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lirica. alla scala il trionfo del tempo. gran musica, poca scena.

in breve. gran musica, grande orchestra, grandi cantanti, modesta e volgare la messinscena teatrale, libretto ridicolo.

di che cosa sto scrivendo
da domani sera fino al 14 febbraio la scala propone *il trionfo del tempo e del disinganno*, oratorio del potentissimo cardinale benedetto panfìli (pamphilj) con musica di georg friederich händel, compositore tedesc-italian-inglese del ‘700.
clicca qui per leggere dal sito della scala le pagine dedicate alla messinscena.
è la solita produzione teatrale che da diversi anni s’aggira per l’europa come un fantasma, realizzata dalla opernhaus di zurigo e dallo staatsoper di berlino (una produzione in collaborazione con rsi radio della svizzera italiana), con la regìa di jürgen flimm e gudrun hartmann, scene di erich wonder, costumi di florence von gerkan, coreografia di catharina lühr.
nell’allestimento della scala, suona l’orchestra della scala in versione barocca – tolte agli archi le corde di alluminio e messe quelle di budello, archetti in versione antica eccetera – diretta dal bravissimo diego fasolis con lucia cirillo (mezzosoprano), martina jankova (soprano), sara mingardo (contralto) e leonardo cortellazzi (tenore). bravi-bravi-bravi.
avevo già ascoltato i grambravi leonardo cortellazzi e sara mingardo nell’incoronazione attribuita a claudio monteverdi ma che a mio parere non è di claudio monteverdi (clicca qui).
fasolis riesce a tenere il tempo incalzante sull’orchestra, come se avesse percussioni che non sono in organico, il basso continuo sempre teso, ed evita l’allungamento dei tempi che è il vizio più comune di strumentisti e cantanti.

l’oratorio
dunque, l’händel ai primissimi del ‘700 appena 21enne lasciò la germania per venire a studiar musica a roma, alla scuola del più famoso violinista e compositore del tempo, arcangelo corelli.
era bravissimo, l’händel, e piaceva moltissimo alla corte di cardinali e principi.
a roma l’opera lirica era vietata perché induce a peccare, ed era vietato alle donne di fare le attrici.
quindi si componevano soprattutto oratori, cioè testi cantati con ouverture, recitativi e arie (come le opere liriche) i quali però erano di argomento edificante e filosofico secondo i dettami della cattolica apostolica romana, e i quali non avevano allestimento scenico.
erano dialoghi in musica.
i cantanti e l’orchestra, stop.

per esempio, è molto bello l’oratorio “la santissima trinità” su musica di alessandro scarlatti che è in pratica un trattetello teologico messo in musica.

il potente beniamino panfìli, cardinale della potente famiglia, compose il testo dell’oratorio *la bellezza ravveduta nel trionfo del tempo e del disinganno*, un modesto e pomposo testo in versi nel quale la bellezza (soprano) viene convinta dal tempo (tenore) e dal disinganno (controtenore o contralto) ad abbandonare il suo amante, cioè il piacere (mezzosoprano).
tre parti maschili e una femminile, che nel 1707 erano tutti cantati da maschi (almeno due dei quali castrati).
e il testo del panfìli fu messo in musica dall’händel.
mi dicono che la prima esecuzione, in un palazzo romano, fosse stata diretta nientemeno che da corelli in persona.
mi dicono anche che l’händel avesse composto una sinfonia d’ouverture in stil francese e che l’arcangelo corelli, genio e virtuoso… non fosse riuscito a suonare.
così l’händel ne compose una nuova sinfonia introduttiva in stil romano, che corelli seppe governare.
una trentina d’anni dopo, diventato famosissimo a londra, l’händel fece di questo oratorio un riallestimento, e nel 1757 ne fece fare una traduzione in inglese (the triumph of time and
truth) con una nuova riedizione.

qualche video
qui diego fasolis, direttore dell’allestimento della scala, commenta l’oratorio di händel
https://www.youtube.com/watch?v=xDfOT9F5tfM

il commento del musicista francesco lattuada
https://www.youtube.com/watch?v=G6F_5DyWsKk

e il commento del contralto sara mingardo, che nell’allestimento della scala canta con grande bravura la parte del disinganno
https://www.youtube.com/watch?v=XQ4dr-mZf7E

il testo
sospetto che il panfìli fosse un trombone, ma di certo era un poeta di capacità modeste. il libretto dell’oratorio è scritto con versi di un’ampollosità rara che gonfia a parole il vuoto di idee.
lo strumento ideale per musicarlo sarebbe, appunto, uno strumento non in organico: il trombone.
leggi un po’ qui:


sguardo, che infermo ai rai del sol si volge, non sostiene il gran lume, incolpa il sole, ed è l’error dei sensi.

