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il documento del 1909 che fa allagare genova. con foto. (l’acqua e l’amor i copa in silensio).

l’acqua e l’amor li copa in silensio (che si pronuncia l’acqua e l’amor i copa in siensio) significa che uccidono in silenzio.
la gente di terraferma devono avere problemi con l’acqua, come se non la capissero. il mare trasparente d’estate, i tuffi. che bello.
a me l’acqua mi fa paura e la amo in modo discreto e silenzioso.

a me l’acqua mi fa paura forse perché ci sono nato dentro, perché saluto mio padre bagnando la mano nell’acqua salsa in cui ne ho disperso le ceneri, perché i miei nonni e bisnonni e risalendo indietro nelle generazioni navigavano e morivano con l’acqua. forse perché lascio vorticare la mia barca di legno nei mulinelli delle grandi navi quando traversano venezia oppure perché m’impantano con il fondo piatto nella barena della laguna. a volte sulla laguna traspaiono i fantasmi delle persone che vi sono morte; ci sono interi cimiteri sott’acqua. a me l’acqua mi fa paura forse perché al posto del sangue mi scorre acqua salsa. perché l’acqua sono io.

dopo essermi infangato in tutte le piene e in tutte le alluvioni d’italia, dopo aver parlato con passanti senza nome con ingegneri espertissimi con ministri autorevoli con nonnine disperate, dopo avere misurato con i passi la larghezza dei fontanazzi esplosi sotto l’argine del po, dopo avere imbrattato i miei appunti con il fango del torrente bisagno, ora sono stanco e annoiato – non indignato. stanco e annoiato – dal coro di indignati per genova. dal refrain delle autorità che promettono, impegnano, auspicano.

i terragni quando vedono l’alluvione, provano spesso a scappare con l’auto – invece di correre in alto.
ogni anno, scorrendo le notizie d’agenzia, leggo alcuni titoli ripetitivi: ci sono quelli che muoiono per la stufa difettosa che fa monossido di carbonio, quelli che annaspano a morte nei pozzi neri o nei tini del mosto soffocati dall’anidride carbonica, e quelli che vengono trascinati via mentre tentano l’acqua con l’auto.
non imparate mai, terricoli.
l’auto è pericolosissima, con l’onda. lo raccontavo l’altro giorno con questo commento.

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alessandria, il tanaro sale e allaga la golena, 5 novembre 2011

le frasi e le risposte che leggo sui giornali, oppure nei blog e nel web (e questo è un blog), o che ascolto nelle chiacchiere da bar o nei servizi dei tigì ormai suonano nella mia testa vuota come un ritornello sentito cento volte, come vamos-a-la-plaia-turuttuttù o come le stagioni non sono più le stesse.

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genova, via galileo ferraris, 7 novembre 2011

nella memoria tutti questi eventi mi si ripetono con immagini sempre uguali.
il cielo basso, nero, scuro. aria bagnata.
i fiumi in piena sembrano tutti uguali, ma sono diversi.
sono in piedi a fianco dello scrivia, oggi; oppure sul margine della bormida in piemonte; o ancora sull’argine del po.
in genere rimango fermo, e ascolto. e guardo.
le suole carrarmato ben piantate nel fango.
la pioggia addosso giù per il colletto.
la loro acqua è sempre marrone, torbida, vorticosa, e porta con sé pezzi di legno che rotano sul filo della corrente.
sto fermo ascolto e guardo.

</span></figure></a><strong><span style=alessandria. idrometro al quartiere orti 7 nov 11" />
alessandria. idrometro al quartiere orti 7 nov 11

fiumi come il tanaro o il bisagno ruggiscono onde alte, veloci, cattive.
sbattono feroci contro le spallette dei ponti.
poi le protezioni civili dicono: si cerca il disperso. ha’ voglia a cercare. lì chi tocca sparisce inghiottito, gloam, un istante e il fango è già dieci metri più giù gonfiando schiuma e cortecce di legno.

