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tetraclorodibenzoparadiossina

40 anni fa. luglio. quando esplose la diossina a seveso. articolo in bianco-e-nero.

era sabato 10 luglio 1976, erano le 12,40, e in un reattore dello stabilimento chimico icmesa a meda, a fianco di seveso, alle porte di milano, una reazione incontrollata sviluppò diossina.
erano quegli anni in bianco-e-nero in cui gli operai indossavano il baschetto e andavano al lavoro in bicicletta (i quadri stavano lasciando la lambretta per comprare a rate la fiat 127. gli ingegneri usavano la fiat 124. i padroni andavano sull’alfetta).

la reazione chimica per produrre triclorofenolo, base per diserbanti e medicinali, era stata avviata la sera prima nel reattore, come una pentola-a-pressione dei giganti.
la fabbrica era l’icmesa (industria chimica meridionale, poi durante la seconda guerra mondiale con le distruzioni e la divisione dell’italia in due avevano trasferito l’icmesa a meda, industria chimica meda), della svizzera givaudan la roche.
temperatura, pressione e materie prime da far reagire nella pentola-a-pressione.
ma la mattina del sabato 10 luglio qualcuno aveva chiuso il rubinetto che fa circolare l’acqua di raffreddamento del reattore dove dalla sera prima era stata avviata la sintesi del triclorofenolo.
in quel sabato mattina con il sole inchiodato nel cielo e l’aria vibrante di calore il reattore non era seguito da nessuno, e senza raffreddamento cominciò a scaldarsi troppo.
sugli alberi le cicale strillavano.
nessuno fece caso all’indice del termometro, alla freccina sul quadrante bianco del manometro della pressione.
e invece del diserbante, con quel calore e con quella pressione si formava diossina rovente.
la sovrappressione generata dalla reazione incontrollata fece aprire la valvola di sfiato d’emergenza.
nell’aria di seveso sibilò una nuvola di
2,3,7,8-tetraclorodibenzoparadiossina, la più temuta e velenosa della vasta famiglia delle diossine.
(si guardi lo schema in apertura dell’articolo: vi sono quattro atomi di cloro “cl” disposti nelle posizioni 2 e 3 e nelle posizioni 7 e 8 alle estremità di due esagoni di anelli di benzene tenuti allineati fra loro da due atomi di ossigeno “o”. da ciò il nome 2,3,7,8-tetraclorodibenzoparadiossina che significa “quattro-cloro-2,3,7,8-due-benzo-allineati-due-ossigeno).

icmesa

non morì nessuno.

seveso insegnò a gestire i rischi. l’europa impose le direttive seveso. furono studiati i fenomeni dell’inquinamento. seveso fu una pietra d’angolo nello studio del rapporto tra l’ambiente e le attività dell’uomo.
l’evento di 40 anni fa non bastò. dovette accadere per esempio la tragedia terribile di bhopal in india.

io avevo 15 anni come, quarant’anni dopo, oggi ne ho 55.
in cucina le tende di tela verde scuro abbassate nella luce di luglio conferivano un tono verde al frigorifero bombato bianco e alle pagine del corriere della sera e del gazzettino che scrivevano articoli allarmanti della diossina di seveso.
odore leggero di laguna marcia e sentore del petrolchimico di marghera lontano oltre la laguna.

mi correggo, poco sopra ho scritto: “non morì nessuno”.
quattro anni dopo una persona morì, in modo orribile.
il direttore dello stabilimento icmesa, paolo paoletti, la mattina del 5 febbraio 1980 era uscito da casa in via de leyva a monza.
fu massacrato a colpi di pistola da prima linea, uno dei più feroci e insensati gruppi del terrorismo di allora. (ma esiste un terrorismo meno feroce e meno insensato di altri?).
fu una punizione per l’inquinamento di seveso? un caso di ecoterrorismo in anticipo sui tempi?
oppure fu un modo per mettere a tacere chi sapeva la verità su seveso?

anni fa dedicai a seveso un capitolo del libro “la guerra dell’ambiente”, laterza, (clicca qui per leggere la scheda), ma consiglio anche “la fabbrica dei profumi” del bravissimo daniele biacchessi di radio24 (clicca qui).