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petrolio e ambiente. l’eni (con “oil”) e l’inquinamento del golfo del messico. e la bp intanto…

ricordi quando la bp impazziva per tentare di chiudere la falla nel pozzo del golfo del messico?
sembra preistoria, e invece era l'anno scorso.

ha provato a raccontare questa vicenda "the impact", cioè il nuovo numero di oil, la rivista dell'eni sui temi energetici ed economici.
questa edizione è dedicata alla vicenda della deep water horizon, nel golfo del messico.

che cosa dice l'eni? oltre alla ricostruzione della vicenda, parla del bisogno di regole più rigorose e controlli più adeguati sulla ricerca petrolifera, ma parla anche della spinta innovativa, scientifica e tecnologica che ha seguìto l'incidente.

già.
se le guerre producono innovazione (per uccidere, purtroppo, ma poi anche con ricadute sulle tecnologie civili), anche il disastro delo golfo del messico ha costretto a inventare nuove idee e nuovi strumenti che prima non c'erano.

sean parnell, governatore dell'alaska ed erede di sarah palin, sottolinea l'importanza del petrolio e del gas per l'economia del paese, definito il "nuovo el dorado" del greggio, perché potenzialmente l'alaska è in grado di produrre quantità pari all'arabia saudita e potrebbe rifornire gli stati uniti e il mondo di petrolio e gas.
parnell sottolinea come nel north slope le risorse siano ancora tante, e nuove "iniziative" saranno sviluppate (ma, assicura, "nel rispetto dell'ambiente").
sergei komlev, capo della direzione prezzi e contratti di gazprom eksport, anticipa le evoluzioni dell'andamento della domanda mondiale di gas.
e poi una tavola rotonda virtuale con l'ex presidente di shell oil company john hofmeister (chiede maggiore trasparenza e diversa comunicazione da parte delle società petrolifere), david yarnold, presidente dell'organizzazione ambientalista national audubon society (chiede alle industrie energetiche un impegno per la salvaguardia ambientale), claudio descalzi, direttore generale dell'eni e&p (ricorda i risultati raggiunti nel settore della sicurezza della ricerca in acque profonde), gli scienziati terry hazen e richard camilli (i progressi compiuti dalla biologia per l'utilizzazione dei batteri nella lotta all'inquinamento da greggio), l'hojatollah ghanimi fard, capo del dipartimento di studi sul petrolio dell'opec (le nuove sfide che attendono i paesi produttori).

ma, in casa bp?
la compagnia inglese ieri ha annunciato l'intenzione di riprendere il pagamento dei dividendi trimestrali, che erano stati sospesi nel giugno scorso con il disastro nel golfo del messico. ha inoltre esposto il piano strategico con investimenti da lungo periodo. l'azienda ha anche annunciato piani di disinvestimento per metà delle raffinerie negli stati uniti.
oltre a questo, il gruppo ha esposto il suo piano per ricostruire la sua reputazione.

il group chief executive bob dudley ha affermato che "il 2010 verrà ricordato per il tragico incidente e la fuoriuscita di petrolio nel golfo del messico ed è chiaro come conseguenza che bp è un azienda in transizione. sono certo che riemergeremo da questo evento come un gruppo più sicuro, più forte, più sostenibile, più affidabile e di maggior valore. il 2011 sarà un anno di recupero e consolidamento mentre implementeremo i cambiamenti che abbiamo identificato per ridurre i rischi nelle operations e rispettare i nostri impegni nel golfo. ma sarà anche un anno nel quale avremo l'opportunità di rifocalizzare l'azienda rimodellando il nostro business per aumentare il valore per gli azionisti"

il dividendo sarà di 7 cent per azione per il quarto trimeste 2010. l'utile al tasso di sostituzione nel quarto trimestre ammonta a 4,4 miliardi di dollari prima di poste non operative ed effetti di contabilità secondo il metodo fair value.
nell'intero anno, il risultato è stata una perdita di 4,9 miliardi di dollari, tenendo conto di un addebito prima delle imposte relativo al golfo del messico per 40,9 miliardi di dollari.