entry - per i televisori;
dal 20 dicembre 2011 per lavastoviglie e lavatrici.

è stato accettato un periodo di convivenza tra vecchie e nuove etichette, determinato dalla volontà di esaurire le scorte già prodotte.

perché una revisione?
la necessità derivò in particolare dall'esigenza di seguire il progresso tecnologico dei principali elettrodomestici.
prodotti diventati negli anni sempre più efficienti e, grazie anche a direttive come la eco-design, attenti all'impatto sull'ambiente.

 

che cosa cambia

la prima importante novità introdotta è l'aumento del numero delle classi energetiche di appartenenza.
sulle nuove etichette non c'è più una scala di classi dalla a alla g (dove la a indica gli elettrodomestici con i minori consumi e la g quelli con i consumi più alti) ma vi sono anche le classi energetiche a+, a++ e a+++ (in ogni caso, salvo eccezioni, fino a un massimo di sette classi), introdotte per differenziare ancora meglio dal punto di vista energetico tutti i prodotti che finora rientravano nella classe a.

dal punto di vista dell'immagine grafica non ci sono cambiamenti:
le frecce delle classi energetiche che indicano i consumi più alti sono sempre rosse, mentre quelle delle classi dei consumi più bassi sono in verde.
poiché le etichette sono valide in tutti i paesi dell'unione europea, per fare in modo che parlino una lingua universale i test sono stati sostituiti da pittogrammi (i disegnini) che, a seconda dell'elettrodomestico, indicano le performance e le caratteristiche degli apparecchi.
un'altra importante novità e anche l'obbligo per alcuni elettrodomestici di indicare il consumo in stand-by e il rumore dell'apparecchio in funzione, laddove tale indicazione è rilevante.

 

frigoriferi
classi energetiche dalla a+++ alla d

accanto al consumo annuale di energia in chilowattora, i pittogrammi indicano:
la capacità in litri degli scompartimenti di conservazione,
la capacita in litri degli scompartimenti per il cibo congelato
l'emissione di rumore in decibel.

la classificazione energetica e basata sull'indice di efficienza energetica (eei) che prende in considerazione:
il consumo di energia,
il volume dell'apparecchio,
la temperatura più bassa dei diversi scompartimenti
altri elementi come la presenza del no frost.

 

lavatrici
classi energetiche dalla a+++ alla d

i pittogrammi indicano:
il consumo annuale di energia in chilowattora (basato su 220 cicli di lavaggio standard),
il consumo annuale di acqua in litri (220 cicli di lavaggio standard),
la capacità di carico in chili,
la classe di efficienza della centrifuga,
la rumorosità in decibel (sia del lavaggio sia della centrifuga).

dato che tutte le lavatrici con una capacità superiore ai 3 chili devono necessariamente riportare un'efficacia di lavaggio in classe a, le nuove etichette non riporteranno piu l'indicazione dell'efficacia di lavaggio.

 

lavastoviglie
classi energetiche dalla a+++ alla d

i pittogrammi indicano:
il consumo energetico annuo (280 cicli di lavaggio standard) e non più per ciclo di lavaggio,
il consumo annuale di acqua in litri (280 cicli standard di lavaggio annuo) e non più per ciclo,
la classe di efficienza di asciugatura,
la capacità di carico espressa in numero di coperti,
la rumorosità in decibel,
la potenza e la durata nel modo acceso e nel modo spento.

dato che tutte le lavastoviglie devono avere una performance di lavaggio in classe a, nelle nuove etichette non è più prevista l'indicazione dell'efficacia di lavaggio.

 

televisioni
classi energetiche dalla a+++ alla d

il consumo di energia in modo acceso espresso in watt
il consumo annuo di energia in modo acceso espresso in chilowattora l'anno
la diagonale dello schermo espressa sia in centimetri sia in pollici

 

le informazioni di imq per la lettura delle etichette energetiche

i dati riportati nelle etichette energetiche rappresentano un'autodichiarazione del produttore circa le caratteristiche dei propri elettrodomestici.
numerose aziende, per avere la certezza che le misurazioni effettuate siano precise, ripetibili e corrispondenti, si rivolgono a laboratori riconosciuti, come quello di imq, dotati di strumentazioni di misura a tecnologia avanzata.

nelle etichette energetiche sono riportati informazioni circa le prestazioni degli apparecchi.
informazioni riguardo alla sicurezza, sono invece inserite nei dati di targa che vanno sempre letti.

a sostegno di tutti i produttori, il 25 gennaio l'imq organizzerà un seminario, a partecipazione gratuita, per illustrare le modalità di misura dell'efficienza energetica e di verifica e valorizzazione di altre prestazioni dei principali elettrodomestici (info su www.imq.it).

 

il gruppo imq

il gruppo imq (istituto del marchio di qualità) rappresenta la più importante realtà italiana nel settore della valutazione della conformità (certificazione, prove, verifiche, ispezioni).
forte della sinergia tra le società che lo compongono, dell'autorevolezza acquisita in 60 anni di esperienza, della completezza dei servizi offerti, il gruppo imq è un punto di riferimento e un partner delle aziende che hanno come obiettivo la sicurezza, la qualità e il rispetto per l'ambiente.

i settori di riferimento spaziano in segmenti come l'elettrotecnica, l'elettronica, le telecomunicazioni, auto e moto, gas, impiantistica, prodotti da costruzione, agroalimentare e così via.

 

 il wwf: "caccia all'etichetta energetica! scatta la foto e vinci elettrodomestici efficienti"

cambiamenti climatici, efficienza energetica e consumi sono tra i temi caldi di queste settimane. e mentre a durban, in sud africa, sono appena iniziati i negoziati sul clima, il wwf inaugura un'iniziativa speciale rivolta ai consumatori e agli elettrodomestici efficienti.

poiché da oggi entrano in vigore in tutta europa le nuove etichette per indicare la classe energetica di frigoriferi, congelatori e per la prima volta anche televisori, mentre dal 20 dicembre toccherà anche a lavatrici e lavastoviglie, il wwf dà le "istruzioni per l'uso" sul sito topten (www.eurotopten.it), la guida online all'acquisto di elettrodomestici efficienti, e lancia l'iniziativa speciale "caccia all'etichetta energetica": una caccia al tesoro fotografica per scovare e fotografare le nuove etichette energetiche, partecipando all'estrazione di due scope elettriche green offerte da electrolux, 10 libri di lester brown "un mondo al bivio" e 10 magliette del wwf.

si gioca fino al 16 dicembre inviando la propria foto al sito topten (www.eurotopten.it).
i vincitori saranno resi noti il 20.

dai frigoriferi alle stampanti per ufficio, dalle lampadine alle lavastoviglie, il sito "topten" (www.eurotopten.it) è una guida all'acquisto consapevole rivolta ai consumatori, che con un semplice clic possono individuare tra le migliaia di articoli presenti sul mercato, i 10 migliori in 11 categorie e 50 sottocategorie di prodotto, ovvero quelli che a parità di qualità e prestazioni consumano meno energia e hanno un minore impatto sull'ambiente.

di ciascuno dei "migliori prodotti" per categoria (frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavastoviglie, televisori, lampadine, automobili e apparecchi per ufficio come monitor, stampanti e multifunzione, e anche automobili), vengono indicate le funzioni principali, il costo, la marca, ma anche la classe di efficienza energetica, i consumi di energia, quanto ci costeranno in bolletta nell'intero ciclo di vita del prodotto, e altri parametri ambientali come il consumo di acqua o la rumorosità.

il progetto topten è realizzato in 17 paesi europei più stati uniti e cina, da un team composto da oltre 20 partner e riunisce esperti in campo energetico, organizzazioni no profit tra cui il wwf, e associazioni di consumatori.

 

regole e premi della "caccia all'etichetta energetica"

per partecipare all'iniziativa speciale "caccia all'etichetta energetica", basta trovare un elettrodomestico dotato di etichetta energetica meglio ancora se della nuova tipologia, fare un foto con l'elettrodomestico e l'etichetta bene in vista e inviarla al sito www.eurotopten.it.

i primi due estratti che abbiano fotografato le nuove etichette energetiche riceveranno una scopa elettrica ricaricabile green (mod. zb2904g) offerta da electrolux, pioniere dell'efficienza energetica e partner storico del wwf anche nel settore dell'educazione ambientale.

altri 20 estratti a sorte tra tutti i partecipanti , indipendentemente dal tipo di etichetta fotografata, riceveranno 10 libri di lester brown "un mondo al bivio. come prevenire il collasso economico e ambientale" (edizioni ambiente) e 10 magliette wwf nere con panda bianco.
l'estrazione avverrà il 19 dicembre. i vincitori saranno resi noti il 20 dicembre.

media partner dell'iniziativa è virgilio go green, che inviterà i propri lettori a partecipare al gioco tramite web e social media.

 

 

puoi seguirmi anche su twitter @jacopogiliberto

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Categorie: ecologia e ambiente, energia, tecnologia, Televisione, televisione

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30 novembre 2011 - 11:54

tecnologia. energia. nasce in italia il frigorifero risparmioso che fa impazzire la cina.

come nasce una tecnologia

come nasce una tecnologia rivoluzionaria?
risponde marco volpato, imprenditore milanese nato in quella quasi-lombardia che è verbania.
“tutto è cominciato quando anni fa un nostro cliente italiano, che produce pannelli isolanti per l’edilizia, ci ha suggerito: potrebbe funzionare meglio con la tecnologia del vuoto. e caso ha voluto che il fornitore della materia plastica di quell’azienda fosse la dow chemical”.

così la cannon di peschiera borromeo - il principale costruttore al mondo di macchine per produrre oggetti di poliuretano, 200 milioni di fatturato, sedi e fabbriche in tutto il mondo come ogni “piccola multinazionale di famiglia” che caratterizza l’industria italiana - ha inventato un macchinario per produrre sottovuoto le schiume di poliuretano (quelle che noi chiamiamo, sbagliando, gommapiuma). e la dow, il colosso statunitense della chimica, ha messo al lavoro la squadra del centro ricerche di correggio (reggio emilia) guidata da vanni parenti. un centro ricerche di valore mondiale che, nelle intenzioni del nuovo capo della dow italia, giuliano tomassi marinangeli, potrebbe acquisire un ruolo ancora più rilevante.

 

anni di studi e sperimentazioni

anni di prove e sperimentazioni per accoppiare alla perfezione (nello stabilimento produttivo di caronno pertusella) una macchina e (a correggio) un ingrediente plastico.
è nata così la tecnologia pascal vai per produrre frigoriferi che risparmiano corrente.

mentre tutto il mondo degli elettrodomestici affina i compressori e i motori elettrici per guadagnare nei frigoriferi pochi punti risicati di efficienza energetica, gli italiani inventano come tagliare in un colpo solo i consumi del frigo fino al 10-15%.

con i costi del chilowattora italiano, significa che con il solo risparmio sulla bolletta il frigorifero potrebbe ripagarsi, durante la sua vita di lavoro addossato al muro della cucina, l’intera spesa d’acquisto.

 

l'industria corre

non è un’idea velleitaria, non un’innovazione destinata a diventare solamente una medaglia d’onore al petto della dow e dell’italiana cannon.
il presidente della dow chemical asia pacific, pat dawson, a shanghai alla presentazione ufficiale della nuova tecnologia pascal ha dovuto governare le richieste pressanti dei clienti cinesi che vogliono assicurarsi il poliuretano che si usa sottovuoto. e il più grande produttore al mondo di frigoriferi, la cinese haier, ha già allestito - con le macchine prodotte dalla ocietà di peschiera borromeo - una prima linea di produzione per realizzare quindici modelli ad altissimo risparmio energetico, classe “a++++".

 

i cinesi in prima linea

qualche anno fa era quasi una battuta, poi è diventata una realtà preoccupante: “i problemi della disponibilità di energia nel mondo e di emissioni inquinanti si mostreranno quando tutti i cinesi vorranno un frigorifero”.
ebbene, questo è il momento di mettere alla prova un mercato che, da solo, oggi sforna più di 75 milioni di frigoriferi l’anno spinto anche – spiega wang lei, presidentessa dell’associazione cinese dei produttori di elettrodomestici - dai piani di elettrificazione rurale del governo di pechino. il governo non vuole i vecchi frigoriferi-caffettiera.
vuole che i cinesi abbiano apparecchi ad alta sostenibilità.

 

come funziona

il poliuretano si usa in mille applicazioni.
è la schiuma dei pannelli isolanti dei muri, è l’imbottitura delle poltrone dell’auto e del soggiorno, è il materiale che conferisce una presa morbida allo sterzo dell’auto, è l’ingrediente dei materassi e avvolge, invisibile, l’armadio del frigorifero per isolarne il freddo all’interno.

 ispirandosi al geniale inventore francese del ‘600 blaise pascal, che prese gli studi del romagnolo evangelista torricelli e sviluppò la moderna teoria del vuoto, gli italiani della cannon e la squadra italiana della dow hanno scoperto che l’isolamento del frigorifero diventa assai migliore se la schiuma viene prodotta sotto vuoto.
le bollicine che formano l’imbottitura sono minutissime e più fitte: il calore non passa all’interno. così il compressore del frigorifero si accende raramente.

 

i costi di produzione

ai produttori cinesi invece piace un altro aspetto: serve meno materiale plastico e i tempi di produzione si dimezzano. in pochi secondi il frigorifero viene imbottito di isolante.
i tecnici non lo ammettono, ma in un surgelatore a pozzo, quelli con lo sportello in alto come il banco dei gelati al bar, i risparmi di energia diventano impressionanti: poiché viene aperto più raramente del frigorifero della cucina, e poiché la porta sulla faccia superiore non lascia scivolare fuori il freddo durante l’apertura, il surgelatore verticale può anche dimezzare i suoi consumi di corrente.

così, dalla romagna di torricelli, dalla lombardia della cannon oppure dall’emilia del centro ricerche dow, nasce l’innovazione che crea il mercato.

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29 novembre 2011 - 12:17

energia. i conti di conti sulla robin tax. il metano di scaroni. rinnovabili: bortoni (authority), regole nuove.

ecco che cosa contiene elementi, la rivista del gestore dei servizi energetici.
una rivista prestigiuosa, quasi esoterica, nella quale potrai perfino trovare un articolo scritto da me medesimo, come leggerai più sotto.

ecco il riassunto dei contenuti del nuovo numero di elementi.

 

focus con guido bortoni, presidente dell'autorità dell'energia

guido bortoni, presidente dell’autorità per l’energia elettrica e il gas, in un’intervista nel nuovo numero di elementi, periodico del gestore dei servizi energetici, visibile sul sito www.gse.it, ritiene che per il settore delle rinnovabili, oltre al quadro normativo e alla giuste incentivazioni, servono anche le procedure autorizzative, la regolazione dell’accesso alle reti e la definizione di modalità di cessione dell’energia prodotta”. 
relativamente all’attività dell’autorità da lui guidata, bortoni sostiene che la sfida “è quella di impostare una regolazione più ‘matura’, in una prospettiva europea e di visione di medio-lungo periodo. una regolazione stabile, efficace e capace di evolvere nel tempo con flessibilità, che sappia rispondere ai mutamenti in corso. tutto ciò attraverso una fase tipica di regolazione ex ante, affiancata da una ex post, per monitorare e garantire il rispetto delle regole attraverso le opportune azioni di enforcement. sarà questa la “barra” che intendiamo mantenere, con un forte ancoraggio all’indipendenza, alla crescita, alla dimensione comunitaria e alla consapevolezza del consumatore.

bortoni si è poi soffermato sull’importanza delle smart grid, senza le quali dice, “lo sviluppo della generazione diffusa da rinnovabili rischia di essere un investimento dai limitati benefici”.

a proposito della robin hood tax, bortoni ritiene che la misura “riveste profili di criticità per lo sviluppo delle infrastrutture energetiche, indispensabili per fornire energia a prezzi competitivi a consumatori domestici e imprese”.

per quanto concerne il comparto del gas, bortoni sottolinea che “abbiamo anche proposto di istituire un solo operatore a livello nazionale come interfaccia unica e indipendente per l’accesso e l’erogazione del servizio di trasporto, bilanciamento e misura. ciò permetterebbe di superare le inefficienze e ridurre gli oneri amministrativi legati all’attuale presenza di più operatori. nel mercato retail, il previsto avvio dal 2012 del sistema informativo integrato (sii) consentirà di ottimizzare i flussi informativi e di arginare il fenomeno delle morosità”.

sull’efficienza energetica, il presidente dell’autorità per l’energia elettrica e il gas è del parere che questa “deve avere un ruolo più strategico, attraverso un adeguato sostegno alla ricerca e all’innovazione per sviluppare il già presente know-how e l’industria italiana di settore”.

 

fulvio conti (enel) e la robin tax

fulvio conti (amministratore delegato dell'enel) attacca sulla robin hood tax, sostenendo che “il provvedimento manca di visione a lungo termine e colpisce un settore, quello dell’energia, che genera ricchezza per milioni di azionisti, occupazione per decine di migliaia di persone, investimenti e innovazione. al tempo stesso lascia immutate le sacche di bassa produttività, che sono i veri problemi del paese. se a questo aggiungiamo il rischio di un quadro normativo instabile, di fatto stiamo scoraggiando gli investimenti”.
quanto ai riflessi che la robin hood tax potrebbe avere sull’enel, conti afferma che “l’incremento dell’aliquota addizionale ires e dell’estensione della stessa alle attività di distribuzione di energia elettrica e gas e alle rinnovabili comporterà un onere per il gruppo enel stimabile in circa 400 milioni di euro all’anno nel triennio 2011-2013 e in circa 200 milioni per i successivi esercizi. senza contare l’impatto prodotto da tale norma sul titolo in borsa”.
per il capo dell'enel, tra le cose da fare nell’imminente, c’è l’allineamento della bolletta energetica italiana a quella dei nostri vicini e concorrenti europei, per questo, “serve un piano di investimenti volto a riequilibrare il mix produttivo e avvicinarlo alla media europea, con una quota maggiore di carbone pulito”.
conti conclude affermando che è intenzione di enel “mantenere una posizione di leadership nei nostri mercati strategici: italia e spagna. noi, continueremo a sviluppare un portafoglio diversificato di impianti rinnovabili, poco dipendente da incentivi, in aree con maggiore disponibilità di risorse naturali, per sfruttare al meglio le tecnologie rinnovabili, e coglieremo le opportunità di sviluppo nei mercati in rapida crescita: america latina, est europa e russia”.

 

paolo scaroni (eni) e il gas non convenzionale

paolo scaroni, amministratore delegato dell'eni, scommette fortemente sullo shale gas e dice: “il gas è la fonte energetica chiave per i prossimi 20 anni almeno in uno scenario in continua evoluzione. ci auguriamo che grazie allo shale gas l’europa potrà disporre di energia domestica a costi competitivi, che consentirà all’economia della ue di marciare allo stesso ritmo delle altre grandi economie”.
e continua afferrmando che “il gas è un punto di forza del nostro sistema energetico per vari aspetti: è competitivo, permette di contenere le emissioni di gas serra (50% in meno rispetto agli impianti a carbone, principale fonte utilizzata in europa), è ampiamente disponibile e lo sarà ancora per molti anni. inoltre assicura l’alimentazione dei nostri sistemi elettrici, industriali e domestici con una continuità che le fonti rinnovabili non sono ancora in grado di fornire.
scaroni ha poi parlato della sicurezza degli approvvigionamenti del gas in italia e in europa per cui dice “è prioritaria la realizzazione di un sistema integrato di gasdotti all’interno dell’unione. abbiamo avanzato al commissario per l’energia, gunther oettinger, una proposta perché l’ue promuova la creazione di una rete di gasdotti che unisca i paesi del nostro continente. oltre alla diversificazione degli approvvigionamenti, alla diversificazione delle rotte di transito e all’aumento delle capacità dei gasdotti esistenti, quella di una rete integrata del gas è la vera priorità per la sicurezza degli approvvigionamenti. solo così ci assicureremo il gas di cui abbiamo bisogno, quando e dove serve e a prezzi compatibili con la nostra crescita economica”.
infine, l’ad di eni considera il risparmio energetico “la strada maestra per ridurre l’impatto ambientale, prolungare la vita dei combustibili fossili e ridurre la nostra bolletta energetica”.

 

andrea gemme (anie) e gli incentivi alle rinnovabili

andrea gemme, presidente dell'anie, afferma che è “inutile nascondere che il iv conto energia ci ha dissanguato, ma adesso per il settore l’importante è trovare stabilità, con l’obiettivo di puntare alla grid parity ed emanciparsi così dagli incentivi. per fare questo è fondamentale dare unità alle associazioni rappresentative del comparto, non solo del fotovoltaico ma di tutte le rinnovabili. bisogna insomma parlare con una voce unica”.
poi aggiunge che tra le sfide dell’anie ci sono anche l’efficienza, gli accumuli di energia (con un occhio al piano di terna da 130 mw) e le smart grid.

