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ecocronache da ecomondo. riciclare il brecciolino delle strade e gli pneumatici. greenwashing.

qui ecomondo alla fiera di rimini.
qualche notizia ecologica.

 

si può riciclare il brecciolino, quello che fa cadere le moto

a ecomondo ho trovato un’azienda che fa una cosa meravigliosa.
ricicla il brecciolino, quella ghiaietta che si forma sui bordi delle strade e che è temutissimo da noi motociclisti perché (automobilisti, leggete!) le moto hanno solamente due ruote e temono moltissimo il selciato di pietra, le strisce pedonali e la segnaletica dipinta sull’asfalto, il ghiaietto e il brecciolino.
soprattutto quando piove.
(automobilisti, non imbufalitevi quando siamo costretti ad andare piano. non incollatevi alla nostra targa, non fate i fari, non sorpassateci d’azzardo).

l’azienda si chiama ecocentro tecnologie ambientali, sta a gorle (bergamo), fa parte del gruppo esposito e raccoglie l’immondizia dello spazzamento delle strade.
le spazzatrici motorizzate o gli spazzini con la scopa raccattano cose diversissime: lattine, cartacce, foglie secche, preservativi usati, cicles masticate.
ma soprattutto raccolgono una quantità smisurata di terra, sabbia e sassi.

l’ecocentro divide questo materiale secondo la pezzatura (sabbia, sabbia grossa, ghiaia fine, ghiaietta, ghiaione, ciottoli) e li rivende per l’edilizia.

 

il riciclo delle gomme d’auto

ecopneus ha tracciato un primo bilancio della partenza del sistema di raccolta e recupero degli pfu, siglia òvvida degli pneumatici fuori uso, indicando le sinergie per lo sviluppo di un'economia del riciclo dei pneumatici fuori uso.

un’industria del riciclo, quella che si sta consolidando sulla spinta del d.m 11 aprile 2011 n. 82, che vede già messi in atto procedure volte a garantire l'efficienza del sistema e il coinvolgimento degli addetti.
obiettivo di raccolta per il 2011 nel paese: quasi 100mila tonnellate di gomme usate, pari a il 25% dell'immesso al consumo, quota che dovrà diventare il 100% (380mila tonnellate) entro il 2013.

 l'asserzione di apertura del convegno di alessandro de martino, presidente di ecopneus, "tenere pulita l'italia ha un costo e richiede la collaborazione di tutti", ha rappresentato la chiave del confronto tra gli ospiti che hanno espresso i punti di vista delle diverse anime presenti all'interno del mondo del riciclo delle gomme usate.

giovanni corbetta, direttore generale di ecopneus, ha fotografato la situazione attuale: "sono 38 le organizzazioni che hanno ricevuto l'autorizzazione dal ministero ambiente ad applicare il contributo ambientale per il riciclo dei pfu ma i numeri confermano che ecopneus gestisce la quota maggioritaria di materiale. nei primi due mesi abbiamo ricevuto 12mila richieste di prelievo da oltre 15mila punti di "generazione di pfu".
la raccolta è in linea con il target del 25% del totale che dovrà essere raggiunto entro fine anno. la nostra rete è costituita da 16 imprese regionali di raccolta che si avvalgono di 60 sub fornitori. il materiale raccolto viene consegnato a 30 imprese di frantumazione. la parte finale della filiera è composta da cementifici che attuano recupero energetico e da aziende che reimpiegano la gomma da riciclo in applicazioni industriali".

 i rappresentanti della filiera hanno discusso, moderati da lucia tonini di pneus news, su quanto resta da fare per perfezionare il sistema.

"questa filiera deve crescere e rafforzarsi – dice corrado scapino, presidente fise-unire – la normativa pone degli obiettivi che partono dall'esigenza ambientale e che poi si scontrano con il mercato. oggi ci sono alcune regioni e province che sono più all'avanguardia nella spinta al green procurement e nelle sperimentazioni rispetto agli utilizzi della gomma da riciclo di pfu; a livello nazionale però siamo molto in ritardo e non c'è più nessuna giustificazione. ormai dobbiamo pensare al riutilizzo del materiale riciclato come la questione centrale relativa al recupero dei rifiuti".