</span></figure></a> <span style=lo scrivia in piena, 10 ottobre 2014" />
lo scrivia in piena, 10 ottobre 2014

il po è diverso.
ha un rumore sordo in bassa frequenza. un rumore che si sente con lo stomaco, non con le orecchie.
sull’argine del po, si capisce il pericolo, perché il fiume è una tavola d’acqua marrone larga un chilometro o due, e mai un chilometro mi è parso più vasto, una tavola che scivola enorme stando altissima sulla campagna.
cioè, dall’argine, è una cosa da pazzi. vedo la tavola d’acqua marrone distesa fra gli argini, e sotto, molto più sotto, molto molto più sotto, vedo la campagna con i pioppi e i campi rudi invernali.
il pelo dell’acqua tenuta dagli argini è molti metri sopra i tetti delle case lassotto nella campagna.
sopra tutti il cielo insensibile grigio uniforme.

a volte nella campagna del polesine, quando il po è in piena, esplode un fontanazzo. la piena, là sopra dietro l’argine, trova una vena di terra permeabile, di ghiaia o sabbia, e penetra sotto la campagna, e poi erutta in mezzo alle stoppie di granturco una fontana alta quanto, oltre l’argine, è alto il po in piena.
la gente corre attorno e con la ruspa e i sacchi di terra cerca di fare un arginello attorno alla fontana alta e rabbiosa.

l’argine del po sembra flessibile sotto la spinta sorda del fiume larghissimo e nero.
sto fermo e ascolto. la pioggia giù per il colletto.
l’argine è cedevole e vibra la forza sorda e cieca di questa massa d’acqua senza fine.

sulla passerella lunga 800 metri della diga di isola serafini, fra cremonese e piacentino, una centrale idroelettrica sul po, questa massa d’acqua tesa e densa, questo budino in movimento, porta con sé lavatrici (sono ermetiche e galleggiano) e tronchi d’albero che a volte picchiano sulle pile di cemento, conc, stanno fermi un istante bloccati sul pilastro, poi inclinando da un lato e con un rigiro si rituffano nella corrente.

dopo ogni piena, sulle spiagge del delta del po si ritrovano le cose portate dal fiume. le lavatrici arenate, scrostate e piene di sabbia. e tutte le altre cose portate dal fiume.

</span></figure></a> <span style=venezia, centro maree: la previsione di marea per il 13 ottobre 2014" />
venezia, centro maree: la previsione di marea per il 13 ottobre 2014

a venezia c’è un centro maree che tutti i giorni dirama il bollettino dei saliscendi dell’acqua. sei ore cala e sei ore cresce. i quotidiani veneziani, insieme con le farmacie di turno e gli appuntamenti dei convegni, pubblicano tutti i giorni l’andamento delle maree. poi ci sono gli sms, le tabelle appese sui pontili dei vaporini, l’account twitter. è normale guardare queste tabelle, per sapere se si può passare in barca a quell’ora in quel canale senza il rischio di toccare con l’elica o con la deriva, se ci sarà dozana a favore o corrente contra; per sapere se bisogna prendere gli stivaloni perché a una cert’ora si troverà l’ingresso di casa allagato da una pozzanghera.
e poi quelle previsioni, con l’allerta rossa, sono guardate dai negozianti per sapere se la sera, prima di abbassare la serranda del negozio, bisogna mettere la barriera davanti alla soglia.
sugli stipiti c’è un profilo in cui fare scorrere la piccola paratoia di alluminio o di scatolato di latta, e i negozianti la infilano e la incassano come una diga che impedirà all’acqua alta di entrare nel negozio.