 

altri contenuti. compresi i pupi siciliani.

completano il numero 24 di elementi:
l’editoriale di emilio cremona, sull’importanza delle biomasse.
un incontro con simone togni presidente di anev, sui temi contingenti riguardanti il settore eolico.
un’intervista a g.b. zorzoli, presidente ises italia sull’energia rinnovabile e sull’importanza delle smart grds.
un faccia a faccia con paolo vigevano, amministratore delegato di au, sul ruolo dell’acquirente unico nell’ambito del mercato elettrico.
un articolo di stefano besseghini, amministratore delegato di rse, sulla ricerca.
uno speciale sulla cogenerazione.
un dialogo con alessandro beulcke, presidente di aris, sull’importanza del festival dell’energia.
un confronto con luca mercalli, presidente della società meteorologica italiana e direttore della rivista nimbus, su energia e ambiente.
un’intervista a mr. kilowatt su energia e comunicazione
la rubrica “elementi normativi”, che riporta più importanti provvedimenti in materia energetica.
“il punto”, spettacolare articolo di commento scritto dal qui presente jacopo giliberto, io me medesimo.
un faccia a faccia con alberto quadrio curzio, professore ed economista, sul mondo del lavoro.
una conversazione sui temi dell’uomo, della società e della cultura con mimmo cuticchio, puparo e “cuntista” di fama mondiale. 

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27 novembre 2011 - 23:11

tecnologia per l'ambiente. ecco le innovazioni sostenibili. e usabili.

“sostenibilità oggi”: città verdi, reti intelligenti e risorse rinnovabili.
questi i temi su cui si sono sfidate le 160 innovazioni che hanno partecipato all’undicesima edizione del premio all’innovazione amica dell’ambiente 2011, sostenuto da regione lombardia, fondazione cariplo, confindustria e camera di commercio di milano e fondazione symbola.

il premio all'innovazione ecologica è divenuto nel tempo un riconoscimento nazionale rivolto all´innovazione d’impresa in campo ambientale.
il premio richiedeva alle aziende di descrivere le innovazioni che si pongono l’obiettivo di contribuire a significativi miglioramenti orientati alla sostenibilità ambientale e che si segnalino per originalità e per potenzialità di sviluppo.

nord e lombardia ancora al comando, ma la green economy si diffonde in tutto il paese. la sorpresa di quest’anno sono le innovazioni del settore agricoltura.

questi i premiati e segnalati nelle quattro categorie di quest’anno (energie, agricoltura, mobilità e abitare):
boito manlio
coop centrale adriatica
enel green power
faam
filca cooperative
molinia agricola
pininfarina

queste, invece, le innovazioni che hanno meritato una segnalazione: consorzio casalasco, coop adriatica, dismeco, epson italia, genport, peugeot automobili italia, renault, tesa, eosolare, agricola salcheto.

 

i settori emergenti

nell’edizione di quest’anno è il settore dell’energia (efficienza e rinnovabili) a farla da padrona con il 49% delle innovazioni presentate. a dimostrazione di una tendenza di sviluppo di questo settore che ormai si dimostra consolidata.
il 22% dei progetti rientra nel settore dell’abitare, a parimerito i settori agricoltura (14%) e mobilità (15%).
è però proprio l’agricoltura la sorpresa di quest’anno e da qui arrivano i progetti più innovativi: ben due sono le innovazioni premiate e due quelle segnalate che arrivano da questo settore.
nella mobilità vincono le automobili che hanno puntato sul rispetto dell’ambiente e sulla riconversione.
mentre il settore dell’abitare ha puntato quest’anno principalmente sull’edilizia residenziale, a differenza della scorsa edizione dove i progetti presentati erano prevalentemente edifici di edilizia commerciale.

 

l'alta italia è in testa

per quanto riguarda la distribuzione geografica, il nord è sempre in testa alla classifica (68%) seguito a grande distanza dal centro (19%) e dal sud (13%). la lombardia si conferma ancora campione di innovazione, con 53 progetti (34%), seguita dall'emilia romagna con 22.
da notare che le innovazioni sono arrivate da 18 regioni su 20, segno che la green economy è ormai un fenomeno che interessa ogni area del paese, e una vera risposta alla crisi grazie alle imprese più lungimiranti, che, utilizzando nuove tecnologie, sono in grado di aprirsi a nuovi settori di mercato e realizzare una maggiore efficienza nell'uso e nel riutilizzo delle risorse, sviluppando anche organizzazioni e sistemi all’avanguardia.

 

che cos'è e come funziona il premio

la rivoluzione della sostenibilità riguarda l'energia ma non solo: una nuova civiltà agricola e industriale sta, infatti, sostituendo strutture e reti obsolete e le città si stanno evolvendo in villaggi urbani interconnessi dove si vive, ci si muove, si abita, ci si nutre e si comunica in modo sempre più indipendente dal petrolio e dove è migliore la qualità della vita.

alla premiazione, che si è tenuta nella sala pirelli nella sede della regione lombardia, hanno partecipato: vittorio cogliati dezza, presidente nazionale di legambiente, andrea poggio, presidente fondazione legambiente innovazione, ermete realacci, presidente fondazione symbola, marcello raimondi, assessore ambiente, energia e reti, regione lombardia, paolo gualtamacchi, camera di commercio di milano, alberto meomartini, presidente assolombarda, massimo beccarello, confindustria.
ha condotto la premiazione filippo solibello, conduttore di caterpillar.

ideato da legambiente, il premio ha avuto negli anni il sostegno e la promozione da parte di enti, associazioni e soggetti istituzionali di prestigio, uniti dalla comune volontà di accrescere lo sviluppo e la diffusione di soluzioni innovative che migliorino la qualità della vita nel rispetto dell’ambiente.
al premio partecipano imprese, amministrazioni pubbliche, istituti di ricerca, liberi professionisti ed associazioni di cittadini. i vincitori avranno diritto all'uso del logo “innovazione amica dell'ambiente”, la lampadina dalla foglia verde affiancata al “cigno” di legambiente sulla comunicazione legata all'innovazione premiata, per la durata di un anno.

sul sito www.premioinnovazione.legambiente.org è possibile consultare le schede tecniche degli oltre 1.500 progetti candidati nelle passate edizioni.

 

i commenti

“il successo di partecipazione al nostro premio ci onora – ha detto andrea poggio, vicedirettore nazionale di legambiente - abbiamo puntato sullo sviluppo delle rinnovabili (quest’anno l’italia è uno dei primi mercati al mondo), ma la vera sorpresa è venuta dall’agricoltura: l’anno scorso a tirare era stata l’edilizia innovativa. oggi sostenibilità non è più sinonimo solo di pannello solare, ma di un’economia nuova che si sta spostando dalla crescita dei consumi alla speranza di una qualità duratura della vita”.           
“le performance di successo – commenta vittorio cogliati dezza, presidente nazionale di legambiente  – testimoniano la vitalità della green economy italiana e ci sollecitano a promuovere e a sostenere sempre con maggiore convinzione le aziende che investono in innovazione, efficienza e qualità ambientale. questa è la ricetta per lo sviluppo futuro del paese. l’energia verde e la sostenibilità delle produzioni rappresentano le chiavi giuste per uscire dalla crisi che attanaglia la società attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro, la riduzione dei consumi e dell’inquinamento, la valorizzazione dell’ingegno italiano. questo processo virtuoso potrà continuare se anche l’attuale governo assumerà tra le sue priorità lo sviluppo dell’economia sostenibile attraverso precise e innovative politiche nei settori dell’edilizia, della mobilità, dell’efficienza energetica, della chimica moderna”.
“in un momento di grave crisi come quello che stiamo attraversando – ha detto ermete realacci, presidente fondazione symbola – la green economy è una delle strade principali per rilanciare, su basi nuo­ve e più solide, l’economia italiana. una prospettiva che nel nostro paese si incrocia con la qualità, la coesione sociale, il talento, l’innovazione, la ricerca, fattori fondamentali per rendere competitivi i territori e le nostre imprese. le realtà che abbiamo incontrato sono un esempio tangibile delle migliori energie che l’italia possiede e che possono rappresentare una leva per guardare con più fiducia al futuro”.
“siamo contenti di aver contribuito anche quest’anno all’iniziativa di legambiente, con cui condividiamo una visione della green economy che costituisce da un lato una forma di salvaguardia e tutela dell’ambiente, e dall’altro una leva formidabile di sviluppo - ha commentato marcello raimondi, assessore all’ambiente, energia e reti di regione lombardia. - proprio le imprese premiate, con la loro creatività e capacità di innovazione, sono un ulteriore sprone per continuare con le nostre politiche di sostegno al risparmio energetico, alle reti intelligenti, all’edilizia sostenibile e alle fonti rinnovabili.”
“l’impegno sempre più attivo delle imprese nelle politiche di sostenibilità ambientale – ha affermato aldo fumagalli romario, presidente della commissione sviluppo sostenibile di confindustria – è un importante segnale di attenzione verso il territorio in cui operano e di lungimiranza per la crescita economica del paese. le best practices aziendali in questo campo sono un esempio positivo per tutte le altre realtà imprenditoriali: dimostrano che sostenere l’efficienza energetica, il migliore utilizzo delle risorse e l’impiego delle energie rinnovabili aumenta la competitività e consente di individuare nuove opportunità di sviluppo. la premiazione – ha concluso fumagalli – è, quindi, un riconoscimento importante per tutte le aziende che hanno saputo trasformare la crisi in occasione di rilancio, coniugando crescita e innovazione tecnologica”.
“la camera di commercio – ha sottolineato paolo guaitamacchi, consigliere della camera di commercio di milano - è attenta alle iniziative ambientali che rappresentano una sfida e un fattore di competitività per le imprese in questa fase di rilancio dell’economia. il nostro territorio rappresenta un terreno fertile per queste iniziative con un’impresa su sette impegnata in azioni di responsabilità sociale in materia ambientale”.
“il premio giunto ormai all'undicesima edizione conferma la sua vitalità – ha detto marco frey, consigliere della fondazione cariplo e direttore dell'istituto di management della scuola superiore sant'anna di pisa - le imprese e le istituzioni premiate mostrano una capacità di innovazione che fornisce un contributo ad una delle più importanti sfide della nostra epoca: fare meglio con meno. efficienza energetica, riutilizzo dei materiali, sostenibilità dei processi, coinvolgimento degli utilizzatori, sono alcuni degli ingredienti che troviamo nelle best practices che sono state presentate. occorre comporre questi ingredienti in una ricetta di lungo periodo che consenta al nostro sistema economico di rafforzarsi e rilanciarsi nella competizione internazionale, contribuendo al tempo stesso a migliorare la qualità della vita nei nostri territori".

 

i dettagli delle idee: l'hybus ibrido di pininfarina

hybus, l’autobus ibrido progettato da pininfarina con il contributo della regione piemonte, si è aggiudicato uno dei premi.
l’edizione 2011 del premio, ritirato oggi dal presidente paolo pininfarina, aveva tra i temi la mobilità, materia cara a pininfarina, che da anni è pioniere nella ricerca di soluzioni efficaci e convenienti volte a raggiungere obiettivi ambientali e di emissione sempre più rigorosi: l’adozione di una catena di trazione ibrida o full electric su mezzi di trasporto individuali e collettivi, l’utilizzo di materiali alternativi, più leggeri e riciclabili, la sicurezza attiva e passiva, la gestione informatizzata del traffico.

il progetto hybus bus è stato giudicato con favore dalla giuria per diverse ragioni: “il contributo alla riduzione di inquinamento atmosferico, consumi e rumore; il contenimento dei rifiuti e la riduzione del consumo di risorse naturali grazie al concetto di revamping di vecchi autobus; il vantaggio economico per le aziende tpl e le amministrazioni pubbliche, legato al basso prezzo d’acquisto (-60% rispetto a un nuovo bus ibrido) e a un costo d’esercizio più basso (rispetto al full diesel); il ricorso alla tecnologia italiana (pininfarina, fiat, magneti marelli, faam); il potenziale impatto occupazionale; la competitività internazionale (il prodotto o servizio potrebbe essere offerto anche all’estero, in particolare nei paesi a più forte attenzione ambientale)”.

con hybus, pininfarina propone la conversione di autobus attualmente equipaggiati con motori euro 0–1–2 in autobus con motorizzazione ibrido seriale.
il prototipo dimostrativo, realizzato con lo scopo di validare la tecnologia e verificarne la fattibilità industriale, è stato sviluppato con la collaborazione di gtt (azienda municipale di trasporti del comune di torino) poiché inizialmente pensato per il comune di torino. il progetto è per sua natura esportabile in qualunque municipalità sensibile alla protezione dell’ambiente.

la conversione in ibrido di un vecchio autobus a motore termico ha un doppio vantaggio: ridurre l’inquinamento delle nostre città  e contenere i costi e gli investimenti.
hybus permette di risparmiare circa il 60% rispetto all’acquisto di un bus ibrido nuovo.
il revamping, inoltre, consente di risolvere il problema dello smaltimento dei mezzi obsoleti, che possono invece tornare sulla strada dotati di un propulsore diesel di piccola cilindrata più nuovo ed ecologico e con un aspetto molto più gradevole.

il motore termico originale viene sostituito con una unità di generazione energia euro 5, 1.3 multi jet 69kw, che assiste la trazione elettrica, la ricarica delle batteria e i servizi idraulici e pneumatici. la trazione elettrica è composta da due motori elettrici magneti marelli accoppiati a un riduttore-sommatore di velocità.
il pacco batteria agli ioni di litio ed il battery management system sono di fornitura faam e la nuova driveline è integrata con l’architettura elettrica elettronica di origine.
grazie al software di controllo sviluppato in collaborazione con i partner, hybus recupera energia in frenata.
a livello di stile, l’autobus mantiene le forme originarie, se pur con interventi di ripristino della carrozzeria e la proposta di una nuova livrea che riprende i colori della bandiera italiana per celebrare i 150 anni dell’unità d’italia.
all’interno, l’intervento più importante riguarda l’area posteriore, opportunamente modificata per consentire l’alloggiamento della struttura di sostegno delle batterie.
anche negli interni vengono rivisti la grafica e i colori, i sedili e le coperture.

“il progetto hybus si inserisce nel filone della mobilità sostenibile, una delle linee strategiche prioritarie per pininfarina – aggiunge l’amministratore delegato della pininfarina, silvio pietro angori. – per la sua complessità tecnologica hybus compendia tutte le nostre competenze nel campo della mobilità sostenibile. la catena di trazione ibrida seriale è applicabile non solo per il rinnovo di autobus altrimenti da rottamare, ma anche su autobus e veicoli commerciali di nuova produzione. siamo lieti e fieri che legambiente abbia riconosciuto la portata di questo progetto. il suo sviluppo è stato possibile anche grazie al finanziamento della regione piemonte, per il quale siamo grati al presidente della regione, onorevole cota, e all’assessore giordano. un ringraziamento particolare va anche ai vertici del gtt, che da tempo hanno sostenuto l’iniziativa e che speriamo possano beneficiare dei vantaggi offerti dalla nostra tecnologia”.

 

i dettagli delle idee: le auto elettriche della renault

il progetto renault ze, che mira allo sviluppo di massa di una mobilità elettrica a zero emissioni, si basa sull’obiettivo di ridurre l’inquinamento ambientale e soprattutto di rendere la mobilità elettrica un’opzione disponile per il più vasto target possibile.
renault è stato il costruttore automobilistico che, primo tra i grandi produttori, ha avviato un programma industriale orientato allo sviluppo e alla commercializzazione di massa dell’auto elettrica, mettendo in campo investimenti per 4 miliardi di euro e un team dedicato di 2.000 persone.GAMMA_RENAULT_Z_E
renault introdurrà a breve sul mercato una gamma completa di veicoli elettrici (contraddistinti dalla firma ze, cioè zero emissioni), destinati a una diffusione di massa.
la gamma sarà costituita da 4 modelli: l’innovativo urban crosser twizy, la berlina compatta zoe, la berlina raffinata fluence ze e la furgonetta commerciale kangoo ze.
l’offerta renault ze sarà sostenuta da un business model  innovativo, grazie al quale il costo di un veicolo elettrico sarà in linea con quello di un veicolo a motore termico, rappresentando così una soluzione d’acquisto conveniente e accessibile.

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23 novembre 2011 - 21:20

ambiente. il rapporto drammatico dell'unep (onu) su clima e co2. il testo integrale.

oggi l'unep, l'agenzia onu per l'ambiente, ha pubblicato il rapporto bridging the emissions gap.

eccolo. originale e integrale.

clicca qui per scaricare il rapporto unep-onu "bridging the gap" (1,8mb)

in sostanza, il rapporto dice che si sta allargando il divario tra gli obiettivi salvaclima e le emissioni di anidride carbonica.
pessima notizia.

ecco il commento della commissaria europea al clima, la danese connie hedegaard:

 in response to a comprehensive new study released today by the un environment programme (unep), connie hedegaard said: "the bad news is that the gap is widening. the good news is that unep shows that it can still be closed. but its report underlines why the world should not spend more time thinking what to do. the world must get its act together."
the commissioner for climate action added: "durban is an opportunity for exactly this. yes we must implement earlier decisions but we must do more in durban. improving the additionality of the clean development mechanism (cdm), enhancing accounting rules and solving the problems with land use, land-use change and forestry (lulucf) and assigned amount units (aaus) are all on the eu's list of priorities for durban, which is very much in line with unep's recommendations.

interessante la nota del wwf italia:

il rapporto pubblicato oggi dalle nazioni unite (“bridging the emissions gap”, colmare il divario delle emissioni) mostra come gli sforzi globali per ridurre le emissioni di gas serra non stiano seguendo il percorso necessario per evitare il cambiamento climatico disastroso e sottolinea la necessità urgente che i leader del pianeta facciano concreti passi avanti ai negoziati di durban, in sud africa, che si terranno dal 28 novembre al 9 dicembre.
il rapporto, realizzato dall’unep (programma delle nazioni unite per l’ambiente), la principale autorità mondiale sulle tematiche ambientali, trae conclusioni amare sullo stato degli sforzi globali per la riduzione delle emissioni e allo stesso tempo indica come tali sforzi possano essere resi efficaci.
“questo rapporto dovrebbe essere considerato una ‘prova del nove’ per i negoziatori che si preparano ai negoziati sul clima di durban – ha detto mariagrazia midulla, responsabile policy clima e energia del wwf italia, che sarà in sud africa per partecipare ai negoziati – il rapporto mostra chiaramente che se non si intraprendono ora delle azioni decisive, il mondo si avvia verso cambiamenti climatici molto pericolosi. ma anche l’unep conferma che possiamo ancora farcela, se ci impegniamo subito per fermare la deforestazione e creare un futuro basato su efficienza energetica e rinnovabili. il gap infatti non né tecnico, né economico: è una mancanza di volontà politica e di leadership.”
“nessuno si aspetta che i governi riescano a colmare completamente il gap a durban – ha detto mariagrazia midulla del wwf italia - ma i negoziatori devono almeno evitare che il gap aumenti a causa di norme deboli e scappatoie sul metodo di calcolo delle riduzioni di carbonio. il tempo delle furbizie deve finire, la sfida è perseguire con lealtà ed efficacia la decarbonizzazione.”
stando al rapporto dell’unep, per avere una possibilità verosimile di mantenere l’aumento del riscaldamento globale sotto i 2°c rispetto all’era preindustriale, entro il 2020 le emissioni globali devono essere ridotte a 44 gigatonnellate di anidride carbonica equivalente, ben al di sotto dei livelli correnti. ma se anche gli impegni attuali più ambiziosi dei governi fossero pienamente realizzati, le emissioni supererebbero questo limite di 6 gigatonnellate, un valore quasi equivalente alle emissioni annuali degli stati uniti. e in pratica il gap è ancora maggiore, fino a 11 gigatonnellate, a causa di impegni deboli e gravi lacune e scappatoie nei target di riduzione dei paesi industrializzati.
nonostante questo l’unep conferma che possiamo arrivare a colmare il gap entro il 2020 e mantenere i livelli di riscaldamento globale tra 1,5 e 2° c, puntando sull’efficienza energetica, promuovendo le energie rinnovabili, riducendo la deforestazione e migliorando le pratiche agricole; un aiuto importante può arrivare dalla riduzione delle emissioni da trasporto marittimo e aereo internazionale, attualmente non regolamentate.
“tutti i paesi possono e devono fare di più per ridurre il “gigatonne gap”, vale a dire ridurre le emissioni ai livelli che ci consentiranno di evitare il peggio – ha concluso mariagrazia midulla del wwf italia – dobbiamo rafforzare la credibilità delle azioni dei paesi sviluppati, eliminando le scappatoie nel conteggio delle emissioni e portando gli obiettivi ai livelli necessari per affrontare il cambiamento climatico secondo le indicazioni della scienza. l’unione europea, per esempio, deve accettare che il proprio impegno di tagliare le emissioni di appena il 20% entro il 2020 è troppo debole sta aumentando il gap, mentre gli stati uniti, che non hanno ancora un piano credibile per raggiungere il loro pur debole obiettivo di riduzione delle emissioni, devono al più presto adottarne uno.”
per il wwf, i governi riuniti a durban possono fare importanti passi avanti per iniziare a colmare il “gigatonne gap”:
· devono sottoscrivere rigide regole che tengano conto delle emission reali, imponendo rigide regole all’uso dei permessi di emission derivanti dal primo periodo di impegni del protocollo kyoto;
· devono stabilire norme chiare sul doppio conteggio dei crediti derivanti dai meccanismi di compensazioni (cdm, ji, ecc.), rispetto sia agli obiettivi dei paesi sviluppati e sia agli impegni dei paesi in via di sviluppo, ed escludere quelle compensazioni che non producono reali riduzioni e non promuovono uno sviluppo sostenibile.
· devono raggiungere un accordo sulla necessità che le emissioni globali raggiungano il picco entro il 2015 e siano ridotte dell’80% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990.
· devono trovare un accordo su nuove e innovative fonti di finanziamento (per esempio un meccanismo internazionale per il trasporto marittimo e aereo internazionale) che possano aiutare a finanziare la riduzione delle emissioni e l’adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo.
· devono trovare un accordo su un secondo periodo di impegni nel quadro dell protocollo di kyoto e dare un mandato chiaro per un accordo globale legalmente vincolante, con una tabella di marcia che consenta un picco delle emissioni in tempi brevi, come ci suggerisce la comunità scientifica.

clicca qui per scaricare il rapporto unep-onu "bridging the gap" (1,8mb)

 

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Categorie: ecologia e ambiente, energia, fonti rinnovabili, salute, Scienza

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22 novembre 2011 - 22:22

energia. sorte benigna. il nuovo ministro del petrolio della libia è un dirigente dell'eni.

una strepitosa botta di fortuna.
numi benigni.
sorte favorevole.

oppure capacità negoziali strabilianti (non è la prima volta per l'eni).

nei fatti, il nuovo ministro del petrolio della libia è un dirigente libico dell'eni.