dello stesso parere luigi bianchi, presidente commissione per le politiche ambientali confcommercio: "è di 1.500 miliardi di euro il mercato corrispondente all'acquisto di materiali di consumo dall’amministrazione pubblica. appena il 18% delle amministrazioni hanno oggi applicato i principi del green procurement contenuti in diversi provvedimenti normativi nazionali e internazionali. non è più possibile. la filiera e la sua sostenibilità oggi va vista nella sua interezza: lo sviluppo dei mercati a valle è indispensabile e non più procrastinabile. come anche l'allineamento delle imprese del settore ad un livello di qualità e di etica: non c'è più spazio per chi rifiuta regole e controlli."

angelo bonsignori, direttore generale della federazione confindustriale gomma plastica, ha puntualizzato che "andiamo ad incidere su una filiera di decine di migliaia di operatori che hanno le loro difficoltà nel recepimento degli obblighi previsti dal decreto e ne siamo consapevoli. devono essere ancora risolti diversi aspetti operativi, non tutti di dettaglio, che vanno chiariti in questa fase di applicazione del decreto. siamo altresì consapevoli che le difficoltà che ci possono essere adesso saranno compensate in futuro da ricadute positive sul settore"

giorgio russomanno, responsabile settore ambiente e sicurezza confartigianato imprese: "ecopneus è stato l'unico soggetto a porsi nei confronti di strutture come la nostra in un'ottica di percorso virtuoso di dialogo e confronto, per cercare di comprendere e risolvere le problematiche dei nostri operatori. le criticità ci sono, come ad esempio le regole legate alle modalità di ritiro dei pneumatici dai gommisti; e restano ancora aperti molti punti in relazione alle modalità di applicazione del contributo ambientale sui quali abbiamo chiesto chiarimenti al ministero dell'ambiente"

martino landi, presidente federazione autonoma italiana benzinai ha sottolineato l'importanza di questo nuovo sistema e il valore dell'impegno che tutta la filiera sta profondendo in questi mesi. "nonostante le difficoltà che ci sono state alla partenza, il servizio comincia a decollare e siamo sulla buona strada".

silvano falocco, ha illustrato il punto di vista di ecosistemi: "lo strumento per creare i mercati dei materiali risultanti dal riciclo è senz'altro il green public procurement. questo strumento è considerato fondamentale dalle nazioni unite, dell'unione europea e della commissione europea. noi dall'italia abbiamo una visione parziale e perdiamo di vista quanto avviene nel mondo. l'utilizzo delle risorse naturali primari non rinnovabili va limitato, an
che come politica di tutela del ter-ritorio, e sostituito con materiali da riciclo. l'unione europea mette il gpp come strumento di politica economica ed è in discussione il regolamento per far diventare obbligatorio il 50% di acquisti verdi da parte della p.a. una rivoluzione silenziosa che sta toccando e toccherà sempre di più anche l'italia."

alberto avetta, assessore alla viabilità della provincia di torino, ha condiviso i risultati della sperimentazione effettuata nell'ambito dei lavori per la realizzazione della circonvallazione di borgaro-venaria: " il progetto sperimentale che abbiamo realizzato ha portato alla realizzazione di un tratto di strada con asfalto gommato. i risultati che stanno emergendo sono molto buoni e contiamo di proseguire nella collaborazione con ecopneus. per sviluppare questo settore applicativo servono però risorse. e la collaborazione di tutti.

mauro renato longo, direzione acquisti di consip, ha evidenziato come nel 2000 il ministero dell'economia e delle finanze ha avviato un programma per la razionalizzazione degli acquisti nella pubblica amministrazione volto a ottimizzare gli acquisti e a semplificare i processi di approvvigionamento. con ecopneus, consip ha avviato un confronto che andrà avanti nel prossimo periodo.

santino cannavò, responsabile ambiente nazionale di uisp, unione nazionale sport per tutti, ha illustrato il progetto in corso in collaborazione con ecopneus rivolto a 20mila dirigenti e opinion leader del settore sportivo.
i risultati che stanno arrivando dall'indagine in corso evidenziano come lo sviluppo di applicazione di materiali riciclati come la gomma da pneumatici usati nell'impiantistica sportiva (i campi di calcio di gomma o le piste da atletica) può avere un significato fortissimo per il mondo dello sport.

