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morire per il morbo della mucca pazza.

il morbo della vacca pazza (o meglio: la malattia di creutzfeldt-jakob, di cui la malattia della mucca pazza è una variante molto particolare) ha ucciso finora in italia 2.107 persone, con una media di 1,93 casi ogni milione di abitanti.

documento: i casi di creutzfeldt-jakob in italia al 30 settembre scorso

le regioni più colpite dal morbo di creutzfeldt-jakob sono l’umbria (3,08 casi ogni milione di abitanti) e la val d’aosta (2,59).
la regione più salubre è la basilicata (0,9 casi ogni milione di abitanti).

il morbo di creutzfeldt-jakob viene chiamato anche con la sigla inglese cjd o con la sigla italiana mcj.
esso colpisce in media ogni anno 1,5 persone ogni milione di esseri umani. è considerato una malattia rara.
in genere, se ne ammalano persone sopra i 60 anni.
ma non solamente.
la malattia non ha cura, né lascia scampo.

documento: i morti per creutzfeldt-jakob in italia fino al 2014

negli anni ’90 fu individuata una variante, collegata al fenomeno dell’encefalopatia spongiforme bovina che uccideva moltissime le mucche in gran bretagna.
questa variante è il cosiddetto morbo della vacca pazza propriamente detto.
colpisce anche i giovani.
in inghilterra questa malattia di origine bovina ha contagiato e ucciso 177 persone; in tutto il mondo i casi di contagio e di morte sono stati 225.

in italia i casi accertati e documentati di persone uccise dal morbo della mucca pazza (quello propriamente detto, non il più comune morbo creutzfeldt-jakob) sono in tutto due.

ho letto che può incubare decenni, attorno a una ventina d’anni, ma non ne sono sicuro.
se ciò fosse vero (ma non so se sia vero), ciò potrebbe significare che chi è rimasto contagiato dalla carne della mucca pazza sul finire degli anni ’90, quando si diffuse, potrebbe manifestare i terribili sintomi in questi anni, fra il 2015 e il 2020.

concludo riportando quanto mi dice un amico.
egli è una persona della cui nettezza mi fido totalmente.
ma l’amico non è una fonte utilizzabile.
non è valida.
è una fonte alla pari di “m’ha detto mio cugggino”, delle leggende metropolitane sul coccodrillo bianco delle fogne di new york, oppure sull’elvis presley redivivo.

pertanto, ciò che m’ha detto questo amico non ha alcun valore documentale.
tuttavia lo riferisco.
m’ha detto
che un suo conoscente è morto tempo fa del morbo della mucca pazza. ciò è avvenuto in un ospedale di una città fra piemonte e lombardia.
che la morte di costui è stata registrata sotto forma differente rispetto alla cjd mcj o alla variante d’origine bovina.
che nell’ultimo periodo nello stesso ospedale la stessa malattia ha ucciso diverse altre persone, il cui decesso anche in questi casi venne registrato in modo difforme.

questa asserzione, sebbene io sia sicuro della qualità della fonte confidenziale, non è veriricata e va considerata come semplice ipotesi di lavoro che amo condividere.

  • Matteo biasiolo |

    La mica pazza è una malattia scomoda come scomodi sono i malati per i nostri ospedali.
    Mio padre , Giorgio Biasiolo è deceduto di mucca pazza , dopo poco più di un mese dal ricovero nella ospedale alla angelo di Mestre Venezia
    L assistenza e le cure al malato sono state a dir poco vergognose.
    Come vergognoso il fatto che la notizia di una malattia così atroce non sia stata divulgata.

  • Paolo |

    Sei in: Archivio > la Repubblica.it > 2016 > 04 > 19 > Odissea di un malato di “…
    Odissea di un malato di “mucca pazza”
    Paolo Lomonaco
    Napoli
    Un nuovo caso di morbo di Jacob si è accertato a Napoli. Un uomo di 57 anni, Ciro De Chiara, è stato ricoverato il 27 gennaio al Cardarelli. Rapidi e veloci negli accertamenti e purtroppo la diagnosi; morbo di Jacob in formula mutata. Un nuovo caso di “mucca pazza”. Dopo sei giorni di ricovero in reparto di Neurologia alla rianimazione del Cardarelli per una apparente crisi respiratoria. Poi viene trasferito , per mancanza di posti in reparto, alla rianimazione del Policlinico Nuovo. Altri dieci giorni in rianimazione e di seguito nel reparto di Neurologia. E qui in modo evidente si evidenzia il “non far quasi nulla” per il paziente «scomodo» a detta loro, paziente per il quale i familiari «devono solo rassegnarsi al peggio», così dicono i medici, e devono accettare che venga trasferito presso una struttura di lunga degenza per attendere che sopraggiunga la fine. I familiari , uniti nel dolore ma decisi a non arrendersi, decidono di non accettare alcuna delle alternative proposte dai medici del reparto. Unico loro fine liberarsi del paziente. Dopo tante ricerche, finalmente si riesce a contattare l’ Istituto superiore della Sanità a Roma , si parla con il professore Maurizio Pocchiari, che aveva già ricevuto alcune informazioni sommarie del caso dal Cardarelli ma nessuna dal Policlinico. Persona stupenda, disponibile, cordiale, professionale. Si ripete il test sul liquor per la proteina 14.3.3. ma il paziente risulta positivo. In compenso si appura, però, che non è stata alcuna trasmissibilità tramite Dna per cui almeno i familiari dovrebbero essere salvi.Cosa fare a questo punto? Da nessuno dei medici del Policlinico che lo tengono in cura si riceve una indicazione, una speranza, una illusione, la comunicazione con i familiari è a senso unico. Portatevelo. Invece il professore Andrea Tessitore, amico di famiglia e fenomenale Neurologo ci indica una strada, un percorso, che potrebbe almeno far migliorare la qualità della vita che è all’orizzonte. Tentare di farlo ricoverare presso l’ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi nel reparto di Riabilitazione neurologica di Alta specializzazione facente capo alla Fondazione Don Gnocchi – diretto dal dottor Salvatore Brancaccio. Il 9 marzo avviene il trasferimento, al Policlinico rifiutano anche l’ambulanza con il medico rianimatore a bordo per effettuare il transfer. I familiari provvedono di tasca propria e scappando dal Policlinico lo trasferiscono. Inizia un momento di nuova speranza, forse una illusione, ma il paziente dopo le prime cure, le giuste attenzioni, l’impareggiabile servizio che svolgono ogni santo giorno, inizia a presentare piccoli miglioramenti. Perchè non tutti i medici, le strutture operano in ugual modo? Perchè non si parla tanto di questi pazienti, esseri umani in gravi difficoltà?
    19 aprile 2016 sez.

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