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Jacopo Giliberto

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Scienza

11 marzo 2013 - 21:52

fukushima due anni dopo, un filmato divulgativo spiega tutto. da vedere.

due anni dopo quell'11 marzo. lo zunami spazzò la città e la centrale nucleare.

la spiegazione della catastrofe nucleare raccontata in un video francese dell'istituto irsn.

an fransè (ma il video è chiarissimo).

 

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, energia, infrastrutture, nucleare, Scienza, tecnologia

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27 febbraio 2013 - 20:29

a copparo, ferrara, dove l’energia non finisce mai.

l’energia che non finisce mai sgorga da una spaccatura nella terra sabbiosa.
il metano gorgoglia insieme con acqua salatissima e tossica vomitata dal ventre della terra, digestione di torbe che erano fondo del mare.

bisogna scendere da copparo verso jolanda di savoia.

dire “scendere”, nella grande bonifica ferrarese, è una parola troppo impegnativa.
andando da copparo verso il delta e verso l’adriatico, tutto in apparenza è piatto spiattito appiattito tabula rasa. rane e zanzare.

invece no. si scende, a tratti, e si sale.

sembra una tavola, ma da una parte si scende fino a uno, due, tre metri sotto il livello del mare.
da un’altra parte invece si sale, come è alto il palazzetto di zenzalino che diventava un’isola quando il po rompeva e spantegava sulla pianura.

copparo è un comune grande 404 chilometri quadri, due volte l’intera provincia di trieste.

bisogna scendere da copparo verso jolanda di savoia.
dopo il curvone di zenzalino con il suo viale alberato lunghissimo e prospettico (sono ricresciuti i pioppi meravigliosi, dopo il grande taglio?), si prende a sinistra verso ambrogio. il mobilificio d’angolo non ci interessa; divani e credenze un’altra volta. invece ci interessa il casolare di via salmastri 3.

via salmastri: dice tutto.

perché è lì, dietro la casa, vicino al canale che porta via le acque di bonifica verso l’idrovora, è lì che sgorga l’acqua salmastra.

fedora quattrocchi è una scienziata dell’ingv (istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) e mi spiega che nel sottosuolo di via salmastri, frazione ambrogio, comune di copparo, provincia di ferrara ci sono queste torbe che fermentano.

sono torbe in più strati, depositi a forma di lente, schiacciati e piatti sotto le sabbie e le argille depositate dai millenni.
alcune falde di torba sono a 250 metri di profondità, altre più giù, a 600 metri di profondità.

la torba (alghe marce che erano fondo di paludi preistoriche) è la madre del carbone; diventerà lignite in qualche milione d’anni.

dentro la torba, nell’intestino del pianeta, c’è vita.
là sotto, legioni di batteri pazzi digeriscono la torba e producono metano.

c’è una frattura geologica.
il terremoto della primavera scorsa - che ha sconvolto la bassa modenese, il ferrarese, il mantovano - ha aperto la strada all’ascesso gonfio di metano.

quella del metano di copparo non è la stessa frattura nascosta che aveva generato il terremoto di un anno fa.
la frattura ferrarese del terremoto si ferma prima di copparo, c’è un’interruzione nello sfregamento tra fette di sottosuolo.
la frattura di copparo è un’altra, diversa, da studiare.

in via salmastri, dietro alla casa, c’era un pozzo di gas antico di mezzo secolo.
un pozzo chiuso chissà quando dal grillanda, perché l’aldo grillanda di ro ferrarese (da copparo bisogna andare verso polesella e rovigo, prima dell’argine maestro del po) è il più bravo chiuditore di pozzi petroliferi.

il grillanda aveva cominciato da piccolo come suo padre.
e suo padre aveva imparato dal nonno.
e il nonno aveva imparato dall’aldo grillanda bisnonno dell’attuale, che nel 1915 trivellava alla ricerca di acqua per i latifondisti ferraresi, e poi per le società minerarie in maremma, e poi per tutta italia con trivelle sempre più moderne e più efficaci.

poi i tempi cambiano, e non solo perforazioni (se ne fanno sempre meno) ma soprattutto chiusure di pozzi aperti, che è un’arte rara che va imparata dal bisnonno dal nonno dal padre.

l’aldo grillanda di oggi, con suo figlio marcello, conosce i pozzi d’italia.
lo chiamano dappertutto. nel ferrarese conosce i pozzi a uno a uno, appena finiva la scuola vestito con le braghette corte e con la cartella andava a vedere le trivelle del nonno.

questo era un pozzo artesiano per l’acqua dolce, oppure metano, acqua termale, o era un pozzo di anidride carbonica, o usciva acqua salata con metano, oppure emetteva gas solforoso velenoso.

ad ambrogio in via salmastri alle spalle del mobilificio e dietro al casolare c’era questo pozzo di acqua e metano.
una volta nella bassa si faceva così, un buco per terra, in una vasca chiusa si gorgogliava l’acquaccia frizzante, e le bollicine venivano aspirate da un tubo e scaldavano la stalla e la casa, seccavano il miglio e la canapa.

ancora oggi la finanza trova gente della bassa che scalda la stalla e la casa con il giacimento privato personale, ma non si può perché il metano è dello stato, bisogna denunciarlo e pagare tasse royalty accise un impazzimento facciamo che non lo diciamo a nessuno.

questo ascesso di gas è in profondità sotto la casa.
il pozzo antico è chiuso, ma lo scossone del terremoto dell’anno scorso ha aperto al gas la strada sotterranea poche decine di metri più in là, e quel metano va scaricato, sennò può anche trovarsi vie non controllate, può eruttare fuoco e
lapilli, esplodere con la casa e i divani e le credenze del mobilificio.

l’acqua e il metano sgorgano con forza e violenza da un tubo d’acciaio messo per governare l’emissione.
la temperatura è costante, 25 gradi.
non c’è radioattività, appena 4 becquerel contro (per esempio) i 500 becquerel che sgorgano in garfagnana.
l’acqua gasata è salata quasi come quella del mare – quando l’adriatico arrivava dove oggi ci sono ferrara e padova – ed è piena di inquinanti come metalli pesanti.
non si può usare neanche per irrigare.
così viene scaricata nel canale.

il metano va sprecato. peccato.

e quel metano non finirà per secoli, perché sotto i piedi degli abitanti di ambrogio i batteri continuano a digerire la torba sepolta.

la scienziata fedora quattrocchi dice: basterebbe iniettare acqua in profondità, all’altezza degli strati di torba, per continuare a estrarre il metano che continua a formarsi senza fine, in una risorsa rinnovabile perché dopotutto è di origine naturale.

è come un impianto di biogas, quelli che gli allevatori costruiscono a fianco alle stalle: nei bomboloni mettono letame e scarti agricoli e ci mescolano i batteri digestivi.

nella bassa ferrarese, questi fontanazzi di acqua preistorica mescolati con metano sarebbero decine.

ancora fedora quattrocchi: dove sgorga acqua salata, le colture deperiscono, i terreni diventano presto quasi sterili. vogliamo fare foto satellitari subito dopo le nevicate, perché il sale il calore dell’acqua l’assenza di erba fanno sciogliere subito la neve, chiazze di terra nuda circondate dalla neve.

nel queensland, in australia, in questo modo ottengono il 75% del fabbisogno energetico.
usano il metano che sgorga per far girare i generatori di corrente, ma parte del metano viene usato per far funzionare i desalinizzatori a osmosi che producono l’acqua potabile per l’acquedotto.
quell’acqua va benissimo anche per allevare i pesci dell’itticoltura, e per scaldare le case perché la temperatura costante appare calda d’inverno e fresca d’estate.

potremmo ricuperare anche noi italiani quel bendidio di metano che si rigenera e sgorga senza fine in cento e cento diversi posti della bassa.

l’acqua potrebbe essere filtrata per togliere il sale, per ricuperare i metalli di questa speciale miniera liquida ricca di contenuti, per estrarre le terre rare così preziose per produrre i computer e così monopolizzate dall’unico produttore al mondo, la cina.
poi l’acqua a 25 gradi potrebbe entrare nelle case per scaldarle d’inverno, quando si scende sotto zero, e rinfrescarle d’estate, quando l’aria di luglio ribolle a 35 gradi.

questo, si potrebbe fare in via salmastri civico 3, frazione ambrogio, comune di copparo, provincia di ferrara.
e in tantissime altre parti d’italia.

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Categorie: acqua, ecologia e ambiente, energia, fonti rinnovabili, reti energia, Scienza

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30 novembre 2011 - 11:54

tecnologia. energia. nasce in italia il frigorifero risparmioso che fa impazzire la cina.

come nasce una tecnologia

come nasce una tecnologia rivoluzionaria?
risponde marco volpato, imprenditore milanese nato in quella quasi-lombardia che è verbania.
“tutto è cominciato quando anni fa un nostro cliente italiano, che produce pannelli isolanti per l’edilizia, ci ha suggerito: potrebbe funzionare meglio con la tecnologia del vuoto. e caso ha voluto che il fornitore della materia plastica di quell’azienda fosse la dow chemical”.

così la cannon di peschiera borromeo - il principale costruttore al mondo di macchine per produrre oggetti di poliuretano, 200 milioni di fatturato, sedi e fabbriche in tutto il mondo come ogni “piccola multinazionale di famiglia” che caratterizza l’industria italiana - ha inventato un macchinario per produrre sottovuoto le schiume di poliuretano (quelle che noi chiamiamo, sbagliando, gommapiuma). e la dow, il colosso statunitense della chimica, ha messo al lavoro la squadra del centro ricerche di correggio (reggio emilia) guidata da vanni parenti. un centro ricerche di valore mondiale che, nelle intenzioni del nuovo capo della dow italia, giuliano tomassi marinangeli, potrebbe acquisire un ruolo ancora più rilevante.

 

anni di studi e sperimentazioni

anni di prove e sperimentazioni per accoppiare alla perfezione (nello stabilimento produttivo di caronno pertusella) una macchina e (a correggio) un ingrediente plastico.
è nata così la tecnologia pascal vai per produrre frigoriferi che risparmiano corrente.

mentre tutto il mondo degli elettrodomestici affina i compressori e i motori elettrici per guadagnare nei frigoriferi pochi punti risicati di efficienza energetica, gli italiani inventano come tagliare in un colpo solo i consumi del frigo fino al 10-15%.

con i costi del chilowattora italiano, significa che con il solo risparmio sulla bolletta il frigorifero potrebbe ripagarsi, durante la sua vita di lavoro addossato al muro della cucina, l’intera spesa d’acquisto.

 

l'industria corre

non è un’idea velleitaria, non un’innovazione destinata a diventare solamente una medaglia d’onore al petto della dow e dell’italiana cannon.
il presidente della dow chemical asia pacific, pat dawson, a shanghai alla presentazione ufficiale della nuova tecnologia pascal ha dovuto governare le richieste pressanti dei clienti cinesi che vogliono assicurarsi il poliuretano che si usa sottovuoto. e il più grande produttore al mondo di frigoriferi, la cinese haier, ha già allestito - con le macchine prodotte dalla ocietà di peschiera borromeo - una prima linea di produzione per realizzare quindici modelli ad altissimo risparmio energetico, classe “a++++".

 

i cinesi in prima linea

qualche anno fa era quasi una battuta, poi è diventata una realtà preoccupante: “i problemi della disponibilità di energia nel mondo e di emissioni inquinanti si mostreranno quando tutti i cinesi vorranno un frigorifero”.
ebbene, questo è il momento di mettere alla prova un mercato che, da solo, oggi sforna più di 75 milioni di frigoriferi l’anno spinto anche – spiega wang lei, presidentessa dell’associazione cinese dei produttori di elettrodomestici - dai piani di elettrificazione rurale del governo di pechino. il governo non vuole i vecchi frigoriferi-caffettiera.
vuole che i cinesi abbiano apparecchi ad alta sostenibilità.

 

come funziona

il poliuretano si usa in mille applicazioni.
è la schiuma dei pannelli isolanti dei muri, è l’imbottitura delle poltrone dell’auto e del soggiorno, è il materiale che conferisce una presa morbida allo sterzo dell’auto, è l’ingrediente dei materassi e avvolge, invisibile, l’armadio del frigorifero per isolarne il freddo all’interno.

 ispirandosi al geniale inventore francese del ‘600 blaise pascal, che prese gli studi del romagnolo evangelista torricelli e sviluppò la moderna teoria del vuoto, gli italiani della cannon e la squadra italiana della dow hanno scoperto che l’isolamento del frigorifero diventa assai migliore se la schiuma viene prodotta sotto vuoto.
le bollicine che formano l’imbottitura sono minutissime e più fitte: il calore non passa all’interno. così il compressore del frigorifero si accende raramente.

 

i costi di produzione

ai produttori cinesi invece piace un altro aspetto: serve meno materiale plastico e i tempi di produzione si dimezzano. in pochi secondi il frigorifero viene imbottito di isolante.
i tecnici non lo ammettono, ma in un surgelatore a pozzo, quelli con lo sportello in alto come il banco dei gelati al bar, i risparmi di energia diventano impressionanti: poiché viene aperto più raramente del frigorifero della cucina, e poiché la porta sulla faccia superiore non lascia scivolare fuori il freddo durante l’apertura, il surgelatore verticale può anche dimezzare i suoi consumi di corrente.

così, dalla romagna di torricelli, dalla lombardia della cannon oppure dall’emilia del centro ricerche dow, nasce l’innovazione che crea il mercato.