prisca taruffi, figlia del grande piero taruffi, già campionessa italiana e vicecampionessa europea di rally e direttrice tecnica nei corsi di guida sicura e sportiva, ospite del convegno, ha spiegato quanto possano essere fondamentali per chi guida l'effetto drenante e le rese ottimali degli asfalti in caso di frenata e di pioggia, caratteristiche garantite dagli asfalti modificati con il polverino di gomma, che hanno anche il vantaggio di una maggiore durata e una migliore sostenibilità ambientale.

infine il senatore andrea fluttero (pdl) della commissione ambiente del senato, non potendo essere presente ha inviato un messaggio a ecopneus, sottolineando l'importanza del green public procurement nello sviluppo dell'industria del riciclo e rendendosi disponibile a lavorare in questa direzione.

dal convegno è, quindi, emerso che alla luce dei recenti sviluppi in tema di acquisti verdi della pubblica amministrazione, delle esperienze estere e delle sperimentazioni italiane, si sta ragionando sempre più concretamente su azioni da perseguire per una valutazione a tutto tondo del materiale da riciclo pfu, sia per le sue performance tecniche, sia per il valore ambientale, che lo renderebbero preferibile ai materiali vergini in svariate applicazioni nei settori dell'edilizia civile, sportiva e delle strade.

 

la sostenibilità vera delle aziende e il greenwashing delle imprese con la coscienza sporca

sempre di più il concetto di sostenibilità ambientale influenza e orienta le strategie di impresa per la competitività, la progettazione e il posizionamento dei prodotti, la gestione della filiera di fornitura e la costruzione della reputazione aziendale.
saper concepire un'innovazione sostenibile, saperla tradurre in investimenti mirati all'eco-efficienza, all'energy saving, al controllo del ciclo di vita dei prodotti, è la chiave per evitare il rischio “greenwashing”, ottenendo maggiore fiducia da parte dei mercati e un più remunerativo rapporto tra impresa e collettività.

 quale occasione per approfondire il ruolo dell'innovazione e della comunicazione nella valorizzazione della sostenibilità di impresa, csqa certificazioni ha promosso e organizzato, con il patrocinio di ferpi (federazione relazioni pubbliche italia) e di pefc italia, il convegno “nuove frontiere della sostenibilità”.

"il convegno, giunto ormai alla seconda edizione, conferma quanto sia importante e opportuno per le aziende affrontare il paradigma della sostenibilità sia dal punto di vista tecnico-organizzativo che da quello della comunicazione – ha sottolineato michele crivellaro, della divisione ambiente, territorio e responsabilità sociale di csqa e moderatore dell’incontro – la sostenibilità è un caleidoscopio che, come dice il termine stesso, deve consentire di far “vedere il bello” di un’impresa e gli effetti che caratterizzano la sua sfera d’influenza – economica, sociale e ambientale – e il ciclo di vita dei prodotti. è quanto mai necessario che non si ripeta quanto successo con la responsabilità sociale d’impresa, spesso formale e poco sostanziale, o con la compensazione delle emissioni, in molti casi priva di sistemi di garanzia oggettivi e verificabili. la sfida di rendere “normali” i prodotti e i servizi concretamente sostenibili e non far sembrare sostenibili quelli normali può sicuramente essere vinta anche grazie allo strumento della certificazione".

"oggi i consumatori vogliono sapere tutto delle aziende: se e quanto inquinano, se rispettano gli interessi degli stakeholder e tutti gli altri impatti sul mondo esterno. e questo ha ormai cambiato le regole del fare business – ha ribadito giampietro vecchiato, vicepresidente della ferpi – sono ormai numerose le indagini che evidenziano come tematiche ambientali quali l’inquinamento, i cambiamenti climatici e la gestione dei rifiuti siano top of mind anche in un periodo di crisi economica, a conferma di una maggiore consapevolezza dell’importanza del perseguimento di uno sviluppo più sostenibile. dove ci sono opportunità, però, si nascondono anche dei rischi, il più pericoloso dei quali è quello del greenwashing, ovvero il tentativo da parte di un’organizzazione di crearsi un’immagine positiva e virtuosa dal punto di vista ambientale, dando una “pennellata di verde” ai propri prodotti e servizi. in realtà, nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di operazioni poco trasparenti e superficiali perché non basate su strategie, metodologie e pratiche ecologiche, affidabili e certificabili. il greenwashing inganna sia i consumatori che le aziende: i consumatori perché li porta a scegliere prodotti non in grado di garantire ciò che promettono; le aziende perché rischiano di perdere il “green premium price” tanto ricercato. l’effetto di una proliferazione di prodotti e aziende “greenwashed” è creare un mercato “non credibile”, rischiando di compromettere il presupposto fondamentale di qualsiasi relazione, commerciale e non: la fiducia".