</span></figure></a> <span style=genova, il negozio upim invaso dall’acqua, 7 novembre 2011" />
genova, il negozio upim invaso dall’acqua, 7 novembre 2011

a genova, non ho visto – mia disattenzione – precauzioni simili. eppure, basta questa piccola spesa (un binario di profilato da mettere allo stipite, e una lastra da calarvi dentro) per evitare un grave danno.

sì, ma come evitare i danni alle auto?
come evitare l’acqua del bisagno che s’ingluvia nelle grate sui marciapiedi e allaga i magazzini? che prima sfiora, e poi mùlina giù per le rampe delle rimesse e dei sottoscala?
non so.
non so.

</span></figure></a> <span style=genova, via brera, 7 novembre 2011" />
genova, via brera, 7 novembre 2011

ho passato troppo tempo nella pioggia e nel fango dell’alluvione del piemonte del 1992. ho scritto troppe volte dei morti a genova.

</span></figure></a><span style=genova auto accatastate 10 ottobre 2014" />
genova auto accatastate 10 ottobre 2014

un negozio di illuminazione dietro a via torino, nel quartiere di genova foce, il magazzino è stato allagato dall’onda di piena che dalla strada s’è fiondata per le griglie sul marciapiede e ha distrutto un capitale di lampade lampadari e materiali elettrici di alta qualità e di design.
per giorni, una pompa elettrica messa in cantina ha pompato fuori sul marciapiede fiotti d’acqua marrone, mentre a fianco delle vetrine sono state accatastate le scatole fradicie dei prodotti nuovi e infangati, invendibili.
ora, ripeti questa scena per ogni vetrina di negozio, per ogni scantinato, per ogni pizzeria con i tavoli e le sedie il cui legno s’imbarca e scoppia per l’acqua, e per ogni strada.

hanno arrestato alcune persone che rubavano dalle auto schiantate dalla piena di genova.
li chiamano sciacalli.
io però vedo anche altri sciacalli, gli sciacalli della notizia, quelli che si gettano sul corpo morto e poco reattivo della tragedia per cercare visibilità.
cito qualche caso, ripetitivo come a ogni dramma collettivo.

quelli che s’infilano nella tragedia per fare una dichiarazione in cui dal comodo divano di casa usano le vittime come una bandiera politica, per dare colpe, per fare polemica contro il loro nemico politico:

ferrero: assenza piano a difesa territorio é colpa governo
m5s: pd mente, con sblocca italia altre genova «decreto prevede una nuova colata di cemento«
patriarca (pd), grillo con il fango non si sporca
vittorio zucconi: per l’alluvione di firenze, migliaia di giovani andarono ad aiutare. per l’alluvione di genova, migliaia di giovani vanno al circo massimo
grillo, vado a new york, dove vive, a prenderlo a calci nel culo

quelli che usano la tragedia per lamentarsi, o per chiedere soldi e sovvenzioni

genova, cna: subito decreto per esenzione tasse
federlberghi genova, già cancellazioni del 20%
coldiretti: -50% olio oliva, danni entroterra

quelli che usano la tragedia per dire ovvietà e cose scontate e avere un lampo di visibilità

maroni: a genova disatro annunciato, non si è fatto il dovuto
benigni, piaga non divina ma umana
italia unica di corrado passera: post di renzi non bastano

quelli che usano la tragedia per dire: ci sono anch’io, guardatemi!

genova, enpam: pronta a indennizzare medici e dentisti
psicologi gratis per gli alluvionati
la ministra della difesa pinotti: sommozzatori marina arrivati zona foce
pinotti, 430 uomini pronti a intervenire
figc, il calcio vuole fare la sua parte
dal veneto arrivano gli ‘angeli del fango’
papa telefona a bagnasco: vicino a genova colpita da alluvione

quelli che non si vergognano

decine di famiglie genovesi sfollate in strada e rom in panciolle in scuole e palestre: è quanto denuncia il capogruppo della lega nord in comune a genova, edoardo rixi
clandestini non bivacchino e spalino fango a genova “invece che starsene tranquilli in hotel pagati da noi”
gasparri: l’alluvione di genova è colpa della sinistra inadeguata

i colpevoli sono sempre gli altri, il governo, il sindaco, il partito del cemento, gli speculatori, il pd, la cricca, i dio denaro e così via.