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Categorie: ecologia e ambiente, energia, Scienza, tecnologia

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29 novembre 2011 - 20:30

vota il personaggio ambiente italia. i 21 candidati, da *angeli del fango* a *zanotelli*

vota anche tu. basta un clic.
torna il premio "personaggio ambiente" che ti permette di votare ed eleggere il personaggio che, a tuo pieno totale e insindacabile giudizio, ha svolto un ruolo di rilevanza per l’ambiente in italia nel 2011, attraverso la proposizione di idee, pratiche, informazioni, politiche, attività imprenditoriali.

per votare, clicca qui.

adesso, metre scrivo, sono in testa i sindaci domenico finiguerra (dell’ecologissimo comune pavese cassinetta di lugagnano) e stefano pisani (sindaco di pollica, erede del sindaco ecologista angelo vassallo assassinato dalla malavita) e l’imprenditore senese michele manelli (cantina salcheto di montepulciano). cliccando qui puoi vedere la classifica in questo momento.
forte la presenza degli amministratori locali che si sono distinti in iniziative territoriali che sono balzate alle cronache nazionali. più ridotta la presenza degli imprenditori mentre non sono affatto rappresentati personaggi dello spettacolo e del giornalismo che lo scorso anno dominavano invece la classifica.

il premio personaggio ambiente italia si propone di assegnare un riconoscimento al candidato che risulterà il più votato dal popolo del web tra una rosa di 21 candidati, nel periodo compreso tra il 22 novembre e tutto il mese di dicembre. il vincitore di quest’anno sarà premiato nel corso di una cerimonia che si terrà a roma a fine gennaio.

i candidati al premio sono stati selezionati da un comitato tecnico, costituito da direttori di testate giornalistiche ambientali, giornalisti ambientali, responsabili di siti tematici e blogger italiani. ogni componente del comitato ha selezionato fino a cinque candidature, a cui viene assegnato un punteggio. dalla somma dei punteggi sono emersi 21 personaggi candidati al premio personaggio ambiente italia 2011.

eccoli:

gli angeli del fango di genova
peter brandauer
corrado clini
donne contro l'ilva
domenico finiguerra
forum italiano dei movimenti per l'acqua
fukushima 50 - nobukatsu osumi
wangari maathai
michele manelli
joan martinez alier
giorgio nebbia
giuseppe onufrio
ippolito ostellino
maurizio pallante
i pescatori di torre guaceto
stefano pisani
andrea rossi e sergio focardi
herman scheer
antonio segrè
nichi vendola
padre alex zanotelli

per saperne di più su ciascun candidato basta collegarsi al sito internet www.personaggioambiente.it in cui è possibile consultare tutte le biografie ed esprimere il voto.

"il premio – dice mario notaro, segretario del comitato tecnico – vuole dare voce a quei milioni di persone che hanno a cuore l’ambiente e vogliono trasmettere, con il loro voto, un segnale di riconoscimento per quegli uomini e quelle donne che si sono spesi in battaglie o iniziative legate alla sostenibilità. ci auguriamo che questa terza edizione registri gli ottimi risultati in termini di voti raggiunti dalla precedente e che, anno dopo anno, il premio diventi un vero e proprio appuntamento che, oltre a decretare il personaggio che nell’anno, sia un momento di confronto e di discussione a livello nazionale sulle problematiche di natura ambientali del nostro paese”.
rispetto al 2010 la rosa dei candidati di quest’anno vede una forte presenza di soggetti collettivi come comitati e forum, mentre si è ridotto il numero di rappresentanti dell’associazionismo classico.

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29 novembre 2011 - 16:18

scienza. sorpresa. la calabria non sta girando in senso orario. invece si frantuma.

corrrbézzoli!
se tu pensavi che la calabria stesse girando su sé stessa in senso orario, come fa la bottiglia nel gioco della bottiglia, come da decenni asseriscono geologi, geofisici e vulcanologi, ebbene devi ricrederti.

la calabria invece si sta frantumando.
in parte gira nel senso delle lancette dell'orologio, ma in parte ruota contromano.

come spiega l'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (ingv), gli studi condotti negli ultimi vent'anni sembravano mostrare che la calabria si sia comportata come un unico blocco rigido che aveva subito una rotazione oraria tra i due e un milione di anni fa.

invece sono stati osservati blocchi a rotazione antioraria che smentiscono questa tesi.
il quadro generale dello scontro fra la placca africana e quella europea è molto più complesso di quanto si possa immaginare.

in realtà proprio in corrispondenza delle nostre regioni meridionali, la semplificazione delle due placche che si scontrano non è più soddisfacente, poiché i geofisici hanno potuto individuare e descrivere una molteplicità di microplacche con movimenti e interazioni particolari.
il puzzle diventa ancora più sfaccettato nella regione calabra, dove, grazie a una ricerca recente condotta da fabio speranza e patrizia macrì (ingv roma) assieme a colleghi dell'università di padova ("paleomagnetic evidence for a post-1.2 ma disruption of the calabria terrane: consequences of slab breakoff on orogenic wedge tectonics") e pubblicata dalla rivista "geological society of america bulletin", si è potuto scendere in dettagli sinora sconosciuti.

(solo per geofisici, per masochisti, per insonni o per le persone che assommano le tre caratteristiche) clicca qui per scaricare lo studio "paleomagnetic evidence for a post-1.2 ma disruption of the calabria terrane" (1,7mb in formato pdf)

nell'area collinare compresa tra le cittadine di crotone e catanzaro, sulle splendide coste del mar ionio, sono stati individuati grazie a rilievi paleomagnetici quattro blocchi di crosta terrestre che hanno subito distinti movimenti rotazionali.
due di essi hanno subito una rotazione antioraria avvenuta negli ultimi 1,2 milioni di anni, altri due una rotazione oraria.

è la prima volta che sono stati identificati blocchi a rotazione antioraria nella calabria, che in base a vari altri studi paleomagnetici sembrava aver ruotato in senso orario come un unico blocco rigido tra 1 e 2 milioni di anni fa.

a fabio speranza, primo firmatario del lavoro, abbiamo chiesto:

in che cosa consistono le indagini paleo magnetiche che vi hanno condotto a ricostruire in modo così dettagliato i movimenti di questa parte della calabria?

per effettuare il nostro studio abbiamo preso molti campioni di rocce nella zona di crotone, e quindi ne abbiamo misurato la direzione di magnetizzazione nel laboratorio di paleomagnetismo dell'ingv di roma, principale laboratorio italiano ed uno dei migliori a livello mondiale. le rocce quando si formano registrano (tramite minerali magnetici che si comportano come minuscole bussole) la direzione del campo magnetico terrestre, che sappiamo essere mediamente diretta verso il nord geografico. se la direzione di magnetizzazione che misuriamo oggi nei campioni non è più diretta verso il nord, vuol dire che quel blocco crostale è stato ruotato dopo che i sedimenti da noi analizzati si sono deposti. il paleomagnetismo già negli anni '60 del secolo scorso ha rappresentato una delle principali prove a supporto della teoria della tettonica a placche, perché ha mostrato che tutte le principali placche del pianeta hanno ruotato e si sono mosse nel corso dei milioni di anni.

i movimenti da voi ricostruiti, sono tuttora in atto o si sono esauriti nel recente passato geologico, e quando in particolare?

i movimenti da noi ricostruiti sono molto recenti, perché sono stati osservati su sedimenti che hanno solo 1.2 milioni di anni, un tempo geologicamente molto recente. questo ci fa ipotizzare che queste rotazioni possano essere ancora attive oggi, e legate ad alcune faglie trasversali che stanno ulteriormente frammentando la "microplacca" della calabria.

come si giustifica questa discordanza in un quadro generale che vede lo "stivale" della penisola italiana muoversi verso i balcani con una prevedibile chiusura del bacino adriatico?

già sapevamo in realtà da altri studi geofisici che la parte della penisola italiana che si muove verso i balcani non comprende la calabria, che ha un movimento più complesso e si muove in parte verso lo ionio. il nostro studio mostra che anche all'interno della calabria non c'è un movimento omogeneo. è la dimostrazione ulteriore che il mediterraneo è un vero puzzle, composto di "tessere" crostali anche piccolissime, che probabilmente non abbiamo ancora identificato del tutto.

(solo per geofisici, per masochisti, per insonni o per le persone che assommano le tre caratteristiche) clicca qui per scaricare lo studio "paleomagnetic evidence for a post-1.2 ma disruption of the calabria terrane" (1,7mb in formato pdf)

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29 novembre 2011 - 12:17

energia. i conti di conti sulla robin tax. il metano di scaroni. rinnovabili: bortoni (authority), regole nuove.

ecco che cosa contiene elementi, la rivista del gestore dei servizi energetici.
una rivista prestigiuosa, quasi esoterica, nella quale potrai perfino trovare un articolo scritto da me medesimo, come leggerai più sotto.

ecco il riassunto dei contenuti del nuovo numero di elementi.

 

focus con guido bortoni, presidente dell'autorità dell'energia

guido bortoni, presidente dell’autorità per l’energia elettrica e il gas, in un’intervista nel nuovo numero di elementi, periodico del gestore dei servizi energetici, visibile sul sito www.gse.it, ritiene che per il settore delle rinnovabili, oltre al quadro normativo e alla giuste incentivazioni, servono anche le procedure autorizzative, la regolazione dell’accesso alle reti e la definizione di modalità di cessione dell’energia prodotta”. 
relativamente all’attività dell’autorità da lui guidata, bortoni sostiene che la sfida “è quella di impostare una regolazione più ‘matura’, in una prospettiva europea e di visione di medio-lungo periodo. una regolazione stabile, efficace e capace di evolvere nel tempo con flessibilità, che sappia rispondere ai mutamenti in corso. tutto ciò attraverso una fase tipica di regolazione ex ante, affiancata da una ex post, per monitorare e garantire il rispetto delle regole attraverso le opportune azioni di enforcement. sarà questa la “barra” che intendiamo mantenere, con un forte ancoraggio all’indipendenza, alla crescita, alla dimensione comunitaria e alla consapevolezza del consumatore.

bortoni si è poi soffermato sull’importanza delle smart grid, senza le quali dice, “lo sviluppo della generazione diffusa da rinnovabili rischia di essere un investimento dai limitati benefici”.

a proposito della robin hood tax, bortoni ritiene che la misura “riveste profili di criticità per lo sviluppo delle infrastrutture energetiche, indispensabili per fornire energia a prezzi competitivi a consumatori domestici e imprese”.

per quanto concerne il comparto del gas, bortoni sottolinea che “abbiamo anche proposto di istituire un solo operatore a livello nazionale come interfaccia unica e indipendente per l’accesso e l’erogazione del servizio di trasporto, bilanciamento e misura. ciò permetterebbe di superare le inefficienze e ridurre gli oneri amministrativi legati all’attuale presenza di più operatori. nel mercato retail, il previsto avvio dal 2012 del sistema informativo integrato (sii) consentirà di ottimizzare i flussi informativi e di arginare il fenomeno delle morosità”.

sull’efficienza energetica, il presidente dell’autorità per l’energia elettrica e il gas è del parere che questa “deve avere un ruolo più strategico, attraverso un adeguato sostegno alla ricerca e all’innovazione per sviluppare il già presente know-how e l’industria italiana di settore”.

 

fulvio conti (enel) e la robin tax

fulvio conti (amministratore delegato dell'enel) attacca sulla robin hood tax, sostenendo che “il provvedimento manca di visione a lungo termine e colpisce un settore, quello dell’energia, che genera ricchezza per milioni di azionisti, occupazione per decine di migliaia di persone, investimenti e innovazione. al tempo stesso lascia immutate le sacche di bassa produttività, che sono i veri problemi del paese. se a questo aggiungiamo il rischio di un quadro normativo instabile, di fatto stiamo scoraggiando gli investimenti”.
quanto ai riflessi che la robin hood tax potrebbe avere sull’enel, conti afferma che “l’incremento dell’aliquota addizionale ires e dell’estensione della stessa alle attività di distribuzione di energia elettrica e gas e alle rinnovabili comporterà un onere per il gruppo enel stimabile in circa 400 milioni di euro all’anno nel triennio 2011-2013 e in circa 200 milioni per i successivi esercizi. senza contare l’impatto prodotto da tale norma sul titolo in borsa”.
per il capo dell'enel, tra le cose da fare nell’imminente, c’è l’allineamento della bolletta energetica italiana a quella dei nostri vicini e concorrenti europei, per questo, “serve un piano di investimenti volto a riequilibrare il mix produttivo e avvicinarlo alla media europea, con una quota maggiore di carbone pulito”.
conti conclude affermando che è intenzione di enel “mantenere una posizione di leadership nei nostri mercati strategici: italia e spagna. noi, continueremo a sviluppare un portafoglio diversificato di impianti rinnovabili, poco dipendente da incentivi, in aree con maggiore disponibilità di risorse naturali, per sfruttare al meglio le tecnologie rinnovabili, e coglieremo le opportunità di sviluppo nei mercati in rapida crescita: america latina, est europa e russia”.

