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rifiuti. napoli. acerra: i risultati dell’inceneritore a2a. quanta energia, quanta spazzatura bruciata.

la società energetica milanese a2a oggi pomeriggio, nel pieno caos-rifiuti-di-napoli, ha diffuso una nota sui risultati dell'inceneritore di acerra, alle porte della città.

dopo i molti problemi di avviamento, dovuti al fatto che il combustibile usato è composto da rifiuti diversi da quelli previsti a progetto, finalmente nei primi sei mesi dell'anno l'impianto ha trattato 300mila tonnellate di rifiuti, come stabilito dalla autorizzazione integrata ambientale che prevede un quantitativo di rifiuti trattabili di 600mila tonnellate l'anno.

bruciando questa spazzatura, l’impianto ha prodotto e immesso in rete 260 milioni di chilowattora di corrente elettrica.

in altre parole, migliora l'utilizzo dell'inceneritore.
per usare le parole di a2a, "i dati, riferiti alla prima metà del secondo anno di gestione industriale del termovalorizzatore da parte di partenope ambiente, hanno fatto registrare un miglioramento rispetto ai già ottimi risultati raggiunti nel 2010 quando erano state conferite all’impianto 516 mila tonnellate di rifiuti (pari all’86% della capacità produttiva dell’impianto) e immessi in rete 450 gwh di energia elettrica, pari al fabbisogno di 150 mila famiglie".

l'a2a sottolinea che "nei primi sei mesi del 2011 il termovalorizzatore ha funzionato regolarmente, riuscendo a mantenere, come previsto, elevati standard di rendimento anche prevedendo gli interventi di manutenzione", attività che la società di gestione dell'impianto, la partenope ambiente, ha messo in calendario all’inizio dell’anno e che, oltre ad essere assolutamente normali in impianti complessi come un inceneritore, servono a garantire sicurezza ed efficienza.

il tema delle manutenzioni di cui parla l'a2a nel comunicato è un riferimento lontano ai problemi che aveva avuto l'impianto nei primi tempi di utilizzo.
concepito per bruciare la frazione combustibile dei rifiuti (il cosiddetto cdr, combustibile derivato dai rifiuti), frazione che è formata da carta, plastica e altri materiali che s'incendiano bene e sviluppano un calore alto, da quanto avevo campito invece l'inceneritore è stato costretto a bruciare per lungo tempo il cosiddetto "tal quale", cioè la spazzatura mista nella quale la componente "umida" (bucce di patata, lische di pesce…) aggiunge composti acidi e abbassa la temperatura.

un cenno a come funziona l'impianto. nel forno si brucia l'immondizia. il calore delle fiamme scalda l'acqua che passa nei tubi che fasciano le pareti della caldaia. il vapore fa girare la turbina e la dinamo che produce la corrente elettrica.

risultato del cambiamento di combustibile e di temperatura, una delle tre linee di acerra avrebbe avuto problemi importanti di corrosione.
mi raccontarono che i tubi della caldaia si corrodevano, si bucavano, e il vapore in pressione sprizzava dentro al forno, con danni gravissimi.

così l'a2a – fermata la linea di incenerimento – aveva dovuto ordinare parti nuove in sostituzione di quelle corrose e danneggiate: con i tempi lunghi che chiedono gli ordinativi, la realizzazione dei pezzi, la consegna e i montaggi.
insomma, una fermata di mesi.

era scientifico che gli stessi problemi si sarebbero ripetuti sulle altre linee.
così l'a2a aveva ordinato subito anche per le altre linee di acerra le parti nuove, così mi raccontarono, con diversa resistenza alla corrosione.

intanto, si decise di rimontare al contrario i tubi dell'altra linea, non ancora rotta.
i tubi dell'acqua calda sul lato esposto alle fiamme e alla corrosione erano molto ammalorati, mentre il lato non lambito da fumi e fiamme era in condizioni migliori.
così i tubi furono ruotati, esponendo alle fiamme il lato meno rovinato e riparando dalla corrosione diretta la parte più vicina alla rottura.
questo ha dato ad a2a la possibilità di poter continuare a lavorare in attesa che arrivassero le condutture nuove.

un cenno ai risultati ambientali: le emissioni sono ampiamente sotto i limiti, limiti che per il termovalorizzatore di acerra sono stati fissati a valori mediamente più bassi del 50% rispetto alle leggi italiane ed europee.
oltre a tutte le rilevazioni che partenope ambiente effettua quotidianamente, nel corso del 2010 sono state commissionate a due laboratori esterni certificati cinque campagne di monitoraggio delle emissioni e altre due sono state effettuate nei primi mesi del 2011.
i dati di emissione sono inviati all’arpa campania in tempo reale e pubblicati sul sito dell’osservatorio ambientale (www.osservatorioambientaleacerra.it).