(ansa) - roma, 22 nov - anche abdul-rahman ben yezza, ex executive dell'eni, fa parte del nuovo governo libico, come annunciato nel ruolo di ministro del petrolio. lo si legge nella lista dei ministri del nuovo esecutivo del cnt pubblicata sul web. (ansa).
acc
22-nov-11 18:45 nnn

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Categorie: energia

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22 novembre 2011 - 15:57

scienza. energia. l'infn propone la fusione fredda "low cost". è la concorrenza, bebi.

anche nella ricerca scientifica arriva la concorrenza.
sui prezzi e sui costi, come in ogni altro mercato.

«perché la ricerca sull’e-cat deve costare a rossi 500mila euro, come richiesto dall’università di bologna, alla quale è stato dato l’incarico? possiamo farla noi per 10mila euro». 
francesco celani, fisico dell’istituto nazionale di fisica nucleare-infn di frascati, attraverso le pagine del mensile focus alimenta il dibattito sul nuovo strumento chiamato e-cat, un sistema per produrre calore basato su reazioni di fusione fredda, fenomeno che la scienza ufficiale non riconosce.
una scoperta che si rivelerebbe rivoluzionaria per il sistema di approvvigionamento dell'energia a livello mondiale.

«all’infn – dice celani, lanciando una proposta diretta all’ingegnere andrea rossi, inventore dell’apparecchio - abbiamo un sistema che presenta tutte le condizioni necessarie a garantire un test indipendente: è stato collaudato in molte situazioni e ha ricevuto l’approvazione di istituzioni come nasa e ames laboratory. darebbe misure incontrovertibili sul funzionamento dell’e-cat, a cui ci impegniamo di far seguire un report immediato».

da quando, all'inizio del 2011, ha presentato il suo generatore, rossi è al centro di interminabili polemiche perché, per proteggere la sua invenzione, non rivela l'esatta struttura dell'e-cat né consente che siano fatti test scientificamente rigorosi e inattaccabili.
a fine ottobre, a bologna, ha messo in funzione per alcune ore un impianto da 1 megawatt composto da 107 e-cat: era una dimostrazione a beneficio di un misterioso "cliente" che, a fine prova e attraverso un suo rappresentante, si è detto soddisfatto.

«l'impianto è venduto», ha detto in quell'occasione rossi.

ed è proprio rossi a rispondere, attraverso il sito web focus.it, alla proposta di celani, definita «interessante ma fuori tempo. lui infatti propone un test, mentre per noi quello del 6 ottobre è stato l'ultimo test pubblico di un modulo e-cat. per evitare fraintendimenti è necessario interpretare correttamente il mandato dell'università di bologna, il cui compito va ben oltre quello del semplice test. per questo lavoro che è innanzi tutto di ricerca e poi di sviluppo è previsto, per l'università, un impegno di due anni: capite bene che la differenza tra questo impegno e il test proposto dal dottor celani, per quanto possa essere rigoroso e completo, giustifica anche la grande differenza tra la spesa prospettata da celani e la somma concordata con l'università. somma che, tengo a sottolineare, è interamente finanziata da noi, senza alcun aiuto "pubblico" né di altri istituti di ricerca, né italiani né di altri paesi. non vedo – conclude a focus.it rossi - alcun vantaggio in un ulteriore test dell'e-cat, che, dal mio punto di vista, non deve più dimostrare "se" funziona».

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16 novembre 2011 - 19:01

appena l’1% del gettito delle imposte “ecologiche” va alla tutela dell’ambiente

secondo la recente elaborazione realizzata dalla cgia di mestre, appena l’1,1% delle imposte ambientali pagate dai cittadini e dalle imprese italiane all’erario e agli enti locali è destinato alla protezione dell’ambiente.
il restante 98,9% va a coprire altre voci di spesa.

di fronte a 41,29 miliardi di euro di gettito incassati nel 2009 (ultimo dato disponibile) dall’applicazione delle cosiddette imposte “ecologiche” sull’energia, sui trasporti e sulle attività inquinanti, soltanto 459 milioni di euro vanno a finanziare le spese per la protezione ambientale.

insomma, tutta quella sequenza di imposte spesso sconosciute che paghiamo quando facciamo il pieno alla nostra auto, quando paghiamo la bolletta della luce o del gas, il bollo dell’auto o l’assicurazione della nostra auto non vanno a sostenere le attività di salvaguardia ambientale per le quali sono state introdotte.

“questa anomalia tutta italiana – commenta il segretario della cgia di mestre, giuseppe bortolussi – è l’ennesima dimostrazione che il nostro sistema fiscale va completamente rivisto. in queste settimane abbiamo assistito a vere catastrofi ambientali in parte causate dalla mancanza di attività manutentive e di messa in sicurezza del nostro territorio. se di fronte a poco più di 41 miliardi di euro che vengono incassati ogni anno, il 99% finisce a coprire altre voci di spesa, non possiamo più denunciare che questi disastri avvengono anche perché non ci sono le risorse finanziarie disponibili per la tutela del nostro territorio. i soldi ci sono, peccato che ormai da quasi un ventennio finiscono altrove. con la beffa che ogni qualvolta subiamo un’alluvione ci ritroviamo a subire l’ennesimo aumento delle accise sulla benzina o una nuova tassa di scopo”.

la cgia sottolinea che la selva di tasse e imposte ambientali che grava sugli italiani è lunghissima.

i tre grandi capitoli su cui insistono le imposte “verdi” sono: energia, trasporti ed inquinamento.

le imposte sull’energia sono:

sovrimposta di confine sul gpl
sovrimposta di confine sugli oli minerali
imposta sugli oli minerali e derivati
imposta sui gas incondensabili
imposta addizionale sull'energia elettrica di comuni e province
imposta sull'energia elettrica
imposta sul gas metano
imposta consumi di carbone

le imposte sui trasporti sono:
pubblico registro automobilistico (pra)
imposta sulle assicurazioni rc auto
tasse automobilistiche a carico delle imprese
tasse automobilistiche a carico delle famiglie

le imposte sulle attività inquinanti:
tributo speciale discarica
tassa sulle emissioni di anidride solforosa e di ossidi di zolfo
tributo provinciale per la tutela ambientale
imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili
contributo sui prodotti fitosanitari e pesticidi pericolosi

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, energia, mobilità, rifiuti, trasporti

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16 novembre 2011 - 15:46

esclusivo. il testo del decreto romani+fitto sulle gare per le concessioni comunali del gas.

ieri raccontavo in queste pagine la storia stravagante della gara per la concessione della rete del metano a roma.

ora ho un'esclusiva.

ecco il decreto firmato sabato dai ministri paolo romani (sviluppo economico) e raffaele fitto (rapporti con le regioni) che, tramite regolamento, detta i criteri delle gare per la distribuzione del gas.

dopo la registrazione alla corte dei conti, questo decreto sarà pubblicato sulla gazzetta ufficiale.

questo regolamento interessa tutti i comuni italiani, sindaci, assessori, segretari comunali; interessa centinaia di aziende del gas che hanno la concessione in scadenza.

 

visto l’articolo 87 della costituzione;

visto il decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, recante norme comuni per il mercato interno del gas, ed in particolare gli articoli 14 e 15 sull’attività di distribuzione e il regime di transizione;

vista la legge 23 agosto 2004, n. 239, recante riordino del settore energetico, la quale stabilisce disposizioni per il settore energetico atte a garantire la tutela della concorrenza e dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, ed in particolare l’articolo 1, comma 2, lettera c) secondo cui le attività di distribuzione di gas sono attribuite in concessione secondo le disposizioni di legge;

visto il decreto legge 1° ottobre 2007, n. 159 convertito, con modificazioni, in legge 29 novembre 2007, n. 222, recante interventi urgenti in materia economico - finanziaria, per lo sviluppo e l’equità sociale, ed in particolare l’articolo 46 - bis, comma 1, che nell’ambito delle disposizioni in materia di concorrenza e qualità dei servizi essenziali nel settore della distribuzione del gas, stabilisce che con decreto dei ministri dello sviluppo economico e per i rapporti con le regioni, sentita la conferenza unificata e su parere dell’autorità per l’energia elettrica e il gas, sono individuati i criteri di gara e di valutazione dell’offerta per l’affidamento del servizio di distribuzione del gas previsto dall’articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, tenendo conto in materia adeguata, oltre che delle condizioni economiche offerte, e in particolare di quelle a vantaggio dei consumatori, degli standard qualitativi e di sicurezza del servizio, dei piani di investimento e di sviluppo delle reti e degli impianti;

visto il decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria;

vista la legge 23 luglio 2009, n. 99, recante disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia;

vista la legge 4 giugno 2010, n. 96 concernente disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'italia alle comunità europee - legge comunitaria 2009 e in particolare l’articolo 17, comma 4, che prevede che, nella predisposizione del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2009/73/ce del parlamento europeo e del consiglio, relativa a norme comuni per il mercato interno del gas naturale, il governo è tenuto a seguire il criterio direttivo di prevedere che, nella situazione a regime, al termine della durata delle nuove concessioni di distribuzione del gas naturale affidate ai sensi dell’articolo 14 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, i meccanismi di valorizzazione delle reti siano coerenti con i criteri posti alla base della definizione delle rispettive tariffe;

visto il decreto legislativo 1 giugno 2011, n. 93, recante, fra l’altro, attuazione della direttiva 2009/73/ce concernente il mercato interno del gas naturale, ed in particolare l’art. 24 che, tra l’altro, modifica l’art. 14 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164 per rendere la determinazione del valore di rimborso a regime congruente con la valorizzazione delle reti in base alla regolazione tariffaria, prevede che l’autorità per l’energia elettrica e il gas riconosca in tariffa l’ammortamento della differenza fra il valore di rimborso nel primo periodo, come determinato dal presente regolamento, e il valore delle immobilizzazioni nette, al netto dei contributi, determinato dalla regolazione tariffaria;

visto il decreto 19 gennaio 2011 del ministro dello sviluppo economico di concerto con il ministro per i rapporti con le regioni e la coesione territoriale, pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 31 marzo 2011 n. 74, sulla determinazione

degli ambiti territoriali nel settore della distribuzione del gas naturale;

considerato che, il presente provvedimento, contribuendo ad accelerare il processo dell’ampliamento dell’area di gestione del servizio di distribuzione del gas naturale rispetto alle attuali concessioni, è volto a rimuovere le barriere che

ostacolano lo sviluppo della concorrenza nel settore della vendita e a favorire lo sviluppo efficiente del servizio di distribuzione del gas naturale, promuovendo contemporaneamente l’incremento dei livelli di sicurezza e degli investimenti e la riduzione dei costi del servizio, a beneficio dei clienti finali;

considerato che, ai fini di un efficace e efficiente processo di affidamento del servizio di distribuzione per ambito territoriale, si ritiene indispensabile che gli enti locali appartenenti ad un ambito individuino un’amministrazione o un’organizzazione già istituita cui delegare l’espletamento della procedura di gara e che un’amministrazione, quale il comune capoluogo o la provincia, favorisca il processo di aggregazione dei numerosi enti locali appartenenti all’ambito;

ritenuto che, come richiesto in sede di conferenza unificata, l’amministrazione con funzione di stazione appaltante possa essere il comune capoluogo di provincia, qualora presente nell’ambito; mentre negli altri casi possa essere un comune capofila o la provincia o altro soggetto, come una società patrimoniale delle reti costituita ai sensi dell’articolo 113, comma 13, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, dove presente, e che la sua scelta debba essere

effettuata dai comuni dell’ambito;

ritenuto che la funzione di indirizzo e di programmazione di cui all’articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 23  maggio 2000, n.164 possa essere svolta dai singoli enti locali, fornendo alla stazione appaltante le informazioni sullo

stato dell’impianto e sulle esigenze di sviluppo della distribuzione del gas naturale nel territorio di riferimento;

ritenuto che, per una più efficace e ordinata gestione del servizio, è indispensabile un unico canale di comunicazione tra il gestore dell’impianto e gli enti locali e che quindi, la stazione appaltante, o altro soggetto individuato dai comuni appartenenti all’ambito, debba gestire il rapporto con l’impresa di distribuzione durante l’esercizio dell’impianto per delega degli enti locali concedenti, coadiuvata da un comitato di monitoraggio, costituito dai rappresentanti degli altri enti locali medesimi, coordinando così la vigilanza e il controllo dei vari enti locali sul rispetto degli impegni assunti dal gestore nel contratto di esercizio, nonché le esigenze di nuovi investimenti che possano insorgere nel tempo;

ritenuto che sia necessario prevedere una preferenza per lo scaglionamento delle gare, in considerazione della loro complessità;

ritenuto che l’ordine di priorità per le date di scadenza debba seguire un criterio oggettivo quale la media ponderale di scadenza “ope legis” delle concessioni in vigore per gli impianti di distribuzione appartenenti a ciascun ambito, pesata sul numero dei clienti; insieme ad un criterio di scaglionamento territoriale che eviti che la maggior parte degli ambiti di una stessa regione vada in gara nello stesso anno;

considerato che il decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 si applica automaticamente alle concessioni del servizio di distribuzione del gas naturale solo per gli articoli 216 e 30 e per la parte iv sul contenzioso, per cui le altre disposizioni

del medesimo decreto troveranno applicazione alla materia qui disciplinata solo laddove espressamente richiamate dal presente regolamento;

considerato che l’articolo 15, comma 5, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164 prevede che per gli affidamenti e le concessioni in essere, per i quali non è previsto un termine di scadenza o è previsto un termine che supera il periodo transitorio, è riconosciuto un rimborso, a carico del nuovo gestore, calcolato nel rispetto di quanto stabilito nelle convenzioni o nei contratti e, per quanto non desumibile dalla volontà delle parti, con i criteri di cui alle lettere a) e b) dell'articolo 24 del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 2578, ma che, tuttavia, tale previsione necessita di una metodologia applicativa dettagliata, nei casi in cui non sia già prevista nelle convenzioni o nei contratti, per evitare contenziosi sulla sua applicazione;

ritenuto che sia indispensabile ai fini della definizione dei criteri di gara e di valutazione dell’offerta, l’identificazione degli elementi necessari per la determinazione del valore di rimborso al gestore uscente sia nel primo periodo

transitorio che in quelli successivi, a regime, in conformità rispettivamente con gli articoli 15 comma 5 e 14 comma 8 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, in quanto tali valori costituiscono importanti parametri da introdurre nel bando di gara sia ai fini della concorrenza, sia ai fini della tutela dei diritti del gestore uscente;

considerato che l’articolo 30, comma 21, della legge 23 luglio 2009, n. 99 prevede una validità dei bolli metrici sui misuratori di gas con portata massima di 10 metri cubi/h pari a 15 anni, che le tubazioni in ghisa con giunti in piombo e

canapa sono obsolete in quanto l’autorità per l’energia elettrica e il gas, nella regolazione della qualità, prevede l’ obbligo della loro sostituzione o risanamento, che le tubazioni in acciaio senza protezione catodica si degradano in maniera accelerata, tanto che la medesima regolazione ha previsto un calendario con l’obbligo di messa in protezione catodica efficace di tali tubazioni;

considerato che le tariffe determinate dall’autorità per l’energia elettrica e il gas a partire dal 1° ottobre 2004 hanno riconosciuto quote annuali di ammortamento in linea con le vite utili ai fini regolatori;

considerato che l’articolo 30 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, applicabile alle concessioni nel gas ai sensi dell’articolo 216 del medesimo decreto legislativo, prevede che nella concessione di servizi la controprestazione a favore del concessionario consiste unicamente nel diritto di gestire funzionalmente e di sfruttare economicamente il servizio, e che un premio debba essere corrisposto dall’ente concedente, qualora il concessionario debba applicare tariffe più basse di quelle determinate per mantenere l’equilibrio economico-finanziario della gestione;

ritenuto, quindi, che gli oneri dovuti dal distributore agli enti locali concedenti e ai soggetti da loro delegati debbano coprire i costi effettivamente sostenuti e la remunerazione del capitale investito, qualora la rete sia di proprietà del comune stesso, mentre il concessionario debba essere valutato soprattutto sulle condizioni economiche a favore dei clienti finali, sui livelli di sicurezza e qualità con cui gestisce gli impianti e sulla bontà del piano di sviluppo degli impianti, contenente sia gli investimenti per espansione e potenziamento sia quelli per il mantenimento in efficienza degli impianti;

acquisito il parere dell’autorità per l’energia elettrica e il gas ai sensi dell’articolo 46 - bis, comma 1, della legge 29 novembre 2007, n. 222, concernente la conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 1° ottobre 2007, n. 159, acquisito con deliberazione 5 agosto 2010 – pas 17/10;

sentita la conferenza unificata, di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, nella seduta del 16 dicembre 2010;

udito il parere del consiglio di stato espresso dalla sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 30 agosto 2011;

vista la comunicazione al presidente del consiglio dei ministri effettuata con nota del 7 novembre 2011, protocollo n. 21704;

visto l’articolo 17, commi 3 e 4, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

 

emanano
il seguente regolamento

 

art.1

(definizioni)

1. ai fini del presente decreto si applicano le definizioni che seguono.

a) “ambito” è l’ambito territoriale minimo ai sensi dell’articolo 46-bis, comma 2, del decreto legge 1 ottobre 2007, n. 159, convertito con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222 e dell’articolo 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99.

b) “allegato 1” è l’allegato 1 “data limite entro cui la provincia, in assenza del comune capoluogo di provincia, convoca i comuni d’ambito per l’individuazione della stazione appaltante e da cui decorre il tempo per un eventuale intervento

della regione di cui all’articolo 3 del regolamento”, facente parte integrante del presente regolamento.

c) “allegato 2” è l’allegato 2 “bando di gara tipo”, facente parte integrante del presente regolamento.

d) “allegato 3” è l’allegato 3 “disciplinare di gara tipo”, facente parte integrante del presente regolamento.

e) “allegato 4” è l’allegato 4 “dati significativi di aggiudicazione della gara per il monitoraggio degli effetti del decreto”, facente parte integrante del presente regolamento.

f) “autorità” è l’autorità per l’energia elettrica e il gas.

g) “impianto con scadenza ope legis della concessione successiva alla gara” è un impianto di distribuzione avente una scadenza ope legis della concessione almeno un anno dopo la data di affidamento del servizio del primo impianto  dell’ambito al gestore aggiudicatario della gara d’ambito.

h) “primo periodo” è la situazione transitoria, caratterizzata dalla scadenza anticipata ope legis della concessione, a cui si applica l’articolo 15 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, fino al subentro del gestore aggiudicatario della prima gara d’ambito effettuata ai sensi dell’articolo 14 del medesimo decreto legislativo.

i) “regime” è la situazione, caratterizzata dalla scadenza dell’affidamento come prevista negli atti concessori, comunque non superiore a 12 anni dall’affidamento, al termine della durata delle concessioni affidate per la prima volta ai sensi dell’articolo 14 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164.

j) “scadenza naturale” è la scadenza dell’affidamento prevista nell’atto di concessione originario o nei successivi atti aggiuntivi, purché stipulati antecedentemente l’entrata in vigore del decreto legislativo 23 maggio 2000, n.164.

k) “scadenza ope legis” è la scadenza della concessione, anticipata rispetto alla scadenza naturale, prevista dall’articolo 15 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, come modificato dall’articolo 69 della legge 23 agosto 2004, n.239 e

dall’articolo 23 della legge 23 febbraio 2006, n. 51, di conversione in legge del decreto legge 30 dicembre 2005, n. 273.

l) “stato di consistenza” è l’insieme di documenti comprendente la cartografia, come definita nell’allegato alla deliberazione arg/gas 120/08 dell’autorità, e la descrizione delle reti e degli impianti afferenti il servizio di distribuzione di gas naturale, con evidenza dell’anno di realizzazione e delle loro caratteristiche costruttive, funzionali e conservative; in particolare per ogni tratto di rete dovrà essere registrato almeno l’anno di posa, il materiale e il diametro.

m)“stazione appaltante” è il soggetto che, su delega degli enti locali concedenti appartenenti all’ambito, ha la responsabilità di bandire, gestire e aggiudicare la gara di affidamento del servizio di distribuzione in tutti i comuni dell’ambito.

n) “valore annuo del servizio” è la somma dei vincoli ai ricavi approvati dall’autorità attribuibili a tutti gli impianti di distribuzione dei singoli comuni dell’ambito, inclusi quelli con scadenza ope legis della concessione successiva alla data di affidamento del servizio del primo impianto.

o) per quanto non diversamente disposto dal presente regolamento si applicano le definizioni in materia di attività di distribuzione di cui alle pertinenti delibere dell’autorità per l’energia elettrica e il gas.