 

paolo scaroni (eni) e il gas non convenzionale

paolo scaroni, amministratore delegato dell'eni, scommette fortemente sullo shale gas e dice: “il gas è la fonte energetica chiave per i prossimi 20 anni almeno in uno scenario in continua evoluzione. ci auguriamo che grazie allo shale gas l’europa potrà disporre di energia domestica a costi competitivi, che consentirà all’economia della ue di marciare allo stesso ritmo delle altre grandi economie”.
e continua afferrmando che “il gas è un punto di forza del nostro sistema energetico per vari aspetti: è competitivo, permette di contenere le emissioni di gas serra (50% in meno rispetto agli impianti a carbone, principale fonte utilizzata in europa), è ampiamente disponibile e lo sarà ancora per molti anni. inoltre assicura l’alimentazione dei nostri sistemi elettrici, industriali e domestici con una continuità che le fonti rinnovabili non sono ancora in grado di fornire.
scaroni ha poi parlato della sicurezza degli approvvigionamenti del gas in italia e in europa per cui dice “è prioritaria la realizzazione di un sistema integrato di gasdotti all’interno dell’unione. abbiamo avanzato al commissario per l’energia, gunther oettinger, una proposta perché l’ue promuova la creazione di una rete di gasdotti che unisca i paesi del nostro continente. oltre alla diversificazione degli approvvigionamenti, alla diversificazione delle rotte di transito e all’aumento delle capacità dei gasdotti esistenti, quella di una rete integrata del gas è la vera priorità per la sicurezza degli approvvigionamenti. solo così ci assicureremo il gas di cui abbiamo bisogno, quando e dove serve e a prezzi compatibili con la nostra crescita economica”.
infine, l’ad di eni considera il risparmio energetico “la strada maestra per ridurre l’impatto ambientale, prolungare la vita dei combustibili fossili e ridurre la nostra bolletta energetica”.

 

andrea gemme (anie) e gli incentivi alle rinnovabili

andrea gemme, presidente dell'anie, afferma che è “inutile nascondere che il iv conto energia ci ha dissanguato, ma adesso per il settore l’importante è trovare stabilità, con l’obiettivo di puntare alla grid parity ed emanciparsi così dagli incentivi. per fare questo è fondamentale dare unità alle associazioni rappresentative del comparto, non solo del fotovoltaico ma di tutte le rinnovabili. bisogna insomma parlare con una voce unica”.
poi aggiunge che tra le sfide dell’anie ci sono anche l’efficienza, gli accumuli di energia (con un occhio al piano di terna da 130 mw) e le smart grid.

 

altri contenuti. compresi i pupi siciliani.

completano il numero 24 di elementi:
l’editoriale di emilio cremona, sull’importanza delle biomasse.
un incontro con simone togni presidente di anev, sui temi contingenti riguardanti il settore eolico.
un’intervista a g.b. zorzoli, presidente ises italia sull’energia rinnovabile e sull’importanza delle smart grds.
un faccia a faccia con paolo vigevano, amministratore delegato di au, sul ruolo dell’acquirente unico nell’ambito del mercato elettrico.
un articolo di stefano besseghini, amministratore delegato di rse, sulla ricerca.
uno speciale sulla cogenerazione.
un dialogo con alessandro beulcke, presidente di aris, sull’importanza del festival dell’energia.
un confronto con luca mercalli, presidente della società meteorologica italiana e direttore della rivista nimbus, su energia e ambiente.
un’intervista a mr. kilowatt su energia e comunicazione
la rubrica “elementi normativi”, che riporta più importanti provvedimenti in materia energetica.
“il punto”, spettacolare articolo di commento scritto dal qui presente jacopo giliberto, io me medesimo.
un faccia a faccia con alberto quadrio curzio, professore ed economista, sul mondo del lavoro.
una conversazione sui temi dell’uomo, della società e della cultura con mimmo cuticchio, puparo e “cuntista” di fama mondiale. 

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27 novembre 2011 - 23:11

tecnologia per l'ambiente. ecco le innovazioni sostenibili. e usabili.

“sostenibilità oggi”: città verdi, reti intelligenti e risorse rinnovabili.
questi i temi su cui si sono sfidate le 160 innovazioni che hanno partecipato all’undicesima edizione del premio all’innovazione amica dell’ambiente 2011, sostenuto da regione lombardia, fondazione cariplo, confindustria e camera di commercio di milano e fondazione symbola.

il premio all'innovazione ecologica è divenuto nel tempo un riconoscimento nazionale rivolto all´innovazione d’impresa in campo ambientale.
il premio richiedeva alle aziende di descrivere le innovazioni che si pongono l’obiettivo di contribuire a significativi miglioramenti orientati alla sostenibilità ambientale e che si segnalino per originalità e per potenzialità di sviluppo.

nord e lombardia ancora al comando, ma la green economy si diffonde in tutto il paese. la sorpresa di quest’anno sono le innovazioni del settore agricoltura.

questi i premiati e segnalati nelle quattro categorie di quest’anno (energie, agricoltura, mobilità e abitare):
boito manlio
coop centrale adriatica
enel green power
faam
filca cooperative
molinia agricola
pininfarina

queste, invece, le innovazioni che hanno meritato una segnalazione: consorzio casalasco, coop adriatica, dismeco, epson italia, genport, peugeot automobili italia, renault, tesa, eosolare, agricola salcheto.

 

i settori emergenti

nell’edizione di quest’anno è il settore dell’energia (efficienza e rinnovabili) a farla da padrona con il 49% delle innovazioni presentate. a dimostrazione di una tendenza di sviluppo di questo settore che ormai si dimostra consolidata.
il 22% dei progetti rientra nel settore dell’abitare, a parimerito i settori agricoltura (14%) e mobilità (15%).
è però proprio l’agricoltura la sorpresa di quest’anno e da qui arrivano i progetti più innovativi: ben due sono le innovazioni premiate e due quelle segnalate che arrivano da questo settore.
nella mobilità vincono le automobili che hanno puntato sul rispetto dell’ambiente e sulla riconversione.
mentre il settore dell’abitare ha puntato quest’anno principalmente sull’edilizia residenziale, a differenza della scorsa edizione dove i progetti presentati erano prevalentemente edifici di edilizia commerciale.

 

l'alta italia è in testa

per quanto riguarda la distribuzione geografica, il nord è sempre in testa alla classifica (68%) seguito a grande distanza dal centro (19%) e dal sud (13%). la lombardia si conferma ancora campione di innovazione, con 53 progetti (34%), seguita dall'emilia romagna con 22.
da notare che le innovazioni sono arrivate da 18 regioni su 20, segno che la green economy è ormai un fenomeno che interessa ogni area del paese, e una vera risposta alla crisi grazie alle imprese più lungimiranti, che, utilizzando nuove tecnologie, sono in grado di aprirsi a nuovi settori di mercato e realizzare una maggiore efficienza nell'uso e nel riutilizzo delle risorse, sviluppando anche organizzazioni e sistemi all’avanguardia.

 

che cos'è e come funziona il premio

la rivoluzione della sostenibilità riguarda l'energia ma non solo: una nuova civiltà agricola e industriale sta, infatti, sostituendo strutture e reti obsolete e le città si stanno evolvendo in villaggi urbani interconnessi dove si vive, ci si muove, si abita, ci si nutre e si comunica in modo sempre più indipendente dal petrolio e dove è migliore la qualità della vita.

alla premiazione, che si è tenuta nella sala pirelli nella sede della regione lombardia, hanno partecipato: vittorio cogliati dezza, presidente nazionale di legambiente, andrea poggio, presidente fondazione legambiente innovazione, ermete realacci, presidente fondazione symbola, marcello raimondi, assessore ambiente, energia e reti, regione lombardia, paolo gualtamacchi, camera di commercio di milano, alberto meomartini, presidente assolombarda, massimo beccarello, confindustria.
ha condotto la premiazione filippo solibello, conduttore di caterpillar.

ideato da legambiente, il premio ha avuto negli anni il sostegno e la promozione da parte di enti, associazioni e soggetti istituzionali di prestigio, uniti dalla comune volontà di accrescere lo sviluppo e la diffusione di soluzioni innovative che migliorino la qualità della vita nel rispetto dell’ambiente.
al premio partecipano imprese, amministrazioni pubbliche, istituti di ricerca, liberi professionisti ed associazioni di cittadini. i vincitori avranno diritto all'uso del logo “innovazione amica dell'ambiente”, la lampadina dalla foglia verde affiancata al “cigno” di legambiente sulla comunicazione legata all'innovazione premiata, per la durata di un anno.

sul sito www.premioinnovazione.legambiente.org è possibile consultare le schede tecniche degli oltre 1.500 progetti candidati nelle passate edizioni.

 

i commenti

“il successo di partecipazione al nostro premio ci onora – ha detto andrea poggio, vicedirettore nazionale di legambiente - abbiamo puntato sullo sviluppo delle rinnovabili (quest’anno l’italia è uno dei primi mercati al mondo), ma la vera sorpresa è venuta dall’agricoltura: l’anno scorso a tirare era stata l’edilizia innovativa. oggi sostenibilità non è più sinonimo solo di pannello solare, ma di un’economia nuova che si sta spostando dalla crescita dei consumi alla speranza di una qualità duratura della vita”.           
“le performance di successo – commenta vittorio cogliati dezza, presidente nazionale di legambiente  – testimoniano la vitalità della green economy italiana e ci sollecitano a promuovere e a sostenere sempre con maggiore convinzione le aziende che investono in innovazione, efficienza e qualità ambientale. questa è la ricetta per lo sviluppo futuro del paese. l’energia verde e la sostenibilità delle produzioni rappresentano le chiavi giuste per uscire dalla crisi che attanaglia la società attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro, la riduzione dei consumi e dell’inquinamento, la valorizzazione dell’ingegno italiano. questo processo virtuoso potrà continuare se anche l’attuale governo assumerà tra le sue priorità lo sviluppo dell’economia sostenibile attraverso precise e innovative politiche nei settori dell’edilizia, della mobilità, dell’efficienza energetica, della chimica moderna”.
“in un momento di grave crisi come quello che stiamo attraversando – ha detto ermete realacci, presidente fondazione symbola – la green economy è una delle strade principali per rilanciare, su basi nuo­ve e più solide, l’economia italiana. una prospettiva che nel nostro paese si incrocia con la qualità, la coesione sociale, il talento, l’innovazione, la ricerca, fattori fondamentali per rendere competitivi i territori e le nostre imprese. le realtà che abbiamo incontrato sono un esempio tangibile delle migliori energie che l’italia possiede e che possono rappresentare una leva per guardare con più fiducia al futuro”.
“siamo contenti di aver contribuito anche quest’anno all’iniziativa di legambiente, con cui condividiamo una visione della green economy che costituisce da un lato una forma di salvaguardia e tutela dell’ambiente, e dall’altro una leva formidabile di sviluppo - ha commentato marcello raimondi, assessore all’ambiente, energia e reti di regione lombardia. - proprio le imprese premiate, con la loro creatività e capacità di innovazione, sono un ulteriore sprone per continuare con le nostre politiche di sostegno al risparmio energetico, alle reti intelligenti, all’edilizia sostenibile e alle fonti rinnovabili.”
“l’impegno sempre più attivo delle imprese nelle politiche di sostenibilità ambientale – ha affermato aldo fumagalli romario, presidente della commissione sviluppo sostenibile di confindustria – è un importante segnale di attenzione verso il territorio in cui operano e di lungimiranza per la crescita economica del paese. le best practices aziendali in questo campo sono un esempio positivo per tutte le altre realtà imprenditoriali: dimostrano che sostenere l’efficienza energetica, il migliore utilizzo delle risorse e l’impiego delle energie rinnovabili aumenta la competitività e consente di individuare nuove opportunità di sviluppo. la premiazione – ha concluso fumagalli – è, quindi, un riconoscimento importante per tutte le aziende che hanno saputo trasformare la crisi in occasione di rilancio, coniugando crescita e innovazione tecnologica”.
“la camera di commercio – ha sottolineato paolo guaitamacchi, consigliere della camera di commercio di milano - è attenta alle iniziative ambientali che rappresentano una sfida e un fattore di competitività per le imprese in questa fase di rilancio dell’economia. il nostro territorio rappresenta un terreno fertile per queste iniziative con un’impresa su sette impegnata in azioni di responsabilità sociale in materia ambientale”.
“il premio giunto ormai all'undicesima edizione conferma la sua vitalità – ha detto marco frey, consigliere della fondazione cariplo e direttore dell'istituto di management della scuola superiore sant'anna di pisa - le imprese e le istituzioni premiate mostrano una capacità di innovazione che fornisce un contributo ad una delle più importanti sfide della nostra epoca: fare meglio con meno. efficienza energetica, riutilizzo dei materiali, sostenibilità dei processi, coinvolgimento degli utilizzatori, sono alcuni degli ingredienti che troviamo nelle best practices che sono state presentate. occorre comporre questi ingredienti in una ricetta di lungo periodo che consenta al nostro sistema economico di rafforzarsi e rilanciarsi nella competizione internazionale, contribuendo al tempo stesso a migliorare la qualità della vita nei nostri territori".