  • claudio baraghini |

    Inoltre, in aggiunta al commento di Giliberto, bisogna considerare che le ceneri derivate dalla combustione del rifuto non riciclato occupano un volume enormemente ridotto rispetto al rifiuto tal quale. Cio fa si che i tempi di esaurimento di una discarica si allunghino in maniera alquanto considerevole.

  • Alessandro |

    E’ noto che il riutilizzo dei materiali di qualunque tipo sia conveniente se includiamo nel bilancio economico anche la riduzione dell’impatto ambientale; senza questo aspetto non sempre ciò può risultare conveniente, ed è difficilmente comprensibile al cittadino che non vede ridursi le proprie spese per la gestione dei rifiuti.
    E’ però ideologicamente sbagliato rifiutare a prescindere ogni soluzione del problema solo perché non si vuole qualcosa vicino a casa. Vivo a Lecco dove, a circa 2 km, da oltre 30 anni è in funzione un termovalorizzatore che serve tutti 90 i comuni della provincia per un totale di 300.000 abitanti vendendo energia che va a vantaggio dei comuni stessi (che sono i soci del consorzio) che a loro volta possono ridurre così la tassa sui rifiuti ai cittadini.
    Se venisse introdotto un compenso anche simbolico per i cittadini che conferiscono determinati rifiuti nei centri di raccolta ci sarebbe sicuramente un incremento della differenziazione, recupero e corretto smaltimento.
    Per le aziende la burocrazia e i costi di smaltimento sono addirittura fuori da ogni logica ed i più scaltri trovano comodo lasciare i rifiuti dove capita pur di non pagare niente. Invece di introdurre mega sistemi complessi di gestione dei rifiuti (SISTRI), sarebbe più logico che lo Stato riconoscesse un compenso a chi conferisce i rifiuti e la cosa si risolverebbe da sola. Chi vende materiali ferrosi e non, vetro, plastica derivanti da scarti industriali ne ricava un vantaggio economico che compensa e supera il costo di separazione e di conferimento.
    In questo modo le discariche si riempirebbero più lentamente e si ridurrebbero quelle abusive.

  • Elena Maria Scopelliti |

    Dott. Giliberto,
    la ringrazio della risposta al mio commento !! Rinnovo la mia stima nei suoi confronti !
    Quel che ha scritto sulla nanodiagnostic è correttissimo, è, infatti una impresa privata, ma la Dott.ssa Gatti è anche docente di Biomateriali presso il Corso di laurea in Biotecnologie dell’Università di Modena (http://www.laboratoriobiomateriali.com/ita/staff.php) e tale laboratorio “si è specializzato in biocompatibilità delle nanoparticelle. In particolare è all’avanguardia per studi di nanotossicologia e di nanopatologia. Il laboratorio è stato cooridnatore del progetto europeo Nanopathology – The role of micro and nano particles in biomaterial-induced pathology” (FP5-QLRT-2001-147) dal 2002 al 2005″ http://www.laboratoriobiomateriali.com/ita/attivita.php
    Cordialmente.
    Elena Maria Scopelliti

  • jacopo giliberto |

    non è possibile tecnicamente riciclare tutto.
    esempio 1: il petrolio cala, scendono i prezzi internazionali della plastica “vergine”, il mercato internazionale non compra più plastica “rigenerata”, i magazzini si riempiono.
    esempio 2: plastica (carta) mista. dopo la selezione, resta una parte irriciclabile perché piena di detriti e impurezze.
    esempio 3: l’impianto di rigenerazione è fermo per manutenzione (per fallimento, per avaria, per qualunque motivo).
    un bilanciamento tra riutilizzo energetico e rigenerazione è indispensabile.

  • Alessandro DE MAIDA |

    Caro dott. Giliberto,
    al di là delle macro balle grilline sulle nanopolveri rimane però il problema di fondo : una volta correttamente differenziate e (ove possibile) riusate/riciclate la plastica, la carta, il vetro, i metalli, ecc… e la parte organica che senso *energetico* hanno gli inceneritori ? Non è maggiore il recupero energetico in quest’ ultimo caso, evitando dunque la combustione dei rifiuti ?

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