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ricordi i capodogli di vasto? scoperto perché s’erano persi. fame e malattie. la trappola adriatica.

accertata in via definitiva dal bravissimo scienziato sandro mazzariol la causa dello spiaggiamento di sette capodogli avvenuto in settembre sulla spiaggia di vasto, in abruzzo.

in ottobre avevo anticipato già i dettagli e le risposte (clicca qui per leggere l’articolo di ottobre). ora la conferma definitiva.
in sostanza:
i cetacei seguivano la capobranco, smarrita nell’adriatico perché gravemente malata per un calcolo renale. erano affamatissimi allo stremo, perché da migliaia di anni l’adriatico poco profondo è per i capodogli una trappola mortale senza cibo.

sui giornali e sui siti web erano uscite le spiegazioni più farlocche e stravaganti, frutto di bugie inconsapevoli e di paure irrazionali.
mancavano solamente atti d’accusa contro gli alieni, dietrologie sulla lobby dei templari, cospirologie sulle scie chimiche. (ma sono certo che cercando bene nel web si trova qualcosa che mette in relazione le scie chimiche con lo spiaggiamento dei cetacei).
fra le cause dello spiaggiamento dei poveri animali erano stati tirati in ballo gli air-gun per le ricerche scientifiche e petrolifere (su questa voce fasulla ora addirittura il parlamento sta per votare nel dl ecoreati il carcere per chi usa queste apparecchiature, senza però vietarle), i sondaggi oceanografici del cnr, le perforazioni, l’elettrosmog, i sonar militari in bassa frequenza, i giacimenti di gas e quant’altro.

invece, semplicemente, il branco aveva seguito la capobranco: una capodoglia gravida, di 40 anni, tormentata da un grosso calcolo renale.
i capodogli nuotano fino a profondità altissime, oltre i 2mila metri, per catturare i grandi calamari giganti che sono il loro alimento preferito, ma l’adriatico è una pozza di poche decine di metri di profondità, nella quale non ci si può immergere né ci sono i calamaroni di profondità da mangiare.
erano affamatissimi, a digiuno, e disidratati.
i poveri cetacei erano disperati. lo stress – non rumori sottomarini – avrebbe prodotto disfunzioni cerebrali tali da far perdere l’orientamento. e sfiancati, mortalmente affamati, gli animali si sono appoggiati sulla riva, a riposare, a lasciarsi morire.
la gran parte degli spiaggiamenti in adriatico censiti dal 1500 sono avvenuti nel tratto compreso tra pesaro e il gargano: cioè i capodogli entrano nel cul-di-sacco dell’adriatico, vagano senza trovare cibo in profondità (perché non c’è profondità) e dopo pochi giorni si perdono e si appoggiano alla spiaggia.

mazzariol è professore aggregato del corso di anatomia patologica veterinaria dell’università di padova e coordinatore dell’unità di intervento per la necroscopia dei grandi cetacei per il ministero dell’ambiente.
è uno dei più stimati cetaciòlogi del mondo.
“al momento, l’embolia gassosa per esposizione a fonti sonore è stata esclusa”, ha detto mazzariol.
la presenza di bolle di gas che fu trovata nelle carcasse e su cui avevano titolato con allarmistica ignoranza molti giornali (ne riporto alcuni casi nell’articolo dell’ottobre scorso) non sarebbe conseguenza delle ricerche petrolifere con tecnica dell’air-gun. “quando i capodogli sono esposti a questo tipo di fonti sonore generalmente smettono di mangiare per il 19% del loro tempo e tutto ciò può portare a un processo di dimagrimento”.
“una volta entrati in adriatico per loro è la fine. la cosa più probabile è che l’insufficienza renale sofferta dalla guida del gruppo abbia portato portato allo spiaggiamento di massa. la coesione sociale è molto forte in questa specie”.
si può considerare anche un’infestazione dal virus del morbillo, che così spesso uccide i cetacei? “su questo non abbiamo ancora certezze, ma in realtà non sappiamo se nel capodoglio provochi danni, cosa diversa che già si conosce a proposito dei delfini tra i quali crea epidemie. comunque uno dei capodogli presentava questo virus”.

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