 

i dettagli delle idee: l'hybus ibrido di pininfarina

hybus, l’autobus ibrido progettato da pininfarina con il contributo della regione piemonte, si è aggiudicato uno dei premi.
l’edizione 2011 del premio, ritirato oggi dal presidente paolo pininfarina, aveva tra i temi la mobilità, materia cara a pininfarina, che da anni è pioniere nella ricerca di soluzioni efficaci e convenienti volte a raggiungere obiettivi ambientali e di emissione sempre più rigorosi: l’adozione di una catena di trazione ibrida o full electric su mezzi di trasporto individuali e collettivi, l’utilizzo di materiali alternativi, più leggeri e riciclabili, la sicurezza attiva e passiva, la gestione informatizzata del traffico.

il progetto hybus bus è stato giudicato con favore dalla giuria per diverse ragioni: “il contributo alla riduzione di inquinamento atmosferico, consumi e rumore; il contenimento dei rifiuti e la riduzione del consumo di risorse naturali grazie al concetto di revamping di vecchi autobus; il vantaggio economico per le aziende tpl e le amministrazioni pubbliche, legato al basso prezzo d’acquisto (-60% rispetto a un nuovo bus ibrido) e a un costo d’esercizio più basso (rispetto al full diesel); il ricorso alla tecnologia italiana (pininfarina, fiat, magneti marelli, faam); il potenziale impatto occupazionale; la competitività internazionale (il prodotto o servizio potrebbe essere offerto anche all’estero, in particolare nei paesi a più forte attenzione ambientale)”.

con hybus, pininfarina propone la conversione di autobus attualmente equipaggiati con motori euro 0–1–2 in autobus con motorizzazione ibrido seriale.
il prototipo dimostrativo, realizzato con lo scopo di validare la tecnologia e verificarne la fattibilità industriale, è stato sviluppato con la collaborazione di gtt (azienda municipale di trasporti del comune di torino) poiché inizialmente pensato per il comune di torino. il progetto è per sua natura esportabile in qualunque municipalità sensibile alla protezione dell’ambiente.

la conversione in ibrido di un vecchio autobus a motore termico ha un doppio vantaggio: ridurre l’inquinamento delle nostre città  e contenere i costi e gli investimenti.
hybus permette di risparmiare circa il 60% rispetto all’acquisto di un bus ibrido nuovo.
il revamping, inoltre, consente di risolvere il problema dello smaltimento dei mezzi obsoleti, che possono invece tornare sulla strada dotati di un propulsore diesel di piccola cilindrata più nuovo ed ecologico e con un aspetto molto più gradevole.

il motore termico originale viene sostituito con una unità di generazione energia euro 5, 1.3 multi jet 69kw, che assiste la trazione elettrica, la ricarica delle batteria e i servizi idraulici e pneumatici. la trazione elettrica è composta da due motori elettrici magneti marelli accoppiati a un riduttore-sommatore di velocità.
il pacco batteria agli ioni di litio ed il battery management system sono di fornitura faam e la nuova driveline è integrata con l’architettura elettrica elettronica di origine.
grazie al software di controllo sviluppato in collaborazione con i partner, hybus recupera energia in frenata.
a livello di stile, l’autobus mantiene le forme originarie, se pur con interventi di ripristino della carrozzeria e la proposta di una nuova livrea che riprende i colori della bandiera italiana per celebrare i 150 anni dell’unità d’italia.
all’interno, l’intervento più importante riguarda l’area posteriore, opportunamente modificata per consentire l’alloggiamento della struttura di sostegno delle batterie.
anche negli interni vengono rivisti la grafica e i colori, i sedili e le coperture.

“il progetto hybus si inserisce nel filone della mobilità sostenibile, una delle linee strategiche prioritarie per pininfarina – aggiunge l’amministratore delegato della pininfarina, silvio pietro angori. – per la sua complessità tecnologica hybus compendia tutte le nostre competenze nel campo della mobilità sostenibile. la catena di trazione ibrida seriale è applicabile non solo per il rinnovo di autobus altrimenti da rottamare, ma anche su autobus e veicoli commerciali di nuova produzione. siamo lieti e fieri che legambiente abbia riconosciuto la portata di questo progetto. il suo sviluppo è stato possibile anche grazie al finanziamento della regione piemonte, per il quale siamo grati al presidente della regione, onorevole cota, e all’assessore giordano. un ringraziamento particolare va anche ai vertici del gtt, che da tempo hanno sostenuto l’iniziativa e che speriamo possano beneficiare dei vantaggi offerti dalla nostra tecnologia”.

 

i dettagli delle idee: le auto elettriche della renault

il progetto renault ze, che mira allo sviluppo di massa di una mobilità elettrica a zero emissioni, si basa sull’obiettivo di ridurre l’inquinamento ambientale e soprattutto di rendere la mobilità elettrica un’opzione disponile per il più vasto target possibile.
renault è stato il costruttore automobilistico che, primo tra i grandi produttori, ha avviato un programma industriale orientato allo sviluppo e alla commercializzazione di massa dell’auto elettrica, mettendo in campo investimenti per 4 miliardi di euro e un team dedicato di 2.000 persone.GAMMA_RENAULT_Z_E
renault introdurrà a breve sul mercato una gamma completa di veicoli elettrici (contraddistinti dalla firma ze, cioè zero emissioni), destinati a una diffusione di massa.
la gamma sarà costituita da 4 modelli: l’innovativo urban crosser twizy, la berlina compatta zoe, la berlina raffinata fluence ze e la furgonetta commerciale kangoo ze.
l’offerta renault ze sarà sostenuta da un business model  innovativo, grazie al quale il costo di un veicolo elettrico sarà in linea con quello di un veicolo a motore termico, rappresentando così una soluzione d’acquisto conveniente e accessibile.

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Categorie: ecologia e ambiente, energia, fonti rinnovabili, mobilità, Scienza, tecnologia, traffico, trasporti

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25 novembre 2011 - 12:12

scienza. l'ingv scopre sull'isola di vulcano 18 nuovi minerali. come l'efestosite

nell'isola di vulcano, che ha dato nome ai vulcani di tutto il mondo, secondo la religione classica vive e tiene officina il dio artefice, fabbro, siderurgo, artigiano e inventore. nonché marito (cornutissimo, e scusino la bestemmia i pochi adoratori di questa religione) della dèa venere afrodite.

questo dio sotterraneo e rovente si chiama (appunto) vulcano.
oppure, in greco, efesto (hephaistos).


e come poteva chiamarsi uno dei 18 minerali scoperti dagli scienziati dell'ingv sull'isola del dio vulcano-efèsto?
chiaro. la roccia si chiama *efestosite*, ovvero *hephaistosite*.

i dettagli.
nell’ambito di una convenzione stipulata tra la sezione napoletana (osservatorio vesuviano) dell’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (ingv) e il dipartimento di chimica strutturale e stereochimica inorganica dell’università statale di milano, è stato intrapreso negli ultimi cinque anni lo studio sistematico dei minerali di origine *fumarolica* presenti all’isola di vulcano, in sicilia.

grazie a questi studi, i ricercatori hanno identificato ben diciotto nuove specie mineralogiche.

un buon numero di queste specie di minerali è al momento esclusivo dell’isola, in quanto non è mai stato ritrovato nulla d'uguale in nessun altro posto al mondo.

le diciotto specie minerali scoperte dalla valente squadra di scienziati scalpellatori (i nomi: massimo russo dell’ingv, italo campostrini, carlo maria gramaccioli e francesco de martin dell’università di milano), sono stati sottomessi e approvati da una commissione dell’international mineralogical association (ima), composta di mineralogisti di tutto il mondo, che funge da organismo di controllo all’approvazione di nuovi minerali.

attualmente è documentata sull’isola la presenza di oltre cento specie mineralogiche.

dalla ricerca si evince che l’isola è la *località tipo* per 25 specie di minerali.

negli anni passati, lo studio della chimica dei minerali avveniva con metodologie di analisi laboriose.
la moderna strumentazione di analisi ha permesso, negli ultimi venti anni, di portare il numero delle nuove specie mineralogiche da 2mila a 4.700.

la scoperta di nuove specie di minerali su vulcano, è stata resa possibile da strumentazioni sofisticate, utilizzando cioè un microscopio elettronico a scansione con analizzatore per valutare la composizione chimica, un diffrattometro a raggi-x per polveri e per cristallo singolo (strumenti indispensabile per studiare la struttura dei minerali).

le ricerche mineralogiche sull’isola di vulcano sono state pubblicate dall’associazione micromineralogica italiana, in un volume dal titolo: “vulcano, tre secoli di storia”, ove oltre alla ricerca di minerali a vulcano, si documenta la storia dell’isola dai tempi in cui nel sottosuolo vi costruì la sua officina il potentissimo (nonché geniale e becco) dio.

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23 novembre 2011 - 21:20

ambiente. il rapporto drammatico dell'unep (onu) su clima e co2. il testo integrale.

oggi l'unep, l'agenzia onu per l'ambiente, ha pubblicato il rapporto bridging the emissions gap.

eccolo. originale e integrale.

clicca qui per scaricare il rapporto unep-onu "bridging the gap" (1,8mb)

in sostanza, il rapporto dice che si sta allargando il divario tra gli obiettivi salvaclima e le emissioni di anidride carbonica.
pessima notizia.

ecco il commento della commissaria europea al clima, la danese connie hedegaard:

 in response to a comprehensive new study released today by the un environment programme (unep), connie hedegaard said: "the bad news is that the gap is widening. the good news is that unep shows that it can still be closed. but its report underlines why the world should not spend more time thinking what to do. the world must get its act together."
the commissioner for climate action added: "durban is an opportunity for exactly this. yes we must implement earlier decisions but we must do more in durban. improving the additionality of the clean development mechanism (cdm), enhancing accounting rules and solving the problems with land use, land-use change and forestry (lulucf) and assigned amount units (aaus) are all on the eu's list of priorities for durban, which is very much in line with unep's recommendations.

interessante la nota del wwf italia:

il rapporto pubblicato oggi dalle nazioni unite (“bridging the emissions gap”, colmare il divario delle emissioni) mostra come gli sforzi globali per ridurre le emissioni di gas serra non stiano seguendo il percorso necessario per evitare il cambiamento climatico disastroso e sottolinea la necessità urgente che i leader del pianeta facciano concreti passi avanti ai negoziati di durban, in sud africa, che si terranno dal 28 novembre al 9 dicembre.
il rapporto, realizzato dall’unep (programma delle nazioni unite per l’ambiente), la principale autorità mondiale sulle tematiche ambientali, trae conclusioni amare sullo stato degli sforzi globali per la riduzione delle emissioni e allo stesso tempo indica come tali sforzi possano essere resi efficaci.
“questo rapporto dovrebbe essere considerato una ‘prova del nove’ per i negoziatori che si preparano ai negoziati sul clima di durban – ha detto mariagrazia midulla, responsabile policy clima e energia del wwf italia, che sarà in sud africa per partecipare ai negoziati – il rapporto mostra chiaramente che se non si intraprendono ora delle azioni decisive, il mondo si avvia verso cambiamenti climatici molto pericolosi. ma anche l’unep conferma che possiamo ancora farcela, se ci impegniamo subito per fermare la deforestazione e creare un futuro basato su efficienza energetica e rinnovabili. il gap infatti non né tecnico, né economico: è una mancanza di volontà politica e di leadership.”
“nessuno si aspetta che i governi riescano a colmare completamente il gap a durban – ha detto mariagrazia midulla del wwf italia - ma i negoziatori devono almeno evitare che il gap aumenti a causa di norme deboli e scappatoie sul metodo di calcolo delle riduzioni di carbonio. il tempo delle furbizie deve finire, la sfida è perseguire con lealtà ed efficacia la decarbonizzazione.”
stando al rapporto dell’unep, per avere una possibilità verosimile di mantenere l’aumento del riscaldamento globale sotto i 2°c rispetto all’era preindustriale, entro il 2020 le emissioni globali devono essere ridotte a 44 gigatonnellate di anidride carbonica equivalente, ben al di sotto dei livelli correnti. ma se anche gli impegni attuali più ambiziosi dei governi fossero pienamente realizzati, le emissioni supererebbero questo limite di 6 gigatonnellate, un valore quasi equivalente alle emissioni annuali degli stati uniti. e in pratica il gap è ancora maggiore, fino a 11 gigatonnellate, a causa di impegni deboli e gravi lacune e scappatoie nei target di riduzione dei paesi industrializzati.
nonostante questo l’unep conferma che possiamo arrivare a colmare il gap entro il 2020 e mantenere i livelli di riscaldamento globale tra 1,5 e 2° c, puntando sull’efficienza energetica, promuovendo le energie rinnovabili, riducendo la deforestazione e migliorando le pratiche agricole; un aiuto importante può arrivare dalla riduzione delle emissioni da trasporto marittimo e aereo internazionale, attualmente non regolamentate.
“tutti i paesi possono e devono fare di più per ridurre il “gigatonne gap”, vale a dire ridurre le emissioni ai livelli che ci consentiranno di evitare il peggio – ha concluso mariagrazia midulla del wwf italia – dobbiamo rafforzare la credibilità delle azioni dei paesi sviluppati, eliminando le scappatoie nel conteggio delle emissioni e portando gli obiettivi ai livelli necessari per affrontare il cambiamento climatico secondo le indicazioni della scienza. l’unione europea, per esempio, deve accettare che il proprio impegno di tagliare le emissioni di appena il 20% entro il 2020 è troppo debole sta aumentando il gap, mentre gli stati uniti, che non hanno ancora un piano credibile per raggiungere il loro pur debole obiettivo di riduzione delle emissioni, devono al più presto adottarne uno.”
per il wwf, i governi riuniti a durban possono fare importanti passi avanti per iniziare a colmare il “gigatonne gap”:
· devono sottoscrivere rigide regole che tengano conto delle emission reali, imponendo rigide regole all’uso dei permessi di emission derivanti dal primo periodo di impegni del protocollo kyoto;
· devono stabilire norme chiare sul doppio conteggio dei crediti derivanti dai meccanismi di compensazioni (cdm, ji, ecc.), rispetto sia agli obiettivi dei paesi sviluppati e sia agli impegni dei paesi in via di sviluppo, ed escludere quelle compensazioni che non producono reali riduzioni e non promuovono uno sviluppo sostenibile.
· devono raggiungere un accordo sulla necessità che le emissioni globali raggiungano il picco entro il 2015 e siano ridotte dell’80% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990.
· devono trovare un accordo su nuove e innovative fonti di finanziamento (per esempio un meccanismo internazionale per il trasporto marittimo e aereo internazionale) che possano aiutare a finanziare la riduzione delle emissioni e l’adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo.
· devono trovare un accordo su un secondo periodo di impegni nel quadro dell protocollo di kyoto e dare un mandato chiaro per un accordo globale legalmente vincolante, con una tabella di marcia che consenta un picco delle emissioni in tempi brevi, come ci suggerisce la comunità scientifica.

