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acqua. referendum. raccolta di link. e di video divertenti. ortis: l’acqua è gratis.

una raccolta di video e di link sul referendum sull'acqua.

l'ex presidente dell'autorità dell'energia, il bravo alessandro ortis, in questo brevissimo video dice che l'acqua è gratis: nelle bollette paghiamo *i tubi*, il servizio, ma l'acqua in quanto tale non si paga.
ed è vero.
 

attenzione. uno spunto di considerazione.
il decreto sull'acqua che si vuole eliminare
– contiene anche una norma contro le assunzioni di parenti di politici negli enti pubblici. occhio: votando sì aiutiamo il sindaco ad assumere il cognato, aiutiamo il politico trombato ad assumere la nuora.
– ha effetto anche sui trasporti pubblici. votando sì, non si vota solamente per l'acqua ma anche per gli autobus.
– il blocco tariffario colpisce non solamente i pochissimi privati bensì tutti gli acquedotti pubblici.

per capire meglio la questione, ecco una scheda interessantissima che chiarisce abbastanza la questione.
l'ha scritta antonio massarutto, il docente di economia dei servizi pubblici (università di udine) che ha promosso anche l'appello degli esperti di servizi pubblici locali e di economisti per il "no" al referendum idrico.

massarutto, con questa scheda, cerca di chiarire le idee in primo luogo a sé stesso.
in modo che siano chiare per tutti.

un'analisi attenta tra il "sì" e il "no".

clicca qui per scaricare e lèggere la scheda informativa sui referendum idrici scritta da antonio massarutto (375kb in formato powerpoint pptx)

il dibattito in rete

ecco antonio massarutto dal vivo mentre spiega le sue perplessità referendarie.
 
a titolo di confronto, ecco un altro esperto di aria triveneta che ha una somiglianza forte con l'ottimo massarutto: il dottor freiss (l'attore giuseppe battiston con carla signoris da "tutti pazzi per amore").
 

 

il dibattito in questo blog

nei giorni scorsi ho pubblicato in queste pagine un documento degli acquedotti pubblici, preoccupatissimi perché uno dei due referendum sull'acqua (quello con la scheda gialla) in realtà non è contro la *privatizzazione* bensì dissesta i bilanci di tutti gli acquedotti, pubblici e privati, e soprattutto pubblici.

avevo trovato e pubblicato un documento degli analisti londinesi della fitch, una delle più autorevoli società di rating, che diceva la stessa cosa: il referendum scheda-gialla blocca tutti gli acquedotti e rischia di mandarli al dissesto.

poi ho pubblicato un interessante commento di andrea gilardoni, professore alla bocconi e uno dei massimi esperti italiani di economia degli acquedotti.

e ancora, un commento di adolfo spaziani, direttore della federutility, cioè l'associazione degli acquedotti pubblici e di tutte le aziende di servizi pubblici locali.

ho ascoltato il parere dell'economista alessandro marangoni, tra i più noti nel settore dei servizi pubblici locali, di cui oggi questa nuova analisi.

poi ho pubblicato l'elenco dei circa 150 comuni italiani messi in mora dall'unione europea perché in 13 anni non si sono dotati di depuratori. questi comuni dovranno dotarsi entro due mesi dei depuratori, dice bruxelles; la multa va da 11mila a oltre 700mila euro per ogni giorno di ritardo: chi pagherà queste multe? con le tasse, tutti noi.

ecco l'appello di economisti di servizi pubblici ed esperti del settore idrico, i quali stanno raccogliendo le firme in difesa degli acquedotti pubblici di cui accennavo qui sopra.

ecco l'intervento di alessandro petretto, che insegna economia pubblica all'università di firenze.

e poi lo schema riassuntivo di massarutto di ieri.

infine, qui una notizia sui conti del referendum sull'acqua (a rischio investimenti per 20 miliardi negli acquedotti pubblici) con l'esempio del caso di firenze.