a volte ho il sospetto che i colpevoli si nascondano anche (anche) tra le vittime.
non tutti i danneggiati, chiaro; ma qualcuno forse sì.
forse quel poverino, l’infermiere in pensione annegato la sera di giovedì, uscito dal bar per andare a vedere la piena del fiume, forse è anch’egli un colpevole inconsapevole.
andare a curiosare la piena di un fiume rabbioso e feroce, così, per passatempo, può essere un’idea pessima.
l’acqua è pericolosa; chi la conosce.

questo scrive a dagospia dicendo che il negozio di sua moglie è stato allagato per la quinta volta (clicca qui).
per-la-quin-ta-vol-ta!
quando ho letto la notizia, ho tentato invano di mettermi le mani tra i capelli – che ho troppo radi.
mi sono detto: per la quinta volta? ma allora, lo fa apposta! cioè, dico; la prima è sfiga; la seconda volta, passi, dice non capiterà più; la terza volta che gli si allaga il negozio uno si attrezza.

sicuramente la poverina che non ha (potuto) proteggersi avrà risparmiato molte palanche nel non mettere la barriera come i negozi di venezia.
le palanche.

a genova un uomo di 72 anni, titolare di un bar di piazza della vittoria, ha minacciato di suicidarsi
dopo che il suo locale è stato completamente distrutto dall’alluvione di giovedì notte. a convincere l’uomo a desistere sono stati altri commercianti. il negoziante aveva già subito 20 mila euro di danni durante l’alluvione del 4 novembre del 2011.
aveva speso le palanche per mettersi la barriera contro l’acqua?
forse sì, e la barriera non è servita.
forse no, e ha risparmiato le palanche.

ho trovato il documento che testimonia l’errore iniziale che fa tracimare il torrente bisagno.
è questo il peccato originale.
è successo nel 1909, un secolo fa.

“sulla portata del torrente bisagno e sulla conduttura urbana dello stesso”, è il libro di 89 pagine che fu donato all’allora sindaco di genova dall’esimio comm. ing. ignazio inglese cui genova ha dedicato una calata, dall’autorevolissimo cav. ing. gaudenzio fantoli docente al politecnico e senatore del regno al quale milano ha dedicato una via dalle parti di taliedo e linate, e l’ing raffaele canepa.
dobbiamo immaginarceli, questi sapientoni dall’aria professorale, con i collettoni duri e il cravattino lavallière, quali dispute accademiche dovettero sostenere per scrivere questo opuscolo.
ho trovato sul sito web del senato un ritratto del professor fantoli quando nel 1928 era onorevole senatore del regno (clicca qui).
i tre stabilirono che i loro detrattori – di certo ingegnerucoli da strapazzo, scienziati da bestialità, corbellieri di professione – sbagliavano quando sostenevano che le piene del bisagno sarebbero potute arrivare a 1.200 metri cubi d’acqua al secondo.
al massimo – scrissero i tre autorevolissimi – non più di 500-600 metri cubi d’acqua al secondo.

</span></figure></a><span style= ho trovato e fotografato il peccato originale: “sulla portata del torrente bisagno”, 1909" />
ho trovato e fotografato il peccato originale: “sulla portata del torrente bisagno”, 1909

così negli anni ’30 – quando l’ultimo tratto del bisagno fu coperto per costruirvi sopra il quartiere foce – si tennero buoni i dati di fantoli, canepa e inglese.
il tratto sotterraneo del fiume, dalla stazione di brignole fino alla foce nel tirreno, cioè quello che oggi è viale brigate partigiane sotto il quale scorre il fiume, fu tarato per una portata massima di 500-600 metri cubi d’acqua al secondo.

