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giappone. fukushima. aggiornamento. fusione a cielo aperto. i costi. l’onda.

aggiorno i post precedenti riproducendo e riproponendoti il mio articolo pubblicato stanotte sul sito web del sole 24 ore. finalmente ho capito da dove veniva l'idrogeno le cui esplosioni hanno devastato la centrale e perché i ricombinatori dell'idrogeno non hanno funzionato: il gas veniva non dai vessel bensì dalle piscine del combustibile nucleare usato, piscine esterne all'efidicio reattore.

la cosa è allarmante.

quell'idrogeno fa pensare che la fusione dell'uranio sia avvenuta non solamente nei reattori (chiusi e ancora tappati), bensì anche nelle vasche di raffreddamento.

in altre parole, una fusione di uranio a cielo aperto.

ma ecco, qui di sèguito l'articolo di stanotte, che corregge e risponde ad alcuni dei quesiti sui generatori diesel, sui ricombinatori di idrogeno e su altri pasticci serissimi.

potrebbe costare 3 miliardi di euro lo smantellamento dei quattro reattori danneggiati nella centrale nucleare di fukushima, devastata tre settimane fa dal terremoto e dalla successiva onda di maremoto.

questa la stima degli esperti del settore per i lavori che dovrà sostenere la società elettrica di tokio, la tepco, proprietaria dell'impianto. infatti lo smantellamento di un reattore costa in media quasi un miliardo di euro.

la spesa potrebbe dare un colpo mortale alla società elettrica giapponese, se non interverrà (come pare) il governo giapponese per un salvataggio dei conti.

nel frattempo è stata definita l'altezza dell'onda di maremoto che l'11 marzo ha spazzato la centrale atomica in riva al pacifico. l'onda devastante era alta 14 metri.
la centrale – che si trova su un terrapieno in riva al mare alto una decina di metri – era progettata per sopportare un'onda di maremoto dell'altezza di 5,7 metri.

in altre parole l'impianto è stato allagato fino a un'altezza di 4 metri, e l'acqua è entrata ovunque, tranne che nell'edificio reattore che è a tenuta stagna.
i due motori diesel d'emergenza, che subito dopo la scossa di terremoto erano entrati in funzione per alimentare i sistemi e l'impianto di raffreddamento, si trovano a ridosso dei sotterranei di sentina sotto al locale turbìne, qualche metro sotto il terrapieno. sono finiti allagati del tutto. la violenza dell'onda ha anche demolito i serbatoi di gasolio per alimentare i diesel, serbatoi che si trovavano a ridosso della riva del mare.

le radiazioni stanno andando a una graduale normalizzazione, soprattutto nello spiazzo a nord-ovest della centrale, che era quello dove s'era depositata la maggior parte dei radionuclìdi. ciò fa pensare che le emissioni di vapori radiattivi si siano interrotte.

sembra chiarito il fatto che le esplosioni di idrogeno non siano dovute alla formazione di idrogeno all'interno dei vessel, idrogeno liberato quando è stato fatto sfiatare il vapore dai nòccioli per alleggerire la pressione dall'interno dei vessel.
in altre parole, avrebbero funzionato le "marmitte catalitiche" per ricombinare idrogeno e ossigeno dai vapori in uscita dal vessel.

invece l'idrogeno si sarebbe formato all'esterno, nelle piscine di deposito del combustibile usato.

la sospensione del raffreddamento ha mandato in ebollizione gran parte dell'acqua, le barre scoperte, esposte e rimaste a secco si sono surriscaldate, l'uranio è entrato in fusione, e la classica combinazione di temperatura, metallo e vapore ha prodotto l'idrogeno, che è esploso in molte occasioni devastando l'edificio esterno della centrale.

nei giorni scorsi addetti della centrale hanno tentato più volte di entrare nell'edificio turbìne, completamente allagato di acqua radioattiva, per tentare di posare cavi nuovi e impermeabili e riattivare l'allacciamento elettrico.
infatti non si può allacciare l'elettricità in una centrale sventrata e allagata.

la missione finora è fallita.

gli addetti che hanno lavorato immersi nell'acqua avevano riportato un'esposizione a 1.179 millisievert, ma si trattava di una radioattività sì intensa ma caratterizzata da raggi beta, i quali non penetrano nella pelle. però la ustionano.

il reattore 2 continua a essere a temperatura pericolosa, 270 gradi. per fortuna la pressione è ragionevole e non ci sono rischi di esplosione del vessel dovuti a eccesso di pressione.

questi dettagli si apprendono un poco alla volta perché ci sono zone della centrale in cui è impossibile avvicinarsi, zone devastate da detriti e crolli.