 

art. 2

(soggetto che gestisce la gara)

1. gli enti locali concedenti appartenenti a ciascun ambito demandano al comune capoluogo di provincia il ruolo di stazione appaltante per la gestione della gara per l’affidamento del servizio di distribuzione del gas naturale in forma associata secondo la normativa vigente in materia di enti locali, ferma restando la possibilità di demandare in alternativa tale ruolo a una società di patrimonio delle reti, costituita ai sensi dell’articolo 113, comma 13, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ove presente. nel caso in cui il comune capoluogo di provincia non appartenga all’ambito, i sopra citati enti locali individuano un comune capofila, o la provincia, o un altro soggetto già istituito, quale una società di patrimonio delle reti, al quale demandare il ruolo di stazione appaltante.

2. il comune capoluogo di provincia, qualora appartenente all’ambito, o la provincia, negli altri casi, convoca, entro la data di cui all’allegato 1 per il primo periodo di applicazione, gli enti locali concedenti appartenenti all’ambito per gli adempimenti di cui al comma 1.

3. nel primo periodo di applicazione, decorsi 6 mesi dalla data di cui all’allegato 1 senza che si sia proceduto all’individuazione del soggetto di cui al secondo periodo del comma 1, il comune con il maggior numero di abitanti o la provincia competente trasmette alla regione una relazione sulla situazione e sulle attività svolte, per l’eventuale intervento di cui all’articolo 3. negli altri casi, il ruolo di stazione appaltante è svolto dal comune capoluogo di provincia.

4. la stazione appaltante prepara e pubblica il bando di gara e il disciplinare di gara, svolge e aggiudica la gara per delega degli enti locali concedenti.

5. salvo l’individuazione, da parte degli enti locali concedenti, di un diverso soggetto, sempre con le modalità di cui al comma 1, la stazione appaltante cura anche ogni rapporto con il gestore, in particolare svolge la funzione di controparte del contratto di servizio, per delega espressa degli enti locali concedenti, ed è coadiuvata, nella funzione di vigilanza e controllo, da un comitato di monitoraggio costituito dai rappresentanti degli enti locali concedenti appartenenti all’ambito, per un massimo di 15 membri.

6. entro 6 mesi dall’individuazione della stazione appaltante, gli enti locali concedenti forniscono alla stazione appaltante medesima la documentazione necessaria alla preparazione del bando di gara. l’ente locale concedente può delegare la stazione appaltante per il reperimento diretto delle informazioni presso il gestore uscente.

7. in caso di gravi e reiterate inadempienze al contratto di servizio, il soggetto di cui al comma 5, previa determinazione che può essere assunta dalla maggioranza dei comuni appartenenti all’ambito, ponderata in funzione del numero delle utenze gas servite in ciascun comune, dispone la risoluzione del contratto di affidamento al gestore dell’ambito. inadempienze al contratto di servizio nel rispetto del piano di sviluppo degli impianti o inadempienze gestionali nel singolo comune sono oggetto di penalità, come previsto nell’articolo 15, comma 7.

 

art. 3

(intervento della regione)

1. nel primo periodo di applicazione, qualora, trascorsi 7 mesi dal termine fissato nell’allegato 1, gli enti locali concedenti non abbiano identificato la stazione appaltante, di cui all’articolo 2, comma 1, secondo periodo, o qualora, nel caso di presenza nell’ambito del comune capoluogo di provincia, trascorsi 15 mesi o, negli altri casi, 18 mesi dal termine fissato nell’allegato 1, la stazione appaltante non abbia pubblicato il bando di gara, la regione con competenza sull’ambito, previa diffida ai soggetti inadempienti contenente un termine perentorio a provvedere, avvia la procedura di gara ai sensi dell’articolo 14, comma 7, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164.

2. a regime valgono i termini e le modalità indicate nell’articolo 14 , comma 7, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, per l’intero ambito.

 

art. 4

(obblighi informativi dei gestori)

1. i gestori hanno l’obbligo di fornire all’ente locale concedente:

a. lo stato di consistenza dell’impianto di distribuzione del gas naturale con indicazione dei tratti di condotte in acciaio non protetti catodicamente e della proprietà dei singoli tratti di rete, ivi compresi i componenti situati nel territorio comunale in esame che hanno impatto su impianti di distribuzione appartenenti a diversi comuni;

b. il protocollo di comunicazione delle apparecchiature installate per lo svolgimento dell’attività di misura;

c. le informazioni sulle obbligazioni finanziarie in essere relative agli investimenti realizzati nel precedente periodo di affidamento e sui contratti pubblici e privati relativi allo svolgimento del servizio di distribuzione e connessi alla proprietà degli impianti, quali servitù e concessioni di attraversamento;

d. la relazione sullo stato dell’impianto di distribuzione, con indicazione delle zone con maggiore carenza strutturale e dei dati di ricerca fughe degli ultimi tre anni, evidenziati per tipologia di impianto e per modalità di individuazione della fuga;

e. il numero di punti di riconsegna e i volumi distribuiti riferiti ai tre anni precedenti, oltre che alle caratteristiche medie degli allacciamenti;

f. il costo riconosciuto di località e la tariffa di riferimento definiti dall’autorità, mettendo a disposizione su formato elettronico i dati delle schede contenenti tutti i dati rilevanti per il calcolo delle tariffe (schede località), in particolare i dati dei costi di capitale e ammortamenti segmentati per tipologia di cespite e località e ripartiti per soggetto proprietario e con indicazione se i dati sono approvati dall’autorità o meno, e i contributi pubblici in conto capitale e i contributi privati relativi ai cespiti di località;

g. le informazioni sul personale addetto alla gestione locale dell’impianto, in forma anonima, con riferimento, in particolare, all’anzianità di servizio, al livello di inquadramento, alla qualifica, allo retribuzione annua lorda, all’eventuale tfr maturato, oltre alla data in cui l’addetto è stato assegnato alla gestione locale dell’impianto di distribuzione; analoghe informazioni sulla quota parte del personale che svolge funzioni centrali con obbligo di assunzione da parte del gestore subentrante, sono fornite alla stazione appaltante, specificando anche la sede di lavoro, il numero dei punti di riconsegna gestiti dall’impresa nell’ambito oggetto di gara, il numero totale di punti di riconsegna gestiti dalla medesima impresa a livello nazionale e il numero totale di propri dipendenti che svolgono funzioni centrali.

2. i gestori degli impianti con scadenza ope legis della concessione successiva alla gara, oltre alle informazioni di cui al comma 1, sono tenuti a presentare il piano di sviluppo degli impianti gestiti, relativamente all’attuazione degli obblighi previsti in concessione, per l’intero periodo residuo di concessione. per i medesimi impianti, il gestore è tenuto a fornire annualmente all’ente locale concedente lo stato di attuazione del piano di sviluppo degli impianti con giustificazione degli scostamenti e con l’aggiornamento del medesimo piano per il periodo residuo di concessione.

3. i dati di cui al comma 1 sono forniti entro un termine di 60 giorni dalla richiesta dell’ente locale concedente, termine prorogabile di altri 30 giorni dall’ente locale medesimo in casi di particolare complessità.

4. l’ente locale concedente, entro 60 giorni dal ricevimento dello stato di consistenza, anche previo accesso all’impianto, o dal ricevimento di altre informazioni di cui ai commi 1 e 2 può comunicare al concessionario le eventuali osservazioni e proposte di rettifica a cui il gestore è tenuto a rispondere entro 30 giorni.

5. in caso di mancata fornitura dello stato di consistenza entro i termini di cui al comma 3 si applica l’art.10 del dpr 4 ottobre 1986, n. 902.

6. ferma restando la disciplina in tema di risarcimento del danno ingiusto, il rifiuto del gestore uscente a fornire i dati necessari per l’effettuazione della gara, di cui al comma 1, o il loro ritardo nel fornirli, trascorso il termine perentorio indicato tramite una procedura di messa in mora, può costituire motivo per la richiesta di risarcimento danni conseguenti al ritardo nella effettuazione della gara d’ambito.

7. i dati sullo stato di consistenza sono forniti in supporto informatico secondo un formato stabilito dall’autorità entro 180 giorni dall’entrata in vigore del presente regolamento. l’autorità nel proprio provvedimento stabilisce la data entro cui entra in vigore l’obbligo di utilizzare il formato individuato. fino alla data di utilizzo obbligatorio del formato unico il gestore uscente fornisce lo stato di consistenza in formato cartaceo, unitamente ad un foglio elettronico contenente i dati più significativi della rete e degli impianti necessari alla determinazione del valore di rimborso e alla compilazione delle informazioni dell’allegato b al bando di gara tipo di cui all’allegato 2 del presente decreto, secondo schede tecniche redatte dall’autorità, entro 90 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto.

8. il gestore uscente ha l’obbligo di permettere l’accesso al proprio impianto ai rappresentanti dell’ente locale concedente, o di un suo delegato, e ai concorrenti partecipanti alla gara di ambito per la verifica dello stato di conservazione dell’impianto medesimo.

9. il gestore uscente ha l’obbligo di rendere disponibile al gestore subentrante la banca dati dei punti di riconsegna, le fonti contabili obbligatorie e i dati relativi alla gestione in corso d’anno necessari per gli adempimenti previsti dalla regolazione a carico del gestore subentrante, quali la rendicontazione annuale dei dati delle qualità e della sicurezza.

 

art. 5

(rimborso al gestore uscente nel primo periodo)

1. il valore di rimborso ai titolari degli affidamenti e concessioni cessanti, per i quali è previsto un termine di scadenza naturale non posteriore alla data di cessazione del servizio prevista nel bando di gara del nuovo affidamento, viene calcolato in base a quanto stabilito dalle convenzioni o dai contratti alla scadenza naturale dell’affidamento.

2. il valore di rimborso ai titolari degli affidamenti e concessioni cessanti, per i quali non è previsto un termine di scadenza o è previsto un termine di scadenza naturale che supera la data di cessazione del servizio prevista nel bando di gara del nuovo affidamento, viene calcolato in base a quanto stabilito nelle convenzioni o nei contratti, conformemente a quanto previsto nell’articolo 15, comma 5, del decreto  legislativo 23 maggio 2000, n.164 e sue modificazioni, in particolare per i casi di cessazione anticipata del contratto rispetto alla scadenza naturale.

3. nel caso in cui la metodologia di calcolo del valore di rimborso ai titolari di cui al comma 2 non sia desumibile dai documenti contrattuali, incluso il caso in cui sia genericamente indicato che il valore di rimborso debba essere a prezzi di mercato, si applicano i criteri di cui alle lettere a) e b) dell’articolo 24, comma 4, del regio decreto 15 ottobre 1925 n. 2578, con le modalità specificate nei commi da 5 a 13, limitatamente alla porzione di impianto di proprietà del gestore, che, alla scadenza naturale dell’affidamento, non sia prevista essere trasferita in devoluzione gratuita all’ente locale concedente.

4. nel caso in cui le convenzioni o i contratti contengano la metodologia generale di calcolo, ma non prevedano uno o più dettagli applicativi, si applica il comma o i commi pertinenti tra quelli da 5 a 13 per la determinazione degli elementi applicativi mancanti, mentre per gli altri parametri si considerano i dati e le modalità desumibili dai documenti contrattuali. ciò vale anche nel caso di cui al comma 1, qualora la modalità di rimborso alla scadenza naturale dell’affidamento prevista nella convenzione o nel contratto faccia riferimento all’articolo 24, comma 4 del regio decreto 15 ottobre 1925 n. 2578.

5. il valore industriale della parte di impianto di proprietà del gestore uscente di cui alla lettera a) dell’articolo 24, comma 4, del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 2578 è pari al costo che dovrebbe essere sostenuto per la sua ricostruzione a nuovo, decurtato del valore del degrado fisico di cui al comma 10, includendo anche le immobilizzazioni in corso come risultano dai libri contabili.

6. il costo per la ricostruzione a nuovo di cui al comma 5 è calcolato partendo dallo stato di consistenza dell’impianto, applicando il prezzario contenuto nei documenti contrattuali, qualora esplicitamente previsto, unitamente ad un meccanismo di indicizzazione, per la valorizzazione dell’impianto in caso di cessazione anticipata del contratto, ed aggiungendo gli oneri generali di cui al comma 9, qualora non siano già contenuti nel prezzario utilizzato. per gli impianti oggetto di finanziamenti pubblici realizzati dopo l’anno 2000, il costo per la ricostruzione a nuovo è calcolato

sulla base dei costi effettivamente sostenuti, aggiornati con il deflatore degli investimenti fissi lordi, se le condizioni di posa e di accessibilità non si sono modificate.

7. qualora i documenti contrattuali non contengano il prezzario di cui al comma 6, si utilizzano i prezzari per lavori edili e per installazione di impianti tecnologici della camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura della provincia dell’ambito, o, in assenza di questi, gli analoghi prezzari regionali. per il valore di acquisto dei componenti specifici della distribuzione gas, come impianti principali e secondari di regolazione e misura, gruppi di misura gas, impianti di protezione catodica, qualora non desumibili dai prezzari indicati, si utilizza il prezzario emanato dall’autorità per la valutazione degli investimenti e, in sua mancanza, i valori di mercato come risultano dalle offerte più recenti.

8. nell’applicazione del prezzario di cui ai commi 6 e 7, in particolare per la rete, si considerano:

a. eventuali pezzi speciali o opere particolari, quali sovra e sottopassi in corrispondenza delle interferenze con altri sottoservizi;

b. le modalità di posa che tengano conto della tipologia delle condizioni morfologiche del suolo e sottosuolo, della loro accessibilità e di eventuali particolari prescrizioni realizzative;

c. la tipologia dei ripristini delle superfici interessate dalla posa, sempre considerando l’accessibilità dei luoghi di posa.

9. per tener conto degli oneri amministrativi per autorizzazioni, per la progettazione, per la direzione lavori e per i collaudi e delle spese generali, si incrementa il valore, ottenuto come previsto nei commi 6 e 7, di un fattore pari a 13%, valore minimo di cui all’articolo 34, comma 2.c, del dpr 21 dicembre 1999, n. 554, regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici, purché i costi effettivamente sostenuti o il prezzario utilizzato non tengano già conto di tali oneri.

10. il valore del degrado fisico è determinato considerando durate utili degli impianti come specificate nei documenti contrattuali o, in assenza di indicazioni, considerando fino al 30 settembre 2004 durate utili come riportate nella tabella 1 di cui all’allegato a, facente parte integrante del presente regolamento, e dal 1° ottobre 2004 le vite utili ai fini regolatori contenute nel testo unico della regolazione tariffaria allegato alla deliberazione arg/gas 159/08 dell’autorità, e tenendo conto dell’anno di installazione dei componenti e di realizzazione dei singoli tratti di rete come risulta dallo stato di consistenza. qualora lo stato di consistenza non riporti la data di realizzazione dei componenti o delle condotte e questa non sia desumibile da documenti amministrativi o altri riferimenti, la data da assumere per le valutazioni del valore residuo deve essere coerente con i dati presentati all’autorità ai fini della determinazione delle tariffe, o, in loro mancanza, è calcolata sulla base del rapporto tra fondo di ammortamento e valore del cespite riportato in bilancio, opportunamente rettificato da eventuali operazioni straordinarie, moltiplicato per la durata utile del cespite.

11. il valore di rimborso al gestore uscente è ottenuto deducendo dal valore industriale di cui al comma 5 le anticipazioni e sussidi concessi dai comuni e da altri finanziatori pubblici e aggiungendo eventuali premi pagati agli enti locali concedenti, valutati con le modalità di cui ai commi 12 e 13.

12. i valori da detrarre per le anticipazioni e sussidi concessi dai comuni e da altri finanziatori pubblici sono, al netto di eventuali imposte pagate direttamente connesse con tali anticipazioni e sussidi e quindi escludendo l’ires, rivalutati applicando il deflatore degli investimenti fissi lordi utilizzato nella regolazione tariffaria. i valori si calcolano applicando le formule dell’articolo 16, commi 16.3, 16.4 e 16.5, del testo unico della regolazione delle tariffe dei servizi di distribuzione e misura del gas per il periodo di regolazione 2009-2012, emanato con deliberazione arg/gas 159/08, limitatamente alla parte relativa ai contributi pubblici ed assumendo le durate utili dei cespiti a cui si riferiscono, di cui al comma 10. tutti i contributi in detrazione, a prescindere dall’anno in cui sono stati ricevuti, non sono comunque degradati dopo l’anno 2008, in coerenza col trattamento nella regolazione tariffaria.

13. nel caso in cui il gestore abbia versato, prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo 23 maggio 2000, n.164, un premio all’ente locale concedente per l’affidamento, la prosecuzione o il rinnovo della gestione con una scadenza naturale che supera la data di effettiva cessazione del servizio, il valore di rimborso include anche le quote residue del premio versato, calcolate rivalutando i premi con l’applicazione del deflatore degli investimenti fissi lordi utilizzato nella regolazione tariffaria e degradandoli considerando una durata utile pari alla differenza fra la data di scadenza naturale della concessione e l’anno di versamento del premio.

14. qualora la concessione preveda, alla sua scadenza naturale, la devoluzione gratuita all’ente locale concedente di una porzione di impianto e la data di scadenza naturale superi la data di effettiva cessazione del servizio, il valore di rimborso al gestore uscente di tale porzione di impianto è valutato:

a. secondo quanto desumibile dal contratto o concessione in caso di cessazione anticipata del contratto; in particolare, nel caso di riferimento al regio decreto 15 ottobre 1925, n. 2578, valgono i commi pertinenti tra quelli da 5 a 13, per gli elementi applicativi mancanti; resta sempre esclusa la valutazione del mancato profitto derivante dalla conclusione anticipata del rapporto di gestione;

b. nel caso in cui le modalità per la cessazione anticipata del contratto non siano desumibili nelle convenzioni o nei contratti, valgono i commi da 5 a 9 e da 11 a 13, considerando, per il calcolo del valore del degrado fisico, una durata utile convenzionale pari alla differenza fra la data di scadenza naturale della concessione e la data di realizzazione dell’investimento, qualora tale differenza sia inferiore alla presunta durata utile della tipologia di cespite di cui al comma 10.

il valore di rimborso relativo alla porzione di impianto per cui la concessione non prevede la devoluzione gratuita viene determinato seguendo i commi pertinenti da 1 a 13. qualora il valore di rimborso al gestore uscente supera di oltre il 25% il valore delle immobilizzazioni nette di località, al netto dei contributi pubblici in conto capitale e dei contributi privati relativi ai cespiti di località, riconosciuto dalla regolazione tariffaria, l’ente locale concedente trasmette le relative valutazioni di dettaglio all’autorità. eventuali osservazioni dell’autorità sull’applicazione delle previsioni contenute nel presente regolamento al valore di rimborso sono rese pubbliche.

15. il gestore subentrante acquisisce la disponibilità dell’impianto dalla data in cui esegue il pagamento, al gestore uscente, del valore di rimborso residuo dell’impianto e subentra in eventuali obbligazioni finanziarie, o ne paga il relativo valore residuo, in conformità con l’articolo 14, comma 9, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n.164, e, se applicabile, in cui l’ente locale concedente esegue il pagamento al gestore uscente del valore di rimborso per la porzione di impianto a cui è applicabile il comma 14.