clicca qui per scaricare il rapporto unep-onu "bridging the gap" (1,8mb)

 

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22 novembre 2011 - 18:15

ambiente. a rischio di estinzione in europa il 37% dei pesci di lago e di fiume. e altri animali.

secondo recenti ricerche pubblicate oggi, il patrimonio naturale dell'europa mostra un calo allarmante.

nell'ambito della lista rossa europea, estrapolata dalla lista rossa delle specie minacciate dell'unione internazionale per la conservazione della natura (iucn red list of threatened species), è stata valutata una quota consistente delle specie europee della flora e della fauna ed è stato rilevato che un'ingente percentuale di molluschi, pesci d'acqua dolce e piante vascolari rientra ormai nella categoria delle specie minacciate.

è il caso per esempio della salamandra (nella foto di roberto sindaco pubblicata dall'unione europea, dal cui sito web l'ho tratta)
Salamandra_salamandra
la valutazione di circa 6mila specie rivela che il 44% dei molluschi d'acqua dolce, il 37% dei pesci d'acqua dolce, il 23% degli anfibi, il 20% di un gruppo circoscritto di molluschi terrestri, il 19% dei rettili, il 15% dei mammiferi e delle libellule, il 13% degli uccelli, l'11% di un gruppo circoscritto di coleotteri saproxilici, il 9% delle farfalle e 467 specie di piante vascolari sono attualmente minacciati.

janez potočnik, commissario europeo responsabile per l'ambiente, ha detto: "il benessere delle persone, in europa e in tutto il mondo, dipende dai beni e dai servizi che la natura fornisce. se non affrontiamo i motivi di questo calo e se non interveniamo con urgenza per arrestarlo, potremmo trovarci a pagare un prezzo molto salato".

i molluschi d'acqua dolce sono il gruppo più minacciato tra quelli valutati.

gli esemplari di margaritifera auricularia , un tempo assai diffusi, ormai sono rinvenibili solo in alcuni fiumi della francia e della spagna.
questa specie, attualmente ritenuta a grave rischio di estinzione, era considerata pressoché estinta negli anni '80.
si tratta di una delle due specie per le quali è stato elaborato un piano d'azione a livello europeo, e sono in corso programmi di conservazione che alimentano qualche speranza per il futuro.

"questi dati confermano la situazione preoccupante in cui si trovano i molluschi europei", ha osservato annabelle cuttelod, coordinatrice iucn della lista rossa europea.
"tenuto conto anche delle gravi minacce che pesano sui pesci e sugli anfibi d'acqua dolce, risulta chiaro che gli ecosistemi d'acqua dolce europei sono fortemente a rischio e che sono necessari interventi di conservazione urgenti".

anche i pesci d'acqua dolce sono fortemente minacciati, soprattutto per effetto dell'inquinamento, della pesca eccessiva, della perdita di habitat e dell'introduzione di specie esotiche.
lo storione è particolarmente minacciato, al punto che sono considerate a grave rischio di estinzione sette specie europee su otto.

alla categoria delle piante vascolari appartengono le "cugine" selvatiche di piante coltivate che rivestono vitale importanza per la sicurezza alimentare; eppure esse sono spesso trascurate in termini di conservazione.
beta patula , a grave rischio di estinzione, è una parente stretta selvatica delle barbabietole coltivate e un'importante fonte di geni per migliorarne la resistenza ai virus.
sono minacciate in modo preoccupante anche altre piante coltivate: la barbabietola da zucchero, il frumento, l'avena e la lattuga, che in europa hanno notevole importanza sotto il profilo economico.

 c'è però anche qualche notizia positiva, in quanto la valutazione evidenzia il successo di alcune misure di conservazione ben congegnate.

molte specie protette nell'ambito della direttiva habitat e appartenenti alla rete delle aree protette natura 2000 hanno oggi maggiori possibilità di sopravvivenza che in passato.

centranthus trinervis, una specie vegetale tipica della corsica, è passata dalla categoria delle specie a grave rischio di estinzione a quelle in via di estinzione grazie a una protezione rigorosa dell'unico sito conosciuto in cui è presente.

 inoltre, negli ultimi 10 anni il controllo di specie invasive, quali ad esempio piante, capre e ratti, ha avuto conseguenze positive per la maggior parte delle lumache terrestri minacciate presenti a madera.

la lista rossa europea, che è compilata utilizzando gli stessi criteri della lista rossa mondiale delle specie minacciate dell'iucn ma si limita all'europa, offre una panoramica dello stato di conservazione di circa 6mila specie europee (mammiferi, rettili, anfibi, pesci d'acqua dolce, farfalle, libellule e gruppi circoscritti di coleotteri, molluschi e piante vascolari).
essa individua le specie minacciate di estinzione a livello regionale, in modo da permettere l'adozione di provvedimenti di conservazione per migliorare la loro situazione.

la lista rossa europea è finanziata soprattutto dalla commissione europea.
le specie sono classificate in una delle otto categorie di rischio previste; le specie considerate "a grave rischio di estinzione", "in via di estinzione" e "vulnerabili" rientrano nella categoria più generale delle specie "minacciate".

l'elenco è stato compilato dal global species programme dell'iucn, dall'ufficio regionale per l'europa dell'iucn, dalla commissione per la salvaguardia delle specie dell'iucn e dalla sua rete di esperti, nonché da vari partner, tra i quali butterfly conservation europe, european invertebrates survey e il museo di storia naturale di berna (svizzera).

l'unione europea sta rispondendo alle minacce che gravano sui pesci, sui molluschi e sulle altre forme di biodiversità d'acqua dolce con una nuova strategia sulla biodiversità , adottata nel mese di maggio di quest'anno. questa nuova e ambiziosa strategia mira ad arrestare la perdita di biodiversità e il degrado dei servizi ecosistemici nell'unione europea entro il 2020. per aiutare l'europa a raggiungere tale traguardo sono previsti sei principali obiettivi e 20 azioni. gli obiettivi sono i seguenti:
piena attuazione della legislazione unionale in materia ambientale a tutela della biodiversità;
migliore protezione degli ecosistemi e maggiore uso dell'infrastruttura verde;
maggiore sostenibilità dell'agricoltura e della silvicoltura;
migliore gestione degli stock ittici;
controlli più severi sulle specie esotiche invasive;
maggiore contributo dell'ue per scongiurare la perdita di biodiversità a livello mondiale.

per saperne di più vai a http://ec.europa.eu/environment/nature/conservation/species/redlist e http://www.iucnredlist.org/europe

 

 

 

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22 novembre 2011 - 15:57

scienza. energia. l'infn propone la fusione fredda "low cost". è la concorrenza, bebi.

anche nella ricerca scientifica arriva la concorrenza.
sui prezzi e sui costi, come in ogni altro mercato.

«perché la ricerca sull’e-cat deve costare a rossi 500mila euro, come richiesto dall’università di bologna, alla quale è stato dato l’incarico? possiamo farla noi per 10mila euro». 
francesco celani, fisico dell’istituto nazionale di fisica nucleare-infn di frascati, attraverso le pagine del mensile focus alimenta il dibattito sul nuovo strumento chiamato e-cat, un sistema per produrre calore basato su reazioni di fusione fredda, fenomeno che la scienza ufficiale non riconosce.
una scoperta che si rivelerebbe rivoluzionaria per il sistema di approvvigionamento dell'energia a livello mondiale.

«all’infn – dice celani, lanciando una proposta diretta all’ingegnere andrea rossi, inventore dell’apparecchio - abbiamo un sistema che presenta tutte le condizioni necessarie a garantire un test indipendente: è stato collaudato in molte situazioni e ha ricevuto l’approvazione di istituzioni come nasa e ames laboratory. darebbe misure incontrovertibili sul funzionamento dell’e-cat, a cui ci impegniamo di far seguire un report immediato».

da quando, all'inizio del 2011, ha presentato il suo generatore, rossi è al centro di interminabili polemiche perché, per proteggere la sua invenzione, non rivela l'esatta struttura dell'e-cat né consente che siano fatti test scientificamente rigorosi e inattaccabili.
a fine ottobre, a bologna, ha messo in funzione per alcune ore un impianto da 1 megawatt composto da 107 e-cat: era una dimostrazione a beneficio di un misterioso "cliente" che, a fine prova e attraverso un suo rappresentante, si è detto soddisfatto.

«l'impianto è venduto», ha detto in quell'occasione rossi.

ed è proprio rossi a rispondere, attraverso il sito web focus.it, alla proposta di celani, definita «interessante ma fuori tempo. lui infatti propone un test, mentre per noi quello del 6 ottobre è stato l'ultimo test pubblico di un modulo e-cat. per evitare fraintendimenti è necessario interpretare correttamente il mandato dell'università di bologna, il cui compito va ben oltre quello del semplice test. per questo lavoro che è innanzi tutto di ricerca e poi di sviluppo è previsto, per l'università, un impegno di due anni: capite bene che la differenza tra questo impegno e il test proposto dal dottor celani, per quanto possa essere rigoroso e completo, giustifica anche la grande differenza tra la spesa prospettata da celani e la somma concordata con l'università. somma che, tengo a sottolineare, è interamente finanziata da noi, senza alcun aiuto "pubblico" né di altri istituti di ricerca, né italiani né di altri paesi. non vedo – conclude a focus.it rossi - alcun vantaggio in un ulteriore test dell'e-cat, che, dal mio punto di vista, non deve più dimostrare "se" funziona».

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Categorie: ecologia e ambiente, energia, fonti rinnovabili, nucleare, Scienza, tecnologia

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22 novembre 2011 - 12:25

il canadà adotta le banconote di plastica. più facili da riciclare (in senso ecologico)

i cinesi del nono secolo avevano inventato la carta-moneta?
gli italiani del tredicesimo secolo avevano inventato le note di banca, ovvero banco-note?

ebbene, nel ventunesimo secolo i canadesi adottano le banconote di plastica.
plastica riciclabile, beninteso: e qui, quando si parla di riciclaggio, non si intende di riciclaggio del denaro sporco.

non sono i primi al mondo.
l'australia da una ventina d'anni usa nei biglietti di banca anche uno strato sottile di polietilene trasparente, e così anche brasile, romania, papua nuova guinea.

dalla scorsa settimana in canadà circolano le nuove banconote da 100 dollari di un particolare materiale polimero.
“safer, cheaper and greener”: così le ha descritte il governatore della banca del canada, mark carney, nel presentare la nuova $100.

rispetto ai vecchi soldi cartacei, le banconote stampate su un substrato di polimeri sono molto più sicure poiché difficilissime da falsificare ma, al tempo stesso, la loro autenticità è facilissima da verificare.
inoltre, avranno una durata superiore di almeno due volte e mezzo e, quando saranno ritirate dalla circolazione, potranno essere riciclate, riducendo così le spese e l’impatto ambientale.

le nuove banconote di polimero hanno una grossa zona trasparente nella quale è compreso un ologramma dal disegno complesso visibile da ambedue lati.
riportano il ritratto di sir robert borden, primo ministro del canadà tra il 1911 e il 1920.Cento dollari di plastica

sul retro, le banconote da cento celebrano i successi canadesi nel campo della medicina: nella fattispecie la scoperta dell’insulina da parte dell’equipe dello scienziato canadese frederick banting (scoperta premiata dal nobel per la medicina nel 1923).Cento dollari di plastica verso
la prossima banconota di polimero sarà il pezzo da 50 dollari in marzo.

Cinquanta dollari di plastica

seguirà il taglio da $20 a fine 2012, mentre quelli da $10 e $5 saranno messi in circolazione entro la fine del 2013.

il governatore carney ha sottolineato che queste banconote all’avanguardia sono un prodotto dell’ingegno canadese, in congiunzione con le più innovative tecnologie mondiali.
ha aggiunto che “esse sono una conquista del 21° secolo della quale i canadesi possono essere orgogliosi”.  

 

qualche giorno fa mark carney è subentrato a mario draghi quale presidente del financial stability board (fsb), l’organismo in seno al g20 con il compito di monitorare il sistema finanziario mondiale.
nell’assumere l’incarico il governatore carney had dichiarato che questa nomina “rappresenta un riconoscimento della forza del sistema finanziario canadese”.

