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energia. wikileaks, berlusconi, putin, eni. ricordando mentasti (tutto già visto, per chi sa lèggere)

basta saper lèggere.
e le "rivelazioni" appaiono cose già viste.

nel caso dei documenti statunitensi che wikileaks ha pubblicato, da anni si dice che ci sia un interessamento personale di silvio berlusconi nel business del metano russo.

vado indietro con la mia (poca) memoria a una serie di articoli che il sole 24 ore pubblicò tra il 2004 e il 2005.
io ne scrissi alcuni, ma ne scrisse anche, per esempio, l'ottimo giuseppe oddo.

ecco per esempio un'intervista tra me e bruno mentasti pubblicata dal sole 24 ore del 14 ottobre 2005.
aaaat-tenzione: l'intervista fu "mediata" tramite la gazprom.
tramite la gazprom: un segnale che, gentile lettore, non devi sottovalutare.

si disse che, quando emerse il nome di mentasti come prestanome, berlusconi dovette "cambiare cavallo" e scegliere un'altra "copertura". ma non ricordo altri dettagli di queste voci di cinque anni fa.

14 ottobre 2005
intervista / bruno mentasti

«berlusconi non è mio socio»
l'imprenditore conferma: central energy gestirà il metano gazprom – «l'accordo per la cessione di due miliardi di metri cubi di gas è favorevole all'eni»
bruno mentasti granelli, 66 anni, smentisce di essere il "prestanome" di berlusconi nel business del gas. esclude «categoricamente». e viceversa conferma che sarà lui (con la gazprom) a gestire i 2 miliardi di metri cubi l'anno che l'eni ha ceduto al fornitore russo. l'investimento, assicura l'imprenditore milanese, sarà condotto soltanto da lui e dai suoi famigliari.
il tema da declinare è l'intesa firmata in maggio a mosca dall'eni (pochi giorni prima dell'uscita dell'amministratore delegato vittorio mincato, sostituito da paolo scaroni). e l'accordo successivo tra mentasti e la gazprom (si veda «il sole-24 ore» dell'11 ottobre). tutte coincidenze di tempi? oppure – come protestano i grandi consumatori industriali di gas – una serie di accordi dietro i quali sembra esserci il presidente del consiglio?
mentasti, si dice che nel suo sbarco nel settore del gas lei operi "per conto" di silvio berlusconi. è vero?
escludo categoricamente un qualsiasi interesse economico diretto o indiretto del dottor berlusconi in questo affare. l'investimento (presente e futuro), previsto in decine di milioni di euro, sarà effettuato unicamente da me e da membri della mia famiglia.
allora, quali sono i suoi rapporti con il premier?
sono rapporti di amicizia di lunga data. da un punto di vista professionale tenevo personalmente i contatti con lui, quando ero amministratore delegato del gruppo san pellegrino, perché affidavo ai suoi canali televisivi parte dei nostri budget pubblicitari.
lei è un nuovo operatore sul mercato del metano. quali i suoi programmi?
è da cinque anni che mi occupo di energia. dopo la vendita delle attività nell'alimentare, un settore in italia maturo in cui non ritenevo valesse la pena continuare a investire, dopo un lungo processo di selezione, ho focalizzato l'attenzione sul settore energetico, alla luce delle sue prospettive di crescita. ho concentrato la ricerca di un partner strategico in russia, in considerazione del fatto che la russia, pur disponendo di enormi quantitativi di energia, non era presente sui principali mercati finali (e particolarmente su quello italiano). le trattative per giungere a dar vita alla joint venture sono durate quasi tre anni. ritengo che il business plan strategico da me presentato sia stato condiviso da gazprom proprio perché basato sul coinvolgimento diretto della stessa sui vari mercati, perché non prevede un ruolo subordinato o minoritario per gazprom e, da ultimo, perché il partner italiano non presenta profili di potenziali conflitti di interesse. l'accordo eni-gazprom, accordo che mi pare favorevole per entrambe le parti e in particolare per l'eni, è intervenuto quando gli accordi sulla joint venture erano già stati quasi integralmente definiti.
avete già previsioni sui volumi di metano nei quali opererete? ha già previsioni economiche e finanziarie in questo suo investimento? per esempio, il fatturato.
la società ha programmi sicuramente ambiziosi e concentrati sulle attività di trading del gas metano. allo stato non posso dare informazioni sulle nostre previsioni di vendita e di risultati. posso solo dire che alcune indicazioni di utili apparse sulla stampa sono totalmente prive di fondamento oltre che manifestamente illogiche.
è vero che siete "candidati" a rilevare i 2 miliardi di metri cubi ceduti dall'eni alla gazprom?
fermo restando il rispetto delle normative antitrust, è logico che gazprom cooperi con sue partecipate piuttosto che con terze parti.
pensa di operare soltanto in italia o sul trading più vasto? e se sì, in quali paesi o aree?
allo stato l'attenzione è sull'italia, il che non esclude, in futuro, sviluppi diversi.
un cenno sulle sue altre attività imprenditoriali.
in questi anni sono stato totalmente assorbito da una parte dalla gestione del mio patrimonio finanziario e, dall'altra, dalla creazione di questa nuova joint venture, attività quest'ultima nella quale ho profuso molte energie. ho anche in corso un'iniziativa industriale con la famiglia zoppas fuori dall'italia, che, se coronata da successo, potrà rappresentare un interessante business model, replicabile in altri paesi. naturalmente, come sempre, sono alla ricerca di interessanti possibilità di investimento.

un altro copincolla. ho citato poche righe sopra il collega giuseppe oddo. ecco che cosa scriveva oddo il 18 novembre, due settimane fa, prima che uscissero i documenti "segreti". eccone un passo:

quindi parla del progetto south stream, il gasdotto che dovrà trasportare il gas naturale dal caspio all’europa, bypassando l’ucraina, a cui l’eni partecipa con la gazprom. ma ecco la sopresa: “l’eni non lo ha approvato”, dice. e aggiunge: come mai l'appoggio offerto dall'eni ai russi non è mai passato per una discussione in parlamento considerato che il gruppo è controllato al 30% dallo stato? la verità è, secondo
bragantini, che “l’eni è molto vicino alla politica estera non trasparente di questo governo”. berlusconi si servirebbe dell’eni per un disegno di politica estera di cui il parlamento è tenuto all’oscuro e per allacciare rapporti personali con putin e con il dittatore libico muammar gheddafi. “che cosa si dicono gheddafi e berlusconi, putin e berlusconi, che cosa discutono quando sono da soli, non lo sappiamo, ed il parlamento non lo sa. questo secondo me è una cosa grave e l’eni è certamente parte di questo discorso”. sembrerebbe quasi che l’eni coprisse berlusconi in questi suoi rapporti piuttosto che perseguire i propri interessi di società presente con forti investimenti sia in russia che in libia e legata a questi paesi da solide e antiche relazioni commercaili (si pensi ai contratti di import di metano, take or pay). su questo peraltro bragantini ha già scritto sul "corriere della sera".