16. qualora, trascorso il periodo di tempo disponibile per emettere il bando di gara d’ambito, si manifesti un disaccordo tra l’ente locale concedente e il gestore uscente con riferimento alla determinazione del valore di rimborso del gestore uscente, il bando di gara riporta, per l’impianto oggetto del disaccordo e soggetto a passaggio di proprietà al gestore subentrante, oltre alla stima dell’ente locale concedente e la stima del gestore uscente, un valore di riferimento da utilizzare ai fini della gara, in particolare per la verifica dei requisiti di partecipazione e della valutazione delle offerte, determinato come il più grande fra i seguenti valori:

a. la stima dell’ente locale concedente;

b. il valore delle immobilizzazioni nette di località, al netto dei contributi pubblici in conto capitale e dei contributi privati relativi ai cespiti di località, riconosciuto dal sistema tariffario.

il gestore subentrante versa al gestore uscente il valore di riferimento, previsto nel bando di gara all’atto del passaggio di proprietà dell’impianto. l’eventuale differenza tra il valore accertato in esito alla definitiva risoluzione del contenzioso e quello di riferimento versato dal gestore subentrante è regolata fra il gestore entrante e il gestore uscente.

 

art. 6

(rimborso al gestore uscente a regime)

1. nei periodi successivi al primo, il rimborso al gestore uscente è valutato come previsto nell’articolo 14, comma 8, del decreto legislativo 23 maggio, 2000, n. 164 e sue modificazioni.

 

art. 7

(proprietà degli impianti)

1. nel caso in cui la concessione preveda a fine affidamento la devoluzione gratuita di una porzione di impianto, l’ente  locale concedente acquisisce la proprietà di tale porzione di impianto se:

a. alla data di cessazione effettiva dell’affidamento si è raggiunta la scadenza naturale del contratto;

b. o si è nelle condizioni previste nell’articolo 5, comma 14, lettera b), previo pagamento, da parte dell’ente locale, del valore di rimborso al gestore uscente ivi determinato.

2. nei casi differenti da quelli del comma 1 e di quelli in cui la proprietà dell’impianto era già dell’ente locale concedente o di una società patrimoniale delle reti, il gestore uscente cede la proprietà della propria porzione di impianto al gestore subentrante, previo pagamento da parte di questo ultimo del valore di rimborso di cui all’articolo

5 o 6. il gestore subentrante mantiene la proprietà di tale porzione per la durata dell’affidamento, con il vincolo di farla rientrare nella piena disponibilità funzionale dell’ente locale concedente alla fine del periodo di affidamento, nel rispetto di quanto previsto dal presente regolamento e dal contratto di servizio.

 

art. 8

(oneri da riconoscere all’ente locale concedente e ai proprietari di impianti)

1. il gestore aggiudicatario della gara corrisponde alla stazione appaltante un corrispettivo una tantum per la copertura degli oneri della gara, ivi inclusi gli oneri di funzionamento della commissione di gara di cui all’articolo 11. i criteri per  la definizione del corrispettivo sono definiti dall’autorità entro 90 giorni dall’entrata in vigore del presente regolamento.

2. il gestore corrisponde annualmente al soggetto di cui all’articolo 2, comma 5, un corrispettivo pari all’1% della somma della remunerazione del capitale di località relativi ai servizi di distribuzione e misura e della relativa quota di ammortamento annuale, a titolo di rimborso forfettario degli oneri sostenuti dal soggetto medesimo e dagli enti locali concedenti per lo svolgimento delle attività di controllo e vigilanza sulla conduzione del servizio.

3. il gestore corrisponde annualmente agli enti locali e alle società patrimoniali delle reti che risultino proprietarie di una parte degli impianti dell’ambito la remunerazione del relativo capitale investito netto che l’autorità riconosce ai fini tariffari sulla base dei dati relativi alla parte di impianto di loro proprietà, che i proprietari stessi devono fornire al  gestore, da inserire nella proposta tariffaria all’autorità e a condizione che tale parte concorra quindi effettivamente all’ammontare del capitale investito netto di località riconosciuto dall’autorità.

4. il gestore corrisponde annualmente agli enti locali una quota parte della remunerazione del capitale di località relativo ai servizi di distribuzione e misura, relativa al proprio territorio comunale sia nel caso in cui la rete sia di proprietà dell’ente locale sia nel caso in cui sia di proprietà del gestore, nonché della relativa quota di ammortamento annuale di cui all’articolo 13, comma 1, lettera d), fino al 5%, come risultato dell’esito della gara.

5. il gestore è tenuto al pagamento della tassa e/o canone di occupazione del suolo e sottosuolo della porzione di impianto di sua proprietà, a meno che la concessione preveda la devoluzione gratuita all’ente locale alla sua scadenza.

6. il gestore è tenuto ad effettuare gli interventi di efficienza energetica di cui all’articolo 13, comma 1, lettera e), come risultato dell’esito di gara; il valore dei relativi titoli di efficienza energetica è corrisposto agli enti locali concedenti, in proporzione al gas distribuito in ciascun comune nell’anno precedente. ciascun anno il gestore anticipa agli enti locali concedenti una somma pari al valore dei titoli di efficienza degli interventi su cui si è impegnato in sede di gara per l’anno in corso, valutati secondo il prezzo unitario previsto dall’autorità nell’anno precedente. qualora l’anno successivo, quando i titoli diventano negoziabili, il prezzo unitario del titolo stabilito dall’autorità aumenti, il gestore versa il conguaglio agli enti locali concedenti; nessun  aggiustamento è dovuto nel caso in cui il prezzo unitario diminuisca. a fronte di tali versamenti, i titoli sono di proprietà del gestore.

 

art. 9

(bando di gara e disciplinare di gara)

1. la stazione appaltante predispone e pubblica il bando di gara e il disciplinare di gara attenendosi agli schemi e alle indicazioni del bando di gara tipo e il disciplinare di gara tipo di cui, rispettivamente, agli allegati 2 e 3. eventuali scostamenti dal bando di gara tipo e dal disciplinare di gara tipo, nonché la scelta dei punteggi utilizzati nei criteri di valutazione della gara, devono essere giustificati in una apposita nota.

2. la stazione appaltante invia il bando di gara e il disciplinare di gara all’autorità, insieme alla nota giustificativa di cui al comma 1. l’autorità può inviare entro 30 giorni proprie osservazioni alla stazione appaltante.

3. al fine di uniformare la preparazione dei documenti guida per gli interventi di estensione, manutenzione e potenziamento da allegare al bando di gara, la stazione appaltante prepara le linee guida programmatiche d’ambito con le condizioni minime di sviluppo, differenziate, se necessario, rispetto al grado di metanizzazione raggiunto nel comune, alla vetustà dell’impianto, all’espansione territoriale e alle caratteristiche territoriali, in particolare alla prevalenza orografica e alla densità abitativa. le condizioni minime di sviluppo e gli interventi contenuti nelle linee guida programmatiche d’ambito devono essere tali da consentire l’equilibrio economico e finanziario del gestore e devono essere giustificati da un’analisi dei benefici per i consumatori rispetto ai costi da sostenere. le condizioni minime di sviluppo possono comprendere:

a. la densità minima di nuovi punti di riconsegna per chilometro di rete, in nuove aree, che rendono obbligatorio lo sviluppo dell’impianto di distribuzione (estensione di rete e eventualmente potenziamento della rete esistente);

b. il volume di gas distribuito per chilometro di rete, che, in seguito a incrementi sulle reti esistenti, rende obbligatorio il potenziamento dell’impianto di distribuzione;

c. gli interventi per la sicurezza e per l’ammodernamento degli impianti come previsti dalla regolazione, quale la sostituzione o risanamento delle tubazioni in ghisa con giunti in piombo e canapa, la messa in protezione catodica efficace delle condotte in acciaio, la introduzione dei misuratori elettronici;

d. la vita residua media ponderata dell’impianto, al di sotto della quale, qualora si superi anche un valore limite del tasso di dispersione per km di rete, è obbligatoria la sostituzione di alcuni tratti di rete e/o impianti.

4. ciascun ente locale concedente fornisce gli elementi programmatici di sviluppo del proprio territorio nel periodo di durata dell’affidamento e lo stato del proprio impianto di distribuzione, in modo che la stazione appaltante, in collaborazione con gli enti locali concedenti interessati dal medesimo impianto, possa, in conformità con le linee guida programmatiche d’ambito, preparare il documento guida per gli interventi di estensione, manutenzione e potenziamento nei singoli comuni, in base a cui i concorrenti redigono il piano di sviluppo dell’impianto di cui all’articolo 15.

in particolare il documento guida contiene:

a. gli interventi di massima di estensione della rete ritenuti compatibili con lo sviluppo territoriale del comune e con il periodo di affidamento;

 b. le zone con eventuali problematiche di fornitura che necessitano di interventi di potenziamento della rete, anche in funzione della potenziale acquisizione di nuove utenze in base al grado di metanizzazione della zona e dei piani urbanistici comunali;

c. la relazione sullo stato dell’impianto, con indicazione delle zone con maggiore carenza strutturale, supportata dai dati di ricerca fughe degli ultimi tre anni per tipologia di impianti e per modalità di individuazione della fuga, necessari ad identificare eventuali priorità negli interventi di sostituzione.

5. il bando di gara è unico per ciascun ambito ed è costituito dalla parte generale, con le informazioni dettagliate per la partecipazione alla gara e informazioni di massima per la sua gestione, nonché gli oneri da riconoscere una tantum ed annualmente alla stazione appaltante, la cauzione provvisoria per i partecipanti alla gara e la cauzione definitiva da produrre in caso di aggiudicazione, all’atto della stipula del contratto di servizio, e da una serie di allegati contenente le informazioni specifiche per ogni comune appartenente all’ambito.

6. le informazioni specifiche per ogni comune, contenute negli allegati di cui al comma 5, sono le seguenti:

a. i dati dell’impianto di distribuzione, costituiti da un sommario dei dati più significativi della rete e degli impianti, e dallo stato di consistenza diviso per proprietario, dal numero dei punti di riconsegna articolato per tipologia di utenza e da una loro ipotesi di tasso di crescita annua sulla rete esistente e dai volumi distribuiti;

b. i valori delle immobilizzazioni lorde e nette, valutati con il metodo del costo storico rivalutato e utilizzati nel calcolo del vincolo dei ricavi in base alla regolazione tariffaria, articolati per tipologia di cespite e ripartiti per soggetto proprietario, e le corrispondenti vite utili ai fini tariffari, oltre i contributi pubblici in conto capitale e i contributi privati relativi ai cespiti di località. in particolare devono essere disponibili su formato elettronico le schede con tutti i dati rilevanti per il calcolo delle tariffe con riferimento all’ultimo anno tariffario, oltre i dati sugli investimenti realizzati successivamente;

c. il documento guida per gli interventi di estensione, manutenzione e potenziamento di cui al comma 4;

d. l’eventuale valore di rimborso da riconoscere al gestore uscente, le obbligazioni finanziarie in essere relative agli investimenti realizzati nel precedente periodo di affidamento e i contratti pubblici e privati dei gestori uscenti, relativi allo svolgimento del servizio di distribuzione e connessi con la proprietà degli impianti, quali servitù e concessioni di attraversamento;

e. in presenza di enti locali concedenti proprietari o di società patrimoniali delle reti, gli oneri annuali di cui all’articolo 8, comma 3;  

f. le informazioni sul personale di cui all’articolo 4 comma 1, lettera g);

g. per gli impianti con scadenza ope legis della concessione successiva alla gara:

i. la data di subentro;

ii. i contratti di concessione in vigore e i piani di sviluppo degli impianti gestiti, relativamente agli obblighi previsti in concessione, per l’intero periodo residuo di concessione;

iii. oltre alle informazioni di cui ai punti precedenti al momento della pubblicazione del bando, anche le informazioni prevedibili al momento di trasferimento di gestione;

h. il regolamento comunale e provinciale per l’esecuzione dei lavori stradali;

i. l’entità della tassa o canone di occupazione del suolo e sottosuolo (tosap o cosap) comunale e provinciale, nonché i relativi regolamenti.

7. il bando di gara esplicita l’obbligo per il gestore di provvedere alla costruzione della rete nei comuni dell’ambito non ancora metanizzati, qualora durante il periodo di affidamento si rendano disponibili finanziamenti pubblici in conto capitale di almeno il 50% del valore complessivo dell’opera e gli interventi siano programmabili tre anni prima del termine di scadenza  dell’affidamento, anche se l’intervento non è previsto nel piano di sviluppo iniziale. eventuali interventi in condizioni differenti possono essere oggetto di negoziazione tra le parti.

8. il bando di gara riporta in allegato la bozza di contratto di servizio, preparato dalla stazione appaltante sulla base del contratto di servizio tipo, predisposto dall’autorità ed approvato dal ministro dello sviluppo economico, di cui all’articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n.164. il contratto di servizio è finalizzato, successivamente alla aggiudicazione della gara, con il piano di sviluppo degli impianti di cui all’articolo 15 e gli altri impegni assunti dall’impresa aggiudicataria in sede di offerta. ll contratto di servizio deve prevedere il diritto da parte del gestore di alienare eventuali beni di proprietà degli enti locali concedenti o della società patrimoniale delle reti qualora il piano di sviluppo degli impianti preveda la loro sostituzione.

9. il disciplinare di gara è unico per ambito e riporta i criteri di valutazione della gara e le informazioni dettagliate per la presentazione delle offerte.

10. tutti i documenti presentati dalle imprese concorrenti per la gara sono trasmessi con dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante di ciascun concorrente o partecipante ai raggruppamenti temporanei di imprese o consorzi, come precisato negli allegati 2 e 3.

 

art. 10

(requisiti per la partecipazione alla gara)

1. i soggetti partecipanti alla gara devono soddisfare le disposizioni dell’articolo 14, comma 5, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n.164. per la prima gara, indetta dopo il periodo transitorio di cui all’articolo 15, comma 7, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n.164 e sue modificazioni, si applicano le disposizioni dell’articolo 15, comma 10, del sopracitato decreto legislativo e dell’articolo 46-bis, comma 4-bis, della legge 29 novembre 2007, n. 222, concernente la conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 1° ottobre 2007, n. 159.

2. sono esclusi dalla partecipazione alla gara i soggetti che sono incorsi in una delle cause di esclusione di cui all’articolo 38 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, come da ultimo modificato dall’art.4, comma 2, lettera b) del decreto legge 13 maggio 2011, n. 70. non rientra nelle cause di esclusione automatica la applicazione di sanzioni da parte dell’autorità dell’energia elettrica e il gas.

3. non possono partecipare alla medesima gara concorrenti che si trovino, rispetto ad un altro partecipante alla medesima procedura di affidamento, in una situazione di controllo di cui all'articolo 2359 del codice civile o in una qualsiasi relazione, anche di fatto, se la situazione di controllo o la relazione comporti che le offerte sono imputabili ad un unico centro decisionale. e’ fatto anche divieto ai concorrenti di partecipare alla gara in più di un raggruppamento temporaneo o consorzio ordinario di concorrenti, ovvero di partecipare alla gara anche in forma individuale qualora partecipino in un raggruppamento temporaneo o consorzio ordinario di concorrenti.

4. i partecipanti alla gara devono essere in regola con l’assolvimento degli obblighi previsti dalle norme che disciplinano il diritto al lavoro di disabili di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68, devono dichiarare che non si sono avvalsi dei piani individuali di emersione del lavoro sommerso di cui alla legge 18 ottobre 2001, n.383 e al decreto legislativo 25 settembre 2002, n. 210 o che, qualora se ne siano avvalsi, i piani si sono conclusi, e dimostrare il possesso da almeno un anno di un adeguato codice etico.

5. i soggetti partecipanti alla gara devono possedere i seguenti requisiti di capacità economica e finanziaria:

a. un fatturato medio annuo nel triennio precedente all’indizione della gara, almeno pari al 50% del valore annuo del servizio oggetto di gara, da dimostrare con i dati di bilancio della società partecipante alla gara o con i dati del bilancio consolidato della sua controllante, relativi agli ultimi tre anni;

b. in alternativa, possedere garanzie finanziarie da due primari istituti di credito attestanti che l’impresa negli ultimi tre anni ha fatto fronte ai propri impegni e che ha la possibilità di accedere al credito per un valore pari o superiore alla somma del 50% del valore annuo del servizio oggetto di gara e del valore di rimborso ai gestori uscenti nell’ambito di gara, inclusi quelli relativi agli impianti con scadenza ope legis successiva alla gara.

6. i soggetti partecipanti alla gara devono possedere i seguenti requisiti di capacità tecnica:

a. iscrizione al registro delle imprese della camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura con capacità di operare nell’ambito dei servizi di distribuzione gas; oppure, per i soggetti aventi sede in uno stato dell’unione europea diverso dall’italia, analoga iscrizione in registri professionali di organismi equivalenti;

b. esperienza gestionale da dimostrare in base a:

b1. titolarità di concessioni di impianti di distribuzione del gas naturale per un numero complessivo di clienti pari almeno al 50% del numero di clienti effettivi dell’ambito oggetto della gara, da possedere al momento della partecipazione alla gara o precedentemente, purché in data non anteriore a 18 mesi dalla scadenza della presentazione della domanda di partecipazione alla gara. nella prima gara di ciascun ambito le imprese di distribuzione di gas naturale che alla data di entrata in vigore del presente regolamento sono titolari di concessioni che servono il 50% del numero di clienti effettivi dell’ambito oggetto di gara soddisfano il presente requisito;

b2. in alternativa al punto b1. rispetto di tutti e tre i seguenti requisiti:

b.2.1. titolarità di concessioni di impianti di distribuzione di gas naturale, da possedere non anteriormente a 36 mesi dalla scadenza della presentazione della domanda di partecipazione alla gara, o, da almeno 18 mesi dalla scadenza della presentazione della domanda di partecipazione alla gara,

titolarità di concessioni di impianti di distribuzione di gpl, oppure di miscela aria-propano, di energia elettrica, o di acqua o di reti urbane di teleriscaldamento nella prima gara di ciascun ambito le imprese di distribuzione di gas naturale che alla data di entrata in vigore del presente  regolamento sono titolari di concessioni di gas naturale soddisfano il presente requisito;

b.2.2. dimostrazione di avere, dal momento dell’affidamento del primo impianto, la capacità di gestire gli impianti di distribuzione gas dell’ambito oggetto di gara, fornendo in particolare la dimostrazione di:

b.2.2.1. disponibilità di strutture, mezzi e personale a livello manageriale per la gestione delle situazioni di emergenze gas (pronto intervento e incidenti gas);

 b.2.2.2. disponibilità di personale a livello manageriale e di funzione centrale, di strutture, quali sale controllo, di mezzi tecnici e di sistemi informativi adeguati a garantire il monitoraggio, il controllo e lo sviluppo della rete gas dell’ambito di gara e a gestire le operazioni previste dal codice di rete tipo di distribuzione gas approvato dall’autorità, quali l’allacciamento e l’attivazione di nuove utenze, il cambio di fornitore, gli altri servizi richiesti dall’utenza, l’allocazione del gas alle società di vendita e alle singole utenze, per un numero di clienti pari a quello dell’ambito oggetto di gara;

b.2.3. esperienza di almeno cinque anni nel settore gas e nella funzione specifica per i responsabili delle funzioni di ingegneria, vettoriamento, qualità del servizio e gestione operativa dell’impresa, risultante dai curriculum vitae allegati all’offerta;

c. possesso di certificazione di qualità aziendale uni iso 9001 conseguita nella gestione di infrastrutture a rete energetiche o idriche;

d. esperienza di operare in conformità con la regolazione di sicurezza, da dimostrare mediante predisposizione di procedure di gestione delle operazioni di sicurezza nel rispetto delle norme tecniche vigenti, come previste nell’articolo 32, comma 32.2, della regolazione della qualità dei servizi di distribuzione e misura del gas allegata alla deliberazione dell'autorità arg/gas 120/08 e s.m.i.

7. per i raggruppamenti temporanei di impresa e per i consorzi ordinari si applicano le disposizioni di cui all’articolo 37 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. i singoli partecipanti al raggruppamento devono possedere individualmente i requisiti di cui ai commi 1, 2, 3, 4, alle lettere a), c) e d) del comma 6. i requisiti di cui al comma 5 e alla lettera b) del comma 6 devono essere posseduti cumulativamente dalle imprese partecipanti al raggruppamento temporaneo o al consorzio, con l’obbligo per l’impresa mandataria di possedere tali requisiti in misura minima del 40%. nel caso di partecipazione di una nuova società di capitali costituita dalla partecipazione di differenti imprese, questa può far valere i requisiti di cui al comma 5 e alla lettera b) del comma 6 posseduti cumulativamente dalle imprese partecipanti alla medesima società.