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Categorie: ecologia e ambiente, rifiuti, Scienza, tecnologia

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21 novembre 2011 - 21:12

web. partecipa al dibattito sulle censure in rete. il caso del falso palazzo chigi su twitter.

si apre un dibattito sulle regole della rete.

sta per nascere un convegno (una *convention* dicono gli anglofili oppure, com'è il luogo comune di questi tempi, gli *stati generali*) per discutere se servono norme diverse per regolare il web.
e se queste norme servono, quali?
leggi dello stato (puà) oppure forme di autocontrollo?

una delle idee è: per evitare l'intervento (frequente) di procure, polizie e sequestri di siti web che producono satira, si potrebbe certificare in qualche modo la satira come tale, e darle ogni libertà.

il dibattito si prepara ferocissimo.
chi frequenta la rete si divide fra liberisti totali (nessuna regola) e liberisti moderati (regole blandissime).

chi non frequenta la rete, o chi la teme perché non riesce a controllarla, invece vuole regole vincolanti.
doppio puà.

è una domanda che si pone anche il bravissimo luca salvioli del sole 24 ore con questo articolo su una vicenda accaduta nei giorni scorsi: durante gli scontri dei contestatori di new york qualche cronista dell'agenzia associated press dice su twitter che sono stati fermati alcuni giornalisti.
bruciando sul tempo il notiziario dell'agenzia.

ecco che cosa scrive luca salvioli:

i giornalisti si stanno innamorando di twitter. il social network dell'essenziale - solo 140 caratteri e qualcosa da scrivere - ha dimostrato da tempo le sue potenzialità per dare e ricevere aggiornamenti in tempo reale, senza tutta la confusione e le complicazioni di facebook.
e così pochi giorni fa, durante le operazioni della polizia a zuccotti park, dove si raduna il movimento occupy wall street, a new york, ai cronisti di ap è venuto spontaneo dare la notizia del fermo di alcuni colleghi su twitter.

i vertici dell'agenzia di stampa non l'hanno presa bene: in una mail ai giornalisti hanno sostanzialmente detto che le notizie vanno diffuse prima sui canali della testata, non sui social network.
ne è nato un dibattito sulle regole dell'informazione tradizionale e l'agilità dei nuovi media. anthony de rosa, social media editor di reuters, ha twittato: «le agenzie di stampa devono evolversi, altrimenti rischiano l'estinzione».
altri hanno fatto notare che il notiziario, ormai, è twitter.
associated press, in una nota successiva, ha spiegato che l'intervento era dovuto soprattutto alla tutela della loro sicurezza.
(continua qui) 

il deputato pd andrea sarubbi, uno dei più noti politici del web italiano, apre il dibattito dopo il caso di stamane, quello dell'account @palazzochigi su twitter.

sarubbi da anni ha un'attività formidabile di bloggatore, con migliaia di lettori.
da quando è alla camera ha aperto, tramite twitter, un servizio che si chiama opencamera (anzi, per usare il linguaggio di twitter, con il cancelletto dell'hashtag: #opencamera).

egli scrive dall'aula e dalle commissioni parlamentari le cronache live di tutto ciò che accade.
al servizio opencamera (poi allargato anche a opensenato) hanno aderito numerosi parlamenari evoluti di ogni partito, i quali danno su twitter ai loro lettori un servizio capillare e aggiornatissimo che vale quasi quanto le dirette di radio radicale dal parlamento.

ora sarubbi vuole chiamare alcuni dei bloggatori più famosi, dei tuittatori più seguiti, dei politici più avveduti di ogni gruppo e schieramento, degli esperti più preparati, per esaminare insieme questo problema delle regole.
attraverso quel convegno, o qualcosa del genere, di cui accennavo all'inizio di questo articolo.

 

una certificazione per la satira

tra le idee in discussione:
forse è il caso di creare una forma di "certificazione" per la satira.
un sito, un account, un nome, un blog che fosse certificato come *satirico* avrebbe diritto di non essere censurato.

ciò nasce da un dibattito accesissimo in corso in queste ore su twitter: l'account @palazzochigi è satira?
oppure è un reato (sostituzione di persona)?

nei fatti, dopo un paio di anni di attività e di testi inviati ai lettori di twitter, poche ore fa l'account @palazzochigi accompagnato (da una settimana) dalla foto di mario monti è sparito dal sito del social network.
pare, buttato fuori per opera dei gestori di twitter su (forse) suggerimento della polizia postale, dopo diverse segnalazioni tra le quali quella del deputato pd andrea sarubbi.

in questa sua nota sarubbi spiega che cos'è accaduto:

mi si chiede una presa di posizione sulla chiusura di @palazzochigi. per amor di trasparenza, ecco la mia versione dei fatti. che non è un tentativo di convincere nessuno, si capisce; è solo una risposta necessaria, per quanto scomoda, perché quelli che si nascondono non mi sono mai piaciuti.
1. in settimana mi arrivano varie segnalazioni di persone confuse da un account che si chiama @palazzochigi, che ha una foto di mario monti e un link alla sua scheda sul sito del senato. diversi non hanno capito se si tratti di un account vero o di un fake.
2. raccolgo le preoccupazioni e a mia volta segnalo il problema alla polizia postale, chiedendo di fare accertamenti. se sia configurabile come satira o come furto d’identità
(continua qui)

 

prepàrati a commentare

il giornale web il post riassume in un articolo la vicenda e propone anche le immagini del falso-monti. 

l’account @palazzochigi su twitter è stato chiuso nella serata di domenica 20 novembre. non era ufficiale, era attivo da un paio d’anni e impersonava, con un’ironia abbastanza sottile da poter essere fraintesa, il presidente del consiglio in carica. passato abbastanza inosservato durante il governo berlusconi, ha cominciato ad attirare l’attenzione degli altri utenti nella fase politica che è andata dalle dimissioni di quest’ultimo alla nascita del governo monti.
(continua qui)

la storia è riassunta benissimo in un bell'articolo di tiziano bonini tratto dal blog doppiozero

la notizia, seppur piccola, è questa: è stato chiuso il profilo twitter di palazzo chigi. non quello vero, che non esiste nemmeno, ma quello “fake”, falso, finto, fittizio, finzionale. è un profilo che esisteva dal 2009, di cui non si conosce l’autore, e che prima del cambio di governo aveva come immagine quella di silvio berlusconi. i tweet di questo profilo si erano fatti più intensi in questi ultimi giorni e l’immagine di silvio era sostituita con la faccia bonaria di monti. l’impressione era stata subito quella di una fiction ironica in 140 caratteri, ben riuscita e divertente. all’indomani del cambio di governo il tenore dei tweet era questo: “italia è ora di dormire. domani iniziano i sacrifici. dormire presto significa risparmiare energia e avere una vita rigorosa e austera”.
in molti ci eravamo appassionati ai tweet di @palazzochigi, ai suoi messaggi d’incoraggiamento all’austerità, alla frugalità, all’operosità del nuovo corso di governo, un nuovo stile di vita, più sobrio e più adatto a questi tempi di crisi. il profilo era palesemente un fake che utilizzava la grammatica di twitter (nessun obbligo di corrispondenza tra profilo reale e profilo twitter) e il linguaggio della fiction a fini ironici/critici/satirici intorno al presidente del consiglio. la traduzione, su twitter, della satira politica televisiva fatta con maschere ed imitazioni, più o meno.
(continua qui)

perfido l'articolo di luca pautasso nota politica

in queste ore il popolo di twitter ha un nuovo "nemico pubblico". non il babau berlusconi, non gli inflessibili regimi di cina e iran, non i persecutori di assange e nemmeno "cattivi" smascherati da anonymous. il target di strali al vetriolo ed epiteti molto poco "social" è un deputato del partito democratico. uno che con il web è sempre andato a braccetto. e che oggi viene accusato senza mezzi termini da mezza blogosphera della più terribile forma di censura (almeno secondo i canoni di internet): quella ai danni del diritto di satira.
(continua qui)

prepàrati. la tua opinione sarà preziosa. lo spazio per esprimerla, c'è.

 

 

puoi leggermi anche su twitter @jacopogiliberto

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Categorie: infrastrutture, Scienza, società, tecnologia, Web/Tecnologia, Weblog

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18 novembre 2011 - 17:26

un laboratorio a budapest (pare) all'origine della nube radioattiva che s'aggira per l'europa.

scoperta la (probabile) fonte della leggerissima nube radioattiva di iodio 131 che s’aggira sui cieli d’europa, di cui raccontavo l'altro giorno.

come ho scritto in questo secondo articolo, più dettagliato e aggiornato, la nube radioattiva è debolissima e sembra provenire da un laboratorio che produce radiofarmaci.

è così.
sarebbe stato un laboratorio ungherese che a budapest produce iodio 131 per la terapia contro il cancro alla tiroide e contro altre patologie.
si erano guastati i filtri dell'altissima ciminiera a strisce bianche e rosse.

già all'inizio dell'anno l'izotop intezet (istituto degli isotopi) aveva notato che c'erano lievissime emissioni di iodio 131 in aria (inferiori al limite di legge) dallo stabilimento, situato nei boschi della splendida periferia a ovest di budapest, e in estate aveva sospeso la produzione per istallare i filtri nuovi.

l'azienda è all'interno dell'accademia ungherese delle scienze, il palazzo storico che ha sede sulla riva del danubio, e gli impianti produttivi sono fuori città, in via konkoly thege miklós, dove ci sono altre istallazioni dell'accademia delle scienze.

un'immagine di uno dei laboratori dell'izotop intezet
Izotop

in settembre, con i filtri nuovi, l'emissione di iodio non era scesa.
quindi ora ha sospeso di nuovo la produzione per risistemare il sistema di filtrazione.
l'azienda di budapest sostiene di non essere all'origine della nuvoletta radioattiva sull'europa.

ecco l'agenzia reuters:

hungary says noticed increase in iodine-131 emission
budapest, nov 17 (reuters) - hungarian isotope maker izotop intezet had registered an increase in radioactive iodine-131 emission at its budapest laboratory earlier this year and suspended production until its filters are fixed, it said in a statement.
the institute said it had first registered an increase in iodine-131 emission in the first half of the year, which were below the health threshold, however it suspended output between june and august and made adjustments to the filtering system.
in september the institute resumed iodine-131 production, however, emissions did not decline to previous levels.
therefore, it had stopped output until the necessary adjustments to its filtering system are made.
the director of the institute told reuters hungary could not have been the source of low levels of iodine-131 measured elsewhere in europe.
(reporting by gergely szakacs; editing by james jukwey)

si sono svegliati anche in italia.
ecco una nota d'agenzia diramata poco fa
(dove si parla di institute of isotopes ltd si intende l'izotop intezet, per microbq intendi microbecquerel, per nanosv si intende nanosievert, per iaea si parla di aiea)