 

 

 

 

un bell'articolo di giacomo vaciago sul sole 24 ore

ecco il sito web del comitato del no. a dispetto dei contenuti interessanti, è un sito web tristemente bancario. algidamente respingente.

e sebbene la signora che parla in questo video sia decisamente graziosa, e sebbene che dica cose molto interessanti, la *qualità* del video dei comitati del no sull'acqua è decisamente poco sexy. è un video che non coinvolge.
impietoso il confronto con il video più sotto, quello di "votare", che è caldo e attraente.

il video del comitato del no
 

ecco qui sotto il video "votare" per il sì ai referendum.
coinvolgentissimo, anche se pieno di maschiacci grassi e pelosi, a differenza del precedente video con la deliziosa signora.

il video "votare"  

 

l'hai già visto sui social network, ma te lo ripropongo:
effetto domino
 

 

anche questo, per il sì ai referendum, gira da qualche tempo. lo spassosissimo guzzanti con le *istruzioni* per il voto.
se non l'hai ancora visto, non pèrdertelo. vederlo è tempo guadagnato.
guzzanti, le istruzioni (bislacche) sul referendum
 

 

torniamo tra i video tristi. questo è lo spot ufficiale dei comitati del sì al referendum sull'acqua. tecnicamente, il video è fatto decisamente bene.
ma – a parte qualche falsità demagogica (per esempio dice che votando sì si colpiscono i privati: non è vero! si colpiscono tutti gli acquedotti, e soprattutto quelli pubblici) – è un video dall'approccio freddo, saccente e scostante. 
il video del comitato per il sì
 

dei referendum (nucleare, acqua, legittimo impedimento berlusconiano), sulla "privatizzazione" dell'acqua ci sono due schede.
uno dei due referendum riguarda i soci privati delle società acquedottistiche e di depurazione, e quindi è effettivamente relativo alla privatizzazione del servizio.

ma l'altro dei due quesiti del referendum, quello con la scheda gialla, riguarda la determinazione della tariffa del servizio dell'acquedotto idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito, e riguarda tutti, proprio tutti, gli acquedotti.
soprattutto quelli pubblici.
la domanda che ci sarà posta è:

volete voi che sia abrogato il comma 1, dell'art. 154 (tariffa del servizio idrico integrato) del decreto legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 "norme in materia ambientale", limitatamente alla seguente parte: "dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito"?

  • Nicola Fusco |

    Concordo pienamente con Gabriele, di cui vorrei solo ampliare un concetto.
    Ci sono cose, come l’acqua ed i medicinali (ma, per certi versi, anche la scuola, i trasporti pubblici, etc.), su cui il pubblico non solo non deve guadagnarci, ma è addirittura giustificato a “perderci”.
    Queste cose sono basilari per ogni essere umano e per l’intera società, e benchè non possano essere fornite gratuitamente (si genererebbero sprechi), neppure possono essere esclusivamente soggette al mero “prezzo di mercato”.
    Conclusione: non possono che essere gestite dal pubblico.

  • Gabriele |

    Boh! Alcune cose strane:
    “votando sì aiutiamo il sindaco ad assumere il cognato, aiutiamo il politico trombato ad assumere la nuora.”
    E’ un’affermazione completamente falsa! Il referendum incide su due punti specifici della legge. Questo punto non è in discussione – in nessun modo!
    “ha effetto anche sui trasporti pubblici. votando sì, non si vota solamente per l’acqua ma anche per gli autobus.”
    Certamente il principio che si vuole far passare per l’acqua deve valere anche per gli altri servizi assimilabili. E ci mancherebbe!
    “il blocco tariffario colpisce non solamente i pochissimi privati bensì tutti gli acquedotti pubblici.”
    Altra affermazione completamente falsa. Non è in discussione nessun blocco tariffario, di nessun tipo. Sono in discussione, giustamente, i principi su cui deve basarsi il calcolo delle tariffe. Certamente questi principi devono valere, innanzitutto, per gli acquedotti pubblici. Il solo fatto che questi operino un regime di monopolio garantito dalla legge impone – almeno! – di controllare come formano le tariffe!
    Chiaramente molti dirigenti e cosiddetti esperti che gravitano nell’orbita dei servizi pubblici sono per il no! La legge attuale gli dà il permesso di spendere quanto vogliono e di rifarsi automaticamente sui cittadini. Automaticamente! Senza nessun filtro decisionale, neppure politico e tantomeno di mercato!
    Questo è esattamente il punto che il referendum corregge. Non è affatto vero che non potranno più fare investimenti, semplicemente dovranno giustificarli, almeno a livello politico e di corte dei conti!

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