8. i rappresentanti legali di un raggruppamento temporaneo di imprese o di un consorzio ordinario si devono impegnare, in caso di aggiudicazione della gara, a costituire, entro un mese dall’aggiudicazione medesima, un soggetto giuridico unitario avente la forma di società di capitali e ad adempiere solidalmente a tutti gli obblighi assunti dal nuovo soggetto. il nuovo soggetto sottoscrive il contratto di servizio. la capogruppo deve anche impegnarsi a far parte del nuovo soggetto per tutta la durata dell’affidamento del servizio e le mandanti per almeno 5 anni dal primo affidamento. qualora una impresa mandante ceda la propria partecipazione nel soggetto giuridico unitario, l’acquirente della partecipazione deve sottoporre preventivamente, al soggetto di cui all’articolo 2, comma 5, la documentazione attestante il possesso di requisiti di capacità economica e finanziaria e di capacità tecnica in misura non inferiore a quella detenuta dall’impresa cedente la partecipazione, che è stata utilizzata ai fini del rispetto dei requisiti di partecipazione alla gara del raggruppamento di imprese, di cui al comma 7. il soggetto di cui all’articolo 2, comma 5, può fare osservazioni entro 30 giorni dalla ricezione della documentazione relativa.

9. la stazione appaltante ha la facoltà di verificare il possesso dei requisiti in accordo a quanto previsto all’articolo 48 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.

10. il gestore subentrante è tenuto al rispetto degli obblighi sulla tutela all’occupazione del personale dei gestori uscenti di cui al decreto di cui all’articolo 28, comma 6, decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164.

 

art. 11

(commissione di gara)

1. la commissione di gara è composta da cinque esperti di comprovata esperienza nel campo della distribuzione gas o dei servizi pubblici locali.

2. i commissari, incluso il presidente, sono nominati dalla stazione appaltante.

3. la nomina dei commissari e la costituzione della commissione devono avvenire dopo la scadenza del termine fissato per la presentazione dell’offerta.

4. i commissari di cui al comma 2, oltre a soddisfare i requisiti di cui ai commi 6, 7 e 8, nei cinque anni precedenti la scadenza della presentazione della domanda di partecipazione alla gara, non devono essere stati pubblici amministratori o dipendenti degli enti locali appartenenti all’ambito di gara né della relativa provincia o regione; inoltre, in tale periodo, non devono aver avuto alcun rapporto di collaborazione con le suddette istituzioni, ad eccezione di eventuali partecipazioni a commissioni di gara.

5. i commissari sono scelti tra professionisti iscritti da almeno dieci anni negli albi professionali o laureati con almeno dieci anni di esperienza nel settore gas presso imprese e/o istituzioni o professori universitari di ruolo.

6. i commissari non devono essere in potenziale conflitto di interesse, e in particolare, oltre a soddisfare i requisiti di cui al comma 4, non devono aver svolto nel biennio precedente ne' possono svolgere alcun'altra funzione o incarico tecnico o amministrativo relativamente allo specifico contratto di affidamento.

 7. sono esclusi dalla nomina a commissario coloro che, in qualità di membri delle commissioni giudicatrici, abbiano concorso, con dolo o colpa grave, accertati in sede giurisdizionale con sentenza non sospesa, all'approvazione di atti dichiarati illegittimi.

8. si applicano ai commissari le cause di astensione previste dall'articolo 51 del codice di procedura civile.

 

art. 12

(criteri di aggiudicazione delle offerte)

1. l’aggiudicazione è effettuata con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa in base ai seguenti criteri:

a. condizioni economiche di cui all’articolo 13;

b. criteri di sicurezza e di qualità di cui all’articolo 14;

c. piani di sviluppo degli impianti di cui all’articolo 15.

2. il disciplinare di gara specifica dettagliatamente per ciascun criterio di valutazione i sub-criteri e i relativi punteggi, che possono essere modificati in base alle specificità della rete e alle esigenze locali, purché giustificati nella nota di cui all’articolo 9, comma 1. il disciplinare di gara tipo in allegato 3 fornisce indicazioni più dettagliate sui sub-criteri.

 

art. 13

(condizioni economiche)

1. le condizioni economiche oggetto di gara sono:

a. entità dello sconto tariffario rispetto alle tariffe previste dall’autorità, espressa come percentuale del valore massimo dello sconto. il valore massimo dello sconto è pari in ciascun anno alla somma di:

i. la quota annua di ammortamento, nella misura riconosciuta in tariffa, della differenza fra il valore complessivo di rimborso ai gestori uscenti e la somma delle immobilizzazioni nette di località appartenenti all’ambito, al netto dei contributi pubblici capitalizzati e dei contributi privati relativi ai cespiti di località, da ammortizzare nei 12 anni di durata dell’affidamento ed includendo in entrambi i parametri gli impianti con scadenza ope legis successiva alla gara;

ii. gli oneri annuali versati al soggetto di cui all’articolo 2 comma 5, previsti nell’articolo 8 comma 2, nella misura riconosciuta in tariffa;

b. sconto sui corrispettivi di prestazioni di servizi rispetto a corrispettivi di riferimento;

c. metri di rete per cliente per cui il distributore si impegna a realizzare, in comuni già metanizzati, estensioni successive non previste nel piano di sviluppo degli impianti, anche eventualmente differenziati per i comuni in condizioni di disagio, quali alcuni comuni montani, qualora gli enti locali e la stazione appaltante, in conformità con le linee guida programmatiche d’ambito, ne ravvisano la necessità;

d. percentuale della remunerazione del capitale di località relativo ai servizi di distribuzione e misura e della relativa quota di ammortamento annuale, a favore degli enti locali concedenti, con un tetto del 5%;

e. investimenti di efficienza energetica da effettuare nell’ambito gestito, addizionali rispetto agli obiettivi annuali del distributore previsti dall’articolo 5, comma 1, del decreto ministeriale 21 dicembre 2007 e sue successive modificazioni e integrazioni, che danno luogo all’emissione di titoli di efficienza energetica il cui valore è riconosciuto agli enti locali concedenti con le modalità di cui all’articolo 8, comma 6. gli interventi di efficienza energetica addizionali sono quelli sugli usi finali di gas naturale ammissibili ai sensi del citato decreto e del decreto ministeriale 20 luglio 2004 per il settore gas. le relative modalità operative sono stabilite dall’autorità entro 120 giorni dall’entrata in vigore del presente regolamento.

2. il punteggio massimo per lo sconto tariffario di cui alla lettera a del comma 1 è 13 punti, per l’insieme delle condizioni economiche di cui alle lettere b e c del comma 1 è 5 punti, per la condizione di cui alla lettera d del comma 1 è di 5 punti e per gli investimenti di efficienza energetica di cui alla lettera e del comma 1 è di 5 punti.

3. la ripartizione dei punteggi fra le due condizioni di cui alle lettere b e c del comma 1 dipende dal livello di metanizzazione dell’ambito e dalla stima del valore economico, in corrispondenza del massimo punteggio, per ciascuna condizione. negli ambiti in cui si è già raggiunto un elevato livello di metanizzazione, la stazione appaltante attribuisce un basso valore al punteggio massimo per la condizione di cui al comma 1, lettera c.

4. qualora, per la condizione di cui alla lettera b del comma 1, lo sconto totale sui corrispettivi di prestazione dei servizi o, per la condizione di cui alla lettera c del comma 1, una lunghezza eccessiva dell’estensione di rete comporti un importo troppo grande da incidere significativamente sulla redditività economica finanziaria dell’impresa, a potenziale discapito della qualità del servizio e della sicurezza, o sia ritenuto tale da dar luogo a richieste di prestazioni inutili da parte dei clienti, la stazione appaltante stabilisce una soglia allo sconto o alla lunghezza dell’estensione di rete, al di sopra della quale il punteggio non aumenta.

5. nel caso di non raggiungimento del numero di titoli di efficienza energetica di cui alla lettera e del comma 1, il gestore versa comunque agli enti locali concedenti un ammontare pari al valore dei titoli di efficienza energetica per cui si è impegnato in sede di gara, valutati secondo il prezzo unitario previsto dall’autorità e con le modalità indicate all’articolo 8 comma 6, oltre ad una penale, per mancato rispetto del parametro di gara offerto, da prevedere nel contratto di servizio. e’ previsto un anno di tolleranza entro cui il gestore, senza oneri addizionali, può completare gli investimenti previsti nell’anno precedente.

 

art. 14

(criteri di sicurezza e qualità del servizio )

1. i criteri relativi alla sicurezza da considerare nella valutazione della gara sono i livelli incrementali, rispetto agli obblighi o al livello generale, per il tempo di pronto intervento, fissati dall’autorità, che l’impresa concorrente si impegna a rispettare nell’ambito oggetto di gara in ciascun anno del periodo di affidamento per i seguenti parametri di sicurezza:

i. percentuale annua di rete di media e alta pressione sottoposta ad ispezione, di cui all’articolo 4 della regolazione della qualità dei servizi di distribuzione e misura del gas, allegata alla  deliberazione dell'autorità arg/gas 120/08 e s.m.i.;

ii. percentuale annua di rete di bassa pressione sottoposta ad ispezione, di cui all’articolo 5 della regolazione della qualità dei servizi di distribuzione e misura del gas, allegata alla deliberazione dell'autorità arg/gas 120/08 e s.m.i.;

iii. percentuale di chiamate di pronto intervento con tempo di arrivo entro 60 minuti, di cui all’articolo 10 della regolazione della qualità dei servizi di distribuzione e misura del gas, allegata alla deliberazione dell'autorità arg/gas 120/08 e s.m.i.;

iv. numero annuo convenzionale di misure del grado di odorizzazione di gas per migliaio di clienti finali effettuate nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 8 e dall'articolo 32, comma 32.2, lettera a) della regolazione della qualità dei servizi di distribuzione e misura del gas, allegata alla deliberazione dell'autorità arg/gas 120/08 e s.m.i.

2. il criterio relativo alla qualità del servizio è il livello incrementale, rispetto all’obbligo fissato dall’autorità, che l’impresa concorrente si impegna a rispettare nell’ambito oggetto di gara per un parametro della qualità del servizio, scelto dalla stazione appaltante, tra quelli fissati nel testo integrato della regolazione della qualità dei servizi di distribuzione e misura del gas emanato dall’autorità, vigente al momento dell’emissione del bando di gara. per un ambito con un basso livello di metanizzazione può essere scelto il tempo di attivazione della fornitura, mentre per ambiti in cui è stato raggiunto un buon livello di maturità della metanizzazione può essere scelta la fascia di puntualità per gli appuntamenti o il tempo di risposta ai reclami od altri parametri più attinenti alle caratteristiche dell’ambito.

3. il punteggio massimo attribuibile ai criteri di sicurezza è di 22 punti e quello al criterio della qualità del servizio di 5 punti.

4. il disciplinare di gara tipo di cui all’allegato 3 riporta in dettaglio gli indicatori da considerare per ciascun parametro al fine dell’attribuzione del punteggio e della verifica annuale, anche in funzione di eventuali variazioni che l’autorità abbia deliberato, prima della lettera di invito a presentare l’offerta di gara, di apportare ai livelli obbligatori nei successivi periodi di regolazione, e la specificazione del livello utile per il massimo punteggio. ad offerte di livelli di sicurezza o di qualità al di sopra del livello utile per il massimo punteggio non viene attribuito alcun punteggio addizionale. il livello utile per il massimo punteggio può essere modificato dall’autorità in concomitanza di variazioni dei livelli obbligatori all’inizio dei successivi periodi regolatori, con impatto solo sulle gare successive alla modifica.

5. l’offerta deve essere corredata da una nota sull’organizzazione prevista dall’impresa che giustifichi il valore incrementale offerto per il parametro relativo al pronto intervento di cui al comma 1, punto iv e al parametro di qualità di cui al comma 2.

6. il contratto di servizio prevede le modalità per la verifica annuale degli impegni rispetto ai livelli di sicurezza e qualità offerti, le penali a favore degli enti locali in caso di non rispetto annuale di tali livelli, con un minimo di 2500 euro ed un massimo di 2,5 milioni di euro, e la previsione di decadenza del contratto in caso di mancato rispetto per tre anni dei livelli offerti al di sotto di un valore soglia, valutato con le modalità di cui al comma 7.

7. al fine della previsione di decadenza viene considerato, come indicatore complessivo di sicurezza e qualità, la somma dei punteggi corrispondenti ai livelli effettivi per i parametri di sicurezza e qualità raggiunti nell’anno, calcolati con le formule utilizzate nel disciplinare di gara, e come valore soglia, da inserire nel contratto di servizio, il valore più alto fra:

a. il punteggio relativo ai criteri di sicurezza e qualità in base ai livelli offerti dall’impresa aggiudicataria in sede di gara meno la differenza tra il punteggio complessivo di gara della medesima impresa e quello della seconda classificata;

b. il 90% del punteggio relativo ai criteri di sicurezza e qualità in base ai livelli offerti dall’ impresa aggiudicataria in sede di gara.

 

art. 15

(piano di sviluppo degli impianti)

1. ogni concorrente redige un piano di sviluppo degli impianti, partendo dai documenti guida sugli interventi di estensione e potenziamento della rete ed impianti, di cui all’articolo 9, comma 4, e dallo stato di consistenza di ciascun impianto.

2. il piano è costituito da una relazione tecnica, che contiene il programma dei lavori e illustra gli interventi, e da elaborati progettuali, in particolare planimetrie e schematiche illustrative degli interventi. il concorrente ottimizza quanto previsto nel documento guida e può prevedere anche interventi integrativi e scostamenti, giustificati evidenziando i benefici a fronte dei corrispondenti costi.

3. i criteri di valutazione del piano degli investimenti riguardano i seguenti aspetti:

a. adeguatezza dell’analisi di assetto di rete e degli impianti e della relativa documentazione;

b. valutazione degli interventi di estensione e potenziamento in termini di:

i. accuratezza e dettaglio del progetto e giustificazioni delle scelte anche con analisi di costi-benefici quantitative e, dove non è possibile, qualitative;

ii. miglioramento della continuità di servizio in caso di disfunzione, tramite la realizzazione di magliature della rete;

iii. quantità di rete complessivamente offerti per estensione e potenziamento, purché giustificata da analisi di costi-benefici, mettendo in evidenza gli investimenti in zone disagiate come nei comuni montani. investimenti non adeguatamente giustificati non verranno considerati agli effetti del punteggio;

c. valutazione degli interventi per mantenimento in efficienza della rete e degli impianti in termini di:

i. attendibilità delle proposte di sostituzione per rinnovo della rete e degli allacciamenti, in base alla vita utile e allo stato di conservazione;

ii. quantità di rete complessivamente offerta per rinnovo delle condotte e degli allacciamenti, purché giustificata da analisi di costi benefici. investimenti non adeguatamente giustificati non verranno considerati agli effetti del punteggio.

d. innovazione tecnologica, attuata in maniera accelerata o addizionale a quanto previsto dalla regolazione, subordinata alla dimostrazione di credibilità dell’offerta in impianti di distribuzione già gestiti dal distributore, in particolare sarà valutata l’offerta del numero dei seguenti componenti:

i. impianti telecontrollati;

ii. sistemi di dosaggio ad iniezione dell’odorizzante o equivalenti;

iii. sistemi di misura in continuo della protezione catodica;

iv. percentuale di tubazioni in acciaio messe in protezione catodica efficace in maniera anticipata rispetto al programma previsto dall’autorità nella regolazione della qualità del servizio;

v. contatori elettronici con un programma di messa in servizio accelerato rispetto a quello previsto dall’autorità.

4. il punteggio massimo attribuibile è di 45 punti. negli ambiti in cui la metanizzazione è in via di sviluppo, il punteggio maggiore è attribuito alla valutazione delle estensioni e dei potenziamenti, mentre negli ambiti con un grado di metanizzazione già maturo alla valutazione del mantenimento in efficienza degli impianti.

5. i criteri di valutazione del piano di sviluppo degli impianti sono prevalentemente qualitativi. il disciplinare di gara tipo in allegato 3 riporta la griglia dettagliata dei sub-criteri con il corrispondente punteggio indicativo. in base alle specificità degli ambiti, la stazione appaltante può modificare i punteggi, giustificando la modifica nella nota di cui all’articolo 9, comma 1.

6. le voci relative all’innovazione tecnologica possono cambiare con il tempo per tenere conto dell’evoluzione tecnologica e della standardizzazione di alcune soluzioni che, alla data di emanazione del presente regolamento, sono ritenute innovative o su cui non vige un obbligo di realizzazione.

7. il contratto di servizio riporta il piano dello sviluppo degli impianti, con le previsioni sia delle penalità economiche sia delle ipotesi di decadenza per i casi in cui il concessionario, per cause da lui dipendenti, non lo rispetti o lo realizzi con eccessivo ritardo. le penalità, con un minimo di 2500 euro ed un massimo di 2,5 milioni di euro, e le ipotesi di decadenza sono riportate anche nella bozza di contratto di servizio allegata al bando di gara.

8. l’offerta, al solo fine della giustificazione delle condizioni offerte e della verifica della sostenibilità economica degli investimenti proposti e delle condizioni offerte di cui ai commi 13 e 14 e, quindi, dell’identificazione di offerte anomali, è corredata dal piano industriale previsionale per gli anni di durata dell’affidamento redatto secondo lo schema contenuto nel disciplinare di gara tipo e da una nota illustrativa che riporta tra l’altro:

a. la metodologia utilizzata per la valutazione dei ricavi;

b. la composizione e la giustificazione dei costi di gestione e dei costi indiretti/generali allocati sulla concessione. in particolare è richiesta una descrizione dettagliata degli organici tecnici del distributore ed i servizi esterni di cui si avvarrà, nonché l’attrezzatura, il materiale e l’equipaggiamento di cui disporrà per l’esecuzione del servizio, oltre ai costi operativi unitari. inoltre devono essere evidenziati i costi e le modalità di calcolo correlati ai livelli di sicurezza e qualità offerti, di cui all’articolo 14;

c. la composizione e la giustificazione degli eventuali altri oneri derivanti dall’affidamento, quali gli oneri a favore dei proprietari degli impianti, se diversi dal gestore;

d. gli investimenti materiali, valutati secondo il prezzario allegato allo schema di contratto di servizio di cui all’articolo 9, comma 8, ed il loro piano di ammortamento. nel caso in cui vengano utilizzati valori diversi, devono essere giustificati;

e. la composizione e la giustificazione degli investimenti immateriali, incluse le spese di gara e la differenza fra il valore di rimborso ai gestori uscenti e le immobilizzazioni nette valutate ai fini regolatori;

f. il valore residuo risultante al termine dell’affidamento;

g. le forme di finanziamento che saranno utilizzate.

 

art. 16

(offerte anomale)

1. la commissione valuta la congruità delle offerte quando la somma dei punti relativi alle condizioni economiche e quelli del piano di investimento è pari o superiore ai quattro quinti del corrispondente punteggio massimo previsto nel bando di gara.

2. la commissione valuta la congruità delle offerte quando la somma dei punteggi dovuti ai criteri di sicurezza e di qualità è pari o superiore ai quattro quinti del corrispondente punteggio massimo previsto nel bando di gara.

3. la commissione valuta la congruità delle offerte quando il tasso interno di redditività degli investimenti nel piano industriale di cui all’articolo 15, comma 8, risulta inferiore al 5% in termini reali, al netto delle imposte.

4. la commissione verifica sistematicamente che il piano industriale sia in accordo con le istruzioni contenute nel bando di gara e i valori utilizzati siano consistenti con la prassi del settore e della regolazione in vigore.

5. qualora nel piano industriale i costi operativi, i ricavi o la valutazione degli investimenti siano differenti da quelli utilizzati dagli altri concorrenti, o comunque le istruzioni appaiono essere state disattese, e le motivazioni nella nota giustificativa non sembrano chiare o plausibili, la commissione richiede informazioni aggiuntive applicando il procedimento di verifica delle offerte anomale di cui al comma 7 e, se i valori utilizzati continuano a non essere giustificati, procede all’esclusione dell’offerta.

6. la commissione ha la facoltà di verificare la congruità dell’offerta quando un punteggio, anche parziale, appaia anormalmente elevato rispetto alle altre offerte.

7. il procedimento di verifica delle offerte anomale e della loro eventuale esclusione dalla gara avviene secondo le disposizioni degli articoli 87 e 88 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.

8. la commissione procede ad una verifica rigorosa delle giustificazioni dell’impresa che ha presentato l’offerta anomala, esprimendo un proprio giudizio sulla validità di tali giustificazioni.

 

art. 17

(monitoraggio degli effetti del decreto e supporto agli enti locali)

1. ai fini del monitoraggio degli effetti del presente regolamento, tutti i soggetti che agiscono da stazione appaltante, di cui all’articolo 2, comma 1, sono tenuti, entro 60 giorni dall’aggiudicazione della gara, a trasmettere al ministero dello sviluppo economico – dipartimento dell’energia i dati significativi con cui si sono aggiudicate le gare, come riportati nello schema in allegato 4. su richiesta, la stazione appaltante invia il verbale della gara al ministero dello sviluppo economico.