una verifica dei dati di routine della rilevazione di iodio 131 nell'ambiente da parte dei sistemi di monitoraggio della rete di sorveglianza e di notificare tempestivamente l'eventuale presenza di scostamenti anomali rispetto al fondo ambientale è stata sollecitata dall'ispra ai laboratori delle agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente che partecipano alla rete nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale, resorad.
una sollecitazione innescata dalla notizia che l'agenzia internazionale per l'energia atomica delle nazioni unite (iaea) di vienna, ha reso noto nei giorni scorsi sul proprio sito web di aver ricevuto dall'autorità di sicurezza nucleare della repubblica ceca comunicazione del rilevamento di una presenza in aria di livelli - molto bassi - di iodio 131 e che rilevamenti di analoga natura sono stati confermati anche da altri paesi europei.
nel comunicato la iaea precisa che i valori misurati sono comunque talmente bassi da non rappresentare alcun rischio per la salute della popolazione.
e l'istituto francese per la radioprotezione e la sicurezza nucleare, irsn, in un comunicato stampa emesso il 16 novembre, conferma che anche in francia sono state misurate tracce di iodio 131 in atmosfera.
l'intervento dell'ispra è legato anche «al fine di rispondere - dice un comunicato del'istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale - e alla richiesta del dipartimento della protezione civile di garantire la verifica dell'eventuale presenza di questo radionuclide sul territorio italiano. l'ispra, inoltre, in qualità di 'punto di contatto' nell'ambito della convenzione internazionale della iaea sulla pronta notifica in caso di emergenze radiologiche e nucleari ha preso contatti diretti con l'incident and emergency centre (iec) della iaea stessa al fine di ottenere ulteriori informazioni sull'evento.
ieri la iaea ha pubblicato, sul sito riservato alle comunicazioni con le autorità competenti dei paesi aderenti alla stessa convenzione internazionale, un aggiornamento della situazione connessa con il rilevamento dello iodio 131 in europa. nel comunicato, la iaea rende noto che le prime informazioni sulla presenza di tracce di iodio 131 in atmosfera sono circolate nella seconda settimana di novembre nell'ambito di un gruppo di istituti e laboratori europei, che effettuano analisi su piccole tracce di radioattività in atmosfera e che spontaneamente da molti anni sono tra di loro in contatto. il 10 novembre la iaea è stata avvisata informalmente della rilevazione di iodio 131 in aria in alcuni paesi europei. quel giorno l'autorità di sicurezza nucleare della repubblica ceca comunicava di aver rilevato la presenza in aria di livelli molto bassi del radionuclide.
a seguito delle risultanze di tali rilevazioni, la iaea, l'11 novembre, pubblicava quindi la notizia sul proprio sito web.
a tuttoggi, alcuni paesi europei hanno confermato la presenza di iodio 131 in atmosfera e ne hanno dato comunicazione alla iaea, mentre altri paesi hanno confermato di non aver rilevato concentrazioni di iodio 131 superiori ai limiti di rivelazione della loro strumentazione. nel comunicato di ieri si riportavano che i risultati delle misure effettuate variano da alcune unità ad alcune decine di microbq/m3.
tali valori risultano essere centinaia di volte inferiori - dice l'ispra - a quelli massimi misurati in italia lo scorso marzo a seguito dell'incidente nucleare alla centrale giapponese di fukushima.
i valori massimi si sono riscontrati nella repubblica ceca, nella regione orientale dell'austria e in ungheria, rispettivamente con 27, 65 e 87 microbq/m3.
per quanto riguarda l'origine della radioattività, la iaea ha richiesto alla autorità di sicurezza nucleare ungherese informazioni in merito allo stato degli impianti di produzione di radioisotopi in ungheria.
e ieri l'autorità di sicurezza nucleare ungherese ha comunicato che nel periodo dal 8 settembre al 16 novembre 2011 si è verificato un rilascio in atmosfera di iodio 131 dall'institute of isotopes ltd di budapest, di una quantità di radioattività di 342 gbq (con un picco di rilascio pari a 108 gbq in 48 ore fra il 12 e il 14 di ottobre).
l'autorità ungherese ha inoltre evidenziato che lo iodio 131 rilasciato da gennaio a novembre 2011 dall'institute of isotopes ltd di budapest è pari al 40 per cento del limite di rilascio autorizzato dalla autorità di sicurezza nucleare ungherese (national public health and medical office service) per quella installazione.
sono in corso indagini per chiarire la causa dei rilasci. l'autorità di sicurezza nucleare ungherese ha informato, infine, che a seguito dei rilasci le misure di concentrazione di iodio 131 in atmosfera, durante il mese di ottobre, hanno mostrato valori compresi fra 50 e 180 microbq/m3.
sempre in relazione alle concentrazioni rilevate, l'autorità di sicurezza nucleare ungherese, ha stimato che le dosi da inalazione sul territorio ungherese risultano inferiori a 10 nanosv, ed ha comunicato che dall'evento non vi saranno effetti sanitari alla popolazione.
analogamente, negli altri paesi dove sono stati misurati livelli di iodio 131 in concentrazioni inferiori a quelli rilevati in ungheria, le stime di dose forniscono valori ancora più bassi. le misure sino ad oggi effettuate in italia dai laboratori delle agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente, con diversi livelli di sensibilità, non hanno evidenziato alcuna presenza anomala di radioattività in aria. è da tener presente che nel settembre scorso l'arpa lombardia, nel corso delle sue normali attività di monitoraggio, aveva rilevato e segnalato alle autorità competenti la presenza di tracce di iodio 131 in aria, con un valore pari a 37 micro bq/m3.
va comunque sottolineato che le tracce rilevate non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario.
anche allora l'ispra aveva immediatamente informato i laboratori delle agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente che partecipano alla rete nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale, richiedendo una verifica dei dati rilevati di routine dai sistemi di monitoraggio della rete di sorveglianza e di notificare tempestivamente l'eventuale presenza di scostamente anomali rispetto al fondo ambientale. le risultanze delle misurazioni effettuate dai laboratori suddetti non evidenziarono ulteriori anomalie radiometriche.
il quadro radiometrico definito dalle misure condotte nei diversi paesi europei e le informazioni fornite fornite dall'autorità di sicurezza nucleare ungherese portano a far ritenere che con molta probabilità la presenza di iodio 131 in aria, registrata nell'ultimo periodo, sia riconducibile al rilascio in atmosfera avvenuto presso l'institute of isotopes ltd, di budapest nel periodo fra l'8 settembre e il 16 novembre 2011.
come peraltro evidenziato dalla iaea, i livelli di iodio 131 registrati in aria in europa sono da ritenersi estremamente bassi e tali da non costituire alcun rischio per la popolazione.

ringrazio i lettori mauro e luca bertagnolio
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Categorie: ecologia e ambiente, nimby, nucleare, salute, Scienza

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17 novembre 2011 - 17:13

da oggi si possono vendere solo sigarette antincendio.

entra in vigore oggi il provvedimento della commissione europea che obbliga i produttori di tabacco a vendere solo sigarette antincendio.

mi sono chiesto (io fumatore) che cosa sono mai le sigarette antincendio. mozziconi spenti? bastoncini di liquerizia?
no.
sono le sigarette che, quando non si tira, si spengono da sole.

un po' come fanno i sigari che, se abbandonati a sé stessi, in breve si estinguono.

in altre parole, in tutta europa si potranno acquistare sigarette a (nota bene) *ridotta propensione di combustione*.
un metodo efficace per contrastare una delle maggiori cause di incendi e per prevenirli.
 
questo provvedimento arriva dopo la pubblicazione della norma europea en 16156:2010 “cigarettes – assessment of the ignition propensity” recepita in italia dall’uni – ente nazionale italiano di unificazione – come norma uni en 16156 “sigarette - valutazione della propensione all’innesco - requisiti di sicurezza”. 

non è finita.
sorpresa.
c'è un intero sistema normativo su come bruciano le sigarette.
la nuova norma completa il quadro tracciato dalla precedente norma, sviluppata in parallelo con l’iso (organismo mondiale di normazione): la en iso 12863:2010 “metodo di prova normalizzato per la valutazione della propensione all’innesco delle sigarette”.

l'obiettivo era trovare una soluzione tecnica che impedisse alle sigarette *non attivamente fumate* di consumarsi e bruciare in tutta la loro lunghezza, rappresentando una fonte di innesco e quindi un potenziale pericolo di incendio.
bisogna considerare due differenti aspetti: i requisiti di sicurezza antincendio e la definizione di un metodo di prova per determinare la validità dei campioni sottoposti a prova. beninteso, ognuno dei due aspetti richiede una normativa specifica.

riassunto.
sospetto che si usi più carta per fare le normative che per arrotolare il tabacco.

 

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Categorie: ecologia e ambiente, salute, Scienza

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15 novembre 2011 - 19:23

la nube radioattiva si aggira per l'europa. è una mezza bufala. dettagli, retroscena, segreti.

pare che sia una mezza bufala radioattiva.
la radioattività c'è, ma è in dosi irrilevabili e non viene da un incidente nucleare.

ieri raccontavo su queste pagine che sull'europa è stata rilevata una debole nube radioattiva di iodio 131:

dovrebbe venire da una fonte non individuata in europa sud-orientale, il che fa pensare alla zona tra romania, bulgaria e ucraina ma, visto che ogni radionuclide ha una "targa" involontaria che ne identifica la provenienza, si pensa anche che possa essere accaduto un guaio in qualche stabilimento di radiofarmaci in boemia o moravia (europa centrale, repubblica ceca).
tuttavia le quantità così basse, e appena rilevabili, non consentono un'analisi che determini con chiarezza la provenienza della radioattività.

i primi moderatissimi allarmi erano della settimana scorsa. ecco un passo di un dispaccio agi+reuters:

(agi/reuters) - vienna, 11 nov. - tracce di iodio-131 sono state rilevate nell'aria dell'europa. lo ha riferito l'agenzia internazionale per l'energia atomica, assicurando che «non vi sono rischi per la salute» e che il radioisotopo non arriva dalla centrale nucleare giapponese di fukushima, danneggiata dallo...

oggi è allarme.
non si tratta solamente dell'agenzia ansa, che rileva una notizia francese con un tono di sorpresa stupefatta come se fosse una novità dell'ultimora e rimpasta le notizie già scritte e riscritte (e parla di iodio 121 anziché iodio 131):

(ansa) - parigi , 15 nov - misteriose tracce di iodio 121, imputabili a delle fughe radioattive provenienti da un paese straniero ancora ignoto, sono state riscontrate nell'atmosfera della francia, senza tuttavia presentare rischi sanitari: è quanto ha annunciato oggi l'istituto francese per la radioprotezione e la sicurezza nucleare (irsn). l'origine e la data di queste fughe di iodio 131 sono «ad oggi sconosciute», ma non avrebbero alcun legame con l'incidente di fukushima, in giappone, ha aggiunto l'irsn. l'istituto francese è stato informato nei giorni scorsi da alcune reti scientifiche della presenza in diversi paesi d'europa centrale di iodio 131 nell'atmosfera e ha quindi lanciato una serie di analisi per cercare l'eventuale presenza di questo elemento radioattivo in francia. (ansa).
 Z04
15-nov-11 12:45

i blog e i social network sono intasati dall'allarme nucleare.
viene indicata come colpevole per esempio la centrale sloveno-croata di krško, che è vicina a trieste.
(in realtà, come leggerai più sotto, la centrale non c'entra nulla).

ecco per esempio un passo del bell'articolo di paolo della ventura:

da fonti non ufficiali si apprende che due centrali nucleari sarebbero state interessate dal rilascio di iodio-131: la centrale nucleare di krško (slovenia) e la centrale nucleare di pàks (ungheria). facendo una ricerca sul cesio, sul sito dell’eurdep, solo la centrale nucleare di krsko sarebbe interessata perché in europa, solo questo sito accumula iodio-131, cesio-134 e cesio-137

oppure scrive in francese wikistrike.
ecco qualche riga:

iode 131, césium 134 et césium 137 à la centrale de krško (slovénie) . d’après le site public european radiological data exchange platform , de l’iode-131 est détecté uniquement en slovénie et en croatie, à quatre endroits différents : à zagreb, à ljubljana, à krško, et à la limite des trois pays croatie-hongrie-serbie.

un articolo scritto molto bene è quello proposto da maria.
copincollo un passo:

che sia la centrale nucleare di krško, in slovenia, a 120 chilometri da trieste? ho provato a ricorrere al fai-da-te, visto che mancano informazioni decentemente complete sulla debole nuvoletta radioattiva nei cieli d’europa.
si sono individuate nell’aria piccole quantità di iodio 131 (è segno di incidente nucleare), ma la loro origine è ignota.
da qualche parte devono pur venire, no? e allora ho interrogato il database erdep (european radiological data exchange platform), che fa capo alla commissione europea e nel quale confluiscono i dati sulla radioattività provenienti da 4200 stazioni di rilevamento.
il risultato sembra indicare appunto krško (ho scritto: sembra indicare), un pezzo di antiquariato nucleare dal momento che la centrale è entrata in funzione nel 1981, esattamente...

ma anche io ho le mie fonti.
interne, dirette e informate.

 

 primo.

solamente pochi rilevatori della rete europea (su migliaia di contatori geiger sparsi per l'europa), solamente alcuni dei più sensibili, sono stati capaci di accorgersi di una leggerissima (leg-ge-ris-si-ma) variazione nella presenza di iodio 131 nell'aria.

la stra-maggior parte dei rilevatori  europei non ha rilevato proprio nulla.

e anche per gli strumenti di misura più sensibili, la variazione dello iodio 131 è al limite della sensibilità.

il numero?
eccolo.

l'aumento di iodio 131 è di un decimillesimo del fondo radioattivo naturale.
ripeto: rispetto al fondo naturale, cioè alla radioattività normale, l'aumento è stato pari a diecimila volte meno.

per capire del rischio zero che ciò rappresenta, la cantina di una casa tradizionale di tufo dell'italia centrale può avere un contenuto di radon (gas radioattivo) migliaia (ma anche decine di migliaia) di volte superiore al fondo naturale di radioattività da gas radon.

 

secondo.

un incidente nucleare legato a un'arma o a una centrale atomica di qualsiasi tipo rilascia molti isotopi insieme.

infatti ogni applicazione dell'energia nucleare (pacifica o bellica) è formata da una miscela ben precisa di materiali.
e ogni emissione radioattiva rispecchia il dosaggio della fonte.

lo sanno bene per esempio i "detective atomici" del joint research center dell'unione europea, i quali sanno riconoscere dal dosaggio degli elementi la fonte di qualsiasi emissione radioattiva. meglio, quasi qualsiasi emissione radioattiva: non questa di oggi, perché questa non dà elementi.
i "detective atomici" hanno individuato in questo modo operazioni segrete, hanno sbugiardato truffe nucleari, hanno scoperto la provenienza esatta di materiali trafugati.

se fosse la centrale di krško, ci sarebbe sì lo iodio, ma anche alcuni isotopi del cesio in proporzioni conosciute.
e come per la centrale al confine tra slovenia e croazia, tutte le altre centrali (e bombe atomiche) hanno questa carta d'identità precisissima.

qui, invece, solamente tracce di solo iodio 131.
e basta.

significa che non è un'applicazione nucleare, ma un'avaria o un errore in un utilizzo industriale di un solo, preciso elemento, lo iodio 131.
per questo motivo fin dall'inizio si era ipotizzata una fuga da un'industria che produce radiofarmaci, come scrivevo anche nell'articolo di ieri.
lo iodio 131 si usa infatti come radioterapico, soprattutto per ridurre il cancro alla tiroide.

ma lo iodio 131 si usa anche come ingrediente fondamentale dei dispositivi di rilevazione del fumo, quegli scatolotti con la lucina lampeggiante rossa che si vedono per esempio sul soffitto delle camere d'albergo o negli aeroplani per fare scattare l'allarme antincendio al primo accenno di fumo.

altre applicazioni dello iodio dovrebbero essere in alcuni passaggi del segmento dell'industria alimentare, mi pare per rendere asettici alcuni processi di lavorazione.
ma di quest'ultima applicazione non sono sicuro.