ma i tre ingegneri avevano sbagliato.
così ogni volta che il bisagno supera i 500-600 metri cubi d’acqua al secondo, l’acqua in sovrappiù non riesce a infilarsi sotto il ponte dei binari di brignole e trabocca sulla città.

come fare?
il buco sotterraneo non si può allargare perché ai lati ci sono le fondazioni degli edifici.
si può scavare il letto del fiume per farlo più fondo e si può assottigliare il tetto su cui sorgono le case.
negli anni scorsi è stato fatto così dalla foce fino alla questura.
la parte a monte, dalla questura fino alla stazione di brignole, è ancora stretto.

e quando sarà completato il lavoro di allargamento, cioè fra anni, il problema non sarà risolto.
eggià.
con questi espedienti, la portata massima viene portata sugli 850 metri cubi al secondo. ma il fiume in piena arriva a 900, a 1.000 metri cubi al secondo. può arrivare anche a 1.200 metri cubi d’acqua al secondo.

così si eviteranno molte piene. ma quando la piena sarà davvero furiosa, anche dopo i lavori il sovrappiù che non riuscirà a passare sotto viale brigate partigiane continuerà a traboccare nel quartiere.

(tranne l’andamento delle maree a venezia, tutte le foto che vedi in questo post sono state scattate da me con il telefonino. se le vuoi usare, citami e linkami. gli errori, i solecismi, i barbarismi, le anafore, le ripetizioni, gli hapax legomenon, le sineddochi e gli anacoluti contenuti in questo post sono effetto della mia ignoranza)

  • lucio |

    scusi, sentivo stasera a Virus l’intervista ad una negoziante epta alluvionata. E tra me e me pensavo, dai non pensiamo che siano tutti così stolidi da non pensare di mettere la lamiera davanti alla porta… 😉

  • lucio |

    Consiglio a tutti la lettura del Piano di Bacino del Bisignano: http://cartogis.provincia.genova.it/cartogis/pdb/bisagno/bisagno/normativa/bisagno_appendice_2.pdf

    In particolare da pag 8 in avanti

    ancora adesso le stime sulle portate massime sono incerte!

  • Jacopo Giliberto |

    diana, per sostenere le loro ragioni i pregiuati scienziati avevano riempito pagine e pagine di formule che io non ho capito – sono soltanto un giornalista, ve’.

    gentile andrea vochieri, conosco alluvioni cambiò – ci passai una volta in modo frettoloso e ne conservo il ricordo sfumato di una lunga strada, casette basse e villette, una chiesona di mattoni in stile antico. come cento e cento paesi della bassa. c’è da un lato l’argine del po con le golene verso la lomellina, il tanaro di là e, con una pedalata in bici, si arriva alla scrivia che sfocia nel po.

  • diana |

    Grazie per i dettagli, sarei curiosa di capire quali siano le diverse ipotesi che hanno portato a stime di piena discordanti del 50%.

  • Jacopo Giliberto |

    sbagliarono.

    ho letto il librino dei tre ingegneri, e sostennero dispute accademiche accese contro coloro che sostenevano gli 800 mc/s e i 1.200 mc/s.
    dedicarono capitoletti del libro sul perché la piena massima non può essere 800 e non può essere 1.200 (come invece sosteneva l’ingegner cannovale del comune di genova).
    se avessero seguito i calcoli di cannovale, il torrente sarebbe in sicurezza da un secolo.
    il bisagno con la copertura passò da una larghezza tra i 76 e i 90 metri (con tre ponti di cui uno, smontato e rimontato a staglieno, è l’attuale ponte monteverde, con lampioni coppedè) a 48 metri e ad un’altezza di sponda di tre metri e mezzo, rispetto ai cinque precedenti.

    le piene sopra i 500 mc/s sono state ripetute e frequenti già una quindicina di anni dopo la tombatura del bisagno degli anni ’30: , 1948, 1954, 1970, 1992, 2011, 2014.

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