2. il ministro dello sviluppo economico e il ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale stipulano, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del presente regolamento, un apposito protocollo d’intesa con anci e l’autorità per l’energia elettrica e il gas per porre in essere, con le risorse umane, finanziarie e strumentali a legislazione vigente, specifiche iniziative di sensibilizzazione, informazione ed assistenza agli enti locali, nonché per istituire un comitato, che può essere allargato anche ad altri soggetti istituzionali, per monitorare lo svolgimento e gli esiti delle gare ed esaminare l’opportunità di eventuali chiarimenti e proposte di modifiche al presente regolamento.

 

art. 18

(prerogative delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di trento e bolzano)

1. sono fatte salve le prerogative statutarie delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di trento e bolzano.

 

art. 19

(entrata in vigore)

1. il presente regolamento sarà pubblicato nella gazzetta ufficiale della repubblica italiana e nei siti internet dei ministeri dello sviluppo economico e per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale, ed entra in vigore il quindicesimo giorno successivo alla data della pubblicazione nella gazzetta ufficiale della repubblica italiana.

il presente regolamento, munito del sigillo dello stato, sarà inserito nella raccolta ufficiale degli atti normativi della repubblica italiana. e’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

roma,
il ministro dello sviluppo economico
il ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale 

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Categorie: energia, infrastrutture, reti energia, tecnologia

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15 novembre 2011 - 19:23

la nube radioattiva si aggira per l'europa. è una mezza bufala. dettagli, retroscena, segreti.

pare che sia una mezza bufala radioattiva.
la radioattività c'è, ma è in dosi irrilevabili e non viene da un incidente nucleare.

ieri raccontavo su queste pagine che sull'europa è stata rilevata una debole nube radioattiva di iodio 131:

dovrebbe venire da una fonte non individuata in europa sud-orientale, il che fa pensare alla zona tra romania, bulgaria e ucraina ma, visto che ogni radionuclide ha una "targa" involontaria che ne identifica la provenienza, si pensa anche che possa essere accaduto un guaio in qualche stabilimento di radiofarmaci in boemia o moravia (europa centrale, repubblica ceca).
tuttavia le quantità così basse, e appena rilevabili, non consentono un'analisi che determini con chiarezza la provenienza della radioattività.

i primi moderatissimi allarmi erano della settimana scorsa. ecco un passo di un dispaccio agi+reuters:

(agi/reuters) - vienna, 11 nov. - tracce di iodio-131 sono state rilevate nell'aria dell'europa. lo ha riferito l'agenzia internazionale per l'energia atomica, assicurando che «non vi sono rischi per la salute» e che il radioisotopo non arriva dalla centrale nucleare giapponese di fukushima, danneggiata dallo...

oggi è allarme.
non si tratta solamente dell'agenzia ansa, che rileva una notizia francese con un tono di sorpresa stupefatta come se fosse una novità dell'ultimora e rimpasta le notizie già scritte e riscritte (e parla di iodio 121 anziché iodio 131):

(ansa) - parigi , 15 nov - misteriose tracce di iodio 121, imputabili a delle fughe radioattive provenienti da un paese straniero ancora ignoto, sono state riscontrate nell'atmosfera della francia, senza tuttavia presentare rischi sanitari: è quanto ha annunciato oggi l'istituto francese per la radioprotezione e la sicurezza nucleare (irsn). l'origine e la data di queste fughe di iodio 131 sono «ad oggi sconosciute», ma non avrebbero alcun legame con l'incidente di fukushima, in giappone, ha aggiunto l'irsn. l'istituto francese è stato informato nei giorni scorsi da alcune reti scientifiche della presenza in diversi paesi d'europa centrale di iodio 131 nell'atmosfera e ha quindi lanciato una serie di analisi per cercare l'eventuale presenza di questo elemento radioattivo in francia. (ansa).
 Z04
15-nov-11 12:45

i blog e i social network sono intasati dall'allarme nucleare.
viene indicata come colpevole per esempio la centrale sloveno-croata di krško, che è vicina a trieste.
(in realtà, come leggerai più sotto, la centrale non c'entra nulla).

ecco per esempio un passo del bell'articolo di paolo della ventura:

da fonti non ufficiali si apprende che due centrali nucleari sarebbero state interessate dal rilascio di iodio-131: la centrale nucleare di krško (slovenia) e la centrale nucleare di pàks (ungheria). facendo una ricerca sul cesio, sul sito dell’eurdep, solo la centrale nucleare di krsko sarebbe interessata perché in europa, solo questo sito accumula iodio-131, cesio-134 e cesio-137

oppure scrive in francese wikistrike.
ecco qualche riga:

iode 131, césium 134 et césium 137 à la centrale de krško (slovénie) . d’après le site public european radiological data exchange platform , de l’iode-131 est détecté uniquement en slovénie et en croatie, à quatre endroits différents : à zagreb, à ljubljana, à krško, et à la limite des trois pays croatie-hongrie-serbie.

un articolo scritto molto bene è quello proposto da maria.
copincollo un passo:

che sia la centrale nucleare di krško, in slovenia, a 120 chilometri da trieste? ho provato a ricorrere al fai-da-te, visto che mancano informazioni decentemente complete sulla debole nuvoletta radioattiva nei cieli d’europa.
si sono individuate nell’aria piccole quantità di iodio 131 (è segno di incidente nucleare), ma la loro origine è ignota.
da qualche parte devono pur venire, no? e allora ho interrogato il database erdep (european radiological data exchange platform), che fa capo alla commissione europea e nel quale confluiscono i dati sulla radioattività provenienti da 4200 stazioni di rilevamento.
il risultato sembra indicare appunto krško (ho scritto: sembra indicare), un pezzo di antiquariato nucleare dal momento che la centrale è entrata in funzione nel 1981, esattamente...

ma anche io ho le mie fonti.
interne, dirette e informate.

 

 primo.

solamente pochi rilevatori della rete europea (su migliaia di contatori geiger sparsi per l'europa), solamente alcuni dei più sensibili, sono stati capaci di accorgersi di una leggerissima (leg-ge-ris-si-ma) variazione nella presenza di iodio 131 nell'aria.

la stra-maggior parte dei rilevatori  europei non ha rilevato proprio nulla.

e anche per gli strumenti di misura più sensibili, la variazione dello iodio 131 è al limite della sensibilità.

il numero?
eccolo.

l'aumento di iodio 131 è di un decimillesimo del fondo radioattivo naturale.
ripeto: rispetto al fondo naturale, cioè alla radioattività normale, l'aumento è stato pari a diecimila volte meno.

per capire del rischio zero che ciò rappresenta, la cantina di una casa tradizionale di tufo dell'italia centrale può avere un contenuto di radon (gas radioattivo) migliaia (ma anche decine di migliaia) di volte superiore al fondo naturale di radioattività da gas radon.

 

secondo.

un incidente nucleare legato a un'arma o a una centrale atomica di qualsiasi tipo rilascia molti isotopi insieme.

infatti ogni applicazione dell'energia nucleare (pacifica o bellica) è formata da una miscela ben precisa di materiali.
e ogni emissione radioattiva rispecchia il dosaggio della fonte.

lo sanno bene per esempio i "detective atomici" del joint research center dell'unione europea, i quali sanno riconoscere dal dosaggio degli elementi la fonte di qualsiasi emissione radioattiva. meglio, quasi qualsiasi emissione radioattiva: non questa di oggi, perché questa non dà elementi.
i "detective atomici" hanno individuato in questo modo operazioni segrete, hanno sbugiardato truffe nucleari, hanno scoperto la provenienza esatta di materiali trafugati.

se fosse la centrale di krško, ci sarebbe sì lo iodio, ma anche alcuni isotopi del cesio in proporzioni conosciute.
e come per la centrale al confine tra slovenia e croazia, tutte le altre centrali (e bombe atomiche) hanno questa carta d'identità precisissima.

qui, invece, solamente tracce di solo iodio 131.
e basta.

significa che non è un'applicazione nucleare, ma un'avaria o un errore in un utilizzo industriale di un solo, preciso elemento, lo iodio 131.
per questo motivo fin dall'inizio si era ipotizzata una fuga da un'industria che produce radiofarmaci, come scrivevo anche nell'articolo di ieri.
lo iodio 131 si usa infatti come radioterapico, soprattutto per ridurre il cancro alla tiroide.

ma lo iodio 131 si usa anche come ingrediente fondamentale dei dispositivi di rilevazione del fumo, quegli scatolotti con la lucina lampeggiante rossa che si vedono per esempio sul soffitto delle camere d'albergo o negli aeroplani per fare scattare l'allarme antincendio al primo accenno di fumo.

altre applicazioni dello iodio dovrebbero essere in alcuni passaggi del segmento dell'industria alimentare, mi pare per rendere asettici alcuni processi di lavorazione.
ma di quest'ultima applicazione non sono sicuro.

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aggiornamento del 18 novembre. scoperta la fonte della radioattività. è un laboratorio di budapest, in ungheria. leggi qui l'articolo.

 

 

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15 novembre 2011 - 17:18

roma. il comune si accorge di avere sbagliato il bando per i tubi del gas. retroscena.

premessa.
quest'estate, a sorpresa, il comune di roma (anzi, roma capitale, come si sono fatti aggiungere per legge nell'intestazione) ha emanato un bando per il rinnovo della concessione della rete cittadina del gas.

il servizio di distribuzione del metano – la gestione della rete di condutture, poiché dal 2000 la vendita di gas è libera – fin dai tempi del gas illuminante di 150 anni fa è su concessione comunale.
il ministero dello sviluppo economico in primavera aveva completato le linee guida sulle gare con cui affidare il servizio; la concessione passa ora dal singolo comune ai cosiddetti ambiti, che comprendono più comuni allacciati fra loro.
nel caso di roma, fanno parte dell'ambito anche fiumicino, ciampino, frascati e altri grandi comuni. 
queste linee guida, non ancora ratificate dall'entrata in vigore, sono state discusse ed esaminate dalle altre istituzioni e dalle associazioni industriali.

poi c'è il decreto di liberalizzazione del 2000: le concessioni sarebbero scadute nel 2005, ma stanno continuando in regime di proroga.

a roma il servizio di distribuzione del metano è dell'italgas (ex romanagas) gruppo snam rete gas.

nei primi giorni di un pigèrrimo agosto la giunta comunale di roma aveva approvato una delibera per varare la gara che avrebbe affidato in concessione il servizio gas.
per la sola città capoluogo.
ciampino, fiumicino e gli altri, affari loro.
alcuni consulenti pagati una parcella appetitosissima (svariate centinaia di migliaia di euri) hanno studiato e messo a punto il testo di un bando, emanato a fine settembre.

panico sul mercato dei possibili candidati.
l'italgas ha fatto ricorso.
quelle previste dal bando così lungamente elucubrato sembravano condizioni capestro insostenibili per quasi qualsiasi candidato. chiunque avesse vinto, avrebbe perso (perso) quattrini a palate.

come se...
come se il bando fosse stato fatto apposta dal comune di roma per far vincere l'acea (la società elettrica e dell'acquedotto controllata dal comune di roma)  in associazione con un partner industriale e finanziario espertissimo nel settore delle reti gas.

ho cercato con la memoria le più solide società che posseggono e gestiscono grandi reti urbane di tubi del gas.
me ne sono venute in mente diverse, ma una in particolare.
e non ti dirò chi è.

fatto sta che l'altro giorno il comune di roma ha cambiato il bando di gara.
ecco l'annuncio.

gas, comune: modificato bando e prorogata scadenza

la giunta capitolina, presieduta dal sindaco gianni alemanno, su proposta dell’assessore ai lavori pubblici e periferie, fabrizio ghera, ha approvato la delibera relativa all’affidamento del servizio pubblico di distribuzione del gas nel territorio di roma capitale

l’approvazione della delibera integra la precedente, approvata con deliberazione n. 286 del 4 agosto 2011, modifica i requisiti tecnico-economici al fine di ampliare il più possibile la platea dei partecipanti al bando di gara favorendo, pertanto, la massima concorrenzialità.

inoltre l’atto migliora la redditività complessiva dell’investimento per il vincitore della gara, anche alla luce dei forti deterioramenti degli scenari economici e finanziari registrati sui mercati italiani ed internazionali, e proroga i termini di presentazione dell’offerta al 23 marzo 2012.

lo comunica il dipartimento lavori pubblici di roma capitale.

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14 novembre 2011 - 17:48

una nube radioattiva si aggira sull'europa. l'entità è appena misurabile, ignota la fonte.

da qualche giorno alcuni dei rilevatori più sensibili della rete di controllo rilevano un aumento appena accennato di radioattività dovuto a iodio 131.

dovrebbe venire da una fonte non individuata in europa sud-orientale, il che fa pensare alla zona tra romania, bulgaria e ucraina ma, visto che ogni radionuclide ha una "targa" involontaria che ne identifica la provenienza, si pensa anche che possa essere accaduto un guaio in qualche stabilimento di radiofarmaci in boemia o moravia (europa centrale, repubblica ceca).

tuttavia le quantità così basse, e appena rilevabili, non consentono un'analisi che determini con chiarezza la provenienza della radioattività.

secondo l'agenzia internazionale per l'energia atomica "non ci sono rischi per la salute" (è un aumento rilevato solamente da pochi strumenti fra i più sensibili) e di certo il radioisotopo non arriva dalla centrale nucleare giapponese di fukushima, danneggiata dal maremoto di marzo.

il ministero tedesco dell'ambiente esclude che la fonte dello iodio 131 sia una centrale nucleare, pur confermando che quantità sono state rilevate nell'aria.

la commissione europea dice che i livelli misurati sono "talmente bassi che non pongono rischi per la salute e sotto la soglia che obbliga a commissione a notificarli agli stati membri".

cliccando qui puoi leggere i comunicati ufficiali dell'aiea (l'agenzia atomica) e del ministero austriaco dell'ambiente, comunicati emanati entrambi da vienna.

suggerisco anche di guardare il video che avevo pubblicato il 14 aprile: l'impressionante mappa filmata delle 2.053 bombe atomiche già esplose nel mondo.

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aggiornamento del 18 novembre. scoperta la fonte della radioattività. è un laboratorio di budapest, in ungheria. leggi qui l'articolo.

 

 

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14 novembre 2011 - 12:44

rinnovabili pulite dentro. il gse promuove il fotovoltaico no profit.

il gestore dei servizi energetici (gse) promuove l’istallazione di impianti a fonti rinnovabili in ospedali, comunità, prigioni e altre strutture appartenenti a organizzazioni, enti, associazioni, istituzioni no profit.
l’obiettivo è rendere facile la donazione di impianti fotovoltaici di alta qualità tramite alleanze *di eccellenza* fra organizzazioni di utilità sociale e l’industria del fotovoltaico.

le imprese che operano nelle energie rinnovabili – aggregate dal gse attraverso la rete corrente - si impegnano ad aderire all’iniziativa fornendo prodotti e servizi necessari alla realizzazione degli impianti.
inoltre il progetto “gse, garantiamo energie per il sociale” può creare ricadute positive, in termini di sostenibilità ambientale e di vantaggio economico e sociale, poiché offre occasioni di lavoro per i giovani delle comunità coinvolte, i quali potranno imparare un mestiere o avviare attività di istallazione di impianti solari.

i primi beneficiari del progetto, per i quali il gse ha già realizzato studi di fattibilità, sono:

la comunità di san patrignano

l’istituto penale minorile di nisida

la comunità di betania

l’ospedale gaslini

il progetto “gse, garantiamo energie per il sociale” ha ricevuto l’alto patronato della presidenza della repubblica italiana: nei giorni scorsi il vertice del gestore dei servizi energetici (gse) – emilio cremona e nando pasquali – è stato ricevuto da giorgio napolitano, al quale è stato illustrato il progetto.

sarà anche attribuito un premio annuale alle imprese che concorreranno in modo significativo ad affermare e a promuovere l’italia delle rinnovabili, distinguendosi per l’innovazione e per la qualità dei prodotti.

 

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12 novembre 2011 - 20:33

ecocronache da ecomondo. riciclare il brecciolino delle strade e gli pneumatici. greenwashing.

qui ecomondo alla fiera di rimini.
qualche notizia ecologica.

 

si può riciclare il brecciolino, quello che fa cadere le moto

a ecomondo ho trovato un’azienda che fa una cosa meravigliosa.
ricicla il brecciolino, quella ghiaietta che si forma sui bordi delle strade e che è temutissimo da noi motociclisti perché (automobilisti, leggete!) le moto hanno solamente due ruote e temono moltissimo il selciato di pietra, le strisce pedonali e la segnaletica dipinta sull’asfalto, il ghiaietto e il brecciolino.
soprattutto quando piove.
(automobilisti, non imbufalitevi quando siamo costretti ad andare piano. non incollatevi alla nostra targa, non fate i fari, non sorpassateci d’azzardo).

l’azienda si chiama ecocentro tecnologie ambientali, sta a gorle (bergamo), fa parte del gruppo esposito e raccoglie l’immondizia dello spazzamento delle strade.
le spazzatrici motorizzate o gli spazzini con la scopa raccattano cose diversissime: lattine, cartacce, foglie secche, preservativi usati, cicles masticate.
ma soprattutto raccolgono una quantità smisurata di terra, sabbia e sassi.

l’ecocentro divide questo materiale secondo la pezzatura (sabbia, sabbia grossa, ghiaia fine, ghiaietta, ghiaione, ciottoli) e li rivende per l’edilizia.

 

il riciclo delle gomme d’auto

ecopneus ha tracciato un primo bilancio della partenza del sistema di raccolta e recupero degli pfu, siglia òvvida degli pneumatici fuori uso, indicando le sinergie per lo sviluppo di un'economia del riciclo dei pneumatici fuori uso.

un’industria del riciclo, quella che si sta consolidando sulla spinta del d.m 11 aprile 2011 n. 82, che vede già messi in atto procedure volte a garantire l'efficienza del sistema e il coinvolgimento degli addetti.
obiettivo di raccolta per il 2011 nel paese: quasi 100mila tonnellate di gomme usate, pari a il 25% dell'immesso al consumo, quota che dovrà diventare il 100% (380mila tonnellate) entro il 2013.

 l'asserzione di apertura del convegno di alessandro de martino, presidente di ecopneus, "tenere pulita l'italia ha un costo e richiede la collaborazione di tutti", ha rappresentato la chiave del confronto tra gli ospiti che hanno espresso i punti di vista delle diverse anime presenti all'interno del mondo del riciclo delle gomme usate.

giovanni corbetta, direttore generale di ecopneus, ha fotografato la situazione attuale: "sono 38 le organizzazioni che hanno ricevuto l'autorizzazione dal ministero ambiente ad applicare il contributo ambientale per il riciclo dei pfu ma i numeri confermano che ecopneus gestisce la quota maggioritaria di materiale. nei primi due mesi abbiamo ricevuto 12mila richieste di prelievo da oltre 15mila punti di "generazione di pfu".
la raccolta è in linea con il target del 25% del totale che dovrà essere raggiunto entro fine anno. la nostra rete è costituita da 16 imprese regionali di raccolta che si avvalgono di 60 sub fornitori. il materiale raccolto viene consegnato a 30 imprese di frantumazione. la parte finale della filiera è composta da cementifici che attuano recupero energetico e da aziende che reimpiegano la gomma da riciclo in applicazioni industriali".

 i rappresentanti della filiera hanno discusso, moderati da lucia tonini di pneus news, su quanto resta da fare per perfezionare il sistema.