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aggiornamento del 18 novembre. scoperta la fonte della radioattività. è un laboratorio di budapest, in ungheria. leggi qui l'articolo.

 

 

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14 novembre 2011 - 17:48

una nube radioattiva si aggira sull'europa. l'entità è appena misurabile, ignota la fonte.

da qualche giorno alcuni dei rilevatori più sensibili della rete di controllo rilevano un aumento appena accennato di radioattività dovuto a iodio 131.

dovrebbe venire da una fonte non individuata in europa sud-orientale, il che fa pensare alla zona tra romania, bulgaria e ucraina ma, visto che ogni radionuclide ha una "targa" involontaria che ne identifica la provenienza, si pensa anche che possa essere accaduto un guaio in qualche stabilimento di radiofarmaci in boemia o moravia (europa centrale, repubblica ceca).

tuttavia le quantità così basse, e appena rilevabili, non consentono un'analisi che determini con chiarezza la provenienza della radioattività.

secondo l'agenzia internazionale per l'energia atomica "non ci sono rischi per la salute" (è un aumento rilevato solamente da pochi strumenti fra i più sensibili) e di certo il radioisotopo non arriva dalla centrale nucleare giapponese di fukushima, danneggiata dal maremoto di marzo.

il ministero tedesco dell'ambiente esclude che la fonte dello iodio 131 sia una centrale nucleare, pur confermando che quantità sono state rilevate nell'aria.

la commissione europea dice che i livelli misurati sono "talmente bassi che non pongono rischi per la salute e sotto la soglia che obbliga a commissione a notificarli agli stati membri".

cliccando qui puoi leggere i comunicati ufficiali dell'aiea (l'agenzia atomica) e del ministero austriaco dell'ambiente, comunicati emanati entrambi da vienna.

suggerisco anche di guardare il video che avevo pubblicato il 14 aprile: l'impressionante mappa filmata delle 2.053 bombe atomiche già esplose nel mondo.

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aggiornamento del 18 novembre. scoperta la fonte della radioattività. è un laboratorio di budapest, in ungheria. leggi qui l'articolo.

 

 

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11 novembre 2011 - 20:13

ecocronache da ecomondo. la beffa dei sacchetti che si spacciano per *bio*. e tu paghi.

qui ecomondo alla fiera di rimini.

marco versari, presidente dell'assobioplastiche, ce l'ha con i sacchetti di plastica che si spacciano per biodegradabili.

dice: in realtà è biodegradabile meno di metà dei sacchetti venduti per tali.

e qualcuno - dice versari - sta guadagnando soldi a palate con questa beffa.
soldi a scapito dei consumatori.

la premessa è evidente.
per legge dal primo gennaio scorso le buste della spesa devono essere biodegradabili.
ce ne siamo accorti tutti. alla cassa del supermercato troviamo i sacchetti mollicci e fragili fatti con la plastica biodegradabile vera.
la plastica, cioè, che si può usare come sacchetto della frazione umida dei rifiuti, cioè l'immondizia organica che viene *compostata*, trasformata in un ammendante agricolo.

la plastica davvero biodegradabile, messa tra i rifiuti, si dissolve.

però il decreto ha detto che i sacchetti devono essere *biodegradabili*, non *quanto* biodegradabili.

tutto è biodegradabile, anche l'acciaio (ci mette molte centinaia di anni, ma anche l'acciaio dissolve).

il fatto è che, emesso il decreto, non sono ancora state fatte le norme tecniche per misurare la biodegradabilità di questi sacchetti.

norme che - invece - ci sono per i sacchetti di plastica *compostabile* per rifiuto umido.
sono le specifiche tecniche per i sacchi da rifiuto organico, cioè riguardano un altro segmento rispetto ai sacchetti della spesa.

dicono, le norme tecniche, dopo quanto tempo massimo il sacchetto dei rifiuti organici deve essersi dissolto.

"i supermercati e la grande distribuzione usano sacchetti di vera plastica biodegradabile secondo gli standard di compostabilità - dice versari dell'assobioplastiche - e quindi sono perfetti e si possono usare per racchiudere la frazione umida dei rifiuti da destinare al compost. la
grande distribuzione ha capito il problema ed è capace di affrontare con serietà il tema dell'ambiente. ma la gran parte dei negozianti dà ai clienti sacchetti di plastica *diversamente biodegradabile*, fatti di polietilene con additivi che dovrebbero favorire la biodegradabilità della plastica".

versari mi sventola il sacchetto di un negozio di moda.
è un sacchetto bello, tenace.
un classico sacchettone di polietilene ad alta densità, quello che crocchia.
sul fianco del sacchetto - in carattere minuscolo - c'è scritto che è biodegradabile, ma (in caratteri micro) è specificato che si dissolve entro 5 anni (5 anni!), non si può usare per compost, per essere smaltito correttamente va buttato e-sclu-si-va-men-te nella plastica ordinaria.

insomma, biodegradabile una cippa.

poi versari mi fa mettere la mano di un sacchetto pieno di coriandolini.
"è la plastica come diventa quella del sacchetto che ha appena visto".
gli additivi per rendere *diversamente biodegradabile* il polietilene, in altre parole, aiutano la plastica a sbriciolarsi in frammenti minutissimi, che si disperdono. "questi frammenti resteranno nel terreno, saranno mangiati dagli animali. ci rendiamo conto? ma metta la mano nel sacchetto".

marco versari apre la bocca del sacchetto di coriandolini di plastica *bio-beffa* e vi infilo la mano.
in un istante, le dita e i polpastrelli attraggono i pezzettini di plastica e mi si coprono di polvere colorata.
per liberarmi della simil-degradabile servirà una lavata sotto l'acqua corrente perché la polvere di polietilene non vuole abbandonare la pelle della mia mano.

ancora versari: "questa plastica con l'additivo danneggia la chimica innovativa, che punta su nuovi modelli d'industria. i produttori di plastiche davvero biodegradabili di ottima qualità sono molti e sono danneggiati dagli eco-furbi. e pure i consumatori sono danneggiati".

perché, chiedo.

"vede - risponde versari - la vera bioplastica costa tre volte tanto rispetto al polietilene additivato. l'eco-furbo compra i sacchetti di polietilene additivato, strangola sui prezzi di lavorazione i produttori di sacchetti, e poi rivende il prodotto ai negozianti a prezzo di vero biodegradabile, tre volte tanto. il negoziante poi fa pagare al cliente un prodotto che prima regalava".

non credo, versari.

"ah non mi crede? le darò un dossier che abbiamo raccolto con le fatture e gli scontrini di tutti i passaggi dell'eco-beffa".

quando avrò in mano il dossier, caro lettore, lo pubblicherò su queste pagine.

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11 novembre 2011 - 9:28

ecocronache da ecomondo. silvestrini: un governo subito per il futuro della green economy

qui ecomondo alla fiera di rimini.

“c'è grande speranza, sia nelle istituzione e sia tra gli imprenditori, che si arrivi in tempi rapidi a un governo che possa dare una prospettiva di più ampio respiro in grado di far ripartire l'intero settore della green economy italiana, specie quello delle energie rinnovabili, che ha un disperato bisogno di una visione a lungo termine”.
è l'appello lanciato da gianni silvestrini, direttore scientifico dei convegni di key energy, nel corso di un convegno alla fiera internazionale per l'energia e la mobilità sostenibili che è in corso  a rimini fiera.

durante un incontro, organizzato dalla fondazione ambiente pulito e dedicato alla responsabilità sociale dell'impresa,
il direttore di kyoto club si è detto convinto dell'enorme opportunità che ha ancora oggi il nostro paese di svolgere un ruolo di primo piano nel panorama delle tecnologie e dell'industria delle energie pulite. “se il settore fotovoltaico è completamente nelle mani di cinesi, tedeschi e americani, - ha rilevato silvestrini - potremmo svolgere un certo ruolo nell'eolico: abbiamo perso il treno degli aerogeneratori , ma certamente potremmo fare bene nella componentistica. interessante è anche l'evoluzione della chimica tradizionale che sta avendo una rapida  trasformazione da raffineria a bioraffineria con casi anche recenti di grande eccellenza.

silvestrini ha poi tracciato un quadro internazionale dell'evoluzione nell'industria delle energie rinnovabili riconoscendo a cina e stati uniti il ruolo di driver globali per il definitivo passaggio all'economia post petrolifera (“che dev'essere raggiunto prima che si arrivi al picco finale di cui tanto si parla”). in particolare la sfida per pechino è riuscire a soddisfare la futura domanda interna che già oggi le garantisce il primato nella tecnologia solare ed eolica “e che presto si estenderà anche alla mobilità elettrica” 

sulla necessità di una visione futura ha insistito anche antonio lumicisi del ministero dell'ambiente che ha sottolineato l'importanza di continuare a sostenere l'azione degli oltre 14.000 comuni italiani aderenti al patto dei sindaci che hanno avviato progetti locali di sviluppo sostenibile.

mariagrazia midulla del wwf si è invece soffermata sulla necessità che la politica, specie in italia,  si ponga obiettivi ambiziosi a medio-lungo termine in grado di indirizzare le imprese,  le quali “per troppo tempo – accusa midulla – hanno ritenuto di poter creare un mercato maturo delle energie green facendo a meno delle istituzioni: non è così e, da questo punto di vista, la malagestione degli incentivi lo hanno evidenziato drammaticamente”. la rappresentante ambientalista ha anche ricordato che nelle indicazioni di scenario dell' ultimo rapporto world energy outlook , pubblicato nei giorni scorsi, è emersa, tra l'altro, la necessità di azioni  al 2030 ancora più incisive in materia di riduzioni delle emissioni che vadano oltre gli obiettivi europei del 20/20/20.

più pragmatica la posizione di giorgio fiorentini, economista aziendale dell'università bocconi di milano, il quale nell'affrontare la questione della responsabilità d'impresa ha avvertito della necessità di tenere conto delle risorse esistenti. “senza gambe nessun obiettivo potrà essere raggiunto”. “ma anche gli imprenditori, a capo del 97% delle piccole e medie che compongono il tessuto produttivo, si dovranno accorgere che si è chiusa un'epoca. oggi  sta avvenendo una rivoluzione che cambierà la stessa concezione di profitto, così come è stato concepito fino ad oggi”.

 

 

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10 novembre 2011 - 15:57

ecocronache da ecomondo. quant'è buono l'olio (da macchina) rigenerato

qui ecomondo alla fiera di rimini.

l'enorme stand del ministero dell'ambiente è fatto a divanetti e basta. conto numero:
- 2 poltroncine bianche a 1 posto
- 16 puf bianchi
- 21 sedie a trespolo tipo apebar
- 8 tavolini alti a trespolo
- 5 divanetti bianchi a 2 posti
- 3 tavoli bassi da salotto, su ciascuno dei quali uno dei
- 3 grossi dòssier di litografie sull'iconografia degli anfibi d'italia (segnalo la salamandra, il tritone comune e il rospo da ingoiare)
- 25 fioriere con piante ornamentali
- 4 vasi di ficus beniamina
- 1 bancone con dèplianz vari
- 3 signorine con cadenza romana, 1 signora tintobiondo, un signore calvo

nello stand adiacente, quello del consorzio oli usati (coou) l'amministratore delegato della viscolube, antonio lazzarinetti, sta per presentare il rapporto di sostenibilità dell'azienda.

la viscolube - chi è pratico di lombardia ha visto lo stabilimento principale: è quella specie di piccola raffineria che si vede a fianco dell'uscita di lodi dell'autostrada del sole - dicevo, la viscolube è il più importante rigeneratore di lubrificanti.

quando il benzinaio ti chiede *olio a posto?* ecco, quell'olio lurido e tossico viene raccolto dal consorzio e va agli impianti di rigenerazione. come quello della viscolube.

il lubrificante viene pulito, lavorato, riportato allo stato di base per nuovi lubrificanti.

insomma, un'attività meritoria. si usa meno petrolio e si inquina meno.

c'è un problema.
alle amministrazioni pubbliche l'olio rigenerato non piace.

permette di risparmiare risorse e di inquinare meno? chissefrega, nel capitolato per le forniture di lubrificante per i bus cittadini, per le auto dei vigili, per i blindati dei carabinieri, per lubrificare i cardini delle porte, per i camion della spazzatura, per i cellulari dei secondini (l'uso di *cellulare* e di *secondino* denuncia la mia età), non c'è quasi mai la richiesta di olio rigenerato.
sono poche le amministrazioni meritorie.


ora lazzarinetti ha finito e parla francesco ferrante, senatore del pd e storico della legambiente.
ferrante dice che in italia siamo "in uno strano paese in cui convivono cose eccellenti, e non solo dell'ambiente, e dei veri disastri ambientali. convivono contigui, come in campania dove a fianco delle immagini sui rifiuti di napoli ci sono comuni campani, e neanche piccoli, che sono pulitissimi".

 



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