  • Daniele |

    Continuo a non capire.
    A quanto pare il nocciolo dei reattori prima araggiunto i 1200 gradi e poi si è raffreddato arrivando a 200 – 300 gradi? Qualcuno crede sia possibile?
    Le esplosioni hanno riguardato i reattori e le piscine. l’idrogeno si è formato dentro il Vassel e solo per fortuna è esploso dentro il cosidetto schermo dicemento e non nel Vassel stesso.
    L’acqua di mare è radioattiva perchè per buttare “NUOVA” acqua devono BUTTAR VIA quella che già c’è. E la buttano in mare.
    Se la falda è radioattiva vuol dire che il nocciolo è fuso e ha bucato il contenitore primario. Ma essendo questo impossibile vuol dire che l’acqua radioattiva è penetrata nel terreno.
    Per l’qaria radioattiva che dire: tre settimane di vapor acqueo radioattivo che esce continuamente qualche problema lo da.
    Infine la considerazione che non haa fatto nessuno: non uno ma ben 4 reattori sono incidentati. E uno va a MOX. E c’èanche 1 piscina incidentata. Che ha del combustibile MOX. iN PIù: non per minuti ma per… ore non c’è stato ricircolo d’acqua!!!!
    Insomma: ci rendiamo conto di che sta succedendo? Altro che dialoghi sui massimi sistemi! Siamo davanti a una catastrofe mondiale.

  • Maria |

    I conti non mi tornano con le piscine che hanno provocato, tu scrivi, le esplosioni di idrogeno.
    Gli americani dicono che non era fisicamente/matematicamente possibile un riscaldamento dell’acqua nelle piscine così rapido da produrre le esplosioni di idrogeno dei primi giorni. A meno che non si fossero crepate per il terremoto, lasciando uscire gran parte dell’acqua.
    Ma, aggiungo io, le piscine sono sopra ai reattori: se si fossero crepate, l’acqua radioattiva si sarebbe accumulata negli edifici fin dall’inizio,e non mi risulta che ci fosse
    (peraltro perchè si siano prodotte quelle esplosioni rimane un mistero anche per me)

  • Gabriele |

    Mha…
    Una semplice occhiata alle informazioni su http://www.jaif.or.jp/ rivela che il reattore più caldo è il numero 1 (vicino ai 400°C) del 2 e del 3 non si conosce la temperatura – fino a ieri era misurata con un metodo poco affidabile.
    C’è confusione tra fusione nucleare e fusione termica. In molti posti il materiale si è ‘squagliato’ per via del calore, nei primi giorni in cui è stato prodotto l’idrogeno che ha causato le esplosioni, ma dal 25 ciò che è più preoccupante è che in uno o più punti sembra vi siano delle reazioni nucleari in corso (fonte IAEA – alta % di Clorina radioattiva e emissioni di neutroni).
    Contemporaneamente, oggi, sono stati rilevati in villaggi a 25 km radiazioni due volte e mezzo quelle della zona di esclusione di Chernobyl (fonte AIEA), lo iodio radioattivo ha raggiunto la falda acquifera mentre i livelli rilevati sono aumentati ancora (fonte TEPCO). I.e. non si stanno affatto normalizzando!

  • jacopo giliberto |

    phitio, da quanto è stato possibile capire finora, sì.
    le esplosioni di idrogeno erano tutte dovute a fusione delle barre nelle piscine. locali non corazzati.
    gli sfiati di vapore dai vessel per alleggerirsne la pressione passavano tutti per i ricombinatori di idrogeno, che hanno evitato gli scoppi.

  • Phitio |

    A proposito, oltre ai costi di smantellamento, nessuno mi dice niente sui TEMPI?
    L’agenzia britannica per il decommissioning dice che ci vogliono centodieci anni per farlo in sicurezza.
    Vogliamo parlarne?

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