"questa filiera deve crescere e rafforzarsi – dice corrado scapino, presidente fise-unire – la normativa pone degli obiettivi che partono dall'esigenza ambientale e che poi si scontrano con il mercato. oggi ci sono alcune regioni e province che sono più all'avanguardia nella spinta al green procurement e nelle sperimentazioni rispetto agli utilizzi della gomma da riciclo di pfu; a livello nazionale però siamo molto in ritardo e non c'è più nessuna giustificazione. ormai dobbiamo pensare al riutilizzo del materiale riciclato come la questione centrale relativa al recupero dei rifiuti".

dello stesso parere luigi bianchi, presidente commissione per le politiche ambientali confcommercio: "è di 1.500 miliardi di euro il mercato corrispondente all'acquisto di materiali di consumo dall’amministrazione pubblica. appena il 18% delle amministrazioni hanno oggi applicato i principi del green procurement contenuti in diversi provvedimenti normativi nazionali e internazionali. non è più possibile. la filiera e la sua sostenibilità oggi va vista nella sua interezza: lo sviluppo dei mercati a valle è indispensabile e non più procrastinabile. come anche l'allineamento delle imprese del settore ad un livello di qualità e di etica: non c'è più spazio per chi rifiuta regole e controlli."

angelo bonsignori, direttore generale della federazione confindustriale gomma plastica, ha puntualizzato che "andiamo ad incidere su una filiera di decine di migliaia di operatori che hanno le loro difficoltà nel recepimento degli obblighi previsti dal decreto e ne siamo consapevoli. devono essere ancora risolti diversi aspetti operativi, non tutti di dettaglio, che vanno chiariti in questa fase di applicazione del decreto. siamo altresì consapevoli che le difficoltà che ci possono essere adesso saranno compensate in futuro da ricadute positive sul settore"

giorgio russomanno, responsabile settore ambiente e sicurezza confartigianato imprese: "ecopneus è stato l'unico soggetto a porsi nei confronti di strutture come la nostra in un'ottica di percorso virtuoso di dialogo e confronto, per cercare di comprendere e risolvere le problematiche dei nostri operatori. le criticità ci sono, come ad esempio le regole legate alle modalità di ritiro dei pneumatici dai gommisti; e restano ancora aperti molti punti in relazione alle modalità di applicazione del contributo ambientale sui quali abbiamo chiesto chiarimenti al ministero dell'ambiente"

martino landi, presidente federazione autonoma italiana benzinai ha sottolineato l'importanza di questo nuovo sistema e il valore dell'impegno che tutta la filiera sta profondendo in questi mesi. "nonostante le difficoltà che ci sono state alla partenza, il servizio comincia a decollare e siamo sulla buona strada".

silvano falocco, ha illustrato il punto di vista di ecosistemi: "lo strumento per creare i mercati dei materiali risultanti dal riciclo è senz'altro il green public procurement. questo strumento è considerato fondamentale dalle nazioni unite, dell'unione europea e della commissione europea. noi dall'italia abbiamo una visione parziale e perdiamo di vista quanto avviene nel mondo. l'utilizzo delle risorse naturali primari non rinnovabili va limitato, anche come politica di tutela del ter-ritorio, e sostituito con materiali da riciclo. l'unione europea mette il gpp come strumento di politica economica ed è in discussione il regolamento per far diventare obbligatorio il 50% di acquisti verdi da parte della p.a. una rivoluzione silenziosa che sta toccando e toccherà sempre di più anche l'italia."

alberto avetta, assessore alla viabilità della provincia di torino, ha condiviso i risultati della sperimentazione effettuata nell'ambito dei lavori per la realizzazione della circonvallazione di borgaro-venaria: " il progetto sperimentale che abbiamo realizzato ha portato alla realizzazione di un tratto di strada con asfalto gommato. i risultati che stanno emergendo sono molto buoni e contiamo di proseguire nella collaborazione con ecopneus. per sviluppare questo settore applicativo servono però risorse. e la collaborazione di tutti.

mauro renato longo, direzione acquisti di consip, ha evidenziato come nel 2000 il ministero dell'economia e delle finanze ha avviato un programma per la razionalizzazione degli acquisti nella pubblica amministrazione volto a ottimizzare gli acquisti e a semplificare i processi di approvvigionamento. con ecopneus, consip ha avviato un confronto che andrà avanti nel prossimo periodo.

santino cannavò, responsabile ambiente nazionale di uisp, unione nazionale sport per tutti, ha illustrato il progetto in corso in collaborazione con ecopneus rivolto a 20mila dirigenti e opinion leader del settore sportivo.
i risultati che stanno arrivando dall'indagine in corso evidenziano come lo sviluppo di applicazione di materiali riciclati come la gomma da pneumatici usati nell'impiantistica sportiva (i campi di calcio di gomma o le piste da atletica) può avere un significato fortissimo per il mondo dello sport.

prisca taruffi, figlia del grande piero taruffi, già campionessa italiana e vicecampionessa europea di rally e direttrice tecnica nei corsi di guida sicura e sportiva, ospite del convegno, ha spiegato quanto possano essere fondamentali per chi guida l'effetto drenante e le rese ottimali degli asfalti in caso di frenata e di pioggia, caratteristiche garantite dagli asfalti modificati con il polverino di gomma, che hanno anche il vantaggio di una maggiore durata e una migliore sostenibilità ambientale.

infine il senatore andrea fluttero (pdl) della commissione ambiente del senato, non potendo essere presente ha inviato un messaggio a ecopneus, sottolineando l'importanza del green public procurement nello sviluppo dell'industria del riciclo e rendendosi disponibile a lavorare in questa direzione.

dal convegno è, quindi, emerso che alla luce dei recenti sviluppi in tema di acquisti verdi della pubblica amministrazione, delle esperienze estere e delle sperimentazioni italiane, si sta ragionando sempre più concretamente su azioni da perseguire per una valutazione a tutto tondo del materiale da riciclo pfu, sia per le sue performance tecniche, sia per il valore ambientale, che lo renderebbero preferibile ai materiali vergini in svariate applicazioni nei settori dell'edilizia civile, sportiva e delle strade.

 


la sostenibilità vera delle aziende e il greenwashing delle imprese con la coscienza sporca

sempre di più il concetto di sostenibilità ambientale influenza e orienta le strategie di impresa per la competitività, la progettazione e il posizionamento dei prodotti, la gestione della filiera di fornitura e la costruzione della reputazione aziendale.
saper concepire un'innovazione sostenibile, saperla tradurre in investimenti mirati all'eco-efficienza, all'energy saving, al controllo del ciclo di vita dei prodotti, è la chiave per evitare il rischio “greenwashing”, ottenendo maggiore fiducia da parte dei mercati e un più remunerativo rapporto tra impresa e collettività.

 quale occasione per approfondire il ruolo dell'innovazione e della comunicazione nella valorizzazione della sostenibilità di impresa, csqa certificazioni ha promosso e organizzato, con il patrocinio di ferpi (federazione relazioni pubbliche italia) e di pefc italia, il convegno “nuove frontiere della sostenibilità”.

"il convegno, giunto ormai alla seconda edizione, conferma quanto sia importante e opportuno per le aziende affrontare il paradigma della sostenibilità sia dal punto di vista tecnico-organizzativo che da quello della comunicazione – ha sottolineato michele crivellaro, della divisione ambiente, territorio e responsabilità sociale di csqa e moderatore dell’incontro – la sostenibilità è un caleidoscopio che, come dice il termine stesso, deve consentire di far “vedere il bello” di un’impresa e gli effetti che caratterizzano la sua sfera d’influenza – economica, sociale e ambientale – e il ciclo di vita dei prodotti. è quanto mai necessario che non si ripeta quanto successo con la responsabilità sociale d’impresa, spesso formale e poco sostanziale, o con la compensazione delle emissioni, in molti casi priva di sistemi di garanzia oggettivi e verificabili. la sfida di rendere “normali” i prodotti e i servizi concretamente sostenibili e non far sembrare sostenibili quelli normali può sicuramente essere vinta anche grazie allo strumento della certificazione".

"oggi i consumatori vogliono sapere tutto delle aziende: se e quanto inquinano, se rispettano gli interessi degli stakeholder e tutti gli altri impatti sul mondo esterno. e questo ha ormai cambiato le regole del fare business – ha ribadito giampietro vecchiato, vicepresidente della ferpi – sono ormai numerose le indagini che evidenziano come tematiche ambientali quali l’inquinamento, i cambiamenti climatici e la gestione dei rifiuti siano top of mind anche in un periodo di crisi economica, a conferma di una maggiore consapevolezza dell’importanza del perseguimento di uno sviluppo più sostenibile. dove ci sono opportunità, però, si nascondono anche dei rischi, il più pericoloso dei quali è quello del greenwashing, ovvero il tentativo da parte di un’organizzazione di crearsi un’immagine positiva e virtuosa dal punto di vista ambientale, dando una “pennellata di verde” ai propri prodotti e servizi. in realtà, nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di operazioni poco trasparenti e superficiali perché non basate su strategie, metodologie e pratiche ecologiche, affidabili e certificabili. il greenwashing inganna sia i consumatori che le aziende: i consumatori perché li porta a scegliere prodotti non in grado di garantire ciò che promettono; le aziende perché rischiano di perdere il “green premium price” tanto ricercato. l’effetto di una proliferazione di prodotti e aziende “greenwashed” è creare un mercato “non credibile”, rischiando di compromettere il presupposto fondamentale di qualsiasi relazione, commerciale e non: la fiducia".

per affrontare adeguatamente il rischio greenwashing, un’impresa che sceglie di adottare un comportamento socialmente responsabile deve necessariamente perseguire un approccio multidisciplinare che tenga conto dei molteplici riferimenti legislativi ed etici.
l’evoluzione del mercato verso prodotti e processi a basso impatto ambientale spinge il sistema impresa ad adottare strumenti innovativi riconosciuti in grado di supportare scelte sostenibili sin dalle prime fasi di progettazione di servizi e prodotti.

"un percorso ancora più urgente quando processi e prodotti minacciano la disponibilità di risorse ambientali per il futuro, come nel caso dell’acqua – ha spiegato alessandro manzardo del centro studi qualità ambiente-dipartimento di processi chimici dell’ingegneria dell’università di padova – i cambiamenti climatici e l’uso dell’acqua per fini agricoli, industriali e civili hanno infatti irrimediabilmente limitato la quantità di acqua dolce disponibile. alcune stime prevedono che entro il 2025 oltre due terzi della popolazione mondiale vivrà in condizioni di scarsità idrica. per rispondere a queste esigenze, l’international organization for standardization (iso) ha avviato un processo di normazione che porterà nei prossimi anni alla pubblicazione della iso 14046: uno standard per il calcolo e la comunicazione dell’impatto che un prodotto ha sulla risorsa idrica in un’ottica di ciclo di vita (waterfootprint)".

mentre il tema dell’innovazione sostenibile rappresenta un argomento attualmente al centro del dibattito pubblico, quello della responsabilità legata al processo innovativo risulta essere, al contrario, un ambito ancora scarsamente esplorato ma su cui si stanno concentrando grandi aspettative, se si considerano le richieste sempre più frequenti avanzate dagli stakeholder in tal senso.

"l’innovazione è un fenomeno complesso la cui comparsa segna usualmente una netta demarcazione con quanto già esiste, trasformando, in alcuni casi radicalmente, la realtà in cui viviamo – ha commentato luca valli del cise-network lavoro etico – l’attenzione degli stakeholder si sta sempre più focalizzando sul valore etico dell’innovazione e dello sviluppo economico, dove il progresso tecnologico viene valutato anche come un servizio a favore dell’uomo, dell’ambiente e della società. lo standard ugo è stato sviluppato da cise proprio per fornire una risposta a tali istanze, offrendo garanzie che le innovazioni sviluppate dall’organizzazione certificata rappresentano il miglior compromesso possibile tra ricerca scientifica, crescita economica e miglioramento della qualità della vita".

il convegno ha rappresentato anche l’occasione per discutere sul post kyoto, alla vigilia della scadenza del periodo di compliance del 2012 e alla luce della grande incertezza sul futuro delle politiche internazionali sui cambiamenti climatici.
"il mondo reale delle declinazioni locali di questo importante e storico protocollo sta vivendo un importante rallentamento – si legge nella nota inviata da giovanni bertucci (igg srl), impossibilitato all’ultimo momento a partecipare al convegno – con esse stiamo assistendo a un rallentamento della diffusione delle tecnologie e degli investimenti. che il protocollo di kyoto non abbia raggiunto obiettivi tangibili in termini ambientali può essere un’affermazione condivisibile, ma è altrettanto vero che esso è stato un potente stimolo allo sviluppo di strumenti nazionali e internazionali di politica ambientale. negli ultimi 10 anni sono nati meccanismi, normative e regolamentazioni volte a stimolare l’utilizzo di tecnologie meno inquinanti dal punto di vista delle emissioni di gas a effetto serra. privare il mondo di una strada post kyoto potrebbe essere un grave rischio per un ambito dell’economia che possiamo chiamare green economy che ha vissuto momenti di sviluppo importanti in controtendenza rispetto al resto dell’economia mondiale".

la seconda parte del convegno ha affrontato in una tavola rotonda la questione “sostenibilità: un obbligo o un’opportunità?”
senza dubbio un’opportunità per enrico bobbio di polieco, consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti dei beni a base di polietilene. "quello del riciclo è un settore che non può non essere affrontato senza un impulso etico, fortemente legato alla legalità e a una visione economica della gestione dei rifiuti, quali materie prime del futuro. il nostro consorzio ha concluso un percorso volto alla registrazione del marchio ambientale volontario denominato rifiuti km 0, finalizzato ad amplificare e favorire la capacità di penetrazione nel mercato dei prodotti riciclati dalla base consortile, attraverso il meccanismo degli acquisti e appalti verdi. questo marchio consentirà agli associati polieco di dotarsi di un regolamento ad hoc e di uno standard prestazionale da presentare nel mercato come un vero e proprio “biglietto da visita” in grado di referenziare bontà e sostenibilità dei prodotti ottenuti lavorando polietilene riciclato e dei cicli produttivi legati ad attività di riciclaggio di beni in polietilene, nonché la prossimità degli stessi rispetto alla captazione dei materiali di partenza. allo studio inoltre meccanismi di premialità per gli impianti di riciclaggio dei beni in polietilene e per i produttori che utilizzeranno polietilene riciclato in italia".
nel corso del dibattito altre realtà imprenditoriali di vari settori hanno testimoniato il loro impegno per migliorare la propria impronta ecologica.
"il colorificio san marco si è sempre posto come priorità la salvaguardia dell’ambiente e il rispetto del luogo di lavoro per gli operatori – ha evidenziato federico corò – è stato infatti uno dei primi colorifici a proporre soluzioni a base di acqua per smalti e impregnanti e già da molti anni in formulazione non vengono impiegati pigmenti o composti a base di piombo, cromo, cadmio o mercurio, pericolosi per l’uomo e l’ambiente, né vengono utilizzati per la riproduzione composti classificati come cancerogeni, mutageni o tossici. abbiamo voluto certificare i risultati ottenuti attraverso la dichiarazione ambientale di prodotto (edp), per rendere pubblica la prestazione ambientale dei nostri prodotti. la procedura per ottenere questa certificazione prevede l’effettuazione di uno studio di lca, life cycle assessment (valutazione del ciclo di vita), che rispetti una serie di requisiti, la convalida da parte di un ente terzo e infine la registrazione. colorificio san marco è la prima azienda in italia a ottenere una pre-certificazione epd per le pitture".

"trentofrutta, sullo stimolo di richieste da parte di alcuni clienti e in linea con la propria politica per la qualità aziendale che contempla aspetti di sostenibilità, ha deciso di intraprendere un progetto finalizzato al calcolo dell’impronta carbonica delle proprie produzioni – ha spiegato giampaolo toccoli nel suo intervento – il progetto è stato portato a termine in 8-9 mesi e ha coinvolto diverse figure aziendali, dagli acquisti alle vendite, dal comparto tecnico-produttivo all’assicurazione qualità. il piano di miglioramento che ne è scaturito oltre che a portare l’azienda a valutare investimenti nel settore energie, ha comportato una maggiore selettività di alcuni servizi".

"labrenta produce da oltre 40 anni chiusure per vino e distillati distribuite in oltre 50 paesi nel mondo. un’azienda che nasce utilizzando materie prime di origine naturale, come il sughero, sa quanto sia importante il rispetto per l’ambiente – ha sottolineato gianni tagliapietra – la sensibilità alle tematiche ambientali ha sempre guidato le scelte strategiche dell’azienda imposte dall’innovazione nel settore dei materiali. è sempre stato naturale, quindi, progettare e produrre chiusure per mezzo di tecnologie a basso impatto ambientale che permettessero di contenere le emissioni di co2 e gli sprechi di risorse energetiche e materiali. oggi, al fine di proporre ai nostri clienti chiusure funzionali e sempre aggiornate sulle attuali necessità ambientali, stiamo collaborando con istituti di ricerca specializzati nello studio lca, questo ci permette di proporre articoli a co2 compensata in modo professionale e certificato".

 

 

 

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11 novembre 2011 - 13:03

ecocronache da ecomondo. come il fotovoltaico fa traballare il sistema elettrico e la rete.

qui ecomondo alla fiera di rimini.

in uno dei convegni, gallandi dell'rse (la società pubblica di ricerca del gruppo gse) spiega le nuove sfide per la sicurezza delle reti con il diffondersi degli impianti rinnovabili, e in particolare con eolico e fotovoltaico.

la cosa più temuta è la cosiddetta *sindrome del summer sunny sunday* (ssss), cioè una domenica con poca domanda di elettricità, le fabbriche spente e quindi scarsa richiesta di energia, e il fotovoltaico che produce a tutto fotone.

in queste condizioni il sistema elettrico è traballante.

interrompe gianni silvestrini: "quest'estate - dice - in alcune giornate a bassa domanda in germania si sono trovati a dover gestire punte di 12mila megawatt fotovoltaici".

gallandi conferma: in casi come questi, le centrali convenzionali devono stare spente ma prontissime a entrare in servizio per garantire eventuali scostamenti imprevisti di produzione e per far partire l'illuminazione notturna quando il sole scende (e il fotovoltaico smette di produrre).

è necessario quindi preparare il sistema elettrico a distacchi di carico, cioè spegnere impianti fotovoltaici, se il sistema elettrico lo richiede.
sennò si rischia un blackout.

è vero. quello che dicono gallandi e silvestrini è vero e stravero.

insomma anche le tecnologie non programmabili devono *responsabilizzarsi* per evitare gli sbilanciamenti del sistema elettrico.

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11 novembre 2011 - 9:28

ecocronache da ecomondo. silvestrini: un governo subito per il futuro della green economy

qui ecomondo alla fiera di rimini.

“c'è grande speranza, sia nelle istituzione e sia tra gli imprenditori, che si arrivi in tempi rapidi a un governo che possa dare una prospettiva di più ampio respiro in grado di far ripartire l'intero settore della green economy italiana, specie quello delle energie rinnovabili, che ha un disperato bisogno di una visione a lungo termine”.
è l'appello lanciato da gianni silvestrini, direttore scientifico dei convegni di key energy, nel corso di un convegno alla fiera internazionale per l'energia e la mobilità sostenibili che è in corso  a rimini fiera.

durante un incontro, organizzato dalla fondazione ambiente pulito e dedicato alla responsabilità sociale dell'impresa,
il direttore di kyoto club si è detto convinto dell'enorme opportunità che ha ancora oggi il nostro paese di svolgere un ruolo di primo piano nel panorama delle tecnologie e dell'industria delle energie pulite. “se il settore fotovoltaico è completamente nelle mani di cinesi, tedeschi e americani, - ha rilevato silvestrini - potremmo svolgere un certo ruolo nell'eolico: abbiamo perso il treno degli aerogeneratori , ma certamente potremmo fare bene nella componentistica. interessante è anche l'evoluzione della chimica tradizionale che sta avendo una rapida  trasformazione da raffineria a bioraffineria con casi anche recenti di grande eccellenza.

silvestrini ha poi tracciato un quadro internazionale dell'evoluzione nell'industria delle energie rinnovabili riconoscendo a cina e stati uniti il ruolo di driver globali per il definitivo passaggio all'economia post petrolifera (“che dev'essere raggiunto prima che si arrivi al picco finale di cui tanto si parla”). in particolare la sfida per pechino è riuscire a soddisfare la futura domanda interna che già oggi le garantisce il primato nella tecnologia solare ed eolica “e che presto si estenderà anche alla mobilità elettrica” 

sulla necessità di una visione futura ha insistito anche antonio lumicisi del ministero dell'ambiente che ha sottolineato l'importanza di continuare a sostenere l'azione degli oltre 14.000 comuni italiani aderenti al patto dei sindaci che hanno avviato progetti locali di sviluppo sostenibile.

mariagrazia midulla del wwf si è invece soffermata sulla necessità che la politica, specie in italia,  si ponga obiettivi ambiziosi a medio-lungo termine in grado di indirizzare le imprese,  le quali “per troppo tempo – accusa midulla – hanno ritenuto di poter creare un mercato maturo delle energie green facendo a meno delle istituzioni: non è così e, da questo punto di vista, la malagestione degli incentivi lo hanno evidenziato drammaticamente”. la rappresentante ambientalista ha anche ricordato che nelle indicazioni di scenario dell' ultimo rapporto world energy outlook , pubblicato nei giorni scorsi, è emersa, tra l'altro, la necessità di azioni  al 2030 ancora più incisive in materia di riduzioni delle emissioni che vadano oltre gli obiettivi europei del 20/20/20.

più pragmatica la posizione di giorgio fiorentini, economista aziendale dell'università bocconi di milano, il quale nell'affrontare la questione della responsabilità d'impresa ha avvertito della necessità di tenere conto delle risorse esistenti. “senza gambe nessun obiettivo potrà essere raggiunto”. “ma anche gli imprenditori, a capo del 97% delle piccole e medie che compongono il tessuto produttivo, si dovranno accorgere che si è chiusa un'epoca. oggi  sta avvenendo una rivoluzione che cambierà la stessa concezione di profitto, così come è stato concepito fino ad oggi”.

 

 

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Categorie: ecologia e ambiente, energia, fonti rinnovabili, Scienza

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