puà. doppio puà.
siamo al livello di *del bel ciglio volgi i rai* e altre amenità verserecce dell’epoca.

la musica e l’aria da baule *lascia ch’io pianga*
l’händel ci mise, come s’usava anche negli oratori, tutto il repertorio operistico che gli forniva la sua fantasia musicale.
l’aria delle furie con incedere sincopato in levare.
l’aria della battaglia ritmata da marcia.

folle, dunque tu sola presumi
che non voli più il tempo per te.
vo per mari, per monti, per fiumi,
chiuse rocche fra bellici orrori,
lieti alberghi di rozzi pastori,
solo ardito trascorro col piè.

l’aria dell’amor tradito, larga e lenta.
l’aria della tempesta di mare, con gli archi che imitano il mulinare del vento e delle onde.

è ben folle quel nocchier
che non vuoi cangiar sentier,
e conosce il vento infido.
navicella benché adorna,
torna, torna,
finché hai tempo, torna al lido.

ci mise quartetti e duetti di grande efficacia, come questo (da un’altra produzione):

bellezza: voglio tempo per risolvere
tempo: teco è il tempo
disinganno: ed il consiglio
piacere: ma il consiglio è il suo dolor
tempo: pria ch’io ti converta in polvere segui il ben
disinganno: fuggi il periglio
piacere: tempo avrà per cangiar cor.

e ci mise, l’händel, perfino un’aria da baule, cioè quell’aria che ogni cantante portava con sé insieme agli abiti ripiegati nelle valigie e tirava fuori da cantare come pezzo forte del suo repertorio, inserendola in qualsiasi opera anche se avulsa dal resto della vicenda.
nel *trionfo* ha messo a punto in via definitiva un’aria spettacolare *da baule* che aveva già intuìto e che poi riusò in un’opera lirica di grandissimo successo, il rinaldo.
l’aria si chiama *lascia la spina, cogli la rosa*, è su tempo di follia-sarabanda e divenne famosa in tutt’europa quando l’händel la ficcò nell’opera rinaldo con il testo *lascia ch’io pianga*.
un’aria, il *lascia ch’io pianga*, che era diventata famosa quanto il farfallone amoroso, e ancora oggi viene usata in molti modi.
ecco dal *trionfo* una versione di *lascia la spina, cogli la rosa*.

la versione con il testo poi diventato famosissimo, *lascia ch’io pianga*, dal film farinelli

una versione moderna, suonata dal trombettista jazz paolo fresu:

l’allestimento della scala
l’allestimento svizzero-tedesco che gira da molti anni e che è stato ora ripreso dalla scala dopo una dozzina d’anni è diventato decisamente mediocre. a mio parere.
la scena dell’oratorio è ambientata in un ristorante american bar in allestimento anni ’40 (uno stile che sarebbe stato avveniristico negli anni ’30 e sarebbe stato già vecchio negli anni ’50) che ricorda lo stile della coupole di parigi.
i costumi sono anni ’40-’50, perché una dozzina d’anni fa piaceva così, anzi aveva ancora un sapore di novità. oggi di polve.
per cercare di dare una movimentazione scenica a un testo che è solo dialogo in musica senza alcun avvenimento scenico, i registi hanno piazzato coreografie e figuranti:
– ventate di neve
– camerieri
– una sfilata di moda su passerella
– un mazzo di rose rosse posato di qua e di là
– strattoni a piacere fra i quattro cantanti
– un organo a canne e un violinista in playback
– alcune suore
– un bicchiere che trabocca
– bambini vestiti da chierichetti
– una bambina raccoglie da terra un mazzo di carte
– una bambola sventrata
– tre ciechi con bastone guidati da tre bambine in gonna a scacchi.
cioè, io dico:
con tutto ciò che offrono l’arte teatrale e la creatività,
con le possibilità date dalla contaminazione multimediale,
con la sperimentazione e l’innovazione possibile a chi ha le idee,
oppure con la tradizione sia dell’opera sia dell’oratorio,
insomma tutta la messinscena si riduce a un ristobar anni ’40 in cui s’agitano delle persone fuori scala.
bo.
doppio bo.
il trailer (versione 2012) per avere un’idea di che cosa stai leggendo:

ecco un’aria peraltro assai bella della stessa produzione (versione madrid 2008):
(ricco pino nel cammino getta al mare e gemme ed ori se a lui sono inciampo al piè. i tesori trova allor, ch’egli disperde, ad un legno che si perde, trovar porto è gran mercè)

e per chi volesse ascoltare l’intero oratorio qui la versione integrale (non teatrale della scala ma in forma rigidamente oratoriale di un’altra orchestra) lunga 2 ore e mezzo