per affrontare adeguatamente il rischio greenwashing, un’impresa che sceglie di adottare un comportamento socialmente responsabile deve necessariamente perseguire un approccio multidisciplinare che tenga conto dei molteplici riferimenti legislativi ed etici.
l’evoluzione del mercato verso prodotti e processi a basso impatto ambientale spinge
il sistema impresa ad adottare strumenti innovativi riconosciuti in grado di supportare scelte sostenibili sin dalle prime fasi di progettazione di servizi e prodotti.

"un percorso ancora più urgente quando processi e prodotti minacciano la disponibilità di risorse ambientali per il futuro, come nel caso dell’acqua – ha spiegato alessandro manzardo del centro studi qualità ambiente-dipartimento di processi chimici dell’ingegneria dell’università di padova – i cambiamenti climatici e l’uso dell’acqua per fini agricoli, industriali e civili hanno infatti irrimediabilmente limitato la quantità di acqua dolce disponibile. alcune stime prevedono che entro il 2025 oltre due terzi della popolazione mondiale vivrà in condizioni di scarsità idrica. per rispondere a queste esigenze, l’international organization for standardization (iso) ha avviato un processo di normazione che porterà nei prossimi anni alla pubblicazione della iso 14046: uno standard per il calcolo e la comunicazione dell’impatto che un prodotto ha sulla risorsa idrica in un’ottica di ciclo di vita (waterfootprint)".

mentre il tema dell’innovazione sostenibile rappresenta un argomento attualmente al centro del dibattito pubblico, quello della responsabilità legata al processo innovativo risulta essere, al contrario, un ambito ancora scarsamente esplorato ma su cui si stanno concentrando grandi aspettative, se si considerano le richieste sempre più frequenti avanzate dagli stakeholder in tal senso.

"l’innovazione è un fenomeno complesso la cui comparsa segna usualmente una netta demarcazione con quanto già esiste, trasformando, in alcuni casi radicalmente, la realtà in cui viviamo – ha commentato luca valli del cise-network lavoro etico – l’attenzione degli stakeholder si sta sempre più focalizzando sul valore etico dell’innovazione e dello sviluppo economico, dove il progresso tecnologico viene valutato anche come un servizio a favore dell’uomo, dell’ambiente e della società. lo standard ugo è stato sviluppato da cise proprio per fornire una risposta a tali istanze, offrendo garanzie che le innovazioni sviluppate dall’organizzazione certificata rappresentano il miglior compromesso possibile tra ricerca scientifica, crescita economica e miglioramento della qualità della vita".

il convegno ha rappresentato anche l’occasione per discutere sul post kyoto, alla vigilia della scadenza del periodo di compliance del 2012 e alla luce della grande incertezza sul futuro delle politiche internazionali sui cambiamenti climatici.
"il mondo reale delle declinazioni locali di questo importante e storico protocollo sta vivendo un importante rallentamento – si legge nella nota inviata da giovanni bertucci (igg srl), impossibilitato all’ultimo momento a partecipare al convegno – con esse stiamo assistendo a un rallentamento della diffusione delle tecnologie e degli investimenti. che il protocollo di kyoto non abbia raggiunto obiettivi tangibili in termini ambientali può essere un’affermazione condivisibile, ma è altrettanto vero che esso è stato un potente stimolo allo sviluppo di strumenti nazionali e internazionali di politica ambientale. negli ultimi 10 anni sono nati meccanismi, normative e regolamentazioni volte a stimolare l’utilizzo di tecnologie meno inquinanti dal punto di vista delle emissioni di gas a effetto serra. privare il mondo di una strada post kyoto potrebbe essere un grave rischio per un ambito dell’economia che possiamo chiamare green economy che ha vissuto momenti di sviluppo importanti in controtendenza rispetto al resto dell’economia mondiale".

la seconda parte del convegno ha affrontato in una tavola rotonda la questione “sostenibilità: un obbligo o un’opportunità?”
senza dubbio un’opportunità per enrico bobbio di polieco, consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti dei beni a base di polietilene. "quello del riciclo è un settore che non può non essere affrontato senza un impulso etico, fortemente legato alla legalità e a una visione economica della gestione dei rifiuti, quali materie prime del futuro. il nostro consorzio ha concluso un percorso volto alla registrazione del marchio ambientale volontario denominato rifiuti km 0, finalizzato ad amplificare e favorire la capacità di penetrazione nel mercato dei prodotti riciclati dalla base consortile, attraverso il meccanismo degli acquisti e appalti verdi. questo marchio consentirà agli associati polieco di dotarsi di un regolamento ad hoc e di uno standard prestazionale da presentare nel mercato come un vero e proprio “biglietto da visita” in grado di referenziare bontà e sostenibilità dei prodotti ottenuti lavorando polietilene riciclato e dei cicli produttivi legati ad attività di riciclaggio di beni in polietilene, nonché la prossimità degli stessi rispetto alla captazione dei materiali di partenza. allo studio inoltre meccanismi di premialità per gli impianti di riciclaggio dei beni in polietilene e per i produttori che utilizzeranno polietilene riciclato in italia".
nel corso del dibattito altre realtà imprenditoriali di vari settori hanno testimoniato il loro impegno per migliorare la propria impronta ecologica.
"il colorificio san marco si è sempre posto come priorità la salvaguardia dell’ambiente e il rispetto del luogo di lavoro per gli operatori – ha evidenziato federico corò – è stato infatti uno dei primi colorifici a proporre soluzioni a base di acqua per smalti e impregnanti e già da molti anni in formulazione non vengono impiegati pigmenti o composti a base di piombo, cromo, cadmio o mercurio, pericolosi per l’uomo e l’ambiente, né vengono utilizzati per la riproduzione composti classificati come cancerogeni, mutageni o tossici. abbiamo voluto certificare i risultati ottenuti attraverso la dichiarazione ambientale di prodotto (edp), per rendere pubblica la prestazione ambientale dei nostri prodotti. la procedura per ottenere questa certificazione prevede l’effettuazione di uno studio di lca, life cycle assessment (valutazione del ciclo di vita), che rispetti una serie di requisiti, la convalida da parte di un ente terzo e infine la registrazione. colorificio san marco è la prima azienda in italia a ottenere una pre-certificazione epd per le pitture".

"trentofrutta, sullo stimolo di richieste da parte di alcuni clienti e in linea con la propria politica per la qualità aziendale che contempla aspetti di sostenibilità, ha deciso di intraprendere un progetto finalizzato al calcolo dell’impronta carbonica delle proprie produzioni – ha spiegato giampaolo toccoli nel suo intervento – il progetto è stato portato a termine in 8-9 mesi e ha coinvolto diverse figure aziendali, dagli acquisti alle vendite, dal comparto tecnico-produttivo all’assicurazione qualità. il piano di miglioramento che ne è scaturito oltre che a portare l’azienda a valutare investimenti nel settore energie, ha comportato una maggiore selettività di alcuni servizi".

"labrenta produce da oltre 40 anni chiusure per vino e distillati distribuite in oltre 50 paesi nel mondo. un’azienda che nasce utilizzando materie prime di origine naturale, come il sughero, sa quanto sia importante il rispetto per l’ambiente – ha sottolineato gianni tagliapietra – la sensibilità alle tematiche ambientali ha sempre guidato le scelte strategiche dell’azienda imposte dall’innovazione nel settore dei
materiali. è sempre stato naturale, quindi, progettare e produrre chiusure per mezzo di tecnologie a basso impatto ambientale che permettessero di contenere le emissioni di co2 e gli sprechi di risorse energetiche e materiali. oggi, al fine di proporre ai nostri clienti chiusure funzionali e sempre aggiornate sulle attuali necessità ambientali, stiamo collaborando con istituti di ricerca specializzati nello studio lca, questo ci permette di proporre articoli a co2 compensata in modo professionale e certificato".

 

 

 

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